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Minerva Web
Rivista online della Biblioteca "Giovanni Spadolini"
A cura del Settore orientamento e informazioni bibliografiche
n. 21 (Nuova Serie), giugno 2014

Biblioteca 2.0

Il futuro del catalogo

Abstract

La conferenza internazionale FSR 2014, del cui workshop introduttivo abbiamo scritto nello scorso numero di MinervaWeb e della quale qui illustriamo gli interventi, ha fornito un contributo di idee e di sollecitazioni sul settore della catalogazione, da sempre elemento fondamentale dell'attività bibliotecaria, e oggi al centro di un processo di evoluzione che sta traghettando il catalogo tradizionale verso nuove prospettive, nel quadro di una integrazione sempre più stretta con il web. Un'attenzione particolare è rivolta nei confronti degli utenti e delle loro esigenze di ricerca, in continuo cambiamento.

logo FSR

1. Finalità e temi della conferenza

2. I cataloghi di nuova generazione e il processo di trasformazione del record bibliografico

3. Cooperazione e esperienze internazionali

4. Il punto di vista dell'utente e la formazione professionale dei catalogatori

5. Riferimenti e approfondimenti bibliografici

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1. Finalità e temi della conferenza

Il 27 e 28 febbraio 2014 si è svolta la conferenza internazionale FSR 2014, Faster, smarter, richer: reshaping the library catalogue, organizzata dall'AIB (Associazione italiana biblioteche) in collaborazione con la Biblioteca Vaticana.

Lo scopo della conferenza è stato quello di sviluppare una discussione, attraverso la partecipazione di relatori provenienti da tutto il mondo, sulle trasformazioni che i tradizionali cataloghi delle biblioteche stanno affrontando in questi anni e sulle sfide future che li attendono affinché possano diventare sempre più utili e sempre più integrati con gli altri strumenti di ricerca bibliografica che si stanno sviluppando al di là dei cataloghi stessi.

I partecipanti hanno portato, ciascuno sulla base delle proprie esperienze e realtà locali, contributi di riflessione sulla questione fondamentale che coloro che si occupano di cataloghi devono affrontare, ovvero come il catalogo debba rapportarsi con il web, quale debba essere la sua posizione perché non risulti uno strumento poco accessibile e di conseguenza poco utilizzato. Spesso, infatti, il catalogo risulta essere eccessivamente nascosto all'interno del web, ed è difficile accedervi soprattutto da parte di un'utenza sempre più abituata alla facilità e all'immediatezza della ricerca su Google e sui principali motori di ricerca.

La conferenza ha affrontato tutti gli aspetti relativi ai nuovi cataloghi: la gestione dei record bibliografici, quella dei metadati, il passaggio ai linked data e tante altre questioniaperte che necessitano di una risposta tempestiva perché lo strumento "catalogo" risulti sempre aggiornato e continui ad esercitare il suo ruolo centrale per lo svolgimento delle ricerca bibliografica.

Le due giornate sono state inaugurate da importanti e significative testimonianze, quella di Carlo Revelli,che nel corso della sua lunga attività professionale si è occupato in maniera specifica della catalogazione (leggi qui) e quella di Dorothy Mc Garry, a lungo alla direzione del settore di catalogazione della UCLA Physical Sciences and Technology Libraries (leggi qui).

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2. I cataloghi di nuova generazione e il processo di trasformazione del record bibliografico

La prima sessione, dal titolo Models and strategies, ha affrontato subito le tematiche principali, con l'intervento di Daniel Van Spanje (OCLC, Olanda) (qui la presentazione) il quale ha operato un confronto tra le caratteristiche del catalogo, spesso isolato all'interno della biblioteca, e gli strumenti di ricerca più utilizzati dagli utenti (cataloghi di librerie online, motori di ricerca), mettendo in evidenza come questo mutato panorama cambi anche il modo di lavorare del catalogatore, che, nella gestione dei metadati, deve tenere presente il contesto globale in cui ormai i dati bibliografici sono inseriti. Il processo che è necessario mettere in atto è quello che vede il passaggio dai dati immagazzinati all'interno del record bibliografico ai dati organizzati all'interno di una rete di relazioni, secondo il modello BIBFRAME, sviluppato dalla Library of Congress, che si basa proprio sulle relazioni tra le diverse risorse.

Il record bibliografico e la sua trasformazione sono stati oggetto centrale anche dell'intervento di Rachel Ivy Clarke (University of Washington, US) che ha ripercorso la storia dei record, passati da una struttura iniziale semplice ad una sempre più complessa, man mano che cresceva la necessità di indicare una quantità sempre maggiore di dati che identificassero un'opera rispetto ad un'altra (nuove edizioni , traduzioni, ristampe, diversi supporti ecc.). Il record è diventato, nel tempo, una sorta di contenitore di dati sempre più numerosi, ma questo modello tradizionale di record come collezione di dati inserita all' interno di un unico contenitore (scheda cartacea o record MARC) non risulta più adeguato nel contesto dello sviluppo del web e, in particolare, del web semantico. Poiché nel web semantico ogni risorsa viene identificata univocamente da una URI (Uniform Resource Identifier), i dati bibliografici non hanno più bisogno di essere contenuti in un'unica unità ma possono risiedere in luoghi diversi del web, purché siano univocamente identificati e linkati tra di loro per creare una serie di connessioni semanticamente significative (linked data). Il record unico viene, per così dire, spacchettato, frantumato, perché si creino sempre nuove connessioni fra i singoli dati.

Il punto di vista dell'utente, del ricercatore è al centro dell'intervento di Tanja Mercun e Maja Zumer (Università di Ljubijana, Slovenia) (qui la presentazione). Le bibliotecarie slovene hanno focalizzato la loro attenzione sulla necessità di creare cataloghi più funzionali, tecnologicamente più avanzati, che vengano incontro alle richieste da parte degli utenti, la cui ricerca nel contesto attuale è spesso frustrante, soprattutto per utenti abituati all'uso di strumenti immediati come Google. La risposta a queste necessità può essere data dall'utilizzazione nell'interfaccia dell'utente dello schema FRBR - Functional requirements for bibliographic records (vedi qui una sintesi). L'aspetto dell'interfaccia utente negli ultimi anni è stato infatti trascurato, creando una situazione di arretratezza della struttura dei cataloghi rispetto all'avanzamento rapido della riflessione teorica. La presentazione ha offerto una introduzione a FRBRVis, un prototipo che permette la traduzione dei concetti base FRBR nella pratica catalografica.

Gli FRBR sono stati l'argomento principale dell'intervento di Karen Coyle dagli USA (qui la presentazione), che ne ripercorre la storia dal 1990 in poi, citando la definizione data da Barbara Tillet nel 2005: "FRBR is not a data model. FRBR is not a metadata scheme. FRBR is not a system design structure. It is a conceptual model of the bibliographic universe". Coyle descrive sistemi basati su FRBR come FABIO, una ontologia allineata con FRBR per la descrizione e pubblicazione sul web semantico di record, facente parte della più ampia famiglia di ontologie SPAR.

Il rapporto tra FRBR e RDA (Resource Description and Access), l'attuale standard angloamericano per la catalogazione descrittiva e l'indicizzazione dei record bibliografici, è stato analizzato dall'intervento di Gordon Dunsire dalla Gran Bretagna (qui la presentazione) che ha trattato anche il tema del rapporto tra RDA e le applicazioni per i linked data.

La sessione si è chiusa con l'intervento di Dean Seeman e Lisa Goddard dal Canada (qui la presentazione) che hanno approfondito il tema pratico di come i catalogatori nella loro attività quotidiana possano preparare la strada nella gestione dei dati per fare in modo che, in questa fase di transizione verso nuovi modelli, i dati inseriti oggi siano utilizzabili al meglio in un futuro in cui linked data e web semantico saranno effettivamente utilizzati nella pratica corrente della catalogazione.

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3. Cooperazione e esperienze internazionali

Nella seconda e terza sessione, dal titolo rispettivamente di Cooperation: challenges and opportunities e Brits and bricks sono state portate testimonianze ed esperienze di diverse biblioteche in contesti internazionali.

Klaus Kempf (Bayerische Staatsbibliothek di Monaco) ha mostrato, con esempi tratti dalla propria realtà, come una rivoluzione silenziosa si stia attuando nell'attività della catalogazione, che resta una delle attività centrali della biblioteca. Kempf ha illustrato il processo di sviluppo del catalogo, iniziato, a livello locale, con l'introduzione di nuovi elementi che andavano oltre l'indicazione interna del posseduto e della localizzazione (ad esempio l'indicazione del collegamento a risorse online, pubblicamente accessibili) e proseguito, poi, con l'unione dei cataloghi in metacataloghi sempre più vasti (l'esempio più noto è quello di KVK, Karlsruhe Virtueller Katalog), prima a livello regionale, poi nazionale e mondiale. I linked open data, infine, stanno aprendo i dati del catalogo a tutta una vasta comunità, anche non bibliotecaria, per usi e sviluppi futuri diversi.

Questo processo ha portato ad una gestione sempre più standardizzata a livello internazionale dei metadati. Si è sviluppato l'uso, ad esempio, di EDM (European Data Model) modello nato nell'ambito di Europeana (biblioteca digitale europea che riunisce contributi digitalizzati da diverse istituzioni dei paesi membri dell'Unione Europea) e rivolto a istituzioni che si occupano di conservazione di documenti e memorie; si ricorre sempre più all'uso di authority riconosciute come particolarmente autorevoli (GND, LOC authorities, VIAF), nonché all'uso di identificativi stabili (URI). Si sta sviluppando uno standard internazionale sempre più preciso per la creazione di metadati che, tra l'altro, ha la funzione di facilitare e preparare il terreno per l'uso dei dati nel web semantico, e cioè BIBFRAME. La generazione e creazione automatica dei metadati è essenziale poiché ormai i cataloghi non includono solo record riguardanti opere su supporto fisico ma un vasto insieme di oggetti diversi (e-books, databases, siti web e così via).

Il nodo dei cambiamenti nella gestione dei metadati è stato preso in considerazione da diversi relatori, che hanno esposto ciascuno la propria esperienza.

Massimo Gentili Tedeschi (Biblioteca Braidense) ha illustrato la complessità della creazione di un vocabolario controllato per la descrizione di risorse musicali. Anche Zdravko Blazekovic (Répertoire International de Littérature Musicale, USA) (qui la presentazione) si è occupato del settore musicale ripercorrendo la storia di RILM (Repertorio Internazionale di Letteratura Musicale), che, nel suo passaggio da repertorio su volume cartaceo a risorsa online, ha continuato ad essere un punto di riferimento per l'utilizzo di diversi thesauri (geografico, di strumenti musicali, di istituzioni) creando anche files di equivalenza tra diverse lingue. Ancora sulla musica, Cristina Pattuelli (Pratt Institute New York, USA) (qui la presentazione)ha mostrato il progetto Linked Jazz, ovvero la scoperta della storia del jazz attraverso l'uso dei linked open data.

Paola Manoni (Biblioteca Vaticana) ha analizzato il processo di definizione dei metadati per le collezioni della Vaticana con particolare riferimento a manoscritti, fondi archivistici, monete, medaglie ecc., descrivendo i progetti di digitalizzazione in corso presso la Biblioteca Vaticana. Sempre dalla Biblioteca Vaticana Laura Lalli ha descritto il progetto di digitalizzazione della sezione dei libri rari, facente parte del più ampio progetto di digitalizzazioneProject Polonski, in collaborazione con le Bodleian Libraries dell'Università di Oxford, mentre Edward M. Corrado e Rachel Jaffe (Binghamton University Libraries, USA) (qui la presentazione) hanno illustrato il trattamento dei metadati nel progetto di conservazione digitale di fotografie attraverso il software commerciale Rosetta.

Anna Lucarelli ed Elisabetta Viti (Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze) hanno descritto l'esperienza di cooperazione tra la Biblioteca Nazionale di Firenze e la Library of Congress per quanto riguarda le intestazioni dei soggetti (Nuovo soggettario e Library of Congress Subject Headings), illustrando i problemi da affrontare per rendere interoperabili thesauri di lingue differenti e ponendo l'accento sulla necessità di creare links di equivalenza che permettano la ricerca a prescindere dalla lingua utilizzata, necessità che in futuro sarà sempre maggiore, con la crescente utilizzazione e diffusione del web semantico.

L'arricchimento dei dati del catalogo passa anche dall'attenzione rivolta a metadati particolari, come quelli presentanti da Paola Puglisi della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, riguardanti la descrizione bibliografica delle copertine dei libri, spesso ignorate dalla catalogazione pur essendo parte integrante e significativa dell'opera (qui la presentazione).

Il carattere internazionale della conferenza è stato confermato dalla partecipazione di numerosi bibliotecari provenienti da diversi paesi. Renate Behrens (Biblioteca nazionale tedesca) e Verena Schaffner (Austrian Library Network and Service Ltd., Austria) (qui la presentazione) hanno illustrato il modello di cooperazione, basato sull'uso di RDA nelle biblioteche di lingua tedesca. Si tratta di un interessante caso di utilizzo delle RDA in ambito non anglo-americano, così come quello che si sta portando avanti in Turchia, descritto da Dogan Atilgan, Nevzat Özel, (Ankara University, Turchia) e Tolga Çakmak (Hacettepe University, Turchia) e quello presentato da Eliane Serrão Alves Mey, Isabel Arino Grau, Fernanda Salgado Biar (Universidade Federal do Estado do Rio de Janeiro (UNIRIO), Brasile). La partecipazione alla conferenza da parte di Tetyana Yaroshenko e Iryna Bankovska (National University of Kyiv Mohyla Academy, Ucraina) (qui la presentazione), che ha permesso di conoscere la realtà delle biblioteche ucraine, è stata particolarmente apprezzata anche in considerazione delle difficoltà che il loro paese di origine sta attraversando.

Dal Canada Juliya Borie, Kate MacDonald, Elisa Sze dell'Università di Toronto, Canada (qui la presentazione) si sono occupate del ruolo della catalogazione all'interno del più ampio problema della valorizzazione del ruolo delle biblioteche all'interno delle istituzioni di cui fanno parte; la catalogazione deve avere la capacità di andare oltre i confini tradizionali del record bibliografico offrendo, ad esempio, accesso alle risorse digitali disponibili.

Sui problemi legati all'authority si è soffermata Simona Turbanti dell'Università di Pisa (qui la presentazione) che ha messo in evidenza la necessità di una riconsiderazione della gestione degli authority files, i cui dati spesso non sono competitivi rispetto a dati forniti da fonti come Wikipedia, nel quadro di una maggiore cooperazione con agenzie anche non bibliografiche.

Sulla funzione attuale del catalogo, sul suo rapporto con l'utente e sul rinnovato ruolo del catalogatore si è soffermata Violeta Ilik (Texas A&M University, USA) mentre Carlo Bianchini dell'Università di Pavia e Mauro Guerrini dell'Università di Firenze hanno ripercorso i cambiamenti dei cataloghi a partire da FRBR, che ha modificato il modello logico del catalogo stesso, e su cui si sono modellate le REICAT (Regole italiane di catalogazione) e le RDA. L'intervento ha messo in evidenza come sia necessario trasformare i vecchi formati dei record bibliografici in nuovi formati allineati con i principi FRBR ed ha illustrato l'iniziativa lanciata nel 2011 dalla Library of Congress (BIBFRAME - Bibliographic Framework Initiative).

Problemi di carattere generale e concettuale sono stati al centro dell'attenzione di Agnese Galeffi (Scuola Vaticana di Biblioteconomia - IFLA Cataloguing Standing Committee)(qui la presentazione) che si è soffermata sul significato dei principi di catalogazione e sul loro rapporto con la funzionalità dei cataloghi e di Claudio Gnoli (ISKO), il quale si è occupato di problemi della organizzazione della conoscenza illustrando il ruolo dei KOS (Knowledge Organizations Systems) e il loro rapporto con lo sviluppo del web semantico.

La conferenza ha offerto anche il punto di vista di professioni non strettamente bibliotecarie: in quest'ambito Luca Martinelli di Wikimedia (qui la presentazione) ha illustrato il progetto Wikidata, banca dati che contiene informazioni tratte da Wikipedia e strutturate in open data, liberamente leggibili e modificabili sia da persone che da sistemi automatici.

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4. Il punto di vista dell'utente e la formazione professionale dei catalogatori

L'ultima sessione della conferenza, dal titolo User Experience (the catalogue and you) si è aperta con un intervento critico e realistico di Alberto Petrucciani (Università di Roma La Sapienza) il quale, attraverso esempi concreti tratti da cataloghi di diverse biblioteche ha mostrato come spesso la qualità della catalogazione lasci molto a desiderare e non sia all'altezza della complessità delle costruzioni teoriche che riguardano il catalogo, con una evidente penalizzazione dell'utente che ricerca l'informazione.

La formazione professionale dei catalogatori è il tema affrontato da Anna Maria Tammaro dell'Università di Firenze e Vittore Casarosa (CNR-ISTI) che evidenziano come la trasformazione del tradizionale catalogo richieda che i catalogatori siano anche esperti di trattamento dei dati, di archiviazione e conservazione digitale. Sempre in tema di formazione professionale Anne Welsh (UCL Department of Information Studies, UK) parla dell'esperienza di docente in classi che si formano su regole di catalogazione differenti (AACR2, Anglo-American Cataloguing Rules 2, e RDA).

Di problemi legati all'utente e agli strumenti di ricerca, in particolare per quanto riguarda le collezioni digitali, si sono occupati Marie-Louise Ayres (National Library of Australia) (qui la presentazione) che ha illustrato il sistema di ricerca TROVE, in grado di operare la ricerca su tutti i tipi di documenti (libri, giornali digitalizzati, musica, fotografie), e Dobrica Savic (International Atomic Energy Agency, Austria) (qui la presentazione) che ha illustrato il sistema GSA (Google Search Appliance) utilizzato dall'INIS (International Nuclear Information System) per la ricerca nel proprio database costituito da oltre tre milioni di record bibliografici e 280.000 documenti a testo pieno.

Antonella Trombone dell'Università della Basilicata (qui la presentazione) si è occupata del punto di vista dell'utente illustrando diversi modi di presentazione dei risultati della ricerca con esempi tratti da OPAC di numerose biblioteche.

Da segnalare, infine, nella poster session, la presentazione di Lucia Panciera (Biblioteca della Camera dei deputati) che ha illustrato il processo di pubblicazione in formato linked open data del database BPR (Bibliografia del Parlamento italiano e degli studi elettorali) (vedi qui per approfondimento).

Le due intense giornate hanno avuto il merito di porre l'accento su tutti gli aspetti del mondo della catalogazione, che costituisce ancora un settore centrale e fondamentale dell'attività della biblioteca e che deve saper cogliere le sfide future perché tale ruolo diventi sempre più importante, utile e collegato alle continue trasformazioni a cui le biblioteche vanno incontro man mano che diventano parte del più ampio "web of data". Qualunque sia il mutamento tecnologico che ci aspetta rimane valida l'affermazione di Charles A. Cutter del 1876, citata da Tanja Mercun nella sua presentazione: "The best catalogue answers the most questions with the least amount of trouble to the user".

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5. Riferimenti e approfondimenti bibliografici

Il futuro del catalogo. Percorso bibliografico nelle collezioni del Polo Bibliotecario Parlamentare. Si suggerisce inoltre la ricerca nelle banche dati consultabili dalle postazioni pubbliche della Biblioteca.

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