Nella seduta del 5 marzo l'Assemblea del Senato ha approvato in prima lettura, con 77 voti favorevoli, 58 contrari e un'astensione, il ddl n. 1359, di conversione in legge del decreto-legge 24 gennaio 2025, n. 3, recante misure urgenti per assicurare la continuità produttiva ed occupazionale degli impianti ex ILVA. Il testo è quindi passato all'esame dell'altro ramo del Parlamento.
Il provvedimento amplia da 150 a 400 milioni la facoltà di utilizzo a fini di continuità produttiva del patrimonio destinato al ripristino ambientale, nelle more della procedura per la definitiva cessione a terzi del compendio aziendale. Il decreto-legge 30 gennaio 2025, n. 5, inserito nel testo nel corso dell'esame in Commissione, modifica la disciplina del procedimento di autorizzazione integrata ambientale con riferimento alla valutazione dei profili di rischio sanitario, in considerazione dell'imminente riesame dell'autorizzazione rilasciata agli impianti ex ILVA. In particolare, si introducono nuovi criteri per la predisposizione del Rapporto di valutazione del danno sanitario. Per il relativo adeguamento è previsto un periodo transitorio, durante il quale i gestori di impianti strategici dovranno predisporre uno studio di valutazione di impatto sanitario..
L'esame in sede referente
Il disegno di legge è stato incardinato nella 9a Commissione il 29
gennaio con la relazione del senatore Pogliese. Il 4 febbraio è
stato avviato un ciclo di audizioni informali, che si è concluso l'11
febbraio. Nella stessa giornata è stato annunciato l'emendamento 1.0.1000
del Governo, per inserire nel provvedimento in esame il testo del
decreto-legge n. 5 del 2025 (ddl di conversione in legge n.
1366), affine al provvedimento in esame in quanto concernente le
autorizzazioni integrate ambientali degli impianti di interesse
strategico. In discussione generale, in replica alle considerazioni dei
senatori Martella (PD) e Sabrina Licheri (M5S), il sottosegretario Fausta
Bergamotto ha fornito dettagli circa la procedura di vendita in corso,
puntualizzando che l'intervento pubblico diretto, pur non esssendo
l'opzione preferita dal Ministro, non può essere escluso in futuro, e
confermando che il decreto-legge n. 3 incrementa di ulteriori 250 milioni
di euro le somme oggetto di seconda autorizzazione. Il 18 febbraio sono
stati pubblicati gli emendamenti
e ordini del giorno presentati, sono state rese comunicazioni sugli
emendamenti dichiarati impresentabili e il senatore Martella (PD) nonché
le senatrici Naturale, Sabrina Licheri (M5S) e Aurora Floridia (AVS) hanno
illustrato le proposte di iniziativa dei rispettivi Gruppi. Tra il 20 e il
27 febbraio sono stati votati degli emendamenti, che sono risultati tutti
respinti o dichiarati improponibili, ad eccezione del citato 1.0.1000
del Governo (come modificato dal subemendamento 1.0.1000/6
(testo 2), Magni (AVS) e altri), dell'1.0.2000
del relatore Pogliese, che stanzia ulteriori risorse per le bonifiche
ambientali nelle aree dell'ex ILVA, e della proposta di coordinamento
formale Coord.1.
Tra gli ordini del giorno è stato accolto il G/1359/5/9
(testo 2), Magni (AVS) e altri, sulla cassa integrazione per i
dipendenti delle aziende dell'indotto ILVA.
Nella seduta del 4
marzo il Presidente De Carlo (FdI) ha comunicato che sono pervenuti
i pareri della 1a, non ostativo, e della 5a Commissione, condizionato ad
alcune modifiche dell'emendamento 1.0.2000, recepite dall'emendamento 1.0.2000/5a
Commissione. Sono quindi intervenuti in dichiarazione di voto i
senatori Martella (PD), Magni (AVS), Sabrina Lichieri (M5S) e Fregolent
(IV), che hanno dichiarato voto contrario dei rispettiivi Gruppi sia
sull'emendamento che sul conferimento del mandato al relatore, giudicando
insufficienti gli 80 milioni di euro stanziati per la realizzazione degli
interventi di bonifica. Posto in votazione, l'emendamento di recepimento
del parere della Commissione bilancio è risultato approvato e la
Commissione ha conferito mandato al relatore a riferire favorevolmente
all'Assemblea sul disegno di legge esaminato, con le modifiche approvate.
La discussione in Assemblea
Nella seduta del 4 marzo il relatore Pogliese ha illustrato il disegno di legge all'Assemblea. Sono quindi intervenuti in discussione generale i senatori Gisella Naturale, Sabrina Licheri (M5S), Nicita, Misiani (PD), Cantalamessa (LSP), Spagnolli (Aut), Magni (AVS), Zullo, Lavinia Mennuni (FdI) e Trevisi (FI-BP). Il M5S ha criticato il Governo per il continuo finanziamento dell'ex ILVA, senza un vero piano di riconversione ecologica e produttiva, stigmatizzando l'assenza di tutele per l'ambiente, la salute e i lavoratori. Il PD ha sottolineato la confusione normativa, l'assenza di trasparenza sulla futura governance dell'azienda e l'inefficienza nella gestione delle risorse, mettendo in evidenza le contraddizioni del Governo nell'utilizzo del fondo di sviluppo e coesione. LSP ha evidenziato la necessità di un approccio pragmatico e non ideologico alla questione dell'ILVA: le difficoltà del polo siderurgico non sono una novità recente, ma il risultato di decenni di decisioni politiche spesso controproducenti. Aut ha rimarcato la necessità di coniugare produzione d'acciaio e tutela ambientale, chiedendo una valutazione di impatto sanitario obbligatoria e maggiore sicurezza per i lavoratori. AVS ha posto l'accento sull'importanza di mantenere un ruolo pubblico nella proprietà dell'ILVA e di investire seriamente nella decarbonizzazione e nelle bonifiche ambientali per garantire un futuro sostenibile allo stabilimento. FdI ha difeso l'operato del Governo Meloni, che sta cercando di bilanciare la tutela dell'occupazione, la continuità produttiva e le esigenze ambientali, e criticato l'idea di chiudere l'impianto senza alternative economiche valide. FI-BP ha puntato il dito contro il Governo Gentiloni e l'operato di ArcelorMittal e ha insistito sulla necessità di una soluzione pragmatica, evitando scelte demagogiche che non tengano conto della competizione globale nel settore siderurgico.
Il 5 marzo sono stati esaminati gli emendamenti e ordini del giorno presentati in Assemblea, che sono risultati tutti respinti, preclusi o dichiarati improponibili. Si sono quindi svolte le dichiarazioni di voto. I senatori Michaela Biancofiore (Cd'I), Damiani (FI-BP), Bergesio (LSP) e Anna Maria Fallucchi (FdI) hanno annunciato voto favorevole, ritenendo che il provvedimento garantirà continuità produttiva, tutela ambientale e occupazionale. Cd'I ha sostenuto che il Governo Meloni ha affrontato la crisi con decisione, superando gli errori dei Governi precedenti; FI-BP ha difeso il provvedimento, frutto di un confronto con le parti sociali, ritenendo che la chiusura dello stabilimento sarebbe disastrosa per il territorio; LSP ha rimarcato la necessità di strategie di lungo periodo per l'autonomia energetica e criticato le politiche del green deal europeo, promuovendo il nucleare di nuova generazione; FdI ha argomentato che il decreto si inserisce in un percorso più ampio del Governo Meloni per il rilancio del settore siderurgico, ribadendo l'importanza di una transizione ecologica graduale che non comprometta competitività e occupazione. I senatori Silvia Fregolent (IV), Magni (AVS), Turco (M5S) e Martella (PD) hanno dichiarato voto contrario, criticando duramente la gestione dell'ex ILVA, caratterizzata da mancanza di strategia, trasparenza e visione di lungo periodo. IV ha stigmatizzato il rifiuto di coinvolgere parti sociali ed enti locali e il mancato impegno sulla sicurezza dei lavoratori; AVS ha denunciato l'assenza di un piano concreto per la decarbonizzazione e la trasformazione dell'acciaieria in un polo produttivo sostenibile, oltre alla mancanza di interventi strutturali per la bonifica ambientale e la tutela della salute dei cittadini di Taranto; M5S si è opposto alla decisione di privatizzare l'impianto, temendo una svendita a imprenditori stranieri senza garanzie, stigmatizzando il mancato accoglimento delle proposte del Movimento per la chiusura delle fonti inquinanti; il PD ha contestato il continuo ricorso a decreti emergenziali senza una vera soluzione strutturale e accusato l'Esecutivo di spostare risorse senza una logica chiara, sottraendo fondi destinati alla riqualificazione ambientale.