Nella seduta del 23 dicembre l'Assemblea del Senato ha approvato in prima lettura, con 110 voti favorevoli, 66 contrari e due astensioni, il disegno di legge n. 1689 sul bilancio per il 2026 e sul bilancio pluriennale per il triennio 2026-2028. Nella votazione dell'emendamento 1.900 (interamente sostitutivo della prima sezione del disegno di legge) sulla quale il Governo ha posto la questione di fiducia, sono stati espressi 113 voti favorevoli, 70 contrari e due astensioni. Il testo è quindi passato all'esame dell'altro ramo del Parlamento.
Come indicato nel Documento programmatico di bilancio (DPB 2025), contenente le previsioni macroeconomiche, i saldi di bilancio delle amministrazioni pubbliche e le principali misure della manovra di finanza pubblica, sono previsti interventi per circa 18 miliardi. In coerenza con gli obiettivi posti, il percorso programmatico prevede una riduzione graduale dell'indebitamento netto dal 2,8 per cento del PIL nel 2026 al 2,3 per cento nel 2028. Tra le misure a sostegno del reddito, oltre alla conferma del bonus ristrutturazione al 50% e della flat tax per i redditi di lavoratori e pensionati fino a 35.000 euro, si riduce dal 35% al 33% l'IRPEF per i percettori di redditi compresi tra i 28.000 e i 50.000 euro. Per le famiglie si incrementa l'accesso alle agevolazioni mediante la revisione dei criteri di calcolo dell'ISEE, si estendono i congedi parentali, si finanziano i centri estivi, la "Carta dedicata a te" (500 euro per acquisto di beni alimentari) e l'incremento delle pensioni dei soggetti in condizioni disagiate. Per il sistema sanitario i finanziamenti aggiuntivi già previsti dai bilanci vigenti sono ulteriormente incrementati (da 5 a 7,4 miliardi nel 2026 e da 5,7 a 8,35 nel 2027) con risorse da destinare al trattamento economico del personale e a nuove assunzioni, ai fini della riduzione dei tempi di erogazione delle prestazioni. A beneficio delle imprese sono previste maggiorazioni sul costo di acquisizione dei beni strumentali per il calcolo degli ammortamenti, in percentuali che diminuiscono all'aumentare degli investimenti ma aumentano se si tratta di acquisti migliorativi della sostenibilità ambientale (a partire dal 220% per gli investimenti "green" fino a 2,5 milioni di euro), i crediti di imposta per le ZES e le ZLS, la sterilizzazione fino al 31 dicembre 2026 delle tasse sulla plastica e le bevande edulcorate, il rifinanziamento delle agevolazioni sugli investimenti delle PMI (cd. nuova Sabatini). Relativamente alle misure che incidono sulle fonti di entrata, il contributo del sistema bancario e assicurativo si sostanzia nel rinvio delle deduzioni connesse alle imposte differite attive (DTA), mentre in tema di pacificazione fiscale si introduce la possibilità di una definizione agevolata (54 rate bimestrali di pari importo in 9 anni) dei carichi dichiarati ma non pagati, affidati all'agente della riscossione entro il 31 dicembre 2023. Per i dettagli delle disposizioni si rinvia ai Dossier predisposti dai Servizi studi di Senato e Camera.
L'esame in Commissione
Il disegno di legge è stato incardinato nella 5a Commissione in sede referente l'11 novembre con le relazioni dei relatori Claudio Borghi (LSP) e Liris (FdI).
Dal 3 al 6 novembre si è svolta la procedura informativa nelle Commissioni Bilancio congiunte di Senato e Camera, con le audizioni preliminari all'esame del provvedimento. L'11 novembre il Presidente Calandrini (FdI) ha svolto comunicazioni sul regime di ammissibilità degli emendamenti al ddl in oggetto, ricordando l'applicazione delle regole finalizzate al rispetto dei saldi di finanza pubblica indicati nel disegno di legge.
Il 12 e 13 novembre si è svolta la discussione generale: i senatori dei Gruppi di opposizione hanno criticato il contenuto della manovra per la destinazione delle scarse risorse disponibili a strumenti ritenuti non risolutivi dei problemi strutturali del Paese, tra i quali le ridotte prospettive di crescita economica, la crisi del settore industriale, la pressione fiscale su famiglie e imprese, la spesa per il sistema sanitario nazionale e la perdita di potere d'acquisto dei salari, sottolineando anche la carenza di misure a favore dei settori produttivi, il nodo del finanziamento del sistema sanitario da parametrare al PIL, lo strumento del superammortamento per le imprese ritenuto insufficiente, il problema dell'aumento dei dazi sulle esportazioni, la mancanza di investimenti per le infrastrutture (al netto del Ponte sullo Stretto), anche in vista della conclusione degli interventi finanziati dal PNRR nel 2026; i senatori di maggioranza ne hanno difeso l'impianto improntato ai principi di rigore e crescita, a partire dal rafforzamento del taglio del cuneo fiscale e le risorse per l'assegno unico e la maternità, mentre la cosiddetta rottamazione è considerata un'opportunità per ridurre la massa delle cartelle esattoriali, sottolineando anche l'attenzione alla sostenibilità del debito pubblico e gli interventi fiscali a supporto dei ceti medi. Il 14 novembre è scaduto il termine per la presentazione di emendamenti e ordini del giorno.
Il 18 novembre sono stati pubblicati gli emendamenti
e ordini del giorno presentati ed è stata dichiarata
aperta la fase dell'illustrazione degli stessi. Il 19 e il 20
novembre sono state pubblicate alcune riformulazioni. Nelle
sedute dal 25 novembre al 10 dicembre, si sono svolte
comunicazioni sulle proposte emendative e il 4 dicembre si è
svolta l'illustrazione degli emendamenti. L'11 dicembre sono
stati pubblicati dieci
nuovi emendamenti del Governo, illustrati dal
sottosegretario all'economia e le finanze Freni. Il 12 dicembre
sono stati pubblicati due ulteriori emendamenti del Governo ed è
scaduto il termine per la presentazione dei relativi
subemendamenti. Su proposta del Governo, accettata dai
rispettivi firmatari, sono state presentate le riformulazioni di
alcune proposte emendative. Il termine per la presentazione di
eventuali subemendamenti alle stesse è scaduto il 13 dicembre.
Nelle sedute del 15 dicembre (prima
e seconda
pomeridiana) il Presidente Calandrini ha reso ulteriori
comunicazioni sulla presentazione di riformulazioni, di
subemendamenti e di nuovi emendamenti del Governo (testi in allegato
al resoconto). Si è quindi svolto un dibattito riguardo l'ordine
dei lavori e in particolare sull'emendamento del Governo,
contenente modifiche per circa 3,5 miliardi di euro aggiuntivi,
preannunciato dal Ministro dell'economia e delle finanze nella
riunione dell'Ufficio di Presidenza della stessa giornata. Nella
prima
seduta pomeridiana del 16 dicembre il Presidente ha
comunicato la presentazione del suddetto emendamento 4.1000,
recante stanziamenti a beneficio delle imprese in materia di
Zone Economiche Speciali (ZES) e transizione 5.0, coperti
mediante alcune restrizioni su finestre pensionistiche e
riscatto della laurea.
Nella seconda pomeridiana del 16 è iniziata la votazione degli emendamenti, proseguita nelle sedute del 17 (antimeridiana e notturna), 18 (pomeridiana e notturna), 19 (antimeridiana, prima e seconda pomeridiana), 20 (antimeridiana, prima pomeridiana) e conclusa nella seconda pomeridiana del 20 dicembre, con il conferimento ai relatori del mandato a riferire favorevolmente in Assemblea sull'approvazione del disegno di legge, nel testo risultante dalle numerose modifiche approvate (saranno progressivamente aggiornati i link ai resoconti non ancora pubblicati). In particolare, l'emendamento 4.1000 è stato ritirato nella seduta notturna del 18 ma le misure per le imprese sono state confermate, modificando le coperture previste.
La discussione in Assemblea
Il 22
dicembre il disegno di legge è stato illustrato
all'Assemblea dai relatori, che hanno posto l'accento sul metodo
seguito e sul ruolo centrale del Parlamento nella costruzione
della manovra, grazie a un confronto bipartisan che ha prodotto
interventi concreti, soprattutto a favore degli enti locali e
delle aree colpite da eventi calamitosi. Il relatore Borghi si è
soffermato in particolare sull'emendamento relativo alle riserve
auree, chiarendo che si tratta di una norma di interpretazione
autentica volta a ribadire che esse appartengono al popolo
italiano e allo Stato, colmando un vuoto normativo su un asset
strategico di rilievo nazionale. Il relatore Liris ha richiamato
l'importanza dell'uscita anticipata dell'Italia dalla procedura
di infrazione europea, risultato che rafforza la credibilità del
Paese e apre spazi futuri per politiche economiche più
espansive. Il relatore Borghese (Cd'I), ha rimarcato i risultati
conseguiti per gli italiani all'estero, evidenziando come per la
prima volta la legge di bilancio affronti il tema in modo
strutturale.
Respinta la questione pregiudiziale QP1,
illustrata dal senatore Nicita (PD) - che ha contestato
l'inserimento di norme come i LEP - sulla quale hanno espresso
condivisione i senatori De Cristofaro (AVS), Barbara Floridia
(M5S) e Beatrice Lorenzin (PD), è iniziata la discussione
generale, nella quale sono intervenuti i sen. Silvia Fregolent,
Enrico Borghi, Annamaria Furlan, Daniela Sbrollini, Raffaella
Paita (IV), De Cristofaro (AVS), Zanettin (FI-BP), Cataldi,
Maria Domenica Castellone, Sabrina Licheri, Felicia Gaudiano,
Elena Sironi, Dolores Bevilacqua, Nave, Alessandra Maiorino,
Concetta Damante (M5S), Elena Murelli, Bergesio, Dreosto, Maria
Cristina Cantù, Garavaglia, Elena Testor (LSP), Misiani, Susanna
Camusso, Giacobbe, Sandra Zampa, Verini, Anna Rossomando,
Giorgis, Simona Malpezzi, Irto, Tatjana Rojc, Sensi, Vincenza
Rando, Franceschelli, Ylenia Zambito, Bazoli, Valeria Valente,
Verducci, Cecilia D'Elia, Cristina Tajani, Manca (PD), Paola
Ambrogio, Scurria, Russo, Pogliese, Sigismondi, De Carlo,
Gelmetti, Zaffini, Vita Maria Nocco (FdI), Mariastella Gelmini
(Cd'I) e Lombardo (Az). La maggioranza ha difeso il ddl di
bilancio come strumento responsabile di risanamento, crescita e
stabilità, con effetti positivi su occupazione, inflazione,
spread, rating internazionali e fiducia dei mercati. Hanno
rimarcato interventi fiscali a favore di famiglie, lavoratori e
imprese, investimenti in sanità, politiche familiari e
innovazione, insistendo sulla continuità di un percorso
pluriennale. Cd'I ha plaudito alla responsabilità del Governo
nel mantenere i conti pubblici in ordine e nel ridurre il
debito, apprezzando in particolare le misure per natalità e
prima casa; FI-BP ha evidenziato la riapertura del fondo
indennizzo risparmiatori, il rafforzamento del fondo sanitario
nazionale e gli investimenti strutturali su contratti,
infermieri e dirigenti, valorizzando il sistema misto
pubblico-privato; LSP ha rivendicato misure su infrastrutture,
salari, pensioni, tutela dei lavori gravosi e precoci e
investimenti mirati in sanità e prevenzione, puntando su un
approccio territoriale e pragmatismo politico; FdI ha difeso la
stabilità della manovra e i risultati concreti in particolare
sull'agricoltura, citando l'aumento degli investimenti pubblici,
la crescita del reddito e della produttività del settore, oltre
a misure quali la riduzione dell'Irpef per i redditi medi e i
bonus per famiglie e mamme lavoratrici, sottolineando la
correttezza della direzione politica e la crescita del potere
d'acquisto. I Gruppi di opposizione hanno giudicato la manovra
insufficiente, incoerente e incapace di affrontare emergenze
sociali ed economiche: aumenta le diseguaglianze, penalizza
sanità, pensioni, scuola, ricerca e lavoro, mentre favorisce
spesa militare e grandi opere. Hanno denunciato la mancanza di
confronto reale e definanziamento progressivo dei servizi
essenziali: si privilegiano stabilità contabile ed equilibri
politici della maggioranza a scapito di crescita, coesione
sociale e sviluppo sostenibile. In particolare, il PD ha
sottolineato il peso della pressione fiscale, la stagnazione
economica, la fragilità sociale e l'assenza di strategie su
industria, energia, previdenza, lavoro femminile e minima
contribuzione; M5S ha evidenziato l'insufficienza della manovra
su imprese, PMI, transizione tecnologica, occupazione, povertà e
infrastrutture, denunciando caos procedurale e improvvisazione
normativa; IV ha definito la manovra incapace di rispondere alle
esigenze di crescita, contestando la continuità con politiche di
austerità e la miopia del Governo di fronte alle sfide del
futuro, dalla tecnologia all'innovazione; AVS ha giudicato la
manovra iniqua, denunciando l'aumento delle disuguaglianze, i
tagli ai servizi pubblici e la mancanza di interventi su lavoro,
rendite e progressività fiscale, accusando il Governo di
scaricare il peso dell'aggiustamento sui ceti più deboli. Az ha
posto l'accento sulla stagnazione dei salari e le promesse
mancate della Lega, sottolineando effetti negativi su giovani,
imprese e cittadini.
In replica, il relatore Damiani (FI-BP), ha richiamato la
riduzione dell'inflazione sotto il 2 per cento, l'aumento
dell'occupazione, il calo dei tassi su mutui e prestiti e
rinnovi contrattuali con incremento reale dei salari. Il
relatore Claudio Borghi ha evidenziato in particolare l'aumento
di fondi per la sanità e il sostegno alle imprese (3,5
miliardi), il taglio Irpef per il ceto medio e la provenienza
delle risorse da banche e assicurazioni, difendendo la terza
riserva aurea nazionale. Il relatore Liris ha rimarcato
l'importanza del passaggio parlamentare per migliorare la
manovra, con particolare attenzione al sisma bonus e alla
proroga fino al 2025. Il Ministro dell'economia e delle finanze
Giorgetti ha rimarcato la prudenza del Governo nell'affrontare
il debito pubblico elevato e i tassi di interesse crescenti,
salvaguardando la credibilità finanziaria del Paese. Ha
richiamato l'attenzione sui maggiori introiti derivanti
dall'accertamento fiscale e dalla tassazione sui redditi
finanziari, concentrandosi sul sostegno ai lavoratori dipendenti
fino a 50.000 euro e sulle politiche di recupero del fiscal
drag. Ha quindi illustrato gli interventi strategici sulla
sanità, le misure a favore del lavoro e delle imprese, tra cui
rinnovi contrattuali nel pubblico impiego, e riforma della
previdenza complementare, assicurando continuità e certezza agli
investimenti. Ha infine precisato che la tanto contestata tassa
sui pacchi serve a contrastare la concorrenza sleale dei
produttori asiatici e a tutelare produzione e commercio europei.
Approvati gli articoli della seconda sezione della legge di
bilancio, con le annesse tabelle, il Ministro per i rapporti con
il Parlamento Ciriani ha posto la questione di fiducia, a nome
del Governo, sull'approvazione dell'emendamento 1.9000,
interamente sostitutivo della prima sezione del ddl n. 1689, nel
testo che recepisce le modifiche approvate dalla 5a Commissione.
Il 23 dicembre si sono svolte le dichiarazioni
di voto sull'emendamento 1.900, interamente sostitutivo
della prima sezione del disegno di legge, sul quale la
Commissione bilancio ha espresso un parere
non ostativo con osservazioni. Hanno annunciato la fiducia i
senatori Salvitti (Cd'I), che ha difeso la manovra come coerente
con una strategia di legislatura fondata su prudenza, stabilità
dei conti e sostegno al reddito delle famiglie; Gasparri
(FI-BP), che ha rivendicato una manovra che tutela sicurezza,
famiglie e imprese, valorizzando il sostegno alle Forze
dell'ordine, il taglio del cuneo fiscale e il contributo di
banche e assicurazioni senza nuove tasse generalizzate; Romeo
(LSP), che ha giudicato la manovra equilibrata e responsabile,
orientata al sostegno del ceto medio, alla riduzione delle tasse
e alla tutela di pensioni, sanità e salari; Calandrini (FdI),
che ha rivendicato la solidità della manovra e il metodo
seguito, sottolineando la stabilità del Governo, il ruolo
centrale del Parlamento e la credibilità del Ministro
dell'economia, contrapponendo la strategia di lungo periodo
dell'attuale Esecutivo all'instabilità dei Governi precedenti.
Hanno negato la fiducia i senatori Calenda (Az), che, pur
valutando positivamente l'impostazione prudente del Governo sui
conti pubblici, l'attenzione alla credibilità europea e alcune
misure condivisibili, ha rilevato l'assenza di una strategia
organica su salari, crescita ed energia, denunciando interventi
frammentati e poco incisivi; Patton (Aut), che, sebbene abbia
espresso una valutazione positiva sugli interventi a favore
delle Province autonome di Trento e Bolzano e sull'attenzione al
rispetto dei vincoli di bilancio, ha criticato le scelte su
pensioni, imprese e famiglie; Renzi (IV), che ha denunciato
l'aumento della pressione fiscale e l'assenza di misure
strutturali su lavoro, donne e giovani, giudicando la legge
mediocre e incapace di incidere sulla crescita economica e sul
potere d'acquisto dei cittadini; Magni (AVS), che ha definito la
manovra classista, penalizzante per lavoratori e fasce più
fragili e inadeguata rispetto alla crisi industriale, salariale
e sociale del Paese, criticando il mancato intervento sugli
extraprofitti; Patuanelli (M5S), che ha contestato la narrazione
ottimistica del Governo, che avrebbe aumentato le tasse in modo
occulto, denunciando una manovra priva di politiche per la
crescita, con tagli a scuola, sanità e welfare e un aggravio del
caro vita per famiglie e lavoratori; Boccia (PD), che ha
accusato il Governo di aver varato un ddl confuso e regressivo,
riscritto più volte per tenere insieme una maggioranza divisa,
mettendo in risalto i tagli su sanità, istruzione e trasporti,
l'aumento del lavoro povero e il peggioramento delle condizioni
sociali.
Nella votazione per appello nominale dell'emendamento 1.9000,
sul quale il Governo ha posto la questione dei fiducia, sono
stati espressi 113 voti favorevoli, 70 contrari e due
astensioni.
Si sono infine svolte le votazioni
della Nota di variazioni al bilancio (atto n.
1689/I), predisposta al fine di recepire gli effetti degli
emendamenti apportati, approvata con 110 voti favorevoli, 62
contrari e un'astensione, e del disegno di legge nel suo
complesso, nella quale sono stati espressi 110 voti favorevoli,
66 contrari e 2 astensioni.