Legislatura 19ª - 8ª e 9ª riunite - Resoconto sommario n. 24 del 10/09/2025
Azioni disponibili
COMMISSIONI 8ª e 9ª RIUNITE
8ª (Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica)
9ª (Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare)
MERCOLEDÌ 10 SETTEMBRE 2025
24ª Seduta
Presidenza del Presidente della 9ª Commissione
Interviene il sottosegretario di Stato per l'agricoltura, la sovranità alimentare e le foreste La Pietra.
La seduta inizia alle ore 8,30.
IN SEDE REFERENTE
(1552) MALAN e altri. - Modifiche alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, recante norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio
(596) CONSIGLIO REGIONALE DEL FRIULI-VENEZIA GIULIA- Norme in materia di prevenzione dei danni causati dalla fauna selvatica. Modifica alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, recante norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio
(1302) Anna Maria FALLUCCHI. - Modifiche alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, in materia di specie cacciabili e periodi di attività venatoria
(1577) DE CRISTOFARO e altri. - Modifiche all'articolo 842 del codice civile, in materia di abolizione del diritto di accesso al fondo altrui per l'esercizio della caccia
(Seguito dell'esame congiunto e rinvio)
Prosegue l'esame congiunto, sospeso nella seduta del 6 agosto, nel corso della quale - ricorda il PRESIDENTE - si è conclusa l'illustrazione degli emendamenti riferiti all'articolo 1.
Si passa, quindi, all'illustrazione degli emendamenti riferiti all'articolo 2.
La senatrice Sabrina LICHERI (M5S) fa presente che gli emendamenti del Gruppo del Movimento 5 Stelle riferiti all'articolo 2 sono diretti a correggere l'impostazione del provvedimento in esame, a suo parere orientata a legittimare pratiche contrarie alla tutela dell'ambiente e al benessere animale. In particolare, rispetto a tale impostazione, ritiene fuorviante l'introduzione, all'articolo 1, comma 1-bis, della legge n. 157, del riferimento alle tradizioni, tenuto conto che il termine "tradizioni" evoca piuttosto immagini positive.
Richiama poi l'attenzione sull'emendamento 2.63, a sua prima firma, che propone la soppressione della lettera b) dell'articolo 2, comma 1. Al riguardo, reputa una contraddizione scientifica ed ecologica l'asserzione che l'esercizio dell'attività venatoria concorra alla tutela della biodiversità e dell'ecosistema.
Sul complesso degli emendamenti presentati dal suo Gruppo interviene il senatore FRANCESCHELLI (PD-IDP), il quale - pur ritenendo possibile l'uso del termine "tradizioni" - reputa che esso sia in contraddizione con l'impianto generale di modifica della legge n. 157 proposto dal provvedimento in esame, a suo avviso indirizzato a trasformare la caccia in attività d'impresa. A dimostrazione di ciò, richiama la disposizione che introduce, tra i mezzi per l'esercizio dell'attività venatoria, accanto alle armi tradizionali, strumenti ottici ed elettronici, nonché la trasformazione delle aziende faunistico-venatorie in aziende turistiche, autorizzate all'abbattimento anche oltre il periodo venatorio canonico.
Non si tiene dunque conto del rapporto con le attività agricole e ambientali, modificando l'impostazione della legge n. 157. Sarebbe stato più opportuno partire dal monitoraggio della situazione attuale, nella quale si registra un mutamento delle tipologie faunistiche, considerate le esigenze di tutela ambientale e i cambiamenti climatici in atto.
Sollecita perciò un monitoraggio continuo e costante che permetta di mantenere l'equilibrio tra tutte le componenti ambientali, agricole e faunistico-venatorie, quali facce della stessa medaglia.
La senatrice Aurora FLORIDIA (Aut (SVP-PATT, Cb)) illustra l'emendamento 2.4, volto a sopprimere l'articolo 2, ritenendo che l'inserimento di una disposizione in virtù della quale l'esercizio dell'attività venatoria concorre alla tutela della biodiversità e dell'ecosistema costituisca un vero e proprio paradosso giuridico, in quanto, a suo avviso, la caccia è incompatibile con la tutela della biodiversità.
Osserva che intento del disegno di legge in esame è quello di inquadrare la caccia quale strumento per il contenimento e il controllo della fauna selvatica, ma mancano le evidenze scientifiche che giustifichino un tale approccio.
L'impostazione del provvedimento si pone inoltre in netto contrasto con l'ordinamento giuridico interno e con quello europeo.
Concorda con il senatore Franceschelli sul fatto che tutti gli interventi legislativi dovrebbero partire da un'attività di monitoraggio, lamentando che in realtà ciò avvenga molto raramente.
La senatrice SIRONI (M5S), nel dare conto degli emendamenti a sua prima firma, si esprime criticamente sulla prima delle due modifiche apportate dall'articolo in esame - volta a prevedere che la funzione di tutela e conservazione delle specie di uccelli debba essere svolta tenendo conto anche delle tradizioni, oltre che delle esigenze economiche e ricreative - in quanto il disegno di legge non fornisce alcun chiarimento su cosa si debba intendere per "tradizione". Evidenzia, inoltre, che non tutte le tradizioni sono meritevoli di essere salvaguardate, specialmente quando esse comportano maltrattamenti degli animali.
Con riferimento alla modifica volta a prevedere che la caccia concorre alla tutela della biodiversità e dell'ecosistema, osserva che sono proprio le attività dell'uomo che turbano la biodiversità e gli ecosistemi, come è avvenuto con gli ungulati, la cui proliferazione è dovuta all'azione dell'uomo, che ha anche abbattuto i lupi che dei cinghiali sono predatori naturali.
A suo avviso la caccia non può tutelare l'ambiente, sul quale ha al contrario un impatto negativo (ad esempio in termini di inquinamento prodotto dai pallini di piombo), e comporta rischi per la vita e l'incolumità delle persone.
La senatrice BEVILACQUA (M5S) ritiene paradossale che la caccia possa essere considerata uno strumento di tutela della biodiversità e dell'ecosistema. Tenuto conto che la protezione della biodiversità è ora sancita dalla Costituzione, paventa che la lettera b) dell'articolo 2, comma 1, del provvedimento in esame sia indirettamente volta ad introdurre una copertura costituzionale per la stessa attività venatoria.
Ribadito che il Gruppo del Movimento 5 Stelle propone, in prima istanza, la soppressione dell'articolo 2, conclude richiamando l'attenzione sui pericolosi squilibri che l'azione umana può generare intervenendo sconsideratamente sulla natura e nega che la caccia abbia un valore tale da poter essere inserita in Costituzione.
La senatrice NATURALE (M5S) ritiene che il richiamo alle tradizioni e, più in generale, l'intero provvedimento in esame tradiscano l'effettivo obiettivo del Governo in carica di rinsaldare le file dei cacciatori, che soffrono di un mancato ricambio generazionale. Il testo si colloca invece in contrasto con la normativa europea, che impone tra l'altro di riqualificare areali abbandonati; persistono infatti postazioni di caccia divenute fatiscenti. Ciò motiva la presentazione dell'emendamento 2.3, di tenore soppressivo.
Conclude mettendo in guardia circa le ricadute negative sulla diffusione della peste suina che potrebbero discendere dall'interpretare le tradizioni come ripristino dell'abitudine di andare a caccia con cavalli e branchi di cani.
La senatrice DI GIROLAMO (M5S) si esprime in maniera fortemente critica sul contenuto dell'articolo 2, che, come è emerso in maniera lampante durante le audizioni, è volto a capovolgere completamente la logica che anima la legge n. 157 del 1992, trasformando la caccia in un'attività che concorre alla protezione dell'ecosistema, in piena contraddizione con la realtà, che dimostra come l'attività venatoria abbia conseguenze negative in termini di inquinamento e di incidenti.
Per tale motivo, il suo Gruppo ha presentato, oltre agli emendamenti soppressivi, anche emendamenti volti a introdurre nel testo un espresso riferimento all'articolo 9 della Costituzione.
Segnala poi il fatto che anche dall'Europa arriva la richiesta di muoversi in una direzione totalmente diversa da quella prescelta dal disegno di legge in esame e che la fauna selvatica va tutelata nell'interesse di tutti i cittadini e delle nuove generazioni.
I restanti emendamenti all'articolo 2 si danno per illustrati. Si passa all'illustrazione degli emendamenti riferiti all'articolo 3.
La senatrice Sabrina LICHERI (M5S) deplora la scelta di trasferire dal Ministero dei trasporti ai gestori aeroportuali la funzione di controllo del livello di popolazione dei volatili negli aeroporti ai fini della sicurezza aerea. Ravvisa nella suddetta sostituzione di competenza la ricorrente tendenza della maggioranza ad una progressiva privatizzazione di funzioni - quali la tutela della sicurezza pubblica - il cui esercizio, avendo ad oggetto l'interesse generale, dovrebbe rimanere in capo allo Stato. L'esercizio di tali funzioni - puntualizza l'oratrice - non può essere subordinato a criteri meramente economici e di efficienza operativa, deve conformarsi a rigorosi principi scientifici e tenere conto del benessere animale.
Passando poi a commentare la novella volta a sostituire il riferimento agli uccelli con quello alla fauna selvatica e alle specie domestiche inselvatichite, stigmatizza sia l'estensione del controllo ad altri animali senza la previsione di adeguate garanzie procedurali e scientifiche, sia il carattere indiscriminato degli interventi, che contrasta con la biodiversità locale.
Richiama, al riguardo, l'attenzione sull'emendamento 3.6, di cui è prima firmataria, che propone un dettagliato elenco di specie di cui si dovrebbe assicurare la protezione.
La senatrice SIRONI (M5S) dichiara la propria assoluta contrarietà al passaggio di funzioni dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ai gestori aeroportuali, in quanto il patrimonio pubblico, del quale la fauna selvatica fa parte, non può essere gestito da soggetti privati che non hanno le competenze scientifiche necessarie.
Per tale motivo, l'emendamento 3.43 a sua prima firma è volto a ripristinare la competenza del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, a prevedere che le attività di controllo della fauna nelle aree aeroportuali privilegino metodi tecnologici e preventivi non cruenti e a istituire corridoi faunistici secondo criteri tecnico-scientifici.
La senatrice NATURALE (M5S), nel dar conto dell'emendamento 3.3, esprime a sua volta preoccupazione in merito al trasferimento della competenza di controllo sui volatili dal Ministero dei trasporti ai gestori aeroportuali, temendo che esso possa dare luogo a interventi non adeguatamente ponderati o addirittura arbitrari. Afferma infatti che la gestione richiede figure formate, tanto più che la fauna selvatica è un bene comune. Deplora perciò che si proceda in maniera approssimativa con l'unico scopo di rimpinguare le fila dei cacciatori.
La senatrice DI GIROLAMO (M5S) si sofferma, in primo luogo, sugli emendamenti 3.33 e 3.34 a sua prima firma, volti ad aumentare il novero delle specie particolarmente protette ai sensi dell'articolo 2, comma 1, lettera a), della legge n. 157 del 1992.
Per quanto concerne il trasferimento della competenza relativa ai controlli dal Ministero ai gestori aeroportuali, ritiene che esso comporti uno scarico di responsabilità che potrebbe determinare conseguenze molto negative, ove si dovessero realizzare abbattimenti indiscriminati.
Per tale motivo, l'emendamento 3.76 a sua prima firma prevede che nei sedimi aeroportuali civili e militari, prima di ricorrere a misure di prelievo o abbattimento della fauna selvatica, i gestori aeroportuali siano tenuti ad adottare misure preventive strutturali, passive e non cruente atte a impedire l'accesso della fauna alle aree operative aeroportuali. Un Paese moderno ha a disposizione tecnologie che consentano di proteggere sia la vita umana che l'ambiente.
Il senatore FRANCESCHELLI (PD-IDP), dopo aver puntualizzato che la sicurezza delle persone umane è sempre prioritaria, solleva dubbi sul fatto che i gestori aeroportuali siano in possesso delle conoscenze scientifiche necessarie per svolgere l'attività di controllo del livello di animali negli spazi aeroportuali a garanzia della sicurezza. Rileva, infatti, che l'esercizio della suddetta attività esige un'apposita formazione specialistica e deve fondarsi su rigorose basi scientifiche. Evidenzia del resto la pluralità di metodi di intervento, anche dissuasivi e preventivi, nonché l'esistenza di apparecchi elettronici di allontanamento degli animali. Interrogandosi sui soggetti chiamati a confrontarsi con i gestori aeroportuali, ritiene imprescindibile la permanenza di un ruolo di controllo e di verifica da parte delle istituzioni pubbliche, tra le quali menziona, in particolare, l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA). Occorrono dunque riferimenti scientifici per individuare le modalità più idonee a scongiurare incidenti e a garantire la sicurezza.
Si augura peraltro che l'uso di strumenti privatistici fuori dal controllo pubblico esercitato da personale specializzato non venga mutuato anche per altre fattispecie.
I restanti emendamenti all'articolo 3 si danno per illustrati. Si passa all'illustrazione degli emendamenti all'articolo 4.
La senatrice BEVILACQUA (M5S) illustra l'emendamento 4.30, manifestando particolare preoccupazione per il contenuto dell'articolo 4, che riserva all'ISPRA un mero controllo di facciata. Esprime, infatti, il timore che ciò riguardi tutto l'impianto del disegno di legge, nel quale, con il richiamo alla tradizione, si finiscono per sdoganare pratiche contrarie al concetto di tutela dell'ambiente e della biodiversità.
Stigmatizza inoltre che riducendo la possibilità per l'ISPRA di intervenire si allarghino le maglie del monitoraggio. Ritiene altresì che il combinato disposto degli articoli 4 e 5 apra alla commercializzazione dei richiami vivi, azzerando la protezione della fauna selvatica e riducendo le funzioni dello Stato in favore di una sorta di deregulation.
La senatrice Sabrina LICHERI (M5S) dà conto degli emendamenti 4.7 e 4.9, che tentano di introdurre una visione alternativa, di stampo garantista e basata sui principi costituzionali, a quella del disegno di legge.
Dopo aver invocato la soppressione dell'articolo 4, che giudica un passo indietro in quanto rischia di introdurre disparità tra i territori e di indebolire i controlli, si sofferma su proposte emendative di carattere sostitutivo che introducono compromessi ed eliminano gli aspetti più problematici, assicurando il benessere degli animali. In aggiunta a ciò, reputa indispensabile rendere effettivi le garanzie e i controlli, anche per orientare le attività delle Regioni.
La senatrice SIRONI (M5S) afferma che le attività di cattura e inanellamento si giustificano quando sono effettuate a scopo scientifico, ma non quando sono connesse alla pratica dei richiami vivi, che costituisce un atto di crudeltà nei confronti di esseri viventi la cui vita viene sacrificata per finalità di tipo ludico-ricreativo.
Ribadisce che non tutte le tradizioni devono essere conservate e che se la pratica dei richiami vivi poteva avere un senso quando l'attività venatoria era funzionale alla sussistenza dell'uomo, non lo è più oggi, che il fabbisogno alimentare è soddisfatto in maniera diversa.
La senatrice Aurora FLORIDIA (Aut (SVP-PATT, Cb)) ritiene che il provvedimento in esame segni un forte arretramento in materia di tutela degli ecosistemi e che esso incida negativamente su popolazioni di uccelli già sotto pressione a causa dei cambiamenti climatici (che sono peraltro del tutto ignorati dal disegno di legge).
La pratica dei richiami vivi è anacronistica e pone questioni etiche e di benessere degli animali, come emerso dalle audizioni, oltre a violare il diritto europeo e a determinare il rischio di apertura di nuove procedure di infrazione i cui effetti economici ricadranno su tutti i contribuenti italiani. Le nuove disposizioni rischiano infine di promuovere il bracconaggio e il traffico illecito.
La senatrice NATURALE (M5S) illustra a sua volta l'emendamento 4.4 di tenore soppressivo, paventando il rischio che venga smantellato il sistema di autorizzazione e controllo e si renda più difficile il lavoro della magistratura.
Giudica altresì inaccettabile la pratica dei richiami vivi, anche dal punto di vista dell'etica dei cacciatori, che di fatto esercitano uno sport con regole impari tra le parti. Ritiene peraltro gravissima la riduzione del ruolo dell'ISPRA, tanto più che l'Italia è un Paese destinatario delle rotte migratorie. Il provvedimento implica invece la deregolamentazione di un segmento nonché la sanatoria per i richiami vivi illegali, che non sarà più possibile riconoscere come tali. Richiama, infine, i rischi connessi ai contagi.
Il senatore FRANCESCHELLI (PD-IDP) dà conto degli emendamenti del suo Gruppo, ribadendo che il provvedimento avrebbe richiesto anzitutto una verifica dello stato di attuazione della legge n. 157 del 1992. In assenza di ciò, ritiene che esso determinerà la sollevazione dei variegati contesti interessati dal disegno di legge, rendendo vana l'illusione di approvare il testo con la soddisfazione delle diverse realtà.
Afferma inoltre che il sistema faunistico-venatorio non ha una posizione unitaria sul provvedimento, a dimostrazione che l'approccio volto a privilegiare solo alcuni e non altri non porta buoni frutti. Parimenti, ritiene che anche il mondo agricolo si presenti diviso. Lamenta, perciò, l'assenza di concertazione che ha caratterizzato il disegno di legge, frutto di un iter a suo avviso nebuloso. Ciò determinerà, pertanto, l'insoddisfazione di altri settori che potrebbero attivare azioni oppositive come la raccolta di firme.
Si domanda poi come l'articolo 4 possa operare senza derogare alla cosiddetta "direttiva uccelli", paventando perciò il rischio che si finisca per approvare una disposizione non attuabile. Pone dunque un tema anche di carattere giuridico, in quanto se il Legislatore approva norme non applicabili viene meno al suo ruolo, con una evidente mortificazione del Parlamento, al di là del merito del testo.
Ritiene, altresì, che sia errato non soffermarsi sulle modalità più opportune per una revisione della legge n. 157 e menziona in proposito il ruolo delle Regioni. Nel richiamare le funzioni essenziali svolte dalle Province, giudica necessario consentire alle Regioni di trasferire competenze alle Province, specialmente nei territori più grandi e variegati. Sottolinea, infatti, come il luogo più vicino al cittadino sia rappresentato dal Comune e come, di conseguenza, le risposte siano meno efficaci quando ci si allontana dall'ente locale più prossimo.
I restanti emendamenti all'articolo 4 si danno per illustrati.
Si passa quindi all'illustrazione degli emendamenti all'articolo 5.
La senatrice BEVILACQUA (M5S) dà conto degli emendamenti di cui è prima firmataria, a partire dalla proposta 5.4 di tenore soppressivo. Giudica assai preoccupante la pratica dei richiami vivi allevati e cresciuti in cattività, evidenziando come essa sia avversata dalla maggioranza dei cittadini italiani, né trova giustificazione nel comune sentire.
Ipotizza poi con timore come, qualora vengano riabilitate pratiche ormai obsolete, si possano di fatto recuperare ulteriori tradizioni che il diritto aveva invece superato nel corso della sua evoluzione. Stigmatizza dunque che si voglia far regredire il livello della tutela dei diritti riconosciuti, anche a livello internazionale, con pratiche che reputa barbariche, risalendo ben oltre al Medioevo, addirittura alla preistoria.
La senatrice Aurora FLORIDIA (Aut (SVP-PATT, Cb)), nell'illustrare l'emendamento 5.1, soppressivo dell'articolo, ribadisce che la pratica dei richiami vivi, che definisce arcaica e crudele, si pone in contrasto con il quadro normativo europeo e che le misure previste dal disegno di legge in esame sanciscono un arretramento culturale ed etico rispetto alle sfide che le società contemporanee devono affrontare in materia di tutela dell'ambiente.
Segnala che originariamente era stata prevista un'iniziativa del Governo in materia di caccia, ma che ciò ha determinato immediatamente una grande reazione negativa da parte di cittadini e associazioni. È stato dunque scelto di affrontare la questione con un disegno di legge di iniziativa parlamentare e, a tal proposito, l'oratrice rileva che sarebbe stato opportuno che i firmatari del disegno di legge n. 1552 fossero presenti alla seduta odierna per chiarire quale è la loro visione del mondo.
A suo avviso, infatti, i temi che il Legislatore dovrebbe affrontare sono altri: la gestione sostenibile della fauna, il rapporto equilibrato uomo-natura, ciò che verrà lasciato alle future generazioni. E tali questioni andrebbero affrontate con uno spirito di condivisione e compattezza, mentre il disegno di legge in esame crea divisioni.
La senatrice Sabrina LICHERI (M5S), associandosi alle considerazioni della senatrice Floridia, ritiene a sua volta che i firmatari del disegno di legge debbano partecipare ai lavori, rispondendo alle sollecitazioni avanzate. Lamenta peraltro l'assenza, in questo momento, dei relatori.
Il presidente DE CARLO precisa che, in fase di illustrazione degli emendamenti, solitamente si interviene per presentare le proposte emendative senza alcun momento di replica. Assicura comunque che a tutti i firmatari di emendamenti è riservata l'attenzione del Governo e del Presidente, facente funzione dei relatori, nel momento in cui questi ultimi dovessero brevemente assentarsi.
Riprendendo il proprio intervento, la senatrice Sabrina LICHERI (M5S) illustra le proposte emendative di cui è firmataria a partire dall'emendamento 5.11, lamentando la soppressione dei limiti numerici per gli esemplari da allevamento. Sottolinea, infatti, che le forze di polizia hanno già accertato l'esistenza di un traffico illecito di richiami vivi che rischierà di aumentare, rendendo ancora più incerta la provenienza dei suddetti animali. Nel richiamare criticamente quanto affermato nella relazione illustrativa al disegno di legge, reputa assurdo supporre una diminuzione del fenomeno del bracconaggio. Contesta altresì la ricostruzione secondo cui la riduzione del numero dei cacciatori rende superfluo il contingente numerico degli appostamenti fissi, a conferma del fatto che è stato ascoltato solo il mondo venatorio.
Le disposizioni contenute nel provvedimento avranno dunque ricadute negative sulla libertà di movimento e sulla fruizione del territorio da parte dei cittadini, e pongono interrogativi sulla disciplina applicabile qualora dovesse invece aumentare il numero dei cacciatori. Invoca, quindi, quantomeno una correzione di tali aspetti.
La senatrice SIRONI (M5S) ribadisce la sua radicale contrarietà alla pratica dei richiami vivi e alle misure contenute nell'articolo 5 del disegno di legge in esame per i motivi già precedentemente esposti.
In merito alla risposta fornita dal Presidente alla senatrice Licheri, osserva che, sebbene sia vero che in fase di illustrazione degli emendamenti non sia previsto un dibattito, è altresì vero che in tale fase i presentatori degli emendamenti cercano di convincere gli altri componenti della Commissione a votare a favore delle loro proposte.
La senatrice NATURALE (M5S), nel dar conto dell'emendamento 5.8, ritiene che l'eliminazione del numero di appostamenti fissi riduca la possibilità di vivere la natura in sicurezza, generando pericoli anche per gli esseri umani, evidentemente sottovalutati dal provvedimento. Giudica perciò tali previsioni un abuso verso le aree protette, e ribadisce le critiche sull'utilizzo di richiami vivi che motivano anzitutto emendamenti di tenore soppressivo. Afferma infatti che il proprio Gruppo si rende portavoce di un'ampia parte dei cittadini che non ha interesse a sostenere la lobby delle armi, portatrice peraltro di inquinamento per l'uso di proiettili al piombo. Rileva, del resto, come gli stessi cacciatori debbano sostenere corsi di tiro in relazione alla evoluzione delle armi da fuoco. Il provvedimento sembra dunque sostituire il benessere animale e ambientale con il vantaggio di pochi individui.
La senatrice DI GIROLAMO (M5S), nell'illustrare il complesso degli emendamenti a sua prima firma, ricorda che la maggioranza ha da poco sostenuto l'approvazione del disegno di legge di iniziativa della deputata Brambilla, che ha inasprito il quadro sanzionatorio in materia di reati contro gli animali. Risulta dunque contradditorio che ora si vogliano invece introdurre misure che peggiorano la normativa in materia di richiami vivi, come se gli unici animali meritevoli di attenzione fossero quelli da compagnia.
Sollecita quindi i colleghi della maggioranza a proseguire nel solco tracciato dal disegno di legge Brambilla, estendendo le tutele di tutti gli animali e non comprimendole per compiacere qualche categoria.
I restanti emendamenti all'articolo 5 si danno per illustrati.
Il PRESIDENTE comunica che, stante l'imminente inizio dei lavori dell'Aula, resta il tempo per un unico intervento in sede di illustrazione degli emendamenti relativi all'articolo 6, mentre i restanti interventi avranno luogo in altra seduta.
Il senatore FRANCESCHELLI (PD-IDP) illustra anzitutto gli emendamenti 6.1 e 6.15, sottolineando come l'articolo 6 impatti sui compiti delle Province. Pur non volendo avviare una discussione di carattere generale sulle funzioni di tali enti, rinnova la richiesta di consentire alle Regioni la possibilità di delegare funzioni ad enti di governo intermedi, tanto più che la polizia provinciale dipende dalle Province e ha funzioni di controllo. Fa notare, infatti, come quest'ultima coordini il sistema delle guardie e dei volontari, collocandosi al centro di una serie di rapporti e potendo anche irrogare sanzioni. Ritiene, dunque, che il ruolo delle Province sia attualmente forte sulla gestione faunistico-venatoria.
Tiene tuttavia a precisare che la polizia provinciale non deve essere affidata alle Regioni, in quanto si lascerebbero le Province prive del controllo sulla rete stradale provinciale, talvolta più estesa di quella statale. Al riguardo, rammenta infatti che la polizia provinciale effettua la vigilanza sulla manutenzione e interviene in caso di eventi calamitosi.
Considerate tali criticità, ritiene inevitabile che l'articolo 6 finirà per essere profondamente modificato.
Il seguito dell'esame congiunto è rinviato.
La seduta termina alle ore 10,05.