Legislatura 19ª - 3ª e 4ª riunite - Resoconto sommario n. 2 del 15/10/2025
Azioni disponibili
RISOLUZIONE APPROVATA DALLE COMMISSIONI
SULL'AFFARE ASSEGNATO N. 620
(Doc. XXIV, n. 33)
Le Commissioni riunite,
a conclusione della prima fase dell'esame dell'affare assegnato sulle ingerenze straniere nei processi democratici degli Stati membri dell'Unione europea e nei Paesi candidati (atto n. 620), deferito in data 20 dicembre 2024, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, e per gli effetti di cui all'articolo 50, comma 2, del Regolamento;
tenuto conto dei contributi emersi nell'ambito delle audizioni, svolte nelle sedute dell'11 marzo 2025, 29 aprile 2025, 6 maggio 2025, 25 giugno 2025 e 8 luglio 2025;
premesso che:
le ingerenze straniere costituiscono un problema esistenziale per le democrazie europee. Alcuni soggetti statali e non statali stranieri, esterni all'Unione europea, ricorrono sempre più spesso alla manipolazione delle informazioni e ad altre tattiche per interferire nei processi democratici degli Stati membri e dei Paesi candidati.
Gli attacchi utilizzano tecniche per ingannare le persone e incidere sui loro comportamenti, anche e soprattutto nelle occasioni di voto. Tali metodi consistono nell'amplificare i dibattiti controversi, nel dividere, polarizzare e sfruttare le vulnerabilità delle società, nel promuovere l'incitamento all'odio, nell'alterare l'integrità delle elezioni democratiche e dei referendum, creando sfiducia nei confronti delle autorità pubbliche e dell'ordine democratico liberale, con l'obiettivo di destabilizzare le democrazie europee e, più in generale, i Paesi dell'Occidente.
In tali casi, la conoscenza reale dei fatti è in pericolo, con il rischio di trovare, a domande lecite, risposte errate, o meglio disinformate o "misinformate", con la conseguenza di deviare l'opinione pubblica, minare la fiducia nelle istituzioni e destabilizzare i sistemi democratici.
Le ingerenze straniere costituiscono, quindi, una grave violazione dei valori e dei principi universali su cui si fonda l'Unione europea, quali la dignità umana, la libertà, l'uguaglianza, la solidarietà, il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, la democrazia e lo Stato di diritto.
Il punto fondamentale su cui le ingerenze operano è il concetto di informazione e la sua percezione da parte del cittadino. L'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa - nel 2021 - l'aveva definito "diritto alla conoscenza", ossia il diritto ad avere tutti gli strumenti per comprendere ciò che accade "al di fuori di noi" per formare poi, dentro di noi, un'idea o un pensiero.
Tuttavia, per garantire il "diritto alla conoscenza", occorre assicurare, da un lato, la qualità ai servizi di media quale presidio della qualità dell'informazione e antidoto alla disinformazione (come ben evidenziato nel regolamento europeo sulla libertà dei media n. 2024/1083); dall'altro, occorre prevedere strumenti di tutela contro le azioni intenzionali finalizzate a falsare o stravolgere la conoscenza dei fatti e delle informazioni, addirittura anche attraverso video creati ad hoc mediante tecniche di intelligenza artificiale.
Sono poi le stesse Carte europee dei diritti a fissare i contenuti e i limiti della libertà di informazione, con particolare riferimento al diritto a essere correttamente informati.
considerato che:
di fronte a questo scenario estremamente preoccupante, anche e soprattutto per gli effetti che le interferenze esterne producono nelle elezioni degli Stati membri dell'Unione e dei Paesi candidati a farne parte, la 3ª Commissione (Affari esteri e difesa) e la 4ª Commissione (Politiche dell'Unione europea) del Senato hanno avviato, dal gennaio 2025, uno specifico approfondimento (affare assegnato n. 620) che ha come obiettivo quello di verificare in concreto le modalità attraverso le quali siffatte ingerenze si producono negli ordinamenti degli Stati democratici e, alla luce degli elementi acquisiti anche nel corso delle audizioni, elaborare proposte che possano dare una risposta efficace nel contrasto a questi fenomeni che costituiscono - si ribadisce - un problema esistenziale per le nostre democrazie.
Sta, infatti, emergendo sempre più chiaramente la necessità di organizzare una risposta chiara ed efficace a livello europeo alle varie forme di manipolazione e di condizionamento delle istituzioni democratiche e dell'opinione pubblica, che hanno come obiettivo finale quello di destabilizzare o comunque indebolire le democrazie europee.
Si tratta di interferenze di natura "malevola" che si presentano in forme ibride, sempre più sofisticate e tecnologicamente avanzate: dagli attacchi hacker sui sistemi aziendali o istituzionali, all'uso di piattaforme social per diffondere fake news o per orientare l'opinione pubblica.
Come evidenziato nella Relazione 2025 del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza della Presidenza del Consiglio dei ministri, presentata al Parlamento lo scorso 5 marzo, queste attività non sono né episodiche né improvvisate: sono frutto di strategie ben organizzate, riconducibili a Paesi come Cina, Russia, Iran e Corea del Nord, che impiegano sistematicamente campagne di disinformazione e propaganda come strumenti geopolitici.
In Europa, peraltro, è sempre più evidente come le ingerenze colpiscano sempre più aggressivamente i Paesi candidati ad aderire all'Unione. Lo testimoniano i recenti fatti avvenuti nelle elezioni politiche in Georgia e nel referendum in Moldova. Il medesimo pericolo di ingerenza si sta manifestando anche nel contesto dei Paesi dei Balcani Occidentali, dove è forte l'influenza di Russia e Cina. La presenza dell'Unione è più che mai vitale e importante per sostenere tutti i Paesi candidati nella lotta contro le interferenze esterne e proseguire le politiche di allargamento, che rappresentano sempre di più una priorità strategica fondamentale per l'Unione europea e per l'Italia.
Si è, quindi, davanti a rischi istituzionali molto gravi e rilevanti. Motivo per cui è necessario affrontare con urgenza questo argomento e attivarsi per rafforzare la difesa della nostra democrazia. In questo primo documento, le Commissioni riunite formulano alcune prime valutazioni alla luce di quanto emerso nel corso degli approfondimenti sinora svolti;
considerato, in particolare, che:
un ambito a cui le Commissioni riunite hanno ritenuto di dare priorità assoluta è quello della diffusione della propaganda, e in particolare della propaganda russa, tra i giovani.
Il massiccio utilizzo da parte dei giovani delle piattaforme social li espone pesantemente alle possibili manipolazioni cognitive. Se si riflette sul fatto che, secondo un sondaggio del Pew Research Center, il 17 per cento degli adulti americani si informa regolarmente su TikTok rispetto al 3 per cento del 2020 e che, nella fascia 18-29 anni, questa percentuale sale al 39 per cento, si è dinanzi a una problematica molto insidiosa. E non c'è ragione di pensare che la situazione in Europa non sia similare.
Si tratta, dunque, di proteggere la democrazia nelle sue più profonde radici da chi la vuole destabilizzare attraverso mezzi che, in modo sempre più efficace, creano e consolidano disinformazione.
Come bene evidenziato da Ander Bruckestand, la propaganda russa non ha soltanto obiettivi di breve-medio termine, come, ad esempio, condizionare il sostegno occidentale all'Ucraina, ma ha anche obiettivi di più lungo periodo, tra cui far adottare alle nostre opinioni pubbliche il punto di vista russo, con un impatto significativo sulla percezione della realtà e sulle opinioni dei giovani, influenzando anche la loro visione del mondo e le loro scelte future.
È fondamentale, quindi, che si adottino misure per contrastare tale tipo di propaganda e promuovere una visione più equilibrata e informata della realtà. Queste potrebbero includere: l'educazione ai media e a un approccio critico alle fonti di informazione; la promozione di una cultura della verifica dei fatti e delle fonti; lo sviluppo di programmi di formazione e di sensibilizzazione sui rischi della propaganda e della disinformazione; il supporto alle fonti di informazione indipendenti e di qualità.
È, inoltre, importante che il mondo dell'istruzione e della formazione e tutte le realtà educative lavorino per rafforzare nelle più giovani e nei più giovani il senso critico fondamentale per resistere alle influenze negative della propaganda;
considerati i contributi di rilevante spessore, offerti dalle autorevoli personalità sentite nel primo ciclo di audizioni, e in particolare:
- la dottoressa Antoinette Nikolova, Direttrice della Balkan Free Media Initiative, nell'audizione dell'11 marzo 2025, ha affermato che la libertà di espressione è un pilastro della democrazia, ma deve essere difesa da chi la sfrutta per diffondere propaganda e manipolare l'opinione pubblica. La protezione del sistema democratico richiede un intervento urgente ed efficace contro la disinformazione, che non è solo un problema di fake news, ma un fenomeno strutturale che colpisce l'intero ecosistema informativo. Per contrastarla serve un approccio coordinato tra Governi, aziende, piattaforme digitali e cittadini.
Le proposte formulate dalla direttrice Nikolova riguardano: educare il pubblico a riconoscere le fake news prima che si diffondano (prebunking, anziché debunking); obbligare le aziende pubblicitarie a una maggiore responsabilità, con un controllo più rigoroso sugli annunci e una maggiore trasparenza sulle piattaforme pubblicitarie; coinvolgere maggiormente il settore privato e le istituzioni, con un supporto al giornalismo di qualità e con regolamentazioni più severe sulle piattaforme digitali; assicurare maggiore trasparenza sui social media, con accesso ai dati per i ricercatori indipendenti e sanzioni per chi diffonde volontariamente disinformazione sistematica;
- l'avvocato Stefano Mele, membro del Comitato Atlantico italiano, nella sua audizione dell'11 marzo 2025, ha sostenuto che l'Italia e l'Unione europea dovrebbero adottare un piano strutturato e coordinato per difendere i processi democratici.
Ha sostenuto che le principali azioni che si potrebbero intraprendere includono: il rafforzamento della regolamentazione sulla disinformazione e l'intelligenza artificiale, imponendo trasparenza sugli algoritmi delle piattaforme digitali e sulla diffusione di deepfake; una migliore cooperazione internazionale per un coordinamento efficace nella lotta alle interferenze straniere; l'educazione digitale e l'alfabetizzazione mediatica, per fornire ai cittadini le capacità cognitive necessarie e gli strumenti di analisi critica delle informazioni che costantemente ricevono; il rafforzamento della protezione informatica delle infrastrutture elettorali e delle istituzioni strategiche.
Tuttavia, ha anche raccomandato di prestare grande attenzione alle modalità di contrasto che si utilizzeranno, come, ad esempio, il controllo di ciò che viene pubblicato online dai cittadini. Un uso imprudente del controllo, infatti, potrebbe causare due effetti negativi: il primo è il rischio di indebolire le libertà fondamentali, come quella di espressione; il secondo, invece, è il rischio di aumentare il malcontento degli stessi cittadini, che potrebbero percepire le ingerenze sulle loro libertà come arbitrarie e lesive dei diritti;
- l'onorevole Nathalie Loiseau, Presidente della Commissione speciale sullo Scudo europeo per la democrazia del Parlamento europeo, nella sua audizione del 29 aprile 2025, ha sostenuto che le democrazie europee subiscono una crescente minaccia da parte di attori autoritari, come Russia, Cina, Iran e Corea del Nord, e da attori non statali, che usano la manipolazione informativa come arma.
Le ingerenze mirano a minare la credibilità del modello democratico liberale, sfruttando la libertà e l'apertura dei sistemi europei. Particolare attenzione è posta al ruolo delle grandi piattaforme tecnologiche e all'uso dell'intelligenza artificiale per disinformare (come i deepfake). In questo contesto, risulta ancora più evidente l'importanza del lavoro della Commissione da lei presieduta, incaricata di monitorare le minacce, valutare le leggi esistenti (ad esempio quelle sui servizi digitali o sulla libertà dei media) e proporre raccomandazioni.
La presidente Loiseau ha, quindi, sottolineato l'importanza della resilienza sociale, del fact-checking, della collaborazione tra Stati e Istituzioni europee e del supporto attivo alle organizzazioni non governative, ai media indipendenti e alle università. Ha, infine, invocato più trasparenza nei rapporti internazionali accademici e un sostegno mirato ai Paesi candidati all'ingresso nell'Unione europea, spesso i più vulnerabili;
- il dottor Beniamino Irdi, Senior Fellow presso lo Scowcroft Center for Strategy and Security dell'Atlantic Council, nella sua audizione del 6 maggio 2025, ha ricordato le difficoltà dei sistemi democratici nel riconoscere le minacce ibride: interferenze elettorali, coercizione economica, disinformazione, immigrazione strumentalizzata, sabotaggio delle infrastrutture critiche e attacchi cibernetici. Le campagne ibride hanno, infatti, due caratteristiche che contribuiscono a nasconderne o dissimularne la gravità: la dispersione, che cela l'azione delle minacce, e la gradualità, che ne occulta la persistenza.
Le democrazie occidentali si stanno confrontando con avversari sistemici in grado di mobilitare ingenti risorse economiche e militari. La rivoluzione digitale ha reso le infrastrutture e le economie occidentali più vulnerabili alle interferenze remote e anonime e ha amplificato contemporaneamente gli effetti della disinformazione e dell'influenza cognitiva. Quest'ultima è resa più massiva dall'esposizione dei giovani ai social network e dalla loro eccessiva pervasività, indotta dagli algoritmi e aggravata da una scarsa alfabetizzazione mediatica.
Le risposte che dovrebbero essere date riguardano: una maggiore consapevolezza della minaccia da parte della classe politica e delle autorità preposte al contrasto; il mantenimento di un alto livello di istruzione e il rafforzamento delle capacità cognitive dei giovani; la ridefinizione del concetto di "dato sensibile" alla luce dell'ascesa dell'intelligenza artificiale; la conoscenza del targeting algoritmico; l'inserimento della ricerca accademica, della sanità e dei materiali critici nei processi di sicurezza nazionale e la garanzia di una comunicazione permanente tra le istituzioni, oltre che con i privati, competenti per questi ambiti; l'adozione di una strategia comune tra gli Stati;
- il professor Fabrizio Luciolli, Presidente del Comitato Atlantico Italiano, nella sua audizione del 6 maggio 2025, ha ricordato come l'Europa rimanga, quasi solitaria, il caposaldo di determinati valori e princìpi, di cui la corretta informazione rappresenta uno dei perni fondamentali. I temi dell'ingerenza e della disinformazione sono un problema esistenziale dei nostri sistemi democratici perché violano il diritto del cittadino ad avere un'informazione corretta e minano il senso di fiducia nelle istituzioni democratiche.
La minaccia diretta alla sicurezza proviene principalmente dalla Russia e trova delle costanti che risalgono nel tempo. La differenza è che sono cambiati gli scopi perseguiti dall'odierna Federazione russa, rispetto a quelli della guerra fredda: non più affermare la superiorità del modello sovietico, ma esacerbare le differenze, minare dall'interno le società, alimentando le divisioni religiose, etniche, economiche e indebolendo la fiducia dei cittadini nelle Istituzioni democratiche. Tuttavia, la metodologia è rimasta la stessa, aggiornata alle nuove tecnologie, e agisce anche attraverso i mezzi di comunicazione, applicando tecniche come il gaslighting, il sealioning e l'astroturfing.
Le azioni di contrasto da intraprendere rientrano in un equilibrio molto delicato, nel quale collocare il cursore fra libertà e sicurezza. È compito del legislatore, quindi, trovare il giusto compromesso fra la tutela delle libertà dell'individuo e i limiti che vanno posti a queste libertà per garantire la sicurezza. È, in ogni caso, necessario un serio coordinamento internazionale.
Un punto da sottolineare riguarda l'educazione nelle scuole, poiché il programma di contrasto dovrebbe essere modellato soprattutto sulle nuove generazioni e investire in maniera molto più efficace e coordinata le sue risorse a tale scopo.
- Sir William Browder, CEO di Hermitage Capital Management, nell'audizione del 25 giugno 2025, ha ricordato la sua vicenda, che ha coinvolto anche il suo avvocato Magnitskij, ucciso per aver svelato una rete di corruzione in Russia. Ha ricordato come la disinformazione russa abbia commissionato un film-documentario falso, promosso massicciamente sui social media, e abbia persino assunto e ben retribuito personaggi famosi o istituzionali, specie negli Stati Uniti, nell'ambito di un'operazione di interferenza volta a ingenerare dubbi sulle affermazioni di Browder e a sabotare i tentativi di far approvare la legge Magnitskij in tutto il mondo.
A suo avviso, sono fondamentali alcune azioni concrete per contrastare la disinformazione: il coinvolgimento dei servizi di sicurezza nell'attività di vigilanza e controllo; l'adozione di una legge analoga alla legge "Fara" americana (Foreign Agents Registration Act) per la registrazione degli agenti stranieri, la quale prevede che se si ha la nazionalità americana e si agisce in nome di Governi stranieri, al fine di influenzare la politica americana o per fare lobbying, bisogna farlo in maniera pubblica. Una legge di questo tipo può essere efficace perché prevede conseguenze penali per coloro che rappresentano illegalmente interessi stranieri. Infine, Browder ha posto l'accento sugli utilizzatori dei social media, i quali dovrebbero essere individuabili e rintracciabili. Tale tracciabilità aiuterebbe molto il controllo della diffusione della disinformazione;
- la dottoressa Marta Ottaviani, giornalista e scrittrice, nella sua audizione dell'8 luglio 2025, ha affermato che la guerra non lineare rappresenta la forma contemporanea del conflitto bellico: invisibile, continua e adattiva. La guerra non lineare si distingue per due tratti essenziali: la sua impalpabilità e il suo essere perpetua. L'impalpabilità deriva dalla capacità di mascherarsi, di agire sotto soglia, di utilizzare strumenti non militari per fini strategici: fake news, manipolazione dell'opinione pubblica, cyberattacchi, pressione migratoria e infiltrazione politica. Le operazioni non lineari, inoltre, si svolgono in continuazione.
Una roadmap ideale per contrastare la guerra non lineare dovrebbe contenere i seguenti passaggi: investire nella sicurezza digitale e nella protezione delle infrastrutture critiche; adottare meccanismi sanzionatori per chi viola le regole; sostenere l'alfabetizzazione mediatica nelle scuole; garantire il giornalismo indipendente; assicurare la vigilanza sulle piattaforme; rendere trasparenti i finanziamenti ai partiti, alle organizzazioni non governative, ai think tank e ai media; costruire una cultura strategica comune contro una guerra che si svolge sotto forma di messaggi, piattaforme, appelli, narrative, e che può essere vinta solo se riconosciuta per tempo;
- il dottor Mattia Caniglia, Affiliate Lecturer dell'Università di Glasgow, nella sua audizione dell'8 luglio 2025, ha specificato che quando si parla di disinformazione, manipolazione informativa e ingerenze straniere non ci si riferisce a episodi isolati. Si tratta, piuttosto, di strumenti deliberati di guerra ibrida, utilizzati con l'obiettivo di interferire nei processi politici, indebolire le istituzioni e minare la coesione sociale. Ha citato, al riguardo, l'operazione Doppelgänger, che ha messo in evidenza come attori collegati alla Russia si siano avvalsi di agenzie di pubbliche relazioni per inserire falsi articoli e inserzioni su media mainstream, camuffandoli da contenuti autentici. Attiva da maggio 2022, Doppelgänger, ha raggiunto oltre 38 milioni di utenti in Europa.
Ha poi raccomandato alcune direttrici di intervento: riconoscere le minacce ibride, la manipolazione informativa e le ingerenze come una sfida per la sicurezza e per lo sviluppo del Paese; trasformare il ritardo accumulato dall'Italia in un'opportunità per evitare gli errori commessi da altri nei tentativi di risposta, proponendo un'iniziativa per mappare e analizzare le migliori pratiche adottate a livello europeo e nei Paesi terzi (come Ucraina e Moldova), coinvolgendo gli esperti italiani del settore; la partecipazione attiva ai processi di policy-making europeo e transatlantico; la necessità di assicurare che la risposta alle minacce ibride non venga soltanto dalle strutture istituzionali, ma anche dai media, dalle università, dalle tech companies e dalla società civile; la destinazione di parte del PIL a programmi di formazione specifica per i pubblici funzionari e per l'alfabetizzazione informatica e mediatica di studenti e docenti; in assenza di un Consiglio di Sicurezza Nazionale, la necessità di istituire un organo di coordinamento interistituzionale con specifico mandato operativo;
considerate le iniziative adottate dalle Istituzioni europee, e in particolare:
- il Consiglio europeo, che è l'organo che definisce gli orientamenti e le priorità politiche generali, ha imposto l'adozione urgente di strumenti operativi per contrastare le ingerenze straniere.
Si ricordano al riguardo le Conclusioni del dicembre 2024, in cui il Consiglio europeo ha condannato fermamente la campagna ibrida messa in atto dalla Russia nei confronti dell'Unione europea e degli Stati membri, che include sabotaggi, perturbazioni delle infrastrutture critiche, attacchi informatici, manipolazione delle informazioni e ingerenze, nonché tentativi di minare la democrazia, anche nel processo elettorale. Ha invitato l'Unione europea e gli Stati membri a continuare a rafforzare la loro resilienza e a sfruttare appieno tutti i mezzi a disposizione per prevenire e scoraggiare le attività ibride della Russia e per rispondervi.
Lo stesso Consiglio aveva approvato il 21 maggio 2024 un documento sulla resilienza democratica e sulla salvaguardia dei processi elettorali da ogni forma di ingerenza straniera;
- il Parlamento europeo, sulla scorta delle precedenti Commissioni speciali sulle interferenze straniere nei processi democratici dell'Unione europea (INGE e INGE 2), anche nella presente legislatura ha istituito una Commissione speciale sullo Scudo europeo per la democrazia (EUDS), presieduta dall'onorevole Loiseau, audita dalle Commissione riunite, che sta proseguendo questo importante lavoro.
La Commissione speciale EUDS, il 29 aprile 2025, ha reso pubblico un documento di lavoro in cui riporta le sue conclusioni e raccomandazioni preliminari, dando così un primo contributo ai lavori della Commissione europea per la prevista comunicazione sullo Scudo europeo per la democrazia.
Per quanto riguarda la governance, viene prospettata una nuova struttura europea indipendente, con la caratteristica di poter agire con immediatezza per aggredire e neutralizzare le minacce nella fase più precoce possibile. Tale coordinamento di pronta risposta si aggiungerebbe alle capacità già sviluppate negli Stati membri, relative al rilevamento, all'analisi e alla comprensione delle minacce di interferenze straniere.
La resilienza digitale in Europa dovrebbe essere rafforzata contro le campagne di disinformazione, che sono veicolate online tramite i social media e che sfruttano anche piccoli influencer, messaggistica privata e attacchi informatici con l'uso dell'intelligenza artificiale.
Il documento sottolinea, inoltre, l'importanza di sviluppare l'innovazione tecnologica europea, per ridurre la dipendenza dai giganti tecnologici stranieri.
Occorre poi promuovere il ruolo dei mezzi di comunicazione indipendenti e della società civile. Nell'ambito dell'informazione, vengono richiamati il regolamento europeo sulla libertà dei media (EMFA) e la direttiva anti-SLAPP (Strategic Lawsuits Against Public Participation) contro le intimidazioni, atti chiamati a dare una tutela dalle ingerenze straniere.
Particolare attenzione è data anche alle reti civili di fact-checking, che svolgono un ruolo fondamentale contro la disinformazione.
Anche la Strategia europea per la società civile, che la Commissione europea ha preannunciato per il 2025, dovrebbe essere integrata nel quadro dello Scudo democratico europeo. Le società civili svolgono, infatti, un ruolo cruciale nel rilevare e nel combattere i tentativi di ingerenze straniere nei processi democratici.
Una delle principali preoccupazioni resta la dipendenza dell'Unione da attori stranieri e da tecnologie di fabbricazione estera nelle infrastrutture critiche e nelle catene di approvvigionamento, non da ultimo per quanto riguarda materie prime critiche, semiconduttori e medicinali, e le vulnerabilità create dagli investimenti diretti esteri (IDE) utilizzati come strumento geopolitico, come evidenziato dalla Strategia europea sulla sicurezza interna (ProtectEU Strategy).
Lo Scudo democratico dovrebbe anche avere una dimensione esterna, con particolare riguardo alla difesa dei Paesi candidati.
Questione centrale dello Scudo democratico europeo è la protezione dell'integrità delle elezioni. Si intende, quindi, valutare come rafforzare la rete di cooperazione europea European Cooperation Network on Elections (ECNE) e anche come integrare la tutela delle infrastrutture elettorali digitali nella direttiva CER (Critical Entities Resilience). Inoltre, una maggiore trasparenza servirebbe nel finanziamento delle forze politiche, considerati i casi di sostegno ricevuto da forze estremiste.
Occorre prevedere adeguate contromisure sanzionatorie a partire dall'identificazione esplicita dei Paesi di provenienza delle minacce e non solo dei singoli individui o aziende, andando anche oltre il quadro normativo antiriciclaggio e antiterrorismo.
Infine, lo Scudo democratico europeo dovrebbe essere integrato anche con la preparazione europea civile e militare, poiché la guerra ibrida può portare a vere crisi su larga scala con gravi impatti sulla sicurezza, la società e l'economia;
- la Commissione europea aveva già, nel precedente mandato della presidente Von der Leyen, preannunciato l'adozione di uno Scudo per la democrazia europea e ora si attende, per il terzo trimestre del 2025, l'approvazione di questo nuovo documento che servirà da bussola di riferimento per guidare le Istituzioni europee e gli Stati membri nel contrasto a tutte le ingerenze malevole.
Alcune importanti indicazioni sono state fornite nel corso dell'audizione della Vicepresidente Esecutiva della Commissione europea per la sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, Henna Virkkunen, svolta il 17 luglio 2025 congiuntamente con altre Commissioni del Senato e della Camera dei deputati. La Vicepresidente ha evidenziato come siano tre gli ambiti fondamentali di intervento.
Innanzitutto, il ruolo dei mezzi di comunicazione. Le comunicazioni di qualità sono fondamentali. Il mondo dei media nell'Unione è sotto pressione a causa della situazione economica determinata dalla diminuzione delle vendite dei quotidiani su carta e della pubblicità, che riguarda soprattutto il settore online. È necessario, quindi, assicurare al settore di media un adeguato finanziamento e una maggiore sicurezza economica, in modo tale che gli Stati membri possano contare su un panorama di media indipendenti, pietra miliare per le democrazie europee e a loro volta garanzia per i cittadini di un'informazione di qualità.
Il secondo ambito è l'alfabetizzazione digitale e mediatica, necessaria a riconoscere e a far fronte alle campagne di disinformazione e alle innumerevoli fake news. Pertanto, è quanto mai importante migliorare la resilienza delle Istituzioni e di tutti i cittadini, con particolare riguardo sia ai giovani sia alle persone più anziane. Per quanto riguarda i cittadini della terza età, è importante garantire anche a loro competenze digitali, affinché possano avere accesso ai servizi online e disporre delle capacità necessarie per seguire il flusso di informazioni nell'ambiente digitale.
In terzo luogo, le piattaforme online devono assumersi le proprie responsabilità. Devono arginare la diffusione di informazioni false e lo possono fare con verifiche fattuali, come le piattaforme di META all'interno dell'Unione, che segnalano contenuti dubbi, oppure implementano sistemi di segnalazione da parte degli utenti stessi. Ci sono, quindi, diversi strumenti da poter utilizzare e le piattaforme dispongono degli strumenti idonei a evitare la diffusione di disinformazione e notizie false. Tuttavia, c'è molto ancora da fare poiché si tratta di un contesto molto sfidante e le nostre democrazie nell'Unione europea sono sotto attacco.
La presidente von der Leyen, poi, in occasione del suo discorso sullo Stato dell'Unione 2025, tenutosi a Strasburgo il 10 settembre scorso, ha ricordato come la nostra democrazia sia sotto attacco, come la manipolazione delle informazioni e la disinformazione crescenti stiano dividendo le nostre società, erodendo non solo la fiducia nella verità, ma anche nella democrazia stessa.
Ha conseguentemente menzionato il bisogno urgente dello scudo europeo per la democrazia e la necessità di maggiori capacità per monitorare e individuare la manipolazione delle informazioni e la disinformazione. Ha, quindi, annunciato di voler istituire un nuovo centro europeo per la resilienza democratica (European Centre for Democratic Resilience), che riunirà tutte le competenze e le capacità degli Stati membri e dei Paesi vicini, e di voler avviare un nuovo programma per la resilienza dei media (Media Resilience Programme), che sosterrà il giornalismo indipendente e l'alfabetizzazione mediatica.
Nel rapporto del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE), sulle minacce delle manipolazioni e interferenze informative straniere, pubblicato nel marzo 2025, emerge come lo spazio informativo dell'Unione europea sia diventato un campo di battaglia geopolitico. I dati raccolti evidenziano, infatti, che lo scorso anno oltre ottanta paesi e più di duecento organizzazioni sono stati oggetto di attacchi da parte di manipolazioni e interferenze informative straniere o "FIMI", esercitate da attori stranieri con l'intento di manipolare l'opinione pubblica, alimentare la polarizzazione e interferire con i processi democratici all'interno dell'Unione e in tutto il mondo, per destabilizzare le società europee e minare la posizione globale dell'Unione. Il FIMI è parte integrante delle operazioni militari utilizzate dagli Stati stranieri per preparare il terreno ad azioni cinetiche sul campo, è una grave minaccia per la sicurezza europea e per i paesi che aspirano all'adesione.
Nel dicembre 2024 l'Unione ha imposto le prime sanzioni in assoluto contro le FIMI e che emerge con chiarezza la necessità di continuare a rafforzare le difese europee contro queste pratiche che includono tutto, dal comportamento manipolatorio tramite eserciti di bot, ai contenuti generati dall'intelligenza artificiale e censura. La portata della minaccia richiede reazioni mirate, strettamente coordinate con le istituzioni dell'UE, gli Stati membri dell'UE e i partner internazionali come la NATO e il G7.
L'Assemblea parlamentare della NATO, lo scorso 13 ottobre, nella sua ultima sessione, ha approvato la risoluzione "Rafforzare la resilienza democratica delle società euro-atlantiche" contro le interferenze straniere in cui, con alcune parti sovrapponibili a quanto sta emergendo nel presente affare, ha affermato che occorre: considerare le ingerenze straniere come una minaccia strategica alla sicurezza nazionale e collettiva e alla governance democratica; rafforzare le politiche volte a individuarle, prevenirle e contrastarle in modo efficace; promuovere programmi completi e sostenibili di alfabetizzazione mediatica e digitale, anche attraverso l'istruzione formale e l'apprendimento permanente, al fine di fornire ai cittadini di tutte le età le competenze necessarie per riconoscere e resistere alla manipolazione e alla disinformazione;
considerate le iniziative adottate dagli Stati membri e in particolare:
Alcuni Stati, come la Svezia, i Paesi baltici e la Polonia hanno da tempo maturato una sensibilità strategica rispetto a tali minacce, sviluppando strumenti di risposta robusti, mentre altri Stati, come la Germania e la Francia, pur se partiti in ritardo, sono riusciti a colmare il divario: basti pensare alla creazione di VIGINUM (Service de vigilance et de protection contre les ingérences numériques étrangères) in Francia o alla Task force gegen Desinformation in Germania. Altri Stati ancora, tra cui l'Italia, ma anche la Spagna e l'Austria, non hanno ancora elaborato una cultura strategica sufficientemente solida per questa tipologia di minacce.
Come emerso nelle audizioni, nonostante gli interventi che le Istituzioni europee stanno portando avanti, c'è oggi in Europa un evidente divario strategico in materia di contrasto alle ingerenze straniere e alla manipolazione informativa.
La mancanza di un'armonizzazione a livello europeo e tra gli Stati dell'Unione, con i conseguenti divari negli strumenti di tutela, è particolarmente allarmante dal momento che le minacce ibride e le operazioni di manipolazione informativa non rispettano i confini nazionali, ma si muovono tendenzialmente attraverso le piattaforme dei social media. La vulnerabilità di un singolo Stato può, quindi, facilmente trasformarsi in un punto critico per l'intero sistema europeo.
Per questo motivo, è importante che le iniziative in corso a livello europeo siano affiancate da similari iniziative a livello di singoli Stati, evenienza che, con lo svolgimento del presente affare assegnato, si mira a rafforzare nel nostro Paese.
Al riguardo, può essere utile riportare quanto emerso dallo studio How is disinformation addressed in the Member States of the European Union? - 27 Country cases, realizzato dall'Osservatorio europeo dei media digitali (EDMO). L'EDMO ha analizzato la situazione in ogni Stato membro per quanto concerne la lotta alla disinformazione. Dallo studio risultano informazioni utili ai fini del presente affare.
L'Austria è un Paese con misure limitate contro la disinformazione. Sono previste risposte penali in caso di campagne di disinformazione prima delle elezioni o se la disinformazione coincide con iniziative volte a danneggiare i gruppi protetti.
Il Belgio è dotato di molte misure di alfabetizzazione mediatica. Ciononostante, mancano approcci legislativi e non legislativi contro la disinformazione.
In Bulgaria, nel corso degli anni, sono state proposte diverse misure di contrasto alla disinformazione che, tuttavia, non si sono concretizzate. Attualmente, le misure legislative o non legislative a tale riguardo sono poche.
La Croazia ha poche leggi di contrasto alla disinformazione. Tra le misure non legislative, il fact-checking indipendente è considerato una priorità.
Per quanto riguarda Cipro, sono disponibili solo poche informazioni sull'approccio ufficiale alla disinformazione. Il codice penale menziona specificamente le "notizie false", ma per il resto non esistono approcci legislativi o non legislativi significativi.
La Repubblica Ceca ha finora adottato un numero limitato di misure per affrontare le sfide della lotta alla disinformazione. Negli anni scorsi alcune iniziative presentate sono state contrastate, mentre altre misure introdotte sono state annullate.
La Danimarca pone l'accento su misure non legislative per affrontare la disinformazione: fornisce sostegno all'alfabetizzazione mediatica e alle attività di fact-checking. La disinformazione nel Paese sembra essere limitata e la maggior parte delle misure si concentra su attori stranieri.
L'Estonia adotta una strategia di difesa psicologica che si basa sulla forte esperienza del Paese nell'alfabetizzazione mediatica e sull'enfasi posta sulla cooperazione internazionale. Non esistono approcci legislativi. Essendo il Paese sede di una grande comunità russa, è stato tra i primi a bloccare la ritrasmissione dei media di origine russa.
La Finlandia è considerata uno dei Paesi più resistenti alle minacce della disinformazione, con forti misure di alfabetizzazione mediatica e un'elevata fiducia nei media. Non esistono misure legislative.
La Francia pone l'accento sia sulle misure legislative che su quelle non legislative. È uno dei Paesi che ha approvato leggi di contrasto alle piattaforme online e alla disinformazione. L'azione legislativa si combina con una attenta politica di alfabetizzazione mediatica.
La Germania ha adottato sia iniziative legislative sia misure non legislative per la guerra alla disinformazione. Sono molti gli attori che contribuiscono attivamente a implementare azioni di contrasto alla disinformazione.
La Grecia è un Paese che compie pochi sforzi legislativi per opporsi alla disinformazione. Si concentra specialmente sulle disposizioni di diritto penale.
L'Ungheria non ha una strategia per affrontare la disinformazione. Due misure restrittive, una delle quali è un emendamento del codice penale, sono state adottate usando come pretesto la disinformazione o l'interferenza straniera.
L'Irlanda sta attuando iniziative legislative relative alla disinformazione nei processi elettorali. Ha sviluppato una strategia nazionale per contrastare la disinformazione, ma non è ancora stata implementata.
L'Italia non dispone di un quadro giuridico specifico per la disinformazione. In passato sono state presentate proposte di legge, ma non sono state approvate. Alcuni compiti relativi alla tutela contro la disinformazione sono svolti dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.
La Lettonia enfatizza molto le misure sull'alfabetizzazione mediatica e si impegna nella cooperazione internazionale per affrontare la disinformazione di origine straniera. Il Paese dispone sia di misure legislative sia di misure non legislative.
La Lituania considera la disinformazione un problema di sicurezza nazionale. Come altri Stati baltici, pone l'accento sull'alfabetizzazione mediatica e sulla comunicazione strategica. Alcune misure legislative riguardano la pubblicazione di contenuti di disinformazione sui social media.
Il Lussemburgo non è dotato di una legislazione ad hoc per la disinformazione. Il Governo supporta alcune misure volte a rafforzare la resilienza della società.
Malta non dispone di un quadro nazionale o di una politica specifica per affrontare la disinformazione. Il codice penale contiene una disposizione in materia, ma il suo utilizzo può mettere a repentaglio la libertà di espressione, visto l'elevato numero di azioni legali strategiche contro la partecipazione pubblica.
L'Olanda è un Paese con una strategia anti-disinformazione basata principalmente su misure non legislative, quali il supporto all'alfabetizzazione mediatica e il fact-checking. Ad ogni modo, il Paese sta pianificando iniziative legislative.
La Polonia dispone di alcune misure legislative e non legislative. Molte iniziative sono collegate alla sicurezza nazionale.
Il Portogallo non ha quasi nessuna misura legislativa in materia di disinformazione, ma dispone di numerose attività volte alla alfabetizzazione mediatica.
La Romania non dispone di un quadro normativo completo e specifico per la disinformazione. In passato sono state adottate misure ad hoc e il codice penale prevede alcune norme contro la disinformazione.
Negli ultimi anni la Slovacchia ha introdotto o proposto misure legislative e non in merito alla lotta alla disinformazione, ma un cambio di Governo potrebbe cambiare l'approccio del Paese.
La Slovenia ha adottato azioni limitate contro la disinformazione. Non ci sono misure, legislative e non legislative, di rilievo.
La Spagna ha proposto misure legislative e si è affidata al diritto penale per affrontare il problema degli editori di disinformazione, ma nel complesso la portata delle misure è limitata. L'alfabetizzazione digitale è considerata una priorità.
La Svezia non dispone di una legislazione specifica o di una politica contro la disinformazione. Il Paese scandinavo pone tuttavia molta enfasi sull'alfabetizzazione mediatica. Esistono inoltre norme per affrontare le operazioni di influenza straniera;
impegna il Governo a considerare:
a) adeguati strumenti di prevenzione dalle interferenze per i giovani e gli studenti, in particolare con riferimento all'utilizzo dei social media e ai possibili effetti negativi di tali interferenze in termini di diffusione di false informazioni.
In particolare, occorre promuovere: l'educazione ai media e a un approccio critico alle fonti di informazione; la promozione di una cultura della verifica dei fatti e della verifica delle fonti; lo sviluppo di programmi di formazione e di sensibilizzazione sui rischi della propaganda e della disinformazione; il supporto alle fonti di informazione indipendenti e di qualità.
È, inoltre, importante che le istituzioni educative e le organizzazioni giovanili siano consapevoli del problema e adottino misure per aiutare i giovani a sviluppare una visione critica e informata della realtà e a resistere alle influenze negative della propaganda;
b) riguardo al rischio accresciuto dei fenomeni di interferenza con l'utilizzo dell'intelligenza artificiale generativa, la necessità e l'urgenza di prevenire la generazione e la diffusione di contenuti dannosi, compresi quelli creati con tecnologie deepfake e pubblicità comportamentale, promuovere l'uso trasparente degli algoritmi e, con priorità assoluta, come emerso anche dalle risposte fornite da molti Stati europei, promuovere l'alfabetizzazione digitale, informatica, informativa e mediatica dei cittadini, compresa l'alfabetizzazione in materia di intelligenza artificiale;
c) la necessità di lanciare un'iniziativa strutturata per mappare, studiare e analizzare in profondità le migliori pratiche adottate a livello europeo e in Paesi terzi (come Ucraina e Moldova), coinvolgendo gli esperti italiani del settore e tenendo conto del lavoro di Organizzazioni internazionali quali la Commissione di Venezia del Consiglio d'Europa e l'Ufficio OSCE per le Istituzioni Democratiche e i Diritti Umani;
d) l'opportunità di prevedere un Consiglio di Sicurezza Nazionale anche in Italia, o almeno un organismo di coordinamento interistituzionale con specifico mandato operativo;
e) l'adozione di un modello di riferimento per la protezione dalle interferenze esterne, o mediante un apposito provvedimento legislativo o mediante altro strumento; ad esempio, potrebbero valorizzarsi le recenti proposte normative all'esame del Parlamento finalizzate ad istituire organismi strutturati per l'analisi e il contrasto alla disinformazione, a rafforzare la trasparenza e il monitoraggio attraverso le autorità nazionali competenti e ad adottare misure contro le ingerenze malevole nei procedimenti elettorali;
f) un accresciuto coinvolgimento dei servizi di informazione e sicurezza;
g) l'adozione di una legge analoga alla legge "Fara" americana (Foreign Agents Registration Act), per la registrazione degli agenti stranieri, in cui si preveda che chi agisce in nome di Governi stranieri per influenzare la politica o per fare lobbying debba farlo in maniera pubblica;
h) l'opportunità di individuare e rintracciare l'utilizzatore dei social media mediante identificazione al momento della registrazione sulle piattaforme. Ciò aiuterebbe molto il controllo della diffusione della disinformazione;
i) un rafforzamento delle strutture del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale dedicate al monitoraggio e all'analisi delle campagne FIMI, nell'ambito del contrasto alle minacce ibride;
j) la necessità di sostenere - sia a livello nazionale che attraverso campagne internazionali - le pubbliche amministrazioni, la società civile e gli attori privati a promuovere le iniziative di verifica dei fatti, al fine di garantire la generazione di contenuti prodotti nel pieno rispetto del principio di responsabilità editoriale.