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Minerva Web
Bimestrale della Biblioteca 'Giovanni Spadolini'
A cura del Settore orientamento e informazioni bibliografiche
n. 62 (Nuova Serie), aprile 2021

Testimonianze

I bibliotecari del Senato ricordano il presidente Zavoli / Sandro Bulgarelli, Renata Giannella, Giuseppe Filippetta

1. Quando era responsabile della Biblioteca del Senato ha avuto occasione di lavorare insieme al Sen. Zavoli e alla Commissione per la Biblioteca e l'Archivio storico del Senato, da lui più volte presieduta. Cosa ricorda del rapporto instaurato col Sen. Zavoli e con la Commissione, e quale ne è stato l'impulso allo sviluppo e alla visibilità della Biblioteca del Senato?

Sandro Bulgarelli - Premetto che Sergio Zavoli fa parte di quella "aristocrazia colta" che ha espresso nel tempo presidenti o componenti delle Commissioni per la Biblioteca del Senato di importante rilievo intellettuale e culturale. Qualche esempio recente: Gabriele de Rosa, Umberto Carpi, Fulvio Tessitore, Ortensio Zecchino. Con personaggi di questo livello è assai facile trovare un'intesa sul ruolo, funzioni, linee di sviluppo e progetti della Biblioteca.

Inoltre Zavoli aveva una professionalità ben nota e un'innata vocazione alla comunicazione, che lo rendevano adattissimo a condurre una politica di promozione e diffusione della cultura, partendo dai contenuti e dalle caratteristiche della nostra Biblioteca.

Aderì subito al progetto del Polo Bibliotecario parlamentare, che promosse e condusse alla realizzazione, d'intesa con la Biblioteca della Camera dei Deputati. L'inaugurazione avvenne il 12 febbraio 2007, alla presenza dei Presidenti dei due rami del Parlamento, Franco Marini e Fausto Bertinotti.

Da allora le due Biblioteche realizzano il massimo di coordinamento possibile pur mantenendo distinte le due amministrazioni, offrendo un servizio comune all'utenza, specializzando e concordando le acquisizioni, programmando iniziative culturali e professionali.

Durante gli anni in cui fu membro o componente della Commissione per la Biblioteca e l'Archivio storico promosse un'intensa attività di seminari, convegni e presentazione di libri. Rinvio alla collega Renata Giannella, che seguiva quelle iniziative.

Mi piace tuttavia ricordare una serie di seminari che Zavoli promosse nella duplice veste di Presidente della Commissione di vigilanza sui servizi radiotelevisivi e membro della Commissione per la Biblioteca, nel novembre 2009 e gennaio-febbraio 2010. Erano seminari dedicati al fenomeno televisivo, pubblico e privato, in tutti i suoi aspetti, sociali, politici, culturali. Si svolsero tutti in Biblioteca, dove furono presentati gli atti, editi in un elegante cofanetto. E la biblioteca collaborò in vario modo, con un particolare entusiasmo dovuto alla dimensione umana, da intellettuale gentiluomo di Sergio Zavoli.

Renata Giannella - «A me è sempre piaciuto fare domande»: così diceva Zavoli ogni qualvolta gli veniva chiesto perché avesse scelto la strada del giornalismo.

La curiosità è stata la molla di tutta la sua carriera, dai tempi del "Processo alla tappa", che quasi tutti implacabilmente gli ricordavano suscitando un fastidio bonario e sorridente per questo collegamento subliminale fra il suo nome e il programma. Preferiva ricordare i lavori più recenti "Nascita di una dittatura" o "La notte della repubblica", dove aveva esercitato con più profondità il suo talento per il giornalismo d'inchiesta.

La sua presidenza della Commissione per la Biblioteca e l'Archivio storico ebbe un avvio ugualmente dirompente. Varò subito una serie di iniziative culturali attraverso convegni e seminari destinati a lasciare una traccia nel dibattito culturale e capaci di coinvolgere personalità di primo piano.

Merita scorrere i titoli di quei convegni, a cominciare dal primo, tutto dedicato a "Il futuro dei libri" e composto di tre distinti incontri: "Il libro e il mercato editoriale: nuove forme e nuove strategie"; "Il libro, la televisione e i giornali", "Il libro digitale".

A seguire furono organizzati nuovi incontri su "L'uomo e la ricerca della felicità", "Scienza e umanesimo. Un'alleanza?", "La politica e la parola".

Gli atti dei convegni sono stati poi raccolti in volumi per essere messi a disposizione di un più vasto pubblico.

Un evento particolare, che destò grande risonanza, fu "Il Casanova di Fellini, ieri e oggi, 1976-2016" in occasione dei 40 anni dall'uscita nei cinema [v. l'articolo dedicato all'evento da MinervaWeb nel n. 37 del febbraio 2017, ndr]. Il convegno prevedeva anche la proiezione del film e venne accompagnato dall'allestimento di una Mostra ricca di documenti, foto, manifesti, disegni e libri. Com'è noto, il legame di Zavoli con Fellini era antico, profondo e li aveva accompagnati per tutta la vita e anche oltre, dopo la morte dell'amico Federico. Li univa l'amicizia e la stima, ma soprattutto l'amore per Rimini, la città che li aveva visti crescere insieme e a cui tornavano abitualmente.

Altri convegni organizzati dalla Commissione in quel periodo furono orientati su temi legati alla politica o su argomenti più intimi, come quelli tenuti in occasione della giornata mondiale contro il dolore, argomento al quale Zavoli era molto sensibile e a cui aveva dedicato anche un suo libro, Il dolore inutile. La pena in più del malato [Milano, Garzanti, 2002].

Giuseppe Filippetta - Per il Presidente Zavoli la Biblioteca del Senato non poteva limitarsi a esistere come patrimonio librario e apparato di documentazione a disposizione dei parlamentari, ma doveva operare come laboratorio della cittadinanza, doveva essere soprattutto uno dei luoghi di nascita e di crescita del cittadino repubblicano, un posto dove tutti, e in particolare i giovani, potessero leggere, ascoltare, informarsi, discutere, così da poter vivere consapevolmente e far vivere la Repubblica con le loro energie e il loro impegno.

Per questo per lui occorreva andare ben oltre la semplice apertura al pubblico della Biblioteca e la presentazione di questo o quel libro, per quanto di valore. Si trattava di fare della Biblioteca uno spazio dal quale potesse essere illuminata la possibilità, per tutti, di un futuro civico di esercizio responsabile dei diritti e dei doveri e di una consapevole e autonoma partecipazione alla vita democratica del Paese.

Di qui l'idea - una di quelle idee che lui presentava come ovvie, ma che con la loro genialità innovativa e con la loro concretezza visionaria, spazzavano via tutto un passato di tradizioni e di abitudini e davano nuovo senso al lavoro di chi con lui le realizzava - di mettere al centro dell'attività della Biblioteca l'organizzazione di seminari che chiamassero gli intellettuali più autorevoli a confrontarsi in pubblico su temi decisivi per la società e per la democrazia.

Il Presidente Zavoli decise di dedicare il primo seminario della Biblioteca al futuro del libro, tema che per lui era il più decisivo tra i decisivi. All'origine di questa scelta stava qualcosa di molto più profondo della preoccupazione del bibliofilo e di molto diverso dal timore dell'erudito per le novità con le quali ogni giorno la tecnologia trasforma i tempi e i modi di vita delle persone. Per lui la questione essenziale era quella della scomparsa delle parole, dell'impoverimento linguistico delle nuove generazioni, e degli effetti devastanti che questa scomparsa produce sulla vita delle persone e sulla stessa qualità democratica della vita della Repubblica.

Per Sergio Zavoli le parole stavano scomparendo come le lucciole di Pasolini perché la loro scomparsa, provocata dalla volgarizzazione e dalla mercificazione dei desideri e delle vite, è l'annuncio di una fine: la fine del progetto costituzionale repubblicano dell'eguaglianza democratica e dell'effettiva partecipazione di tutti gli uomini e di tutte le donne all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Le parole stanno scomparendo, tantissimi giovani ne conoscono sempre di meno e - come aveva insegnato don Milani - questo significa che essi sono destinati a un futuro di minorità sociale e civica perché il possesso delle parole e la padronanza della lingua sono potenti fattori di diseguaglianza sociale, civile e di potere.

La Biblioteca, per lui, doveva essere a un tempo rifugio delle parole e dei giovani, nel senso non di eremo umanista separato dalla realtà e dai suoi problemi, ma di luogo dal quale guardare con consapevolezza al corso delle cose per non subirlo passivamente e nel quale acquisire la capacità di modificarlo. La Biblioteca doveva custodire le parole per metterle a disposizione dei giovani affinché questi potessero prendere parola nella società, nei partiti, nelle istituzioni e potessero così essere non "plebe sempre all'opra china", ma soggetti capaci di contrastare e invertire i fenomeni di plebeizzazione della classe politica e dirigente. Perché - questa era una convinzione profonda di Sergio Zavoli - «il mondo sarà ciò che noi facciamo oggi» e «un uomo è un uomo per il suo avvenire» [dall'intervento di Sergio Zavoli alla tavola rotonda del 4 ottobre 1996 nel 50° anniversario della morte di Alberto Marvelli, ndr].

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2. Può raccontarci un episodio che metta in luce il modo di Zavoli di intendere la Biblioteca e le sue attività, o di rapportarsi alle sue raccolte?

Sandro Bulgarelli - Più che un episodio, si tratta di un'occasione ricorrente e significativa: l'appuntamento annuale per la discussione del bilancio del Senato, relativamente ai capitoli di spesa della Biblioteca. Il rapporto tra Zavoli Presidente della Commissione per la Biblioteca e chi scrive, direttore pro tempore, acquistava una dimensione non solo di forte intesa sulla necessità di tutela delle esigenze della Biblioteca, ma anche di fraterna collaborazione e quasi cospirazione. Nascevano così gli appassionati discorsi di Zavoli, intesi a garantire le risorse necessarie per lo svolgimento delle sue funzioni, intese, come visto, in un senso assai ampio, e per rispettare gli impegni con l'altro ramo del Parlamento nell'ambito del Polo bibliotecario.

Un esempio su tutti, il dibattito del 6 novembre 2013, anno in cui ricorreva il decimo anniversario dell'apertura al pubblico della Biblioteca del Senato. Zavoli difese la Biblioteca con queste parole:

si trattava e si tratta di tenere in vita, tutelandone la qualità e lo scopo, [...] un patrimonio circondato da una stima non solo nazionale, al cui incremento andrebbero dedicate attenzioni particolari. Ma [...] nondimeno ci sentiamo legati a una questione di fondo primaria, che ci legittima a dire tutti insieme che proprio oggi possiamo cogliere l'occasione per ricordare l'esortazione di Croce «tu sei quel che sai e puoi», a cominciare dal comune diritto alla conoscenza («prima luce della ragione» la chiamava Goethe). Un diritto che la biblioteca garantisce a ciascuno, nella quale ciascuno ricerca non solo se stesso, ma incontra anche l'altro (il diverso da te), senza il quale la tua conoscenza è monca, deprivata, inconclusa. È la questione dell'identità: siamo ciò che sappiamo e possiamo, a partire da quando non siamo più stati soli a decidere della nostra volontà e del nostro destino. Saranno la politica, quindi le istituzioni e i relativi mandati a condizionare la nostra storia personale collettiva. Non lo dico per spremere dalla circostanza un po' di filosofia d'accatto, di giornata, ma per ricordare, cominciando da me stesso, che qui oggi, accanto a problemi complessi, c'è anche quello [...] di una struttura civile per antonomasia che ci fa uguali nel dover percepire e difendere il significato reale di una biblioteca la cui funzione corrisponde ad un aspetto tra i più alti della politica (si cita da p. 72 del "Quaderno delle informazioni parlamentari" n. 25 del novembre 2013, contenente il resoconto del dibattito).

Renata Giannella - L'idea della Biblioteca del Senato che aveva in mente Zavoli superava il luogo in cui ospitare eventi pensati altrove, ma doveva essere essa stessa, proprio in virtù della sua antica storia, delle sue pregiate collezioni e dell'importanza della sua sede istituzionale, laboratorio di idee e di visioni per interpretare il nostro mondo.

Insomma, la biblioteca come luogo dove fare domande e cercare risposte.

Giuseppe Filippetta - Un giorno, mentre lavoravamo all'organizzazione della mostra sul Casanova di Federico Fellini, mi chiese quale fosse il film che io amavo di più e quando risposi L'eternità e un giorno di Theo Angelopoulos mi disse che di quel film aveva parlato a lungo proprio con Angelopoulos a casa di Tonino Guerra, sceneggiatore del film insieme a Petros Markaris, e che era rimasto colpito in particolare dalla scena in cui il regista fa comparire su un autobus, nell'Atene di oggi, il poeta greco Dionysios Solomós, morto nel 1857. Quella conversazione mi torna sempre in mente quando penso a Sergio Zavoli, alla svolta radicale da lui impressa con i seminari all'attività della Biblioteca e alla sua preoccupazione per il futuro delle parole e per la sorte della democrazia e della libertà, perché Solomós nel film sale in autobus per comprare dalla gente parole con cui comporre il suo Inno alla libertà e perché per Zavoli, poeta di grande sensibilità, senza poesia non c'è né verità né salvezza poiché è la poesia a dare nome e dimora a ogni cosa.

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