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Il Presidente: Discorsi

Ma domani farà giorno di Teresa Noce

Discorso pronunciato nella Sala Atti parlamentari della Biblioteca del Senato, in occasione della presentazione della riedizione del libro

Autorità, Signore e Signori,
desidero ringraziare la Senatrice Valeria Fedeli per avere fortemente voluto questo incontro di presentazione della riedizione dell'opera di Teresa Noce "Ma domani farà giorno".

La storia drammatica, commovente e appassionante di Giovanna Pinelli, nata Fanucci, dall'arresto in Francia per l'attività militante di resistenza partigiana, alla detenzione nei campi di concentramento di Ravensbruck e di Holleischen, sino alla liberazione.
Una rigorosa testimonianza storica di alcune delle pagine più drammatiche della resistenza e delle deportazioni naziste.
Soprattutto la storia di una donna, della sua umanità integrale, della sua passione politica e della capacità unica e straordinaria di incarnare nella vita gli alti ideali morali e civili costitutivi della sua personalità.
Le pagine di questo libro ci raccontano la storia di eventi che appartengono ad un passato che molti di noi hanno avuto la fortuna di non avere conosciuto in prima persona, eppure caratterizzati da suggestioni e temi di grande attualità.
L'amore per la libertà, prima di tutto.

La storia di Giovanna è una lirica della libertà.
Perché proprio nella mancanza di libertà fisica degli anni della detenzione, Giovanna riconosce e comunica il valore fondamentale della libertà intesa e vissuta anzitutto come libertà interiore, libertà della coscienza, libertà dell'intelligenza.
Giovanna, durante la prigionia, vive grazie alla possibilità di pensare, riflettere, rivolgere il suo affetto profondo ai figli e alla famiglia, di vivere relazioni vere e profonde con le compagne di cella.
Una libertà interiore che diventa dunque fonte di una energia insopprimibile e che le consente di sopravvivere alle privazioni, agli orrori e alle torture dei campi di sterminio.
Una libertà che dalla dimensione individuale si apre a quella collettiva sino a divenire lotta per la libertà dei popoli e della patria.
La solidarietà e le relazioni.
La vicenda di Giovanna e la drammatica narrazione della sua restrizione assume un particolare significato alla luce del racconto dei rapporti e delle amicizie con le compagne di cella e le ragazze incontrate nei campi di concentramento.
Autentiche relazioni umane in un ambiente che di umano nulla aveva. Fatte di condivisione, di complicità, di affetto, ma anche di debolezze, conflitti e prevaricazioni.

La storia di Giovanna non potrebbe esistere al di fuori di questa fitta e intensa rete di rapporti.
Una storia individuale, fortemente personale, che nel corso della narrazione diventa storia collettiva, come se l'insopportabilità del destino del singolo diventasse invece possibile nella condivisione solidale.
Una sorta di miracolo che spiega il prevalere della speranza e della vita in un contesto tragico di violenza, morte e disperazione.

Queste relazioni, questa solidarietà femminile si manifestano nella sensibilità con la quale vengono narrate e presentate le numerose storie di donne, figure indimenticabili:
Marta che si prende cura delle deportate in infermeria usando "il linguaggio internazionale dell'amore e della carità";
la vecchia infermiera parigina Luciana, con la quale Giovanna si intrattiene interrogandosi sul significato della sofferenza ma anche sulla fiducia nell'uomo e nelle sue possibilità di riscatto;
l'artigiana Giulia, che realizza per le deportate piccoli oggetti per la cura personale.

Questo è davvero sorprendente: la forza di vincere l'orrore con la semplicità rivoluzionaria delle relazioni e degli affetti.
E tutto ciò senza mai dimenticare lo sfruttamento delle schiave, la completa distruzione fisica della loro umanità e tutti gli orrori della deportazione e dei campi di concentramento.

Vince però l'insopprimibile amore per la vita.
Sostenuto da un'incrollabile speranza.
È vero, si legge in queste pagine - come riconosceva Pietro Nenni nella prefazione alla prima edizione del testo - un vero e proprio "inno alla vita".
L'affermazione di una positività ultima del destino umano fondata sulla dignità di ogni essere vivente.

Giovanna Pinelli è Teresa Noce e queste pagine sono la sua biografia.
Di lei voglio ricordare la straordinaria esperienza nel sindacato, che si è manifestata non solo con una capacità realizzativa e organizzativa moderna e efficace ma anche con la sensibilità di accendere l'attenzione su temi nuovi, di dare risposte in termini di riconoscimento dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, delle donne e degli uomini.
Come non ricordare il suo contributo nella stipula del primo contratto collettivo nazionale per i tessili e le sue tante battaglie per la tutela delle lavoratrici madri.

Conquiste di diritti attuali in un momento cruciale della storia dell'emancipazione femminile.
In un'epoca che ha visto crollare le prima fondamenta della società patriarcale, in cui i doveri delle donne ne soverchiavano i diritti e ogni libertà aveva l'amaro sapore di una concessione.
Nella storia repubblicana l'impegno politico di Teresa Noce inizia già alla Consulta Nazionale, quindi nell'Assemblea Costituente dove entra a far parte della Commissione dei 75.
Qui si distinse per la moderna visione del principio di uguaglianza sostanziale di cui è stata forte sostenitrice, per il riconoscimento della funzione sociale della maternità, per la tutela delle lavoratrici e della parità salariale.
È stata portatrice di un metodo politico fortemente innovativo, fondato sulla capacità di dialogo, sulla possibilità di trovare sempre una sintesi alta nell'interesse generale. Questo la portava a percorrere naturalmente la via di alleanze inedite, ma forti, consapevoli e proficue.
Della sua esperienza parlamentare ricordo il contributo dato alla legislazione in materia di tutela della maternità e di parità salariale tra uomini e donne.
Tutto ciò senza mai dimenticare l'attenzione alle dinamiche sociali in continua evoluzione, ma soprattutto l'attenzione alle relazioni personali, familiari e affettive.
Insomma, Teresa Noce era una donna moderna, una di noi, che ha lottato, vissuto e si è sempre spesa senza rinunciare alla sua umanità, alla sua femminilità.
Soprattutto una donna che ha seguito i suoi ideali, sempre, con coerenza e senza mai arretrare di fronte alle difficoltà, agli ostacoli, alle opposizioni.

Rievocare la sua figura in prossimità dell'8 marzo assume un valore ancora più significativo, perché ci ricorda che tanta strada c'è ancora da fare per dare piena concretezza ai valori costituzionali di piena uguaglianza tra donne e uomini.
A questi valori Teresa Noce credeva fortemente, a questi valori ha dedicato la sua vita.
Per la loro affermazione, la sua storia ci richiama oggi ad una grande responsabilità: unire le nostre forze, le nostre migliori energie per sostenere e rafforzare il cambiamento, in primo luogo culturale, nella società e nelle Istituzioni.
Non posso concludere il mio intervento senza rivolgere il mio saluto e il mio ringraziamento a Giuseppe Longo che di questo patrimonio ideale e culturale è erede e testimone.



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