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Minerva Web
Bimestrale della Biblioteca 'Giovanni Spadolini'
A cura del Settore orientamento e informazioni bibliografiche
n. 53 (Nuova Serie), ottobre 2019

La proprietà del pensiero. Il diritto d'autore dal Settecento ad oggi / Chiara De Vecchis e Paolo Traniello

Che cos'è il diritto d'autore? Cosa prevede la legislazione italiana? Cosa stabilisce la legislazione internazionale? In ambito italiano, la nozione di diritto d'autore è stata affrontata quasi esclusivamente dal punto di vista giuridico-istituzionale, a differenza di altri contesti culturali in cui la proprietà intellettuale ha dato vita ad un elevato dibattito filosofico.

Chiara De Vecchis − dottore di ricerca in Scienze bibliografiche e docente di Bibliografia e Biblioteconomia presso l'Università degli Studi di Roma Tre, nonché documentarista presso la Biblioteca del Senato della Repubblica "Giovanni Spadolini" − e Paolo Traniello − professore ordinario di Bibliografia e Biblioteconomia − esplorano le dinamiche storiche che hanno caratterizzato l'evoluzione del concetto di diritto d'autore attraverso un approccio interdisciplinare.

La nozione di proprietà intellettuale così come la si conosce oggi nasce nel XVIII secolo. Essa proviene dalla filosofia moderna del soggetto, dalla concettualizzazione dello statuto dell'autore e dall'iscrizione della sua opera come merce nel circuito degli scambi economici. E' comunque a Locke che si deve il suo primo fondamento filosofico basato sul legame tra proprietà intellettuale e lavoro: il filosofo britannico riconosce come diritto naturale quello dell'autore che ha la proprietà dei diritti sui frutti della sua attività lavorativa.

L'autore inizia ad essere riconosciuto giuridicamente nel 1710 nel Regno Unito con lo Statuto della regina Anna e nel 1791 con la legge Le Chapelier in Francia. Si tratta di norme volte a superare il sistema dei privilegi e a garantire il copyright agli autori delle opere per un periodo di tempo prestabilito.

In Italia, la nozione di proprietà intellettuale è preceduta - in una forma assai diversa - fin dal XV secolo a Venezia sotto forma di privilegio, concesso dapprima allo stampatore, più tardi anche all'autore. Tuttavia, un primo decreto in materia viene emanato in epoca napoleonica nel 1801 nella Repubblica Cisalpina. A causa della frammentazione politica della Penisola, i provvedimenti legislativi pubblicati nei diversi stati dopo la Restaurazione hanno un ambito applicativo molto limitato. Di conseguenza, il Regno di sardegna e l'Austria nel 1840 stipulano una convenzione per una protezione comune del diritto d'autore, poi estesa agli altri stati.

La prima legge italiana sul diritto d'autore, rimasta in vigore fino al 1925, quando viene sostituita da una nuova normativa, risale al periodo post-unitario, ovvero al 1865. È nel panorama generale di costruzione del quadro legislativo nazionale che si inserisce l'ultima legge organica sul diritto d'autore, promulgata nell'aprile del 1941 con successive modifiche, richiamata dal Titolo IX del Libro Quinto del Codice civile italiano, ancora oggi in vigore nonostante le modifiche apportate in sede di legislazione europea.

Lo sviluppo dei sistemi di comunicazione e di informazione comporta una tutela non solo nazionale ma anche internazionale del diritto d'autore. La Convenzione di Berna per la protezione delle opere letterarie e artistiche del 1886 rappresenta un accordo internazionale che stabilisce per la prima volta il riconoscimento reciproco del diritto d'autore tra le nazioni aderenti. Successivamente all'accordo di Berna, vengono stipulati convenzioni (Convenzione universale del diritto d'autore del 1955; Convenzione per la protezione dei diritti degli esecutori, interpreti e produttori fonografici del 1961), accordi (accordo TRIPS sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio del 1994) e trattati (WIPO Copyright Treaty e WIPO Performances and phonograms treaty del 1996) sul diritto d'autore.

L'obiettivo del legislatore internazionale è volto al raggiungimento di una tutela sovranazionale del diritto d'autore armonizzata, per ridurre gli ostacoli nel commercio internazionale e promuovere una protezione sufficiente ed efficace dei diritti di proprietà intellettuale.

Nell'era della digitalizzazione, l'opera viene trasformata in una sequenza di numeri in formato binario, e trasmessa a costi ridotti o nulli, consentendo una ricostruzione perfetta dell'originale, senza perdita di qualità. In tale contesto, l'utente può fruire di una determinata opera nel luogo e nel momento che preferisce senza essere obbligato a recarsi fisicamente nei tradizionali centri di cultura (biblioteche, librerie, cinema, etc.), ma ricevendola direttamente sul proprio terminale abilitato (telefono, palmare, computer, etc.). La complessità della situazione che si è venuta a creare ha costretto il legislatore, a partire dagli anni '80 del XX secolo, ad individuare soluzioni che regolassero la circolazione dell'opera nella società dell'informazione, sulla base degli interessi degli autori, del pubblico e dell'industria culturale, nonché le differenti modalità di fruizione dell'opera.

Nell'ordinamento giuridico dell'Unione europea, il diritto d'autore è, quindi, entrato a far parte di un nuovo diritto derivato, vale a dire di un sistema di norme aventi efficacia cogente nei singoli stati aderenti, elaborate però da istituzioni sovranazionali espressioni della Comunità (p. 162).

Significativo, infine, è il ruolo delle biblioteche nell'information technology dal momento che molte delle attività che esse svolgono quotidianamente sono permeate dal diritto d'autore. Poiché la funzione delle biblioteche è quella di garantire l'accesso all'informazione e ai documenti, esse hanno goduto di alcune eccezioni alla legge sul diritto d'autore, eccezioni che, però, sono state ridiscusse con l'avvento del digitale. Nel contesto del digitale, peraltro, non si parla più per le biblioteche di possesso di copia, bensì di licenze di accesso.

Il pregio del libro è senz'altro rappresentato dall'approccio interdisciplinare allo studio del diritto d'autore: i momenti maggiormente salienti che hanno visto dibattere questo concetto nel contesto della storia editoriale e letteraria vengono descritti e analizzati mediante l'integrazione di contributi provenienti dall'ambito giuridico e politico, economico e industriale. L'uso di un linguaggio chiaro e semplice, nonché la presenza di un cospicuo apparato di note bibliografiche, rendono accessibile la materia sia al lettore profano sia allo specialista, preservando ad ogni modo la completezza dell'esposizione, partendo dalle prime nozioni fino a giungere agli sviluppi più recenti.

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