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9 giugno 2025 | Numero 104
Interno

Approvate le nuove norme in materia di sicurezza pubblica

nuove norme in materia di sicurezza pubblica

Nella seduta del 4 giugno l'Assemblea del Senato ha approvato in via definitiva il ddl n. 1509 di conversione del decreto-legge n. 48/2025 recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza. Nella votazione dell'articolo unico del disegno di legge, sul quale il Governo aveva posto la questione di fiducia, sono stati espressi 109 voti favorevoli, 69 contrari e un'astensione.

Il provvedimento, approvato dalla Camera dei deputati il 29 maggio, introduce disposizioni per la prevenzione e il contrasto del terrorismo e della criminalità organizzata, tra le quali nuove fattispecie di reato in materia di detenzione di istruzioni per il compimento di atti terroristici. Si modifica il Codice antimafia in materia informazioni interdittive e di gestione di beni sequestrati e confiscati nonché le norme in materia di sostegno agli operatori economici vittime di usura. In tema di sicurezza urbana, si rafforza il contrasto dei reati di occupazione arbitraria di immobili, danneggiamento di immobili adibiti a funzioni pubbliche, delitti commessi nelle infrastrutture dei trasporti, truffe agli anziani. Sulla tutela del personale delle forze dell'ordine, si prevedono l'aggravamento delle pene per i reati di violenza o minaccia a pubblico ufficiale, la dotazione di videocamere per gli agenti in servizio di ordine pubblico e l'assistenza legale a favore del personale indagato per fatti inerenti all'attività di servizio. In materia di esecuzione penale, si favorisce l'attività lavorativa dei detenuti e si escludono dalla fruizione dei benefici penitenziari i soggetti di accertata pericolosità sociale o condannati per rivolte negli istituti carcerari o istigazione a disobbedire alle leggi sull'ordine pubblico. Il provvedimento riprende il testo del disegno di legge approvato dalla Camera il 18 settembre 2024 ed esaminato dalla Commissione Affari costituzionali del Senato (ddl n. 1236), con alcune modifiche riguardanti, tra l'altro, l'esecuzione penale delle detenute madri, l'acquisto di sim card telefoniche da parte dei migranti irregolari, gli obblighi delle amministrazioni pubbliche e delle società che erogano servizi di pubblica utlità di collaborazione e condivisione di dati con i Servizi di intelligence.

L'esame in Commissione

Il disegno di legge è stato incardinato nelle Commissione riunite 1a e 2a in sede referente nella seduta 1a pomeridiana del 3 giugno, con le relazioni dei senatori Lisei (FdI), per la 1a Commissione, ed Erika Stefani (LSP), per la 2a. Nella discussione generale sono intervenuti i senatori De Cristofaro (AVS), Cataldi (M5S), Bazoli (PD), Dafne Musolino e Scalfarotto (IV). Gli esponenti dell'opposizione hanno criticato il provvedimento sia sotto il profilo della procedura, per la decisione di interrompere l'iter di un disegno di legge lungamente discusso dalle Camere, trasferendone le disposizioni in un decreto-legge e svilendo il ruolo del Parlamento, sia dal punto di vista del merito, per la scelta di affrontare il malessere sociale con metodi repressivi, alterando l'equilibrio del sistema penale. Nella seduta 2a pomeridiana della stessa giornata il Presidente Balboni ha dato conto della presentazione di 131 emendamenti e 2 ordini del giorno, pubblicati in allegato al resoconto. Rilevata l'impossibilità di svolgerne l'esame entro le 17, orario previsto per l'avvio della discussione in Assemblea, ha proposto di riferire in Aula sulla mancata conclusione dei lavori in sede referente. Sulla proposta si è tenuto un dibattito con gli interventi del relatore Lisei, del sottosegretario per l'interno Molteni, dei senatori Giorgis, Parrini, Anna Rossomando (PD), Alessandra Maiorino, Ada Lopreiato (M5S), De Cristofaro (AVS), Scalfarotto (IV), Lombardo (Az) e Tosato (LSP). I rappresentanti dell'opposizione hanno chiesto il rinvio della discussione in Assemblea, ritenendo che il numero degli emendamenti presentati, non particolarmente alto, rendesse possibile la conclusione dell'esame in sede referente in tempo utile per la conversione del decreto entro il termine di decadenza del 10 giugno. La maggioranza, ritenendo impraticabile la richiesta, anche per l'esigenza di partecipazione alla campagna referendaria espressa dagli stessi senatori dell'opposizione, ha approvato la proposta del Presidente di riferire in Assemblea sulla mancata conclusione dei lavori in sede referente.

La discussione in Assemblea

Il 3 giugno il senatore Balboni, presidente della 1a Commissione, ha riferito in Assemblea sulla mancata conclusione dei lavori in sede referente da parte delle Commissioni riunite 1a e 2a.

Le questioni pregiudiziali QP1, QP2, QP3 e QP4 sono state illustrate rispettivamente dai senatori De Cristofaro (AVS), Cataldi (M5S), Parrini (PD) e Dafne Musolino (IV), sulle quali hanno espresso consenso i senatori Scalfarotto (IV), Magni (AVS) e Valeria Valente (PD), e dissenso il senatore Lisei (FdI). L'Assemblea ha quindi respinto le questioni, in un'unica votazione, con 95 voti contrari e 61 favorevoli.

Nella discussione generale sono intervenuti i senatori Lombardo (Az), Felicia Gaudiano, Dolores Bevilacqua, Anna Bilotti, Sabrina Licheri (M5S), Verini, Vincenza Rando, Anna Rossomando (PD), De Priamo, Francesca Tubetti, Della Porta, Rapani, Domenica Spinelli, Berrino (FdI), Aurora Floridia (Aut), Enrico Borghi (IV), Magni (AVS), Zanettin (FI-BP) e Potenti (LSP). I Gruppi di opposizione hanno contestato duramente il decreto in quanto repressivo, autoritario e volto a criminalizzare il dissenso pacifico; hanno denunciato l'umiliazione del Parlamento, l'assenza di misure concrete per la prevenzione e l'uso strumentale del concetto di sicurezza a fini propagandistici, criticando inoltre l'introduzione di norme arbitrarie come il Daspo urbano: il provvedimento limita i diritti civili e penalizza le fasce più deboli, minando i principi fondamentali della democrazia. I senatori di maggioranza hanno espresso pieno sostegno al decreto, ritenendolo necessario per tutelare i cittadini onesti, rafforzare la legalità e garantire maggiore serenità. Hanno difeso le misure contro le occupazioni abusive e le manifestazioni violente, respingendo le accuse di autoritarismo; hanno rivendicato misure contro terrorismo, criminalità e truffe, sottolineando l'impegno del Governo nel rafforzare le Forze dell'ordine, e accusando le opposizioni di ideologismo e distanza dalla realtà quotidiana.

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento Ciriani ha quindi posto la questione di fiducia, a nome del Governo, sull'approvazione, senza emendamenti, dell'articolo unico del disegno di legge, nel testo approvato dalla Camera dei deputati. Nella discussione sulla fiducia sono intervenuti i senatori Bazoli (PD), Elena Sironi, Ada Lopreiato, Ettore Licheri (M5S), Spagnolli (Aut), Dafne Musolino (IV) e Magni (AVS).

Il 4 giugno si sono svolte le dichiarazioni di voto finali. Si sono espressi in senso favorevole i senatori Michaela Biancofiore (Cd'I), che ha invocato misure forti per tutelare l'ordine pubblico in un'Italia segnata da insicurezza diffusa, accusando l'opposizione di essere distante dalla realtà del Paese; Occhiuto (FI-BP), che ha espresso apprezzamento per un provvedimento equilibrato che tutela i diritti senza ideologie, valorizzando le misure a favore delle Forze dell'ordine e l'attenzione al benessere sociale; Nicoletta Spelgatti (LSP), secondo la quale il diritto di manifestare va rispettato, ma senza bloccare servizi essenziali o danneggiare il patrimonio pubblico: occorre superare il dibattito sterile in Parlamento per agire concretamente; Balboni (FdI), che ha elogiato le tante misure a tutela dei più deboli, garantendo un equilibrio tra libertà e ordine pubblico: il decreto favorisce il lavoro dei detenuti come strumento di reinserimento, contrasta l'occupazione abusiva gestita dalla criminalità organizzata, difende il decoro degli edifici pubblici, evitando danni e spreco di risorse. Hanno negato la fiducia i senatori Calenda (Az), che ha denunciato l'approccio propagandistico e illiberale del provvedimento, che introduce reati penali senza discussione parlamentare, e ha invitato le opposizioni a rispondere con argomenti, evitando spettacolarizzazioni; Julia Unterberger (Aut), che ha contestato l'introduzione di nuovi reati che colpiscono i più deboli e violano principi costituzionali come la proporzionalità, la presunzione d'innocenza e la vacatio legis, condannando misure punitive sproporzionate su proteste, migranti e cannabis light; Renzi (IV), che ha sostenuto che il decreto rappresenta una minaccia senza precedenti allo stato di diritto, contestando in particolare le norme che autorizzano i servizi segreti a fare intercettazioni senza controllo giudiziario e che escludono la punibilità degli agenti coinvolti in reati legati a terrorismo ed eversione; De Cristofaro (AVS), che ha accusato il Governo Meloni di fare propaganda, ignorando i reali problemi sociali, e ha denunciato l'uso sproporzionato della forza, l'ingiustizia normativa e il tentativo di trasformare il dissenso in reato; Scarpinato (M5S), secondo cui il decreto è espressione di un progetto politico di lungo corso volto a smantellare progressivamente i valori e le garanzie della Costituzione del 1948, denunciando il ritorno di una cultura politica che criminalizza fragili, marginalizzati e poveri; Giorgis (PD), che ha spiegato che il provvedimento introduce molti nuovi reati e pene più severe, ma senza investimenti in prevenzione, strutture carcerarie o personale, rischiando di aggravare il sovraffollamento e allontanare la pena dalle finalità rieducative previste dalla Costituzione. Il senatore Patuanelli (M5S), in dissenso dal Gruppo, ha annunciato la non partecipazione al voto.