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Capitan Fracassa

  • La storia

    La storia

    Capitan Fracassa

    a. I (25 maggio - 31 dicembre 1880) - a. XII (1 gennaio- 2 ottobre 1891)

    Roma, Tip. dell'Opinione; dal 2 dicembre 1887 Stab. Tip. Italiano, cm 50, voll. 23

    Dopo il 1860 il giornalismo quotidiano conobbe un rapido incremento dovuto soprattutto allo sviluppo economico del paese, all'instaurarsi di nuovi rapporti tra gruppi dominanti e classe politica e all'ampliarsi della platea dei lettori. Roma, nuova capitale, ne divenne il centro di irradiazione. Qui affluivano da Firenze alcune importanti testate, mentre dal nord proveniva gran parte dei fondi destinati a finanziare i nuovi quotidiani. Nel periodo tra il 1880 e il 1890 inoltre si diffuse un giornalismo più aperto alla collaborazione degli intellettuali, di cui il Capitan Fracassa è un esempio: ricco di cronache, illustrazioni e varietà attraverso cui la stessa sostanza politica trova espressione in forme più agili e immediate. Questo giornale ebbe il merito di richiamare intorno a sé esponenti della cultura, artisti e letterati giovanissimi che ebbero negli anni successivi un ruolo rilevante nella vita intellettuale dell'Italia dell'epoca.

    Il progetto del giornale fu finanziato da un banchiere toscano trasferitosi a Roma, Moisé Bondi, amico di quel circolo di giornalisti che si radunava alla birreria Morteo, ritrovo alla moda di poeti, artisti, attori e uomini politici del tempo diventato "centro intellettuale della nuova Roma". La sede del giornale era situata in via del Corso, proprio sopra la birreria, dove sarebbe stato scelto il nome del giornale: nel primo numero del Capitan Fracassa viene riportata una presunta e divertente discussione interrotta dall'intervento del Signor Morteo, proprietario della birreria, allarmato dalle urla: "˗ Ma signori miei ; voi mi compromettete. A momenti arrivano le guardie. Tanto Fracasso!/ Fracasso ?/˗ Ripeta egregio signor Morteo ripeta! Con accento di viva ammirazione: /˗Ha detto fracasso! /˗ il titolo è trovato : capitan Fracassa".

    Gli ideatori del giornale, i cui primi direttori furono Luigi Arnaldo Vassallo per la parte politica e Raffaele Giovagnoli per la parte letteraria, cercarono di fondere la disparità delle loro idee nel comune punto d'incontro costituito dalla reciproca tolleranza e la formula diede ottimi risultati: infatti il quotidiano guadagnò subito il favore del pubblico, tanto che alla fine del primo mese poteva contare mille abbonati.

    Già nel secondo numero nella rubrica Da Roma a Roma e viceversa la redazione si compiace del primo successo del foglio sottolineando: "non c'è uomo che non abbia il Capitan Fracassa, non c'è donna che non voglia il Capitan Fracassa, non c'è bimbo che non còmpiti il Capitan Fracassa, non c'è vecchio che non se lo faccia leggere da' suoi nipoti; non c'è analfabeta che non guardi la figura della testata. I cuori semplici si appagano delle più miti soddisfazioni".

    Con il n. 268 del 2 ottobre 1891 viene data la notizia in prima pagina della fine delle pubblicazioni.

    Dopo dieci anni di silenzio, il 1 marzo 1901 riapparve fino al 10 ottobre 1905 (n. 279), per volontà di uno dei giovani collaboratori dell'antico Fracassa, Emilio Faelli.



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