Nella seduta dell'11 dicembre, con 81 voti favorevoli, 47 contrari e
un'astensione, l'Assemblea del Senato ha approvato in via definitva il ddl
n. 1264,
disposizioni in materia di lavoro, già approvato dalla Camera dei
deputati il 9 ottobre.
Il disegno di legge, di iniziativa governativa e collegato alla manovra
di finanza pubblica, si compone di 34 articoli ed è finalizzato ad
introdurre norme di semplificazione e regolazione che incidono in materia
di lavoro e politiche sociali, con particolare riferimento ai temi della
salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, della disciplina dei
contratti di lavoro, dell'adempimento degli obblighi contributivi, del
rafforzamento delle capacità operative dei servizi sociali degli enti
territoriali nonché degli ammortizzatori sociali.
L'esame in sede referente
La 10a Commissione ha incardinato il disegno di legge il 16
ottobre con la relazione della senatrice Mancini (FdI). Nella stessa
seduta il Ministro del lavoro e delle politiche sociali Calderone è
intervenuta soffermandosi su alcune questioni strategiche, con particolare
riferimento alla regolamentazione dell'assenza ingiustificata dal posto di
lavoro e alla disciplina in materia di somministrazione. Il 22 ottobre la
Commissione ha deliberato di richiedere contributi scritti a soggetti
qualificati indicati dai Gruppi. Il 5 novembre il Presidente Zaffini (FdI)
ha comunicato la disponibilità dei documenti
acquisiti ai fini istruttori. Il 20 novembre si è svolta la
discussione generale, il 26 novembre è intervenuta in replica la relatrice
Mancini e il 28 novembre è scaduto il termine per la presentazione di
ordini del giorno ed emendamenti.
Il 3 dicembre sono stati pubblicati gli emendamenti
e ordini del giorno presentati. L'illustrazione degli emendamenti si
è svolta nelle quattro sedute del 3 e del 4 dicembre. Nella seduta del 5
dicembre il Presidente Zaffini ha reso noto che la 5a Commissione ha
trasmesso parere non ostativo sul testo del disegno di legge, parere
contrario su alcuni emendamenti, che risultano di conseguenza
inammissibili, e parere non ostativo su altri. Dopo l'espressione del
parere contrario della relatrice e del sottesegretario Durigon, la
Commissione ha votato e respinto gli emendamenti agli articoli 1, da 7 a
13, da 17 a 20, 23, 28 e da 31 a 34, gli altri sono stati ritirati o
dichiarati decaduti. Quindi il Governo ha accolto alcuni ordini del giorno
tra i quali, in seguito alla loro riformulazione, il G/1264/7/10,
sulla possibilità di lavoro agile in caso di lavoratori affetti da
patologie, e il G/1264/8/10,
che prevede tra l'altro la possibilità di ridurre il termine dell'assenza
ingiustificata del lavoratore oltre il quale si determina la cessazione
del rapporto di lavoro per dimissioni. Altri ordini del giorno sono stati
invece accolti come raccomandazione. Infine, la Commissione a maggioranza
ha conferito mandato alla relatrice Mancini a riferire favorevolmente
all'Assemblea sull'approvazione del disegno di legge.
La discussione in Assemblea
Nella seduta del 10
dicembre, dopo la relazione all'Assemblea della senatrice Mancini,
sono state illustrate le questioni pregiudiziali QP1,
QP2 e QP3, rispettivamente dai senatori Susanna Camusso (PD), Magni
(AVS) e Patuanelli (M5S). Sono intervenute a favore le senatrici Musolino
(IV), che ha denunciato la violazione di principi costituzionali e
comunitari e l'assenza di attenzione a sicurezza e formazione, aggravata
dal contesto delle morti sul lavoro; Furlan (PD), che ha accusato il
Governo di cancellare conquiste importanti per i lavoratori somministrati,
ridurre la contrattazione collettiva e favorire l'elusione fiscale. Il
senatore Zullo (FdI) ha espresso contrarietà alle pregiudiziali, ritenendo
legittima la possibilità di rivedere i limiti del lavoro somministrato e
la formazione in risposta alle esigenze straordinarie; il provvedimento
offre maggiore flessibilità alle imprese, senza ridurre le tutele per i
lavoratori. Le questioni pregiudiziali sono state respinte dall'Assemblea,
in un'unica votazione, con 51 voti favorevoli e 88 contrari. È stata
inoltre avviata la discussione generale, con gli interventi delle
senatrici Dolores Bevilacqua, Elisa Pirro (M5S), Ylenia Zambito (PD),
Dafne Musolino (IV) e del senatore Magni (AVS).
Nella seduta dell'11
dicembre la discussione generale si è conclusa, con gli interventi
dei senatori Bergesio (LSP), Annamaria Furlan (PD) e Berrino (FdI). In
replica, la relatrice Mancini, ha elogiato il provvedimento per la
capacità di semplificare e tutelare i lavoratori, con un focus sulla
sicurezza e sulla formazione continua, rigettando l'idea che crei
precarietà. Il Sottosegretario per il lavoro e le politiche sociali
Durigon ha rivendicato il taglio strutturale del cuneo fiscale per 10
miliardi annui, l'aumento dell'occupazione e l'attenzione alla sicurezza
sul lavoro, invitando tutte le forze politiche a collaborare per trovare
soluzioni condivise.
Nelle dichiarazioni finali hanno annunciato voto favorevole i senatori
Guidi (Cd'I), che ha apprezzato l'approccio del provvedimento, mirato a
migliorare il benessere psicologico e le condizioni lavorative dei
lavoratori, oltre a ridurre la burocrazia; Silvestro (FI-BP), che ha
elogiato l'obiettivo di migliorare l'incontro tra domanda e offerta di
lavoro e di favorire una maggiore mobilità e qualità occupazionale; Elena
Murelli (LSP), che ha ribadito l'impegno del Governo nella semplificazione
normativa e nella tutela dei lavoratori attraverso misure come il sostegno
alla contrattazione collettiva, il contrasto agli abusi nei contratti e
l'attenzione alle categorie più vulnerabili; Zaffini (FdI), che ha
richiamato l'attenzione sulla necessità di un dibattito serio su sviluppo
e produttività, criticando l'atteggiamento politico di alcuni sindacati ed
esortando il Governo a ribaltare il paradigma della lotta di classe. Hanno
annunciato voto contrario i senatori Daniela Sbrollini (IV), che ha
criticato la deregolamentazione del mercato del lavoro e l'assenza di
misure efficaci per ridurre precarietà, disoccupazione giovanile e divario
salariale di genere;De Cristofaro (Misto-AVS), che ha espresso un netto
dissenso su un provvedimento propagandistico, accusando la maggioranza di
aver ignorato le proposte dell'opposizione, incluso il salario minimo, e
di aver reintrodotto misure come le dimissioni in bianco; Mazzella (M5S),
secondo cui l'approccio della maggioranza favorisce la competitività
basata sulla riduzione dei costi del lavoro, compromettendo la stabilità
occupazionale e la crescita economica del Paese; Susanna Camusso (PD) che
ha denunciato un atteggiamento che mina la contrattazione collettiva e
favorisce la precarizzazione del lavoro, invocato la necessità di norme
che garantiscano rappresentanza sindacale autentica e condizioni di lavoro
dignitose.