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Minerva Web
Bimestrale della Biblioteca 'Giovanni Spadolini'
A cura del Settore orientamento e informazioni bibliografiche
n. 55 (Nuova Serie), gennaio 2020

Biblioteche sostenibili: creatività, inclusione, innovazione. Roma, 24-25 novembre 2016

Nei giorni 24 e 25 novembre si è tenuto presso la sala convegni della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma il 59. Congresso nazionale dell'Associazione Italiana Biblioteche.

Il Comitato scientifico che si è occupato dell'ideazione del Congresso ha scelto come tema quello della sostenibilità, che in un'epoca di profondi cambiamenti tecnologici e sociali, nonché di perdurante crisi economica rappresenta una sfida fondamentale per il futuro di un servizio pubblico come quello bibliotecario.

Il tema generale si è articolato in tre sessioni, ciascuna dedicata a una specifica declinazione della sostenibilità in relazione a tre concetti-chiave: creatività, innovazione e inclusione.

La formula scelta per ciascuna sessione è stata quella di una tavola rotonda finalizzata al confronto non solo tra i bibliotecari, bensì anche con punti di vista non bibliotecari. Così, per ciascuna sessione, il dibattito è stato introdotto da un keynote speaker proveniente da un contesto esterno alle biblioteche, ma affine al tema trattato: Leonardo Zaccone dei Roma Makers per la prima sessione, Fabio Severino, esperto di economia della cultura, per la seconda sessione, Giulio Cederna di Save the Children per la terza sessione.

A questo primo intervento erano poi chiamati a rispondere e a portare il proprio punto di vista, con comunicazioni brevi, bibliotecari e studiosi delle biblioteche di varia provenienza. Ciascuno di loro ha contribuito ad approfondire i temi trattati, attraverso il racconto delle proprie esperienze e le proprie conoscenze. Ogni sessione si è conclusa con un secondo giro di tavolo e un dibattito con il pubblico, che è sempre stato ampio e animato.

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Prima sessione: creatività

La prima sessione, coordinata da Tommaso Paiano, si è concentrata sulle funzioni che la biblioteca può svolgere rispetto alla creazione di nuove abilità e conoscenze, non solo attraverso la sua configurazione tradizionale, bensì anche mediante nuovi strumenti come i fablab. Il racconto di Leonardo Zaccone ha dimostrato che ci sono molti punti di contatto tra il mondo dei makers e quello delle biblioteche e che su questo fronte si aprono ampi margini per una collaborazione tra professionalità diverse. Ne ha dato immediata testimonianza - con un video registrato - Maria Stella Rasetti, direttrice della Biblioteca San Giorgio di Pistoia, dove è operativo - grazie a un accordo con l'Ambasciata USA in Italia - YouLab Pistoia, uno spazio dedicato all'innovazione digitale. YouLab Pistoia offre gratuitamente a tutti gli iscritti alla Biblioteca San Giorgio la possibilità di usare individualmente la collezione di strumenti digitali e di partecipare a programmi di attività (corsi, seminari, conferenze, laboratori) volti ad approfondire le competenze in materia di alfabetizzazione informatica e a consentire la creazione di nuovi prodotti digitali inerenti la grafica, i giochi, la realizzazione di applicazioni, la creazione di oggetti, la produzione di audio-video e la musica digitale. Nicola Cavalli, a partire dal concetto di "terzo luogo" e facendo riferimento agli studi di Sherry Turkle, in particolare all'ultimo lavoro tradotto in italiano con il titolo La conversazione necessaria (Einaudi, 2016), ha sottolineato l'importanza di uno spazio come quello della biblioteca per creare le condizioni per l'apprendimento e lo scambio, e ha portato gli esempi di alcune biblioteche innovative realizzate in Europa. A questi interventi ha fatto da controcanto quello di Jukka Relander, presidente di EBLIDA, che ha raccontato le difficoltà che l'associazione che rappresenta le biblioteche e i centri di documentazione a livello europeo sta incontrando nella trattativa con le istituzioni europee e gli editori per rendere la normativa sul copyright più rispondente agli scenari aperti dal digitale e non ostativa delle funzioni esercitate dalle biblioteche.

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Seconda sessione: innovazione

La sessione pomeridiana del 24 novembre, coordinata da Vittorio Ponzani, è dedicata all'innovazione e, in particolare, alla funzione che la biblioteca pubblica può esercitare come community center, proponendosi sul territorio come sintesi di interventi e servizi erogati da altri soggetti pubblici e attori sociali. All'intervento introduttivo di Fabio Severino, che ha auspicato un ruolo della biblioteca come risposta allo spaesamento prodotto da una dimensione sociale tutta virtuale, hanno offerto una risposta, da punti di vista diversi, Ugo Bacchella della Fondazione Fitzcarraldo, Sara Chiessi della Biblioteca Tilane di Paderno Dugnano, Anna Galluzzi, bibliotecaria della Biblioteca del Senato, nonché studiosa delle biblioteche pubbliche, Marco Muscogiuri, architetto di Alterstudio Partners e progettista di numerose biblioteche in Italia, Gino Roncaglia, professore dell'Università della Tuscia ed esperto di lettura e di digitale. Mentre Bacchella e Chiessi hanno riflettuto sul posizionamento della biblioteca pubblica nel sistema di welfare di un paese e sulle conseguenze - positive e negative - dell'apertura fisica e concettuale delle biblioteche a un pubblico sempre più vario e sempre meno stereotipato, Anna Galluzzi ha presentato i primi risultati di una ricerca condotta insieme a Chiara Faggiolani, con il metodo dell'analisi automatica, sui testi prodotti nell'ambito delle indagini qualitative realizzate nelle biblioteche pubbliche italiane negli ultimi 5-6 anni, ricerca volta ad analizzare l'immagine della biblioteca e l'eventuale gap percettivo tra il punto di vista dei bibliotecari e quello degli utenti. Marco Muscogiuri ha raccontato invece l'esperienza di alcune biblioteche scandinave, in particolare la Dokk1, la nuova biblioteca di Aarhus in Danimarca, con particolare attenzione alla loro capacità di trasformarsi in punto di riferimento principale per i servizi al cittadino del territorio. Infine Gino Roncaglia ha allargato lo sguardo dalla dimensione fisica della biblioteca a quella digitale, raccontando le dinamiche che possono intervenire nei gruppi di lettura virtuali rispetto a quelli tradizionali organizzati all'interno delle biblioteche.

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Terza sessione: inclusione

Il 25 novembre, dopo una mattina interamente dedicata all'assemblea dei soci AIB, sono state proposte nella sessione pomeridiana varie esemplificazioni di come la biblioteca possa essere veicolo di benessere sostenibile attraverso azioni di coesione sociale. Ha introdotto la sessione Giulio Cederna, collaboratore di Save the children, che ha posto in relazione il tema della "povertà educativa" con le condizioni di povertà materiale, propugnando azioni di avvicinamento alla lettura soprattutto nelle zone più disagiate, iniziative per facilitare la fruizione dei libri scolastici, sinergie con altri attori della promozione sociale. Al discorso di Cederna hanno fatto da corolla gli altri 4 interventi del panel. Massimiliano Anzivino e Francesco Caligaris, redattori del periodico Animazione sociale, hanno presentato il "Laboratorio delle biblioteche sociali": un catalizzatore di occasioni di incontro e formazione, attivo da tre anni, per incoraggiare la partecipazione dei cittadini e la contaminazione tra professioni diverse, nella convinzione che le biblioteche possano essere luogo di progettazione di azioni sociali. Anzivino, prendendo a modello e metafora le strategie di apicoltura, ha illustrato da una prospettiva insolita il ruolo produttivo che le biblioteche possono avere se si concentrano maggiormente sul captare e veicolare le nuove esigenze di una società in trasformazione. Caligaris ha sottolineato l'esigenza di contaminazione di prospettive diverse per realizzare biblioteche davvero inclusive, che alimentino l'interazione nelle comunità locali, vedendo i cittadini non solo come utenti destinatari di un servizio ma come portatori di storie che possano incontrare le storie di altri cittadini. Cecilia Cognigni, delle Biblioteche civiche torinesi, si è interrogata sul concetto di Biblioteche inclusive: un dato di fatto o una conquista? A partire dalle acquisizioni della nuova biblioteconomia, che vede la biblioteca come creatrice di comunità e facilitatrice dei processi di trasformazione, e passando attraverso la considerazione degli ostacoli (economici, culturali, di competenze) che si frappongono al raggiungimento dell'inclusività, ha individuato nella biblioteca il palinsesto culturale adatto a tenere insieme la componente documentale con quella sociale, concludendo che la biblioteca non deve solo fare progetti ma essere progetto essa stessa. Waldemaro Morgese, presidente della sezione Puglia dell'AIB, riflettendo su La biblioteconomia allo snodo del XXI secolo, ha auspicato un maggiore intersecarsi degli studi biblioteconomici con le componenti concrete delle biblioteche; passando in rassegna vari paradigmi strategico-operativi (documentale, manageriale, welfaristico), ha proposto di potenziare il paradigma welfaristico con una maggiore attenzione a non creare gap di conoscenze a livello sociale, anche portando esempi di biblioteche che si aprono ad attività non strettamente bibliografiche per attirare e fidelizzare un nuovo pubblico che possa trovare nella biblioteca un collante per la comunità. Infine Riccardo Ridi, professore dell'Università Ca' Foscari di Venezia, ha esposto in 12 punti Perché le biblioteche servono ancora, nonostante internet (o, addirittura, perché servono ancora di più, proprio a causa di internet). Dalla digitalizzazione di quanto non è ancora online, alla gestione degli abbonamenti ai documenti elettronici; dal necessario filtro per la selezione documentale contro l'information overload, alla conservazione dell'integrità dei documenti sul lungo periodo; dalla tutela della gratuità nell'accesso ai documenti allo sviluppo di deontologia e professionalità per orientare alla fruizione di una mole sempre crescente di informazione: le biblioteche tuttora svolgono un'azione importante per l'accesso alla conoscenza, e anzi forse - proprio in un mondo sempre più digitale. - ce n'è bisogno più di prima. Mettendo in guardia contro i rischi dello "userism" (assecondare gli utenti anche travisando le finalità della biblioteca), Ridi ha proposto una modalità di "Library 2.0" intermedia, che affianchi attività promozionali della lettura ad attività diverse ma sempre legate al mondo dei documenti, che dei documenti permettano ad esempio la creazione (come il supporto alla redazione di tesi, ricerche, comunicazioni con le pubbliche amministrazioni).

I molti interventi dal pubblico hanno evidenziato la vivacità del confronto sollevando altre questioni, dall'esigenza di raccordo con gli strumenti di programmazione pubblici (a partire dai Piani sociali regionali) alla necessità di riflettere su come ottimizzare risorse ed energie - anche a costo di tagli dolorosi alle realtà meno promettenti - per far funzionare meglio le biblioteche che più riescono ad adeguarsi alle nuove esigenze dei tempi, pur senza snaturare la propria identità.

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