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Minerva Web
Bimestrale della Biblioteca 'Giovanni Spadolini'
A cura del Settore orientamento e informazioni bibliografiche
n. 50 (Nuova Serie), aprile 2019

Ricordo di Giovanni Sartori

Abstract

«Sono un animale curioso». Così Giovanni Sartori si era definito al momento di donare la propria biblioteca personale alla Biblioteca del Senato, circa un anno fa, perché servisse «ad "uomini vedenti" che sanno leggere». Ed è così che vogliamo ricordare il grande politologo che si è spento il 1° aprile scorso, alle soglie dei 93 anni: ripercorrendo la sua biografia di studioso.

1. La biografia e gli studi

2. I libri di Sartori

3. Sartori e i libri

4. Riferimenti e approfondimenti bibliografici

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1. La biografia e gli studi

Il percorso di Giovanni Sartori è iniziato a Firenze (città che gli aveva dato i natali il 13 maggio 1924) con la laurea in Scienze politiche e sociali, conseguita nel 1946. "Scienze", al plurale; ma fu proprio lui a intraprendere la «battaglia per introdurre la scienza politica nel curriculum delle facoltà che si autodefinivano (non del tutto a ragione) di "scienze politiche"», battaglia condotta per «una ragione logica: come si possono avere scienze politiche al plurale senza una scienza politica al singolare che spieghi di cosa si occupano le altre?» (Caso, fortuna e ostinazione, p. 3). Alla stessa missione ha dedicato la testata periodica da lui fondata, «Rivista Italiana di Scienza politica», attiva dal 1971 e da lui stesso diretta fino al 2003, prima di cederne le redini alla Società italiana di scienza politica (SISP) di cui era stato primo presidente, dal 1973 al 1975.

Sartori stesso attribuiva al caso, che riteneva giocasse un ruolo importante nella sua vita, l'accesso alla carriera accademica, prima con le libere docenze in Storia della filosofia moderna e in Dottrina dello Stato, poi - sempre presso l'università di Firenze - come primo professore ordinario, in Italia, di Scienza politica (stavolta, appunto, al singolare), passando attraverso un concorso per l'insegnamento della Sociologia. A metà degli anni Settanta si trasferì negli Stati Uniti, paese che tanta parte avrà nelle sue riflessioni sulla democrazia, per insegnare a Stanford e poi alla Columbia University come Albert Schweitzer Professor in the Humanities (ma anche a Harvard e Yale), rimanendovi attivo fino al 1994.

Accademico dei Lincei, nove lauree honoris causa ricevute (tra il 1992 e il 2007) dalle Università di Genova, Georgetown, Guadalajara, Buenos Aires, Madrid (Università Complutense), Bucarest, Atene, Urbino, Città del Messico, decine di onorificenze dalle più alte istituzioni - dalla Medaglia d'oro del Presidente della Repubblica del 1971 al Prince of Asturias Prize in the Social Sciences conferitogli nel 2005 - testimoniano, insieme alle sue pubblicazioni tradotte in molte lingue, la portata internazionale dello studioso. Proprio in Italia, forse, il suo lascito non è stato abbastanza valorizzato presso il grande pubblico. Certo la voce di Sartori è arrivata anche nella pubblica opinione attraverso i suoi numerosi editoriali sul Corriere della Sera e i suoi interventi, più rari ma sempre graffianti, nel dibattito pubblico anche televisivo; è però rimasta meno esposta a quella notorietà mediatica che, del resto, egli stesso stigmatizzava nei suoi scritti contro il primato dell'immagine sulla parola e dell'informazione sulla conoscenza (Homo videns. Televisione e post-pensiero, Laterza, 1997).

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2. I libri di Sartori

Cerchiamo qui di tracciare un sommario percorso tra i principali titoli entro una bibliografia fitta di una quarantina di monografie e circa 60 articoli in riviste e volumi collettanei (senza contare riedizioni, contributi sui quotidiani, voci enciclopediche anche per la Treccani), per la quale rinviamo al paragrafo conclusivo.

Dopo gli esordi di taglio prettamente filosofico (i saggi degli anni Cinquanta su Kant, Hegel, Marx, Croce, questi ultimi ripresi nei due volumi di Studi crociani editi dal Mulino nel 1997), il primo libro di Giovanni Sartori ad essere tradotto e pubblicato in tutto il mondo, dall'India al Portogallo, dalla Francia al Messico, è stato il suo Democratic Theory (Detroit, Wayne University Press, 1962), preludio alla riflessione ormai classica condotta in Partiti e sistemi di partito, elaborata negli anni Sessanta per i corsi universitari e apparsa in inglese nel 1976 (Parties and Party Systems: A Framework for Analysis, Cambridge University Press): la sua trattazione sistematica dei rapporti tra sistema partitico, società e sistema politico, è diventata un punto di riferimento ancora attuale per l'analisi dei sistemi politici.

La riflessione di Sartori è poi approdata a elaborare una «ingegneria costituzionale» per progettare il mutamento istituzionale valutando le possibilità di successo delle riforme con uno sguardo alle esperienze di altri Paesi (Comparative Constitutional Engineering è apparso a Londra per Macmillan 1994 ma è stato riproposto dal Mulino - Ingegneria costituzionale comparata. Strutture, incentivi ed esiti - in varie edizioni tra il 1995 e il 2013).

Si arriva infine a quel piccolo classico che è diventato La democrazia in trenta lezioni (a cura di Lorenza Foschini, Mondadori, 2008), che propone a un pubblico più vasto riflessioni basilari sul significato di "democrazia", sul suo rapporto con la filosofia, sulla storia dei modelli politici liberale e socialista, sui rapporti tra destra e sinistra, sul futuro della democrazia.

Altri temi, nel corso degli anni, hanno catalizzato l'attenzione di Sartori.

Alle questioni demografiche e ambientali sono dedicati La terra scoppia: sovrappopolazione e sviluppo (Rizzoli, 2003) e la raccolta di articoli Il paese degli struzzi. Clima, ambiente, sovrappopolazione (Edizioni Ambiente, 2011) sul tema del collasso ecologico del nostro pianeta e su come fronteggiarlo, invocando un impegno più concreto e profondo da parte della politica.

Pluralismo, multiculturalismo e estranei. Saggio sulla società multietnica (Rizzoli, 2000) si concentra sui rischi di un utopico pluralismo indifferenziato nell'odierna società multirazziale, propugnando l'attuazione di un vero multiculturalismo basato sul riconoscimento delle peculiarità delle diverse culture.

Più pessimista, negli ultimi anni, la visione espressa ne La corsa verso il nulla. Dieci lezioni sulla nostra società in pericolo (Mondadori, 2015), con la constatazione di come ormai, anche ai più esperti, sfugga la comprensione di un mondo sempre più complesso.

Tra le raccolte recenti si ricorda Mala tempora (Laterza, 2004), quasi duecento articoli apparsi su Corriere della sera, Espresso e MicroMega tra l'aprile del 1994 e il dicembre del 2003. Infine, la figura di Sartori e la sua eredità intellettuale viene tratteggiata da La politica come scienza. Scritti in onore di Giovanni Sartori, volume curato dall'allievo Stefano Passigli nel 2015, che raccoglie gli scritti di numerosi studiosi sulle tematiche centrali del pensiero di Giovanni Sartori.

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3. Sartori e i libri

«I giorni passavano lenti fino a quando scoprii che in casa [di uno zio] c'era una biblioteca rifornita di testi filosofici. Soprattutto Croce e Gentile. E naturalmente Hegel. Non avendo di meglio, li lessi tutti. Fu così che a vent'anni ebbi la mia iniziazione filosofica». Così Sartori, in una intervista con Antonio Gnoli apparsa su Repubblica il 17 novembre 2013, ricordava l'inizio di una passione, nata quasi per forza maggiore, mentre si nascondeva in campagna, in una dimora di famiglia, per non essere arruolato nella Repubblica di Salò. Ma poi ironizzava: «Siccome erano quasi tutti autori difficili e noiosi, di notte dormivo alla grande. [...] Il bello di Hegel è che era quasi indecifrabile: quando finalmente pubblicarono le sue annotazioni capimmo che le interpretazioni del suo pensiero erano quasi tutte sbagliate» (intervista con Silvia Truzzi, Il Fatto Quotidiano, 5 maggio 2014).

Anche nel profilo autobiografico Caso, fortuna e ostinazione riconosceva che «una manciata di libri (una grande comodità in quelle circostanze) fu il mio passatempo fino alla fine della guerra a Firenze» (p. 7). Di libri Sartori andava a caccia nelle biblioteche, o presso i suoi conoscenti, come quella volta che penetrò nella cella di Giorgio La Pira «al Convento di San Marco: mi serviva un libro della biblioteca che risultava in prestito a lui da anni. Non comprava libri, né li restituiva mai» (intervista con Silvia Truzzi, cit.).

E i libri, accumulati nel corso degli anni, lo accompagneranno fino alla fine, alimentandone le intuizioni e segnandone il successo: «Mi attirano i problemi che i miei colleghi trascurano. E perciò stesso sono un animale solitario che si fa compagnia con i libri» (Giovanni Sartori e i suoi libri, p. 3).

Oggi molti di quei volumi che hanno fatto parte del suo laboratorio di studioso (circa 5.000, oltre a migliaia di opuscoli e carte di lavoro ancora in corso di ordinamento) sono a disposizione del pubblico, per lo più a scaffale aperto, nella "Sala Sartori" al secondo piano della Biblioteca del Senato, grazie alla sua generosa donazione. «L'organizzazione della sala - scrivevamo nel giugno scorso, in MinervaWeb, n. 33 - risponde a un duplice obiettivo, quello di rappresentare la ricca fisionomia del pensiero di Sartori, rendendolo al contempo accessibile ai cittadini che frequentano la Biblioteca. L'ordinamento riflette il percorso intellettuale e accademico di Sartori: innanzitutto la filosofia, i classici del pensiero antico, medievale, moderno e contemporaneo e poi alcuni temi fondamentali, come la riflessione sulla conoscenza e sul linguaggio, sulla scienza e sul metodo sperimentale, sulla logica. Questi temi sono alla base degli studi sullo statuto epistemologico della scienza politica, sul metodo sperimentale applicato alle scienze sociali, nei diversi aspetti e ambiti. E, ancora, dai temi della conoscenza e del linguaggio muovono le riflessioni sulla capacità di astrazione e sulla comunicazione che nel pensiero di Sartori sono alla base del processo democratico. Ad una prima sezione di Consultazione generale (Fondo Sartori I), seguono quindi una sezione di Filosofia, suddivisa in Opere generali, Temi e Autori (Fondo Sartori II), tre sezioni di Sociologia e Scienza politica, nell'ordine Opere generali, Temi e Autori (Fondo Sartori III-V). Chiude la Sala la sezione consacrata alle opere di Giovanni Sartori, ordinate in Monografie, Saggi in opere collettanee, Articoli in periodici, Opuscoli (Fondo Sartori VI e Miscellanea)».

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4. Riferimenti e approfondimenti bibliografici

Oltre ai testi citati nell'articolo, si segnala che, in occasione dell'inaugurazione della Sala Sartori, la Biblioteca del Senato ha reso disponibile online un aggiornamento della bio-bibliografia del politologo italiano nell'opuscolo Giovanni Sartori e i suoi libri, 12 maggio 2016 : note biografiche e bibliografia degli scritti. Vi sono pubblicati una presentazione dello stesso Sartori (p. 3), il citato Caso, fortuna e ostinazione. Un saggio autobiografico (pp. 7-16, tratto da Giovanni Sartori, Logica, metodo e linguaggio nelle scienze sociali, Il Mulino, 2011), un profilo biografico (pp. 19-23), una galleria di immagini (pp. 25-37) e la Bibliografia curata dal Prof. Oreste Massari (pp. 39-61).

Una presentazione dell'iniziativa e un resoconto del Convegno Giovanni Sartori e i suoi libri, che ha accompagnato l'inaugurazione della Sala "Giovanni Sartori", si trovano nell'articolo Giovanni Sartori e i suoi libri. La Biblioteca del Senato inaugura la Sala Sartori, 12 maggio 2016, in MinervaWeb, n. 33 (Nuova Serie), giugno 2016.

E' online anche il testo integrale dell'intervento del Presidente del Senato Pietro Grasso, nella Sala degli Atti parlamentari della Biblioteca, in occasione dell'inaugurazione della Sala Sartori, il 12 maggio 2016.

I volumi della Sala Sartori presso la Biblioteca del Senato sono ricercabili attraverso l'OPAC del Polo bibliotecario parlamentare e descritti nel volume Giovanni Sartori e i suoi libri, 12 maggio 2016 : catalogo dei volumi della Sala Sartori.

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