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12 maggio 2025 | Numero 100
Pubblica amministrazione, lavoro

Convertito in legge il decreto su reclutamento e funzionalità delle pubbliche amministrazioni

reclutamento e funzionalità delle pubbliche amministrazioni

Nella seduta del 7 maggio l'Assemblea del Senato ha approvato definitivamente il ddl n. 1468, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge n. 25/2025 recante misure urgenti in materia di reclutamento e funzionalità delle pubbliche amministrazioni. Nella votazione dell'articolo unico del provvedimento, sul quale il Governo aveva posto la questione di fiducia, sono stati espressi 99 voti favorevoli, 70 contrari e 2 astensioni.

Il provvedimento, approvato dalla Camera dei deputati il 23 aprile, istituisce un nuovo percorso di accesso alle amministrazioni delle regioni e degli enti locali per i diplomati degli Istituti tecnologici superiori, che potranno essere assunti con contratti a tempo determinato e successivamente proseguire la formazione usufruendo di un contributo per il conseguimento della laurea. Ulteriori disposizioni riguardano l'ampliamento delle competenze delle Commissioni RIPAM (riqualificazione delle pubbliche amministrazioni), l'utilizzo delle graduatorie concorsuali vigenti, l'assegnazione di ulteriori risorse agli enti locali, con particolare riferimento ai territori recentemente colpiti da eventi sismici e alluvionali, e l'armonizzazione dei trattamenti economici accessori delle amministrazioni centrali.

L'esame in Commissione

Il disegno di legge è stato incardinato in sede referente nelle Commissioni riunite 1a e 10a il 29 aprile con l'illustrazione del senatore De Priamo (FdI), relatore per la 1a Commissione, anche a nome della senatrice Murelli (LSP), relatrice per la 10a.

Il 29 aprile si è svolta la discussione generale, con l'intervento dei senatori Giorgis, Susanna Camusso, Parrini (PD), Magni, Aurora Floridia (M5S), Annamaria Furlan (IV), Cataldi, Mazzella (M5S), Tosato (LSP), del Presidente Balboni (FdI) e, in replica, del relatore De Priamo. Gli esponenti dell'opposizione hanno contestato l'eccessivo ricorso alla decretazione d'urgenza da parte del Governo e alla prassi del monocameralismo di fatto, che anche nel caso in oggetto lascia pochissimo tempo per l'esame da parte del Senato, e hanno chiesto lo svolgimento di un ciclo di audizioni. Gli esponenti della maggioranza hanno sostenuto le ragioni specifiche dell'urgenza del provvedimento in esame, rinviando, per quanto riguarda il superamento del monocameralismo di fatto, ai lavori già avviati sul ddl costituzionale n. 574 e connessi. La proposta di svolgimento di audizioni, posta ai voti, è risultata respinta. Il termine per la presentazione di emendamenti e ordini del giorno è scaduto il 5 maggio.

Nella seduta del 6 maggio il Presidente della 10a Commissione Zaffini (FdI) ha dato conto della presentazione di 403 emendamenti e 8 ordini del giorno, pubblicati in allegato al resoconto. Ha quindi rilevato l'impossibilità di concludere l'esame, per l'imminente avvio della discussione in Assemblea, impegnandosi a riferire sui lavori svolti dalle Commissioni riunite.

La discussione in Assemblea

Nella seduta del 6 maggio il senatore Zaffini ha riferito in Assemblea sulla mancata conclusione dei lavori in sede referente.
Il senatore Giorgis (PD) ha quindi illustrato la questione pregiudiziale QP1, di iniziativa dei senatori Boccia (PD) e altri, sulla quale sono intervenuti (a favore) i senatori Magni (AVS), Dafne Musolino (IV), Dolores Bevilacqua (M5S) e (contro) il senatore De Priamo (FdI). Al termine del dibattito la questione pregiudiziale è stata respinta con 85 voti contrari e 64 favorevoli.
Si è poi svolta la discussione generale, alla quale hanno preso parte i senatori Parrini, Sandra Zampa (PD), Dafne Musolino (IV), Magni (AVS), Elisa Pirro (M5S), Clotilde Minasi (LSP) e Francesca Tubetti (FdI). I Gruppi di opposizione hanno denunciato l'inefficacia del decreto, accusando il Governo di peggiorare la funzionalità dello Stato e di non affrontare seriamente i problemi strutturali, come il precariato e lo scarso ricambio generazionale; il provvedimento favorisce assunzioni clientelari, a scapito di sanità, concorsi o stabilizzazione dei lavoratori pubblici. Le senatrici di maggioranza hanno apprezzato l'impegno nel rinnovare la pubblica amministrazione, puntando sul merito e sul coinvolgimento delle giovani generazioni, con l'obiettivo di superare inefficienze storiche, ridurre il precariato e rilanciare l'efficienza dello Stato.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento Ciriani ha posto la questione di fiducia, a nome del Governo, sull'approvazione, senza emendamenti, dell'articolo unico del ddl, nel testo approvato dalla Camera dei deputati. Nella discussione sulla fiducia sono intervenuti i senatori Silvia Fregolent (IV), Cataldi (M5S) e Nicita (PD).

Nella seduta del 7 maggio si sono svolte le dichiarazioni finali. Hanno annunciato la fiducia i senatori Mariastella Gelmini (Cd'I), che ha sottolineato l'importanza strategica di una PA efficiente per la crescita del Paese, ponendo l'accento su competitività, attrazione di investimenti stranieri e valorizzazione delle competenze tecniche e giovanili; Rosso (FI-BP), che ha definito il decreto coerente con gli impegni del PNRR e frutto di ascolto e concertazione, elogiando l'operato del Ministro Zangrillo e l'introduzione di criteri privatistici nel settore pubblico, quale la valutazione per obiettivi; Maria Cristina Cantù (LSP), che ha difeso la natura sperimentale e temporanea di alcune misure come punto di forza e richiamato l'importanza di snellire vincoli che ostacolano l'efficienza della PA, anche attraverso il reclutamento diretto fino al 15 per cento; De Priamo (FdI), che ha evidenziato modifiche significative come il miglioramento del salario accessorio, l'aumento della formazione per i dipendenti pubblici e concorsi più trasparenti e accessibili, per rispondere al meglio alle esigenze di cittadini e imprese, contrastando le criticità passate come quelle create dalla legge Madia e dal modello dei navigator. Hanno negato la fiducia i senatori Annamaria Furlan (IV), che ha accusato il Governo di svuotare il dibattito parlamentare, criticando un provvedimento privo di visione strategica, incapace di affrontare il ricambio generazionale, la carenza di organico e la modernizzazione della PA, danneggiando la credibilità del Paese anche a livello internazionale; Magni (AVS), che ha richiamato la fuga dei giovani all'estero e l'assenza di politiche per attrarli nella PA, denunciando un uso distorto dell'apprendistato sottopagato, lo svuotamento dei concorsi pubblici e una gestione iniqua delle risorse per i Comuni; Alessandra Maiorino (M5S), che ha denunciato il favoritismo nelle assunzioni, la mancata valorizzazione dei candidati idonei non assunti e il finanziamento al Cnel e a nuovi "carrozzoni inutili": il provvedimento è l'ennesima espressione di un Governo autoritario e autoreferenziale; Susanna Camusso (PD), che ha contestato la mancanza di coerenza normativa del decreto, l'indebolimento dei concorsi e della contrattazione collettiva, l'aumento delle figure apicali e fiduciarie a discapito della base della PA e l'assenza di misure sui salari.

Affari costituzionali

Approvata in prima lettura la delega al Governo in materia di semplificazione normativa

semplificazione normativa

L'8 maggio il ddl n. 1192, recante deleghe al Governo per la semplificazione normativa, è stato approvato in prima lettura, con 85 voti favorevoli e 54 contrari. Il testo è quindi passato all'esame dell'altro ramo del Parlamento.

Nel quadro delle riforme previste dal PNRR, la proposta, di iniziativa governativa e collegata alla manovra di finanza pubblica, si compone di 23 articoli suddivisi in quattro Capi. Il Capo I introduce la legge annuale di semplificazione normativa, da predisporre in base alle richieste pervenute dai ministeri entro il 30 giugno di ogni anno, con l'obiettivo di riordinare e codificare la normativa vigente, anche mediante delega legislativa. Il Capo II reca disposizioni per migliorare la qualità della normazione, con attenzione all'equità intergenerazionale e di genere, tramite valutazioni d'impatto e osservatori dedicati, nonché alla digitalizzazione dell'attività di produzione normativa. Il Capo III prevede deleghe al Governo per il riordino normativo in vari settori, tra cui affari esteri, navigazione, istruzione, disabilità, protezione civile e sicurezza sul lavoro. Il Capo IV stabilisce le clausole di salvaguardia e di invarianza finanziaria.

L'esame in Commissione

Il disegno di legge è stato incardinato nella 1a Commissione il 18 settembre 2024 con la relazione del senatore Tosato (LSP).

La procedura informativa, avviata il 10 ottobre, si è conclusa il 17 e i documenti acquisiti dai soggetti sentiti in audizione sono stati pubblicati su internet.

La discussione generale, avviata il 23 ottobre, si è conclusa il 29.

Il 12 novembre sono stati pubblicati gli emendamenti e ordini del giorno presentati. Il 18 febbraio il relatore Tosato ha presentato il nuovo emendamento 10.0.500, per estendere la delega al riordino degli osservatori istituiti presso la Presidenza del Consiglio con competenze in materia di famiglia, natalità, pedopornografia, violenza contro le donne e il ministro per le riforme. Il 25 febbraio sono stati pubblicati 13 subemendamenti all'emendamento 10.5.500 del relatore. Il 26 marzo è stato pubblicato il nuovo emendamento 1.500, del relatore, che aggiunge ai pareri richiesti per i decreti legislativi attuativi della legge annuale di semplificazione anche quello della Commissione parlamentare per la semplificazione.

Il 2 aprile è iniziata la votazione e sono stati approvati, oltre ai citati 10.0.500 e 1.500, gli emendamenti 1.1 (testo 2) e 1.2 (testo 2) tra loro identici, 1.5, 1.11, 2.1, 2.2, 2.5 (testo 2), gli identici 2.6 e 2.7, 3.1, 4.2, 4.3 (testo 2), 4.11, gli identici 4.1 (testo 2) e 4.0.1 (testo 2), 4.0.5 (testo 3), 5.6, 5.7 (testo 2), 6.1, 8.2, 10.60. Il 10 aprile sono stati presentati i tre nuovi emendamenti del Governo 6.0.1000, 9.1000 e 11.0.1000 e i due dei relatori 7.0.500 e 10.500, che precisano e ampliano le deleghe al Governo per il riassetto normativo di varie materie, nonché i relativi subemendamenti. Sono stati inoltre approvati gli emendamenti 4.0.6 (testo 2), sulle statistiche di genere e 11.2. Il 16 aprile sono stati approvati gli emendamenti 4.0.2, in materia di occupazione femminile, 6.0.1000, 7.0.1 (testo 3) e 11.0.1000 (come subemendato dalla proposta 11.0.1000/4), di estensione della delega al riassetto del Codice dell'amministrazione digitale, a quello della navigazione nonché alle norme sulla sicurezza dei lavoratori marittimi e ferroviari, e 10.500, in materia di protezione civile, come subemendato dalle identiche proposte 10.500/3, 10.500/5 e 10.500/6. Il 24 aprile la votazione degli emendamenti si è conclusa, con l'approvazione delle proposte 7.0.500 (testo 2) del relatore, che estende la delega alla disciplina dell'elettorato attivo e alla revisione delle liste elettorali, e 9.1000 del Governo, sulla riforma degli istituti dell'interdizione e inabilitazione e dell'amministrazione di sostegno, come modificato dal subemendamento Stefani (LSP) e altri 9.1000/12 (testo 2). Sono stati inoltre accolti gli ordini del giorno Spelgatti (LSP) e altri G/1192/1/1 (testo 2), sulla ratifica della Convenzione internazionale sugli adulti incapaci, e G/1192/2/1 (testo 2), sul riordino in testi unici della normativa edilizia, ambientale, alimentare.

Nella seduta del 30 aprile, previe dichiarazioni di voto dei senatori Cataldi (M5S), Magni (AVS), Giorgis (PD), Daisy Pirovano (LSP) e Lisei (FdI), la Commissione ha conferito al relatore il mandato a riferire favorevolmente in Assemblea sull'approvazione del disegno di legge, con le modifiche introdotte nel corso dell'esame in sede referente.

La discussione in Assemblea

Il 7 maggio il relatore facente funzione Balboni (FdI) ha illustrato il disegno di legge all'Assemblea.
Nella discussione generale sono intervenuti i senatori Amidei, Della Porta (FdI), Daniela Sbrollini (IV), Mariastella Gelmini (Cd'I) e Valeria Valente (PD). Il Ministro per le riforme istituzionali e la semplificazione normativa Maria Elisabetta Alberti Casellati ha difeso il provvedimento come necessario per semplificare l'eccesso normativo e burocratico, che frena lo sviluppo economico. Ha respinto le critiche sulle deleghe, ritenute coerenti con l'obiettivo della legge, ed escluso il rischio di marginalizzazione del Parlamento, richiamando le garanzie costituzionali e il ruolo delle Commissioni.
Durante l'esame dell'articolato sono stati approvati gli emendamenti 19.202 della senatrice Maiorino (M5S) e altri, che introduce una modifica formale alla disposizione sul riordino degli osservatori istituiti presso la Presidenza del Consiglio, e 21.203 della senatrice Minasi (LSP), che integra i principi e criteri direttivi della delega in materia di sicurezza sul lavoro nei settori portuale, marittimo e ferroviario.

L'8 maggio si sono svolte le dichiarazioni finali. Hanno annunciato voto favorevole i senatori Guidi (Cd'I), che si è concentrato sul tema della disabilità, condividendo la proposta del Governo Meloni di semplificare il sistema, ma riconoscendo che ogni situazione richiede approcci personalizzati; Paroli (FI-BP), secondo cui la semplificazione normativa non è una scelta politica opzionale, ma una necessità strutturale per rendere l'Italia più competitiva nel contesto globale; Erika Stefani (LSP), che ha difeso il ddl come strumento per migliorare la qualità normativa, puntando su chiarezza, codificazione e semplificazione dei testi legislativi, anche tramite testi unici e codici di settore; Domenica Spinelli (FdI), che ha enfatizzato l'innovazione costituita dalla valutazione d'impatto generazionale. Il provvedimento risponde a una visione di lungo termine e rientra nella strategia del Governo per snellire la burocrazia, attrarre investimenti e restituire libertà a cittadini e imprese. I senatori Dafne Musolino (IV), Magni (AVS), Cataldi (M5S) e Parrini (PD) hanno dichiarato voto contrario: pur riconoscendo la semplificazione normativa come obiettivo condivisibile, hanno criticato il provvedimento per il suo approccio verticistico, che esautora il Parlamento, marginalizza le autonomie territoriali e riduce gli spazi di confronto democratico, evidenziando altresì il rischio di deregolamentazione, soprattutto in settori sensibili quali disabilità, sicurezza sul lavoro e istruzione. IV ha insistito sulla genericità delle deleghe e sul pericolo per l'equilibrio tra poteri dello Stato; AVS ha accusato l'Esecutivo di usare il ddl come un contenitore opaco per modifiche normative ampie senza confronto; M5S ha criticato l'assenza di strumenti seri di verifica ex post; il PD ha denunciato una possibile revisione surrettizia dell'indirizzo politico delle norme, mascherata da riforma tecnica.