Legislatura 18ª - Dossier n. 128 DE

Senato della RepubblicaXVIII LEGISLATURA Camera dei deputati
N. 128
DE
Dossier europei

Servizio studi

Consiglio europeo Bruxelles, 24-25 Giugno 2021

Il Consiglio europeo del 24-25 giugno 2021, in base al progetto di conclusioni del 21 giugno 2021, dovrebbe discutere di:

I. COVID-19;

II: ripresa economica;

III. migrazione;

IV.Turchia;

V. Libia

VI. Russia;

VII. Bielorussia;

VIII. Sahel;

IX. Etiopia

È previsto inoltre un incontro dei membri del Consiglio europeo con il Segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, su tematiche di attualità internazionale.

Inoltre, il 25 giugno, a margine del Consiglio europeo, si riunirà il Vertice euro in formato inclusivo che, in particolare, dovrebbe esaminare i progressi in materia di Unione bancaria e Unione dei mercati dei capitali.

I. COVID-19

In base al progetto di conclusioni, il Consiglio europeo dovrebbe accogliere con favore i progressi compiuti nella vaccinazione e il miglioramento generale della situazione epidemiologica, sottolineando nel contempo la necessità di restare vigili e di mantenere un coordinamento di fronte agli sviluppi, in particolare in relazione alla comparsa e alla diffusione di varianti.

La situazione epidemiologica

Per monitorare l'andamento della pandemia il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) pubblica periodicamente mappe basate sui dati comunicati dagli Stati membri in ottemperanza alla raccomandazione del Consiglio dell'Ue del 13 ottobre 2020, come modificata dalla raccomandazione del Consiglio del 28 gennaio 2021 e dalla raccomandazione (UE) 2021/961 del Consiglio, del 14 giugno 2021 (l'ultimo aggiornamento è del 17 giugno 2021). L'Ecdc pubblica inoltre statistiche quotidiane sui contagi e sui decessi nel mondo, nell'Ue, nello Spazio economico europeo (See) e nel Regno Unito.

Il Consiglio ha chiesto agli Stati membri di fornire ogni settimana all'Ecdc i dati disponibili su: numero di nuovi casi registrati per 100.000 abitanti negli ultimi 14 giorni; numero di test per 100.000 abitanti effettuati nell'ultima settimana (tasso di test); percentuale di test positivi riscontrati nell'ultima settimana (tasso di positività dei test). La raccomandazione prevede una mappatura delle zone di rischio: rosso scuro (rischio molto elevato), rosso (rischio elevato), arancione (rischio medio), verde (rischio basso).

La strategia dell'Ue per i vaccini

La Strategia dell'Ue per i vaccini contro la Covid-19 è stata presentata dalla Commissione europea il 17 giugno 2020 al fine di accelerare lo sviluppo, la produzione e la diffusione di vaccini efficaci e sicuri. La Commissione ha previsto un approccio centralizzato in ambito europeo per garantire l'approvvigionamento e sostenere lo sviluppo di vaccini disponibili per tutti i cittadini dell'Ue (come stabilito nella comunicazione della Commissione dal titolo "Preparazione per le strategie di vaccinazione e la diffusione di vaccini contro la Covid-19", del 15 ottobre 2020, la chiave di ripartizione proporzionale per l'assegnazione dei vaccini agli Stati membri è basata sulla popolazione). La vaccinazione contro il Covid-19 ha avuto inizio il 27 dicembre 2020 in tutta l'Unione europea. Finora sono stati autorizzati dall'Agenzia europea per i medicinali (Ema) i vaccini prodotti da BioNTech/Pfizer il 21 dicembre 2020, Moderna il 6 gennaio 2021, AstraZeneca il 29 gennaio 2021 e Janssen Pharmaceutica NV l'11 marzo 2021.

Per approfondimenti sulla strategia vaccinale dell'Ue si rimanda al dossier europeo del Servizio studi del Senato e dell'Ufficio rapporti con l'Ue della Camera dei deputati n. 118, "Videoconferenza dei membri del Consiglio europeo, 25 e 26 Marzo 2021".

In base a quanto reso noto dalla Commissione europea, alla data del 17 giugno 2021, nell'Ue sono state consegnate 357,7 milioni di dosi di vaccino, sono state somministrate 310,7 milioni di dosi e il 55% della popolazione adulta ha ricevuto almeno una dose (vd. anche il Covid-19 Vaccine Tracker, a cura dell'Ecdc).

Per quanto concerne l'Italia, l'attività di somministrazione delle vaccinazioni è iniziata a fine dicembre 2020 (non esiste un obbligo specifico di adesione alla campagna di vaccinazione). I dati relativi alle vaccinazioni effettuate vengono aggiornati costantemente su una pagina internet interistituzionale della Presidenza del Consiglio dei ministri, del Ministro della salute e del Commissario straordinario per l'attuazione e il coordinamento delle misure occorrenti per il contenimento e contrasto dell'emergenza epidemiologica Covid-19 (Commissario di cui all’articolo 122 del d.l. 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, e successive modificazioni), disaggregati per categorie e per fasce di età.

In base al progetto di conclusioni, il Consiglio europeo dovrebbe porre in evidenza che gli accordi raggiunti in merito al certificato Covid digitale Ue e alla revisione delle due raccomandazioni del Consiglio sui viaggi all'interno dell'Ue e sui viaggi non essenziali verso l'Ue favoriranno la sicurezza degli spostamenti transfrontalieri. Dovrebbe quindi invitare gli Stati membri a darvi applicazione in modo da garantire il pieno ritorno alla libera circolazione non appena la situazione della salute pubblica lo consentirà.

Certificato Covid-19 dell'Ue

L'Ue ha convenuto di rilasciare un "certificato Covid digitale Ue" al fine di facilitare la libera circolazione, in condizioni di sicurezza, all'interno dello spazio Schengen durante la pandemia di Covid-19 (vd. il regolamento (UE) 2021/953). Il certificato sarà gratuito e riconosciuto in tutta l'Ue. L'entrata in vigore è prevista per il 1° luglio 2021. Dal 1° giugno 2021 è già attiva la piattaforma europea (gateway) su cui si basa il certificato.

In base a quanto stabilito con il regolamento (UE) 2021/954, gli Stati membri dovranno applicare le norme sul certificato digitale anche ai cittadini di Paesi terzi che non rientrano nell'ambito di applicazione del sopra citato regolamento (UE) 2021/953, ma che risiedono o soggiornano regolarmente nei loro territori e hanno il diritto di spostarsi in altri Stati membri ai sensi del diritto dell'Ue.

Il quadro del certificato digitale Ue comprende tre tipi di certificati: il certificato di vaccinazione, il certificato del test (indicante il risultato e la data di un test molecolare di amplificazione dell'acido nucleico o di un test antigenico rapido) e il certificato di guarigione (comprovante che il titolare risulta guarito da un'infezione da SARS-CoV-2). Tali certificati dovranno essere rilasciati, in formato digitale o cartaceo (o in entrambi i formati), e comportare un codice a barre interoperabile contenente le informazioni fondamentali necessarie per verificarne l'autenticità, la validità e l'integrità. Il certificato sarà rilasciato ai cittadini dell'Ue e ai loro familiari, indipendentemente dalla loro nazionalità, e sarà valido in tutti gli Stati membri; potrà inoltre applicarsi all'Islanda, al Liechtenstein, alla Norvegia e alla Svizzera.

Il regolamento (UE) 2021/953 prevede, fra l'altro, che:

  • il certificato non sarà una precondizione per esercitare il diritto alla libera circolazione e non sarà considerato un documento di viaggio;
  • gli Stati membri dovranno garantire che i test abbiano prezzi accessibili e siano ampiamente disponibili. Al fine di sostenere l’accesso ai test, la Commissione europea si è impegnata a mobilitare "almeno 100 milioni di euro" - nell'ambito dello Strumento per il sostegno di emergenza - per l'acquisto di test per l'infezione da SARS-CoV-2 intesi al rilascio di certificati Ue. Di tale finanziamento dovrebbero beneficiare in particolare le persone che quotidianamente o frequentemente attraversano le frontiere per andare al lavoro o a scuola, visitare parenti stretti, ricevere cure mediche o per prendersi cura dei propri cari, così come i lavoratori essenziali;
  • per le eventuali restrizioni (quarantena o esecuzione di un test) adottate dagli Stati membri e valide anche per gli ingressi di viaggiatori in possesso di un certificato, lo Stato membro dovrà pubblicare tali misure almeno 24 ore prima dell'entrata in vigore delle stesse;
  • i Paesi dell'Unione dovranno accettare i certificati di vaccinazione rilasciati in altri Stati membri a persone cui sia stato somministrato un vaccino autorizzato dall'Ema (spetterà ai Paesi dell'Unione decidere se accettare anche i certificati delle vaccinazioni effettuate con gli altri prodotti, utilizzati in base alle procedure di autorizzazione di emergenza nazionali o rientranti in quelli elencati dall'Oms per uso di emergenza);
  • i cittadini i cui certificati siano stati rilasciati prima del 1º luglio 2021 potranno viaggiare all'interno dell'Unione, utilizzando tali certificati, per un periodo di sei settimane.

Sulle proposte si sono pronunciate la 12a Commissione permanente (Igiene e sanità) del Senato della Repubblica, che, con la risoluzione approvata nella seduta del 29 aprile 2021 (doc. XVIII, n. 23), ha espresso parere favorevole con condizioni ed osservazioni, nonché, ai fini della verifica del rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, la 14a Commissione permanente (Politiche dell'Unione europea), che, nella risoluzione approvata nella seduta del 14 aprile 2021 (doc. XVIII-bis, n. 8), ha ritenuto le proposte conformi al principio di sussidiarietà, esprimendo, tuttavia, osservazioni in ordine al rispetto del principio di proporzionalità.

La disciplina relativa al "certificato Covid digitale dell'Ue" resterà in vigore per 12 mesi, a decorrere dal 1° luglio 2021 (la Commissione aveva previsto il certificato come misura temporanea, da sospendere una volta che l'Organizzazione mondiale della sanità - Oms avrà dichiarato la fine dell'emergenza sanitaria internazionale Covid-19, e la cui applicazione potrebbe riprendere qualora l'Oms dichiari un'altra pandemia dovuta alla diffusione del SARS-CoV-2, a una sua variante, o a malattie infettive simili con un potenziale epidemico, per approfondimenti si rimanda al Dossier "Il certificato digitale COVID dell’UE", a cura dell’Ufficio Rapporti con l’Unione Europea della Camera dei Deputati).

Il Consiglio europeo dovrebbe ribadire l'impegno dell'Ue a favore della solidarietà internazionale in risposta alla pandemia; dovrebbe in tal senso evidenziare la necessità di portare avanti rapidamente i lavori in corso intesi ad incrementare la produzione globale di vaccini, mentre l'accesso mondiale ai vaccini, in particolare tramite Covax, dovrebbe essere rapidamente intensificato. Tutti i Paesi produttori e tutte le società produttrici dovrebbero contribuire attivamente agli sforzi per aumentare la fornitura mondiale di vaccini Covid-19, delle materie prime, dei trattamenti e delle terapie e coordinare l'azione in caso di strozzature nella fornitura e nella distribuzione.

Solidarietà internazionale

L'Unione europea e i suoi Stati membri hanno avviato una collaborazione per assistere i Paesi partner, anche nel vicinato, sul fronte sanitario, economico e sociale. Per conseguire questo obiettivo di solidarietà, sono state adottate numerose misure e iniziative.

L'8 aprile 2020 l'Ue ha lanciato l'iniziativa "Team Europa", con l'obiettivo di sostenere i Paesi partner nelle esigenze umanitarie urgenti legate alla pandemia. In particolare, il sostegno di "Team Europa" si concentra sui seguenti aspetti: la risposta (in termini di emergenza) alle esigenze umanitarie; il rafforzamento dei sistemi sanitari, idrici e igienico-sanitari; l'attenuazione delle conseguenze socioeconomiche della pandemia. Il bilancio mobilitato, pari a 40,5 miliardi di euro, comprende risorse provenienti dall'Ue, dai suoi Stati membri e dalle istituzioni finanziarie, in particolare la Banca europea per gli investimenti (Bei) e la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers).

In occasione della presidenza di turno del G20 assunta dall'Italia, il 21 maggio 2021 si è tenuto un vertice mondiale sulla salute ("Global Health Summit"), organizzato congiuntamente dalla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e dal Presidente del Consiglio Mario Draghi. Il vertice ha riunito i leader del G20, i capi di organizzazioni internazionali e regionali e i rappresentanti degli organismi sanitari a livello mondiale, al fine di condividere gli insegnamenti tratti dalla pandemia. Al termine è stata approvata la "Dichiarazione di Roma", nella quale i leader del G20 si sono impegnati ad adottare una serie di azioni volte ad accelerare la fine della crisi da Covid-19 in ogni parte del mondo e a migliorare la preparazione a eventuali future pandemie. In tale occasione, Ursula von der Leyen ha inoltre annunciato l'iniziativa, nell'ambito di Team Europa, sulla produzione e l'accesso ai vaccini, agli altri farmaci e alle tecnologie sanitarie in Africa. L'obiettivo principale consiste nel contribuire alla creazione di un contesto favorevole alla produzione locale di vaccini in Africa, con un 1 miliardo di euro a carico del bilancio dell'Ue e di alcune istituzioni europee, fra cui la Bei. Tale importo dovrebbe essere ulteriormente incrementato con i contributi degli Stati membri dell'Ue. 

Il programma Covax è uno dei tre pilastri del progetto concernente la collaborazione ACT (Access to Covid-19 Tools) - Accelerator, avviata nell’aprile 2020 dall'Oms assieme ad altri partner, fra cui la Commissione europea, per fronteggiare la pandemia. La suddetta collaborazione ha l’obiettivo di fornire un accesso equo alla diagnostica, ai trattamenti e ai vaccini contro il Covid-19. Nell'ambito di tale collaborazione, il programma Covax è dedicato all’accesso ai vaccini in tutti i Paesi del mondo, indipendentemente dal livello di reddito; esso è guidato, oltre che dall’Oms, da Gavi (Alleanza per i vaccini) e dalla Coalizione per l'innovazione in materia di preparazione alle epidemie (Cepi). La Commissione europea ha aderito al programma Covax il 31 agosto 2020 e attraverso Team Europa l’ha inizialmente sostenuto con un contributo di 853 milioni di euro, divenendone il soggetto donatore principale. Il programma Covax prevede l'acquisto, entro la fine del 2021, di 2 miliardi di dosi di vaccino, di cui oltre 1,3 miliardi per i Paesi a basso e medio reddito. Alla data della stesura del presente dossier europeo, la Commissione rende noto che sono stati raccolti impegni per 7,9 miliardi di euro a sostegno del programma, di cui quasi 3 miliardi di euro provenienti da "Team Europa". La prima previsione di distribuzione è disponibile sul sito dell'Alleanza per i vaccini Gavi.

Inoltre, nella comunicazione del 19 gennaio 2021 "Fare fronte comune per sconfiggere la Covid-19", la Commissione europea ha annunciato che istituirà un meccanismo europeo di condivisione con i Paesi terzi delle dosi di vaccino acquistate dall'Ue, anche attraverso Covax; particolare attenzione sarà posta ai Balcani occidentali, al vicinato orientale e meridionale e all'Africa, con interventi rivolti principalmente agli operatori sanitari e alle esigenze umanitarie, in una prospettiva di solidarietà e sicurezza sanitaria all’interno e all’esterno dell’Unione.

Nella riunione straordinaria del Consiglio europeo del 24 e 25 maggio 2021 i capi di Stato e di governo dell'Ue hanno discusso del contributo dell'Ue nel quadro della risposta globale alla pandemia Covid-19; hanno ribadito il loro sostegno ai Paesi bisognosi e si sono impegnati a donare almeno 100 milioni di dosi di vaccino contro il Covid-19 entro la fine del 2021 (per approfondimenti vd. il Documento dell'Unione europea n. 23/DOCUE e il Dossier europeo n. 121/DE).

Il 4 giugno 2021 l'Ue ha presentato una proposta per far sì che i membri dell'Organizzazione mondiale del commercio (Omc) si impegnino a favore di un piano d'azione commerciale multilaterale per espandere la produzione di vaccini e cure contro il Covid-19 e garantire l'accesso universale ed equo ai vaccini. Nella proposta - che comprende la comunicazione dell'Ue al Consiglio generale dell'Omc e la comunicazione dell'Ue al Consiglio Trips dell'Omc  - l'Ue sottolinea il ruolo centrale dell'Omc nella risposta alla pandemia di Covid-19 ed esorta gli altri membri dell'Omc a concordare una serie di impegni, anche in merito ai diritti di proprietà intellettuale.

In particolare, l'Ue esorta i governi a:

  1. garantire che i vaccini e le cure contro il Covid-19, così come i relativi componenti, possano attraversare liberamente le frontiere;
  2. incoraggiare i produttori a espandere la produzione, garantendo nel contempo che i Paesi che ne hanno più bisogno ricevano vaccini a prezzi accessibili;
  3. facilitare il ricorso alle licenze obbligatorie nel rispetto dell'accordo in atto dell'Omc sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio (Trips). Viene ricordato, fra l'altro, che l'accordo Trips prevede già tale forma di flessibilità, che costituisce uno strumento legittimo e utilizzabile in tempi rapidi se necessario, come nel corso di una pandemia.

Il Parlamento europeo - nella sua risoluzione del 10 giugno 2021 "sulla risposta alla sfida globale posta dal Covid-19: effetti della deroga all'accordo Trips dell'Omc sui vaccini, le terapie e i dispositivi in relazione al Covid-19 e sull'incremento delle capacità di produzione e fabbricazione nei Paesi in via di sviluppo" - ha preso atto dell'annuncio della Commissione relativamente alla possibilità di agevolare l'uso di licenze obbligatorie per garantire un rapido accesso globale alla produzione di vaccini. Ha invitato quindi la Commissione a fornire criteri oggettivi per stabilire se, quando e in quali casi vi farà ricorso.

Infine, in occasione del Vertice del G7 tenutosi in Cornovaglia dall'11 al 13 giugno 2021, i leader hanno espresso l'impegno a fornire nel corso del prossimo anno un miliardo di dosi di vaccini, che saranno convogliate verso chi ne ha maggiormente bisogno principalmente attraverso lo strumento Covax. Il contributo totale del G7 ammonterebbe a oltre due miliardi di dosi di vaccini. I leader del G7 si sono inoltre impegnati a sostenere la produzione di strumenti Covid-19 nei Paesi a basso reddito e ad accelerarne la produzione in tutti i continenti, dichiarando inoltre che parteciperanno in modo "coerente" alle discussioni in sede di Omc sul ruolo della proprietà intellettuale, nell'ambito dell'Accordo Trips (vd. il comunicato stampa).

Il Consiglio europeo dovrebbe accogliere con favore la decisione adottata dalla 74a Assemblea mondiale della sanità (Ams) di tenere, nel novembre 2021, una sessione speciale dell'Ams dedicata a una Convenzione quadro sulla preparazione e la risposta alle pandemie. Dovrebbe inoltre ribadire che l'Ue continuerà a portare avanti i lavori per un trattato internazionale sulle pandemie.

La 74ma Assemblea mondiale della sanità si è svolta, in modalità virtuale, dal 24 al 31 maggio 2021. Il tema dell’Assemblea è stato "Porre fine alla pandemia, prevenendo la prossima: costruire insieme un mondo più sano, più sicuro e più giusto".

Fra i principali risultati raggiunti dall’Assemblea è stata l’adozione della risoluzione "Rafforzare la preparazione e la risposta dell’Oms alle emergenze sanitarie" proposta dagli Stati membri dell'Ue e sostenuta da altri 29 Paesi. La risoluzione prevede una serie di azioni, su più livelli, funzionali al rafforzamento complessivo del sistema globale di preparazione e risposta ai patogeni con potenziale pandemico. La risoluzione invita gli Stati membri a proseguire con decisione nella risposta alla pandemia, a sostenere la forza lavoro sanitaria, a rafforzare le attività di ricerca e i sistemi di sorveglianza epidemiologica, a condividere informazioni affidabili in caso di nuovi patogeni o situazioni suscettibili di evolvere in nuove emergenze. Evidenzia inoltre la necessità di garantire un finanziamento adeguato, flessibile e sostenibile dell’Oms, di cui si riafferma la centralità e il ruolo di coordinamento. La risoluzione prevede anche la costituzione di un gruppo di lavoro, aperto alla partecipazione di tutti gli Stati membri, incaricato di alimentare un "rafforzamento" dell’organizzazione e, soprattutto, di valutare i "benefici" di una convenzione, accordo o altro strumento internazionale per la preparazione e la risposta alle pandemie.

L’Assemblea, su impulso di un ampio gruppo di Paesi fra cui l’Italia, ha inoltre adottato una decisione procedurale con la quale si stabilisce che gli esiti delle valutazioni del gruppo di lavoro forniranno la base di discussione per una sessione speciale dell'Ams convocata per la fine di novembre 2021 (29 novembre 2021 – 1° dicembre 2021), che avrà il compito di incardinare la visione politica di un "trattato sulle pandemie" entro un percorso definito, nella prospettiva del possibile avvio di un "metodo intergovernativo" per la redazione e la negoziazione del nuovo strumento.

In base al progetto di conclusioni, il Consiglio europeo dovrebbe inoltre discutere dei primi insegnamenti che si possono trarre dalla pandemia sulla base della relazione della Commissione e invitare la presidenza entrante a portare avanti in sede di Consiglio i lavori per migliorare la preparazione, la capacità di risposta e la resilienza dell'Ue alle crisi future.

Il 15 giugno 2021 la Commissione europea ha presentato una comunicazione sugli insegnamenti tratti nei primi 18 mesi della pandemia di Covid-19. Obiettivo della comunicazione è - secondo quanto dichiarato dalla Commissione - contribuire a migliorare le capacità di previsione dei rischi per la salute pubblica e di pianificazione delle risposte alle emergenze, consentendo risposte comuni più veloci ed efficaci a tutti i livelli. La comunicazione comprende un elenco di fattori rispetto ai quali si ritengono necessari miglioramenti; tale elenco non intende essere esaustivo, ma fornire un primo quadro d'insieme degli interventi immediati che andrebbero messi in atto.

La Commissione indica le seguenti "lezioni apprese dalla pandemia":

  1. per individuare più rapidamente i rischi sanitari e ottimizzare le risposte servono una solida sorveglianza sanitaria a livello mondiale e il miglioramento del sistema europeo di raccolta delle informazioni sulle pandemie. L'Ue dovrebbe assumere un ruolo guida negli sforzi volti a progettare un nuovo e solido sistema di sorveglianza globale basato su dati comparabili. Entro il 2021, la Commissione intende pertanto lanciare una nuova versione perfezionata del sistema europeo di raccolta di informazioni sulle pandemie;
  2. pareri scientifici più chiari e coordinati agevolerebbero le decisioni politiche e la comunicazione al pubblico. A tale scopo, entro la fine del 2021 l'Ue dovrebbe nominare un epidemiologo capo europeo e una corrispondente struttura di governance;
  3. il presupposto di una migliore preparazione sono investimenti, controlli e revisioni costanti. La Commissione europea afferma che pubblicherà una relazione annuale sullo stato di preparazione alle crisi;
  4. bisogna fare in modo che gli strumenti di emergenza siano utilizzabili più rapidamente e senza intoppi. L'Ue dovrebbe istituire un quadro per l'attivazione dello stato di emergenza pandemico e approntare un insieme di strumenti per le situazioni di crisi;
  5. occorre rafforzare il coordinamento tra i gruppi - o entità di riferimento principali - che (per ciascuna istituzione) si devono attivare durante una crisi e occorre consolidare i relativi metodi di lavoro. Il pacchetto legislativo sull'Unione europea della salute dovrebbe essere adottato rapidamente, entro la fine dell'anno;
  6. per garantire il flusso di apparecchiature e medicinali essenziali è importante dare vita a partenariati pubblico-privato e a catene di approvvigionamento più solide. Entro l'inizio del 2022 dovrebbe essere operativa un'Autorità dell'Ue per la preparazione e la risposta alle emergenze sanitarie. La Commissione dichiara inoltre che verrà messo a punto un importante progetto di comune interesse europeo per la salute mirato a consentire innovazioni pionieristiche in campo farmaceutico. Lo strumento "FAB dell'Ue" - una rete a utente singolo o multiutente e a tecnologia unica o multipla, volta a ottenere una costante disponibilità di capacità produttiva di vaccini e medicinali a livello europeo - dovrebbe garantire che l'Ue disponga di una costante capacità produttiva per 500-700 milioni di dosi di vaccino all'anno, la metà della quale disponibile fin dai primi 6 mesi di una pandemia;
  7. un approccio paneuropeo è essenziale per garantire una ricerca clinica più rapida, ampia ed efficace. Si dovrebbe dare vita a una piattaforma Ue per le sperimentazioni cliniche multicentriche su vasta scala;
  8. la capacità di far fronte a una pandemia dipende da continui e crescenti investimenti nei sistemi sanitari. Gli Stati membri dovrebbero essere aiutati a rafforzare la resilienza complessiva dei sistemi di assistenza sanitaria nel quadro dei loro investimenti per la ripresa e la resilienza;
  9. prevenzione, preparazione e risposta alle pandemie sono per l'Europa una priorità di portata globale. L'Ue dovrebbe continuare a guidare la risposta mondiale - segnatamente attraverso Covax - e a rafforzare l'architettura della sicurezza sanitaria globale facendosi promotrice di un ruolo maggiore per l'Organizzazione mondiale della sanità. Dovrebbero inoltre essere avviati partenariati sulla preparazione alle pandemie;
  10. per combattere la disinformazione e le notizie false occorre sviluppare un approccio più coordinato e sofisticato.

II. Ripresa economica

Preliminarmente, è utile riportare una sintetica introduzione sulla situazione e sulle prospettive dell’economia e dell’occupazione nell’UE e negli Stati membri secondo quanto delineato dalla Commissione europea nelle previsioni economiche di primavera (12 maggio 2021) e nei documenti del cosiddetto “pacchetto di primavera” del Semestre europeo (1° giugno 2021).

Secondo la Commissione europea, nel 2020 il PIL si è contratto del 6,6% nell’Eurozona e del 6,1% nell’UE27 (in Italia dell’8,9%). Tuttavia, la Commissione stima che l'economia dell'UE crescerà del 4,2% nel 2021 e del 4,4% nel 2022, mentre l'economia dell’Eurozona del 4,3% quest'anno e del 4,4% l'anno prossimo. Per l’Italia, si stima una crescita del PIL per gli anni 2021 e 2022 rispettivamente del 4,2% e del 4,4%.

Le ultime previsioni della BCE sono leggermente più ottimistiche in quanto stimano che l’economia dell’Eurozona crescerà del 4.6% nel 2021 e del 4.7% nel 2022.

Per quanto riguarda il tasso di disoccupazione, la Commissione stima per l’Eurozona un aumento dal 7,8% nel 2020 all’8,4% nel 2021, per poi calare al 7,8% nel 2022, mentre per l’UE27 un aumento dal 7,1% nel 2020 al 7,6% nel 2021, per poi scendere al 7% nel 2022. Per l’Italia, un aumento dal 9,2% nel 2020 al 10,2% nel 2021, per poi calare al 9,9% nel 2022.

Per quanto riguarda l’inflazione, la Commissione prevede per l’Eurozona un aumento dallo 0,3% nel 2020 all’1,7% nel 2021, per poi calare all’1,3% nel 2022, mentre per l’UE27 un aumento dallo 0,7% nel 2020 all’1,9% nel 2021, per poi scendere all’1,5% nel 2022. Per l’Italia, un aumento dal -0,1% nel 2020 all’1,3% nel 2021, per poi calare all’1,1% nel 2022.

Le ultime previsioni della BCE stimano invece che l’inflazione dell’Eurozona crescerà fino all’1,9% nel 2021, con un picco al 2.6% nel quarto trimestre, per poi calare all’1,5% nel 2022.

Per quanto concerne il deficit pubblico, la Commissione prevede un aumento per l’Eurozona dal 7,2% del PIL nel 2020 all’8% del PIL nel 2021, per poi calare al 3,8% del PIL nel 2022, mentre per l’UE27 un aumento dal 6,9% del PIL nel 2020 al 7,5% del PIL nel 2021, per poi scendere al 3,7% del PIL nel 2022. Per l'Italia, una crescita dal 9,5% del PIL nel 2020 all’11,7% nel 2021, per poi diminuire al 5,8% nel 2022.

Per quanto riguarda, infine, il rapporto debito/PIL, la Commissione stima un aumento per l’Eurozona dal 100% nel 2020 al 102,4% nel 2021, per poi diminuire al 100,8% nel 2022, mentre per l’UE27 un aumento dal 92,4% nel 2020 al 94,4% nel 2021, per poi diminuire al 92,9% nel 2022. Per l’Italia, una crescita dal 155,8% nel 2020 al 159,8% nel 2021, per poi scendere al 156,6% nel 2022.

Di seguito due tabelle riepilogative (Fonte: Commissione europea) sulle prospettive economiche per l’UE e gli Stati membri. La prima riporta le previsioni su crescita del PIL, inflazione, tasso di disoccupazione e deficit pubblico, la seconda sul debito pubblico.

https://ec.europa.eu/info/sites/default/files/economy-finance/table_1_overview_the_spring_2021_forecast_0.jpg

Sulla base delle suddette previsioni economiche, il 2 giugno scorso la Commissione europea ha annunciato che la clausola di salvaguardia generale del Patto di stabilità e crescita - che consente uno scostamento temporaneo dal normale funzionamento delle regole di bilancio in una situazione di grave recessione economica nell'UE - continuerà ad essere applicata nel 2022 e verrà, probabilmente, disattivata a partire dal 2023.

“La decisione di disattivare la clausola - afferma la Commissione nella comunicazione “Coordinamento delle politiche economiche nel 2021: superare la COVID-19, sostenere la ripresa e modernizzare la nostra economia” - dovrebbe essere presa nel quadro di una valutazione globale dello stato dell'economia sulla base di criteri quantitativi, il principale dei quali è il livello di attività economica nell'UE rispetto ai livelli precedenti la crisi. In base alle previsioni di primavera 2021, i livelli di attività economica precedenti la crisi (fine 2019) saranno raggiunti intorno al quarto trimestre del 2021 nell'UE nel suo complesso e intorno al primo trimestre del 2022 nella zona euro”. “Dopo la disattivazione della clausola - conclude la Commissione - si continuerà a tener conto delle situazioni specifiche di ciascun Paese”.

Per l’Italia, la Commissione (Relazione preparata a norma dell'articolo 126, paragrafo 3, del TFUE) non prevede che l'attività economica torni al suo livello annuale pre-crisi nel 2022, in quanto secondo le proiezioni il livello del PIL nel 2022 dovrebbe essere ancora inferiore dello 0,9% rispetto al 2019.

Attuazione di Next Generation EU

Il Consiglio europeo dovrebbe esaminare lo stato di attuazione di Next Generation EU e accogliere con favore la tempestiva entrata in vigore della decisione relativa alle risorse proprie, che ha consentito alla Commissione di iniziare a prendere in prestito risorse per Next Generation EU al fine di sostenere una ripresa piena e inclusiva nonché le transizioni verde e digitale dell'Unione.

Lo Strumento dell’UE per la ripresa, il cosiddetto Next Generation EU (NGEU), istituito con il regolamento (UE) 2020/2094 del Consiglio, integra il Quadro finanziario pluriennale dell’UE 2021-2027 stabilito dal regolamento (UE, Euratom) 2020/2093 del Consiglio.

La Commissione europea è autorizzata a contrarre prestiti, per conto dell'Unione, sui mercati dei capitali fino a un importo di 750 miliardi di euro a prezzi 2018 (807,1 miliardi di euro a prezzi correnti), al fine di fornire agli Stati membri le risorse necessarie, sotto forma di prestiti e sovvenzioni (cioè contributi a fondo perduto), per affrontare le conseguenze socio-economiche della crisi pandemica.

L'attività di assunzione dei prestiti cesserà al più tardi alla fine del 2026, mentre il rimborso dei prestiti inizierà a partire dal 1° gennaio 2027 con termine fissato al 31 dicembre 2058.

Tutti gli Stati membri hanno approvato la decisione sulle risorse proprie UE 2021-2027 che è entrata in vigore il 1° giugno 2021 e, pertanto, la Commissione europea ha potuto avviare l’assunzione dei prestiti sui mercati dei capitali. Il 15 giugno 2021 ha infatti emesso la prima obbligazione decennale per reperire 20 miliardi di euro.

La domanda è stata dominata dai gestori di fondi (37%) e dalle tesorerie delle banche (25%), seguiti dalle banche centrali/istituzioni ufficiali (23%). In termini geografici (tabella seguente), l'87% è stato distribuito a investitori europei, il 10% a investitori asiatici e il 3% a investitori del continente americano, del Medio Oriente e dell'Africa.

Germania

Francia

UK

Benelux

Paesi nordici

Italia

Altri paesi europei

Asia

Americhe

Totale

13%

10%

24%

15%

10%

5%

10%

10%

3%

100%

Si segnala che la Commissione europea, dando seguito alla strategia per il finanziamento di Next Generation EU presentata il 14 aprile 2021, ha annunciato che nel 2021 prevede di emettere obbligazioni a lungo termine per un valore approssimativo di 80 miliardi di euro, che saranno integrate da decine di miliardi di euro in buoni dell'UE a breve termine a copertura delle restanti esigenze di finanziamento. ll 30% del programma sarà finanziato mediante l'emissione di obbligazioni verdi.

Gli importi a titolo di Next Generation EU saranno erogati soltanto tramite sette programmi: due interamente finanziati da NGEU (Dispositivo per la ripresa e la resilienza e REACT-EU) e cinque solo in parte finanziati da NGEU ad integrazione del bilancio pluriennale (Sviluppo rurale, Resc-EU, InvestEU, Orizzonte Europa e Fondo per una transizione giusta).

Il più importante strumento di Next Generation EU, con circa il 90% della dotazione complessiva, è il Dispositivo per la ripresa e la resilienza (Recovery and Resilience Facility), istituito dal regolamento (UE) 2021/241, che fornirà agli Stati membri fino a 672,5 miliardi di euro (312,5 di sovvenzioni e 360 di prestiti) a prezzi 2018, ovvero 724 miliardi di euro (338 di sovvenzioni e 386 di prestiti) a prezzi correnti.

Il 70% delle sovvenzioni dovrà essere impegnato nel 2021 e nel 2022 secondo criteri di assegnazione predeterminati (popolazione, inverso del PIL pro capite e tasso medio di disoccupazione negli ultimi 5 anni rispetto alla media UE 2015-2019), mentre il 30% nel 2023 tenendo conto del calo del PIL nel 2020 e nel periodo cumulato 2020-2021 (criterio che sostituisce quello della disoccupazione). Il volume massimo dei prestiti per ciascuno Stato membro non dovrà superare il 6,8% del suo Reddito nazionale lordo (RNL) nel 2019, ma tale limite può essere aumentato in circostanze eccezionali da valutare caso per caso.

La tabella seguente (Fonte Commissione europea) riporta il contributo finanziario massimo per Stato membro a titolo di sovvenzioni (a prezzi correnti). Il 30% dell'importo è indicativo in quanto basato sulle previsioni di autunno 2020 della Commissione; sarà finalizzato solo quando Eurostat presenterà i dati definitivi nel giugno 2022.

Piani nazionali per la ripresa e la resilienza

Il Consiglio europeo dovrebbe incoraggiare la Commissione e il Consiglio a lavorare speditamente ai Piani nazionali per la ripresa e la resilienza in modo che gli Stati membri possano sfruttare appieno le potenzialità dei finanziamenti del Dispositivo per la ripresa e la resilienza e sottolineare l'importanza di un'attuazione efficace e tempestiva di detti Piani.

Sulla base delle informazioni che si possono ricavare dal sito della Commissione europea, al 22 giugno 2021 sono stati ufficialmente trasmessi 24 Piani nazionali, tra cui quello dell’Italia (i Piani avrebbero dovuto, di regola, essere trasmessi entro il 30 aprile e possono essere modificati successivamente).

Oltre all’Italia, hanno già presentato i Piani anche Belgio, Danimarca, Estonia, Germania, Grecia, Spagna, Croazia, Cipro, Francia, Irlanda, Finlandia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Ungheria, Austria, Polonia, Portogallo, Repubblica ceca, Romania, Slovenia, Slovacchia e Svezia. Non risultano quindi ancora trasmessi i Piani di Bulgaria, Malta e Paesi Bassi.

Al momento, la maggior parte degli Stati membri ha richiesto solamente sovvenzioni. Hanno richiesto, invece, anche prestiti Cipro, Grecia, Italia, Polonia, Portogallo, Romania e Slovenia.

Sui Piani presentati è in corso la valutazione da parte della Commissione europea che, sulla base di quanto stabilito dal citato regolamento, ha due mesi di tempo dalla trasmissione ufficiale per completarla e formulare una proposta di decisione di esecuzione del Consiglio.

Allo stato, la Commissione ha già adottato una valutazione positiva per i Piani di Austria, Danimarca, Germania, Grecia, Italia, Lettonia, Lussemburgo, Portogallo, Slovacchia e Spagna. La Commissione attribuisce al Piano un rating in base a ciascuno dei criteri di valutazione, prevedendo punteggi compresi tra A (il più alto) e C (il più basso). Finora, i Piani valutati hanno ottenuto “A” in tutte le voci, ad eccezione di quella relativa ai costi totali stimati, per la quale hanno ottenuto “B”.

La valutazione della Commissione comprende, in particolare, un esame volto ad accertare se il Piano rappresenta una risposta equilibrata alla situazione economica e sociale dello Stato membro, contribuendo adeguatamente a tutti e sei i pilastri del Dispositivo (transizione verde; trasformazione digitale; occupazione e crescita intelligente, sostenibile e inclusiva; coesione sociale e territoriale; salute e resilienza; politiche per la prossima generazione, comprese istruzione e competenze), nonché concorre ad affrontare efficacemente, nel loro insieme o in parte, le sfide individuate nelle pertinenti raccomandazioni specifiche per Paese formulate nel contesto del Semestre europeo e a rafforzare il potenziale di crescita, la creazione di posti di lavoro e la resilienza economica, istituzionale e sociale dello Stato membro interessato. La Commissione valuta, inoltre, se almeno il 37% delle spese previste sia dedicato a investimenti e riforme, che sostengono gli obiettivi climatici, e se il 20% sia attribuito alla transizione digitale. Valuta, altresì, se le misure rispettano il principio di "non arrecare un danno significativo" agli obiettivi ambientali dell’Unione (do no significant harm principle).

Si segnala, inoltre, che la Commissione, nella Strategia annuale per la crescita sostenibile 2021, ha incoraggiato gli Stati membri a presentare piani di investimento e di riforma nei seguenti sette settori faro europei (European flagships):

  1. Utilizzare più energia pulita (Power up) - Utilizzare prontamente tecnologie pulite adeguate alle esigenze future e accelerare lo sviluppo e l'uso delle energie rinnovabili;
  2. Rinnovare (Renovate) - Migliorare l'efficienza energetica degli edifici pubblici e privati;
  3. Ricaricare e rifornire (Recharge and Refuel) - Promuovere tecnologie pulite adeguate alle esigenze future per accelerare l'uso di sistemi di trasporto sostenibili, accessibili e intelligenti, stazioni di ricarica e rifornimento e l'estensione dei trasporti pubblici;
  4. Collegare (Connect) - Estendere rapidamente i servizi veloci a banda larga a tutte le regioni e a tutte le famiglie, comprese le reti in fibra ottica e 5G;
  5. Modernizzare (Modernise) - Digitalizzare la pubblica amministrazione e i servizi pubblici, compresi i sistemi giudiziari e sanitari;
  6. Espandere (Scale-up) - Aumentare le capacità industriali di cloud di dati e di sviluppo dei processori più potenti, all'avanguardia e sostenibili;
  7. Riqualificare e migliorare le competenze (Reskill and Upskill) - Adattare i sistemi d'istruzione per promuovere le competenze digitali e la formazione scolastica e professionale per tutte le età.

Dalla proposta della Commissione, il Consiglio dell’UE ha quattro settimane di tempo per approvare definitivamente, a maggioranza qualificata, i singoli Piani. L’approvazione consente, tra l’altro, l’erogazione, nel 2021, di un prefinanziamento del 13%.

In seguito, gli Stati membri potranno presentare, su base semestrale, richieste di pagamento, che saranno valutate dalla Commissione europea, tenendo conto del parere del Comitato economico e finanziario.

La valutazione positiva da parte della Commissione delle richieste di pagamento sarà subordinata al conseguimento soddisfacente dei traguardi e degli obiettivi concordati.

Qualora, in via eccezionale, uno o più Stati membri ritengano che vi siano gravi scostamenti dal soddisfacente conseguimento dei pertinenti target intermedi e finali, può essere attivata la procedura che è stata definita "freno d'emergenza", chiedendo che il Presidente del Consiglio europeo rinvii la questione al successivo Consiglio europeo.

Il Consiglio può comunque sospendere l'adozione o i pagamenti in caso di significative inadempienze.

Gli Stati membri dovranno riferire in merito ai progressi due volte l'anno nel quadro del Semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche e sociali dell’Unione, che sarà temporaneamente adattato proprio per rispondere alle esigenze del Dispositivo, mentre la Commissione europea dovrà riferire periodicamente al Parlamento europeo (nell’ambito di un regolare “dialogo di ripresa e resilienza”) e al Consiglio in merito all'attuazione.

L'attuazione del Dispositivo sarà coordinata da un’apposita task force della Commissione europea per la ripresa e la resilienza in stretta collaborazione con la Direzione generale degli Affari economici e finanziari (DG ECFIN).

Il PNRR italiano

Il Piano italiano prevede investimenti pari a 191,5 miliardi di euro (68,9 in sovvenzioni e 122,6 in prestiti) finanziati attraverso il Dispositivo.

A tali risorse, si aggiungono quelle rese disponibili dal Programma React-EU (13 miliardi di euro da spendere nel biennio 2021-2023), sempre finanziato da Next Generation EU, nonché quelle derivanti dalla programmazione nazionale aggiuntiva (30,62 miliardi, che confluiscono in un apposito Fondo complementare).

Per approfondimenti sul PNRR italiano, si veda il dossier predisposto dai servizi di documentazione di Camera e Senato.

Si ricorda che l’Italia è la prima beneficiaria, in valore assoluto, dei due principali strumenti di Next Generation EU: il Dispositivo per la ripresa e la resilienza e React-EU.

Nel complesso, il 27% delle risorse del Piano è dedicato alla transizione digitale e il 40% alla transizione ecologica. Il Piano prevede che il 40% degli investimenti pubblici siano destinati al Mezzogiorno.


La tabella seguente riporta la composizione completa del PNRR per missioni e componenti.

In merito alla governance del Piano, il decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77, attualmente in corso di esame parlamentare, stabilisce in particolare che:

- è istituita presso la Presidenza del Consiglio dei ministri la Cabina di regia per il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che esercita poteri di indirizzo, impulso e coordinamento generale sull'attuazione degli interventi del PNRR. Essa, tra l’altro, deve trasmettere alle Camere con cadenza semestrale, per il tramite del Ministro per i rapporti con il Parlamento, una relazione sullo stato di attuazione del PNRR, recante le informazioni di cui all'articolo 1, comma 1045, della legge 30 dicembre 2020, n. 178 (prospetti sull'utilizzo delle risorse del programma Next Generation EU e sui risultati raggiunti e le eventuali misure necessarie per accelerare l'avanzamento dei progetti e per una migliore efficacia degli stessi rispetto agli obiettivi perseguiti), nonché, anche su richiesta delle Commissioni parlamentari, ogni elemento utile a valutare lo stato di avanzamento degli interventi, il loro impatto e l'efficacia rispetto agli obiettivi perseguiti;

- è istituito presso il Ministero dell'economia e delle finanze - Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato un ufficio centrale di livello dirigenziale generale, denominato Servizio centrale per il PNRR, con compiti di coordinamento operativo, monitoraggio, rendicontazione e controllo del PNRR, che rappresenta il punto di contatto nazionale per l'attuazione del PNRR ai sensi dell'articolo 22 del regolamento (UE) 2021/241, conformandosi ai relativi obblighi di informazione, comunicazione e di pubblicità.

Nuovi obiettivi sociali dell'UE per il 2030

Il Consiglio europeo dovrebbe compiacersi degli obiettivi principali dell'UE enunciati nel piano d'azione del Pilastro europeo dei diritti sociali, in linea con la dichiarazione di Porto.

Il 7-8 maggio 2021 i leader dell’UE, riuniti nel Vertice sociale di Porto, hanno approvato una dichiarazione comune sulle questioni sociali (Dichiarazione di Porto) che accoglie con favore i nuovi obiettivi principali dell'UE fissati dal Piano d’azione della Commissione europea per l’attuazione del Pilastro europeo dei diritti sociali.

Il Piano d’azione sul Pilastro europeo dei diritti sociali (COM(2021)102 e allegati), adottato dalla Commissione europea il 4 marzo 2021 propone infatti 3 obiettivi principali in materia di occupazione, competenze e protezione sociale che l'UE deve conseguire entro il 2030:

  1. Almeno il 78% della popolazione di età compresa tra i 20 e i 64 anni dovrebbe avere un lavoro;

La crisi da COVID-19 ha determinato un calo nel tasso di occupazione nell’UE dal 73,1% nel 2019 al 72,4% a fine 2020.

La Commissione specifica che per raggiungere l’obiettivo l'Europa deve puntare in particolare a:

  • (almeno) dimezzare il divario di genere a livello occupazionale rispetto al 2019 (quando era all’11,7%);
  • aumentare l'offerta di servizi formali di educazione e cura della prima infanzia, contribuendo in tal modo a una migliore conciliazione tra vita professionale e vita privata e favorendo una maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro;
  • ridurre il tasso di giovani che non hanno un lavoro né seguono un percorso scolastico o formativo (NEET) di età compresa tra i 15 e i 29 anni dal 12,6% (2019) al 9%.

  1. Almeno il 60% degli adulti dovrebbe partecipare ogni anno ad attività di formazione;

La Commissione specifica che per raggiungere l’obiettivo si dovrebbe in particolare fare in modo che:

  • almeno l'80% delle persone di età compresa tra i 16 e i 74 anni possieda competenze digitali di base;
  • l'abbandono scolastico precoce sia ulteriormente ridotto e la partecipazione all'istruzione secondaria superiore aumentata.

  1. Ridurre di almeno 15 milioni il numero di persone a rischio di povertà o di esclusione sociale (5 milioni dei quali dovrebbero essere bambini).

La Commissione invita il Consiglio europeo a fare propri i tre obiettivi ed esorta gli Stati membri - che sono i principali responsabili in tema di occupazione, competenze e politiche sociali e quindi per l'effettiva attuazione del Pilastro - a definire i propri obiettivi nazionali per contribuire allo sforzo comune dell’Unione

Raccomandazione sulla politica economica della zona euro

Il Consiglio europeo dovrebbe approvare il progetto di raccomandazione del Consiglio sulla politica economica della zona euro.

Il progetto di raccomandazione del Consiglio sulla politica economica della zona euro è stato presentato dalla Commissione europea il 18 novembre 2020 all’interno del cosiddetto “pacchetto d'autunno” del Semestre europeo. Successivamente, è stato discusso nell’Eurogruppo del 16 dicembre 2020 e approvato dal Consiglio ECOFIN del 25 gennaio 2021. Dopo l'approvazione da parte del Consiglio europeo, sarà formalmente adottato dal Consiglio ECOFIN.

La raccomandazione pone un forte accento sul ricorso al Dispositivo per la ripresa e la resilienza e fornisce orientamenti strategici sulle priorità che gli Stati membri dovrebbero includere nei loro Piani nazionali per la ripresa e la resilienza.

Viene raccomandato agli Stati membri della zona euro di adottare individualmente, anche attraverso i rispettivi Piani, e collettivamente nell'ambito dell'Eurogruppo, nel periodo 2021-2022, provvedimenti finalizzati a:

  1. garantire un orientamento politico a sostegno della ripresa: si raccomanda, in particolare, di garantire che le politiche di bilancio continuino a sostenere l'economia nel 2021 e di coordinare gli interventi diretti a fronteggiare la pandemia. Non appena le condizioni epidemiologiche ed economiche lo consentiranno, si raccomanda di eliminare gradualmente le misure di emergenza, contrastando, al contempo, l'impatto della crisi a livello sociale e sul mercato del lavoro e di perseguire politiche volte a raggiungere posizioni di bilancio prudenti a medio termine e a garantire la sostenibilità del debito, rafforzando al tempo stesso gli investimenti;
  2. migliorare ulteriormente la convergenza, la resilienza e la crescita sostenibile e inclusiva: si raccomanda, in particolare, di rafforzare la produttività e l'occupazione, migliorare il funzionamento dei mercati e della PA, aumentare il livello degli investimenti pubblici, nonché promuovere gli investimenti privati per sostenere una ripresa equa e inclusiva in linea con le transizioni verde e digitale, e integrare ulteriormente il mercato unico, compreso quello digitale. Inoltre, si raccomanda di migliorare le condizioni di lavoro e di risolvere il problema della segmentazione del mercato del lavoro, rafforzando l’inclusione e favorendo il dialogo e la contrattazione collettiva tra le parti sociali, nonché di rafforzare i sistemi di istruzione e formazione e gli investimenti volti all'acquisizione di competenze.

Si raccomanda, altresì, di continuare ad adoperarsi, nell'ambito del Consiglio, a favore di una soluzione consensuale a livello mondiale per far fronte ai problemi fiscali legati alla digitalizzazione dell'economia, al fine di raggiungere un accordo in sede OCSE entro la metà del 2021 (Vedi infra), e di compiere ulteriori progressi per contrastare la pianificazione fiscale aggressiva, ridurre il cuneo fiscale e sostenere un riorientamento verso la fissazione del prezzo del carbonio e la tassazione ambientale;

  1. rafforzare i quadri istituzionali nazionali: si raccomanda, in particolare, di rimuovere le strozzature che scoraggiano gli investimenti e di garantire un uso efficiente e tempestivo dei fondi dell’UE, compreso il Dispositivo per la ripresa e la resilienza. Si raccomanda, altresì, di rafforzare l'efficienza e la digitalizzazione della PA, di ridurre l'onere amministrativo che grava sulle imprese e di migliorare il contesto imprenditoriale e di contrastare la frode e la corruzione e prevenire il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo. Infine, si raccomanda di risolvere il problema delle esposizioni deteriorate;
  2. garantire la stabilità macrofinanziaria: si raccomanda, in particolare, di mantenere i canali di credito all'economia e le misure a sostegno delle imprese redditizie per tutto il tempo necessario durante l'emergenza e una situazione patrimoniale solida nel settore bancario, anche continuando ad affrontare la questione dei crediti deteriorati, fra l'altro attraverso lo sviluppo di mercati secondari per i crediti deteriorati;
  3. completare l'UEM e rafforzare il ruolo internazionale dell'euro: in particolare, si raccomanda di completare l’Unione bancaria, anche portando avanti i progetti discussi nel gruppo di lavoro ad alto livello “EDIS” (Vedi il paragrafo sul Vertice euro), e di approfondire l'Unione dei mercati dei capitali (Vedi il paragrafo sul Vertice euro), anche tramite il sostegno a iniziative volte ad attuare politiche in materia di finanza digitale, finanza al dettaglio e finanza sostenibile.

Si segnala, in particolare, che è in corso di esame, al Senato della Repubblica presso la 6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro) e alla Camera dei deputati presso la VI Commissione (Finanze), un pacchetto di misure in materia di finanza digitale, presentato dalla Commissione europea lo scorso settembre, contenente tra l’altro un quadro generale dell'Unione in materia di cripto-attività, un'ulteriore armonizzazione delle principali prescrizioni sulla resilienza operativa digitale e una strategia in materia di pagamenti al dettaglio. Per approfondimenti, si vedano il dossier predisposto dal Servizio Studi del Senato e il dossier predisposto dall’Ufficio Rapporti con l’Unione europea della Camera dei deputati.

Riforma globale dell'imposta sulle società in sede OCSE/G20

Il Consiglio europeo dovrebbe auspicare rapidi progressi su una riforma globale dell'imposta sulle società su base consensuale nel quadro del G20/OCSE.

Da qualche anno in sede OCSE/G20 sono in corso i lavori per una riforma del sistema fiscale internazionale. L’Unione europea - da ultimo al Consiglio europeo del 25 e 26 marzo 2021 - si è impegnata a raggiungere una soluzione globale consensuale entro la metà del 2021, ritenendosi altrimenti pronta a procedere in maniera autonoma.

I lavori sono svolti nell'ambito dell'azione 1 del quadro inclusivo dell'OCSE/G20 sull'erosione della base imponibile e sul trasferimento degli utili (BEPS): sfide fiscali derivanti dalla digitalizzazione. All'iniziativa partecipano circa 140 Paesi e giurisdizioni.

I lavori si articolano su due pilastri:

- nuove norme sulla "presenza imponibile" (senza la tradizionale presenza fisica di una società) e sui diritti di attribuzione degli utili imponibili (la parte degli utili che dovrebbe essere tassata in una determinata giurisdizione) (pilastro 1);

- nuove norme volte a garantire che le società operanti a livello internazionale paghino un livello minimo di tassazione, per fare in modo che la base imponibile per l'imposta sulle società in qualsiasi Paese sia meglio protetta dall'erosione della base imponibile e dal trasferimento degli utili (pilastro 2).

Dopo una fase di stallo, recentemente i negoziati sono ripresi, anche grazie alla decisione della nuova amministrazione statunitense di ritirare la proposta, avanzata dalla precedente amministrazione, di introdurre una clausola, definita "safe harbour" (approdo sicuro), per dare alle grandi imprese digitali la possibilità di aderire soltanto in via opzionale al nuovo sistema di tassazione.

Da ultimo, i leader dei Paesi del G7 (Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti), riuniti al vertice di Carbis Bay, in Cornovaglia, l'11-13 giugno 2021, hanno adottato un comunicato che conferma l'impegno, preso dai loro Ministri delle finanze il 5 giugno scorso, sulla riforma fiscale internazionale.

Hanno rappresentato l'Unione europea al Vertice il Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, e la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.

L’impegno sottoscritto prevede la creazione di un'imposta minima globale sulle società pari ad almeno il 15%, applicata Paese per Paese, e, al fine di raggiungere una soluzione equa sull’assegnazione dei diritti di tassazione, il diritto per i Paesi di tassare almeno il 20% dei profitti che superano il margine del 10% delle società multinazionali più grandi e redditizie.

L'obiettivo ora è di raggiungere un accordo in occasione della riunione del 9-10 luglio 2021 dei Ministri delle finanze e dei Governatori delle banche centrali del G20, per poi giungere ad un accordo definitivo al Vertice del G20 del prossimo ottobre.

III. Migrazione

Il Consiglio europeo dovrebbe discutere della situazione migratoria con riferimento alle varie rotte, sottolineando il fatto che se, da un lato, le misure adottate dall’UE e dagli Stati membri hanno fatto crollare negli ultimi anni il numero di attraversamenti illegali delle frontiere, dall’altro, gli sviluppi relativamente ad alcune rotte destano preoccupazione e richiedono vigilanza continuata e urgenti azioni.

Secondo l’UNHCR, dall’inizio del 2021 (dati aggiornati al 14 giugno) il numero di rifugiati e migranti giunti via mare in Italia, Grecia, Spagna, Cipro e Malta ammonterebbe a 30.540 di cui: oltre 16.800 mila in Italia; circa 11.600 in Spagna; oltre 1.200 in Grecia (cui devono aggiungersi circa 2,140 arrivi via terra). Sono oltre mille gli sbarchi a Cipro e oltre 200 a Malta. L’UNCHR stima, al 14 giugno 2021, oltre 800 persone tra morti e dispersi in mare.

Di seguito l’andamento annuale 2014-2020 dei flussi migratori (marittimi e terrestri) verso gli Stati membri posti sulla frontiera meridionale dell’UE (Fonte UNHCR)

Di seguito il medesimo andamento 2015-2020 articolato per mesi (Fonte UNHCR)

Di seguito l’andamento annuale 2014-2020 dei flussi migratori verso l’Italia (Fonte UNHCR)

Al fine di prevenire la perdita di vite umane e di ridurre la pressione sulle frontiere europee, il Consiglio europeo dovrebbe prefigurare un’intensificazione dei partenariati reciprocamente vantaggiosi e della cooperazione con i Paesi di origine e di transito, come parte integrante dell’azione esterna dell’Unione europea.

Si ricorda che la Commissione europea e l’Alto rappresentante hanno presentato il 9 febbraio 2021 una comunicazione congiunta nella quale si propone di avviare una nuova Agenda per il Mediterraneo, accompagnata da un piano di investimenti economici per stimolare la ripresa socioeconomica a lungo termine nel vicinato meridionale.

Sono coinvolti nella politica dell’UE per il vicinato meridionale i seguenti paesi africani: Algeria, Egitto, Libia, Marocco e Tunisia.

La nuova Agenda per il Mediterraneo si incentra su 5 settori d'intervento: Stato di diritto e sviluppo umano; resilienza, prosperità e transizione digitale, pace e sicurezza; migrazione e mobilità.

Per quanto riguarda, in particolare, la migrazione e la mobilità si propone di

  • intensificare la cooperazione sulla migrazione tramite partenariati globali, equilibrati, ritagliati sulle esigenze di ciascun paese;
  • affrontare le cause profonde della migrazione irregolare e dello sfollamento forzato mediante la risoluzione dei conflitti, nonché il superamento delle sfide socioeconomiche acuite dalla pandemia attraverso una risposta mirata che offra opportunità, specie ai giovani;
  • sostenere la migrazione legale e la mobilità con i partner, nel rispetto delle competenze proprie e degli Stati membri.

Il piano di investimenti economici prevede 12 iniziative faro da realizzare a livello regionale, nazionale e locale.  Per l'attuazione dell'Agenda per il Mediterraneo si prevede uno stanziamento fino a 7 miliardi di euro, nell'ambito del nuovo strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale dell'UE (NDICI), per il periodo 2021-2027 (v. infra). A giudizio della Commissione tale importo potrebbe mobilitare fino a 30 miliardi di euro di investimenti privati e pubblici nella regione nei prossimi dieci anni.

Il Consiglio europeo dovrebbe sottolineare che l'approccio con i Paesi di origine e di transito dei flussi migratori dovrà essere pragmatico, flessibile e su misura, utilizzare in modo coordinato, come Team Europa, tutti gli strumenti e gli incentivi disponibili dell'Ue e degli Stati membri, ed essere svolto in stretta collaborazione con l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) e dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (IOM).

L'iniziativa Team Europa - che ha mobilitato finora 40,5 miliardi di euro - è stata lanciata l'8 aprile 2020 con l'obiettivo di sostenere i Paesi partner nelle esigenze umanitarie urgenti legate alla pandemia di Covid-19 (si veda la sezione I del presente bollettino).

In particolare, il sostegno di Team Europa si concentra sui seguenti aspetti:

  • la risposta di emergenza alle esigenze umanitarie;
  • il rafforzamento dei sistemi sanitari, idrici e igienico-sanitari;
  • l'attenuazione delle conseguenze socioeconomiche della pandemia.

Nel quadro della risposta globale di Team Europa, l'Ue ha incentivato investimenti in Africa e nei Paesi del vicinato concludendo dieci accordi di garanzia finanziaria con istituzioni finanziarie partner per un valore di 990 milioni di euro. Firmate nel novembre 2020, tali garanzie integrano i fondi forniti dal Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile (EFSD) e dovrebbero generare investimenti complessivi fino a 10 miliardi di euro.

L'EFSD è stato istituito con il regolamento (UE) 2017/1601 e fornisce la base giuridica per l'uso di strumenti finanziari innovativi, in particolare le garanzie di bilancio, nell'ambito del Piano per gli investimenti esterni (PIE), avviato dalla Commissione europea nella scorsa legislatura europea.

Il Consiglio europeo dovrebbe altresì sottolineare la necessità di affrontare tutte le rotte e di basarsi su un approccio globale, intervenendo sulle cause profonde della migrazione, sostenendo i rifugiati e le persone sfollate nella regione, costruendo capacità di gestione della migrazione, eradicando la tratta degli esseri umani e il traffico di migranti, rafforzando il controllo delle frontiere, affrontando il tema della migrazione legale, e garantendo il rimpatrio e la riammissione. A tal fine, il Consiglio europeo dovrebbe:

- invitare la Commissione e l’Alto rappresentante dell'UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza, in collaborazione con gli Stati membri, a rafforzare immediatamente le azioni concrete con i Paesi prioritari di origine e di transito, nonché il sostegno tangibile a loro favore;

- invitare la Commissione e l’Alto rappresentante dell'UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza, in collaborazione con gli Stati membri, a presentare nell’autunno 2021 piani d'azione per i Paesi di origine e di transito prioritari, indicando obiettivi e ulteriori misure di sostegno, nonché il loro concreto orizzonte temporale;

– invitare la Commissione a fare il miglior uso possibile di almeno il 10 per cento della dotazione finanziaria dello Strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale (NDICI), nonché delle risorse nell'ambito di altri strumenti pertinenti relativamente alle azioni in materia di migrazione, e a riferire al Consiglio sulle sue intenzioni al riguardo entro novembre.

Si ricorda che nell’ambito del Quadro finanziario pluriennale dell’UE per il periodo 2021-2027 (QFP), il nuovo strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale (NDICI), con una dotazione complessiva di 70,8 miliardi di euro, prevede - nell’ambito dello stanziamento di 53,8 miliardi di euro per il pilastro geografico: 17,2 miliardi di euro per i paesi coinvolti nella politica di vicinato dell’UE (i paesi africani coinvolti nella politica di vicinato dell’UE sono: Algeria, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Libia, Marocco, Palestina, Siria, Tunisia) e 26 miliardi di euro per l’Africa subsahariana.

Infine, nell’ambito dei fondi stanziati dall’UE per l’assistenza a paesi terzi per alleviare l’impatto della pandemia di COVID 19, a favore dei paesi del continente africano sono previsti complessivamente fondi per un totale di circa 11 miliardi di euro tra finanziamenti, prestiti e strumenti di garanzia (v. infra).

Si ricorda inoltre che per affrontare le diverse cause di instabilità in Africa che concorrono alla migrazione irregolare e allo sfollamento forzato, in esito alla riunione di La Valletta (novembre 2015) è stato istituito l’UE Emergency Trust Fund for Africa dalla Commissione europea insieme a 25 Stati membri, Norvegia e Svizzera.

Le risorse attualmente assegnate al Fondo fiduciario dell'UE per l'Africa ammontano a 5 miliardi di euro, di cui 4,4 miliardi provenienti dal Fondo europeo di sviluppo (FES) e da altri strumenti finanziari dell'UE (riconducibili, tra l’altro, agli strumenti in materia di Cooperazione allo sviluppo, politica di vicinato e affari interni).

Gli Stati membri dell'UE e altri donatori (Svizzera e Norvegia) hanno contribuito e versato interamente circa 620 milioni di euro. La Germania e l’Italia, rispettivamente con 228,500 e 123 milioni, sono gli Stati membri maggiori contributori.

L'assegnazione delle risorse del Fondo si articola in tre macroregioni: Sahel e Lago Ciad (Burkina Faso, Camerun, Ciad, Costa d'Avorio, Gambia, Ghana, Guinea, Mali, Mauritania, Niger, Nigeria and Senegal), Corno d'Africa (Gibuti, Eritrea, Etiopia, Kenya, Somalia, Sud Sudan, Sudan, Tanzania e Uganda), e Nord Africa; Marocco, Algeria, Tunisia, Libia ed Egitto.

I programmi realizzati mediante il Trust fund riguardano: il rafforzamento della governance e la prevenzione di conflitti (21 per cento); il miglioramento della gestione delle politiche in materia di migrazione (31 per cento); il sostegno all’economia e alle opportunità di lavoro (19 per cento); il rafforzamento della resilienza delle comunità (27 per cento); i programmi trasversali (2 per cento).

Si ricorda infine il Piano di investimenti esterni, volto a stimolare gli investimenti in Africa e nel vicinato dell'UE, in sostanza, un meccanismo di condivisione dei rischi connessi a investimenti di natura pubblica o privata in quegli Stati terzi nei quali si registra un gap tra i finanziamenti già disponibili e le risorse ritenute necessarie per creare crescita e posti di lavoro.

Tramite il Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile (EFSD) (5,1 miliardi di euro) il finanziamento dei progetti può avvenire nelle seguenti diverse modalità: garanzia (1,55 miliardi), le cui risorse servono a condividere il rischio a carico di banche e privati che hanno investito prestando denaro a imprenditori e finanziatori locali di progetti; combinazione (3,4 miliardi di euro) che prevede un misto di sovvenzioni dall'UE con prestiti e/o altri finanziamenti da investitori pubblici o privati. Le sovvenzioni coprono parte dei costi dei progetti agevolando la ricerca delle ulteriori risorse ritenute necessarie.

In materia di rimpatri e riammissione, si ricorda che in base agli ultimi dati forniti dalla Commissione europea, nel 2019 sono stati rimpatriati in un Paese extra-Ue 142.000 cittadini non appartenenti all'Ue, con un tasso di rimpatrio effettivo del 29 per cento, in calo rispetto al 32 per cento del 2018.

Per quanto riguarda l’Italia, in base ai dati forniti dal Ministro dell’interno, nel corso di tutto il 2020 il totale dei rimpatri è stato di 3.607 unità, mentre nel corrente anno, alla data del 19 maggio, sono state rimpatriate circa 1.300 persone.

In tale ambito oltre alla revisione della normativa in materia di rimpatri proposta, la Commissione europea ai fini di una politica di rimpatrio efficace sottolinea l’importanza di: assicurare la piena attuazione degli accordi e delle intese esistenti in materia di riammissione con i Paesi terzi, ed esaminarne eventualmente di nuove; incentivare e migliorare la cooperazione con i Paesi terzi avvalendosi del codice dei visti (istituito con il regolamento (CE) n. 810/2009) - modificato per includervi un collegamento fra la cooperazione in materia di riammissione e il rilascio dei visti; assegnare all'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (Frontex) un ruolo guida nel sistema comune dell'Ue per i rimpatri.

Si ricorda infine che con il Nuovo Patto sulla migrazione e asilo, presentato nel settembre 2020, la Commissione europea ha inteso aggiornare i vari profili della politica migratoria dell’UE, in particolare, proponendo una serie di misure normative che concernono, tra l’altro: i controlli alle frontiere esterne dei cittadini stranieri che non rispettano i requisiti per l'ingresso nell'UE, comprese le persone salvate in una operazione SAR (ricerca e soccorso, search and rescue) nelle acque europee; le procedure di asilo; una revisione parziale delle norme previste dal cosiddetto regolamento di Dublino; meccanismi di solidarietà da parte degli Stati dell’UE nei confronti dei Paesi membri più esposti ai flussi, compresa una disciplina per la gestione di situazioni di crisi e di forza maggiore causate da pressioni migratorie ingenti.

Al riguardo merita, tuttavia, segnalare che l’iter legislativo di alcune delle proposte presso il Consiglio dell’UE appare particolarmente complesso, trattandosi della sede in cui emergono le divergenze relative ai differenti interessi in campo rappresentati dagli Stati membri in funzione della rispettiva e specifica collocazione geografica: si tratta in particolare del regime complessivo sui controlli alla frontiera e sulle procedure di asilo, nonché dei meccanismi di solidarietà che possono essere attivati nei confronti degli Stati membri più esposti ai flussi.

Le iniziative normative presentate nell'ambito del Patto sono tuttora all'esame della I Commissione (Affari costituzionali) della Camera dei deputati nell'ambito del dialogo politico. Per approfondimenti, si rimanda al Dossier n.123/59 "Seconda Conferenza interparlamentare di alto livello sulla migrazione – Videoconferenza 14 giugno 2021", a cura del Servizio Studi del Senato della Repubblica e dell'Ufficio rapporti con l'UE della Camera dei deputati, nonché ai Dossier n. 47 "Nuovo patto sulla migrazione e l'asilo" e n. 34 "Audizione, in videoconferenza, della Commissaria europea per gli Affari interni, Ylva Johansson", a cura dell'Ufficio rapporti con l'UE della Camera dei deputati.

Da ultimo, in base al progetto di conclusioni, il Consiglio europeo dovrebbe condannare e respingere qualsiasi tentativo da parte di Paesi terzi di strumentalizzare i migranti a fini politici.

In seguito all'ingente afflusso di migranti (circa 9.000 persone) in arrivo a Ceuta, enclave spagnola in Marocco, a partire dal 17 maggio 2021, il Parlamento europeo ha approvato la risoluzione del 10 giugno 2021 "sulla violazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza e l'utilizzo di minori da parte delle autorità del Marocco nella crisi migratoria a Ceuta", approvata con 397 voti favorevoli, 85 contrari e 196 astensioni.

Il Parlamento europeo respinge l'utilizzo, da parte del Marocco, del controllo delle frontiere e della migrazione, in particolare di minori non accompagnati, come strumento di pressione politica nei confronti di uno Stato membro dell'Ue, deplorando il coinvolgimento di bambini, minori non accompagnati e famiglie nell'attraversamento di massa della frontiera fra il Marocco e la città spagnola di Ceuta, che ha messo evidentemente a rischio la loro vita e la loro sicurezza. Sottolinea inoltre che le controversie bilaterali fra partner stretti debbano essere affrontate attraverso il dialogo diplomatico, chiedendo un appianamento delle tensioni e il ritorno a un partenariato costruttivo e affidabile fra l'Ue e il Marocco.

Il Parlamento europeo afferma che la crisi è stata innescata dal Marocco a causa di un incidente politico e diplomatico scoppiato dopo che il leader del Fronte Polisario, Brahim Ghali, è stato ricoverato in un ospedale spagnolo per motivi umanitari, a causa delle sue condizioni di salute per aver contratto il virus del Covid-19.

Ricorda in proposito che le dichiarazioni ufficiali rilasciate dalle autorità marocchine il 31 maggio 2021 sottolineavano che la crisi bilaterale non era legata alla questione migratoria e che il ministro degli Affari esteri marocchino aveva inizialmente riconosciuto che le ragioni della crisi erano legate all'accoglienza spagnola nei confronti del leader del Fronte Polisario e che, in una dichiarazione ufficiale successiva, le autorità marocchine avevano riconosciuto che il vero motivo era la posizione ambigua della Spagna sulla questione del Sahara occidentale.

Il Parlamento europeo ricorda che la situazione a Ceuta è stata inoltre discussa in occasione della riunione straordinaria del Consiglio europeo del 24-25 maggio 2021, che ha ribadito il pieno sostegno alla Spagna e sottolineato che le frontiere spagnole sono frontiere esterne dell'Ue; nonché durante il Consiglio "Affari esteri" del 18 maggio 2021, nel corso del quale l'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza ha manifestato, a nome dell'Ue, piena solidarietà e sostegno nei confronti della Spagna.

IV. Turchia

Il Consiglio europeo svolgerà una discussione sulla situazione nel Mediterraneo orientale e sulle relazioni dell'Unione europea con la Turchia. In base al progetto di conclusioni, il Consiglio europeo dovrebbe ricordare l'interesse strategico dell'UE per un ambiente stabile e sicuro nel Mediterraneo orientale e per lo sviluppo di una cooperazione e relazione reciprocamente vantaggiosa con la Turchia, esprimendo compiacimento della continua riduzione dell'escalation nel Mediterraneo orientale.

Situazione nel Mediterraneo orientale

Nel Mediterraneo orientale, la Turchia ha in corso, sin dal 2018, una disputa prima con Cipro e poi con la Grecia per quanto riguarda attività di trivellazione di giacimenti di gas nelle acque territoriali nel Mediterraneo orientale di Cipro (in particolare all’interno della zona economica esclusiva a sud ovest di Cipro) e attività di esplorazione sismica nelle acque territoriali del mar Egeo, in particolare nelle acque a sud ovest dell’isola di Kastellorizo, delle quali la Turchia rivendica il controllo.

La Turchia sostiene che, pur avendo una delle più lunghe linee costiere del Mediterraneo, ha diritto ad una porzione limitata di acque territoriali per la prossimità di numerose isole greche alla propria costa. Il controllo greco delle acque intorno a Kastellorizo è stabilito dalla Convenzione delle Nazioni unite sul diritto del mare, che la Turchia non ha firmato. La presenza di Kastellorizo tra le isole greche rende la zona economica esclusiva (ZEE) greca contigua a quella cipriota: un fattore che faciliterebbe la realizzazione del gasdotto EastMed.

Nella comunicazione dello scorso marzo si rileva che la questione della delimitazione della piattaforma continentale e delle zone economiche esclusive dovrebbe essere affrontata tramite il dialogo e i negoziati in buona fede, nel rispetto del diritto internazionale, compresa la convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS) ricorrendo, se necessario, alla Corte internazionale di giustizia. La comunicazione osserva, altresì, che è necessario che si delinei una posizione credibile della Turchia nel Mediterraneo orientale, senza battute d'arresto, a dimostrazione dell'autenticità delle intenzioni espresse e a garanzia del carattere duraturo di un più ampio allentamento delle tensioni nella regione.

Si ricorda che il Consiglio europeo ha incaricato l'alto rappresentante di organizzare una conferenza regionale multilaterale, con la partecipazione della Turchia (la proposta di una conferenza multilaterale sul Mediterraneo orientale era stata avanzata originariamente dal Presidente turco Tayyip Erdogan il 22 settembre 2020). L'Alto rappresentante ha avviato i lavori preparatori in vista di una sua eventuale organizzazione, tuttavia, nella comunicazione dello scorso 25 marzo, si rilevava che le reazioni degli altri potenziali partecipanti indicano che, a meno di un cambiamento sostanziale della situazione nella regione, è improbabile che una conferenza di questo tipo possa tenersi a breve termine.

In base al progetto di conclusioni, il Consiglio europeo dovrebbe ribadire la disponibilità dell'UE ad impegnarsi con la Turchia in modo graduale, proporzionato e reversibile per rafforzare la cooperazione in una serie di settori di interesse comune, fatte salve le condizioni stabilite a marzo e nelle precedenti conclusioni del Consiglio europeo.

Il Consiglio europeo dovrebbe, altresì, prendere atto dell'inizio dei lavori a livello tecnico per la modernizzazione dell'unione doganale UE-Turchia, ricordando la necessità di affrontare le attuali difficoltà nell'attuazione dell'unione doganale e prendere, inoltre, atto dei lavori preparatori per avviare dialoghi ad alto livello con la Turchia su questioni di reciproco interesse, quali la salute pubblica, il clima, l'antiterrorismo e le questioni regionali.

La strategia dell’UE nei confronti della Turchia

L’attuale strategia dell’UE nei confronti della Turchia è delineata nella comunicazione congiunta che la Commissione europea e l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza hanno presentato al Consiglio europeo del 25 marzo 2021 e che individua, da un lato, le seguenti misure per rafforzare la cooperazione tra l’UE e la Turchia sulla base di un approccio progressivo, proporzionato e reversibile ed a condizione che gli sforzi costruttivi della Turchia siano sostenuti e rafforzati nei prossimi mesi e, dall’altro, possibili contromisure che potrebbero essere messe in atto dall’UE nel caso in cui, invece, la Turchia ritorni a compiere azioni unilaterali volte a violare il diritto internazionale:

Misure per rafforzare la cooperazione tra UE e Turchia

  • attuare in modo più efficace e reciprocamente vantaggioso dei settori chiave della Dichiarazione UE-Turchia del 2016, in particolare sulla gestione della migrazione, e l’impegno degli Stati membri dell'UE ad intensificare i reinsediamenti dalla Turchia verso l’Unione, in particolare per i gruppi più vulnerabili di rifugiati siriani in Turchia;
  • rafforzare i legami economici, attraverso la modernizzazione e l'ampliamento del campo di applicazione dell'attuale unione doganale UE-Turchia;
  • mantenere aperti i canali di comunicazione, attraverso il rilancio di dialoghi ad alto livello - attualmente sospesi - in materia di economia, energia, trasporti, politica di sviluppo, politica estera e di sicurezza e su altri nuovi argomenti, come ad esempio il green deal, la sicurezza interna, le relazioni interreligiose e la cultura;
  • aumentare i contatti tra le persone, facilitando la partecipazione della Turchia alla nuova generazione dei programmi Erasmus+, in materia di istruzione superiore e Horizon, in materia di ricerca.

In ogni caso (quindi anche in assenza di progressi da parte della Turchia) la relazione indica che la Commissione europea preparerà rapidamente anche opzioni per continuare a finanziare i rifugiati e le comunità di accoglienza in Turchia, considerati i gravi bisogni sul campo e il notevole onere che la Turchia continua a sostenere.

Contromisure per eventuali violazioni del diritto internazionale da parte della Turchia

  • ulteriori inserimenti nella lista di persone destinatarie di misure restrittive in quanto coinvolte in attività di trivellazione illegale nel Mediterraneo orientale da parte della Turchia, prendendo in considerazione anche la possibilità di includervi persone giuridiche;

Si ricorda che il Consiglio con la decisione (PESC)2019/1894, dell’11 novembre 2019, ha adottato un quadro di misure restrittive (divieto di viaggio nell’UE e congelamento dei beni) in risposta alle attività di trivellazione non autorizzate della Turchia nel Mediterraneo orientale. Il quadro consente di sanzionare le persone o entità responsabili o coinvolte nelle attività di trivellazione non autorizzate nel Mediterraneo orientale in cerca di idrocarburi. Il Consiglio dell’UE, il 6 novembre 2020, ha prorogato la decisione relativa al quadro delle misure restrittive fino al 12 novembre 2021. Al momento risultano sottoposti a misure restrittive a partire dal 27 febbraio 2020, sulla base della decisione (PESC)2019/1894, solo 2 persone: Mehmet Ferruh Akalın vicepresidente e membro del consiglio di amministrazione della Turkish Petroleum Corporation (TPAO) e Ali Coscun Namoglu è vicedirettore del dipartimento Ricerca della TPAO.

  • restrizioni alla cooperazione economica UE-Turchia, ed alle operazioni della Banca europea per gli investimenti e di altre istituzioni finanziarie;
  • misure volte a colpire altri settori importanti per l'economia turca, come il divieto di fornitura di servizi turistici, consigli di viaggio negativi da parte degli Stati membri;
  • misure dell'UE nel settore energetico e nei settori correlati, come ad esempio l’introduzione di divieti d’importazione e esportazione su determinati beni e tecnologie.

In occasione della riunione in video conferenza dei membri del Consiglio europeo dello scorso 25 marzo, i leader dell'UE hanno:

  • ricordato l'interesse strategico dell'UE ad avere un contesto stabile e sicuro nel Mediterraneo orientale e sviluppare relazioni di cooperazione reciprocamente vantaggiose con la Turchia;
  • accolto con favore il recente allentamento delle tensioni nel Mediterraneo orientale dovuto all'interruzione delle attività illegali di trivellazione, alla ripresa dei colloqui bilaterali tra Grecia e Turchia e ai prossimi colloqui sulla questione cipriota sotto l'egida delle Nazioni Unite;
  • convenuto che se proseguirà l'attuale allentamento delle tensioni e la Turchia dialogherà in modo costruttivo, e ferme restando le condizionalità stabilite in precedenti conclusioni del Consiglio europeo, l'UE è pronta a dialogare con la Turchia in modo graduale, proporzionato e reversibile per intensificare la cooperazione e adottare ulteriori decisioni nella riunione del Consiglio europeo del 24 e 25 giugno 2021;
  • invitato la Turchia ad astenersi da nuove provocazioni o azioni in violazione del diritto internazionale. In caso contrario, l'UE è pronta a utilizzare gli strumenti e le opzioni a sua disposizione per difendere gli interessi suoi e dei suoi Stati membri e sostenere la stabilità regionale.

Si ricorda che il Presidente del Consiglio europeo, Michel, e la Presidente della Commissione europea, von der Leyen, a seguito del Consiglio europeo, si sono recati in visita in Turchia il 6 aprile 2021 per colloqui con il presidente della Turchia, Erdoğan. Gli esiti di questo importante incontro è stato in parte oscurato dall’incidente di protocollo nei confronti della Presidente della Commissione europea.

Modernizzazione dell'Unione doganale

Le relazioni commerciali UE-Turchia sono disciplinate da tre accordi commerciali preferenziali e nel 1995 la Turchia e l’UE e da una Unione doganale che copre gli scambi di merci industriali e di alcuni prodotti agricoli finiti e quindi la maggior parte dei flussi commerciali (la Turchia è l’unico paese terzo ad avere una Unione doganale con l’UE), e prima del blocco dei negoziati di adesione erano stati avviati dei lavori per il suo ampliamento al fine di includervi l'agricoltura, i servizi e gli appalti pubblici.

L'Unione doganale comporta un'integrazione molto più profonda rispetto a un accordo di libero scambio: vincola la Turchia a: 1) rispettare la tariffa doganale comune dell'UE e le norme per le importazioni da paesi terzi; 2) ad allineare la legislazione nazionale all'acquis dell'UE in materia di merci; 3) ad adeguarsi alla normativa dell'UE in materia di politica commerciale, concorrenza e diritti di proprietà intellettuale.

Nella comunicazione della Commissione e dell’Alto rappresentante, del 25 marzo 2021, si rileva che dopo una tendenza inizialmente positiva verso un maggiore allineamento della Turchia alle norme dell'Unione doganale, negli ultimi anni il paese se ne è discostato in modo sempre più sistematico. Il problema principale riguarda i dazi doganali supplementari riscossi sulle importazioni da paesi terzi (anche se importati a partire dall'UE).

Nel dicembre 2016 la Commissione europea ha presentato al Consiglio un progetto di direttive di negoziato su un nuovo accordo per modernizzare l'Unione doganale e ampliare l'ambito di applicazione delle relazioni commerciali preferenziali bilaterali con la Turchia. Le direttive prevedono, in particolare, una maggiore liberalizzazione reciproca degli scambi di prodotti agricoli e di servizi, l'apertura del mercato degli appalti pubblici e un rafforzamento degli impegni in materia di concorrenza, diritti di proprietà intellettuale e sviluppo sostenibile.

Le deliberazioni del Consiglio su questa proposta della Commissione sono state tuttavia sospese nel 2017 a causa del deterioramento delle relazioni UE-Turchia e della sospensione dei negoziati di adesione.

In base al progetto di conclusioni, il Consiglio europeo dovrebbe invitare la Commissione a presentare senza indugio una proposta per il proseguimento del finanziamento per i rifugiati in Turchia, Giordania e Libano e in altre parti della regione.

Migrazione e dichiarazione UE-Turchia del 2016

La dichiarazione UE-Turchia del marzo 2016 rappresenta il quadro di riferimento generale della cooperazione UE-Turchia in materia di migrazione. La dichiarazione, basata sul piano d'azione comune UE-Turchia del 29 novembre 2015, è il risultato delle azioni intraprese dall'UE per attuare un sistema efficace di gestione della migrazione ed evitare una crisi umanitaria.

La Dichiarazione UE – Turchia, firmata il 18 marzo 2016, prevede: il rinvio in Turchia di tutti i nuovi migranti irregolari e i richiedenti asilo le cui domande sono state dichiarate inammissibili e che hanno compiuto la traversata dalla Turchia alle isole greche nel pieno rispetto del diritto dell'UE e internazionale; l’impegno UE a reinsediare un cittadino siriano dalla Turchia per ogni siriano rinviato in Turchia dalle isole greche, accordando priorità ai migranti che non sono entrati o non abbiano tentato di entrare nell’UE in modo irregolare (cosiddetto programma 1:1); l’impegno della Turchia nel contrasto alle rotte illegali della migrazione; l’accelerazione della tabella di marcia sulla liberalizzazione dei visti e il rilancio del processo di adesione della Turchia all’UE.

Nell’ambito della Dichiarazione UE-Turchia del marzo 2016, l’UE ha istituito lo Strumento per i rifugiati in Turchia, con una dotazione complessiva di 6 miliardi di euro (in due tranche) di cui 3 miliardi di euro provenienti dal bilancio dell'UE e 3 miliardi di euro dagli Stati membri.

Nella comunicazione congiunta della Commissione e dell’Alto Rappresentante, presentata al Consiglio europeo dello scorso 25 marzo, si evidenzia come dall'inizio dell'applicazione della dichiarazione UE-Turchia si è registrato un calo sostanziale del numero di attraversamenti irregolari dalla Turchia verso la Grecia. Tuttavia, nella comunicazione si indica che è stato osservato uno spostamento verso alcune rotte migratorie alternative.

La lentezza dei rimpatri ha rappresentato un problema durante tutto il periodo di attuazione della dichiarazione. Con la dichiarazione del marzo 2020 le autorità turche hanno sospeso i rimpatri, invocando le restrizioni relative alla COVID-19. Nonostante le ripetute richieste delle autorità greche e della Commissione, la questione non è ancora risolta. La Commissione ha insistito sul fatto che la Turchia debba rispettare integralmente gli impegni assunti nel quadro della dichiarazione UE-Turchia. Il 14 gennaio 2021 la Grecia ha presentato la richiesta ufficiale di riammissione di 1 450 rimpatriandi, che la Turchia non ha accolto.

Il numero dei reinsediamenti nell'UE continua a superare quello dei rimpatri verso la Turchia. Solo 2.140 migranti irregolari e richiedenti asilo provenienti dalla Turchia, le cui domande sono state dichiarate inammissibili in una delle isole greche, sono stati rimpatriati in Turchia, a fronte di 28.300 rifugiati siriani provenienti dalla Turchia che sono stati reinsediati nell'UE.

La dichiarazione UE-Turchia prevede l'attivazione di un programma volontario di ammissione umanitaria una volta che gli attraversamenti irregolari saranno terminati o si saranno ridotti in modo sostanziale e durevole. Nel dicembre 2017 gli Stati membri hanno approvato le procedure operative standard, concordate con la Turchia, ma non hanno ancora deciso di attivare il sistema.

In linea con la dichiarazione del 2016, l'UE ha mobilitato 6 miliardi di euro per l'assistenza ai rifugiati e alle comunità di accoglienza in Turchia.

Alla fine del 2020 il bilancio operativo dello strumento per i rifugiati in Turchia risultava interamente impegnato e assegnato, mentre la percentuale dei fondi erogati era del 65 % (circa 4 sui 6 miliardi stanziati), dipendendo dai progressi registrati nei diversi progetti.

La comunicazione dell’Alto Rappresentante e della Commissione del 25 marzo 2021 rileva, tuttavia, che la situazione dei rifugiati in Turchia continua a deteriorarsi, aggravata dalla pandemia di COVID-19 e dalla recessione economica, che nei prossimi anni sarà comunque necessario il sostegno costante dell'UE e che la Commissione europea intende presentare a breve proposte concrete in materia (proposte che al momento non sono ancora state presentate).

In base al progetto di conclusioni, il Consiglio europeo dovrebbe riaffermare l’impegno a una soluzione globale del problema di Cipro in conformità delle pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, rammaricandosi che l'incontro informale di Ginevra sotto gli auspici delle Nazioni Unite non abbia aperto la strada alla ripresa dei negoziati formali, ma indicando che l'Unione europea continuerà a svolgere un ruolo attivo nel sostenere il processo.

Questione cipriota

La risoluzione della questione cipriota costituisce il fulcro del forte disaccordo tra la Turchia e l'UE nel Mediterraneo orientale. L’UE ha espresso pieno sostegno all'auspicio del Segretario generale delle Nazioni Unite (UNSG) di una ripresa rapida dei colloqui per la risoluzione della questione cipriota. Dai colloqui di pace di Crans Montana del 2017 l'UE, in qualità di osservatore, mantiene strettissimi contatti con i rappresentanti del formato 5+1 (Cipro, Repubblica di Cipro nord, Turchia, Grecia, Regno Unito + ONU). La Commissione europea ha indicato che il mancato riconoscimento della Repubblica di Cipro da parte della Turchia blocca le vie di cooperazione e che la normalizzazione delle relazioni UE-Turchia continuerà ad essere estremamente difficile in assenza di una soluzione della questione cipriota.

Si ricorda che al termine della missione a Cipro, l’Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’UE, Josep Borrell, ha rilasciato il 6 marzo 2021 una dichiarazione nella quale si incoraggia le parti a riprendere i colloqui per preparare un terreno comune al compromesso. Borrell ha ricordato che l’UE sostiene l’approccio dell’ONU, ribadito da ultimo nella risoluzione 2561 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 29 gennaio 2021, volto a promuovere una soluzione globale basata su una federazione bi-comunitaria e bi-zonale con uguaglianza politica. I negoziati si erano in precedenza interrotti nel luglio del 2017, malgrado il conseguimento di progressi sostanziali che avrebbero potuto condurre ad una riunificazione di Cipro sulla base di un accordo consensuale.

Si segnala al proposito che i colloqui informali nel formato 5+1 che si sono svolti a Ginevra, dal 27 al 29 aprile 2021, non hanno condotto ad un ravvicinamento delle posizioni tra Cipro e la repubblica di Cipro Nord volto ad una ripresa dei negoziati. Il Segretario generale dell’ONU, António Guterres, ha comunque indicato l’intenzione di riconvocare prossimamente una ulteriore riunione del formato 5+1, sempre con l'obiettivo di raggiungere un terreno comune tra le parti per consentire l'avvio di negoziati formali.

In base al progetto di conclusioni, il Consiglio europeo dovrebbe ribadire che lo stato di diritto e i diritti fondamentali in Turchia rimangono una delle principali preoccupazioni. La repressione dei partiti politici e dei media rappresentano importanti battute d'arresto per i diritti umani e contrastano con gli obblighi della Turchia nei confronti del rispetto della democrazia, dello stato di diritto e dei diritti delle donne. Il dialogo su tali questioni resta parte integrante delle relazioni UE-Turchia.

Stato di diritto e diritti fondamentali

La comunicazione congiunta sullo stato delle relazioni UE-Turchia, presentata dalla Commissione europea e dall’Alto Rappresentante il 25 marzo 2021, indica che in Turchia continua a persistere una grave tendenza regressiva rispetto alle riforme previste. In particolare, a seguito del tentativo di colpo di Stato del 2016, lo Stato di diritto, il rispetto dei diritti umani e l'indipendenza della magistratura hanno manifestato un deterioramento costante, contestualmente ad una crescente centralizzazione del potere. Questa tendenza si è ulteriormente intensificata a seguito dell'entrata in vigore, nel 2018, di un nuovo regime presidenziale.

Si ricorda che la Turchia è un paese candidato all’adesione dal 1999 e i negoziati di adesione sono stati avviati nel 2005. Finora sono stati aperti 16 capitoli su 35 (l'ultimo nel 2016), uno dei quali è stato chiuso (relativo a scienza e ricerca). Proprio alla luce dei ripetuti e significativi esempi di scostamento dai principi e dai valori fondamentali dell'UE, il Consiglio dell’UE ha sospeso nel giugno 2018 i negoziati di adesione con la Turchia.

L’Alto Rappresentante, Josep Borrell, nella conferenza stampa, a conclusione del Consiglio affari esteri 22 marzo 2021, ha indicato che la situazione interna in Turchia desta alcune preoccupazioni, con particolare riferimento al ritiro della Turchia dalla Convenzione di Istanbul ed all’ipotesi di scioglimento del partito di opposizione Partito democratico dei popoli. Si ricorda, infatti, che:

  • il 17 marzo 2021 il procuratore capo della Corte suprema di appello della Turchia, Bekir Sahin, ha avviato una causa presso la Corte costituzionale di Ankara per chiedere lo scioglimento del Partito democratico dei popoli (Hdp), formazione progressista di opposizione che detiene attualmente 55 seggi su 600 alla Grande assemblea nazionale, il parlamento turco;
  • il 20 marzo 2021 la Turchia ha annunciato il ritiro dalla Convenzione di Istanbul, del Consiglio d’Europa, sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica. La Convenzione, approvata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa il 7 aprile 2011, si propone di prevenire la violenza, favorire la protezione delle vittime ed impedire l'impunità dei colpevoli, ed è stata firmata da 32 paesi. La Turchia era stato il primo paese a ratificare la Convenzione;
  • sempre il 20 marzo 2021 per decreto presidenziale è stato rimosso il governatore della Banca Centrale Turca, sostituendolo con l'economista e politico Sahap Kavcioglu. Il 18 marzo 2021 la Banca centrale turca aveva deciso l'innalzamento del tasso di interesse al 19%.

Si ricorda, inoltre, che nel luglio 2020 il Governo turco ha disposto la riconversione della basilica di Santa Sofia di Istanbul in una moschea.

Il Parlamento europeo ha approvato il 19 maggio 2021 una risoluzione sulla Turchia nella quale, in particolare:

  • indica che la situazione in Turchia, lungi dal migliorare, si sia ulteriormente deteriorata – portando le relazioni UE- Turchia al loro minimo storico - per una netta regressione in tre ambiti: i) arretramento in relazione allo Stato di diritto e ai diritti fondamentali; ii) adozione di riforme istituzionali regressive e iii) perseguimento di una politica estera conflittuale e ostile, anche nei confronti dell'UE e dei suoi Stati membri, in particolare Grecia e Cipro, e sottolinea che questa regressione è spesso accompagnata da una narrativa anti-UE;
  • invita, se l'attuale tendenza negativa non viene invertita, la Commissione a raccomandare la sospensione formale dei negoziati di adesione con la Turchia, affinché entrambe le parti valutino l'adeguatezza del quadro attuale e la sua capacità di funzionare, o, se sia necessario, esplorare possibili nuovi modelli per le relazioni future;
  • sottolinea che l'UE dovrebbe continuare a impegnarsi a sostenere la società civile turca con l'obiettivo di proteggere e promuovere i valori e i principi democratici, i diritti umani e lo Stato di diritto ed a tale fine esorta la Commissione a continuare a sostenere finanziariamente le organizzazioni della società civile turca;
  • deplora che il regresso della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali in Turchia non sia stato sufficientemente affrontato nelle conclusioni del Consiglio europeo del marzo 2021; sottolinea che lo Stato di diritto e la dimensione dei diritti umani dovrebbero essere al centro della valutazione della politica dell’UE nei confronti della Turchia; invita pertanto la Commissione e il Consiglio a introdurre la dimensione dei diritti umani e dello Stato di diritto come uno dei criteri chiave nell'elaborazione dei prossimi passi possibili nelle relazioni UE-Turchia.

In base al progetto di conclusioni, il Consiglio europeo dovrebbe ribadire in linea con l'interesse comune dell'UE e della Turchia per la pace e la stabilità regionali, che la Turchia e tutti gli attori contribuiscano positivamente alla risoluzione delle crisi regionali.

risoluzioni crisi regionali

Il Parlamento europeo ha approvato il 19 maggio 2021 una risoluzione sulla Turchia nella quale, in particolare invita la Turchia a continuare a impegnarsi a favore della risoluzione pacifica del conflitto in Libia sotto l'egida delle Nazioni Unite e ad aderire pienamente all'embargo sulle armi imposto dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, cooperando appieno con l'operazione EUNAVFOR MED IRINI. Si condanna, inoltre la firma dei memorandum d'intesa tra la Turchia e la Libia su una cooperazione militare e di sicurezza globale e sulla delimitazione delle zone marittime che violano chiaramente il diritto internazionale e le pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

V. Libia

In base al progetto di conclusioni il Consiglio europeo dovrebbe confermare l’impegno dell’UE per il processo di stabilizzazione in Libia, sotto gli auspici delle Nazioni Unite.

L’Unione europea partecipa al “processo di Berlino” sotto gli auspici delle Nazioni Unite, che prende le mosse dalla conferenza internazionale tenutasi nella capitale tedesca il 19 gennaio 2020.

Il 23 giugno 2021 la Germania, in collaborazione con l'ONU e Unsmil, ospiterà a Berlino la II Conferenza di Berlino sulla Libia a livello di ministri degli esteri. I partecipanti alla conferenza faranno il punto sui progressi compiuti da gennaio 2020 e discuteranno i prossimi passi necessari per una pace sostenibile in Libia. I temi centrali dell’incontro saranno quelli delle elezioni del 24 dicembre, del ritiro delle truppe straniere e dei mercenari, della creazione di un esercito unificato.

In vista di Berlino II, l’Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune ha incontrato il 18 giugno a margine di una conferenza internazionale ad Antalya la neo-ministra degli esteri libica, Najla El-Mangoush.

A Berlino I hanno partecipato Algeria, Cina, Egitto, Francia, Germania, Italia, Russia, Turchia, Repubblica del Congo, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito e Stati Uniti d'America, insieme agli Alti Rappresentanti delle Nazioni Unite, l'Unione Africana, l'Unione Europea e la Lega degli Stati Arabi. Lo stesso formato sarà adottato per Berlino 2, a cui parteciperà anche il Marocco ma la principale novità sarà rappresenta dalla presenza libica, in virtù dell’equilibrio politico raggiunto, il 10 marzo 2021, con l’approvazione in sede parlamentare del nuovo governo di unità nazionale (con il conseguente passo indietro dei due governi antagonisti di Tripoli e Cirenaica) guidato dal Primo Ministro Abdelhamid Dabaiba,

In quella data, l’Alto Rappresentante Borrell ha emanato una dichiarazione che sottolinea l’opportunità storica per la Libia di intraprendere uno sforzo comune di ricostruzione sotto il profilo della sovranità nazionale e dell’integrità territoriale. Al riguardo, risulta determinante l’effettiva attuazione del cessate-il-fuoco del 23 ottobre 2020, anche con riferimento al rispetto dell’embargo degli armamenti e del ritiro dei mercenari e dei combattenti stranieri.

Il nuovo governo dovrà portare il paese alle elezioni parlamentari e presidenziali del 24 dicembre 2021. L’importanza della scadenza elettorale è sottolineata dalla sottoposizione a travel-ban e asset-freeze anche per individui responsabili di ostruire o indebolire la transizione politica in corso in Libia, incluso il processo elettorale (ris. 2571 del Consiglio di sicurezza ONU del 3 giugno 2021). Questa ulteriore specificazione è stata recepita dal Consiglio UE, riunitosi il 21 giugno.

Il 9 novembre 2020 a Tunisi aveva iniziato i suoi lavori il Forum di Dialogo Politico libico con il compito di fornire un quadro per rinnovare gli organi di governo del Paese e definire il contesto per le elezioni generali. Dal 5 febbraio 2021 opera un Consiglio di Presidenza di 3 membri (eletto dal Libyan Political Dialogue Forum).

La missione ONU in Libia ha programmato, dopo Berlino II, una riunione del Forum in Svizzera per il 28 giugno 2021.

L’Inviato Speciale Ján Kubiš ha riferito sulla Libia al Consiglio di sicurezza dell’ONU il 21 maggio scorso. Nella sua relazione ha sottolineato che il cessate il fuoco regge e la situazione della sicurezza è notevolmente migliorata, nonostante alcuni scontri tra gruppi di milizie armate in competizione per l'influenza, l'accesso e il controllo del territorio e delle risorse. Tuttavia, i progressi su questioni chiave come la riapertura della strada costiera tra Sirte e Misurata e l'inizio del ritiro di mercenari stranieri, dei combattenti e delle forze straniere si sono bloccati (la scadenza fissata per la loro partenza era il 23 gennaio). Rispetto al processo di Riconciliazione nazionale, il 5 aprile il presidente Menfi ha annunciato l'istituzione di un'Alta commissione nazionale per la riconciliazione per affrontare le passate violazioni dei diritti umani e per promuovere la riconciliazione nazionale basata sulla giustizia e lo stato di diritto. Il 31 maggio sono iniziati in varie città della Libia i forum che dovranno decidere sui componenti della Commissione Nazionale di Riconciliazione. I lavori dei forum proseguiranno per un mese intero. Il processo si concluderà con una conferenza generale.

Cooperazione UE-Libia

La Libia è il principale paese beneficiario del fondo fiduciario di emergenza EUTF-Africa in relazione alla questione migratoria (455 milioni di euro). Gli aiuti sono destinati alla gestione dei migranti, dei rifugiati, dei richiedenti asilo, degli sfollati e delle comunità di accoglienza, nonché al rafforzamento delle capacità della guardia costiera per il salvataggio in mare, al fine di prevenire ulteriori perdite di vite umane.

Nell’ambito della Politica di sicurezza e difesa comune, l’UE assiste la Libia con due missioni: EUBAM Libya e EUNAVFOR MED Operation IRINI.

L’operazione militare EUNAVFOR MED IRINI, istituita il 31 marzo 2020 ed operativa in mare dal 4 maggio 2020, ha il compito principale di contribuire all'attuazione dell'embargo sulle armi imposto dall'ONU nei confronti della Libia con mezzi aerei, satellitari e marittimi. Alla missione, guidata dall’Italia, partecipano 24 Stati membri dell’UE (tutti tranne Danimarca, Spagna, Malta). La missione civile EUBAM LIBIA, istituita nel 2013, ha l’obiettivo di fornire alle autorità libiche sostegno per sviluppare la capacità di accrescere la sicurezza delle frontiere terrestri, marine e aeree, a breve termine, e per implementare una strategia più ampia di gestione integrata delle frontiere a più lungo termine. Alla missione contribuiscono 13 Stati membri, tra i quali l’Italia. La missione impiega circa 40 persone.

Pur in assenza di un accordo bilaterale di associazione rientrante nel “vicinato meridionale”, l’UE sostiene inoltre la Libia con lo strumento di assistenza finanziaria denominato NDICI (Neighbourhood, Development and International Cooperation Instrument), per il periodo 2021-2027. Nel quadro pluriennale precedente (2014-2020), l’UE ha erogato 98 milioni di euro attraverso misure speciali – nell’impossibilità di adottare un approccio programmatico a causa dell’instabilità del Paese – rivolte ai seguenti settori: amministrazione pubblica, sviluppo economico, salute, società civile e gioventù.

VI. Russia

In linea con le sue conclusioni del 24-25 maggio 2021, il Consiglio europeo svolgerà una discussione sulle relazioni con la Russia, sulla base della comunicazione congiunta presentata dall'Alto rappresentante e dalla Commissione il 16 giugno 202. In base al progetto di conclusioni, il Consiglio europeo dovrebbe reiterare l’impegno dell’UE nei confronti dei 5 principi guida nelle sue relazioni con l’UE e invitare il Consiglio a proseguire i lavori in linea con le sue conclusioni. Il Consiglio europeo tornerà ad esaminare la questione in una prossima riunione.

La Comunicazione congiunta sulle relazioni EU-Russia del 16 giugno 2021

La Commissione europea e l’Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’UE hanno presentato, il 16 giugno 2021, su espresso mandato del Consiglio europeo del 24 e 25 maggio 2021, una comunicazione congiunta intitolata “Le Relazioni UE- Russia – respingere, contenere e impegnare” (JOIN (2021) 20) nella quale si indica che le scelte politiche e le azioni aggressive della Russia degli ultimi anni hanno creato una spirale negativa e che l’UE deve prepararsi ad uno scenario di un ulteriore peggioramento delle sue relazioni con la Russia, esplorando percorsi che possano contribuire a orientare gradualmente le attuali dinamiche verso una relazione più stabile e prevedibile, sulla base della dimostrazione da parte del Governo russo di un impegno politico più costruttivo.

La comunicazione sottolinea, altresì, l’importanza per l’UE e i suoi Stati membri di continuare ad agire con unità e coerenza, sulla base dell’approccio dei 5 principi guida dell’UE nei confronti della Russia (v. infra), come indicato dal Consiglio europeo del 24 e 25 maggio 2021, evitando approcci bilaterali, che potrebbero mettere in causa gli interessi e gli obiettivi comuni dell’UE.

La comunicazione articola le possibili iniziative dell’UE nei confronti della Russia in tre pilastri:

Respingere

respingere le violazioni dei diritti umani da parte della Russia, facendosi portavoce dei valori democratici, anche nelle sedi internazionali;

denunciare le continue violazioni del diritto internazionale da parte della Russia in Ucraina, Georgia e altrove;

riaffermare il sostegno dell’UE all'Ucraina e alla sua integrità territoriale, sovranità e indipendenza, invitando la Russia ad assumersi le proprie responsabilità come parte in conflitto e ad attuare pienamente gli accordi di Minsk;

contrastare le azioni dolose del governo russo, comprese le minacce ibride, attraverso risposte appropriate, in particolare facendo ricorso ad ulteriori sanzioni dell’UE nei confronti della Russia;

contrastare, attraverso misure legislative a livello europeo, le attività criminali di provenienza russa e la lotta alla corruzione e il riciclaggio di denaro, promuovendo una maggiore trasparenza dei flussi finanziari che coinvolgono la Russia;

sviluppare un nuovo strumento dell’UE che permetta risposte efficaci per dissuadere pratiche coercitive da parte di paesi terzi.

Contenere

contrastare le minacce e le azioni diffamatorie in modo più sistematico e congiunto, garantendo un maggiore coordinamento tra gli Stati Membri e con la NATO e il G7;

sviluppare ulteriormente le capacità dell’Ue in materia di cibersicurezza e difesa, nonché quelle di comunicazione strategica, al fine di contrastare le attività di disinformazione;

rafforzare le capacità dell’UE contro le minacce ibride e fare un uso migliore della leva fornita dalla transizione energetica, sostenendo la sicurezza energetica dei paesi del vicinato;

intensificare il sostegno ai paesi partner orientali, lavorando per realizzare il pieno potenziale della politica europea a favore dei paesi del partenariato orientale. A tal proposito si indicata che il prossimo vertice tra l’UE e i paesi del partenariato orientale, che si dovrebbe svolgere nel dicembre 2021, sarà un'occasione importante per definire una agenda comune post-2020;

Dialogare

L'UE dovrebbe impegnare la Russia in possibili ambiti di interesse comune:

  • il rafforzamento delle politiche per la salute pubblica, sulla base dell’esperienza della pandemia di COVID-19, lavorando su temi come le minacce sanitarie transfrontaliere, gli strumenti di prevenzione del rischio sanitario, la resistenza agli antibiotici, la convergenza degli standard regolatori, l’accesso ai dispositivi medici;
  • la lotta al cambiamento climatico e altre questioni ambientali, in vista delle Conferenze delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico (COP-26), che si svolgerà a Glasgow (Regno Unito) dal 1° al 12 novembre 2021, e sulla biodiversità (COP-15), che si svolgerà a Kunming (Cina) dal 11 al 24 ottobre 2021;
  • il coordinamento tecnico su una serie di questioni economiche, quali le barriere commerciali e il controllo sui sussidi e gli aiuti di stato;
  • la promozione dei contatti interpersonali, come una maggiore facilitazione del visto per alcuni cittadini, il sostegno alla società civile russa e ai difensori dei diritti umani;
  • la cooperazione nell'ambito della dimensione settentrionale, in particolare nell'Artico, nell’ambito della cooperazione con il Consiglio degli Stati baltici e il Consiglio Artico, e con i paesi della regione del Mar Nero;
  • sulla prevenzione dei conflitti e su questioni regionali, con particolare riferimento all'Iran, al Medio Oriente, alla Libia, all'Afghanistan e questioni globali, come il contrasto al terrorismo e alla non proliferazione nucleare.

Nella comunicazione si indica che la Commissione e l’Alto rappresentante intendono rendere operative tali proposte, sulla base dell’esito della loro discussione in seno al Consiglio europeo.

I 5 Principi guida della politica UE nei confronti della Russia

Le relazioni tra UE e Russia si basano sui seguenti cinque principi guida:

piena attuazione degli accordi di Minsk, come elemento chiave per qualsiasi cambiamento sostanziale nelle relazioni tra l’UE e la Russia;

Gli accordi di Minsk del settembre 2014, volti a porre fine al conflitto nell’Ucraina orientale, prevedono, in particolare: il cessate il fuoco bilaterale; forme di decentralizzazione del potere in Ucraina; il monitoraggio della frontiera russo-ucraina e la loro verifica da parte dell'OSCE; il rilascio immediato di tutti gli ostaggi e di tutte le persone detenute illegalmente; la rimozione di gruppi illegali armati, attrezzature militari, così come combattenti e mercenari provenienti dalla Russia; la rimozione di tutte le armi pesanti 15 km dietro la linea di contatto, per creare una zona smilitarizzata di 30 km, il ritiro di tutti i mercenari stranieri dalla zona di conflitto.

rafforzare le relazioni con i partner orientali dell'UE e i paesi dell'Asia centrale;

rafforzare la resilienza dell'UE alle minacce russe, incluse le minacce ibride;

impegnarsi in modo selettivo con la Russia su questioni di politica estera, in alcune questioni internazionali come l'Iran e il processo di pace in Medio Oriente e altre aree di interesse per l’UE;

sostenere la società civile russa e impegnarsi nei contatti tra le persone e in particolare tra i giovani.

Ultimi sviluppi delle relazioni tra l’UE e la Russia

Si ricorda che, il 2 marzo 2021, il Consiglio dell’UE ha adottato misure restrittive nei confronti di 4 personalità responsabili dell’arresto di Alexei Navalny, facendo per la prima volta ricorso al nuovo regime globale di sanzioni dell’UE in materia di diritti umani, approvato il 7 dicembre 2020.

Il 30 aprile 2021, la Russia - come ritorsione alle misure restrittive adottate dall’UE per il caso Navalny –ha vietato l’ingresso nel territorio russo a 8 tra esponenti politici e funzionari dell’UE, tra i quali il Presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, la Vicepresidente dalla Commissione europea, Vera Jourova, responsabile per i valori e la trasparenza.

In occasione della riunione del 6 maggio 2021, il Consiglio affari esteri ha discusso della situazione ai confini dell’Ucraina. In particolare i ministri hanno discusso del rafforzamento militare della Russia nella Crimea annessa illegalmente e del confine ucraino. Il Consiglio non ha adottato conclusioni, ma ha ribadito la posizione dell'UE secondo cui la Russia deve allentare la sua pressione e che la piena attuazione degli accordi di Minsk è fondamentale per una soluzione politica duratura.

Al termine del Consiglio affari esteri del 10 maggio 2021, che non ha adottato conclusioni, l’Alto Rappresentante, Josep Borrell, ha indicato che all’interno del Consiglio è emerso un consenso sulla necessità di non continuare l'escalation nelle relazioni con la Russia.

Il Consiglio europeo nella scorsa riunione del 24 e 25 maggio 2021 ha svolto un dibattito strategico sulla Russia ed ha adottato delle conclusioni con le quali in particolare ha condannato le attività illegali, provocatorie e destabilizzanti della Russia contro l'UE, i suoi Stati membri e non solo e ribadito l'unità e la solidarietà dell'UE di fronte a tali atti nonché il suo sostegno ai partner orientali.

Vertice EU-USA del 15 giugno 2021

Nel comunicato congiunto, a conclusione del Vertice UE-USA del 15 giugno 2021, per quanto riguarda in particolare le relazioni con la Russia, l’UE e gli USA hanno affermato l’unitarietà di un approccio volto a:

  • rispondere con decisione ai ripetuti comportamenti negativi e attività dannose da parte della Russia, al fine di prevenire l'ulteriore deterioramento delle relazioni;
  • avviare un dialogo ad alto livello UE-USA sulla Russia per coordinare le rispettive politiche;
  • condannare le azioni della Russia volte a minare la sovranità di Ucraina e Georgia;
  • esortare la Russia a cessare la repressione della società civile, dell'opposizione e dei media indipendenti e a rilasciare i prigionieri politici;
  • mantenere, allo stesso tempo, aperti i canali di comunicazione e forme selettive di cooperazione nei settori di interesse comune;
  • cooperare per affrontare l'urgente e crescente minaccia proveniente da reti criminali dedite ad attacchi informatici a scopo di estorsione nei confronti dei cittadini e aziende.

Attività del Parlamento europeo

Risoluzione del Parlamento europeo del 29 aprile 2021

Il Parlamento europeo ha approvato, il 29 aprile 2021, una risoluzione nella quale, in particolare:

  • deplora l'attuale situazione delle relazioni UE-Russia causata dall'aggressione e dalla continua destabilizzazione dell'Ucraina da parte della Russia, i comportamenti ostili e gli attacchi manifesti nei confronti degli Stati membri e delle società dell'UE che si sono tradotti, tra l'altro, in interferenze nei processi elettorali, nel ricorso alla disinformazione, negli attacchi informatici, nell'uso di armi chimiche, nonché il significativo deterioramento della situazione dei diritti umani e del rispetto del diritto alla libertà di espressione, associazione e riunione pacifica in Russia;
  • sottolinea che gli Stati membri dell'Unione europea non dovrebbero più accogliere ricchezze e investimenti russi di dubbia provenienza;
  • invita la Commissione e il Consiglio a intensificare gli sforzi per limitare gli investimenti strategici del Cremlino all'interno dell'UE;
  • chiede il rilascio immediato e incondizionato di Alexei Navalny.

Risoluzione del Parlamento europeo del 10 giugno 2021

Il Parlamento europeo ha approvato, il 10 giugno 2021, una risoluzione nella quale in particolare invita:

  • le autorità russe a: 1) rilasciare immediatamente Andrei Pivovarov e porre fine a tutte le rappresaglie contro gli oppositori politici e altre voci critiche nel paese; 2) porre fine ai procedimenti penali nei confronti di difensori e attivisti dei diritti umani; 3) abrogare la legge sugli "agenti stranieri" e la legge sulle "organizzazioni non gradite".

Si ricorda che la Russia ha recentemente adottato una modifica ad una legge già in vigore che ha ampliato il campo delle persone e dei gruppi che possono essere designati come "agenti stranieri", inasprendo le restrizioni loro imposte e una legge che autorizza i giudici russi a dichiarare qualsiasi organizzazione non governativa “indesiderabile” per motivi legati alla sicurezza nazionale, e a multare o imprigionare fino a sei anni i suoi membri. In applicazione di tale ultima legge Andrei Pivovarov, direttore della ONG “Open Russia”, è stato arrestato il 31 maggio 2021, a bordo di un aereo commerciale dell'UE in procinto di decollare dall'aeroporto di San Pietroburgo;

  • l’Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza a:
  • prevedere l’introduzione di una nuova condizionalità nelle relazioni UE-Russia volta a porre fine alla repressione nel paese nei confronti di attivisti politici e della società civile, difensori dei diritti umani e, ove tale situazione non sia affrontata, introducendo nuove sanzioni dell'UE;
  • prendere in considerazione l'idea di ripartire l'onere delle sanzioni economiche sul regime russo tra gli Stati membri in uno spirito di equità, bloccando il proseguimento di progetti strategici come Nord Stream 2 e integrando l'attuale regime globale di sanzioni dell'UE in materia di diritti umani con un regime analogo anticorruzione;

Il progetto Nord Stream 2 è relativo al gasdotto che dovrebbe collegare direttamente la Germania alla Russia senza dover transitare dall'Ucraina. Il progetto è sostanzialmente ultimato (sarebbe stato completato più del 95% dei lavori). Gli Stati Uniti, pur contrari al progetto, hanno recentemente rinunciato all’introduzioni di sanzioni per le imprese coinvolte nel progetto Nord Stream 2.

  • promuovere un intervento coordinato per contrastare e limitare l'impatto negativo delle leggi restrittive recentemente adottate in Russia e dare priorità al dialogo strategico con gli attivisti per la democrazia e i diritti umani in Russia.

VII. Bielorussia

In base al progetto di conclusioni, il Consiglio europeo dovrebbe esprimere apprezzamento per la tempestiva attuazione delle misure contro Bielorussia, in linea con le sue conclusioni del 24-25 maggio 2021 e ribadire il suo appello per l'immediato rilascio di tutti i politici prigionieri e delle persone detenute arbitrariamente, inclusi Raman Pratasevich e Sofia Sapega, e per la fine alla repressione contro la società civile e i media indipendenti.

La posizione dell’UE nei confronti dei recenti avvenimenti in Bielorussia

Il 24 e 25 maggio 2021, il Consiglio europeo ha adottato delle conclusioni nelle quali ha:

  • condannato fermamente l'atterraggio forzato del volo Ryanair a Minsk (Bielorussia) il 23 maggio 2021, che ha messo in pericolo la sicurezza aerea, e la detenzione da parte delle autorità bielorusse del giornalista Raman Pratasevich e di Sofia Sapega;
  • chiesto che Raman Pratasevich e Sofia Sapega siano rilasciati immediatamente e che sia garantita la loro libertà di circolazione;
  • chiesto all'Organizzazione per l'aviazione civile internazionale di indagare con urgenza in merito;
  • invitato il Consiglio ad adottare quanto prima ulteriori inserimenti in elenco di persone ed entità sulla base del quadro delle sanzioni già esistente;
  • chiesto al Consiglio di adottare ulteriori sanzioni economiche mirate e invita l'Alto rappresentante e la Commissione a presentare quanto prima proposte a tal fine;
  • chiesto a tutti i vettori con sede nell'UE di evitare il sorvolo della Bielorussia;
  • chiesto al Consiglio di adottare le misure necessarie per vietare il sorvolo dello spazio aereo dell'UE da parte delle compagnie aeree bielorusse e impedire ai voli operati da tali compagnie aeree di accedere agli aeroporti dell'UE.

Si ricorda che il 23 maggio, il volo Ryanair FR4978, diretto da Atene a Vilnius in Lituania, in sorvolo nello spazio aereo bielorusso è stato costretto da un aereo dell’aviazione militare bielorussa ad un atterraggio di emergenza verso l’aeroporto di Minsk, a seguito del quale le autorità bielorusse hanno proceduto all’arresto del giornalista e attivista bielorusso Roman Protasevich, fondatore del canale Telegram “Nexta” legato all’opposizione bielorussa. Insieme a lui è stata arrestata anche la fidanzata, una cittadina russa di 23 anni, Sophia Sapega.

A margine del Consiglio europeo del 24 e 25 maggio 2021, la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha indicato di aver sospeso il piano di sostegno per un valore di circa 3 miliardi di euro in preparazione per la Bielorussia, fintanto che il paese non rispetterà i valori democratici.

I presidenti delle Commissioni affari esteri dei Parlamenti di Repubblica Ceca, Irlanda, Lettonia, Lituania, del Bundestag tedesco, della House of Commons del Regno Unito, del Senato Polacco e del Senato degli Stati Uniti e della Camera dei deputati italiana hanno firmato una lettera di condanna del dirottamento aereo, chiedendo una immediata inchiesta da parte dell'Organizzazione internazionale dell'aviazione civile (International Civil Aviation Organization, ICAO) e, nell’attesa dei risultati, la sospensione della Bielorussia dall’ICAO, il divieto di sorvolo nello spazio aereo bielorusso, l’adozione di sanzioni da parte dell’UE e della NATO e l’immediato rilascio di Roman Protasevich.

Si ricorda che l’UE, sulla base delle conclusioni del Consiglio europeo del 19 agosto 2020, non riconosce i risultati delle elezioni presidenziali nella Repubblica di Bielorussia del 9 agosto 2020 ritenendo che non siano state libere né regolari.

Misure restrittive dell’UE

Il Consiglio dell’UE, sin dall’ottobre 2020, ha progressivamente introdotto misure restrittive (divieto di viaggio e il congelamento dei beni nell’UE) tra cui il Presidente bielorusso Alexandr Lukashenko, suo figlio nonché consigliere per la sicurezza nazionale Viktor Lukashenko - quali responsabili di repressione e intimidazioni contro manifestanti pacifici, membri dell'opposizione e giornalisti all'indomani delle elezioni presidenziali 2020 in Bielorussia, nonché di irregolarità commesse nel processo elettorale. Le misure restrittive sono state rinnovate dal Consiglio dell’UE, il 25 febbraio 2021, fino al 28 febbraio 2022. Il 21 giugno 2021, il Consiglio dell’UE - in relazione alla vicenda dell’atterraggio forzato del volo Ryanair e all’escalation delle violazioni dei diritti umani e della repressione della società civile in Bielorussia - ha aggiunto 8 entità giuridiche e 78 nuove persone all’elenco dei destinatari delle sanzioni dell’UE che ora ammontano complessivamente a 15 entità giuridiche e 166 persone.

Il 4 giugno 2021, il Consiglio dell’Ue ha deciso di rafforzare le misure restrittive vigenti in considerazione della situazione in Bielorussia introducendo un divieto di sorvolo dello spazio aereo dell'UE e di accesso agli aeroporti dell'UE da parte di vettori bielorussi di ogni tipo.

VIII. Sahel

In base al progetto di conclusioni, il Consiglio europeo dovrebbe ribadire il suo invito alle autorità di transizione del Mali ad attuare la Carta di transizione ed accoglie con favore le conclusioni del vertice ECOWAS.

Situazione in Mali

Si ricorda che nella serata del 24 maggio 2021, il Presidente di transizione del Mali, Bah N’Daw, e il Primo ministro, Moctar Ouane, sono stati condotti da un gruppo di uomini armati dell’esercito nella base militare di Kati, alle porte di Bamako. Il Presidente e il Primo Ministro avevano formato pochi giorni prima il nuovo esecutivo che, in 18 mesi, avrebbe dovuto portare il Mali ad una transizione completa verso un governo civile. Il Presidente di transizione, Bah N’Daw, e il Primo ministro, Moctar Ouane sono poi stati rilasciati il 24 maggio.

La carica di Presidente di Transizione è stata assunta dal colonnello, Assimi Goita, che ricopriva in precedenza la carica di Vicepresidente di transizione e che ha annunciato la formazione di un nuovo Governo presieduto da una personalità civile e il 7 giugno 2021 ha nominato Primo Ministro Choguel Kokalla Maiga.

Choguel Kokalla Maïga (63 anni, ingegnere di telecomunicazioni) è uno dei leader del Movimento 5 giugno - Raduno delle forze patriottiche (M5-RFP) e personalità della politica nazionale maliana, sostenitore dell'ex presidente del Mali Moussa Traoré (che è stato a capo di una dittatura militare in Mali per 22 anni) è stato una delle figure principali dell'opposizione al governo del Mali guidato da Ibrahim Boubacar Kéïta, estromesso dai militari nell'agosto 2020, in seguito alle proteste popolari.

Il comitato locale di monitoraggio della transizione, composto da ECOWAS (Comunità economica dell’Africa occidentale), Unione africana e MINUSMA (Missione dell’ONU per la stabilizzazione del Mali), con membri della comunità internazionale, tra cui Francia, Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Unione europea, ha rilasciato il 25 maggio 2021 una dichiarazione nella quale in particolare:

  • esprime la profonda preoccupazione per la situazione in Mali segnato dall'arresto del presidente della transizione, del presidente del Consiglio e di alcune altre autorità;
  • condanna il tentato colpo di stato avvenuto in seguito alla pubblicazione del decreto di nomina dei membri del governo da parte del Presidente di transizione su proposta del Presidente del Consiglio;
  • riafferma il fermo sostegno alle autorità di transizione e chiedono che la transizione riprenda il suo corso e si concluda nei tempi previsti;
  • sottolinea che il colpo di Stato comporta il rischio di indebolire la mobilitazione della comunità internazionale a favore del Mali.

Il 30 maggio 2021, in relazione agli sviluppi della situazione in Mali, si è svolto un vertice straordinario della Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (ECOWAS), al termine del quale è stata approvata una dichiarazione nella quale, in particolare si:

  • condanna il recente colpo di Stato e si chiede l’immediato rilascio del Presidente di transizione e del Primo Ministro e si riafferma l’importanza di rispettare il processo democratico di formazione del Governo;
  • decide di sospendere il Mali dalla sua partecipazione all’ECOWAS;
  • chiede la nomina di un nuovo Primo Ministro civile e la formazione di un nuovo Governo inclusivo per proseguire il programma di transizione;
  • ribadisce che il Presidente, il vicepresidente e il Primo Ministro di transizione non possano essere candidati alle prossime elezioni presidenziali (previste nel febbraio 2022);
  • invita tutti i partner internazionali, in particolare l’Unione Africana, le Nazioni Unite e l’Unione europea a sostenere il Mali nel processo di transizione.

La Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (ECOWAS) è stata costituita nel 1975, ha sede ad Abuja e ne fanno parte i seguenti 15 Paesi: Benin, Burkina Faso, Capo Verde, Costa d’Avorio, Gambia, Ghana, Guinea, Guinea-Bissau, Liberia, Mali, Niger, Nigeria, Senegal. Sierra Leone, Togo. L’ECOWAS ha l’obiettivo di promuovere l’integrazione in tutti i campi dell’attività economica, in particolare nei settori industria, trasporti, telecomunicazioni, energia, agricoltura, risorse sociali, questioni monetarie e finanziarie e problemi di natura sociale.

Da ultimo, il 4 giugno 2021, l’Alto Rappresentante ha rilasciato una dichiarazione nella quale, in particolare, si indica che l’UE:

  • ribadisce la sua ferma condanna del colpo di Stato in Mali, che ha portato alle dimissioni forzate del presidente Bah N'Daw e del suo primo ministro;
  • sottolinea la necessità di organizzare le elezioni presidenziali in Mali il 27 febbraio 2022 nel rispetto delle rigorose condizioni stabilite nel comunicato dell'ECOWAS del 30 maggio per quanto riguarda l'ineleggibilità dei leader della transizione stessa;
  • ribadisce che il rispetto dei principi previsti per la transizione (nomina immediata di un nuovo primo ministro civile; formazione di un nuovo governo inclusivo che prosegua il programma di transizione; rispetto del periodo di transizione di 18 mesi; data del 27 febbraio 2022 per le elezioni presidenziali, in cui non dovranno presentarsi come candidati il presidente, il vicepresidente e il primo ministro di transizione) è la condizione affinché l'UE e gli Stati membri mantengano l'impegno nei confronti del Mali e accompagnino la transizione;
  • ribadisce l’impegno dell'UE con i partner del G5 Sahel per quanto riguarda il sostegno allo sviluppo, il ritorno dello Stato, il rafforzamento delle capacità delle forze di difesa e di sicurezza e la lotta contro il terrorismo;
  • chiede la formazione di un nuovo governo inclusivo, nonché la prosecuzione dell'attuazione del programma di transizione, in linea con quanto indicato nella Carta e nella tabella di marcia della transizione.

Si ricorda che in Mali l’UE ha istituito – a partire dal 2013 e con un mandato rinnovato fino al maggio 2024 - la missione militare EUTM Mali e - a partire dal 2015 con un mandato rinnovato fino al dicembre 2023 - la missione civile EUCAP Sahel Mali.

La missione EUTM Mali ha il mandato di supportare l'addestramento e la riorganizzazione delle forze armate del Mali al fine di consentire loro di condurre operazioni militari volte a ripristinare l’integrità territoriale, la riduzione della minaccia rappresentata dai gruppi terroristici e per fornire assistenza militare alla forza congiunta del G5 Sahel e alle forze armate nazionali nei paesi del G5 Sahel. La direzione militare della missione è esercitata dalla Francia. La missione conta circa 1.000 unità. Attualmente la consistenza massima annuale autorizzata dall’Italia per il contingente nazionale impiegato nella missione è di 12 militari.

Alla missione EUTM Mali partecipano 22 Stati membri dell’UE (Austria, Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia, Slovacchia, Spagna, Svezia, Ungheria) e 3 Stati non membri dell’UE (Georgia, Moldova, Montenegro).

La missione civile Eucap Sahel Mali ha il mandato di supportare il Mali nell’assicurare l’ordine democratico e costituzionale e la realizzazione delle condizioni per una pace duratura, oltre al mantenimento dell’autorità statale nel paese. La missione fornisce consiglio strategico ed addestramento per le tre forze di sicurezza del Mali, cioè la Polizia, la Gendarmerie e la Guardia Nazionale, coordinandosi coi partner internazionali. Attualmente la consistenza massima annuale autorizzata dall’Italia per il contingente nazionale impiegato nella missione è di 16 militari.

Alla missione civile Eucap Sahel Mali, partecipano oltre all’Italia, 15 Stati membri dell’UE e 3 stati non membri dell’UE.

In base al progetto di conclusioni, il Consiglio europeo dovrebbe indicare che l'UE e i suoi Stati membri continueranno a sostenere la stabilizzazione dei paesi del G5 Sahel e in particolare la forza congiunta del G5 Sahel, nonché gli sforzi per rafforzare governance e Stato di diritto.

Sostegno dell’UE ai Paesi del Sahel

Nel 2015 il Consiglio dell’UE ha adottato il piano d'azione regionale per i paesi del Sahel 2015-2020 (Senegal, Mauritania, Mali, Burkina Faso, Niger, Nigeria, Ciad, Camerun Sudan, Etiopia ed Eritrea) che si concentra su quattro settori di particolare importanza per la stabilizzazione della regione, in particolare:

  • la prevenzione e il contrasto della radicalizzazione;
  • la creazione di condizioni adeguate per i giovani;
  • la migrazione, la mobilità e la gestione delle frontiere;
  • la lotta al traffico illecito e alla criminalità organizzata transnazionale.

Si ricorda che il 21 giugno 2021 il Consiglio dell’UE ha nominato la deputata italiana Emanuela Del Re, già viceministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, come rappresentante speciale dell’UE nel Sahel con un mandato dal 1º luglio 2021 al 30 agosto 2022.

Il mandato del Rappresentante speciale dell’UE per il Sahel si basa sugli obiettivi politici della strategia integrata dell'UE nel Sahel per contribuire attivamente e in via prioritaria agli sforzi regionali e internazionali volti a conseguire pace, sicurezza, stabilità e sviluppo sostenibile duraturi nella regione. Il Rappresentante speciale mira inoltre a migliorare la qualità, l'impatto e la visibilità dell'impegno multiforme dell'UE nel Sahel, contribuendo allo sviluppo e all'attuazione di tutti gli sforzi dell'UE nella regione in modo integrato, anche nei settori politico, della sicurezza e dello sviluppo.

Nell’ambito delle iniziative a sostegno della lotta al terrorismo nel continente africano l'UE ha stanziato, a partire dal giugno 2017, circa 253,6 milioni di euro per sostenere la forza congiunta G5 Sahel al fine di migliorare la sicurezza nella regione.

La forza congiunta G5 Sahel è un‘iniziativa militare congiunta, operativa a partire dal luglio 2017, a cui prendono parte Mali, Niger, Ciad, Mauritania e Burkina Faso per favorire la stabilità e la sicurezza nella regione del Sahel. I compiti della forza militare congiunta sono quelli di lottare contro il terrorismo ed il crimine internazionale, di facilitare le operazioni umanitarie e di sviluppo ed il rafforzamento dell’autorità statale: nelle sue attività deve tenere conto della presenza dei soldati francesi dell’operazione Barkhanè, impegnati a lottare contro i jihadisti e dell’operazione di peacekeeping delle Nazioni Unite, la Minusma.

Nel contesto delle iniziative per il processo di stabilizzazione del Sahel, è previsto il rafforzamento del contributo dell’Italia nell’ambito della collaborazione con il G5 Sahel attraverso un ampliamento del mandato addestrativo della missione di formazione militare in Niger e il proseguimento dell’attività di formazione svolta dall’Italia attraverso la Polizia di Stato, l’Arma dei Carabinieri e la Guardia di Finanza in favore delle forze di polizia dei paesi della regione.

IX. Etiopia (A cura del Servizio Affari internazionali del Senato)

In base al progetto di conclusioni, il Consiglio europeo dovrebbe condannare le atrocità in corso, la violenza su base etnica e la violazione dei diritti umani nella regione etiope del Tigray e accogliere con favore le indagini in corso per portare responsabilità e giustizia. Il Consiglio europeo dovrebbe, altresì, chiedere la cessazione immediata delle ostilità, il libero accesso umanitario a tutte le aree e il ritiro immediato delle forze eritree. Infine, il Consiglio europeo dovrebbe ribadire l’impegno dell’UE e dei suoi Stati membri a sostenere l'Etiopia nell’attuazione di riforme democratiche e negli sforzi di riconciliazione.

Il 21 giugno 2021 si sono svolte in Etiopia le elezioni per il rinnovo delle assemblee federali e regionali e delle principali municipalità Addis Abeba e Dire Dawa. La consultazione non coprirà in questa fase l’intero territorio, anche a causa di problemi logistici e di sicurezza: nel Tigrai, in parte dell’Oromia, del Benishangul (al confine tra Etiopia e Sudan) e nel sud, il governo federale ha disposto il rinvio del voto a data da destinarsi, complice il perdurare dei conflitti e le difficoltà nell’assicurare la registrazione degli elettori, il che renderà il panorama elettorale di gran lunga meno competitivo. Mentre è in atto lo scrutinio, le previsioni propendono per una facile riconferma del Prosperity Party (PP) del primo ministro Abiy Ahmed.

Il periodo pre-elettorale è stato contrassegnato da accuse di irregolarità e di violenze nei confronti delle forze d’opposizione. Critiche in tal senso sono giunte da formazioni come l’Oromo Liberation Front (OLF), l’Oromo Federalist Congress (OFC) o l’Ogaden National Liberation Front (ONLF), ritiratesi dalla contesa a seguito dell’arresto dei loro esponenti più in vista. Uno scenario simile è stato denunciato anche da quei partiti ancora in corsa per un seggio: il National Movement of Amara (NAMA), Balderas Party For True Democracy ed ENAT, in un comunicato congiunto rilasciato il 12 giugno, hanno posto l’attenzione sulle intimidazioni e sull’ostruzionismo subiti dai loro candidati durante la campagna elettorale.

In tale contesto, l'Alto Rappresentante dell'UE Borrell il 18 giugno 2021 ha dichiarato che l'UE non potrà inviare i propri osservatori elettorali in loco. L'Etiopia continua a vivere una situazione interna complessa. L'UE è preoccupata per le violenze in atto in tutto il paese, le violazioni dei diritti umani e le tensioni politiche, le vessazioni nei confronti degli operatori dei media e la detenzione di membri dell'opposizione, pertanto invita il governo e le autorità locali e regionali ad assicurare un processo trasparente e sicuro, a garantire la partecipazione libera ed equa di tutti i partiti politici e i candidati alle elezioni L'UE ricorda inoltre l'importanza di avviare e promuovere un dialogo nazionale globale, inclusivo e trasparente con la partecipazione delle donne, dei giovani e di tutti i portatori di interesse, compresi le organizzazioni della società civile, i partiti politici e le autorità regionali, al fine di consolidare la democrazia e sostenere la risoluzione dei conflitti e la riconciliazione. L'UE sosterrà l'Etiopia nell'attuazione delle riforme democratiche e negli sforzi di riconciliazione che deriverebbero da un dialogo inclusivo e trasparente.

Le critiche mosse dalla Comunità internazionale contro le irregolarità del processo elettorale sono state respinte dal partito di governo Prosperity Party (PP) come riflesso di un retaggio coloniale, facendo leva sul nazionalismo etiopico per rafforzare la base elettorale del partito stesso. In particolare il Governo dell'Etiopia ha respinto il briefing reso dall' Inviato Speciale dell'UE, Pekka Haavisto, innanzi alle Commissioni AFET e DEVE del Parlamento Europeo il 15 giugno, denunciandone l'intento di minare il governo etiope e di introdurre disinformazione e menzogne.

Le elezioni si svolgono in una delicata congiuntura in Etiopia, in cui perdura il conflitto nel Tigrai con le sue conseguenze umanitarie e cresce la pressione internazionale, la situazione economica peggiora in conseguenza della pandemia da COVID-19 , montano le tensioni con il Sudan sulla regione confinaria di al-Fashaga e con Egitto e Sudan sulla questione del riempimento della diga GERD e all'interno non si placa la ribellione in Oromia e sono mobilitate anche le milizie amhara, tanto che alcuni osservatori paventano rischi di frantumazione della federazione.

Sul piano degli aiuti dell'Unione Europea, all'Etiopia sono destinati fondi per 815 milioni di euro nell'ambito del FES per periodo 2014-2020, nonché oltre 400 milioni di euro dell'Emergency Trust Fund for Africa. Nello stesso periodo la Commissione ha veicolato 542 milioni tramite la modalità di sostegno al bilancio del Governo (budget support). Tuttavia, lo scorso dicembre 2020, l'UE ha sospeso la consegna di 88,5 milioni di sostegno al bilancio a causa del conflitto nel Tigrai e a febbraio 2021 il Commissario europeo alle Partnership Urpilainen ha minacciato di bloccare anche un'ulteriore tranche di 100 milioni per il 2021. La modalità di aiuto tramite sostegno al bilancio è oggetto di riconsiderazione fintantoché il Governo dell'Etiopia non corrisponderà positivamente alle richieste di Bruxelles di garantire l'accesso umanitario, un'inchiesta indipendente sulla violazione dei diritti umani e la cessazione delle ostilità. Per quanto riguarda gli aiuti umanitari, l'UE ha allocato risorse nel 2021 per progetti umanitari in Etiopia pari a 53,7 milioni di euro di cui 11 milioni per il Tigrai. Inoltre, almeno 14 milioni saranno destinati alla campagna di vaccinazione per i più vulnerabili in Africa Orientale su un totale di 100 milioni per l'Africa.

L'Alto Rappresentante Borrell in relazione al conflitto nel Tigrai ha denunciato il rischio di carestia indotta dall'uomo in un conflitto in cui un cessate il fuoco umanitario è stato respinto e le atrocità in violazione dei diritti umani sono sempre più allarmanti, al punto da spingere 400.000 persone sull'orlo della fame. Il tema è stato discusso dal Consiglio Affari Esteri l'11 giugno. Il 10 giugno si è svolta insieme a USAID la Tavola rotonda sull'emergenza umanitaria in Tigrai dove, appunto, si è denunciato l'intento di affamare la popolazione come arma di guerra. È stata chiesto alle parti in conflitto e alla Comunità internazionale di agire urgentemente per evitare una carestia di vaste proporzioni in Tigrai e il rischio di destabilizzazione dell'intero Corno d'Africa. Si è fatto appello alla Comunità internazionale perché accresca il suo impegno per salvare le vite umane anche tramite finanziamento di interventi umanitari a favore della popolazione del Tigrai.

I funzionari dell'UE e di USAID hanno spinto per inserire la questione del Tigrai nell'agenda del Vertice del G7 in Cornovaglia. Nel Comunicato finale, i Paesi del G7 esprimono preoccupazione per la grave tragedia umanitaria in Tigrai avente il potenziale di coinvolgere in una carestia centinaia di migliaia di persone; condannano le violazioni dei diritti umani e salutano con favore le inchieste dell'OHCHR e chiedono l'immediato cessate il fuoco, l'accesso umanitario e il ritiro immediato delle forze eritree e di avviare un processo politico credibile e inclusivo.

Vertice euro

Il 25 giugno 2021, a margine del Consiglio europeo, si riunirà il Vertice euro in formato inclusivo che dovrebbe discutere, in particolare, dello stato di avanzamento dell'Unione bancaria e dell'Unione dei Mercati dei capitali.

La discussione terrà anche conto di una lettera che il Presidente dell'Eurogruppo, Paschal Donohoe, ha inviato al Presidente del Vertice euro, Charles Michel, che riporta i progressi compiuti su questioni politiche chiave per la ripresa e per il buon funzionamento dell'Unione economica e monetaria.

Unione bancaria

Il rafforzamento dell'Unione bancaria è stato affrontato nel corso del secondo semestre del 2020 nel gruppo ad hoc creato sul tema in seno al Consiglio. In particolare, nel corso del semestre sono state affrontate quattro questioni ritenute essenziali: 1) revisione del quadro normativo per la gestione delle crisi bancarie; 2) rafforzamento dell'integrazione dei mercati nel settore bancario; 3) trattamento regolamentare delle esposizioni sovrane; 4) definizione di uno schema europeo di garanzia dei depositanti (EDIS). Significativa attenzione è stata dedicata al tema del contenimento dei crediti deteriorati. Il tema sul quale vi è stata maggiore convergenza è il framework per la gestione delle crisi, in merito al quale la Commissione si è impegnata ad assumere un'iniziativa legislativa nei prossimi mesi e a fornire il suo contributo per far progredire il dibattito sull'EDIS, sottolineando che gli effetti economici della pandemia rendono ancora più urgente e necessaria la predisposizione di reti di salvataggio.

Il 16 dicembre 2020 la Commissione ha presentato la sua comunicazione dal titolo "Far fronte ai crediti deteriorati all'indomani della pandemia di COVID-19", che è stata discussa dall'ECOFIN del 19 gennaio 2021. Nel corso del successivo meeting di febbraio è emerso l'orientamento a concentrarsi sulla discussione del modello ibrido di Schema Europeo di Assicurazione dei Depositi (EDIS) e sull'interazione tra quest'ultimo e il quadro europeo di gestione delle crisi bancarie.

Il modello ibrido si basa sull'idea della coesistenza di un fondo centrale e di una capacità di prestito obbligatoria tra gli schemi di garanzia nazionali. Il fondo centrale fornirebbe un sostegno di liquidità a un schema nazionale beneficiario una volta che quest'ultimo abbia esaurito i propri fondi ("regime di sostegno alla liquidità"). Qualora il fondo centrale fosse esaurito nel momento in cui si rivelasse necessario un intervento, il Comitato di risoluzione unico (Single Resolution Board - SRB), per conto del fondo centrale, avrebbe la facoltà di acquisire fondi presso gli schemi nazionali "capienti" attraverso un meccanismo di concessione obbligatoria di prestiti. Il modello ibrido potrebbe essere impostato in modi differenti a seconda delle decisioni politiche in merito alla calibrazione dei vari parametri, quali la ripartizione dei fondi tra il fondo centrale e gli schemi nazionali o l'entità dei massimali per il sostegno alla liquidità.

Nel dibattito sono finora emerse divergenze di posizioni legate ai parametri del modello (in particolare alla consistenza del fondo centrale rispetto a quelli nazionali) e al grado di priorità assegnato al conseguimento di un'ulteriore riduzione del rischio. Vi sono inoltre divergenze sulla possibilità che l'intervento dello schema possa includere la copertura di misure di prevenzione del dissesto. Tra gli Stati membri sono emerse opinioni discordanti anche per quanto riguarda una possibile via verso la condivisione delle perdite. Alcuni hanno sottolineato che il modello ibrido non potrebbe essere che una fase intermedia di un percorso che porti alla creazione di un EDIS a pieno titolo (con una copertura delle perdite del 100 %). Altri Stati membri hanno sostenuto che il modello ibrido non dovrebbe comportare alcuna messa in comune o che la condivisione delle perdite dovrebbe essere soggetta a condizioni chiare o a decisioni politiche.

Unione dei mercati dei capitali

La Commissione europea ha presentato, a settembre 2020, una Comunicazione su un nuovo piano d'azione per l'Unione dei mercati dei capitali (Capital Markets Union - CMU), oggetto di discussione nell'ECOFIN del successivo 6 ottobre.

L'obiettivo finale del Piano è quello di far convergere i mercati nazionali dei capitali in un vero mercato unico a livello UE. Il piano d'azione si basa inoltre sulla convinzione che attraverso mercati dei capitali realmente integrati su base europea sia possibile garantire il necessario supporto a una ripresa economica che sia "verde""digitale""inclusiva" e "resiliente"facilitare l'accesso ai finanziamenti da parte delle imprese dell'UE, in particolare le piccole e medie imprese (PMI) e incentivare il risparmio e l'investimento a lungo termine.

La Commissione ha adottato il primo piano di azione per la CMU nel 2015. Nonostante i progressi registrati in alcuni ambiti, la revisione alla quale è stato sottoposto il piano nel 2017 ha evidenziato che permangono diversi ostacoli alla fluida circolazione dei capitali all'interno dell'UE. Nel novembre del 2019 la Commissione ha riunito 28 dirigenti del settore, esperti, rappresentanti dei consumatori e studiosi nel contesto di un forum di alto livello. Nel giugno del 2020 tale forum ha pubblicato la propria relazione finale contenente 17 raccomandazioni rivolte alla Commissione e agli Stati membri per far progredire la CMU. Un invito a fornire un riscontro su tale relazione finale ha fornito alla Commissione i punti di vista di una più ampia gamma di parti interessate. La Commissione ha tenuto conto di tali contributo nello sviluppare le 16 misure che costituiscono il Piano d'azione.

Nel successivo meeting di dicembre 2020 sono state concordate le Conclusioni del Consiglio sul piano d'azione, che individuano le priorità da perseguire, offrendo un indirizzo politico sia per le iniziative legislative sia per quelle non legislative. In particolare, l'ECOFIN ha esortato la Commissione ad affrontare in via prioritaria e ad accelerare i lavori in parallelo nei seguenti ambiti:

a. facilitare l'accesso delle imprese, in particolare le PMI, ai finanziamenti sui mercati dei capitali razionalizzando e semplificando le attuali norme sull'ammissione alla negoziazione dei titoli, nonché sostenendo gli ecosistemi finanziari in grado di favorire un maggiore accesso delle PMI al capitale di rischio, senza compromettere gli standard elevati di tutela degli investitori e di integrità del mercato;

b. istituire un "punto di accesso unico" a livello dell'UE per le informazioni societarie di carattere finanziario e non finanziario utili per gli investitori al fine di accrescere la trasparenza, evitando al contempo di creare oneri di rendicontazione e di raccolta di informazioni sproporzionati per le imprese dell'UE. Tale piattaforma di dati dovrebbe comprendere dati ambientali, sociali e relativi alla governance (ESG) al fine di promuovere pratiche finanziarie più sostenibili. Dovrebbe basarsi sugli attuali sistemi per la raccolta di informazioni a livello nazionale, essere realizzata il più rapidamente possibile ed essere ulteriormente sviluppata nel tempo;

c. rafforzare il ruolo delle imprese di assicurazione, delle banche e di altri investitori istituzionali in quanto investitori a lungo termine e valutare modi per incentivare gli investimenti a lungo termine nelle imprese, e in particolare nelle PMI, da parte degli investitori istituzionali senza mettere a rischio la stabilità finanziaria o la tutela degli investitori e garantendo un trattamento regolamentare adeguato ai rischi per gli investimenti a lungo termine;

d. riesaminare l'adeguatezza dell'attuale quadro in materia di cartolarizzazione per consentire ai mercati dei capitali di assorbire una maggiore esposizione delle banche, liberandone in tal modo le capacità di prestito, senza compromettere le norme prudenziali o creare rischi pertinenti per la stabilità finanziaria dell'Unione;

e. migliorare il quadro normativo per i veicoli di investimento a lungo termine attraverso una revisione del regolamento relativo ai fondi di investimento europei a lungo termine (ELTIF), tenendo conto in particolare dell'esigenza di sostenere i finanziamenti non bancari delle PMI e degli investimenti a lungo termine nelle infrastrutture, necessari per la transizione verso un'economia sostenibile e digitale;

f. vagliare i vantaggi e gli svantaggi di un regime di rinvio per indirizzare verso finanziatori alternativi le PMI cui è stata negata la concessione di credito.

Dovrebbero essere realizzate al più presto anche le misure ritenute più importanti per la mobilitazione di capitali privati:

a. fornire ai cittadini gli strumenti per adottare decisioni di investimento informate attraverso una migliore alfabetizzazione finanziaria, in particolare mediante la creazione di una base teorica comune al fine di elaborare politiche e misure che promuovano la competenza finanziaria dei cittadini, tenendo conto delle iniziative nazionali e internazionali esistenti e delle loro attività;

b. razionalizzare le norme vigenti in materia di informativa per i vari prodotti dei mercati dei capitali e valutare la qualità e l'equità della consulenza in materia di investimenti fornita agli investitori al dettaglio, nonché i vantaggi e gli svantaggi derivanti dall'adeguamento dell'attuale categorizzazione degli investitori;

c. migliorare la disponibilità e la trasparenza dei dati valutando ulteriormente in che modo affrontare gli ostacoli in vista della creazione di un sistema consolidato di pubblicazione nell'UE.

Nell'ECOFIN del 16 aprile 2021 la Commissione ha aggiornato i ministri sull'attuazione del piano di azione rinnovato per la CMU soffermandosi sulle principali iniziative in arrivo nei prossimi mesi, in particolare il punto di accesso unico europeo (oggetto di una consultazione pubblica) che dovrebbe aiutare gli investitori a ottenere un accesso agevole, rapido e comparabile ai dati societari europei, facilitando così il finanziamento delle imprese europee.