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Giovedì 20 Luglio 2017 - 863ª Seduta pubblica

(La seduta ha inizio alle ore 09:02)

L'Assemblea ha approvato con modifiche il ddl n. 2856, conversione in legge del decreto-legge 7 giugno 2017, n. 73, recante disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale. Il testo passa alla Camera dei deputati.

Nella seduta pomeridiana di ieri è terminata la votazione degli emendamenti.

Nelle dichiarazioni finali hanno annunciato voto contrario i sen. Maurizio Romani (Misto-IdV), Arrigoni (LN), Alessia Petraglia (SI), Paola Taverna (M5S). Con diversi accenti e motivazioni, hanno annunciato voto favorevole i sen. Di Giacomo (FL), Laniece (Aut), Aiello (AP), D'Ambrosio Lettieri (GAL), Malan (FI-PDL) e Emilia Grazia De Biasi (PD). Ritenendo che l'impostazione coercitiva del decreto sia stata corretta grazie al lavoro costruttivo del Senato, nonostante permangono criticità e zone d'ombra, i sen. Barani (ALA) e la sen. Guerra (Art.1-MDP) hanno annunciato voto favorevole, lasciando però libertà di scelta. In dissenso dai rispettivi Gruppi hanno annunciato voto contrario i sen. Paola De Pin (GAL), Scilipoti Isgrò, Piccoli, Amidei (FI-PdL), D'Anna, Langella (ALA), Nerina Dirindin (Art.1-MDP). Il sen. Zuffada (FI-PdL) ha annunciato l'astensione, il sen. Floris (FI-PdL) la non partecipazione al voto.

Il Gruppo LN ritiene che un decreto pasticciato, illiberale e poco trasparente abbia spaccato il Paese e la comunità scientifica, abbia aumentato la diffidenza dei genitori nei confronti delle vaccinazioni e la sfiducia dei cittadini nelle istituzioni. Il decreto viola l'articolo 32 della Costituzione secondo cui nessuno può essere obbligato a un trattamento sanitario, salvo necessità: in questo caso nessuna emergenza epidemiologica giustifica l'arroganza del Governo che, con la complicità di una parte della comunità scientifica, ha inventato lo stato di necessità con notizie false e ha negato le reazioni avverse, peraltro riconosciute in sede giudiziaria. Il decreto non è stato varato per tutelare l'interesse nazionale: la copertura vaccinale in Italia è analoga a quella degli altri Paesi europei, dove non sussiste l'obbligo di dieci vaccini; la decisione di fare una sperimentazione di massa, nell'interesse di alcune multinazionali del farmaco, è stata presa a Washington.

Il Gruppo Art.1-MDP ritiene che le vaccinazioni siano indispensabili per la prevenzione di malattie infettive e la riduzione della mortalità e che la tutela della collettività possa legittimare l'adozione di misure coercitive, ma l'obbligo non sia il solo strumento, neanche in presenza di alto rischio di contagio. Per questo motivo è condivisibile l'impostazione del Piano nazionale di prevenzione vaccinale, che mira a recuperare la copertura vaccinale attraverso l'adesione volontaria e consapevole. Il Senato ha corretto in parte l'impostazione originaria, che prevedeva un'estensione drastica dell'obbligo con misure sanzionatorie eccessive; permangono però il problema della situazione vaccinale di operatori sanitari e scolastici, la sanzione del mancato accesso alla scuola dell'infanzia, la formulazione monocomponente prevista solo "di norma e nei limiti della disponibilità del Servizio sanitario" per i soggetti immunizzati. Infine, nel metodo, la scelta di privilegiare l'accordo politico con Forza Italia ha il sapore dello scambio anziché dell'allargamento del consenso.

Il Gruppo SI-Sel ha evidenziato le gravi responsabilità della Ministra della salute che ha alimentato lo scontro, ricorrendo alla propaganda per giustificare un decreto confezionato male dalla tecnocrazia sanitaria e banalizzando una discussione parlamentare che è stata invece utile e seria. Anche il premier Gentiloni ha dichiarato che non esiste un'emergenza nazionale. Il calo della copertura vaccinale in Italia è fisiologico e lo Stato non può sostituirsi alla responsabilità genitoriale. Il Governo avrebbe dovuto promuovere campagne informative, anziché irridere i genitori e trattare i cittadini come sudditi e avrebbe dovuto contribuire a ricostruire un rapporto di fiducia tra cittadini, comunità scientifica, servizio sanitario e medici di base attraverso campagne informative e lotta alla corruzione legata agli intrecci tra sanità e multinazionali. L'impostazione autoritaria del decreto è un segnale di arretratezza e riflette una tendenza generale alla verticalizzazione del potere: resta da capire perché il PD si sia assunto la responsabilità del pasticcio e abbia consegnato a FI-PdL il merito delle modifiche.

Il Gruppo FI-PdL ha osservato che l'emergenza dovrebbe unire, non spaccare il Paese. Il decreto è nato male, con un'impostazione repressiva, ingiusta e controproducente: prevedeva l'obbligo di 12 vaccinazioni, multe fino a 7.500 euro e il rischio di perdita della potestà genitoriale. Di fronte alla minaccia di ricorso alla questione di fiducia, il Gruppo ha fatto una scelta difficile ma utile al Paese: anziché limitarsi a fare opposizione e denunciare i difetti del testo, ha reso possibile una discussione di merito al fine di evitare un duplice rischio: che il decreto producesse effetti opposti a quelli desiderati e che l'eventuale bocciatura facesse passare il messaggio secondo cui è bene non vaccinarsi. Il Senato ha dimostrato di saper fare il suo lavoro: raccogliendo le preoccupazioni dei cittadini ha sviluppato un confronto che ha consentito di approvare importanti modifiche: l'obbligo per le istituzioni di convocare le famiglie inadempienti e fornire informazioni, la riduzione delle sanzioni tra 100 e 500 euro, l'estensione degli adempimenti vaccinali ai minori stranieri non accompagnati, la dichiarazione della situazione vaccinale per il personale scolastico e sanitario. Permangono questioni irrisolte: l'entrata in vigore immediata del calendario vaccinale e la mancanza di risorse delle Asl sulle quali viene scaricato un peso enorme. Il Gruppo auspica che siano affrontate, nel successivo passaggio parlamentare, i temi dell'elasticità del calendario vaccinale e di un'adeguata raccolta di dati sulle reazioni avverse.

Il Gruppo M5S ha rilevato che il decreto vaccini si iscrive in una successione di provvedimenti autoritari e fallimentari, dal Jobs act alla buona scuola, dalla legge elettorale alla modifica costituzionale. Il Senato ha smantellato un decreto folle e impresentabile che certifica il fallimento politico di un Ministro della salute che ha imposto tagli di 4 miliardi alla sanità e ha promosso il fertility day. Qualora sia in atto un'epidemia di morbillo, il Ministro della salute dovrebbe prevedere il vaccino specifico in formulazione monocomponente da somministrare anche nei comparti scolastico e sanitario. Il Governo invece è forte con i soggetti deboli (genitori e bambini), debole con i soggetti forti (le aziende farmaceutiche che producono solo vaccini plurivalenti), attento al suo bacino elettorale. In tutta Europa, dove le coperture vaccinali sono maggiori, le vaccinazioni sono raccomandate, non obbligatorie, e le istituzioni accompagnano i cittadini verso scelte consapevoli.

Il Gruppo PD ha rilevato che coltivare il dubbio in nome della razionalità è cosa diversa da coltivare il sospetto: secondo i dati scientifici di AIFA i vaccini previsti sono sicuri, sperimentati e vanno somministrarti nella prima fase della vita. Non vi è alcuna sperimentazione di massa: l'OMS ha lanciato un allarme e la UE ha fatto un richiamo all'Italia per aumentare la copertura vaccinale. In un mondo globale sregolato, dove crescono paura ed egoismi, è più difficile contemperare libertà e sicurezza, ma la tutela della salute pubblica deve rimanere preminente rispetto alla libertà di scelta individuale. Il Parlamento ha svolto il suo ruolo migliorando il testo: sono state coinvolte le Regioni, è stata potenziata la farmacovigilanza e istituita l'anagrafe nazionale vaccini, sono state ridotte le sanzioni e soppressa la possibilità di perdita della potestà genitoriale. Anche i Gruppi AP e Aut, che ha richiamato la clausola di salvaguardia per le Regioni a Statuto speciale, ritengono che il provvedimento abbia un fondamento scientifico e politico e sia volto alla tutela della la salute collettiva.

L'Assemblea ha approvato il parere favorevole della 1a Commissione permanente in ordine alla sussistenza dei presupposti costituzionali di necessità e urgenza relativamente al decreto-legge sulla liquidazione di Banca popolare di Vicenza e di Veneto banca.

Contro il parere si sono pronunciati i sen. Erika Stefani (LN), Endrizzi (M5S), Loredana De Petris (SI), Cinzia Bonfrisco (FL), Paola De Pin (GAL).

(La seduta è terminata alle ore 12:20 )

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