Testata
Periodico di informazione
sull'attività parlamentare,
link e segnalazioni

27 dicembre 2025 | Numero 129
Economia

Approvato in prima lettura il ddl di bilancio 2026

Bilancio 2026

Nella seduta del 23 dicembre l'Assemblea del Senato ha approvato in prima lettura, con 110 voti favorevoli, 66 contrari e due astensioni, il disegno di legge n. 1689 sul bilancio per il 2026 e sul bilancio pluriennale per il triennio 2026-2028. Nella votazione dell'emendamento 1.900 (interamente sostitutivo della prima sezione del disegno di legge) sulla quale il Governo ha posto la questione di fiducia, sono stati espressi 113 voti favorevoli, 70 contrari e due astensioni. Il testo è quindi passato all'esame dell'altro ramo del Parlamento.

Come indicato nel Documento programmatico di bilancio (DPB 2025), contenente le previsioni macroeconomiche, i saldi di bilancio delle amministrazioni pubbliche e le principali misure della manovra di finanza pubblica, sono previsti interventi per circa 18 miliardi. In coerenza con gli obiettivi posti, il percorso programmatico prevede una riduzione graduale dell'indebitamento netto dal 2,8 per cento del PIL nel 2026 al 2,3 per cento nel 2028. Tra le misure a sostegno del reddito, oltre alla conferma del bonus ristrutturazione al 50% e della flat tax per i redditi di lavoratori e pensionati fino a 35.000 euro, si riduce dal 35% al 33% l'IRPEF per i percettori di redditi compresi tra i 28.000 e i 50.000 euro. Per le famiglie si incrementa l'accesso alle agevolazioni  mediante la revisione dei criteri di calcolo dell'ISEE, si estendono i congedi parentali, si finanziano i centri estivi, la "Carta dedicata a te" (500 euro per acquisto di beni alimentari) e l'incremento delle pensioni dei soggetti in condizioni disagiate. Per il sistema sanitario i finanziamenti aggiuntivi già previsti dai bilanci vigenti sono ulteriormente incrementati (da 5 a 7,4 miliardi nel 2026 e da 5,7 a 8,35 nel 2027) con risorse da destinare al trattamento economico del personale e a nuove assunzioni, ai fini della riduzione dei tempi di erogazione delle prestazioni. A beneficio delle imprese sono previste maggiorazioni sul costo di acquisizione dei beni strumentali per il calcolo degli ammortamenti, in percentuali che diminuiscono all'aumentare degli investimenti ma aumentano se si tratta di acquisti migliorativi della sostenibilità ambientale (a partire dal 220% per gli investimenti "green" fino a 2,5 milioni di euro), i crediti di imposta per le ZES e le ZLS, la sterilizzazione fino al 31 dicembre 2026 delle tasse sulla plastica e le bevande edulcorate, il rifinanziamento delle agevolazioni sugli investimenti delle PMI (cd. nuova Sabatini). Relativamente alle misure che incidono sulle fonti di entrata, il contributo del sistema bancario e assicurativo si sostanzia nel rinvio delle deduzioni connesse alle imposte differite attive (DTA), mentre in tema di pacificazione fiscale si introduce la possibilità di una definizione agevolata (54 rate bimestrali di pari importo in 9 anni) dei carichi dichiarati ma non pagati, affidati all'agente della riscossione entro il 31 dicembre 2023. Per i dettagli delle disposizioni si rinvia ai Dossier predisposti dai Servizi studi di Senato e Camera.

L'esame in Commissione

Il disegno di legge è stato incardinato nella 5a Commissione in sede referente l'11 novembre con le relazioni dei relatori Claudio Borghi (LSP) e Liris (FdI).

Dal 3 al 6 novembre si è svolta la procedura informativa nelle Commissioni Bilancio congiunte di Senato e Camera, con le audizioni preliminari all'esame del provvedimento. L'11 novembre il Presidente Calandrini (FdI) ha svolto comunicazioni sul regime di ammissibilità degli emendamenti al ddl in oggetto, ricordando l'applicazione delle regole finalizzate al rispetto dei saldi di finanza pubblica indicati nel disegno di legge.

Il 12 e 13 novembre si è svolta la discussione generale: i senatori dei Gruppi di opposizione hanno criticato il contenuto della manovra per la destinazione delle scarse risorse disponibili a strumenti ritenuti non risolutivi dei problemi strutturali del Paese, tra i quali le ridotte prospettive di crescita economica, la crisi del settore industriale, la pressione fiscale su famiglie e imprese, la spesa per il sistema sanitario nazionale e la perdita di potere d'acquisto dei salari, sottolineando anche la carenza di misure a favore dei settori produttivi, il nodo del finanziamento del sistema sanitario da parametrare al PIL, lo strumento del superammortamento per le imprese ritenuto insufficiente, il problema dell'aumento dei dazi sulle esportazioni, la mancanza di investimenti per le infrastrutture (al netto del Ponte sullo Stretto), anche in vista della conclusione degli interventi finanziati dal PNRR nel 2026; i senatori di maggioranza ne hanno difeso l'impianto improntato ai principi di rigore e crescita, a partire dal rafforzamento del taglio del cuneo fiscale e le risorse per l'assegno unico e la maternità, mentre la cosiddetta rottamazione è considerata un'opportunità per ridurre la massa delle cartelle esattoriali, sottolineando anche l'attenzione alla sostenibilità del debito pubblico e gli interventi fiscali a supporto dei ceti medi. Il 14 novembre è scaduto il termine per la presentazione di emendamenti e ordini del giorno.

Il 18 novembre sono stati pubblicati gli emendamenti e ordini del giorno presentati ed è stata dichiarata aperta la fase dell'illustrazione degli stessi. Il 19 e il 20 novembre sono state pubblicate alcune riformulazioni. Nelle sedute dal 25 novembre al 10 dicembre, si sono svolte comunicazioni sulle proposte emendative e il 4 dicembre si è svolta l'illustrazione degli emendamenti. L'11 dicembre sono stati pubblicati dieci nuovi emendamenti del Governo, illustrati dal sottosegretario all'economia e le finanze Freni. Il 12 dicembre sono stati pubblicati due ulteriori emendamenti del Governo ed è scaduto il termine per la presentazione dei relativi subemendamenti. Su proposta del Governo, accettata dai rispettivi firmatari, sono state presentate le riformulazioni di alcune proposte emendative. Il termine per la presentazione di eventuali subemendamenti alle stesse è scaduto il 13 dicembre.
Nelle sedute del 15 dicembre (prima e seconda pomeridiana) il Presidente Calandrini ha reso ulteriori comunicazioni sulla presentazione di riformulazioni, di subemendamenti e di nuovi emendamenti del Governo (testi in allegato al resoconto). Si è quindi svolto un dibattito riguardo l'ordine dei lavori e in particolare sull'emendamento del Governo, contenente modifiche per circa 3,5 miliardi di euro aggiuntivi, preannunciato dal Ministro dell'economia e delle finanze nella riunione dell'Ufficio di Presidenza della stessa giornata. Nella prima seduta pomeridiana del 16 dicembre il Presidente ha comunicato la presentazione del suddetto emendamento 4.1000, recante stanziamenti a beneficio delle imprese in materia di Zone Economiche Speciali (ZES) e transizione 5.0, coperti mediante alcune restrizioni su finestre pensionistiche e riscatto della laurea.

Nella seconda pomeridiana del 16 è iniziata la votazione degli emendamenti, proseguita nelle sedute del 17 (antimeridiana e notturna), 18 (pomeridiana e notturna), 19 (antimeridiana, prima e seconda pomeridiana), 20 (antimeridiana, prima pomeridiana) e conclusa nella seconda pomeridiana del 20 dicembre, con il conferimento ai relatori del mandato a riferire favorevolmente in Assemblea sull'approvazione del disegno di legge, nel testo risultante dalle numerose modifiche approvate (saranno progressivamente aggiornati i link ai resoconti non ancora pubblicati). In particolare, l'emendamento 4.1000 è stato ritirato nella seduta notturna del 18 ma le misure per le imprese sono state confermate, modificando le coperture previste.

La discussione in Assemblea

Il 22 dicembre il disegno di legge è stato illustrato all'Assemblea dai relatori, che hanno posto l'accento sul metodo seguito e sul ruolo centrale del Parlamento nella costruzione della manovra, grazie a un confronto bipartisan che ha prodotto interventi concreti, soprattutto a favore degli enti locali e delle aree colpite da eventi calamitosi. Il relatore Borghi si è soffermato in particolare sull'emendamento relativo alle riserve auree, chiarendo che si tratta di una norma di interpretazione autentica volta a ribadire che esse appartengono al popolo italiano e allo Stato, colmando un vuoto normativo su un asset strategico di rilievo nazionale. Il relatore Liris ha richiamato l'importanza dell'uscita anticipata dell'Italia dalla procedura di infrazione europea, risultato che rafforza la credibilità del Paese e apre spazi futuri per politiche economiche più espansive. Il relatore Borghese (Cd'I), ha rimarcato i risultati conseguiti per gli italiani all'estero, evidenziando come per la prima volta la legge di bilancio affronti il tema in modo strutturale.
Respinta la questione pregiudiziale QP1, illustrata dal senatore Nicita (PD) - che ha contestato l'inserimento di norme come i LEP - sulla quale hanno espresso condivisione i senatori De Cristofaro (AVS), Barbara Floridia (M5S) e Beatrice Lorenzin (PD), è iniziata la discussione generale, nella quale sono intervenuti i sen. Silvia Fregolent, Enrico Borghi, Annamaria Furlan, Daniela Sbrollini, Raffaella Paita (IV), De Cristofaro (AVS), Zanettin (FI-BP), Cataldi, Maria Domenica Castellone, Sabrina Licheri, Felicia Gaudiano, Elena Sironi, Dolores Bevilacqua, Nave, Alessandra Maiorino, Concetta Damante (M5S), Elena Murelli, Bergesio, Dreosto, Maria Cristina Cantù, Garavaglia, Elena Testor (LSP), Misiani, Susanna Camusso, Giacobbe, Sandra Zampa, Verini, Anna Rossomando, Giorgis, Simona Malpezzi, Irto, Tatjana Rojc, Sensi, Vincenza Rando, Franceschelli, Ylenia Zambito, Bazoli, Valeria Valente, Verducci, Cecilia D'Elia, Cristina Tajani, Manca (PD), Paola Ambrogio, Scurria, Russo, Pogliese, Sigismondi, De Carlo, Gelmetti, Zaffini, Vita Maria Nocco (FdI), Mariastella Gelmini (Cd'I) e Lombardo (Az). La maggioranza ha difeso il ddl di bilancio come strumento responsabile di risanamento, crescita e stabilità, con effetti positivi su occupazione, inflazione, spread, rating internazionali e fiducia dei mercati. Hanno rimarcato interventi fiscali a favore di famiglie, lavoratori e imprese, investimenti in sanità, politiche familiari e innovazione, insistendo sulla continuità di un percorso pluriennale. Cd'I ha plaudito alla responsabilità del Governo nel mantenere i conti pubblici in ordine e nel ridurre il debito, apprezzando in particolare le misure per natalità e prima casa; FI-BP ha evidenziato la riapertura del fondo indennizzo risparmiatori, il rafforzamento del fondo sanitario nazionale e gli investimenti strutturali su contratti, infermieri e dirigenti, valorizzando il sistema misto pubblico-privato; LSP ha rivendicato misure su infrastrutture, salari, pensioni, tutela dei lavori gravosi e precoci e investimenti mirati in sanità e prevenzione, puntando su un approccio territoriale e pragmatismo politico; FdI ha difeso la stabilità della manovra e i risultati concreti in particolare sull'agricoltura, citando l'aumento degli investimenti pubblici, la crescita del reddito e della produttività del settore, oltre a misure quali la riduzione dell'Irpef per i redditi medi e i bonus per famiglie e mamme lavoratrici, sottolineando la correttezza della direzione politica e la crescita del potere d'acquisto. I Gruppi di opposizione hanno giudicato la manovra insufficiente, incoerente e incapace di affrontare emergenze sociali ed economiche: aumenta le diseguaglianze, penalizza sanità, pensioni, scuola, ricerca e lavoro, mentre favorisce spesa militare e grandi opere. Hanno denunciato la mancanza di confronto reale e definanziamento progressivo dei servizi essenziali: si privilegiano stabilità contabile ed equilibri politici della maggioranza a scapito di crescita, coesione sociale e sviluppo sostenibile. In particolare, il PD ha sottolineato il peso della pressione fiscale, la stagnazione economica, la fragilità sociale e l'assenza di strategie su industria, energia, previdenza, lavoro femminile e minima contribuzione; M5S ha evidenziato l'insufficienza della manovra su imprese, PMI, transizione tecnologica, occupazione, povertà e infrastrutture, denunciando caos procedurale e improvvisazione normativa; IV ha definito la manovra incapace di rispondere alle esigenze di crescita, contestando la continuità con politiche di austerità e la miopia del Governo di fronte alle sfide del futuro, dalla tecnologia all'innovazione; AVS ha giudicato la manovra iniqua, denunciando l'aumento delle disuguaglianze, i tagli ai servizi pubblici e la mancanza di interventi su lavoro, rendite e progressività fiscale, accusando il Governo di scaricare il peso dell'aggiustamento sui ceti più deboli. Az ha posto l'accento sulla stagnazione dei salari e le promesse mancate della Lega, sottolineando effetti negativi su giovani, imprese e cittadini.
In replica, il relatore Damiani (FI-BP), ha richiamato la riduzione dell'inflazione sotto il 2 per cento, l'aumento dell'occupazione, il calo dei tassi su mutui e prestiti e rinnovi contrattuali con incremento reale dei salari. Il relatore Claudio Borghi ha evidenziato in particolare l'aumento di fondi per la sanità e il sostegno alle imprese (3,5 miliardi), il taglio Irpef per il ceto medio e la provenienza delle risorse da banche e assicurazioni, difendendo la terza riserva aurea nazionale. Il relatore Liris ha rimarcato l'importanza del passaggio parlamentare per migliorare la manovra, con particolare attenzione al sisma bonus e alla proroga fino al 2025. Il Ministro dell'economia e delle finanze Giorgetti ha rimarcato la prudenza del Governo nell'affrontare il debito pubblico elevato e i tassi di interesse crescenti, salvaguardando la credibilità finanziaria del Paese. Ha richiamato l'attenzione sui maggiori introiti derivanti dall'accertamento fiscale e dalla tassazione sui redditi finanziari, concentrandosi sul sostegno ai lavoratori dipendenti fino a 50.000 euro e sulle politiche di recupero del fiscal drag. Ha quindi illustrato gli interventi strategici sulla sanità, le misure a favore del lavoro e delle imprese, tra cui rinnovi contrattuali nel pubblico impiego, e riforma della previdenza complementare, assicurando continuità e certezza agli investimenti. Ha infine precisato che la tanto contestata tassa sui pacchi serve a contrastare la concorrenza sleale dei produttori asiatici e a tutelare produzione e commercio europei.
Approvati gli articoli della seconda sezione della legge di bilancio, con le annesse tabelle, il Ministro per i rapporti con il Parlamento Ciriani ha posto la questione di fiducia, a nome del Governo, sull'approvazione dell'emendamento 1.9000, interamente sostitutivo della prima sezione del ddl n. 1689, nel testo che recepisce le modifiche approvate dalla 5a Commissione.

Il 23 dicembre si sono svolte le dichiarazioni di voto sull'emendamento 1.900, interamente sostitutivo della prima sezione del disegno di legge, sul quale la Commissione bilancio ha espresso un parere non ostativo con osservazioni. Hanno annunciato la fiducia i senatori Salvitti (Cd'I), che ha difeso la manovra come coerente con una strategia di legislatura fondata su prudenza, stabilità dei conti e sostegno al reddito delle famiglie; Gasparri (FI-BP), che ha rivendicato una manovra che tutela sicurezza, famiglie e imprese, valorizzando il sostegno alle Forze dell'ordine, il taglio del cuneo fiscale e il contributo di banche e assicurazioni senza nuove tasse generalizzate; Romeo (LSP), che ha giudicato la manovra equilibrata e responsabile, orientata al sostegno del ceto medio, alla riduzione delle tasse e alla tutela di pensioni, sanità e salari; Calandrini (FdI), che ha rivendicato la solidità della manovra e il metodo seguito, sottolineando la stabilità del Governo, il ruolo centrale del Parlamento e la credibilità del Ministro dell'economia, contrapponendo la strategia di lungo periodo dell'attuale Esecutivo all'instabilità dei Governi precedenti. Hanno negato la fiducia i senatori Calenda (Az), che, pur valutando positivamente l'impostazione prudente del Governo sui conti pubblici, l'attenzione alla credibilità europea e alcune misure condivisibili, ha rilevato l'assenza di una strategia organica su salari, crescita ed energia, denunciando interventi frammentati e poco incisivi; Patton (Aut), che, sebbene abbia espresso una valutazione positiva sugli interventi a favore delle Province autonome di Trento e Bolzano e sull'attenzione al rispetto dei vincoli di bilancio, ha criticato le scelte su pensioni, imprese e famiglie; Renzi (IV), che ha denunciato l'aumento della pressione fiscale e l'assenza di misure strutturali su lavoro, donne e giovani, giudicando la legge mediocre e incapace di incidere sulla crescita economica e sul potere d'acquisto dei cittadini; Magni (AVS), che ha definito la manovra classista, penalizzante per lavoratori e fasce più fragili e inadeguata rispetto alla crisi industriale, salariale e sociale del Paese, criticando il mancato intervento sugli extraprofitti; Patuanelli (M5S), che ha contestato la narrazione ottimistica del Governo, che avrebbe aumentato le tasse in modo occulto, denunciando una manovra priva di politiche per la crescita, con tagli a scuola, sanità e welfare e un aggravio del caro vita per famiglie e lavoratori; Boccia (PD), che ha accusato il Governo di aver varato un ddl confuso e regressivo, riscritto più volte per tenere insieme una maggioranza divisa, mettendo in risalto i tagli su sanità, istruzione e trasporti, l'aumento del lavoro povero e il peggioramento delle condizioni sociali.
Nella votazione per appello nominale dell'emendamento 1.9000, sul quale il Governo ha posto la questione dei fiducia, sono stati espressi 113 voti favorevoli, 70 contrari e due astensioni.
Si sono infine svolte le votazioni della Nota di variazioni al bilancio (atto n. 1689/I), predisposta al fine di recepire gli effetti degli emendamenti apportati, approvata con 110 voti favorevoli, 62 contrari e un'astensione, e del disegno di legge nel suo complesso, nella quale sono stati espressi 110 voti favorevoli, 66 contrari e 2 astensioni.

Affari costituzionali e giustizia

Approvata la nuova legge sulla Corte dei Conti

legge sulla Corte dei Conti

Il 27 dicembre l'Assemblea del Senato ha approvato in via definitiva, con 93 voti favorevoli, 51 contrari e 5 astensioni, il ddl n. 1457 su funzioni della Corte dei conti e responsabilità amministrativa.

Il disegno di legge, di iniziativa del deputato Foti (FdI) e altri, approvato dalla Camera dei deputati il 9 aprile, è volto ad affrontare il problema della "paura della firma", ovvero l'eccessiva severità dei controlli in materia di responsabilità amministrativa e contabile, che avrebbe come deleteria conseguenza una forzata inerzia degli amministratori pubblici. Sono quindi previste norme sulla delimitazione delle ipotesi di colpa grave, sull'introduzione del principio di presunzione della buona fede degli amministratori pubblici, sull'obbligo di assicurazione per i dirigenti che gestiscono il denaro pubblico. Il Governo è inoltre delegato alla riorganizzazione delle funzioni della Corte dei conti, anche nella prospettiva di rafforzare l'efficacia dell'attività consultiva e dei controlli preventivi, con particolare riferimento al PNRR, per accentuare il ruolo della magistratura contabile di supporto ex ante all'attività amministrativa. Per ulteriori approfondimenti si rinvia al dossier predisposto dai servizi studi del Parlamento.

L'esame in Commissione

Il disegno di legge è stato incardinato nelle Commissioni riunite 1a e 2a il 22 maggio, con l'illustrazione del senatore Sallemi (FdI), relatore per la 2a Commissione, anche a nome del relatore per la 1a Tosato (LSP).

La procedura informativa, avviata il 12, si è conclusa il 19 giugno.

Il 24 giugno è stata avviata la discussione generale, con gli interventi dei senatori Cataldi (M5S) e Verini (PD), contrari al disegno di legge che a loro avviso comprometterebbe l'indipendenza della Corte dei conti rispetto al Governo e l'efficacia dei controlli contabili, con ripercussioni negative sulle finanze pubbliche. Su richiesta dei senatori Cataldi (M5S), De Cristofaro (AVS) e Rossomando (PD), il termine per la presentazione di emendamenti e ordini del giorno, già fissato all'8, è stato posticipato al 10 luglio. L'8 luglio la discussione generale si è conclusa con gli interventi dei senatori Concetta Damante (M5S), De Cristofaro (AVS) e Giorgis (PD), che hanno ribadito le critiche dell'opposizione alle norme in esame, ritenute lesive di un fondamentale presidio a tutela della legalità, nonché del senatore Occhiuto (FI-BP), che ha sostenuto il disegno di legge evidenziandone le finalità dirette a rendere più efficiente l'operato dei funzionari pubblici e più equilibrato il bilanciamento tra i diversi principi sottesi all'azione amministrativa.

Il 16 luglio sono stati pubblicati gli emendamenti e ordini del giorno presentati e ne è stata avviata l'illustrazione, che si è conclusa il 22 luglio. Il 29 luglio è stata comunicata la nomina del senatore Zanettin (FI-BP) a correlatore, in aggiunta ai senatori Sallemi e Tosato, ed è stata avviata la votazione degli emendamenti, proseguita nelle sedute del 10, 16, 30 settembre, 1°, 7, 8, 14 e 21 ottobre.

Nella seduta delle Commissioni riunite del 28 ottobre è ripresa e si è conclusa la votazione degli emendamenti. Nessuna delle proposte di modifica né degli ordini del giorno esaminati è risultata approvata. Previe dichiarazioni di voto dei senatori Cataldi e Bazoli (PD), contrari, nonché dei senatori Zanettin, Erika Stefani (LSP) e Della Porta (FdI), favorevoli, le Commissioni riunite hanno conferito ai relatori il mandato a riferire in Assemblea per l'approvazione del disegno di legge, nel testo trasmesso dalla Camera dei deputati.

La discussione in Assemblea

Il 27 dicembre il disegno di legge è stato illustrato all'Assemblea dai relatori. Il relatore Zanettin ha evidenziato la ratio legis, ovvero superare la "paura della firma", rendendo i procedimenti più rapidi e sicuri per amministratori e dirigenti, attraverso controlli e pareri preventivi che escludono la colpa grave e assicurano certezza del diritto ex ante, specie per PNRR e PNC. Il relatore Sallemi ha approfondito il contenuto normativo, richiamando l'estensione del controllo preventivo agli appalti, i termini perentori per i pareri con meccanismi di silenzio-assenso, la delega al Governo per il riordino delle funzioni della Corte e le nuove disposizioni in materia di responsabilità e spese legali. Il relatore Tosato ha sottolineato il valore del nuovo paradigma di leale collaborazione, fondato su tempi certi e supporto preventivo, quale condizione essenziale per l'efficace realizzazione degli investimenti pubblici e per il buon funzionamento della pubblica amministrazione.

Respinta la questione pregiudiziale QP1, illustrata dal senstore Cataldi (M5S), sulla quale sono intervenuti (a favore) i senatori De Cristofaro (AVS) e Parrini (PD) e (contro) i senatori Malan (FdI) e Paroli (FI-BP), è iniziata la discussione generale, alla quale hanno preso parte i senatori Felicia Gaudiano, Elena Sironi, Ada Lopreiato (M5S), Verini, Vincenza Rando, Anna Rossomando, Giorgis (PD), Sclfarotto (IV), Potenti (LSP) e Della Porta (FdI). I senatori di PD e M5S hanno espresso una posizione fortemente critica sul ddl, ritenuto un intervento di indebolimento sistematico della Corte dei conti e dei presidi di legalità; hanno denunciato una generalizzata deresponsabilizzazione degli amministratori pubblici, attraverso la restrizione della colpa grave, i tetti risarcitori e la presunzione di buona fede, in contrasto con i principi costituzionali di responsabilità e buon andamento. Particolare preoccupazione ha suscitato il meccanismo del parere preventivo con silenzio-assenso, giudicato un salvacondotto che paralizza i controlli e sovraccarica la Corte senza risorse aggiuntive. Pur riconoscendo l'obiettivo di superare la paura della firma, IV ha giudicato il provvedimento tecnicamente debole e mal congegnato, riducendo i controlli senza rafforzare davvero efficienza e risorse della Corte dei conti. I sen di maggioranza hanno difeso una riforma a sostegno dei buoni amministratori, per superare la burocrazia difensiva che paralizza l'azione pubblica: l'intervento non indebolisce i controlli né l'autonomia costituzionale della Corte, ma riduce contenziosi inefficaci e danni non recuperabili. In replica, il relatore Sallemi (FdI) ha ribadito che la riforma risponde alle difficoltà concrete degli amministratori locali. Il Vice Ministro della giustizia Sisto ha richiamato la sentenza n. 132 del 2024 della Corte costituzionale, che legittima lo scudo erariale e indica la necessità di riformare la responsabilità amministrativa per contrastare la burocrazia difensiva; il ddl è attuazione coerente di tali principi: tipizzazione della colpa grave, limiti al danno, potere riduttivo del giudice e razionalizzazione delle responsabilità.

Durante l'esame dell'articolato sono stati accolti come raccomandazione diversi ordini del giorno all'articolo 3 a firma di senatori di FdI.

Nelle dichiarazioni finali i senatori Salvitti (Cd'I), Paroli (FI-BP), Erika Stefani (LSP) e Berrino (FdI) hanno annunciato voto favorevole: Cd'I ha definito la riforma essenziale per velocizzare l'azione amministrativa e favorire sviluppo economico e investimenti; FI-BP ha ritenuto la Corte dei conti non più adeguata all'attualità e criticato un rigore selettivo sul danno erariale; LSP ha specificato che il dolo resta pienamente sanzionato e risarcito integralmente, mentre le limitazioni operano solo per condotte colpose, riconoscendo la buona fede di chi agisce nel rispetto di norme spesso complesse; FdI ha richiamato la giurisprudenza costituzionale per legittimare una riforma che riequilibra rischio e responsabilità, rafforza la collaborazione con gli enti locali e mira a superare la burocrazia difensiva. Hanno dichiarato voto contrario i senatori De Cristofaro (AVS), che ha accusato il Governo di costruire uno scudo a favore dei colletti bianchi, ampliando spazi di impunità e incidendo anche sui procedimenti in corso; Concetta Damante (M5S), che ha contestato una riforma che svuota la funzione di controllo, trasformando la Corte in mero organo di supporto, con gravi ricadute sulla lotta alla corruzione e sulla tutela delle risorse pubbliche; Bazoli (PD), che ha evidenziato una marcata deresponsabilizzazione della burocrazia, l'indebolimento dell'effetto deterrente della responsabilità erariale e l'introduzione di meccanismi, come il silenzio-assenso, che comprimono il controllo. La senatrice Musolino ha annunciato l'astensione: pur riconoscendo la necessità di riformare la Corte dei conti, ha denunciato una riforma frettolosa e sbilanciata che introduce una verticalizzazione anomala delle procure, in potenziale contrasto con i principi costituzionali.