Nella seduta del 15 maggio l'Assemblea del Senato ha approvato in prima
lettura, con 81 voti favorevoli e 37 contrari, il ddl n.
1432 di conversione del decreto-legge 28 marzo 2025, n. 36, recante
disposizioni urgenti in materia di cittadinanza. Il testo è quindi passato
all'esame dell'altro ramo del Parlamento.
Per impedire con effetto immediato gli abusi da parte di stranieri che
chiedono la cittadinanza senza avere effettivi legami con l'Italia, per
esclusive ragioni di ingresso e soggiorno nell'Unione europea, il decreto
n. 36/2025 ha introdotto in via d'urgenza alcune disposizioni
sistematicamente collegate al disegno di legge sulla cittadinanza
approvato contestualmente al decreto. In particolare si limita la
trasmissione delle cittadinanza a chi ha un genitore o un nonno italiano,
escludendo i discendenti successivi alla seconda generazione. Si richiede
inoltre che il discendente sia nato in Italia o abbia un genitore che
abbia risieduto in Italia per almento due anni. Ulteriori disposizioni in
materia di accertamento giudiziale stabiliscono l'esclusione del
giuramento e della testimonianza quali mezzi di prova e che spetta al
richiedente l'onere di provare l'insussistenza di cause relative alla
perdita o al mancato acquisto della cittadinanza. Per ulteriori
approfondimenti si rinvia al dossier
predisposto dai Servizi studi del Parlamento.
L'esame in Commissione
Il disegno di legge è stato incardinato nella 1a Commissione in sede
referente il 2
aprile (1a pomeridiana) con la relazione del senatore Lisei (FdI).
La procedura informativa, in forma congiunta con i ddl n. 98 e abbinati
in materia di riacquisto della cittadinanza italiana, si è svolta nella
settimana tra l'8 e il 10 aprile in quattro sedute dell'Ufficio di
Presidenza. I documenti
acquisiti nel corso delle audizioni sono stati pubblicati su
internet.
Il 10, il 15 e il 16 aprile si è svolta la discussione generale. Sono
intervenuti i senatori Giacobbe, Francesca Lamarca, Nicita, Giorgis (PD),
Menia (FdI), Tosato (LSP), Cataldi (M5S), Dafne Musolino (IV), De
Cristofaro (AVS) e Mariastella Gelmini (Cd'I). Gli esponenti
dell'opposizione hanno criticato molteplici aspetti del provvedimento, in
particolare per la scelta di ricorrere alla decretazione d'urgenza in una
materia di rilievo costituzionale. I rappresentanti della maggioranza
nonché il relatore Lisei e il sottosegretario agli esteri Silli,
intervenuti in replica, hanno giustificato l'urgenza del provvedimento con
la proliferazione di richieste di cittadinanza da parte di stranieri,
soprattutto argentini e brasiliani, intenzionati a utilizzare le proprie
ascendenze non per recuperare un legame con l'Italia ma per ragioni
strumentali al soggiorno e al transito negli Stati Uniti o in altri Paesi
dell'UE.
Il 23 aprile sono stati pubblicati gli emendamenti
e ordini del giorno presentati e, con gli interventi dei senatori
Menia (FdI) e Borghese (Cd'I), ne è stata avviata l'illustrazione,
conclusa il 29 con gli interventi dei senatori Giacobbe (PD), Cataldi
(M5S) e Tosato (LSP). Il 6 maggio sono stati comunicati gli emendamenti
dichiarati improponibili e sono stati presentati i due emendamenti del
Governo 1.500,
sulla disciplina transitoria dei procedimenti di concessione della
cittadinanza in corso di definizione, e 1.0.500,
sul riacquisto della cittadinanza da parte di ex cittadini italiani. L'8
maggio è iniziata la votazione degli emendamenti, con l'approvazione del
citato 1.500 nonché degli 1.8
(testo 2) (e altri riformulati in testo identico) e 1.21
(testo 2) (e altri riformulati in testo identico) in materia di
eccezioni alla regola di non considerare come cittadino italiano chi sia
nato all'estero e sia in possesso di altra cittadinanza, degli 1.26
(testo 2) (e altri riformulati in testo identico), 1.47
(testo 2) (e altri riformulati in testo identico), 1.72
e 1.75
su altre ipotesi di acquisto o riacquisto della cittadinanza da parte di
oriundi, apolidi o stranieri con un genitore italiano.
Nella seduta del 13
maggio (prima pomeridiana) è proseguita la votazione e sono
risultati approvati gli emendamenti 1.0.500, già citato, 1.0.8,
sull'introduzione di un obbligo di attestazione di conoscenza della lingua
italiana per i cittadini nati e residenti all'estero ai fini del
mantenimento della cittadinanza stessa, nonché l'emendamento di
coordinamento Coord.1.
Sono stati approvati anche gli ordini del giorno G/1432/2/1
(all'unanimità), su percorsi facilitati per l'accoglienza di discendenti
di italiani residenti in Paesi vittime di regimi dittatoriali, e G/1432/3/1
(testo 2), su modalità di semplificazione ed economia procedimentale
per il riconoscimento della cittadinanza dei familiari di chi l'abbia già
conseguita.
Nella seduta del 14
maggio (antimeridiana) è stato approvato l'emendamento 1.0.8/5a
Commissione, soppressivo del citato 1.0.8, a seguito del parere
contrario espresso dalla Commissione bilancio ai sensi dell'articolo 81
della Costituzione. Sono quindi intervenuti per dichiarazione di voto a
nome dei rispettivi Gruppi sul conferimento del mandato al relatore i
senatori Cataldi (M5S), Musolino (IV), Giacobbe (PD), contrari, Della
Porta (FdI), Gelmini (Cd'I) e Occhiuto (FI-BP), favorevoli. Il senatore
Tosato (LSP) ha dichiarato a titolo personale la non partecipazione al
voto. È risultato infine approvato il mandato al relatore a riferire
favorevolmente in Assemblea sull'approvazione del disegno di legge, nel
testo risultante dalle modifiche approvate in sede referente.
La discussione in Assemblea
Il 14
maggio il relatore Lisei ha illustrato il disegno di legge
all'Assemblea, evidenziando le modifiche introdotte in sede referente, tra
cui l'estensione dei termini per alcune domande, nuove disposizioni per i
minori, l'introduzione di un requisito biennale di residenza per i figli
di cittadini italiani e la soppressione della prorogabilità fino a
trentasei mesi per alcuni procedimenti.
L'Assemblea ha quindi respinto, in un'unica votazione con 77 voti
contrari, 53 favorevoli e un'astensione, le questioni pregiudiziali QP1
e QP2 (presentata in forma orale), illustrate rispettivamente dai senatori
Giacobbe (PD) e Dafne Musolino (IV), sulle quali sono intervenuti a favore
i senatori Magni (AVS) e Cataldi (M5S).
Nella discussione generale hanno preso parte i senatori Crisanti,
Francesca La Marca (PD), Scalfarotto (IV), Felicia Gaudiano (M5S) e Della
Porta (FdI).
Il 15
maggio, in sede di replica, il relatore Lisei ha difeso il lavoro
svolto in Commissione, rivendicando l'approvazione unanime di quasi tutti
gli emendamenti e ribadendo l'urgenza del provvedimento per contrastare
abusi nella concessione della cittadinanza. Il sottosegretario per i
rapporti con il Parlamento Matilde Siracusano ha ribadito che il
provvedimento non limita diritti acquisiti, ma rafforza il legame
effettivo con l'Italia: la cittadinanza dev'essere un vincolo profondo e
non uno strumento di comodo.
Durante l'esame dell'articolato è stato approvato l'emendamento 1.138
del relatore, che ripristina la prorogabilità fino a trentasei mesi per i
procedimenti di concessione della cittadinanza. Sono stati altresì accolti
gli ordini del giorno G1.1
e G1.2
della Commissione, G1.100
del senatore Menia (FdI) e G1.101
dei senatori Paroli (FI-BP) e Daisy Pirovano (LSP).
Nelle dichiarazioni finali hanno annunciato voto favorevole i senatori
Occhiuto (FI-BP), che ha promosso un modello di ius Italiae, sostenuto da
FI, basato su integrazione reale, scuola e lingua, rifiutando automatismi
e valorizzando il radicamento; Daisy Pirovano (LSP), secondo la quale si è
cercato un equilibrio tra il rispetto del legame di sangue con l'Italia e
la necessità di riformare con urgenza, pur in mancanza di un vero
dibattito parlamentare; Menia (FdI), cheha richiamato la visione "sacrale"
dell'italianità: non solo sangue o suolo, ma spirito, identità e doveri,
denunciando il business delle cittadinanze facili. Hanno dichiarato voto
contrario i senatori Lombardo (Az), che ha accusato il Governo di
incoerenza: dice di valorizzare gli italiani all'estero, ma toglie loro il
diritto alla cittadinanza iure sanguinis, anche retroattivamente;
Spagnolli (Aut), che ha proposto lo ius culturae come cittadinanza
inclusiva: il decreto manca di visione e metodo, serve una riforma
sistemica e non un provvedimento d'urgenza che spacca persino la
maggioranza; Dafne Musolino (IV), che ha contestato l'introduzione di un
balzello da 250 euro sulle domande e l'assenza di un disegno riformatore
inclusivo, invocando un'evoluzione normativa verso ius soli e ius
scholae; Borghese (Cd'I), che ha espresso un voto in dissenso dal
Gruppo, contestando in primis la logica emergenziale usata per
giustificare la norma, che colpisce anche chi ha diritto legittimo alla
cittadinanza, chiedendo una riforma organica e inclusiva; Magni (AVS), che
ha denunciato l'assenza di visione storica sull'emigrazione italiana e
richiamato la necessità di riconoscere la cittadinanza come diritto, non
come concessione, ribadendo l'importanza dell'inclusione in una società
ormai multietnica; Cataldi (M5S), che ha richiamato la ricchezza storica e
culturale delle comunità italiane all'estero, che vanno valorizzate e non
trattate come un problema amministrativo; Parrini (PD), che ha definito il
decreto frutto di malafede politica: il Governo ha adottato un modo di
legiferare ritorsivo, colpendo categorie scomode come gli italiani
residenti all'estero, accusandoli ingiustamente di speculazione,
trascurando legami che meritano rispetto e non provvedimenti frettolosi.