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Minerva Web
Bimestrale della Biblioteca 'Giovanni Spadolini'
A cura del Settore orientamento e informazioni bibliografiche
n. 61 (Nuova Serie), febbraio 2021

Percorsi di storia economica

Per una geografia storico-economica. La Russia (Parte prima: il Medioevo)

Abstract

Nel Medioevo la Russia si presentava come un territorio dotato di enormi risorse naturali, rese però poco sfruttabili dalla scarsità della popolazione. Per questa ragione, accanto all'agricoltura mantennero sempre grande rilevanza le attività di caccia e raccolta praticate nelle aree non coltivate (in particolare nelle foreste del Nord); e per lo stesso motivo il suo sviluppo economico dipese soprattutto dalla sua capacità d'inserirsi nel commercio internazionale, esportando principalmente proprio i prodotti di tali attività. Il progresso di questo territorio fu però ostacolato dalla prolungata assenza d'un saldo potere statuale, che lo espose a conflitti interni e ad attacchi esterni da cui derivarono conseguenze negative anche per la sua economia.

1. Il Principato di Kiev

2. Il periodo della dominazione mongola

3. I rapporti sociali nelle campagne

4. Riferimenti e approfondimenti bibliografici

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1. Il Principato di Kiev

· L'espansione commerciale

La prima formazione statuale russa si sviluppò a partire dalla fine del IX secolo, quando cioè i sovrani della città di Kiev cominciarono a sottomettere le tribù slave che abitavano le regioni circostanti. Spiega Riasanovsky (2003) che questa espansione territoriale, protrattasi sino a poco dopo il 1000, pose le premesse per l'ascesa economica di tale stato, in quanto gli assicurò il controllo d'importanti vie commerciali fluviali e marittime. Infatti l'espansione a Sud e a Est fece rientrare entro i suoi confini l'intero corso del Dnepr e del Volga (tramite i quali, inoltre, risultavano facilmente raggiungibili il Mar Nero e il Caspio), quella a Ovest gli consentì di accedere alla pianura danubiana e quella a Nord lo proiettò verso il Baltico. Da ciò derivò un'importante espansione dei traffici con gli stati e i popoli confinanti, in particolare con l'Impero bizantino.

L'importanza che tali traffici vennero ad assumere è testimoniata dallo stabilirsi di mercanti stranieri (sia europei che asiatici) all'interno del principato, come pure dal fatto che i commerci erano in parte gestiti direttamente dal governo. Difatti il principe e i nobili di corte organizzavano carovane che nei mesi estivi portavano all'estero, per rivenderli, i tributi dovuti dai territori assoggettati, che avevano raccolto nei mesi precedenti. I principali prodotti oggetto di esportazione erano le pellicce di animali selvatici, il miele e la cera, nonché - nella fase di espansione del principato - gli schiavi (ch'erano poi dei soldati nemici fatti prigionieri in battaglia). Aveva un certo rilievo anche la vendita di prodotti dell'agricoltura e dell'allevamento, quali il lino, la canapa, il luppolo e le pelli. Ad essere importati erano vari beni di lusso: vini, sete, oggetti artistici e attrezzature navali dall'area bizantina; spezie, pietre preziose, tessuti vari, armi e cavalli dall'Oriente; vetrerie, metalli e ancora tessuti e cavalli dall'Europa.

Anche i traffici interni si svilupparono, favoriti non soltanto dal generale progresso economico, ma anche dalla diversità delle condizioni ambientali del paese. La sua parte settentrionale aveva difatti un clima molto rigido ed era occupata da ampie foreste, mentre quella meridionale aveva un clima più mite e vedeva la prevalenza della steppa: di conseguenza le due regioni avevano una produzione agricola assai differenziata.

Lo sviluppo del commercio rese necessario il conio d'una valuta nazionale, in principio assente (al Nord si usavano come mezzi di pagamento le pellicce, al Sud il bestiame); e per effetto di esso si giunse ad avere all'interno del principato un'ampia circolazione monetaria.

· L'agricoltura e le altre attività produttive

Lo stesso Riasanovsky (2003), come pure Portal (1972) e Smith (1976), per questo periodo tracciano un quadro dell'agricoltura - e più in generale del settore primario - coerente con questa descrizione delle attività commerciali. Anch'esso infatti, a loro parere, andò sviluppandosi, garantendo così ai mercanti i beni necessari ad alimentare i loro traffici (quali generi alimentari, pelli e fibre tessili). A consentire lo sviluppo dell'agricoltura fu la messa a coltura di nuove terre a est, promossa - a mano a mano che il principato estendeva i propri domini - dai grandi possidenti: i principi, i boiardi (ossia la nobiltà maggiore) e i monasteri.

Come spiegato, il Nord e il Sud del paese avevano differenti vocazioni produttive: ad esempio, fra i cereali al Nord prevaleva la segale (seguita dall'avena e dall'orzo), mentre al Sud dominava la coltura del frumento (con ampia presenza anche del farro). Comuni a entrambe le regioni erano invece il lino e la canapa. Inoltre al Nord la presenza di ampie aree forestali conferiva grande rilevanza ai prodotti delle attività di raccolta (legno, miele e cera) e di caccia (selvaggina), mentre al Sud la maggiore disponibilità di suoli liberi favoriva la pratica dell'allevamento. Quest'ultimo si connotava per l'importanza attribuita al cavallo, che veniva usato non soltanto in guerra e per il trasporto, ma anche per trainare l'aratro e per l'alimentazione. Altri animali da macello erano (in ordine di diffusione) i bovini, i maiali e le pecore. Diffusa ovunque era la pesca.

Anche le modalità di coltivazione divergevano. Al Sud si praticava un'agricoltura estensiva: quando la fertilità di un campo si esauriva lo si abbandonava e si cominciava a sfruttarne un altro. Nelle regioni forestali del Nord, invece, poiché la messa a coltura di nuovi suoli comportava un duro lavoro di abbattimento di alberi, sussisteva un forte incentivo a incrementare le rese agricole tramite un più razionale utilizzo dei terreni. Nel periodo sinora considerato si praticava usualmente una rotazione biennale (lasciando quindi a maggese ogni anno una diversa metà del suolo); ma è probabile che nella regione di Novgorod - segnata da una densità demografica più elevata che altrove, dalla povertà dei suoli e dal clima rigido - già nell'XI secolo si fosse affermata la pratica di dividere i campi in tre sezioni, con l'ulteriore accortezza di seminare le due parti sottoposte a sfruttamento in stagioni diverse. Nel complesso, comunque, l'agricoltura era segnata ovunque dal modesto livello delle tecniche e delle attrezzature in uso; le eccedenze destinabili alla commercializzazione, al di là della crescita che se ne ebbe in termini assoluti (scaturita soprattutto dell'ampliamento della superficie coltivata), continuarono a costituire una quota modesta della produzione complessiva, la quale rimase dunque orientata prevalentemente all'autoconsumo contadino; e persino il soddisfacimento di quest'ultimo (e dunque il generale equilibrio tra popolazione e risorse) si mantenne precario.

Presso molte comunità risultava inoltre limitata la disponibilità di bestiame, a dimostrazione del fatto che anche lo sviluppo dell'allevamento fu segnato da pesanti limiti. Per sopperire alla scarsità di concime animale si usava bruciare la vegetazione (a Nord gli alberi ch'erano stati tagliati per espandere le superfici coltivabili, a Sud l'erba della steppa), spargendo poi la cenere sui campi.

Le attività artigianali risentivano della disponibilità di materie prime: così al Nord era diffusa la lavorazione del legno (inclusa la realizzazione d'imbarcazioni, stimolata dallo sviluppo dei commerci), come pure la realizzazione di pellicce (frutto della caccia agli animali della foresta). Altre attività diffuse erano quella tessile, la concia delle pelli, la ceramica e la metallurgia. In ambito minerario avevano importanza l'estrazione del ferro e quella del sale.

· Dall'espansione al declino

La fioritura economica del Principato di Kiev fu tuttavia limitata nel tempo. Nell'XI secolo si definì una nuova gerarchia delle rotte commerciali, in larga misura su impulso dei mercanti italiani operanti nel Mediterraneo, i quali divennero i principali gestori degli scambi fra Europa occidentale e centrale da un lato e Bisanzio e Asia minore dall'altro. Questo mutamento fece diventare lo stato russo un'area periferica rispetto ai più intensi flussi di traffici. Le sue relazioni di scambio con le regioni vicine, inoltre, probabilmente risentirono anche delle crociate e del declino del califfato di Baghdad. A questi fattori ne va poi aggiunto un altro di fondamentale importanza: le crescenti difficoltà politiche e militari del principato, che fu scosso da ripetute guerre civili per la successione al trono e dagli attacchi sferrati da Sud-Est dai popoli nomadi delle steppe asiatiche (attacchi che resero sempre più difficile garantire la sicurezza delle vie commerciali che portavano al Mar Nero). Proprio la pressione dei popoli asiatici portò infine al crollo del principato: nel XIII secolo i mongoli ne invasero il territorio, giungendo nel 1240 a distruggere la città di Kiev.

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2. Il periodo della dominazione mongola

· Le conseguenze dell'invasione

Come spiega Riasanovsky (2003), l'invasione sfociò nella formazione, nel Sud della Russia, dello stato mongolo noto come "Orda d'oro" (il quale dapprima fu parte d'un più vasto impero, ma poi costituì un'entità indipendente). Sulle ceneri della restante parte del Principato di Kiev nacquero dei piccoli stati sottomessi ai mongoli, i cui principi spesso dividevano per testamento fra i propri figli il territorio governato, aggravando ulteriormente la frammentazione politica della regione. La debolezza dei nuovi piccoli stati consentì inoltre alla Lituania e alla Polonia d'impadronirsi della parte occidentale del paese.

In questo periodo si ebbe la scomparsa di gran parte delle attività economiche e in particolare dei commerci, per effetto dei vuoti demografici prodotti dalla guerra (i mongoli sterminarono o ridussero in schiavitù intere comunità cittadine) e della gravosità dei tributi imposti dai nuovi dominatori. La disgregazione politica del territorio russo, inoltre, fece sì che i commerci ancora in essere si svolgessero quasi soltanto in ambito locale: solo le esportazioni di pellicce e di cera mantennero una certa rilevanza, unitamente alle importazioni di vini, tessuti e beni di lusso.

Nel descrivere lo stato delle attività produttive, Riasanovsky (2003) e Portal (1972) parlano d'un'agricoltura ancora più nettamente condizionata dal proprio carattere primitivo e rivolta all'autoconsumo (autoconsumo fondato, per di più, su un numero limitato di colture, in prevalenza cerealicole). D'altronde il suo livello complessivo di produttività era ora condizionato dal fatto che le terre migliori - quelle meridionali - erano state occupate dai mongoli: ai russi era rimasta la parte del proprio territorio maggiormente occupata da foreste e segnata dal clima più rigido. Inoltre lo sviluppo estensivo dell'agricoltura tramite la colonizzazione delle regioni orientali, ch'era iniziato nel periodo precedente, dopo l'invasione s'interruppe, a causa delle perdite demografiche e della presenza a est dello stato mongolo.

Accanto all'agricoltura mantennero la loro importanza la caccia e la pesca, come pure continuarono ad essere praticati l'allevamento, la lavorazione del legno, la concia delle pelli, la tessitura e la metallurgia. Le attività manifatturiere, tuttavia, in questa fase appaiono rivolte soprattutto a soddisfare i bisogni del popolo: evidente è infatti il declino delle produzioni artistiche e di lusso. In generale è osservabile in tale ambito un regresso tecnico, cui contribuì la politica dell'Orda d'oro, che attirò o costrinse a stabilirsi alla corte del khan i migliori artigiani russi.

· Il Principato di Novgorod

Un'eccezione al quadro appena descritto fu costituita dalla costituzione, nel Nord della Russia, d'uno stato di grandi dimensioni e capace di mantenere fiorente la propria economia: il Principato di Novgorod. Come spiegano sempre Riasanovsky (2003) e Portal (1972), Novgorod aveva già beneficiato in precedenza d'un'apprezzabile crescita economica, fondata sull'esportazione di quei beni (pellicce, miele e cera) che ricavava dalle foreste settentrionali. Risparmiata dalle distruzioni della guerra in virtù della propria collocazione geografica (pur dovendo sottomettersi ai mongoli, non fu comunque da questi raggiunta e devastata come Kiev), nel nuovo contesto politico continuò a progredire, sviluppando le manifatture del cuoio, del lino e della canapa, l'estrazione di metalli, la pesca delle aringhe e la produzione di vino e birra. La sua posizione geografica - nel Nord-Ovest della Russia - le consentì di svolgere un ruolo di collegamento fra quell'area e il Baltico (col quale arrivò ad avere degli scambi di notevole entità), la Germania, l'Inghilterra e le Fiandre. I commerci si fondavano sull'esportazione delle produzioni prima citate, nonché sull'importazione di sale, metalli preziosi e tessuti.

L'ascesa commerciale di Novgorod, tuttavia, s'interruppe precocemente, in quanto già nella seconda metà del Duecento essa cominciò a risentire della costituzione della Lega anseatica fra le città dell'Europa settentrionale (di cui abbiamo scritto nel primo degli articoli dedicati alla Germania) e del progresso delle navi mercantili di queste ultime. Comunque ancora per tutto il Trecento la sua economia rimase assai fiorente, se paragonata a quella del resto della Russia.

· L'ascesa di Mosca

I due autori sopra citati trattano anche dell'ascesa di Mosca. Questa avvenne più tardi (nel XIV secolo), ma si rivelò di fondamentale importanza per i destini dell'intera Russia. Nel Tre-Quattrocento la città accrebbe sempre di più i propri possedimenti, espandendosi a Nord e a Nord-Est, e nel contempo ingaggiò a Sud ripetuti scontri militari con i mongoli, con alterne fortune, ma riuscendo infine a liberarsi della sottomissione all'Orda d'oro.

L'ascesa militare di Mosca fu accompagnata da quella economica (che verosimilmente contribuì alla prima, in quanto pose a disposizione dei suoi principi importanti risorse finanziarie). Difatti i mercanti locali poterono sfruttare la felice posizione geografica della città, che sorgeva all'incrocio di tre importanti vie di comunicazione che attraversano il paese ed era vicina alle sorgenti di quattro grandi fiumi, mentre lo sviluppo dell'agricoltura fu reso possibile dall'immigrazione di contadini originari delle regioni meridionali, che rese possibile estendere le superfici coltivate. Questo flusso migratorio era sorto spontaneamente già nel secolo XIII, quando l'invasione mongola aveva spinto molti russi a fuggire verso Nord, ma successivamente fu alimentato dagli stessi principi moscoviti, i quali riscattarono molti uomini fatti prigionieri dai mongoli e attrassero contadini offrendo loro condizioni di lavoro favorevoli.

La crescita demografica favorì anche un'espansione delle attività manifatturiere, le quali però in molti casi (come per le stoffe, gli utensili e il vasellame) permasero funzionali al mero soddisfacimento delle necessità domestiche dei loro conduttori. Comunque si ebbe uno sviluppo dell'attività mineraria (si estraevano ferro e sale), nonché della lavorazione del legno, del ferro (in particolare per la realizzazione di armi e armature) e dei metalli preziosi. In tali ambiti non mancarono dei progressi delle tecniche di lavorazione, favoriti dai contatti degli artigiani locali con quelli bizantini e italiani, che derivarono dall'intensificarsi dei rapporti commerciali con le regioni di appartenenza di questi ultimi.

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3. I rapporti sociali nelle campagne

Rifacendoci, oltre che ancora a Riasanovsky (2003) e Portal (1972), nuovamente a Smith (1976), possiamo tratteggiare un sintetico quadro dell'evoluzione dei rapporti sociali e proprietari nella campagna russa, nel periodo compreso fra il X e il XV secolo (ch'è quello ora in esame).

Il X secolo vide la formazione delle prime grandi possidenze terriere, interpretabile come conseguenza dell'affermazione del potere politico dei principi. In quello successivo si ebbe la nascita della grande proprietà nobiliare e monastica, derivante dal consolidamento del sistema politico e dalla diffusione del cristianesimo. Il collasso del potere centrale fece poi sì che i nobili cominciassero a considerare le terre assegnate loro dai principi alla stregua di proprietà personali, assumessero poteri di comando sulla popolazione rurale ed estendessero la propria autorità anche su molte comunità cittadine (sebbene in questa fase si sia avuto anche il caso di città che acquisivano il controllo delle circostanti zone rurali).

In origine, a quanto sembra, i contadini erano in massima parte uomini liberi. In seguito si diffuse la servitù della gleba; ciò tuttavia non risultò una conseguenza diretta dell'espansione delle proprietà e dei poteri dei nobili, derivando invece dalla condizione di dipendenza economica in cui molti contadini - impoveritisi e spesso anche indebitatisi - vennero a trovarsi nei confronti degli aristocratici. Tale diffuso impoverimento, peraltro, ebbe all'origine in parte le devastazioni di territori che scaturirono dalle guerre intestine tra nobili e dalle aggressioni dei popoli nomadi, ma in parte anche i crescenti oneri cui i coltivatori vennero sottoposti dai titolari dei suoli (sicché l'affermazione della proprietà nobiliare è comunque da considerare una causa, sia pure parziale e indiretta, del loro asservimento). Gran parte della popolazione contadina rimase comunque libera.

Successivamente, l'affermazione dei principi moscoviti portò a un ridimensionamento dei poteri dell'aristocrazia. Questa si vide anche gravata da crescenti obblighi nei confronti della corona, che comunque non ebbe difficoltà a soddisfare, grazie alle assegnazioni di nuove terre di cui godette a mano a mano che il principato andò espandendosi. Da questa alterazione dei rapporti di forza, tuttavia, i contadini non ricavarono un miglioramento della propria condizione, giacché essi furono a loro volta sottoposti a nuovi gravami: dal loro punto di vista, pertanto, l'indebolimento del potere dei nobili fu più che compensato dal rafforzamento della presa del governo centrale sulla società.

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4. Riferimenti e approfondimenti bibliografici

Per una geografia storico-economica. La Russia (prima parte). Percorso bibliografico nelle collezioni della Biblioteca. Si suggerisce inoltre la ricerca nel Catalogo del Polo bibliotecario parlamentare e nelle banche dati consultabili dalle postazioni pubbliche della Biblioteca.

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