MOZIONI

Mozioni su iniziative volte a dare seguito al dettato costituzionale in materia di divieto di riorganizzazione del disciolto partito fascista e mozioni su iniziative volte a contrastare ogni forma di violenza e di totalitarismo

(1-00422) (12 ottobre 2021)

Malpezzi, Parrini, Ferrari, Mirabelli, Biti, Collina, D'Arienzo, Cirinnà, Rossomando, Marcucci, Alfieri, Astorre, Boldrini, Cerno, Comincini, D'Alfonso, Fedeli, Ferrazzi, Giacobbe, Iori, Laus, Manca, Margiotta, Marilotti, Misiani, Nannicini, Pinotti, Pittella, Rampi, Rojc, Stefano, Taricco, Valente, Vattuone, Verducci, Zanda, Unterberger, Steger, Durnwalder, Laniece, Bressa, Casini. -             Il Senato,

                    premesso che:

            il 9 ottobre 2021, in occasione di una manifestazione contro l'obbligo del green pass per i lavoratori (che entrerà in vigore il 15 ottobre), nel centro di Roma, per l'intero pomeriggio e fino a tarda sera, soggetti appartenenti a "Forza Nuova" e ad altre organizzazioni di estrema destra hanno tentato di assaltare le istituzioni dando luogo a duri scontri con la Polizia, a numerosi episodi di violenza e di vandalismo culminati nel grave danneggiamento della sede della CGIL dove alcuni manifestanti hanno fatto irruzione al piano terra devastando diverse stanze;

            i leader di Forza Nuova, Roberto Fiore e Giuliano Castellino, erano a capo di quei manifestanti che si sono staccati dal corteo proprio per assaltare la sede della CGIL dopo aver minacciato dal palco con le parole "Stasera ci prendiamo Roma" ed essersi diretti verso palazzo Chigi;

            al momento sono 12 le persone arrestate per i suddetti fatti, fra i quali Roberto Fiore, Giuliano Castellino e Luigi Aronica, un ex esponente dei NAR (Nuclei armati rivoluzionari), per numerosi reati fra i quali violenza e resistenza a pubblico ufficiale, lesioni aggravate, danneggiamento aggravato, devastazione e saccheggio;

            sono 38 i feriti tra agenti di polizia, finanzieri, giornalisti e passanti;

            come dichiarato dal Ministro dell'interno, Lamorgese, si è trattato di atti di violenza con un'"inquietante carica eversiva", in cui erano evidenti la matrice neofascista, la premeditazione nella scelta degli obiettivi e l'utilizzo della violenza quale "metodo" di azione politica per realizzare un attacco alla democrazia, alle istituzioni e ai sindacati che della democrazia rappresentano un importante presidio;

            si tratta solo dell'ultimo di decine di inquietanti episodi di violenza, verificatisi e intensificatisi negli ultimi anni, riconducibili a partiti e movimenti di estrema destra che si organizzano sui social network per infiltrarsi in manifestazioni organizzate allo scopo di alimentare la tensione sociale e compiere atti di violenza e vandalismo;

            la gravità delle azioni violente poste in essere da un partito politico come Forza Nuova e da altre organizzazioni di estrema destra è aumentata dall'evidente matrice fascista di tali azioni, troppo spesso derubricate a gesti di pochi e isolati individui violenti, con la volontà di minimizzare in modo colpevole, ambiguo e irresponsabile l'ispirazione di queste organizzazioni politiche all'eredità del ventennio fascista e l'uso della forza e della violenza come "metodo" di azione politica in radicale contrapposizione con l'identità antifascista della Costituzione repubblicana;

                    premesso inoltre che:

            la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista;

            l'articolo 1 della legge 20 giugno 1952, n. 645, dispone che: "Ai fini della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione, si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista";

            l'articolo 3 prevede che "Qualora con sentenza risulti accertata la riorganizzazione del disciolto partito fascista, il Ministro per l'interno, sentito il Consiglio dei Ministri, ordina lo scioglimento e la confisca dei beni dell'associazione, del movimento o del gruppo. Nei casi straordinari di necessità e di urgenza, il Governo, sempre che ricorra taluna delle ipotesi previste nell'articolo 1, adotta il provvedimento di scioglimento e di confisca dei beni mediante decreto-legge ai sensi del secondo comma dell'articolo 77 della Costituzione";

            sono tre, nel nostro Paese, i casi di movimenti politici sciolti in virtù della "legge Scelba": il caso di "Ordine Nuovo", sciolto nel 1973, quello di "Avanguardia Nazionale", sciolto nel 1976, e quello più recente del "Fronte nazionale", sciolto nel 2000, a tutela della legalità democratica e repubblicana sancita dalla Costituzione;

            è fuor di dubbio che Forza Nuova sia un'organizzazione politica di estrema destra che si ispira al fascismo, come stabilito da una sentenza della Corte di cassazione (sezione V penale, 8 gennaio 2010, sentenza n. 19449) in cui si legge: "Nonostante la fine del regime fascista, sono sopravvissute associazioni e organizzazioni politiche che, come Forza Nuova, si ispirano a questa ideologia e che (...) pretendono di tutelare la propria identità politica";

            quanto avvenuto il 9 ottobre 2021 a Roma rientra chiaramente tra le fattispecie previste dalla legge Scelba, ovvero l'uso della violenza quale metodo di lotta politica, il propugnare la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione, la denigrazione della democrazia e delle sue istituzioni;

            considerato che nella risposta dell'ex vice Ministro dell'interno, Crimi, all'interrogazione 5-04851 dell'on. Fornaro sulle attività dei movimenti di estrema destra volte ad alimentare la tensione sociale e a favorire atti di violenza e vandalismo nel quadro dell'emergenza COVID, pubblicata il 28 ottobre 2020 nell'allegato al bollettino della I Commissione permanente (Affari costituzionali) della Camera dei deputati si legge: "nell'interrogazione si fa riferimento al coinvolgimento di gruppi dell'estrema destra in scontri e violenze e, in particolare, a loro infiltrarsi nelle manifestazioni organizzate dalle categorie colpite dalla crisi emergenziale scaturita dall'emergenza sanitaria in corso. A seguito delle più recenti disposizioni adottate e delle conseguenti restrizioni legate alla gestione dell'epidemia da Covid-19, si è registrata un'intensificazione dei fenomeni di protesta che, mirando a cavalcare il malcontento di alcune fasce sociali, contestano le misure, da ultimo, adottate dal Governo nei giorni scorsi. Già da alcuni mesi diversi movimenti di estrema destra hanno intrapreso una strategia volta a strumentalizzare il disagio economico derivante dal contesto emergenziale, al fine di acquisire proseliti e popolarità. In tale contesto, il movimento di Forza Nuova, a partire dallo scorso giugno, ha preso parte a diverse manifestazioni per lo più a carattere estemporaneo che, in numerosi casi, hanno trovato sostegno nell'ambito dei social network più diffusi. (...) Dall'inizio dell'anno, le indagini svolte su soggetti gravitanti negli ambienti di estrema destra hanno consentito di trarre in arresto 6 militanti d'area e di deferirne 322 all'Autorità Giudiziaria. In ogni caso quindi, come emerge anche dai dati illustrati, il Ministero dell'interno, presta la massima attenzione alle diverse forme in cui si manifesta la protesta e ad eventuali forme di degenerazione in violazione dei principi costituzionali",

            impegna il Governo a dare seguito al dettato costituzionale in materia di divieto di riorganizzazione del disciolto partito fascista e alla conseguente normativa vigente, adottando i provvedimenti di sua competenza per procedere allo scioglimento di Forza Nuova e di tutti i movimenti politici di chiara ispirazione neofascista artefici di condotte punibili ai sensi delle leggi attuative della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione repubblicana.

(1-00423) (12 ottobre 2021)

De Petris, Segre, Buccarella, Errani, Grasso, Laforgia, Ruotolo, Nugnes, La Mura, Fattori, Mantero. -             Il Senato,

                    premesso che:

            la Costituzione della Repubblica, come risposta agli orrori del ventennio fascista, venne costruita con un impianto dichiaratamente antifascista. La XII disposizione transitoria e finale vieta infatti esplicitamente "la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista";

            tale principio di carattere generale è stato successivamente richiamato da numerose disposizioni dell'ordinamento italiano, su tutte la legge 20 giugno 1952, n. 645, detta "legge Scelba", e la legge 25 giugno 1993, n. 205, detta "legge Mancino";

            si ricorda come il 25 ottobre 2018 anche il Parlamento europeo abbia approvato uno specifico orientamento in merito, attraverso la risoluzione 2018/2869 (RSP). Tale documento, riconoscendo nell'impunità di cui godono tali gruppi una delle principali ragioni dell'aumento delle azioni violente da parte degli stessi, richiedeva all'Unione europea e agli Stati membri di garantire che fossero effettivamente bandite le organizzazioni neonaziste e neofasciste e qualsiasi tipo di fondazione e associazione che glorifichi il fascismo e il nazismo;

            per troppo tempo, infatti, nel nostro Paese numerosi gruppi di estrema destra, organizzati in partiti e movimenti politici dichiaratamente fascisti, hanno avuto un'eccessiva libertà di manovra e di azione. Ne è la dimostrazione quanto avvenuto sabato 9 ottobre 2021, quando alcuni gruppi organizzati hanno messo a ferro e fuoco il centro di Roma e devastato la sede nazionale della CGIL. Tali movimenti di estrema destra da mesi si organizzano sul web per infiltrarsi nelle manifestazioni organizzate dalle categorie colpite dalla crisi determinata dal COVID-19, nonché per porsi alla guida delle proteste contro i provvedimenti del Governo. Una precisa strategia che va combattuta con ogni mezzo;

            le violenze e le intimidazioni del 9 ottobre configurano un intollerabile attacco a valori e principi costituzionali come la tutela della salute, i diritti sindacali, la libertà di pensiero e manifestazione del dissenso;

            tale attacco squadrista, oltre a meritare la condanna delle forze politiche, impone un aumento del livello di guardia da parte delle istituzioni circa i provvedimenti necessari ad evitare il ripetersi di situazioni simili;

            si ricorda come la legge italiana configuri quale apologia di fascismo i gruppi che perseguano "finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia". A tal riguardo è intervenuta in più occasioni anche la Corte costituzionale, chiarendo con le sentenze n. 1 del 1957 e n. 74 del 1958 come l'apologia del fascismo sia rintracciabile anche nella "esaltazione convinta e capace di condurre a una riorganizzazione effettiva del partito fascista, o sufficiente a indurre a commettere un fatto finalizzato alla riorganizzazione dello stesso";

            in passato lo Stato è già intervenuto per limitare le azioni di gruppi simili, pervenendo allo scioglimento di organizzazioni come "Ordine nuovo" (nel 1973) e "Avanguardia Nazionale" (nel 1976),

            impegna il Governo ad applicare le disposizioni costituzionali e di legge citate al fine di rispettare il carattere antifascista della nostra Costituzione, intervenendo per sciogliere i partiti, i movimenti e le organizzazioni di matrice fascista, tra cui "Forza Nuova", "Casapound", "Lealtà azione", nonché tutti i movimenti politici di chiara ispirazione neofascista artefici di condotte punibili ai sensi delle leggi attuative della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione repubblicana.

(1-00424) (12 ottobre 2021)

Nencini, Faraone, Laniece, Garavini, Cucca, Sbrollini, Renzi, Parente, Marino, Bonifazi, Carbone, Ginetti, Grimani, Magorno, Vono, Steger, Casini. -             Il Senato,

                    premesso che:

            "Forza Nuova" è un movimento politico di estrema destra, di chiaro stampo neofascista, per ammissione dei suoi stessi fondatori, Roberto Fiore e Massimo Morsello;

            Fiore e Morsello sono stati condannati per associazione sovversiva e banda armata;

            anche Giuliano Castellino, leader di Forza Nuova a Roma, è già stato condannato per un'aggressione commessa nei confronti di due giornalisti ed è stato recentemente raggiunto da un provvedimento di DASPO, che gli impedirebbe, in forza della misura di sorveglianza speciale, di partecipare a manifestazioni politiche;

            alcuni rappresentanti di spicco di Forza Nuova sono stati organizzatori e protagonisti di un violento attacco alla sede nazionale della CGIL di Roma avvenuto nella giornata di sabato 9 ottobre 2021;

            l'episodio è certamente da inquadrare nel canone dello squadrismo armato di cui si avvalse il fascismo tra il 1920 e gli anni successivi sia per la devastazione di circoli, case del popolo, leghe operaie e bracciantili, sedi sindacali, stampa che per l'eliminazione degli avversari politici;

            peraltro, all'incirca nelle stesse ore dell'attacco alla sede romana della CGIL, un altro gruppo di Forza Nuova ha attaccato il pronto soccorso del policlinico "Umberto I", dove era stato condotto uno dei partecipanti alla protesta in stato di fermo, interrompendone il servizio per un breve lasso di tempo e ponendo in essere ulteriori atti di violenza e brutalità nei confronti di medici e infermieri;

            a seguito del drammatico episodio del 9 ottobre, alcuni esponenti del movimento di estrema destra, tra cui proprio Roberto Fiore e Giuliano Castellino, sono stati arrestati e la Procura di Roma ha aperto due inchieste, in cui vengono contestati, tra gli altri, i reati di istigazione a delinquere e violenza e resistenza a pubblico ufficiale;

            premesso altresì che, da quanto si apprende da numerose testate giornalistiche, i vertici di Forza Nuova, attraverso il loro canale su "Telegram", hanno dimostrato di non essere in alcun modo intenzionati a porre fine agli episodi di violenza, che, presumibilmente, saranno destinati a ripetersi nelle prossime settimane;

                    considerato che:

            simili fatti connotati da violenza, oltre a riportare a momenti bui e drammatici della storia del nostro Paese, rappresentano un gravissimo e inaccettabile attacco alla democrazia;

            la violenza non può essere in alcun modo accettata come modus operandi per esprimere la propria libertà di pensiero e, anzi, deve essere fermamente condannata;

            è necessario preservare l'ordine democratico del nostro Paese da minacce che risultano incompatibili con l'ordinamento costituzionale;

            in proposito, la XII disposizione transitoria e finale della nostra Costituzione vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito nazionale fascista,

            impegna il Governo ad adottare con urgenza ogni atto che risulti necessario al fine di provvedere rapidamente allo scioglimento del movimento politico di stampo neofascista Forza Nuova, dando così seguito al dettato costituzionale in materia di divieto di riorganizzazione del disciolto partito fascista.

(1-00425) (12 ottobre 2021)

Licheri, Cioffi, Santangelo, Castellone, Ferrara, Lomuti, Santillo, Lanzi, Pavanelli, Pirro, Agostinelli, Airola, Anastasi, Auddino, Bottici, Campagna, Castaldi, Castiello, Catalfo, Coltorti, Corbetta, Crimi, Croatti, D'Angelo, De Lucia, Dell'Olio, Di Girolamo, Di Nicola, Di Piazza, Donno, Endrizzi, Evangelista, Fede, Fenu, Gallicchio, Garruti, Gaudiano, Girotto, Guidolin, L'Abbate, Leone, Lorefice, Lupo, Maiorino, Mantovani, Marinello, Matrisciano, Mautone, Montevecchi, Naturale, Nocerino, Marco Pellegrini, Perilli, Pesco, Petrocelli, Piarulli, Giuseppe Pisani, Presutto, Puglia, Quarto, Ricciardi, Romagnoli, Romano, Russo, Taverna, Toninelli, Trentacoste, Turco, Vaccaro, Vanin. -             Il Senato,

                    premesso che:

            nella giornata del 9 ottobre 2021, in pieno centro a Roma, si è svolta una manifestazione contro l'estensione dell'obbligo del green pass alla generalità dei lavoratori, che è sfociata in una serie di episodi di inusitata violenza e vandalismo culminati con la devastazione della sede della CGIL, nonché di un intero reparto del Policlinico Umberto I;

            a seguito di quanto avvenuto, le forze di polizia hanno proceduto all'arresto in flagranza di sei persone mentre, per altre sei, fra i quali appartenenti a Forza Nuova, è scattato, nella notte, l'arresto differito. Tali soggetti sono accusati a vario titolo per i reati di danneggiamento aggravato, devastazione e saccheggio, violenza e resistenza a pubblico ufficiale. Fra gli arrestati figurano anche Roberto Fiore e Giuliano Castellino, rispettivamente leader nazionale e leader romano di Forza Nuova, nonché Luigi Aronica ex appartenente ai NAR. Ovviamente, sono in corso ulteriori attività di indagine e di verifica dei filmati registrati dal personale della Polizia, al fine di perseguire ulteriori soggetti per condotte penalmente rilevanti relativamente ai fatti accaduti;

            i fatti esposti sono solo gli ultimi, in ordine temporale, di una serie di accadimenti che hanno ad oggetto condotte poste in essere da esponenti di movimenti sovversivi di estrema destra i quali, utilizzando la violenza, sia essa fisica che morale, quale metodo di lotta politica, mortificano, se non annullano, le libertà garantite dalla Costituzione denigrando la democrazia e le Istituzioni che di esse sono la diretta emanazione;

                    considerato che:

            i valori dell'antifascismo e della Resistenza e il ripudio dell'ideologia autoritaria propria del ventennio fascista sono valori fondanti la Costituzione repubblicana del 1948, non solo perché sottesi implicitamente all'affermazione del carattere democratico della Repubblica italiana e alla proclamazione solenne dei diritti e delle libertà fondamentali dell'individuo, ma anche perché affermati esplicitamente sia nella XII disposizione transitoria e finale della Costituzione, che vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista, sia nella relativa disposizione di attuazione prevista dell'articolo 1 della legge Scelba n. 645 del 20 giugno 1952;

            la Costituzione e le relative norme di attuazione, infatti, vietano in maniera esplicita la riorganizzazione sotto qualsiasi forma del disciolto partito fascista. L'articolo 1 della legge 20 giugno 1952, n. 645 (Norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione), in applicazione del divieto di riorganizzazione del disciolto partito fascista, previsto dalla XII disposizione transitoria e finale della Costituzione, descrive i caratteri e le finalità di un'associazione o movimento, in presenza dei quali deve ritenersi violato il precetto costituzionale. La descrizione suddetta, fatta in via alternativa e non cumulativa, concerne tre tipi di condotta: il perseguimento di finalità antidemocratiche proprie del partito fascista; la polarizzazione dell'attività associativa alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del detto partito; il compimento di manifestazioni esteriori di carattere fascista. Il primo tipo di condotta può essere realizzato in via alternativa attraverso l'esaltazione, la minaccia o l'uso della violenza quale metodo di lotta politica ovvero propugnando la soppressione delle libertà costituzionali o mediante la denigrazione della democrazia, delle sue istituzioni e dei valori della resistenza oppure infine, attraverso lo svolgimento di propaganda razzista;

            l'articolo 3 della legge dispone, quale effetto penale della condanna, lo scioglimento e la confisca dei beni dell'associazione, del movimento o del gruppo qualora dalla sentenza risulti accertata la riorganizzazione del disciolto partito fascista, disposti dal Ministro dell'interno sentito il Consiglio dei ministri e, nei casi straordinari di necessità e urgenza, sarà il Governo, mediante decreto-legge, a disporne il medesimo scioglimento, nonché la confisca;

            il Legislatore ha, da sempre, manifestato attenzione e sensibilità al rispetto dei principi costituzionali dell'uguaglianza e di non discriminazione attraverso la predisposizione di una serie di norme volte alla protezione dei citati diritti, i quali potrebbero essere lesi, o semplicemente messi in pericolo, da movimenti politici di matrice razzista o xenofoba. Occorre, in tal modo, citare il sistema delineato dalla legge 13 ottobre 1975, n. 654, di ratifica ed esecuzione della convenzione internazionale sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, aperta alla firma a New York il 7 marzo 1966, unitamente a quanto previsto dal decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122 (legge Mancino), principi poi, confluiti, in virtù della riserva di codice, nell'articolo 604-bis e ter del codice penale, in rapporto a quanto disposto dalla legge 20 giugno 1952, n. 645. Tali disposizioni infatti, presentano, almeno per quanto concerne il divieto di svolgimento di attività "lato sensu" razzista, una oggettività giuridica sostanzialmente coincidente. Il Legislatore, per mezzo di siffatto sistema sanzionatorio, ha quindi previsto diversi livelli di protezione di tali principi costituzionali, volti da un lato a reprimere qualsiasi tipo di associazione, movimento partito che rievochi ideologie da regime e, dall'altro, a proteggere la comunità da condotte offensive sotto il profilo discriminatorio;

            considerato ancora che nella risposta del vice Ministro dell'interno, Crimi, all'interrogazione 5-04851 dell'onorevole Fornaro sulle attività dei movimenti di estrema destra volte ad alimentare la tensione sociale e a favorire atti di violenza e vandalismo nel quadro dell'emergenza COVID, pubblicata il 28 ottobre 2020 nell'allegato al bollettino in I Commissione (Affari costituzionali) della Camera dei deputati, si legge: "(...) nell'interrogazione si fa riferimento al coinvolgimento di gruppi dell'estrema destra in scontri e violenze e, in particolare, a loro infiltrarsi nelle manifestazioni organizzate dalle categorie colpite dalla crisi emergenziale scaturita dall'emergenza sanitaria in corso. A seguito delle più recenti disposizioni adottate e delle conseguenti restrizioni legate alla gestione dell'epidemia da Covid-19, si è registrata un'intensificazione dei fenomeni di protesta che, mirando a cavalcare il malcontento di alcune fasce sociali, contestano le misure, da ultimo, adottate dal Governo nei giorni scorsi. Già da alcuni mesi diversi movimenti di estrema destra hanno intrapreso una strategia volta a strumentalizzare il disagio economico derivante dal contesto emergenziale, al fine di acquisire proseliti e popolarità. In tale contesto, il movimento di Forza Nuova, a partire dallo scorso giugno, ha preso parte a diverse manifestazioni per lo più a carattere estemporaneo che, in numerosi casi, hanno trovato sostegno nell'ambito dei social network più diffusi. (...) Dall'inizio dell'anno, le indagini svolte su soggetti gravitanti negli ambienti di estrema destra hanno consentito di trarre in arresto 6 militanti d'area e di deferirne 322 all'Autorità Giudiziaria. In ogni caso quindi, come emerge anche dai dati illustrati, il Ministero dell'interno, presta la massima attenzione alle diverse forme in cui si manifesta la protesta e ad eventuali forme di degenerazione in violazione dei principi costituzionali";

            considerato infine che:

            il diritto di associarsi in un partito politico, sancito dall'articolo 49 della Costituzione e quello di accesso alle cariche elettive, previsto all'articolo 51 della medesima Carta costituzionale, trovano, quindi, un limite invalicabile nel divieto di riorganizzazione del disciolto partito fascista imposto dalla XII disposizione transitoria e finale della Costituzione;

            detto precetto costituzionale, fissando un'impossibilità giuridica assoluta e incondizionata, impedisce che un movimento politico formatosi e operante in violazione di tale divieto possa in qualsiasi forma partecipare alla vita politica e condizionarne le libere e democratiche dinamiche;

            l'attuazione di tale precetto, sul piano letterale come sul versante teleologico, non può essere limitato alla repressione penale delle condotte finalizzate alla ricostituzione di un'associazione vietata, ma deve essere estesa ad ogni atto o fatto che possa favorire la riorganizzazione del partito fascista,

            impegna il Governo a dare seguito al dettato costituzionale in materia di divieto di riorganizzazione del disciolto partito fascista e alla conseguente normativa vigente, adottando i provvedimenti di sua competenza per procedere allo scioglimento di Forza Nuova e di tutti i movimenti politici di chiara ispirazione neofascista artefici di condotte punibili ai sensi delle leggi attuative della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione repubblicana.

(1-00427) (19 ottobre 2021)

Ciriani, Rauti, Balboni, Barbaro, Calandrini, de Bertoldi, De Carlo, Drago, Fazzolari, Garnero Santanchè, Iannone, La Pietra, La Russa, Maffoni, Malan, Nastri, Petrenga, Ruspandini, Totaro, Urso, Zaffini. -             Il Senato,

                    premesso che:

            il Parlamento europeo, il 2 aprile 2009, ha approvato una risoluzione storica, con la quale si equiparano i crimini di tutti i regimi totalitari che hanno operato in Europa, e per la prima volta si riconosce anche l'esistenza delle violenze avvenute ad opera dei regimi comunisti totalitari e antidemocratici nell'Europa centrale e orientale;

            tale linea è stata ribadita anche dalla relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio "La memoria dei crimini commessi dai regimi totalitari in Europa" (COM/2010/0783) e dalla risoluzione del Consiglio d'Europa "Sulla necessità di una condanna internazionale dei crimini dei regimi del totalitarismo comunista" (n. 1481 del 25 gennaio 2006);

            lo spirito europeo più autentico, quello che Fratelli d'Italia vorrebbe ritrovare, ha dato vita ad un'integrazione tra popoli e nazioni diverse, ma che vivono sullo stesso continente, in risposta alle sofferenze inflitte da due guerre mondiali e come mezzo per superare profonde divisioni e ostilità, uno spirito che si è perso con l'anteposizione dell'economia ai popoli, della moneta alle nazioni;

            le interpretazioni distorte della storia possono generare false convinzioni, come una visione manichea delle responsabilità e la conclusione che il lassismo di una società multiculturale possa essere la panacea di ogni male, minando alla base ogni identità nazionale e negando l'auspicabile convivenza nella pari dignità come sintetizzata nel motto europeistico "uniti nella diversità";

            nella storia non esistono narrazioni unilaterali: la storia la fanno i vincitori e, per questo, occorre uno sforzo di onestà intellettuale, sedimentato il tempo della passione e ritrovato quello dello studio, che porti ad essere imparziali affinché nulla si possa ripetere con drammatica inconsapevolezza;

            la metabolizzazione del male perché non si ripeta necessita di una memoria sofferta e condivisa;

            come evidenziato dalla risoluzione del Parlamento europeo, l'Europa non sarà unita fino a quando non sarà in grado di creare una visione comune della propria storia e non avvierà un dibattito onesto e approfondito sui crimini perpetrati da tutti i totalitarismi nel secolo scorso, considerando che nel 2019 si celebrerà il trentesimo anniversario del crollo delle dittature comuniste e della caduta del muro di Berlino;

            agli inizi della presidenza repubblicana di Nixon, il Senato degli Stati Uniti d'America commissionò tre studi per fare chiarezza su alcuni aspetti oscuri della storia e venne così alla luce, nel 1970, il volume "The human cost of Soviet Communism", un'opera firmata dall'illustre storico britannico Robert Conquest, uno dei massimi studiosi della rivoluzione sovietica;

            al netto delle vittime dello sforzo bellico, Robert Conquest quantificò il numero dei morti provocati dal comunismo, nei 20 anni seguenti alla presa del potere di Lenin, in oltre 21 milioni, oltre 15 milioni dei quali morti nei campi di lavoro;

            i giustiziati tra il 1919 e il 1923 sono stati stimati invece in 900.000, mentre 2 milioni furono giustiziati dalle purghe staliniane;

            in Cina, Mao Tzedong e i comunisti cinesi, per prendere il potere, avrebbero provocato 20 milioni di morti;

            per venire ad una storia drammaticamente più vicina, si ricorda che gli ultimi episodi di genocidio e crimini contro l'umanità, in Europa, sono avvenuti nel luglio 1995 nella città di Srebrenica, dove persero la vita oltre 8.000 musulmani bosniaci, per la maggioranza ragazzi e uomini, e che la responsabilità politica di questo eccidio appartiene al leader del Partito socialista di Serbia Slobodan Milosevic;

            il confine orientale riporta la memoria ad un altro eccidio compiuto, questa volta, ai danni della popolazione italiana dell'Istria e della Dalmazia, oggetto di episodi di negazionismo;

            molto spesso si vedono sfilare nei cortei cosiddetti antifascisti le bandiere dell'ex Repubblica sovietica di Jugoslavia, accompagnate da slogan che inneggiano con favore ai crimini del regime titino;

            vale la pena sottolineare come l'esistenza e la veridicità di tali violenze non sia un'opinione all'interno del territorio dello Stato italiano: con la legge 30 marzo 2004, n. 92, infatti, è stato istituito il Giorno del ricordo, una solennità civile nazionale celebrata il 10 febbraio di ogni anno, che mira a conservare e rinnovare "la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo degli istriani, dei fiumani e dei dalmati italiani dalle loro terre durante la seconda guerra mondiale e nell'immediato secondo dopoguerra (1943-1945), e della più complessa vicenda del confine orientale";

            nella ricerca delle derive totalitaristiche, occorre sottolineare come siano ben altre le esperienze politiche attualmente esistenti e che sono classificate con "non democratiche", tra le quali spiccano sicuramente le nazioni ispirate a ideologia comunista o socialista e quelle soggiogate all'islamismo;

            nel mondo ci sono 206 Stati, di cui 196 riconosciuti sovrani. 34 di questi sono guidati dall'ideologia comunista o socialista: 5 (Corea del Nord, Cina, Cuba, Laos, Vietnam) adottano ancora la forma di Stato marxista-leninista, 6 sono socialisti e i restanti hanno un partito comunista al governo o nella maggioranza di governo;

            tra questi ultimi, oltre a quelli già menzionati, spiccano "campioni" della democrazia e dei diritti umani come Angola, Bolivia, Repubblica del Congo, Cambogia, Ecuador, Eritrea, Mozambico, Nicaragua e Venezuela;

            secondo il rapporto "Freedom in the world 2018" della "Freedom House", benemerita associazione non governativa americana fondata nel 1941 da Eleanor Roosevelt e nota in Italia per le preoccupazioni sullo stato della libertà di stampa, solo il 45 per cento degli Stati mondiali e il 39 per cento della popolazione vivono in una condizione di piena libertà;

            il 25 per cento delle nazioni viene classificata come non libera e, ad eccezione del Venezuela, sono tutte collocate nella cintura che unisce l'Africa nera, il Corno d'Africa, il Nord Africa, il Medioriente arabo e arriva alla Cina e al Sudest asiatico;

            il 30 per cento delle nazioni, invece, vive in una situazione parziale libertà: tra questi spiccano i Paesi di ispirazione socialista come quelli del Centroamerica, la Bolivia, l'Equador e le nazioni a maggioranza musulmana come i Paesi dell'Africa equatoriale, il Pakistan, l'Indonesia, il Myanmar e la Malaysia;

            complessivamente, il 37 per cento della popolazione globale vive in Paesi non liberi e il 24 per cento in Paesi parzialmente liberi;

            71 nazioni hanno registrato un deterioramento dei diritti politici e delle libertà civili. Complessivamente, dal 2006 ad oggi, sono 113 le nazioni che hanno registrato un netto deterioramento delle condizioni di libertà;

            la Freedom House si è anche prodigata a stilare una classifica delle 10 peggiori nazioni tra le 49 classificate come non libere e sono, in ordine: Siria, Sud Sudan, Eritrea, Nord Corea, Turkmenistan, Guinea equatoriale, Arabia saudita, Somalia, Uzbekistan, Sudan, Repubblica Centrafricana e Libia;

            a ciò si aggiunga il grandissimo e spesso colpevolmente sottovalutato tema della libertà religiosa e delle correlate persecuzioni per motivi religiose;

            le persecuzioni religiose sono sempre più diffuse, segnano un momento di recrudescenza e, oggi, comportano gravissime e spesso sanguinarie violazioni dei diritti umani fondamentali;

            tra le discriminazioni religiose in particolar modo sono in fase di grande crescita e recrudescenza quelle a discapito dei cristiani nel mondo;

            è noto, infatti, che il rapporto "World watch list 2018" dell'organizzazione non governativa "Open Doors", indichi in oltre 215 milioni i cristiani perseguitati nel mondo;

            a guidare la classifica dei primi 50 Paesi in cui più si perseguitano i cristiani al mondo vi sono Corea del Nord (al vertice per 16 anni consecutivi) e Afghanistan. Per quanto riguarda specificamente l'aspetto delle violenze, è il Pakistan (5° posto nella classifica generale) ad avere l'infelice primato di Paese con il più alto punteggio;

            3.066 cristiani sono stati uccisi a causa della loro fede nel periodo di riferimento tra il 1° novembre 2016 e il 31 ottobre 2017, mentre 15.540 edifici di cristiani (chiese, case private e negozi) sono stati assaltati;

            secondo le stime dell'organizzazione, un cristiano ogni 11,5 nel mondo subisce elevata persecuzione;

            dal 2010, 125 preti sono stati uccisi nel mondo: una media di 15 all'anno; nei primi sei mesi del 2018 sono stati uccisi 18 sacerdoti; ogni 9 giorni un sacerdote viene assassinato;

            in Iraq, dal 2002 ad oggi, i cristiani sono diminuiti da una popolazione di un milione a meno di 300.000, con un'impressionante media di 60-100.000 partenze ogni anno, e se questa tendenze dovesse continuare la comunità cristiana sparirebbe in soli 5 anni;

            tra le nazioni inserite nella lista figurano anche, a titolo di esempio: Somalia, Sudan, Arabia saudita, Maldive, Nigeria, Egitto, Vietnam, Laos, Qatar e Cina;

            sono ancora 12 le nazioni in cui è presente il reato di apostasia (che prevede la condanna a morte per chi decide di lasciare la fede musulmana per un'altra fede): Afghanistan, Iran, Malesia, Maldive, Mauritania, Nigeria, Qatar, Arabia saudita, Somalia, Sudan, Emirati arabi uniti, Yemen;

            molte di queste nazioni sono state classificate anche come "particolarmente preoccupanti" dalla commissione del Governo degli Stati Uniti sulla libertà religiosa a livello internazionale che, nel suo "Annual report", raccomanda al Governo di intervenire nelle sedi opportune contro le violazioni della libertà religiosa;

            l'oppressione islamica e il nazionalismo religioso continuano ad essere la fonte principale di persecuzione dei cristiani e di altre minoranze, con l'esempio emblematico del Pakistan;

            la maggior parte delle discriminazioni religiose avviene proprio nelle terre della prima cristianità con il neanche sottaciuto scopo di cancellare la presenza cristiana da quelle terre,

                    impegna il Governo:

            1) a contrastare in campo internazionale il fenomeno dei totalitarismi chiedendo alla comunità internazionale di intervenire con gli strumenti delle sanzioni e con tutti gli strumenti ritenuti più opportuni;

            2) a contrastare a livello nazionale qualsiasi fondazione o associazione o movimento che esalti o promuova l'integralismo islamico o altri fenomeni di totalitarismo di qualunque matrice esso sia;

            3) ad adottare ogni iniziativa ritenuta più opportuna per contrastare la diffusione della propaganda ideologica basata sull'odio religioso o su altre forme di totalitarismo, con particolare riferimento alle campagne via web, anche proponendo campagne di sensibilizzazione nelle scuole di ogni ordine e grado;

            4) a contrastare ogni forma di violenza e propaganda violenta contro il credo religioso dei singoli cittadini ed ogni forma di esaltazione di attuali regimi di natura totalitaria;

            5) ad adottare iniziative volte a contrastare l'utilizzo della simbologia religiosa in chiave di violenta propaganda contro altri credi religiosi, in specie se proveniente da associazioni, fondazioni o movimenti legati all'integralismo islamico.

(1-00428) (19 ottobre 2021)

Bernini, Ciriani, Romeo, Gallone, Rauti, Tosato, Candiani, Modena. -             Il Senato,

                    premesso che:

            sabato 9 ottobre 2021 si è tenuta a Roma una manifestazione di protesta contro l'obbligo di possesso della certificazione verde per i lavoratori; secondo i dati della Questura, alla manifestazione hanno partecipato circa 10.000 persone, tra cui moltissime famiglie con bambini;

            le istanze pacifiche e democratiche della grande maggioranza dei manifestanti sono tuttavia passate in secondo piano a causa di alcune decine di individui che, dopo essersi staccati dal corteo, hanno preso d'assalto la sede della CGIL, dove sono state danneggiate suppellettili ed impianti; a questo inaccettabile atto di vandalismo e di intimidazione sono seguiti disordini al policlinico Umberto I, dove alcuni medici e infermieri sono stati aggrediti;

            per effetto degli scontri con le forze dell'ordine, che hanno riportato diversi feriti, alcuni individui appartenenti a queste frange violente sono stati arrestati; tra loro, sono stati individuati esponenti del movimento di Forza Nuova;

            alla luce di tali fatti, è stata avanzata da alcune forze politiche di maggioranza la proposta di sciogliere il movimento neofascista ed è stata richiamata in proposito la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione, che sancisce il divieto di ricostituzione del partito fascista, e la sua disposizione attuativa, la legge 20 giugno 1952, n. 645, detta "legge Scelba"; nel rispetto dei principi sanciti dagli articoli 18 e 49 della Costituzione, che tutelano i partiti e stigmatizzano tutte le organizzazioni che non sono in linea con i principi costituzionali della democrazia, la legge Scelba contempla la possibilità di scioglimento per decreto come extrema ratio rispetto alla mancanza nel sistema ordinamentale di altri strumenti per raggiungere il medesimo obiettivo;

            l'ordinamento italiano prevede, sia a livello costituzionale che normativo, forme di controllo e restrizione nei confronti di movimenti sovversivi; nondimeno è importante sottolineare come queste abbiano sempre incontrato un'applicazione restrittiva, in ottemperanza al carattere liberale e democratico del nostro sistema, e coerente al dettato costituzionale nel suo complesso, in particolare con riferimento al nucleo insopprimibile dei principi del nostro ordinamento fondamentale; non è infatti nello spirito del nostro ordinamento costituzionale consentire l'adozione di misure di restrizione delle libertà fondamentali, tanto più di quelle di natura politica, senza un'attenta ponderazione della pluralità di interessi in gioco;

            appare convincente, in questo senso, l'interpretazione sostenuta da autorevole dottrina costituzionalistica che riconduce il divieto della XII disposizione transitoria e finale non solo al "disciolto partito fascista", ma ad ogni partito che "sotto qualsiasi forma", perseguendo l'instaurazione di dittature o l'abbandono dei principi democratici, ne richiami le caratteristiche; ciò appare più coerente con lo spirito che i Padri costituenti hanno inteso imprimere alla nostra Carta, nel senso che il contrasto all'ideologia fascista non può essere intesa solo come la resistenza verso una realtà storica ben determinata (le contingenze storiche al momento della sua redazione non potevano che richiedere la presenza di una tale clausola), ma anche nei confronti di tutte le istanze ideologico-programmatiche estremiste e violente;

            quanto richiamato emerge con chiarezza anche dalla lettera dell'articolo 2 della legge 20 giugno 1952, n. 645, la cui portata si dispiega nei confronti di movimenti di ogni ispirazione politica nella misura in cui esaltino la violenza come metodo di lotta politica;

            sulla base di queste premesse, a livello giurisprudenziale, sono state enucleate alcune condizioni pratiche per l'applicazione della misura di scioglimento così delicata e radicale, che incide intensamente sugli spazi di libertà degli individui; tra queste condizioni rientrano la presenza di una condotta violenta, la chiara intenzione di ricondurre tale violenza al sovvertimento dell'ordine costituzionale e la concreta pericolosità del movimento;

            questi criteri sono stati concepiti e utilizzati nei tre casi di scioglimento di associazioni neofasciste che si sono verificati nella storia repubblicana, tutti peraltro operati su impulso dell'autorità giudiziaria e non su iniziativa del Governo; data l'estrema delicatezza dell'oggetto, la magistratura e il Governo, come più volte sottolineato dalla Corte costituzionale, sono dunque chiamati ad applicare la normativa sulla condotta politico-eversiva "secondo lo spirito della Costituzione per una adeguata applicazione al caso concreto" (sentenza n. 74 del 1958);

            non va dimenticato che nel nostro ordinamento esistono altre fattispecie di reati politici atte proprio a reprimere condotte associative sovversive non specificamente riconducibili al fascismo: è il caso del delitto di associazione sovversiva, previsto dall'articolo 270 del codice penale; l'assalto alla sede della CGIL portato avanti da esponenti di Forza Nuova costituisce non solo un grave atto contro l'ordine pubblico, ma anche un'intollerabile lesione dei valori costituzionali del nostro sistema;

            episodi di violenza simili non sono, purtroppo, sconosciuti nella storia recente del nostro Paese, si pensi ai disordini causati a Genova dai centri sociali legati alla rete "Indymedia" durante il G8 del 2001; e più recentemente, alle devastazioni in seguito ad un corteo antifascista promosso dal centro sociale "Kavarna" di Cremona (25 gennaio 2015); al pestaggio da parte di una quindicina di esponenti dei centri sociali torinesi di due militanti del gruppo studentesco "Aliud" (12 novembre 2019); all'assalto contro il Comune di Torino, ricoperto di uova e vernice, e al rogo dell'effige del Presidente del Consiglio dei ministri (Torino, 10 ottobre 2021); alle violenze dei "no TAV" contro le forze dell'ordine e i simboli delle istituzioni; alle decine di aggressioni ad esponenti del centrodestra e della sinistra parlamentare negli ultimi anni;

            questi fatti di assoluta violenza ingenerano nell'opinione pubblica allarme sociale e minacciano la convivenza libera e democratica tra i cittadini;

            altrettanto gravi episodi di violenza sono da imputarsi a organizzazioni ed associazioni legate tanto alla sinistra estrema quanto all'estrema destra e al radicalismo islamico, attivamente impegnate nella propaganda antisemita indirizzata strumentalmente contro lo Stato d'Israele, certamente perseguibili ai sensi della legge Scelba, e, soprattutto, ai sensi dell'articolo 270 del codice penale;

            dalla Relazione sulla politica dell'informazione per la sicurezza 2020 della Presidenza del Consiglio dei ministri si evince, inoltre, che «le evidenze raccolte dall'Intelligence nel 2020, sistematicamente condivise con le Forze di polizia, fanno stato di come l'anarco-insurrezionalismo resti la componente eversiva endogena più vitale», con 98 attentati terroristici riconducibili all'area anarchica nel 2019 e 24 attentati e 52 arrestati nel 2020;

            ad ogni modo, è necessario evitare pericolose strumentalizzazioni all'interno del dibattito politico-istituzionale, distinguendo in maniera chiara il piano della tutela della salute e delle resistenze alle azioni governative relative alle misure adottate in tale ambito, da quello più strettamente politico, legato a contrapposizioni di tipo ideologico che rischiano di compromettere i successi registrati nel fronteggiare l'emergenza sanitaria che consentono la ripartenza del Paese,

                    impegna il Governo:

            1) ad adottare tempestivamente ogni misura prevista dalla legge per contrastare tutte, nessuna esclusa, le realtà eversive che intendano perseguire il sovvertimento dei valori fondamentali dell'ordinamento costituzionale e, di conseguenza, che rappresentano un concreto pericolo per l'impianto democratico;

            2) a dare seguito, con sollecitudine, per quanto di competenza e secondo legge, alle verifiche e agli accertamenti della magistratura in ordine agli episodi del 9 ottobre 2021 richiamati in premessa.