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19 maggio 2025 | Numero 101
Interni

Approvato in prima lettura il ddl di conversione del decreto sulle esequie del Santo Padre e la cerimonia di inizio del nuovo pontificato

decreto sulle esequie del Santo Padre e la cerimonia di inizio del nuovo pontificato

Nella seduta del 13 maggio l'Assemblea del Senato ha approvato in prima lettura, all'uninimità (148 voti favorevoli), il ddl n. 1466, di conversione del decreto-legge n. 54/2025 recante disposizioni urgenti per le esequie di Papa Francesco e la cerimonia per l'inizio del nuovo pontificato. Il testo è quindi passato all'esame dell'altro ramo del Parlamento.

Il provvedimento autorizza il Capo della Protezione civile ad assumere ordinanze in materia di mobilità e accoglienza nonché di reperimento di beni strumentali e di quant'altro occorra al fine di garantire l'ordinata partecipazione dei fedeli agli eventi celebrativi in titolo. È anche prevista la facoltà di derogare agli atti di indirizzo sulle manifestazioni pubbliche e di ricorrere alle procedure straordinarie previste dal Codice dei contratti pubblici, di intesa con il Ministero dell'Interno e operando in raccordo con il Prefetto di Roma, il Commissario di Governo per il Giubileo, il Presidente della Regione Lazio e il Sindaco di Roma. La copertura finanziaria proviene dal bilancio della Presidenza del Consiglio. Per ulteriori approfondimenti è disponibile il dossier predisposto dai Servizi studi del Parlamento.

L'esame in Commissione

Il disegno di legge è stato incardinato in sede referente nella 1a Commissione il 29 aprile con la relazione del Presidente Balboni (FdI), in sostituzione della relatrice Ternullo (FI-BP).

Nella seduta del 6 maggio il Presidente Balboni ha comunicato che, alla scadenza del termine, non sono stati presentati emendamenti né ordini del giorno. L'8 maggio, acquisito il parere non ostativo della Commissione bilancio, è stato conferito al Presidente Balboni, facente funzioni di relatore, il mandato a riferire favorevolmente in Assemblea sull'approvazione del disegno di legge, nel testo presentato dal Governo.

La discussione in Assemblea

Il 13 maggio il relatore facente funzioni Balboni ha illustrato il disegno di legge all'Assemblea.

Nella discussione generale è intervenuta la senatrice Mennuni (FdI). Hanno svolto dichiarazione di voto i senatori Daniela Sbrollini (IV), Guidi (Cd'I), Magni (AVS), Occhiuto (FI-BP), Felicia Gaudiano (M5S), Erika Stefani (LSP) Giorgis (PD) e De Priamo (FdI).

Lavoro

Approvate le norme sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese

partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese

Nella seduta del 14 maggio l'Assemblea del Senato ha approvato definitivamente, con 85 voti favorevoli, 21 contrari e 28 astensioni, il ddl n. 1407 in materia di partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese, già approvato dalla Camera dei deputati il 26 febbraio.

Il provvedimento di iniziativa popolare, approvato dalla Camera dei deputati il 26 febbraio, disciplina la partecipazione dei lavoratori alla gestione, all'organizzazione, ai profitti e ai risultati, nonché alla proprietà delle aziende e individua le modalità di promozione e incentivazione delle suddette forme di partecipazione. Le disposizioni introdotte, dando attuazione all'articolo 46 della Costituzione, mirano a rafforzare la collaborazione tra i datori di lavoro e i lavoratori, preservare e incrementare i livelli occupazionali, valorizzare il lavoro sul piano economico e sociale e consolidare di processi di democrazia economica e di sostenibilità delle imprese. Sono previsti incentivi fiscali per premi e partecipazione agli utili (articolo 5), oltre a piani di partecipazione finanziaria con regime agevolato sui dividendi (articolo 6). Le aziende possono istituire commissioni paritetiche per innovazione e miglioramento (articolo 7) e introdurre figure aziendali per welfare, inclusione e genitorialità (articolo 8). Le organizzazioni sindacali sono coinvolte tramite consultazioni formali (articoli 9-10). L'articolo 13 disciplina gli obblighi formativi dei rappresentanti dei lavoratori e l'istituzione di una commissione permanente presso il CNEL.

La discussione in Commissione

Il disegno di legge è stato incardinato in sede redigente nella 10 Commissione il 18 marzo con la relazione della senatrice Mancini (FdI). I senatori Magni (AVS), Mazzella (M5S), Zampa (PD) e Aurora Floridia (Aut) hanno richiesto un ciclo di audizioni, che si è svolto tra il 25 marzo e il 1° aprile.

Tra il 2 e il 9 aprile si è svolta la discussione generale con gli interventi dei senatori Guidolin (M5S), Camusso (PD), Berrino (FdI), Furlan (IV), Magni (AVS), Castellone (M5S), Murelli (LSP), Zullo (FdI) e del Pesidente Zaffini (FdI). L'opposizione ha reputato generalemente inadeguato il modello di partecipazione proposto dal provvedimento, criticando in particolare l'attribuzione di azioni a titolo di premio di risultato. Al contrario, i senatori dei Gruppi di maggioranza hanno evidenziato la possibilità lasciata ai lavoratori di usufruire o meno di premi in forma di azioni. In replica, la relatrice Mancini e il sottosegretario al lavoro e alle politiche sociali Durigon hanno sottolineato la valenza innovativa del provvedimento. Il termine per la presentazione di emendamenti e ordini del giorno è scaduto il 10 aprile.

Nelle sedute del 15 e 16 aprile sono stati votati e respinti tutti gli emendamenti e sono stati approvati, con distinte votazioni, i 15 articoli del testo. Sono stati quindi accolti gli ordini del giorno G/1407/5/10, della senatrice Camusso (PD) e altri, sulla valorizzazione e diffusione di forme di partecipazione gestionale dei lavoratori nelle società a partecipazione pubblica, G/1407/6/10, del senatore Mazzella (M5S) e altri, sul diritto dei lavoratori ad essere regolarmente informati sulla situazione economica e finanziaria dell'impresa, e, come raccomandazione, il G/1407/4/10 (testo 2), Camusso e altri. La Commissione ha infine conferito a maggioranza il mandato alla relatrice Mancini a riferire favorevolmente in Assemblea sull'approvazione del disegno di legge, nel testo trasmesso dalla Camera dei deputati.

L'esame in Assemblea

Il 14 maggio la relatrice Mancini ha illustrato il disegno di legge all'Assemblea, che ha poi proceduto all'approvazione dei singoli articoli del testo. Nelle dichiarazioni finali hanno annunciato voto favorevole i senatori Furlan (IV), Lombardo (Az), Spagnolli (Aut), Mariastella Gelmini (Cd'I), Silvestro (FI-BP), Elena Murelli (LSP) e Berrino (FdI). Pur criticando alcuni tagli al testo originario, quali l'assenza di obblighi per le aziende pubbliche e il sistema bancario, IV ha enfatizzato l'importanza della contrattazione e del protagonismo dei lavoratori; Az ha spiegato la necessità di considerare il lavoro non solo come fattore produttivo, ma come elemento di crescita personale e comunitaria; Aut ha segnalato criticità su formazione, fiscalità e partecipazione reale, auspicando una revisione profonda per rendere la legge davvero efficace; Cd'I ha evidenziato l'importanza storica della legge di iniziativa popolare promossa dalla CISL, che rompe con la vecchia logica conflittuale tra lavoratori e imprese; FI-BP ha apprezzato il modello inclusivo e volontario del testo, che prevede incentivi fiscali, formazione e un maggiore coinvolgimento nei processi decisionali aziendali; LSP ha definito il provvedimento riformista e non ideologico, capace di avvicinare l'Italia ai modelli di partecipazione già applicati in Paesi come Germania e Francia; FdI ha criticato chi ancora alimenta la logica del conflitto tra lavoratori e imprese, sostenendo invece un modello di collaborazione. I senatori Magni (AVS) e Mazzella (M5S) hanno dichiarato voto contrario: il provvedimento non realizza una vera partecipazione dei lavoratori, ma affida tutto alla volontarietà delle imprese, senza obblighi né garanzie, lasciando milioni di lavoratori privi di rappresentanza e protezione effettiva. La senatrice Camusso (PD) ha annunciato l'astensione, parlando di appropriazione e svuotamento di un testo originariamente forte e significativo: la legge è diventata un'operazione finanziaria, dove il lavoro è visto come un semplice oggetto e non come soggetto di partecipazione.

Ordinamento generale dello Stato

Approvato in prima lettura il ddl di conversione del decreto-legge in materia di cittadinanza

decreto-legge in materia di cittadinanza

Nella seduta del 15 maggio l'Assemblea del Senato ha approvato in prima lettura, con 81 voti favorevoli e 37 contrari, il ddl n. 1432 di conversione del decreto-legge 28 marzo 2025, n. 36, recante disposizioni urgenti in materia di cittadinanza. Il testo è quindi passato all'esame dell'altro ramo del Parlamento.

Per impedire con effetto immediato gli abusi da parte di stranieri che chiedono la cittadinanza senza avere effettivi legami con l'Italia, per esclusive ragioni di ingresso e soggiorno nell'Unione europea, il decreto n. 36/2025 ha introdotto in via d'urgenza alcune disposizioni sistematicamente collegate al disegno di legge sulla cittadinanza approvato contestualmente al decreto. In particolare si limita la trasmissione delle cittadinanza a chi ha un genitore o un nonno italiano, escludendo i discendenti successivi alla seconda generazione. Si richiede inoltre che il discendente sia nato in Italia o abbia un genitore che abbia risieduto in Italia per almento due anni. Ulteriori disposizioni in materia di accertamento giudiziale stabiliscono l'esclusione del giuramento e della testimonianza quali mezzi di prova e che spetta al richiedente l'onere di provare l'insussistenza di cause relative alla perdita o al mancato acquisto della cittadinanza. Per ulteriori approfondimenti si rinvia al dossier predisposto dai Servizi studi del Parlamento.

L'esame in Commissione

Il disegno di legge è stato incardinato nella 1a Commissione in sede referente il 2 aprile (1a pomeridiana) con la relazione del senatore Lisei (FdI).

La procedura informativa, in forma congiunta con i ddl n. 98 e abbinati in materia di riacquisto della cittadinanza italiana, si è svolta nella settimana tra l'8 e il 10 aprile in quattro sedute dell'Ufficio di Presidenza. I documenti acquisiti nel corso delle audizioni sono stati pubblicati su internet.

Il 10, il 15 e il 16 aprile si è svolta la discussione generale. Sono intervenuti i senatori Giacobbe, Francesca Lamarca, Nicita, Giorgis (PD), Menia (FdI), Tosato (LSP), Cataldi (M5S), Dafne Musolino (IV), De Cristofaro (AVS) e Mariastella Gelmini (Cd'I). Gli esponenti dell'opposizione hanno criticato molteplici aspetti del provvedimento, in particolare per la scelta di ricorrere alla decretazione d'urgenza in una materia di rilievo costituzionale. I rappresentanti della maggioranza nonché il relatore Lisei e il sottosegretario agli esteri Silli, intervenuti in replica, hanno giustificato l'urgenza del provvedimento con la proliferazione di richieste di cittadinanza da parte di stranieri, soprattutto argentini e brasiliani, intenzionati a utilizzare le proprie ascendenze non per recuperare un legame con l'Italia ma per ragioni strumentali al soggiorno e al transito negli Stati Uniti o in altri Paesi dell'UE.

Il 23 aprile sono stati pubblicati gli emendamenti e ordini del giorno presentati e, con gli interventi dei senatori Menia (FdI) e Borghese (Cd'I), ne è stata avviata l'illustrazione, conclusa il 29 con gli interventi dei senatori Giacobbe (PD), Cataldi (M5S) e Tosato (LSP). Il 6 maggio sono stati comunicati gli emendamenti dichiarati improponibili e sono stati presentati i due emendamenti del Governo 1.500, sulla disciplina transitoria dei procedimenti di concessione della cittadinanza in corso di definizione, e 1.0.500, sul riacquisto della cittadinanza da parte di ex cittadini italiani. L'8 maggio è iniziata la votazione degli emendamenti, con l'approvazione del citato 1.500 nonché degli 1.8 (testo 2) (e altri riformulati in testo identico) e 1.21 (testo 2) (e altri riformulati in testo identico) in materia di eccezioni alla regola di non considerare come cittadino italiano chi sia nato all'estero e sia in possesso di altra cittadinanza, degli 1.26 (testo 2) (e altri riformulati in testo identico), 1.47 (testo 2) (e altri riformulati in testo identico), 1.72 e 1.75 su altre ipotesi di acquisto o riacquisto della cittadinanza da parte di oriundi, apolidi o stranieri con un genitore italiano.
Nella seduta del 13 maggio (prima pomeridiana) è proseguita la votazione e sono risultati approvati gli emendamenti 1.0.500, già citato, 1.0.8, sull'introduzione di un obbligo di attestazione di conoscenza della lingua italiana per i cittadini nati e residenti all'estero ai fini del mantenimento della cittadinanza stessa, nonché l'emendamento di coordinamento Coord.1. Sono stati approvati anche gli ordini del giorno G/1432/2/1 (all'unanimità), su percorsi facilitati per l'accoglienza di discendenti di italiani residenti in Paesi vittime di regimi dittatoriali, e G/1432/3/1 (testo 2), su modalità di semplificazione ed economia procedimentale per il riconoscimento della cittadinanza dei familiari di chi l'abbia già conseguita.
Nella seduta del 14 maggio (antimeridiana) è stato approvato l'emendamento 1.0.8/5a Commissione, soppressivo del citato  1.0.8, a seguito del parere contrario espresso dalla Commissione bilancio ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Sono quindi intervenuti per dichiarazione di voto a nome dei rispettivi Gruppi sul conferimento del mandato al relatore i senatori Cataldi (M5S), Musolino (IV), Giacobbe (PD), contrari, Della Porta (FdI), Gelmini (Cd'I) e Occhiuto (FI-BP), favorevoli. Il senatore Tosato (LSP) ha dichiarato a titolo personale la non partecipazione al voto. È risultato infine approvato il mandato al relatore a riferire favorevolmente in Assemblea sull'approvazione del disegno di legge, nel testo risultante dalle modifiche approvate in sede referente.

La discussione in Assemblea

Il 14 maggio il relatore Lisei ha illustrato il disegno di legge all'Assemblea, evidenziando le modifiche introdotte in sede referente, tra cui l'estensione dei termini per alcune domande, nuove disposizioni per i minori, l'introduzione di un requisito biennale di residenza per i figli di cittadini italiani e la soppressione della prorogabilità fino a trentasei mesi per alcuni procedimenti.

L'Assemblea ha quindi respinto, in un'unica votazione con 77 voti contrari, 53 favorevoli e un'astensione, le questioni pregiudiziali QP1 e QP2 (presentata in forma orale), illustrate rispettivamente dai senatori Giacobbe (PD) e Dafne Musolino (IV), sulle quali sono intervenuti a favore i senatori Magni (AVS) e Cataldi (M5S).

Nella discussione generale hanno preso parte i senatori Crisanti, Francesca La Marca (PD), Scalfarotto (IV), Felicia Gaudiano (M5S) e Della Porta (FdI).

Il 15 maggio, in sede di replica, il relatore Lisei ha difeso il lavoro svolto in Commissione, rivendicando l'approvazione unanime di quasi tutti gli emendamenti e ribadendo l'urgenza del provvedimento per contrastare abusi nella concessione della cittadinanza. Il sottosegretario per i rapporti con il Parlamento Matilde Siracusano ha ribadito che il provvedimento non limita diritti acquisiti, ma rafforza il legame effettivo con l'Italia: la cittadinanza dev'essere un vincolo profondo e non uno strumento di comodo.

Durante l'esame dell'articolato è stato approvato l'emendamento 1.138 del relatore, che ripristina la prorogabilità fino a trentasei mesi per i procedimenti di concessione della cittadinanza. Sono stati altresì accolti gli ordini del giorno G1.1 e G1.2 della Commissione, G1.100 del senatore Menia (FdI) e G1.101 dei senatori Paroli (FI-BP) e Daisy Pirovano (LSP).

Nelle dichiarazioni finali hanno annunciato voto favorevole i senatori Occhiuto (FI-BP), che ha promosso un modello di ius Italiae, sostenuto da FI, basato su integrazione reale, scuola e lingua, rifiutando automatismi e valorizzando il radicamento; Daisy Pirovano (LSP), secondo la quale si è cercato un equilibrio tra il rispetto del legame di sangue con l'Italia e la necessità di riformare con urgenza, pur in mancanza di un vero dibattito parlamentare; Menia (FdI), cheha richiamato la visione "sacrale" dell'italianità: non solo sangue o suolo, ma spirito, identità e doveri, denunciando il business delle cittadinanze facili. Hanno dichiarato voto contrario i senatori Lombardo (Az), che ha accusato il Governo di incoerenza: dice di valorizzare gli italiani all'estero, ma toglie loro il diritto alla cittadinanza iure sanguinis, anche retroattivamente; Spagnolli (Aut), che ha proposto lo ius culturae come cittadinanza inclusiva: il decreto manca di visione e metodo, serve una riforma sistemica e non un provvedimento d'urgenza che spacca persino la maggioranza; Dafne Musolino (IV), che ha contestato l'introduzione di un balzello da 250 euro sulle domande e l'assenza di un disegno riformatore inclusivo, invocando un'evoluzione normativa verso ius soli e ius scholae; Borghese (Cd'I), che ha espresso un voto in dissenso dal Gruppo, contestando in primis la logica emergenziale usata per giustificare la norma, che colpisce anche chi ha diritto legittimo alla cittadinanza, chiedendo una riforma organica e inclusiva; Magni (AVS), che ha denunciato l'assenza di visione storica sull'emigrazione italiana e richiamato la necessità di riconoscere la cittadinanza come diritto, non come concessione, ribadendo l'importanza dell'inclusione in una società ormai multietnica; Cataldi (M5S), che ha richiamato la ricchezza storica e culturale delle comunità italiane all'estero, che vanno valorizzate e non trattate come un problema amministrativo; Parrini (PD), che ha definito il decreto frutto di malafede politica: il Governo ha adottato un modo di legiferare ritorsivo, colpendo categorie scomode come gli italiani residenti all'estero, accusandoli ingiustamente di speculazione, trascurando legami che meritano rispetto e non provvedimenti frettolosi.