Mercoledì 14 Luglio 2021 - 346ª Seduta pubblica

(La seduta ha inizio alle ore 09:32)

L'Assemblea ha ripreso l'esame del ddl 2005, misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere e sulla disabilità, già approvato dalla Camera dei deputati.

Nella seduta di ieri il presidente della Commissione giustizia ha riferito sui lavori in sede referente, che non si sono conclusi, ed è stata discussa e respinta la pregiudiziale di costituzionalità.

Questa mattina il sen. Caliendo (FIBP), illustrando una questione sospensiva, ha ribadito la necessità di non abdicare alla funzione parlamentare che consiste nel legiferare componendo interessi opposti; ha quindi rilevando che nel testo approvato alla Camera c'è un errore che va corretto e ha sollecitato una ripresa del confronto affinché non restino indeterminate condotte penalmente rilevanti. Il sen. Malan (FI), richiamando la libertà religiosa, ha proposto di sospendere l'esame del ddl per consentire le previe intese, previste dai Patti lateranensi, richiamati dall'articolo 7 della Costituzione. Il sen. Romeo (L-SP), ricordando che dubbi su alcuni aspetti del ddl sono stati espressi anche da femministe e donne del PD, ha proposto di rinviare al 27 luglio l'esame del ddl per trovare un accordo politico in Commissione: il buon senso e l'interesse generale dovrebbero suggerire una strada condivisa anziché un percorso accidentato con voti segreti.

Il sen. Faraone (IV-PSI) ha riferito che nella seduta di ieri la sen. Cirinnà (PD) ha ripreso con il telefonino un suo appaluso e lo ha postato sui social, esponendolo a insulti; ha ricordato infine che il suo Gruppo ha votato ieri contro la pregiudiziale di costituzionalità. Il Presidente del Senato ha assicurato la tutela della libertà di espressione e ha annunciato un'indagine. Il sen. Bagnai (L-SP) ha espresso solidarietà al sen. Faraone, osservando che atteggiamenti di superiorità etica e culturale fomentano l'odio e impediscono la sintesi. Il sen. Calderoli (L-SP), richiamando l'articolo 66 del Regolamento, ha invitato la Presidenza a censurare l'accaduto ove la sen. Cirinnà non porga scuse. Secondo il sen. La Russa (FdI) l'episodio accaduto ieri dimostra concretamente il fatto che in nome dell'amore si predica l'odio e si discrimina chi la pensa diversamente. La sen. Rossomando (PD) ha proposto che il Consiglio di Presidenza assuma decisioni chiare e valevoli per tutti sulle riprese in Aula con i telefonini.

Contro le questioni sospensive la sen. Malpezzi (PD) ha espresso dubbi sulla buona fede di coloro che hanno chiesto una mediazione soltanto dopo la decisione di calendarizzare il ddl. Il sen. Bressa (Aut) ha annunciato voto contrario alla sospensiva ritenendo infondati i rilievi giuridici al ddl: l'espressione identità di genere non è estranea all'ordinamento in quanto presente in direttive europee e convenzioni internazionali; il ddl non introduce un nuovo reato ma estende la legge Reale Mancino contro le discriminazioni, punisce l'istigazione e prevede iniziative nelle scuole a fini educativi. Secondo il sen. Romeo (L-SP), che ha annunciato voto favorevole alla sospensiva, la complessità delle argomentazioni svolte dai colleghi con citazioni di sentenze costituzionali dimostra che la Commissione è la sede più opportuna per proseguire la discussione.

Con 136 voti contrari e 135 favorevoli il Senato ha respinto, con unica votazione, le proposte sospensive ed è iniziata la discussione generale, che proseguirà domani e alla quale hanno preso parte i sen. Nencini (IV-PSI), Barbaro, De Bertoldi, Fazzolari, De Carlo, Tiziana Drago, Giovanna Petrenga, Calandrini, La Pietra, Isabella Rauti, Nastri (FdI), Monica Cirinnà, Rampi (PD), Alessandrina Lonardo (Misto), Perosino, Dal Mas, Cangini, Gasparri (FIBP), Pillon, Candiani, Sonia Fregolent, Marzia Casolati, Doria (L-SP) Alessandra Maiorino, Ferrara (M5S), Paola Nugnes (Misto), Luisa Angrisani (Misto-l'A. c'è). Secondo il sen. Nencini (IV-PSI) è giusto l'intento di colmare un vuoto normativo, dando riconoscimento giuridico a minoranze e inasprendo le pene contro violenze e discriminazioni, ma la libertà di pensiero va garantita contro ogni forma di intolleranza e le opinioni non possono essere rimesse alla valutazione di un giudice. Il sen. Nencini ha quindi rivolto un appello al PD: il ddl è criticato da giuristi e costituzionalisti, anche da esponenti di sinistra che hanno speso una vita nella lotta per i diritti, e sarebbe assurdo lasciare alla destra la tutela della libertà; non si tratta di rinviare sine die il ddl, ma di modificare e, se del caso, sopprimere l'articolo 4. La sen. Cirinnà (PD) ha argomentato che il ddl Zan dà attuazione all'articolo 3 della Costituzione sull'uguaglianza e la pari dignità sociale e ha ricordato che 114 associazioni chiedono l'approvazione del testo senza modifiche. L'articolo 4 non mette a rischio la libertà di espressione: il ddl estende i reati d'odio, sanzionando le condotte idonee a configurare pericoli di discriminazione, senza estendere il reato di propaganda che rimane limitato alla discriminazione razziale. L'articolo 7 affianca all'intervento penale un'iniziativa culturale nelle scuole che, nel rispetto dell'autonomia scolastica, devono educare al rispetto delle differenze. L'espressione identità di genere è irrinunciabile perché riconosce l'esistenza di una comunità e la proposta di mediazione è irricevibile perché giunge fuori tempo massimo. Anche la sen. Maiorino (M5S) ha dichiarato inaccettabili mediazioni al ribasso; il centro destra minimizza il problema delle discriminazioni fondate sull'orientamento sessuale che è un fatto sociale e non un fatto privato. Il sen. Ferrara ha accusato la Lega di aver ostacolato il percorso del ddl facendo leva su una sottocultura oscurantista. Il sen. Barbaro (FdI) ritiene che il ddl limiti la libertà d'espressione, tutelata dalla Costituzione, e che l'irrigidimento sul testo licenziato dalla Camera sia dettato dalla volontà di piantare una bandierina ideologica. I reati contro violenze e discriminazioni sono già sanzionati penalmente, i dati dell'osservatorio sulle discriminazioni indicano che le denunce sono molto limitate e non configurano un'emergenza sociale. Tutti i senatori del Gruppo hanno manifestato contrarietà a un ddl che non riconosce diritti, ma rende labile il confine tra discriminazione ed espressione del pensiero, tende a perseguire il dissenso e a legittimare surrettiziamente la pratica dell'utero in affitto; anche la sinistra è consapevole delle possibili storture derivanti dall'approvazione di norme indefinite, ma strumentalizza i temi dell'omofobia e delle disabilità per imporre il pensiero unico. Il sen. Candiani (L-SP) ritiene ancora possibile una mediazione in fase emendativa, soprattutto sul tema del pluralismo e della libertà d'espressione; il sen. Pillon ha criticato l'introduzione dell'ideologia gender in un ddl di rilievo penale: la negazione del sesso naturale, sostituito da un'identità di genere autopercepita, è espressione della teoria del superamento del binarismo uomo donna che incoraggia la transizione e non dovrebbe trovare spazio in una legge dello Stato. La sen. Lonardo (Misto) ha rivolto un appello al segretario del PD ricordando la vocazione alla mediazione alta propria del cattolicesimo democratico: ove il ddl non sia modificato nelle parti che limitano la libertà di pensiero, sarà costretta a votare contro. Il Gruppo FIBP lascia libertà di voto ai senatori; secondo il sen. Perosino il ddl è inemendabile e lo Stato non dovrebbe legiferare in tema di orientamento sessuale. Il sen. Cangini ha richiamato le osservazioni di Michele Ainis sulla proliferazione dei diritti di singoli gruppi i cui desideri vengono trasformati in norme di legge, perdendo di vista l'intera società. Il riconoscimento di diritti non va confuso con l'introduzione nell'ordinamento di definizioni ideologiche e di norme penali indeterminate, contrarie alla tradizione liberale. La sen. Nugnes (Misto) ha affermato che il ddl non veicola una visione del mondo, ma accetta il mondo così com'è, facendosi carico della sofferenza delle persone che hanno intrapreso un percorso di transizione. Sul tema della libertà di espressione, ha sottolineato che l'istigazione all'odio deve configurare un pericolo concreto. La sen. Angrisani (Misto-l'A. c'è), ritenendo indifferibile l'approvazione del ddl, ha segnalato che una mediazione c'è già stata alla Camera prevedendo all'articolo 4 che "sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee e alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti".

L'Assemblea ha eletto due componenti del Consiglio di amministrazione della RAI:Igor De Biasio e Alessandro Di Maio.

(La seduta è terminata alle ore 20:09 )



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