Nella seduta del 20 febbraio l'Assemblea del Senato ha approvato definitivamente, con 80 voti favorevoli, 61 contrari e un'astensione, il ddl n. 1347, di conversione con modificazioni del decreto-legge 27 dicembre 2024 n. 201, recante misure urgenti in materia di cultura, già approvato dalla Camera il 6 febbraio.
Il provvedimento prevede l'adozione del Piano Olivetti, un insieme di misure che, prendendo spunto dalle idee di Adriano Olivetti su cultura e comunità sociale, si propongono di coinvolgere gli enti del Terzo settore in attività di co-progettazione, oltre che sostenere l'attività delle biblioteche, delle librerie, dell'editoria libraria, degli istituti storici e culturali, delle attività di spettacolo, del cinema e del settore audiovisivo, anche in funzione della rigenerazione delle periferie urbane e delle aree territoriali svantaggiate. Sono inoltre previste, tra l'altro, l'istituzione di un'unità di missione per la cooperazione culturale con l’Africa e il Mediterraneo allargato coordinata con la Cabina di regia per il Piano Mattei, la stabilizzazione del regime semplificatorio per la realizzazione degli spettacoli dal vivo, l'eliminazione dal campo di applicazione dell’esecuzione forzata dei fondi destinati alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio e delle attività culturali.
L'esame in sede referente
Il disegno di legge è stato incardinato nella 7a Commissione l'11 febbraio con la relazione del senatore Marcheschi (FdI). Nella stessa data sono stati pubblicati gli emendamenti e ordini del giorno presentati (il termine per la presentazione era stato deliberato nella riunione dell'Ufficio di Presidenza del 4 febbraio). È stata inoltre avviata la discussione generale, con gli interventi dei senatori Cecilia D'Elia (PD), Pirondini (M5S) e Crisanti (PD), che hanno lamentato l'insufficienza delle risorse previste a sostegno delle iniziative ambiziose del provvedimento. Nella seduta anitmeridiana del 12 febbraio la discussione è proseguita con gli interventi dei senatori Pirondini, che ha ribadito le perplessità già espresse nella seduta precendente soffermandosi sui temi oggetto di emendamenti del M5S (asili musicali, danza, promozione delle attività teatrali negli istituti penitenziari), Occhiuto (FI) e Versace (Cd'I), che hanno espresso apprezzamento per la proposta in esame, D'Elia, per ribadire il dissenso sull'entità dei finanziamenti e richiamare l'attenzione sulle conseguenze negative della sostituzione di "App18" con le due carte della cultura dei giovani e del merito. In replica, il relatore Marcheschi ha motivato la modifica delle norme sul tax credit per il cinema e il ministro Giuli ha rivendicato la validità del decreto-legge, nel contesto delle disponibilità di bilancio, assicurando il proprio impegno per dare completa attuazione agli indirizzi di politica culturale tracciati nel provvedimento. Infine, il Presidente Marti (LSP) ha reso comunicazioni sugli emendamenti dichiarati improponibili. Nelle due successive sedute pomeridiane della stessa giornata si è svolto l'esame di emendamenti e ordini del giorno. Nessuna delle proposte emendative è risultata approvata mentre sono stati accolti gli ordini del giorno nn. 11, 21, 22, nonché 1, 2, 3, 4, 5, 6, 8, 10, 12, 13, 16, 17, 19, 24 e 25, nei testi riformulati e pubblicati in allegato al resoconto. Nella seduta del 13 febbraio la Commissione, previa dichiarazione di voto contrario della senatrice D'Elia (PD), ha conferito al relatore il mandato a riferire favorevolmente in Assemblea sull'approvazione del disegno di legge, nel testo trasmesso dalla Camera dei deputati.
La discussione in Assemblea
Nella seduta del 18 febbraio il provvedimento è stato illustrato all'Assemblea dalla relatrice facente funizione Fallucchi (FdI). Sono poi intevenuti nella discussione generale i senatori Vincenza Rando, Parrini, Cecilia D'Elia (PD), Lombardo (Az), Barbara Floridia (M5S) e Marti (LSP). I senatori di opposizione, pur riconoscendo l'urgenza di interventi in ambito culturale, hanno criticato la mancanza di risorse per attuare concretamente il Piano Olivetti, proponendo un vero piano d'azione con risorse adeguate per un pilastro fondamentale per la crescita del Paese. Il senatore Marti ha espresso pieno sostegno all'approccio governativo, sottolineando la necessità di promuovere la cultura come bene comune. Il sottosegretario per la cultura Lucia Borgonzoni ha richiamato l'importanza di una direzione chiara per una buona politica culturale e difeso il settore audiovisivo, evidenziando la crescita delle produzioni e il forte impatto economico del tax credit. Durante l'esame dell'articolato sono stati accolti diversi ordini del giorno: G1.1, sull'ipotesi di riservare una quota delle risorse del Piano Olivetti alle regioni del Mezzogiorno, G6.1, sull'estensione dell'utilizzo della Carta della cultura Giovani ai viaggi di istruzione, G6.2, sull'appplicazione delle norme relative alla Carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione del docente, G7.2, sui criteri di assegnazione dei tax credit per il cinema, G7.4, sull'indennità di discontinuità per i lavoratori dello spettacolo (De Cristofaro (AVS) e altri); G3.100, sull'apertura di nuove librerie con sede in beni storici da recuperare, G4.100, sul rafforzamento dell'offerta enoturistica (Giulia Cosenza (FdI)); G8.100 (testo 2), sui professionisti del restauro di beni culturali (Romeo (LSP)). Sono quindi iniziate le dichiarazioni di voto, con gli interventi della senatrice Silvia Fregolent (IV), contraria, che ha lamentato la mancanza di investimenti per le aree interne, come la fibra e la cultura digitale, e l'insufficienza del finanziamento per le sovrintendenze lirico-sinfoniche e il settore dello spettacolo; della senatrice Giusy Versace (Cd'I), favorevole, che ha ribadito l'importanza della cultura come parte dell'identità italiana e apprezzato i fondi stanziati per librerie, piccole realtà locali, filiera editoriale e valorizzazione del patrimonio culturale; del senatore De Cristofaro (AVS), contrario, che ha definito inadeguato il sostegno alla cultura e rilevato contraddizioni nelle politiche urbanistiche e culturali, denunciando l'assenza di misure strutturali per il settore.
Nella seduta del 19 febbraio le dichiarazioni di voto si sono concluse con gli interventi a favore dei senatori Occhiuto (FI-BP), che ha definito il decreto un atto di speranza per il futuro del Paese, sostenendo una visione inclusiva e non elitaria della cultura; Paganella (LSP), che ha messo in risalto il valore di una cultura diffusa come fattore di coesione sociale, richiamando il modello comunitario di Olivetti, ribadendo l'importanza della semplificazione amministrativa per favorire la tutela del patrimonio; Carmela Bucalo (FdI), secondo cui il provvedimento è un segnale concreto di attenzione al settore, apprezzando la valorizzazione della cultura nelle periferie e all'estero, con investimenti su biblioteche, librerie e spettacoli dal vivo, nonostante le ristrettezze di bilancio. Sono altresì intervenuti, dichiarando voto contrario, i senatori Pirondini (M5S), che, pur condividendo taluni obiettivi, ha lamentato la mancanza di coperture finanziarie e sottolineato l'urgenza di affrontare temi concreti come il debito delle fondazioni liriche, il precariato nel comparto e il sostegno agli artisti; Verducci (PD), che ha criticato duramente il decreto in quanto inadeguato a risollevare il settore culturale, duramente colpito dai tagli del governo Meloni, e stigmatizzato l'assenza di un vero sostegno ai lavoratori della cultura, chiedendo un piano serio che rilanci il pluralismo.