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19 maggio 2025 | Numero 101

Cittadinanza italiana, ordinamento giurisdizionale e Corte disciplinare, modifiche allo Statuto speciale del Friuli-Venezia Giulia, conversione dei decreti-legge, elezione del Presidente della Provincia autonoma di Trento, conflitti di interesse nella Commissione antimafia, contrasto dell'immigrazione irregolare, funzioni della Corte dei conti e responsabilità amministrativa, elezione del sindaco nei comuni con più di 15.000 abitanti

Cittadinanza italiana

La settimana scorsa, oltre all'esame di disegni di legge in sede consultiva, la 1a Commissione ha svolto le seguenti attività:

  • Seguito e conclusione dell'esame in sede referente del ddl n. 1432 di conversione del decreto-legge 28 marzo 2025, n. 36, recante disposizioni urgenti in materia di cittadinanza, avviato il 2 aprile (1a pomeridiana) con la relazione del senatore Lisei (FdI).
    Per impedire con effetto immediato gli abusi da parte di stranieri che chiedono la cittadinanza senza avere effettivi legami con l'Italia, per esclusive ragioni di ingresso e soggiorno nell'Unione europea, il decreto n. 36/2025 ha introdotto in via d'urgenza alcune disposizioni sistematicamente collegate al disegno di legge sulla cittadinanza approvato contestualmente al decreto. In particolare si limita la trasmissione delle cittadinanza a chi ha un genitore o un nonno italiano, escludendo i discendenti successivi alla seconda generazione. Si richiede inoltre che il discendente sia nato in Italia o abbia un genitore che abbia risieduto in Italia per almento due anni. Ulteriori disposizioni in materia di accertamento giudiziale stabiliscono l'esclusione del giuramento e della testimonianza quali mezzi di prova e che spetta al richiedente l'onere di provare l'insussistenza di cause relative alla perdita o al mancato acquisto della cittadinanza. Per ulteriori approfondimenti si rinvia al dossier predisposto dai Servizi studi del Parlamento.
    La procedura informativa, in forma congiunta con i ddl n. 98 e abbinati in materia di riacquisto della cittadinanza italiana, si è svolta nella settimana tra l'8 e il 10 aprile in quattro sedute dell'Ufficio di Presidenza. I documenti acquisiti nel corso delle audizioni sono stati pubblicati su internet. Il 10, il 15 e il 16 aprile si è svolta la discussione generale. Sono intervenuti i senatori Giacobbe, Francesca Lamarca, Nicita, Giorgis (PD), Menia (FdI), Tosato (LSP), Cataldi (M5S), Dafne Musolino (IV), De Cristofaro (AVS) e Mariastella Gelmini (Cd'I). Gli esponenti dell'opposizione hanno criticato molteplici aspetti del provvedimento, in particolare per la scelta di ricorrere alla decretazione d'urgenza in una materia di rilievo costituzionale. I rappresentanti della maggioranza nonché il relatore Lisei e il sottosegretario agli esteri Silli, intervenuti in replica, hanno giustificato l'urgenza del provvedimento con la proliferazione di richieste di cittadinanza da parte di stranieri, soprattutto argentini e brasiliani, intenzionati a utilizzare le proprie ascendenze non per recuperare un legame con l'Italia ma per ragioni strumentali al soggiorno e al transito negli Stati Uniti o in altri Paesi dell'UE. Il 23 aprile sono stati pubblicati gli emendamenti e ordini del giorno presentati e, con gli interventi dei senatori Menia (FdI) e Borghese (Cd'I), ne è stata avviata l'illustrazione, conclusa il 29 con gli interventi dei senatori Giacobbe (PD), Cataldi (M5S) e Tosato (LSP). Il 6 maggio sono stati comunicati gli emendamenti dichiarati improponibili e sono stati presentati i due emendamenti del Governo 1.500, sulla disciplina transitoria dei procedimenti di concessione della cittadinanza in corso di definizione, e 1.0.500, sul riacquisto della cittadinanza da parte di ex cittadini italiani. L'8 maggio è iniziata la votazione degli emendamenti, con l'approvazione del citato 1.500 nonché degli 1.8 (testo 2) (e altri riformulati in testo identico) e 1.21 (testo 2) (e altri riformulati in testo identico) in materia di eccezioni alla regola di non considerare come cittadino italiano chi sia nato all'estero e sia in possesso di altra cittadinanza, degli 1.26 (testo 2) (e altri riformulati in testo identico), 1.47 (testo 2) (e altri riformulati in testo identico), 1.72 e 1.75 su altre ipotesi di acquisto o riacquisto della cittadinanza da parte di oriundi, apolidi o stranieri con un genitore italiano.
    Nella seduta del 13 maggio (prima pomeridiana) è proseguita la votazione e sono risultati approvati gli emendamenti 1.0.500, già citato, 1.0.8, sull'introduzione di un obbligo di attestazione di conoscenza della lingua italiana per i cittadini nati e residenti all'estero ai fini del mantenimento della cittadinanza stessa, nonché l'emendamento di coordinamento Coord.1. Sono stati approvati anche gli ordini del giorno G/1432/2/1 (all'unanimità), su percorsi facilitati per l'accoglienza di discendenti di italiani residenti in Paesi vittime di regimi dittatoriali, e G/1432/3/1 (testo 2), su modalità di semplificazione ed economia procedimentale per il riconoscimento della cittadinanza dei familiari di chi l'abbia già conseguita.
    Nella seduta del 14 maggio (antimeridiana) è stato approvato l'emendamento 1.0.8/5a Commissione, soppressivo del citato  1.0.8, a seguito del parere contrario espresso dalla Commissione bilancio ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Sono quindi intervenuti per dichiarazione di voto a nome dei rispettivi Gruppi sul conferimento del mandato al relatore i senatori Cataldi (M5S), Musolino (IV), Giacobbe (PD), contrari, Della Porta (FdI), Gelmini (Cd'I) e Occhiuto (FI-BP), favorevoli. Il senatore Tosato (LSP) ha dichiarato a titolo personale la non partecipazione al voto. È risultato infine approvato il mandato al relatore a riferire favorevolmente in Assemblea sull'approvazione del disegno di legge, nel testo risultante dalle modifiche approvate in sede referente.
  • Seguito dell'esame in sede referente del ddl costituzionale n. 1353 su ordinamento giurisdizionale e Corte disciplinare e degli abbinati ddl costituzionale n. 504 e petizione n. 98, avviato il 29 gennaio con la relazione illustrativa del Presidente Balboni (FdI).
    La proposta di iniziativa governativa, approvata in prima deliberazione dalla Camera dei deputati il 16 gennaio scorso, introduce nell'ordinamento il principio della separazione delle carriere dei magistrati, modificando le disposizioni costituzionali sugli organi di autogoverno della categoria. Al posto dell'attuale collegio unico, si prevede quindi l'istituzione di due organi distinti: il Consiglio superiore della magistratura giudicante e il Consiglio superiore della magistratura requirente, entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica e competenti, per le rispettive carriere, in materia di assunzioni, assegnazioni, trasferimenti, valutazioni di professionalità e conferimenti di funzioni. La giurisdizione disciplinare su tutti i magistrati viene invece attribuita a un'Alta corte appositamente istituita. Ai fini della composizione dei tre collegi, il criterio elettivo vigente per l'attuale CSM viene integrato con quello dell'estrazione a sorte, con l'obiettivo di ridurre l'incidenza delle correnti organizzate nell'autogoverno della magistratura. È inoltre previsto, entro un anno dall'entrata in vigore delle nuove disposizioni costituzionali, l'adeguamento delle leggi ordinarie che disciplinano il CSM, l'ordinamento giudiziario e la giurisdizione disciplinare. Il ddl n. 504, presentato dalla senatrice Erika Stefani (LSP) e altri, oltre ad analoghe norme sulla separazione delle carriere e sull'istituzione di due distinti organi di autogoverno, prevede la modifica dell'articolo 112 della Costituzione, con l'aggiunta, alla disposizione "Il pubblico ministero ha l'obbligo di esercitare l'azione penale" delle parole "nei casi e nei modi previsti dalla legge". Ciò in quanto si ritiene opportuno consentire al legislatore di poter intervenire sugli indirizzi politicamente rilevanti dell'azione di contrasto della criminalità esercitata dalla magistratura requirente.
    La procedura informativa, avviata il 20 febbraio, si è conclusa l'11 marzo. Sono stati pubblicati su internet i documenti acquisiti dai soggetti sentiti in audizione. Il 12 marzo la Commissione ha adottato, a maggioranza, il ddl n. 1353 come testo base della discussione. Nelle cinque sedute tra il 18 e il 25 marzo si è svolta la discussione generale. Sono intervenuti i senatori Cataldi, Sabrina Licheri, Ada Lopreiato, Elisa Pirro, Felicia Gaudiano, Nave, Gisella Naturale, Ettore Licheri, Concetta Damante, Dolores Bevilacqua, Patuanelli, Alessandra Maiorino (M5S), Parrini, Bazoli, Valeria Valente, Anna Rossomando, Verini, Vincenza Rando, Giorgis (PD), Della Porta, De Priamo (FdI), Mariastella Gelmini (Cd'I), Zanettin (FI-BP), De Cristofaro (AVS), Scalfarotto, Musolino (IV) e Potenti (LSP). I senatori di IV hanno ricordato che il proprio Gruppo ha espresso alla Camera un voto di astensione, non essendo contrario al principio della separazione delle carriere ma giudicando negativamente l'introduzione del sorteggio e il mancato intervento sul principio dell'obbligatorietà dell'azione penale, ritenuto inattuabile. Gli altri esponenti dell'opposizione hanno sostenuto che la separazione delle carriere rappresenta un passo verso il controllo governativo della magistratura requirente e il conseguente indebolimento dello Stato di diritto. I senatori della maggioranza hanno replicato che la separazione delle carriere non intacca ma rafforza l'autonomia e l'indipendenza della magistratura e che le nuove norme sul sorteggio sono volte ad impedire le degenerazioni correntizie nella formazione degli organi di autogoverno. Il Presidente e relatore Balboni e il vice ministro per la giustizia Sisto, intervenuti in replica, hanno affermato che la seprarazione delle carriere rappresenta il completamento della riforma del processo penale attuata nel 1989, con il passaggio dal rito inquisitorio a quello accusatorio. Il 25 marzo sono stati pubblicati gli emendamenti e ordini del giorno presentati. Il 26 marzo, dopo le comunicazioni sugli emendamenti dichiarati improponibili o inammissibili, è stata avviata l'illustrazione degli emendamenti, proseguita nelle sedute del 1°, del 2, del 3, del 15 e del 23 aprile. Nelle seduta del 29 aprile è iniziata la votazione degli emendamenti, proseguita il 30 aprile, il 6 e il 7 maggio.
    Nelle seduta del 13 (2a pomeridiana), del 14 (2a pomeridiana) e del 15 maggio (antimeridiana e pomeridiana) è proseguita la votazione delle proposte di modifica. Tutti gli emendamenti posti in votazione sono risultati respinti.
    Il seguito dell'esame è previsto questa settimana nelle sedute plenarie di martedì 20 alle 20, mercoledì 21 alle 9 e alle 13.
  • Seguito e conclusione dell'esame in sede referente del ddl costituzionale n. 1279 recante modifiche allo Statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia, avviato il 25 febbraio con la relazione della senatrice Pirovano (LSP).
    Il disegno di legge, d'iniziativa del Consiglio regionale friulano, approvato in prima deliberazione dalla Camera dei deputati il 23 ottobre scorso, ponendosi criticamente nei confronti dell'abolizione delle province e del trasferimento alle Regioni delle relative competenze operata con la Legge costituzionale n. 1/2016, reca la proposta di modificare lo Statuto regionale per prevedere nuovamente l'istituzione, da attuare successivamente con legge regionale, di adeguati enti di area vasta dotati di autonomia politica, con organi eletti direttamente dai cittadini, intermedi tra la regione e i comuni, attribuendo alla loro competenza la titolarità delle funzioni già svolte dalle soppresse province.
    Il 29 aprile si è svolta la procedura informativa. Nella discussione generale svolta il 6 maggio, il senatore Parrini (PD) ha evidenziato il contrasto tra la proposta in esame e alcuni principi desumibili dalla giurisprudenza della Corte costituzionale, il senatore Cataldi (M5S) ha sostenuto l'opportunità di una preventiva approvazione della proposta sul ripristino dell'elettività delle province, di cui ai ddl n. 57 e connessi già incardinati, il senatore Durnwalder (Aut) ha chiesto chiarimenti su alcune disposizioni particolari. Il ministro per gli affari regionali e le autonomie Calderoli, in replica, ha osservato, tra l'altro, che la natura costituzionale dell'atto consente al disegno di legge in esame di superare i limiti posti dalla giurisprudenza costituzionale alla legislazione ordinaria. Il termine per la presentazione di emendamenti e ordini del giorno è scaduto l'8 maggio.
    Nella seduta del 14 maggio (antimeridiana) il Presidente Balboni (FdI) ha dato conto della presentazione di 25 emendamenti, pubblicati in allegato al resoconto, che sono stati illustrati, a nome dei rispettivi Gruppi, dai senatori Cataldi (M5S) e Parrini (PD).
    Nella successiva seduta pomeridiana la relatrice Pirovano e il ministro per gli affari regionali e le autonomie Calderoli hanno espresso parere contrario su tutti gli emendamenti, che sono stati posti in votazione e sono risultati respinti. Sono intervenuti, per dichiarazione di voto a nome dei rispettivi Gruppi sul conferimento del mandato, i senatori Parrini (PD), contrario, e Cataldi (M5S), astenuto. È risultato quindi approvato il mandato alla relatrice a riferire favorevolmente in Assemblea sull'approvazione del disegno di legge, nel testo trasmesso dalla Camera dei deputati. Infine il ministro Calderoli ha svolto alcune considerazione in replica alle dichiarazioni di voto.
  • Seguito dell'esame in sede referente dei ddl costituzionali n. 574, n. 892, n. 976, n. 1137, n. 1246 e n. 1392 sulla modifica dell'articolo 77 della Costituzione in materia di conversione in legge dei decreti-legge, avviato il 27 settembre 2023 con la relazione del Presidente Balboni (FdI).
    La proposta n. 574, presentata dal senatore Paroli (FI), prevede l'estensione da 60 a 90 giorni del termine per la conversione dei decreti-legge stabilito dall'articolo 77 della Costituzione, con l'obiettivo di consentire alle Camere un maggiore approfondimento nell'esame dei provvedimenti d'urgenza emanati dal Governo. Analoga disposizione è contenuta nella proposta n. 892, d'iniziativa del senatore Tosato (LSP), incardinata il 30 novembre 2023, che stabilisce inoltre il termine di 60 giorni per il ramo del Parlamento che esamina il decreto in prima lettura, così da garantire anche all'altro ramo almeno 30 giorni di tempo. Il ddl n. 976, Giorgis (PD) e altri, incardinato l'8 maggio 2024, non prevede la modifica del procedimento di conversione ma la limitazione della decretazione d'urgenza alle «misure di immediata applicazione e di carattere specifico e omogeneo» concernenti determinate materie (pubbliche calamità, sicurezza nazionale, norme finanziarie, obblighi di appartenenza all'UE). Per gli altri disegni di legge urgenti, si attribuisce al Governo la facoltà di chiederne l'approvazione alle Camere entro 70 giorni, estensibili a ulteriori 15. Sono inoltre previste nuove prerogative a favore di Gruppi di opposizione nell'organizzazione dei lavori, la cui attuazione è delegata ai regolamenti parlamentari. Il ddl n. 1137, d'iniziativa della senatrice Gelmini (Az), incardinato il 18 giugno 2024, e il n. 1246, Maiorino (M5S) e altri, incardinato il 6 maggio, propongono, analogamente al n. 976, ulteriori e più stringenti requisiti alla decretazione d'urgenza (il n. 1246, anche un iter accelerato per i disegni di legge considerati prioritari dal Governo). Il ddl n. 1392, Matera (FdI), incardinato il 6 maggio, prevede l'assegnazione a un decimo dei componenti di ciascuna Camera della facoltà di chiedere l'estensione da 60 a 90 giorni del termine per la conversione dei decreti-legge.
    Le audizioni informali, avviate il 18 giugno, si sono concluse il 9 luglio 2024.
    Nella seduta del 14 maggio (1a pomeridiana) il Presidente Balboni (FdI), in qualità di relatore, ha illustrato il ddl n. 1244, Musolino e altri, che prevede ulteriori e più stringenti limiti e requisiti sia alla decretazione d'urgenza, sia alle leggi di conversione. In considerazione dell'analogia con quanto previsto dagli altri disegni di legge già incardinati, la Commissione ne ha deliberato la trattazione congiunta. Il Presidente Balboni ha preannunciato anche l'abbinamento di un ulteriore ddl di argomento affine, il n. 1480, De Cristofaro (AVS) e altri, non ancora assegnato.
  • Svolgimento dell'interrogazione n. 3-01848, presentata dai senatori Parrini (PD) e altri al ministro per gli affari regionali e le autonomie, sulla legittimità costituzionale della legge per l'elezione del Presidente della Provincia autonoma di Trento, che ha elevato da due a tre il numero massimo di mandati consecutivi esercitabili.
    Nella seduta del 14 maggio (1a pomeridiana) il ministro Calderoli ha riposto all'interrogazione, riepilogando le diverse normative vigenti per le Regioni a Statuto ordinario, per quelle a Statuto speciale e per le Province autonome e rinviando alla valutazione del Consiglio dei ministri, cui spetta le decisione in merito all'impugnazione delle leggi regionali. Il senatore Parrini si è dichiarato non soddisfatto e ha auspicato l'impugnazione della legge in questione, per consentire alla Corte costituzionale di pronunciarsi sulla questione del numero dei mandati.
  • Avvio della discussione in sede redigente del ddl n. 1277 in materia di conflitti di interesse nella Commissione parlamentare antimafia, presentato dal senatore Iannone (FdI) e altri.
    La proposta prevede di inserire, nella legge istitutiva della Commissione n. 22/2023, nuove disposizioni volte a disciplinare la segnalazione e la comunicazione di eventuali situazioni di conflitto di interessi nelle quali si trovino i componenti della Commissione. Da tali situazioni, qualora accertate assicurando il contraddittorio con il parlamentare interessato, deriva l'obbligo di astensione dalla partecipazione ai lavori e dalla consultazione della documentazione inerenti ai fatti oggetto dell'inchiesta per i quali sussite il conflitto di interessi.
    Nella seduta del 15 maggio il Presidente Balboni (FdI), in qualità di relatore, ha illustrato il disegno di legge. Il senatore Giorgis (PD) ha espresso dubbi sulla mancata assegnazione in Commissioni riunite con la 2a. Il Presidente Balboni, nel rilevare che la competenza esclusiva della 1a Commissione risulta dai precedenti in materia di inchiesta antimafia, si è riservato un approfondimento con la Presidenza del Senato.
    Il seguito della discussione è previsto questa settimana nella seduta di mercoledì 21 alle 20.

Nelle convocazioni di questa settimana è inoltre previsto l'esame di disegni di legge in sede consultiva nonché le seguenti attività:

  • Avvio dell'esame in sede referente del ddl n. 1493 di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge n. 37/2025 sul contrasto dell'immigrazione irregolare, approvato dalla Camera dei deputati il 15 maggio.
    Il provvedimento espande le funzioni della struttura di Gjadër in Albania,  realizzato in Albania in base al Protocollo del 6 novembre 2023. Alle funzioni di accoglienza degli stranieri ritrovati all'esterno del mare nazionale o a seguito di operazioni di Search and rescue (SAR), si aggiungono quelle di Centro di permanenza per il rimpatrio, equiparato agli altri ubicati in territorio italiano. La direzione centrale immigrazione del Dipartimento di pubblica sicurezza del Ministero dell'interno potrà quindi disporre assegnazioni e trasferimenti presso il centro di Gjadër, senza che tali provvedimenti abbiano effetti sulla procedura di espulsione o respingimento alla quale lo straniero è sottoposto e senza necessità di convalida da parte dell'autorità giudiziaria.
  • Avvio dell'esame in sede referente, in Commissioni riunite con la 2a, del ddl n. 1457 su funzioni della Corte dei conti e responsabilità amministrativa, approvato dalla Camera dei deputati il 9 aprile.
    La proposta, di iniziativa del deputato Foti (FdI) e altri, è volta ad affrontare il problema della "paura della firma", ovvero l'eccessiva severità dei controlli in materia di responsabilità amministrativa e contabile, che avrebbe come deleteria conseguenza una forzata inerzia degli amministratori pubblici. Sono quindi previste norme sulla delimitazione delle ipotesi di colpa grave, sull'introduzione del principio di presunzione della buona fede degli amministratori pubblici, sull'obbligo di assicurazione per i dirigenti che gestiscono il denaro pubblico. Il Governo è inoltre delegato alla riorganizzazione delle funzioni della Corte dei conti, anche nella prospettiva di rafforzare l'efficacia dell'attività consultiva e dei controlli preventivi, con particolare riferimento al PNRR, per accentuare il ruolo della magistratura contabile di supporto ex ante all'attività amministrativa.
  • Audizioni nell'ambito dell'esame in sede referente del ddl n. 1451 in materia di elezione del sindaco nei comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti, avviato il 6 maggio con la relazione del Presidente Balboni (FdI).
    La proposta, presentata dal senatore Malan (FdI) e altri, è volta a modificare la norma sui ballottaggi nelle elezioni dei sindaci dei grandi comuni, per stabilire che per essere eletti al primo turno è sufficiente il 40%, anziché il 50% dei voti validi come attualmente previsto. Muovendo dalla constatazione del crescente astensionismo nei secondi turni delle consultazioni elettorali, si intende così limitare il numero dei sindaci eletti al ballottaggio con numero di voti molto basso, talvolta inferiore a quello conseguito al primo turno da altri candidati. Sono inoltre modificate di conseguenza le disposizioni sull'assegnazione del 60% dei seggi del Consiglio comunale alle liste collegate al sindaco risultato eletto.
    Il 6 maggio su richiesta dei senatori di opposizione è stato deliberato lo svolgimento di limitate audizioni. Il 12 maggio è scaduto il termine per l'indicazione di due soggetti per ciascun Gruppo e giovedì 22 maggio, nella seduta dell'Ufficio di Presidenza delle 14, è previsto l'avvio della procedura informativa.