Nella seduta del 27 maggio l'Assemblea del Senato ha approvato in prima deliberazione, con 85 voti favorevoli, 45 contrari e 10 astensioni, il ddl costituzionale n. 1279 recante modifiche allo Statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia. Il testo è quindi tornato all'esame dell'altro ramo del Parlamento per la seconda deliberazione.
Il disegno di legge, d'iniziativa del Consiglio regionale friulano, approvato in prima deliberazione dalla Camera dei deputati il 23 ottobre scorso, ponendosi criticamente nei confronti dell'abolizione delle province e del trasferimento alle Regioni delle relative competenze operata con la Legge costituzionale n. 1/2016, reca la proposta di modificare lo Statuto regionale per prevedere nuovamente l'istituzione, da attuare successivamente con legge regionale, di adeguati enti di area vasta dotati di autonomia politica, con organi eletti direttamente dai cittadini, intermedi tra la regione e i comuni, e con competenza nelle materie già assegnate alle soppresse province. Ulteriori disposizioni riguardano il numero dei consiglieri regionali, fissato a 49, l'ordinamento degli enti locali e l'istituto del referendum regionale.
L'esame in Commissione
Il disegno di legge costituzionale è stato incardinato nella 1a Commissione in sede referente il 25 febbraio con la relazione della senatrice Pirovano (LSP).
Il 29 aprile si è svolta la procedura informativa.
Nella discussione generale svolta il 6 maggio, il senatore Parrini (PD) ha evidenziato il contrasto tra la proposta in esame e alcuni principi desumibili dalla giurisprudenza della Corte costituzionale, il senatore Cataldi (M5S) ha sostenuto l'opportunità di una preventiva approvazione della proposta sul ripristino dell'elettività delle province, di cui ai ddl n. 57 e connessi già incardinati, il senatore Durnwalder (Aut) ha chiesto chiarimenti su alcune disposizioni particolari. Il ministro per gli affari regionali e le autonomie Calderoli, in replica, ha osservato, tra l'altro, che la natura costituzionale dell'atto consente al disegno di legge in esame di superare i limiti posti dalla giurisprudenza della Consulta alla legislazione ordinaria.
Il termine per la presentazione di emendamenti e ordini del giorno è
scaduto l'8 maggio.
Nella seduta del 14
maggio (antimeridiana) il Presidente Balboni (FdI) ha dato conto
della presentazione di 25 emendamenti, pubblicati in allegato
al resoconto, che sono stati illustrati, a nome dei rispettivi Gruppi, dai
senatori Cataldi (M5S) e Parrini (PD).
Nella successiva seduta pomeridiana
la relatrice Pirovano e il ministro per gli affari regionali e le
autonomie Calderoli hanno espresso parere contrario su tutti gli
emendamenti, che sono stati posti in votazione e sono risultati respinti.
Sono intervenuti, per dichiarazione di voto a nome dei rispettivi Gruppi
sul conferimento del mandato, i senatori Parrini (PD), contrario, e
Cataldi (M5S), astenuto. È risultato quindi approvato il mandato alla
relatrice a riferire favorevolmente in Assemblea sull'approvazione del
disegno di legge, nel testo trasmesso dalla Camera dei deputati. Infine il
ministro Calderoli ha svolto alcune considerazione in replica alle
dichiarazioni di voto.
La discussione in Assemblea
Il 27 maggio il disegno di legge costituzionale è stato illustrato all'Assemblea dalla relatrice Pirovano.
Respinte le questioni pregiudiziali QP1 e QP2, illustrate rispettivamente dai senatori Parrini (PD) e Patuanelli (M5S), sulle quali il senatore Dreosto (LSP) ha espresso contrarietà, è iniziata la discussione generale, nella quale sono intervenuti i senatori Felicia Gaudiano (M5S), che ha criticato la reintroduzione delle aree vaste come entità vuote, costose e senza funzioni definite, e Alfieri (PD), che, pur rispettando l'autonomia regionale, ha denunciato una forzatura costituzionale e politica nel metodo. In replica, il Ministro per gli affari regionali e le autonomie Calderoli ha sottolineato la legittimità della legge costituzionale rispetto alla legge Delrio, ribadendo che il tema del terzo mandato è estraneo alla riforma.
Dopo l'approvazione, senza modifiche dei singoli articoli, si sono svolte le dichiarazioni finali. Hanno annunciato voto favorevole i senatori Michaela Biancofiore (Cd'I), che ha criticato duramente la legge Delrio per aver creato un vuoto istituzionale e operativo nelle Province, rivendicando il valore democratico e identitario delle autonomie speciali; Zanettin (FI-BP), secondo cui la riforma è necessaria per rafforzare la competitività e la capacità di cooperazione transfrontaliera del Friuli Venezia Giulia; Dreosto (LSP), che ha richiamato il fallimento delle UTI e l'importanza di restituire ai territori un ente intermedio efficiente per gestire viabilità, scuole e pianificazione, nel rispetto del principio di sussidiarietà; Francesca Tubetti (FdI), che ha rivendicato il ruolo della maggioranza di centrodestra nel correggere l'errore dell'abolizione delle Province, restituendo coerenza istituzionale e decentramento amministrativo al Friuli. Hanno dichiarato voto contrario i senatori Cataldi (M5S), che ha denunciato l'aumento dei costi, l'assenza di benefici per i cittadini e l'indebolimento della democrazia partecipativa, accusando il Governo di fare riforme per la politica e non per i cittadini; Tatjana Rojc (PD), che ha definito la riforma un passo indietro per la specialità del Friuli e per le sue minoranze linguistiche, criticando l'approccio strumentale e privo di visione del centrodestra. I senatori Dafne Musolino (IV) e Magni (AVS) hanno annunciato l'astensione. Secondo IV il provvedimento è formalmente corretto, ma manca un vero dibattito politico sui motivi e le modalità della riforma; AVS ha espresso preoccupazione per l'enorme costo stimato per reintrodurre le Province, pari a circa un miliardo di euro.