Legislatura 19ª - 1ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 334 del 27/05/2025

IN SEDE REDIGENTE

(1277) IANNONE e altri. - Modifica alla legge 2 marzo 2023, n. 22, in materia di conflitto di interesse nell'ambito della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere

(Seguito della discussione e rinvio)

Prosegue la discussione, sospesa nella seduta antimeridiana del 15 maggio.

Ha inizio la discussione generale.

Il senatore SCARPINATO (M5S) sottolinea che il disegno di legge in esame si configura come un provvedimento ad personas, congegnato per consentire alla maggioranza di estromettere dalla Commissione parlamentare antimafia due esponenti dell'opposizione, entrambi peraltro magistrati che si sono caratterizzati per indagini e processi a carico di esponenti politici noti.

Precisa che, tra le cause di esclusione dai lavori della Commissione, non vi è la parentela con soggetti condannati per mafia e riciclaggio, forse per non mettere in imbarazzo la Presidente della Commissione. Ciò, a suo avviso, determina aberranti conseguenze: qualora fosse eletta in Parlamento la nipote di Messina Denaro, che è avvocato, e si esaminassero i risultati delle indagini sul boss mafioso, la parente non dovrebbe astenersi dai lavori, mentre dovrebbero farlo i magistrati che hanno partecipato a quelle indagini.

Si prevede inoltre che la valutazione sull'esistenza di un conflitto di interessi spetti in modo insindacabile alla maggioranza, senza che vi sia un richiamo a parametri giuridici e oggettivi.

Tale previsione viola gli articoli 67 e 68 della Costituzione, che riconoscono la libertà di esercizio del mandato parlamentare, a tutela della quale, in occasione della istituzione della prima Commissione antimafia, nel 1962, furono tipizzati - all'articolo 18 del regolamento interno - i casi di conflitto di interesse o incompatibilità, secondo criteri oggettivi e non discrezionali. Si prevedeva tuttavia solo il divieto di accesso dei componenti della Commissione coinvolti alla documentazione che li riguardava e non l'esclusione dai lavori parlamentari.

Ritiene infondato il riferimento all'istituto della ricusazione del giudice, in quanto anche l'articolo 37 del codice di procedura penale prevede che questa sia giustificata da circostanze oggettive, per esempio l'esistenza di rapporti di parentela o di inimicizia grave. Peraltro, in caso di ricusazione, la valutazione è rimessa a un altro giudice, mentre alla Commissione antimafia manca il requisito della terzietà.

Conclude, sottolineando che il disegno di legge in esame lede in modo palese i principi costituzionali e dell'ordinamento processuale, consentendo alla maggioranza di costruire per motivi strumentali ipotesi di conflitto di interessi.

Il senatore VERINI (PD-IDP), nel condividere le considerazioni del senatore Scarpinato, sottolinea l'incongruità della scelta da parte di quelle forze politiche che hanno sempre osteggiato la regolamentazione del conflitto di interessi, che al tempo riguardava il presidente Berlusconi. Adesso, invece, si propone una disciplina che riguarda esclusivamente la Commissione antimafia, tralasciando per esempio i casi di parlamentari medici e avvocati che fanno parte, rispettivamente, delle Commissioni affari sociali e giustizia e quindi potrebbero trovarsi in conflitto di interessi sulle materie esaminate.

È chiaro pertanto che si tratta proprio di una legge ad personas, al fine di estromettere dalla Commissione d'inchiesta due parlamentari che hanno speso la loro vita professionale per il contrasto alla criminalità organizzata. Si ricorre così a un "manganello normativo" che rimette alla valutazione discrezionale della stessa maggioranza l'individuazione dei casi di conflitto di interessi, senza riferimenti ad alcun parametro giuridico.

Ricorda che, quando furono condannati per mafia i senatori Dell'Utri e D'Alì, la sua parte politica non chiese l'allontanamento dalla Commissione di componenti dello stesso partito.

Sarebbe stato preferibile prevedere la richiesta di un parere a un soggetto terzo oppure l'interpello dell'ufficio giudiziario competente sull'inchiesta oggetto di indagine, evitando di ledere la prerogativa di un parlamentare di esercitare le funzioni per cui è stato eletto. A suo avviso, questa norma è palesemente incostituzionale e presenta comunque forti criticità, come si evince anche dalla lettura della Nota breve n. 81, predisposta dal Servizio studi del Senato sul disegno di legge in esame.

Peraltro, nel caso in esame si tratta di magistrati che hanno offerto un contributo fondamentale nella lotta alla criminalità organizzata, indagando anche su mafia e appalti, sulle connessioni con i servizi deviati e con l'eversione nera, nonché con settori del mondo economico-finanziario.

Quindi, al di là degli aspetti polemici e delle verità a suo avviso irricevibili del colonnello Mori, per le sue frequentazioni non raccomandabili, ritiene non si possa fare a meno di reagire al sopruso che la maggioranza intende compiere nei confronti del senatore Scarpinato e dell'onorevole De Raho. Formula quindi un appello al Presidente, affinché vi sia un ripensamento da parte della maggioranza, per fare in modo che personalità così rilevanti possano continuare a contribuire ai lavori parlamentari.

Il senatore DE CRISTOFARO (Misto-AVS) si richiama alle considerazioni espresse dai senatori Scarpinato e Verini, ritenendo che la maggioranza stia commettendo un abuso di potere. Auspica quindi che vi sia una pausa di riflessione su un provvedimento che rischia di mettere in discussione le regole democratiche. A suo avviso, infatti, si tratta di una proposta strumentale, avanzata da partiti che si sono sempre rifiutati di affrontare il tema del conflitto di interessi e ora lo fanno limitatamente alla Commissione antimafia, dimenticando, per esempio, che analoghe considerazioni andrebbero formulate per la Presidente della Commissione giustizia, potenzialmente in conflitto di interessi nella sua qualità di avvocato difensore di altri parlamentari, anche di rilievo.

Nota, peraltro, che con questa iniziativa legislativa si rischia di dare un segnale negativo alla mafia, proprio in un periodo in cui si registra un abbassamento del livello di attenzione.

Conclude, sottolineando la totale contrarietà della sua parte politica al disegno di legge in titolo.

Il senatore DE PRIAMO (FdI) ritiene che alcuni degli esempi proposti nel dibattito non rilevino rispetto al provvedimento in esame, che è stato predisposto su iniziativa degli stessi componenti della Commissione antimafia, in base a valutazioni espresse nell'esercizio delle loro funzioni.

Respinge inoltre le considerazioni su una presunta responsabilità del centrodestra sulla mancata approvazione di una disciplina del conflitto di interessi, dato che al tempo cui si riferiva il senatore Verini ha governato a lungo anche il centrosinistra.

Ritiene altresì fuori luogo il riferimento alle professioni di colleghi parlamentari, in quanto nel caso specifico non si contesta al senatore Scarpinato e all'onorevole De Raho l'aver svolto la professione di magistrati antimafia, ma si rileva che essi sono stati parte processuale nel procedimento su cui la Commissione sta indagando e che quindi avrebbero dovuto astenersi volontariamente dal partecipare ai lavori. Poiché non hanno compiuto questa scelta individuale, si è ritenuto opportuno prevedere per legge l'obbligo all'astensione, anche per rispetto del principio di separazione dei poteri, soprattutto su indagini di mafia. Dal momento che l'accertamento della verità su tali stragi, su cui la Commissione parlamentare antimafia sta svolgendo analisi con grande impegno, non è stato possibile proprio a causa di alcune scelte compiute durante le indagini, è opportuno lasciare che altri compiano i dovuti approfondimenti e non chi ha svolto un ruolo in quei procedimenti. Si tratta anche di un modo per tutelare gli stessi parlamentari, che per il loro coinvolgimento potrebbero mancare della necessaria lucidità e imparzialità nell'analisi della documentazione su indagini in corso.

La senatrice BEVILACQUA (M5S) esprime considerazioni critiche su un provvedimento che ha la dichiarata finalità di estromettere dai lavori della Commissione antimafia due parlamentari che, nella loro esperienza professionale, si sono occupati appunto di lotta alla mafia. Ritiene che si tratti di previsioni abnormi, che in futuro potrebbero essere strumentalizzate da una maggioranza di differente orientamento politico, potendosi decidere i casi di conflitto di interessi anche nei confronti di un partito, per esempio, che ha tra i suoi fondatori un condannato per mafia.

Si tratta in ogni caso di un precedente grave, anche perché comporterebbe l'esclusione dalla Commissione antimafia di tutti i magistrati che hanno combattuto la criminalità organizzata, come il senatore Scarpinato e l'onorevole De Raho. A suo avviso, tale evenienza non può che destare sconcerto anche nell'opinione pubblica. Da siciliana, tiene a ricordare il sussulto di dignità che vi fu nell'isola dopo l'attentato del 23 maggio 1992 a Giovanni Falcone, alla moglie e alla scorta. Pertanto, proprio nel tentativo di accertare la verità su un complesso periodo della storia italiana, è preferibile che la presidente Colosimo si avvalga del contributo di due validi magistrati, che hanno rappresentato un emblema nella lotta contro "Cosa nostra".

La senatrice SIRONI (M5S) ricorda l'eco drammatica che le stragi di maggio e luglio del 1992 hanno provocato anche nel Nord Italia. Ritiene che le considerazioni del senatore De Priamo rafforzino la sensazione che la modifica legislativa proposta dalla maggioranza sia destinata a colpire proprio le prerogative parlamentari di Scarpinato e De Raho, i quali però, nella loro funzione di magistrati, nei procedimenti su cui si sta indagando, hanno rappresentato lo Stato e non una parte processuale.

A suo avviso, quindi, sarebbe una contraddizione in termini considerare in conflitto di interessi due magistrati antimafia nella Commissione antimafia. Non comprende, peraltro, come potrebbero, con la loro partecipazione ai lavori dell'organo bicamerale, arrecarvi pregiudizio, peraltro essendo esponenti della minoranza. Al contrario, la Commissione antimafia dovrebbe essere orgogliosa di potersi avvalere dell'apporto di due magistrati che hanno dedicato la loro vita alla lotta contro la mafia.

La senatrice MAIORINO (M5S) rivela di aver pensato che la sconvocazione della seduta dedicata alla discussione generale sul disegno di legge in titolo, la scorsa settimana, fosse prodromica a un ritiro del provvedimento.

Esprime sorpresa per il tentativo scomposto del senatore De Priamo, di cui solitamente apprezza la pacatezza e moderazione, di giustificare la norma in esame, con cui deliberatamente si intende estromettere dalla Commissione antimafia due magistrati antimafia, nella presunzione che possano ostacolare l'imparzialità dello svolgimento dei lavori o l'approfondimento dei dossier su cui hanno speso la loro vita professionale.

Si tratta, a suo avviso, di un abuso di potere, la cui responsabilità ricadrebbe sulla Commissione affari costituzionali, in caso di approvazione, sebbene l'iniziativa sia stata assunta dai componenti di maggioranza della Commissione antimafia.

Si dà così un segnale grave all'opinione pubblica, e alla stessa criminalità organizzata, di indebolimento del contrasto alla mafia. Per questo motivo, rivolge un appello al presidente Balboni, affinché vi sia una resipiscenza e si consenta ai magistrati Scarpinato e De Raho di esercitare le loro prerogative parlamentari.

Nel replicare al senatore De Priamo, invita la maggioranza a occuparsi di una organica disciplina in materia di conflitto di interessi, piuttosto che attribuire ad altri la responsabilità di non avervi provveduto. In tal caso, il Movimento 5 stelle offrirebbe in modo convinto il proprio contributo.

La senatrice GUIDOLIN (M5S) esprime disgusto per il tentativo di escludere il senatore Scarpinato e l'onorevole De Raho dalla Commissione antimafia. Ricorda che proprio l'indignazione avvertita, da studentessa universitaria, quando avvennero le stragi nel 1992, la avvicinò all'impegno in politica.

A quel tempo si pensava che la mafia in Veneto non vi fosse. Invece, poi è risultato evidente che la criminalità organizzata si fosse infiltrata anche al Nord, proprio per la presenza di un dinamico tessuto produttivo, come dimostrano le segnalazioni degli stessi operatori economici sulla crescita esponenziale della mafia e della 'ndrangheta negli ultimi anni.

Dopo aver eliminato l'abuso d'ufficio, la maggioranza intende dare un ulteriore segnale negativo, estromettendo due stimati magistrati antimafia dalla Commissione antimafia. Assicura che darà ampia informazione di questa grave iniziativa ai cittadini, in occasione della prossima campagna elettorale per le elezioni regionali.

Il senatore MAZZELLA (M5S), nel sottolineare che potenzialmente 6,8 milioni di italiani potrebbero interrogare l'intelligenza artificiale per comprendere i motivi del tentativo di escludere il senatore Scarpinato dalla Commissione antimafia, informa che secondo ChatGpt vi sarebbero due spiegazioni: una legata al conflitto di interessi e a interessi politici e l'altra a ragioni politiche della maggioranza.

Quanto al primo ordine di motivazioni, spiega che il senatore Scarpinato è una figura potenzialmente scomoda per gli interessi consolidati, che con le sue critiche alle istituzioni e ai poteri forti può entrare in conflitto con la narrazione ufficiale, il cui interesse è di non rivelare alcuni retroscena; inoltre, con la sua attività divulgativa e le sue pubblicazioni, può influenzare l'opinione pubblica e la coscienza morale.

Con riferimento al secondo ordine di motivazioni, perfino secondo l'intelligenza artificiale, la proposta di legge sarebbe giustificata dall'esigenza della maggioranza di controllare le investigazioni, di prevenire l'eventuale destabilizzazione della sua immagine, poiché ciò metterebbe in discussione le alleanze politiche e le collusioni di potere, e di tutelare interessi ormai consolidati.

Auspica pertanto una pausa di riflessione che porti al ritiro del provvedimento in esame, nell'interesse delle istituzioni.

Il senatore DELLA PORTA (FdI) prende la parola solo per replicare al senatore Mazzella, riservandosi di intervenire successivamente, in altre fasi del procedimento, in modo più compiuto.

Osserva che la risposta dell'intelligenza artificiale dipende dal modo in cui è formulato il quesito. Se, per esempio, si chiede un chiarimento sulla presenza di un conflitto di interessi in Commissione antimafia, ChatGpt rivela che la proposta di legge avanzata dalla maggioranza di centrodestra introduce nuove norme sull'incompatibilità dei membri della Commissione, stabilendo che i parlamentari coinvolti in situazioni di conflitto d'interessi devono astenersi dai lavori relativi a specifiche inchieste. La decisione è stata motivata da intercettazioni delle conversazioni tra Scarpinato e l'ex magistrato Gioacchino Natoli, nelle quali si ipotizza un tentativo di concordare domande e risposte per un'audizione in Commissione, sebbene il senatore Scarpinato abbia smentito tali accuse, definendole infondate e strumentali.

Precisa, quindi, che su argomenti così complessi occorre valutare i fatti, piuttosto che ricorrere a strumenti informatici.

La senatrice Sabrina LICHERI (M5S) ritiene che l'estromissione di due parlamentari, solo perché le loro idee sono ritenute scomode, rappresenti un precedente particolarmente grave, tanto più perché riguarda due magistrati che hanno dedicato la loro vita alla lotta contro la criminalità organizzata e messo a disposizione del Parlamento la loro competenza, cui la Commissione antimafia non può rinunciare.

A suo avviso, è inconcepibile che si mettano a tacere due voci così autorevoli nel contrasto alla mafia.

Conclude, ricordando che anche l'ex magistrato Nino Di Matteo ha espresso preoccupazione, sottolineando che si vuole escludere dalla Commissione proprio coloro che hanno gli strumenti per analizzare in modo approfondito gli eventi legati alle stragi. Per questo motivo, i senatori del Movimento 5 stelle intendono manifestare il loro supporto a fianco di chi ha combattuto la mafia nelle aule di tribunale e nella vita quotidiana.

Il PRESIDENTE rinvia il seguito della discussione generale ad una successiva seduta.

Il seguito della discussione è quindi rinviato.