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Minerva Web
Bimestrale della Biblioteca 'Giovanni Spadolini'
A cura del Settore orientamento e informazioni bibliografiche
n. 53 (Nuova Serie), ottobre 2019

"40 anni dopo: riflessioni sulla legge 13 maggio 1978, n. 180". Sala degli Atti parlamentari, 20 dicembre 2018

Il 20 dicembre 2018, nella Sala degli Atti parlamentari di Palazzo della Minerva, si è svolto il convegno "40 anni dopo: riflessioni sulla legge 13 maggio 1978, n. 180", promosso dal senatore Gianni Marilotti , Presidente della Commissione per la Biblioteca e l'Archivio storico del Senato.

Il dibattito è stato introdotto dal presidente Marilotti, il quale, rievocando attraverso i propri ricordi le immagini dei malati di mente ricoverati presso l'ex manicomio di Cagliari, figure di un'umanità sofferente e disperata, ha sottolineato come nel breve volgere di quattro decenni dall'approvazione della legge n. 180 del 1978, pur nelle criticità ancora persistenti, si sia radicalmente modificato il quadro dell'assistenza psichiatrica in Italia.

Ha poi preso la parola il dottor Pierpaolo Ianni, moderatore del convegno, che ha brevemente analizzato l'attività del professor Franco Basaglia, ispirata ai principi degli articoli 3 e 32 della Costituzione, ripercorrendo le tappe storiche che condussero all'approvazione della riforma: dalla legge Giolitti del 1904, altamente repressiva e priva di intenti riabilitativi, alla legge Mariotti del 1968, fino all'interesse manifestato per la questione psichiatrica da giornalisti come Indro Montanelli, Enzo Biagi, Sergio Zavoli.

È quindi intervenuto il professor Paolo Cendon, ordinario di diritto privato all'Università di Trieste, il quale si è soffermato sui problemi giuridici relativi alla condizione dei malati di mente, visti nell'ottica di restituire loro la possibilità di una vita accettabile e dignitosa tramite una quotidianità autonoma. In tale ambito si inquadra la fattispecie dell'amministrazione di sostegno, che incontra da sempre enormi difficoltà di attuazione, come accade di fronte a cambiamenti così epocali, mentre sarebbe auspicabile, a parere del relatore, abolire l'istituto dell'interdizione e prevedere aiuti per i disabili privi di legami familiari.

Ha fatto seguito il contributo del professor Pompeo Martelli, direttore del Museo-laboratorio della mente, sorto all'interno della struttura di Santa Maria della Pietà, già manicomio di Roma. Anch'egli ha ricordato la figura del professor Basaglia, conosciuto nel corso della pratica ospedaliera, nonché l'esperienza innovativa della psichiatria sociale italiana a partire dagli anni Settanta; attraverso un bilancio critico, risulta evidente un'inappropriatezza organizzativa che riattualizza quei fenomeni di esclusione che si credevano superati. Così, ad esempio, va rilevata una mancanza di coordinamento tra settore privato e pubblico nel campo della salute mentale; occorre quindi concentrarsi sulle questioni di attuazione pratica della riforma, dall'abitazione alla previdenza, dalla mobilità al lavoro, al fine di garantire reali possibilità di riabilitazione e 'guarigione sociale'. Vanno stigmatizzati - a parere di Martelli - il ricorso generalizzato alla contenzione, non solo meccanica, e soprattutto l'assenza, da parte dell'accademia, di proposte alternative alla relazione coercitiva nei confronti di chi si prepara a esercitare la professione psichiatrica. Quanto agli interessi economici, come già osservava Basaglia, la logica del profitto è sicuramente un elemento antiterapeutico, e dunque iatrogeno, laddove la capacità di convivere nel migliore dei modi con la malattia mentale - la cosiddetta "recovery" - non è ancora considerata un aspetto sostenibile, bensì è subordinata a una guarigione purtroppo non sempre possibile. A quarant'anni dalla legge 180 bisogna quindi uscire dalla stretta logica tecnicistica e riportare il discorso a un livello 'politico' attraverso pratiche collettive nuove, con il contrasto a processi che generino disuguaglianza e mancato accesso ai servizi, e ridefinendo il rapporto tra cittadini e istituzioni.

Ha poi preso la parola Marino Sinibaldi, giornalista e conduttore radiofonico della RAI, che, a consuntivo di un anno dedicato alla celebrazione del quarantennale della legge Basaglia, ha posto l'accento sulla produzione culturale e artistica scaturita dal dibattito e dalla realizzazione della riforma psichiatrica, generando nuove forme di attenzione e di sensibilità alla questione nell'opinione pubblica: dal cinema alla letteratura - esemplari tra gli altri il film Qualcuno volò sul nido del cuculo, tratto dal libro di Ken Kesey, o l'esperienza narrativa di Albertino Bonvicini -, manifestazioni che testimoniano un'attenzione, ancora viva anche in ambito internazionale malgrado i cambiamenti sociali e politici, alla complessità del tema della malattia mentale, come dimostrano recenti produzioni televisive ed editoriali.

Ha contribuito al dibattito l'intervento del dottor Giampiero Buonomo, responsabile dell'Archivio storico del Senato, presso cui sono conservati gli originali dei disegni di legge in materia psichiatrica sia in epoca monarchica che repubblicana; si tratta dunque di una documentazione di rilevante interesse storico, che si inquadra nella più generale riforma del Servizio sanitario nazionale attuata con la legge n. 833 del 1978.

Il dottor Francesco Pappalardo, responsabile della Biblioteca del Senato, in conclusione del convegno ha evidenziato come le varie testimonianze succedutesi abbiano mirabilmente ricreato l'atmosfera dell'epoca e, analizzando la materia dal punto di vista strettamente parlamentare, ha sottolineato il rinnovato interesse per la questione, dimostrato dalla presentazione, nel 2017, di quattro iniziative legislative miranti all'attuazione della legge Basaglia e alla tutela della persona oggetto di cura o attenzione, al di là di ogni nozione astratta, ma anche soggetto di diritti civili e politici, in piena volontarietà, qualora sia possibile; questo nell'ottica di superare l'inadeguatezza e le carenze delle strutture a servizio di malati e familiari, essendo la complessa gestione demandata agli enti locali, con una conseguente disomogeneità. In ogni caso, deve sempre prevalere la considerazione del soggetto psichiatrico come essere umano, meritevole di aiuto e sostegno da parte della società e delle istituzioni.

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