Nella seduta dell'11 giugno l'Assemblea del Senato ha approvato in prima lettura il ddl n. 1467 di conversione del decreto-legge n. 55/2025, recante disposizioni urgenti in materia di acconti IRPEF per il 2025. Il testo è quindi passato all'esame dell'altro ramo del Parlamento.
Il provvedimento interviene in materia di coordinamento tra le norme della legge di bilancio 2025 quelle del decreto legislativo n. 216/2023 attuativo della riforma fiscale, al fine di escludere l'obbligo di versamento di acconti per l'anno in corso da parte dei lavoratori dipendenti e dei pensionati senza redditi aggiuntivi.
L'esame in Commissione
Il disegno di legge è stato incardinato nella 6a Commissione in sede
referente il 6
maggio con la relazione della senatrice Zedda (FdI). Al termine di
un dibattito sull'ordine dei lavori, la Commissione ha deliberato di non
svolgere audizioni ma di richiedere un contributo scritto ai soggetti
indicati dai Gruppi. I documenti
acquisiti sono stati pubblicati su internet.
Il 13 maggio sono stati pubblicati gli emendamenti
e ordini del giorno presentati. Quindi, sono stati illustrati quelli
proposti dal Gruppo M5S, tutti volti a modificare gli scaglioni di reddito
imponibile e le aliquote IRPEF, oltre ad intervenire sulle detrazioni
fiscali, mentre la senatrice Tajani (PD) ha spiegato la mancata
presentazione di emendamenti da parte del proprio Gruppo con l'intenzione
di non appesantire l'iter del decreto-legge, in quanto correttivo di un
errore incorso nella revisione delle aliquote IRPEF. Il 14 maggio il
Presidente Garavaglia (LSP) ha dichiarato improponibili alcuni
emendamenti.
Nella seduta del 20
maggio, dopo i pareri negativi espressi dalla relatrice Zedda (FdI)
e del sottosegretario per l'economia e le finanze Freni, si è svolto un
dibattito sulla quantificazione degli oneri prevista dagli emendamenti,
che ha coinvolto il senatore Sisto, il Presidente Garavaglia e lo stesso
sottosegretario Freni. Quindi, la Commissione ha proceduto alla votazione
degli emendamenti, che sono risultati tutti respinti. Sono stati invece
accolti, previa riformulazione, gli ordini del giorno G/1467/1/6
(testo 2), in materia di trasparenza e chiarezza nei rapporti tra
fisco e contribuente, nelle procedure di compilazione dei dichiarativi
fiscali e nella correzione dei dati in possesso dell'Agenzia delle
entrate, e G/1467/2/6
(testo 2), che impegna il Governo a valutare l'adozione di ulteriori
misure fiscali a sostegno di famiglie con reddito medio basso. Sono stati
inoltre accolti gli ordini del giorno G/1467/5/6,
in materia di compensi variabili e stock options percepiti da talune
categorie di operatori del settore finanziario, e G/1467/6/6,
che impegna il Governo a stanziare risorse per soddisfare le pretese
erariali relative ai canoni delle concessioni demaniali per gli anni 2024
e 2025 per il comprensorio «Falconera» del comune di Caorle (VE). La
Commissione ha infine conferito il mandato alla relatrice Zedda a riferire
favorevolmente all'Assemblea sull'approvazione del disegno di legge.
La discussione in Assemblea
L'11 giugno la relatrice Zedda ha illustrato il disegno di legge all'Assemblea.
Nella discussione generale sono intervenuti i senatori Silvia Fregolent
(IV), Croatti (M5S), Borghesi (LSP) e Losacco (PD). La relatrice ha difeso
l'operato del Governo che, a differenza del passato, ha riconosciuto e
corretto tempestivamente un errore normativo nella stessa legislatura,
richiamando l'intervento sul payback sanitario come esempio di
responsabilità. Ha poi respinto le accuse di favorire l'evasione fiscale,
evidenziando il recupero di 33,4 milioni nel 2024. Il sottosegretario per
l'economia Sandra Savino ha chiarito che non si è trattato di un errore
grave, ma di un necessario correttivo tecnico, e ha ribadito l'impegno del
Governo per la riduzione delle tasse e il sostegno al lavoro e alle
imprese.
Durante l'esame dell'articolato sono stati accolti gli ordini del giorno G1.1
e G1.2,
Turco e Croatti (M5S), che impegnano il Governo a semplificare il fisco,
aumentando la trasparenza, e a valutare nuove misure fiscali a sostegno
delle famiglie a reddito medio-basso. È stato altresì accolto l'ordine del
giorno G1.100
(testo 2), Fregolent (IV), che impegna il Governo a valutare
iniziative per chiarire il trattamento fiscale degli operatori finanziari,
garantendo omogeneità su compensi variabili e stock option.
Nelle dichiarazioni finali hanno annunciato voto favorevole i senatori
Salvitti (Cd'I), che la enfatizzato il carattere epocale della riforma
fiscale, con riduzione delle aliquote Irpef e minore pressione fiscale
dopo oltre cinquant'anni, elogiando il taglio strutturale del cuneo
fiscale; Trevisi (FI-BP), che ha richiamato l'importanza di correttivi
alle leggi precedenti (superbonus e comunità energetiche) per maggiore
sostenibilità e inclusività, evidenziando il miglioramento dei conti
pubblici, l'aumento delle entrate e la crescita dei redditi dei
lavoratori; Garavaglia (LSP), che ha chiarito che l'aumento della
pressione fiscale è dovuto solo alla maggiore occupazione e alla riduzione
dell'evasione, non a nuove imposte, e ha rivendicato il successo delle
misure come la flat tax per i forfettari e la prospettiva di una nuova
rottamazione fiscale; Melchiorre (FdI), che ha accusato l'opposizione di
aver alimentato polemiche infondate e strumentali, respingendo le accuse
di pasticcio fiscale: il dl non contiene nuove tasse, ma è frutto di una
scelta di prudenza contabile per evitare restituzioni future da parte dei
contribuenti. I senatori Dafne Musolino (IV), Magni (AVS), Turco (M5S) e
Cristina Tajani (PD) hanno dichiarato l'astensione. IV ha contestato
l'approssimazione della politica fiscale e l'aumento della pressione
fiscale, soprattutto sulle imposte indirette che colpiscono i redditi
bassi, lamentando l'assenza di una vera politica economica; AVS ha
denunciato un aumento strutturale della tassazione su lavoro dipendente e
pensionati, soprattutto per il ceto medio produttivo, auspicando una
discussione per una tassazione più equa, come previsto dalla Costituzione;
M5S ha criticato la riforma fiscale in quanto inefficace contro l'evasione
e dannosa per ceto medio, imprese e investimenti, e ha accusato
l'Esecutivo di aver aumentato le tasse e tagliato le agevolazioni; il PD
la lamentato l'assenza di chiarezza nella strategia del Governo,
denunciando l'uso improprio dei dati economici, l'inefficacia del
concordato preventivo e l'insufficienza delle misure per il ceto medio.