La Conferenza dei Capigruppo, riunitasi il 18 aprile, ha approvato il calendario dei lavori fino al 5 maggio. Nella settimana tra il 25 aprile e il 1° maggio l'Assemblea non terrà seduta. Le Commissioni potranno convocarsi in relazione alle esigenze dei rispettivi programmi dei lavori, con particolare riguardo al Documento di economia e finanza 2011.
L'attività dell'Aula riprenderà martedì 3 maggio. La settimana sarà dedicata all'esame del Documento di economia e finanza 2011 e si darà seguito alle mozioni sulla razionalizzazione della rete diplomatico-consolare italiana e sugli stabilimenti balneari.
Nella seduta di mercoledì 20 aprile l'Assemblea ha approvato con 132 voti a favore, 98 contrari e 8 astenuti il ddl n. 2665 di "Conversione in legge del decreto-legge 31 marzo 2011, n. 34, recante disposizioni urgenti in favore della cultura, in materia di incroci tra settori della stampa e della televisione, di razionalizzazione dello spettro radioelettrico, di moratoria nucleare, di partecipazioni della Cassa depositi e prestiti, nonché per gli enti del Servizio sanitario nazionale della regione Abruzzo". Il provvedimento (in scadenza il 30 maggio) passa ora all'esame della Camera dei deputati.
Il ddl prevede, tra l'altro, l'incremento del Fondo unico per lo spettacolo, interventi conservativi di prevenzione e manutenzione delle aree archeologiche di Pompei, il divieto di acquisire partecipazioni in imprese editrici o in giornali per i soggetti che esercitano attività televisiva in ambito nazionale attraverso più di una rete, la sospensione per un anno di alcune disposizioni per la localizzazione e realizzazione di impianti nucleari.
Il Ministro dello sviluppo economico Romani è intervenuto per illustrare all'Assemblea l'emendamento interamente sostitutivo dell'articolo 5 che abroga le disposizioni relative alla realizzazione di nuovi impianti nucleari, per i quali il testo originario del decreto stabiliva una moratoria di un anno. Il Ministro ha delineato un percorso di compartecipazione dell'Italia alla definizione dei nuovi standard di sicurezza europei, per la definizione di un quadro di compatibilità nucleare, operazione che sarebbe impedita da un referendum che chiamerebbe gli italiani a scegliere tra un programma nucleare di fatto superato ed una rinuncia definitiva al nucleare operata sull'onda dell'emozione che comprometterebbe la posizione dell'Italia in Europa sulla materia.