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Minerva Web
Bimestrale della Biblioteca 'Giovanni Spadolini'
A cura del Settore orientamento e informazioni bibliografiche
n. 56 (Nuova Serie), aprile 2020

Strategie digitali per lo studio della Grande Guerra: bilanci e prospettive. Roma, CNR, 21 novembre 2017

Si è svolto presso la Sala conferenze del CNR, il 21 novembre 2017, il convegno "Strategie digitali per lo studio della Grande Guerra: bilanci e prospettive", organizzato dall'Istituto centrale per il catalogo unico per fare il punto sui progetti in corso per la ricerca storica e la comunicazione delle fonti disponibili sulla prima guerra mondiale a partire dal progetto "14-18: documenti e immagini della Grande Guerra" (il portale del MiBACT che digitalizza in rete materiale manoscritto, a stampa, grafico e fotografico, oltre a cimeli di vari genere relativi al conflitto), ma anche, più in generale, per riflettere sul rapporto tra "Istituzioni e patrimonio, Fonti digitali e ricerca storica, Ricerca e comunicazione della storia". Questi, infatti, i titoli delle stimolanti sessioni in cui si è articolata una giornata che ha ben messo in luce la varietà di approcci a temi complessi che coinvolgono le metodologie di indagine ma anche l'uso e l'interpretazione delle fonti documentali.

Il programma, che prevedeva i saluti di Daniele Ravenna (Consigliere di Stato e consigliere del Ministro per le iniziative sulla memoria storica, componente del Comitato tecnico-scientifico speciale per la tutela del patrimonio storico della Prima Guerra Mondiale) e di Monica Dialuce Gambino (Ispettrice Nazionale Corpo delle Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana, che ha rilevato come entrare a far parte della Croce Rossa fosse all'epoca un importante veicolo di emancipazione femminile) ha visto Simonetta Buttò (direttrice dell'ICCU) coordinare la sessione introduttiva, in cui Francesco Paolo Tronca, Patrizia Rusciani, Daniela Fugaro e Andrea De Pasquale hanno illustrato l'importanza della tecnologia nello studio della storia, le strategie di rappresentazione della documentazione nel progetto 14-18, le collezioni delle biblioteche Alessandrina e Nazionale Centrale di Roma di particolare rilevanza per gli studi sulla Grande Guerra.

La mattina è proseguita con i contributi di Ruggero Ruggeri, sulla Biblioteca comunale dell'Archiginnasio e la Grande Guerra, di Luca Bellingeri sulle raccolte dellaBiblioteca nazionale centrale di Firenze nel progetto di archivio digitale 14-18, e di Piero Cavallari sui documenti audio custoditi presso l'Istituto centrale per i beni sonori e audiovisivi, con esemplificazioni di interessanti testimonianze di costruzione propagandistica degli eventi e di ideologizzazione dei fenomeni storici.

Già queste prime sessioni hanno fatto emergere metodi diindagine su fondi estesi per estrarne nuclei di materiali coerenti, nonché utili considerazioni sul rapporto bidirezionale tra le professionalità dello storico e dell'archivista, la rilevanza del concorso di supporti tradizionali spesso effimeri (quali le cartoline, gli album, le registrazioni) a creare grandi basi di dati, il mutare nel tempo dei documenti considerati fonte storica e la loro sorte quando appaiono nel grande archivio globale del web, le strategie di comunicazione verso un pubblico che non è più composto da soli specialisti ma anche, e sempre più, da fruitori senza particolari competenze storico-scientifiche.

Nella prima parte del pomeriggio, con la moderazione di Camillo Zadra del Museo storico italiano della guerra, si sono alternate le presentazioni di progetti diversi, condotti da università ed enti di ricerca: il Calendario digitale "La Grande Guerra più 100", basato su tecniche di storytelling pur nel rispetto del rigore scientifico delle ricerche sottostanti al progetto comunicativo, che prevede la pubblicazione di una 'puntata' mensile con buoni riscontri di pubblico nelle visualizzazioni online (Jacopo Calussi); la banca dati online "Oggi in Spagna, domani in Italia" progettata dall'Istituto nazionale Ferruccio Parri, contenente notizie biografiche degli oltre 4.000 volontari fascisti nella guerra di Spagna, con enfasi sulla natura interattiva di materiali quali gli album fotografici, nati per essere sfogliati (Erica Grossi); il progetto "I luoghi della Grande Guerra. Geodatabase dei siti sul fronte di guerra italiano", un GIS (sistema informativo geografico) che dalla memorialistica sulla Grande Guerra e altre fonti cartacee trae toponimi e li geolocalizza su mappe interattive, realizzando di fatto un atlante storico in cui gli utenti possano ricostruire percorsi delle truppe e fronti bellici, e che gli enti locali potrebbero utilizzare per la valorizzazione e la promozione turistica (Paolo Plini); per concludere poi con una riflessione di Emilio Franzina sulle possibili insidie delle fonti online, tra moltiplicazione delle informazioni disponibili, potenziamento delle fonti suppletive e rischi (minori rispetto al passato?) di duplicazione del lavoro d'indagine da ricercatori che operano in luoghi diversi.

L'ultima sessione, moderata da Serge Noiret dell'European University Institute, ha virato ancor più decisamente sugli aspetti comunicativi e anche - in senso alto - divulgativi nella trasmissione della conoscenza storica: un aspetto sempre più essenziale per la professione dello storico nell'era digitale. Come la storia può esserne condizionata? Quale il rapporto tra storiografia tradizionale e digitale? Quanto gli storici sono influenzati, nella scelta dei lavori di ricerca, dalle nuove 'autostrade digitali', che rischiano di mettere in ombra i sentieri d'indagine più nascosti?

A queste domande d'apertura hanno fornito spunti di risposta Giuseppe Ferrandi, illustrando quanto è stato fatto dalla Fondazione Museo storico del Trentino per allestire un Museo tridentino del Risorgimento in gallerie stradali in disuso, con percorsi di notevole impatto visivo che consentono una fruizione di tipo immersivo e sostituiscono gli apparati tradizionali nella funzione di rendere adeguata la fruizione critica della storia; Nicola Maranesi, che ha proposto l'esperienza della Fondazione Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano, in parte trasposta nel progetto "La Grande Guerra 1914-1918. I diari raccontano" accolto dal portale de "l'Espresso", sottolineando sia gli aspetti di successo che le sfide poste dalla conservazione a lungo termine del digitale; Giuseppe Giannotti ha raccontato ciò che RAI Storia fa in termini di lavoro sulle fonti per ottenere prodotti che uniscano validità televisiva e solidità d'impianto scientifico (come le serie di webdoc disponibili sul portale www.grandeguerra.rai.it), volti a favorire un 'uso pubblico' della storia. Ha inoltre messo in guardia dai rischi determinati dal concentrare gli sforzi solo in vista degli anniversari e delle commemorazioni, proponendo piuttosto di attivare risorse su progetti più circoscritti, che richiedano sforzi più limitati ma consentano di valorizzare, raccontandole, le piccole 'storie' delle singole persone che fanno la 'Storia'.

Ha chiuso infine Paolo Mattera (Università degli studi di Roma Tre) con un appello all'interconnessione e all'abbattimento degli steccati disciplinari, unito all'invito a far crescere nuove generazioni di studiosi più consapevoli delle caratteristiche, dei pregi e delle insidie delle fonti tuttora considerate non tradizionali quali gli audiovisivi; l'ipotesi finale è stata quella di fondare una nuova professionalità più eclettica, un assetto in cui l'acquisizione della capacità di lavorare sulle fonti per produrre ricerca sia considerata non un aspetto secondario, bensì un output fisiologico e necessario delle lauree in storia e in discipline umanistiche.

Quello così descritto, ha infine chiosato Noiret, è ciò che chiamiamo oggi public historian, ma che diventerà in futuro lo storico tout court.

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