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Assemblea - XVIII Legislatura

ORDINE DEL GIORNO

Giovedì 24 giugno 2021

alle ore 10

341a Seduta Pubblica

I. Informativa del Ministro della difesa sulla conclusione della missione militare italiana in Afghanistan

II. Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (testi allegati) (alle ore 15)




INTERROGAZIONE SUI RITARDI NEI PAGAMENTI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE AI FORNITORI DI BENI E SERVIZI

(3-02650) (23 giugno 2021)

MARINO, FARAONE - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

nel corso del 2020, per la prima volta, la pubblica amministrazione è riuscita a rispettare, in media, i tempi di pagamento fissati dalla legge per le fatture ai fornitori;

alla luce dei dati del sistema informativo della piattaforma per i crediti commerciali (PCC) rilevati a maggio 2021, le fatture ricevute dalla pubblica amministrazione nel 2020 sono state pari a 27,9 milioni di euro, per un importo totale dovuto di 152,7 miliardi. Le fatture pagate ammontano a 24,7 milioni, pari a 142,7 miliardi di euro, che corrisponde a circa il 95,9 per cento dell'importo totale;

i tempi di pagamento delle fatture emesse nel 2020 confermano il trend del quinquennio precedente, in cui il tempo medio di pagamento è passato dai 74 giorni del 2015 ai 48 del 2019. Corrispondentemente, il tempo medio di ritardo si è ridotto da 27 giorni del 2015 ad un solo giorno del 2019;

nonostante il quadro descritto appaia confortante, l'analisi dei singoli dati evidenziano ancora oggi delle tempistiche profondamente differenti;

il monitoraggio ufficiale del Ministero dell'economia e delle finanze mostra, infatti, come anche nel 2020 sono stati 5.687 gli enti pubblici che hanno pagato in ritardo i propri fornitori;

in 2.138 casi la pubblica amministrazione ha superato di un mese i limiti fissati dalla legge e in 229 casi ha superato di 100 giorni le scadenze, e che il confronto è effettuato rispetto ai 30 giorni (60 per la sanità) previsti dalle normative europee;

ad essere in ritardo nei pagamenti è ancora il 31,7 per cento delle pubbliche amministrazioni censite: si spiega così l'aumento dei debiti commerciali pubblici dai 48,9 miliardi di euro del 2019 ai 51,9 dell'anno scorso, così come stimato da Eurostat;

il Ministero dell'interno nel 2020 ha visto scadere oltre 390.000 fatture per un valore complessivo pari a 2,43 miliardi di euro; ha pagato l'81,7 per cento con un ritardo medio di 18 giorni; il Ministero della giustizia ha liquidato il 75,4 per cento delle fatture con un'attesa media di 17 giorni rispetto alle tempistiche di legge;

tra i Ministeri, quelli che meglio sono riusciti a raggiungere gli obiettivi di tempistica nei pagamenti sono quello della difesa (2 giorni di anticipo in media) e quello dell'economia (19 giorni di anticipo). Il Ministero più efficiente è risultato quello delle politiche agricole alimentari e forestali, con tempistiche pari a 24 giorni prima rispetto ai termini di legge;

considerato che:

nonostante l'Italia abbia recepito la normativa europea, è di tutta evidenza come risultino ancora difficoltà nella sua applicazione completa, e l'anno scorso l'Italia è stata condannata dalla Corte di giustizia dell'Unione europea per tali motivi, rischiando pertanto sanzioni se non riuscirà a limitare questi ritardi, capaci di ledere il diritto delle imprese al pagamento in tempi certi;

il commissario straordinario per l'emergenza COVID, che ha fatto acquisti per 2,03 miliardi di euro, ha evaso pagamenti unicamente per una cifra pari a circa 1,15 miliardi (il 56,6 per cento) con tempi di attesa non performanti, pari in media a 15 giorni di ritardo;

rilevato che il rispetto delle scadenze è un fattore di cruciale importanza per il buon funzionamento dell'economia nazionale e rientra nel rispetto delle direttive europee in materia di pagamenti dei debiti commerciali, su cui la Commissione europea effettua un puntuale e rigoroso controllo,

si chiede di sapere quali urgenti iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di sopperire ai ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione, al fine di evitare che i medesimi ritardi possano ledere il corretto funzionamento delle imprese, già provate dall'emergenza COVID.


INTERROGAZIONE SULLO SVILUPPO DELLE ZONE ECONOMICHE SPECIALI, IN PARTICOLARE NEL MEZZOGIORNO

(3-02645) (23 giugno 2021)

D'ALFONSO, MALPEZZI, PITTELLA - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

il decreto-legge n. 91 del 2017 ha definito all'articolo 4 le procedure e le condizioni per richiedere l'istituzione di zone economiche speciali (ZES) in alcune aree del Paese, in particolare nelle regioni definite dalla normativa europea come "meno sviluppate" o "in transizione". In Italia sono regioni meno sviluppate, con PIL pro capite inferiore al 75 per cento della media europea, le regioni Sicilia, Calabria, Basilicata, Puglia e Campania. Sono regioni in transizione, con PIL pro capite tra il 75 per cento e il 90 per cento della media europea, le regioni Sardegna, Abruzzo e Molise;

la ZES è definita come un'area geograficamente delimitata e chiaramente identificata, situata entro i confini dello Stato, costituita anche da aree non territorialmente adiacenti, purché presentino un nesso economico funzionale, e che comprenda almeno un'area portuale con le caratteristiche stabilite dal regolamento (UE) n. 1315 dell'11 dicembre 2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, sugli orientamenti dell'Unione per lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti (TEN-T);

il regolamento, che in allegato riporta le mappe dei porti della rete centrale e della rete globale, definisce i porti marittimi come quelli che soddisfano almeno uno dei seguenti criteri: a) il volume totale annuo del traffico passeggeri supera lo 0,1 per cento del volume totale annuo del traffico passeggeri di tutti i porti marittimi dell'Unione; b) il volume totale annuo delle merci, per le operazioni di carico di merci sia sfuse che non sfuse, supera lo 0,1 per cento del corrispondente volume totale annuo del carico di merci movimentate in tutti i porti marittimi dell'Unione; c) il porto marittimo è situato su un'isola e costituisce il solo punto di accesso ad una regione NUTS 3 nella rete globale; d) il porto marittimo è situato in una regione ultra-periferica o periferica, fuori da un raggio di 200 chilometri dal porto più vicino nella rete globale;

in Italia, nelle regioni in cui possono essere istituite le ZES, sono porti della rete centrale: Palermo, Augusta, Gioia Tauro, Cagliari, Taranto, Bari, Napoli. Tra i porti della rete globale rientrano Catania, Messina, Milazzo, Siracusa, Trapani, Gela, Reggio Calabria, Villa San Giovanni, Brindisi, Salerno, Olbia, Porto Torres. Le Regioni che presentino tali condizioni possono presentare, in base all'art. 4, comma 4-bis, del decreto-legge n. 91 del 2017, una proposta di istituzione di ZES nel proprio territorio, o al massimo due proposte ove siano presenti più aree portuali che abbiano le caratteristiche stabilite dal regolamento europeo, accompagnata da un piano di sviluppo strategico. Inoltre, anche le regioni che non posseggano aree portuali possono presentare istanza di istituzione di una ZES, ma solo in forma associativa, qualora contigue, o in associazione con un'area portuale avente le caratteristiche richieste;

per le modalità per l'istituzione di una ZES, la sua durata, i criteri generali per l'identificazione e la delimitazione dell'area, i criteri che ne disciplinano l'accesso e le condizioni speciali di beneficio per i soggetti economici ivi operanti o che vi si insedieranno, nonché il coordinamento degli obiettivi di sviluppo, è stato emanato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 12 del 2018;

attualmente risultano individuate otto ZES: la ZES Calabria (decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 21 maggio 2018), la ZES Campania (decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 21 maggio 2018), la ZES Ionica interregionale Puglia e Basilicata (decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 13 giugno 2019) e la ZES Adriatica interregionale Puglia-Molise (decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 settembre 2019), la ZES Sicilia orientale (decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 22 luglio 2020) e la ZES Sicilia occidentale (decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 22 luglio 2020), mentre è in aggiornamento la ZES Abruzzo e in via di definizione le procedure per avviare anche la ZES Sardegna;

considerato che:

lo scopo delle zone economiche speciali è quello di creare condizioni favorevoli in termini economici, finanziari e amministrativi, che consentano lo sviluppo delle imprese già operanti e l'insediamento di nuove imprese. Le imprese sono tenute al rispetto della normativa nazionale ed europea, nonché alle prescrizioni adottate per il funzionamento della stessa ZES e beneficiano di speciali condizioni;

in particolare, le imprese che avviano un programma di attività economiche imprenditoriali o effettuano investimenti incrementali all'interno delle ZES usufruiscono di benefici fiscali, nonché di riduzione dei termini dei procedimenti e di semplificazione degli adempimenti rispetto alla normativa vigente, che sono definiti nell'articolo 5 del decreto-legge n. 91 del 2017;

il riconoscimento delle tipologie di agevolazione è comunque soggetto al rispetto delle seguenti condizioni: a) le imprese beneficiarie devono mantenere la loro attività nell'area ZES per almeno 7 anni dopo il completamento dell'investimento oggetto delle agevolazioni, pena la revoca dei benefici concessi e goduti; b) le imprese beneficiarie non devono essere in stato di liquidazione o di scioglimento;

rilevato che:

per velocizzare l'avvio concreto delle ZES, il decreto-legge n. 76 del 2020 ha previsto la figura dei commissari straordinari a cui sono stati attribuiti poteri di coordinamento ed impulso, nonché di rappresentanza del comitato di indirizzo (soggetto per l'amministrazione delle ZES), e il compito di individuare le aree prioritarie nell'ambito dei piani di sviluppo strategici delle ZES e promuovere la sottoscrizione di appositi protocolli e convenzioni tra le amministrazioni locali e statali;

al fine di rendere efficace l'attuazione delle ZES, il PNRR ha destinato 630 milioni di euro per investimenti infrastrutturali volti ad assicurare un adeguato sviluppo dei collegamenti delle aree ZES con la rete nazionale dei trasporti, in particolare con le reti TEN-T. Il PNRR, oltre agli investimenti, prevede anche una riforma per semplificare il sistema di governance delle ZES e favorire meccanismi in grado di garantire la cantierabilità degli interventi in tempi rapidi, nonché favorire l'insediamento di nuove imprese;

il decreto-legge n. 77 del 2021, attualmente all'esame della Camera, dando seguito a quanto previsto nel PNRR, ha introdotto un regime di autorizzazione unica per gli investitori che operano o intendono operare nelle ZES, la cui responsabilità sarà in capo esclusivamente al commissario ZES. Quest'ultimo diverrà l'unico interlocutore istituzionale di chi vorrà investire in queste aree, siano imprenditori privati o soggetti pubblici che lavoreranno alla dotazione infrastrutturale dell'area. Il commissario presiederà inoltre la conferenza dei servizi, all'interno della quale gli attori istituzionali saranno chiamati a discutere ed eventualmente concedere autorizzazioni e pareri necessari, entro un termine perentorio, dopo il quale scatterà il principio del silenzio-assenso. Farà eccezione solo la valutazione d'impatto ambientale, che resta in capo alle Regioni;

per rendere maggiormente attrattive le ZES, il credito d'imposta per gli investimenti in beni strumentali nelle aree ZES è stato raddoppiato, passando da 50 a 100 milioni di euro, ed è stato esteso anche agli immobili strumentali presenti o da costruire nell'area;

appare urgente intensificare gli sforzi per garantire un effettivo avvio e sviluppo delle ZES, in particolare nei territori del mezzogiorno duramente colpiti dall'emergenza sanitaria da COVID-19,

si chiede di sapere:

quali iniziative, di propria competenza, il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di facilitare lo sviluppo delle ZES nel Paese, in particolare nelle aree del Mezzogiorno, e per favorire l'insediamento di nuove imprese nel perimetro delle ZES attive;

se, a tal fine, non ritenga opportuno prevedere per le imprese che operano nell'ambito delle ZES una riduzione, seppur limitata e nel rispetto della normativa europea, delle imposte dirette ed indirette e dei tributi in corrispondenza di programmi di impresa di significativa ricaduta occupazionale, stanziando a tal fine apposite risorse finanziarie nei prossimi provvedimenti, a partire dalla legge di bilancio per il 2022.

INTERROGAZIONE SULL'EROGAZIONE DEL CONTRIBUTO PER I TITOLARI DI PARTITA IVA PREVISTO DAL DECRETO "SOSTEGNI BIS"

(3-02646) (23 giugno 2021)

TOSATO, ROMEO - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

il decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73, recante misure urgenti connesse all'emergenza da COVID-19, per le imprese, il lavoro, i giovani, la salute e i servizi territoriali, detto "decreto sostegni bis", ha riproposto la misura del contributo a fondo perduto a favore di tutti i soggetti che hanno la partita IVA attiva alla data del 26 maggio 2021, offrendo due opzioni ai soggetti che hanno già beneficiato del contributo in virtù del "decreto sostegni": richiedere un nuovo contributo correlato alla differenza tra l'ammontare medio mensile di fatturato e corrispettivi relativi al periodo 1° aprile 2020-31 marzo 2021 e quello relativo al periodo 1° aprile 2019-31 marzo 2020, oppure, qualora il primo contributo non sia stato indebitamente percepito o restituito, vedersi accreditare, sullo stesso conto corrente bancario dov'è stato accreditato il precedente contributo, un nuovo indennizzo, senza necessità di presentazione di un'ulteriore istanza;

nell'audizione del 7 giugno 2021 presso la V Commissione permanente (Bilancio, tesoro e programmazione) della Camera dei deputati, relativa al procedimento di conversione del decreto-legge n. 73 del 2021, il Ministro in indirizzo ha annunciato che i contributi legati al meccanismo automatico sarebbero stati accreditati in data 16 giugno;

ciononostante, solo nel pomeriggio del 22 giugno, a distanza di una settimana, il Ministero dell'economia e delle finanze, congiuntamente all'Agenzia delle entrate, ha pubblicato una nota stampa con la quale ha comunicato che sono stati disposti 1,77 milioni di bonifici, per un totale di circa 5 miliardi di euro, i quali, grazie al meccanismo automatico, verranno accreditati direttamente sui conti correnti dei soggetti beneficiari del contributo previsto dal primo "decreto sostegni"; ai quali aggiungere 38.000 crediti d'imposta, per 166 milioni di euro, per coloro che hanno invece optato per questa modalità di erogazione del contributo. Tale ritardo ha però alimentato diverse rimostranze degli operatori economici, giunte da più parti e segnalate dalle associazioni di categoria;

considerato che:

la graduale e programmata riapertura di quasi tutte le attività economiche, assieme all'altrettanto graduale allentamento delle restrizioni sulla mobilità dei cittadini hanno contribuito ad un'effettiva ripresa del sistema economico, dimostrata dalla revisione delle stime di crescita del PIL per il 2021 diffusa dall'ISTAT sui dati economici del primo trimestre;

la tempestività degli interventi di sostegno a imprese, lavoratori e famiglie resta però di primaria importanza, anche e forse soprattutto in un momento cruciale per la fase di ripartenza dell'economia nazionale. A tal fine si ritiene fondamentale un'azione decisa sull'adozione dei decreti attuativi ancora in attesa di essere emanati, con specifico riferimento a quelli necessari allo sblocco di risorse e aiuti per gli operatori economici colpiti dalla crisi. Degli 801 decreti attuativi previsti dai decreti-legge emergenziali del Governo Conte II sono infatti 471 quelli che attendono ancora di essere emanati,

si chiede di sapere quali siano state le problematiche che hanno portato al ritardo nell'erogazione del contributo a fondo perduto per gli operatori che hanno avuto accesso al meccanismo automatico rispetto alla data annunciata dal Ministro in indirizzo, e quali siano più in generale gli intendimenti del Governo circa la fondamentale questione della tempestiva attuazione delle misure previste dai provvedimenti emergenziali.


INTERROGAZIONE SUL POTENZIAMENTO DELLE DOTAZIONI DI DIFESA DEL PERSONALE DELLE FORZE DELL'ORDINE

(3-02648) (23 giugno 2021)

BALBONI, CIRIANI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

ha avuto ampio risalto il caso dell'uomo di nazionalità ghanese che, nei pressi dell'uscita della stazione Termini di Roma, brandendo un coltello da cucina e visibilmente alterato, ha terrorizzato i passanti, minacciandoli;

nel corso delle operazioni di contenimento, volta a tutelare l'incolumità pubblica, gli agenti di Polizia hanno cercato invano di disarmarlo, mentre l'uomo reagiva minaccioso;

alla luce della violenta reazione dell'uomo, un agente ha sparato un colpo di arma da fuoco, mirando agli arti inferiori, al fine di neutralizzarlo;

l'uomo, finalmente disarmato, è stato trasportato presso una vicina struttura ospedaliera, in stato di arresto per i reati di tentato omicidio, porto abusivo d'arma, resistenza e minaccia a pubblico ufficiale;

a quanto si è appreso, l'uomo arrestato già in passato si era reso responsabile di episodi di violenza simili e ha precedenti per lesioni, danneggiamento di statue sacre presenti in alcune chiese di Roma e violente manifestazioni di odio nei confronti della religione cristiana;

l'evento non costituisce un caso isolato, lo spaccio di droga e la violenza sono all'ordine del giorno nei pressi della stazione Termini e quanto accaduto attesta lo stato di degrado e di illegalità che imperversano nelle periferie e nei luoghi di transito particolarmente affollati, come le stazioni ferroviarie delle grandi città;

la Procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati l'agente di polizia, che ha sparato per bloccare l'immigrato che terrorizzava i passanti, formulando l'ipotesi di eccesso colposo nell'uso legittimo delle armi, dichiarando che di trattava di "atto dovuto";

il fatto appare di una gravità assoluta e pone al centro del dibattito politico non solo la questione della sicurezza delle aree urbane, ma anche le dotazioni ed il ruolo degli agenti di polizia, che si trovano sempre più spesso a dover fronteggiare, senza mezzi adeguati, situazioni di pericolo ed emergenza come questa;

si riapre così il dibattito sulla dotazione dei "taser", le pistole ad impulsi elettrici, che consentirebbero di evitare l'utilizzo delle armi da fuoco, agli agenti di pubblica sicurezza, di polizia giudiziaria e dei militari in servizio di pubblica sicurezza impegnati in operazioni con evidenti margini di rischio;

autorizzata dall'art. 8, comma 1-bis, del decreto-legge 22 agosto 2014, n. 119, tra il settembre 2018 e il giugno 2019, si è proceduto alla sperimentazione dell'utilizzo del taser, su 12 città italiane, in seguito alla quale il Consiglio dei ministri ha approvato, il 17 gennaio 2020, in esame preliminare, un regolamento di modifica del decreto del Presidente della Repubblica 5 ottobre 1991, n. 359, sui criteri per la determinazione di armamento e munizioni, che costituisce la base giuridica per l'adozione del taser per le forze dell'ordine in via ordinaria;

in data 23 febbraio 2021 sul sito del Ministero dell'interno, il Dipartimento della pubblica sicurezza ha reso noto che "sono in corso le procedure di gara per l'acquisizione dell'arma ad impulsi elettrici (taser) per le esigenze delle Forze di polizia; è volontà dell'amministrazione della Pubblica sicurezza portare a conclusione la procedura non appena sarà verificata la rispondenza degli apparecchi ai requisiti tecnici richiesti";

tra gli strumenti indispensabili a garantire la sicurezza degli agenti operanti, nonché di tutte le persone che con loro entrano in contatto durante operazioni di pubblica sicurezza, sono altresì ricompresi anche i dispositivi di video ripresa da apporre sulle divise (dette body cam),

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo abbia contezza degli eventuali esiti della procedura di gara per l'acquisizione dell'arma ad impulsi elettrici (taser) per le esigenze delle forze di polizia e, comunque, quali iniziative intenda assumere per accelerare la conclusione dell'iter in corso e per assicurare ulteriori dotazioni di sicurezza agli agenti, tra i quali, ad esempio, il sistema di videoripresa (body cam) da apporre sulle divise;

quali iniziative intenda assumere per evitare che l'iscrizione nel registro degli indagati di agenti che fanno il loro dovere possa provocare ulteriore demotivazione del personale in servizio, già duramente provato dalla scarsezza dei mezzi a disposizione.


INTERROGAZIONE SULLA GESTIONE DELL'HOTSPOT PER MIGRANTI DI LAMPEDUSA

(3-02644) (23 giugno 2021)

DE FALCO, FATTORI, NUGNES, DE BONIS, NOCERINO, LA MURA - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

nei giorni 18 e 19 giugno 2021 il primo firmatario del presente atto si è recato, insieme alla sua collaboratrice avvocato Alessandra Ballerini, in visita ispettiva presso l'hotspot di Lampedusa, dove, tra l'altro, sono state frapposte pesanti ed indebite interferenze nell'espletamento del mandato parlamentare, nonostante la limpidezza del quadro normativo primario. Tali interferenze sono state fatte oggetto di esposto alla magistratura;

durate la visita ispettiva sono ancora una volta state evidenziate le condizioni invivibili dell'hotpost, dove sono spesso costrette a vivere anche più di 1.000 persone (a fronte di una capienza massima di 228 persone) trattenute, senza colpa, in assenza della notifica di alcun provvedimento di trattenimento e, di conseguenza, in assenza di convalida giudiziaria, in palese violazione dell'articolo 13 della Costituzione. Centinaia di persone con 40 WC (molti dei quali guasti), tra cani randagi e topi che scorrazzano liberamente nell'hotspot, dove uomini, donne e bambini giacciono all'aperto anche di notte, quando la temperatura non è certo mite;

oltre alle condizioni disumane è emersa una completa abdicazione dello Stato, che si manifesta con incertezze che lasciano francamente sconcertati;

si è, infatti, potuta osservare in primo luogo una totale discrasia di opinioni circa il regime cui sono sottoposte le persone che vi sono concentrate, in particolare se possano lasciare o meno liberamente l'hotspot;

infatti, secondo i militari dell'Esercito incaricati della sorveglianza agli ingressi, le persone presenti nell'hotspot non hanno libertà di movimento e devono permanere nella struttura;

al contrario, alcuni elementi della Polizia hanno sostenuto che gli "ospiti" possono allontanarsi tranquillamente dall'hotspot, mentre altri sostenevano il contrario. Non essendo disponibile un regolamento, non è stato possibile verificare alcunché al riguardo;

in un lungo colloquio con il primo firmatario il capo di gabinetto del Ministro, dottor Bruno Frattasi, ha sostenuto che vi sarebbe libertà di circolazione degli "ospiti", ma come detto, tale risposta non ha trovato conferma nei fatti, presso l'hotspot che risulta chiuso, circondato da grate e sorvegliato dall'esercito e da ogni forza di polizia;

visto che:

non risulta esistere un criterio predeterminato e chiaro che presieda alla decisione di trasferire le persone che escono dall'hotspot. Alcune, infatti, sono trasferite a bordo delle navi quarantena, altre, invece, verso i centri di trattenimento o di accoglienza, o in altre destinazioni per il rimpatrio. A precisa domanda dell'interrogante, infatti, la risposta è stata che si usa un criterio casuale;

non viene, inoltre, fatto compilare a chi entra nella struttura un modello formale, il modello C3, che consente di formalizzare l'eventuale richiesta di asilo, mentre viene fatto utilizzare il cosiddetto foglio notizie, che si compila attraverso l'apposizione di qualche crocetta in un modello scarno ed ambiguo e redatto solamente in lingua italiana;

considerato ancora che la situazione di incertezza e di arbitrarietà illustrata pervade, a parere degli interroganti, subdolamente, alcuni settori dell'amministrazione dell'interno, come viene evidenziato anche dal fatto che su oltre 200.000 domande di regolarizzazione che erano state presentate come previsto dall'articolo 103, comma 1, del decreto-legge n. 34 del 2020, ne risultano trattate circa un migliaio, quasi che l'amministrazione stia mettendo in atto una sorta di resistenza passiva all'applicazione delle norme più recenti,

si chiede di sapere:

quale sia la situazione reale per quel che riguarda la possibilità o meno per gli "ospiti" dell'hotspot di entrare ed uscire liberamente dalla struttura;

quale sia il criterio di scelta che presiede alla decisione di inviare le persone giunte nell'hotspot in una nave quarantena o in altro centro di trattenimento o accoglienza, non essendo possibile pensare che veramente tali decisioni, che incidono sulla libertà personale, si basino sulla mera casualità o peggio discrezionalità in violazione degli articoli 13 e 97 della Costituzione;

per quale motivo non si faccia compilare alle persone che entrano nella struttura il citato modello C3, che determina la formalizzazione della domanda di protezione internazionale e, invece, ci si limiti a quel foglio notizie ambiguo e quasi anonimo;

infine, se al Ministro in indirizzo consti quando esposto, relativamente alle condizioni da "girone infernale" nella quale sono costrette a vivere le persone all'interno dell'hotspot, e che cosa intenda fare, per quanto di sua competenza, per quanto meno alleviare una situazione intollerabile in qualunque Paese, ma ancor di meno la dove, come in Italia, prevale, deve prevalere, il rispetto dei diritti umani e lo Stato di diritto, anche agendo, sempre per quanto di sua competenza, per far sì che l'amministrazione dell'interno applichi le norme che sinora ha, di fatto, disatteso.

INTERROGAZIONE SULLA SITUAZIONE DELL'IMMIGRAZIONE IRREGOLARE, DAL PUNTO DI VISTA NORMATIVO E DELL'ORDINE PUBBLICO

(3-02649) (23 giugno 2021)

BERNINI, MALAN, MODENA, FAZZONE, PAGANO, SCHIFANI, VITALI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

al netto del risultato del vertice europeo su immigrazione e ricollocamenti, bisogna essere i primi a difendere le frontiere italiane, che sono i confini esterni dell'Europa;

è necessario mettere in atto una politica, come quella realizzata dai Governi Berlusconi, concludendo accordi di partenariato con i Governi delle nazioni nordafricane per bloccare le partenze e soprattutto per organizzare i rimpatri;

nel 2020 le richieste di asilo hanno registrato il riconoscimento dello status di rifugiati solo all'11 per cento dei richiedenti, il 13 per cento ha ricevuto la cosiddetta protezione sussidiaria o la protezione speciale, mentre il 76 per cento dei soggetti ha ricevuto un diniego, ma, non essendo stato rimpatriato, è andato ad alimentare la clandestinità;

il tema della presenza di clandestini in Italia si lega alla questione della sicurezza dei territori, che è uno dei problemi più sentiti e percepiti dagli italiani, con stranieri spesso dediti allo spaccio di sostanze stupefacenti e a reati predatori;

è quindi necessario intervenire, sia per evitare le partenze con accordi specifici (che peraltro già esistono, o esistevano e dunque vanno rinnovati), sia per bloccare gli arrivi e soprattutto gli sbarchi di coloro che non hanno e non potranno avere titolo per restare sul territorio nazionale, che devono essere conseguentemente rimpatriati, prima che vadano ad alimentare le schiere dell'abusivismo e del crimine;

è necessario integrare gli organici delle forze di polizia sul territorio, dotando gli uomini e le donne impegnati a garantire la sicurezza degli italiani degli strumenti più idonei a sostenerne l'efficacia e la sicurezza dell'intervento,

si chiede di sapere:

per quanto riguarda l'immigrazione, se il Ministro in indirizzo non intenda promuovere o rinnovare accordi di partenariato volti a limitare le partenze dalle coste africane e intervenire, anche dal punto di vista normativo, per impedire alle organizzazioni non governative di agire in modo tale da facilitare oggettivamente l'attività dei trafficanti di persone, per bloccare definitivamente gli sbarchi e per accelerare il rimpatrio di coloro che non hanno diritto a restare in Italia o in Europa;

per quanto riguarda la sicurezza pubblica, a che punto sia il piano per l'integrazione delle risorse, degli organici e delle dotazioni delle forze dell'ordine per fare fronte alle sfide quotidiane che si trova ad affrontare chi opera sul territorio e se il Ministro intenda promuovere, d'intesa con il Ministro della giustizia, le opportune iniziative per introdurre l'obbligatorietà dell'arresto anche per i casi di spaccio al minuto, al fine di ripristinare l'ordine e la sicurezza in quelle zone sempre più ostaggio di individui che fanno del crimine un mestiere.


INTERROGAZIONE SULL'ORGANICO DEL CORPO DI POLIZIA MUNICIPALE DI MESSINA

(3-02647) (23 giugno 2021)

D'ANGELO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

con il fondo nazionale per la sicurezza urbana, istituito dall'art. 35-quater del "decreto sicurezza" sono stati assunti dal Comune di Messina, con contratto a tempo determinato, 46 vigili urbani al fine di far fronte, seppur temporaneamente, ad una situazione di carenza di organico;

più che positivo è stato il riscontro delle iniziative di sicurezza urbana finanziate con il fondo, che nel prossimo triennio assegnerà 65 milioni di euro, a supporto dei Comuni per il potenziamento del personale a tempo determinato delle Polizie locali e la messa in sicurezza delle aree più problematiche delle città;

la condizione della Polizia locale messinese appare, evidentemente, non più sostenibile, a seguito delle consistenti riduzioni di personale susseguitesi negli anni, ancorché si richieda a tale Corpo, in misura sempre crescente, di incrementare la propria attività e di aumentare il proprio impegno, anche in considerazione delle complesse contingenze sociali connesse alla pandemia;

assumono sempre più rilevanza i nuovi compiti di presidio e prevenzione sul territorio a cui gli agenti di Polizia municipale sono chiamati, così com'è accaduto in tutta Italia per i servizi di supporto alla popolazione e di controllo del territorio per verificare il rispetto delle disposizioni di contenimento individuate dalle norme e ordinanze emanate dal Governo, dalle Regioni e dalle amministrazioni locali nell'ambito dell'emergenza COVID-19;

di fatto si è verificata un'espansione delle competenze delle Polizie municipali che rende necessario riconsiderare le risorse stanziate per la dotazione ai Comuni di organici, strumentazioni e formazione adeguate;

sulla dotazione organica del Corpo della Polizia municipale di Messina, in particolare, è assolutamente necessario mettere in atto azioni che garantiscano le condizioni minime per poter svolgere efficacemente il proprio ruolo, a fianco e al servizio della collettività, quale primo e qualificato interlocutore del cittadino sul territorio;

il contratto a tempo determinato dei citati 46 agenti di Polizia municipale è in scadenza il 13 agosto 2021 e il Comune rischia pertanto di perdere preziose risorse operative nei servizi di viabilità e sicurezza urbana in uno dei periodi più delicati per l'ordine pubblico, tra misure anti COVID, viabilità e movida estiva;

a fronte di tale necessità il Comune di Messina ha chiesto al Ministero dell'interno di prorogare tali contratti di almeno un anno e contemporaneamente di far scorrere la vigente graduatoria, assumendo i restanti 12 idonei, ma ad oggi non ha ricevuto alcun riscontro,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo voglia valutare l'integrazione dell'organico della Polizia municipale di Messina, prorogare i contratti a tempo determinato dei 46 agenti in scadenza il prossimo mese di agosto e assumere gli attuali 12 idonei in graduatoria, al fine di far fronte alle esigenze di ordine pubblico.

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