Legislatura 18ª - 14ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 298 del 13/04/2022

Il presidente STEFANO (PD), relatore, illustra il Documento di economia e finanza (DEF) per il 2022, previsto dalla legge n. 39 del 2011, che ha adeguato la legge di contabilità e finanza pubblica (legge n. 196 del 2009) alle regole del "Semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche degli Stati membri", rilevando che esso rappresenta il principale momento di sintesi programmatica tra le scelte di politica nazionale e le indicazioni macroeconomiche stabilite a livello europeo per l’anno successivo e per il triennio.

Il Documento, come prescrive la legge, è strutturato in tre parti, di cui la sezione I e la sezione III contenenti, rispettivamente, il Programma di stabilità e il Programma nazionale di riforma, che costituiscono anche i documenti richiesti nell’ambito del Semestre europeo, da trasmettere alla Commissione europea entro il 30 aprile, e la sezione II, contenente, invece, l’analisi macroeconomica e le tendenze della finanza pubblica per il triennio successivo.

Il Semestre europeo 2022 è stato avviato il 24 novembre 2021, con la pubblicazione dei suoi documenti iniziali, ovvero la Strategia annuale della crescita sostenibile (COM(2021) 740), la Relazione sul meccanismo di allerta sugli sviluppi macroeconomici negli Stati membri (COM(2021) 741), la Raccomandazione sulla politica economica della zona euro (COM(2021) 742) e la Comunicazione sui documenti programmatici di bilancio 2022 (COM(2021) 900), in cui la Commissione europea ha invitato l’Italia ad adottare, nell'ambito della procedura di bilancio nazionale, le misure necessarie per limitare l’aumento della spesa corrente nazionale.

Negli ultimi due anni, il Semestre europeo è stato coordinato con gli adempimenti previsti dal Dispositivo per la ripresa e la resilienza (RRF). Per quest’anno, la novità principale è data dal fatto che il Programma nazionale di riforma (PNR) 2022 ricopre un duplice ruolo: oltre al suo ruolo ordinario previsto nell’ambito del Semestre europeo, esso rappresenta anche una delle due relazioni semestrali richieste agli Stati membri per riferire in merito ai progressi compiuti verso il completamento dei Piani per la ripresa e la resilienza, ai sensi dell’articolo 27 del regolamento (UE) 2021/241 sul RRF.

Dopo la presentazione, entro il 30 aprile, del Programma di stabilità e del Programma nazionale di riforma, la Commissione europea procede alla loro valutazione per poi presentare un progetto di Raccomandazioni specifiche per Paese, che è poi adottato dal Consiglio dell’UE nel mese di luglio. Di tali Raccomandazioni gli Stati membri devono poi tenere conto nell’elaborazione delle rispettive manovre di bilancio per l’anno successivo.

Con il perdurare degli effetti derivanti dalla crisi pandemica da Covid-19 e con il sopraggiungere della nuova emergenza legata all’aggressione militare della Russia contro l’Ucraina, l’Unione europea ha messo in atto una serie di specifiche azioni e misure, tra cui anzitutto: il programma Next Generation EU, il programma PEPP (Pandemic emergency purchase programme), della Banca centrale europea, per l’acquisto di titoli pubblici e privati (quantitative easing) fino al marzo 2022 e con reinvestimento dei titoli in scadenza almeno fino a tutto il 2024; il Temporary framework, sugli aiuti di stato nell’emergenza Covid, ora esteso anche all’emergenza della guerra in Ucraina fino a tutto il 2022; e la sospensione dell’applicazione dei vincoli del Patto di stabilità e crescita, attraverso l’attivazione della clausola di salvaguardia generale, che consente agli Stati membri di adottare manovre di bilancio in deroga ai vincoli previsti dal Patto stesso, adottata il 23 marzo 2020 e destinata a rimanere attiva fino a tutto il 2022. La disattivazione a partire dal 2023 sarà comunque oggetto di riesame nel contesto delle previsioni economiche di primavera 2022. Nel contempo, è in corso il dibattito sulle possibili modifiche da apportare al Patto di stabilità e crescita, in vista di un esito orientato a una maggiore attenzione alla crescita e agli investimenti per le transizioni digitale ed ecologica, e a un più graduale sentiero di aggiustamento dei deficit di bilancio nazionali.

Sulla base del predetto contesto economico-istituzionale, e della perdurante sospensione dei vincoli del Patto di stabilità e crescita, nonché previa consultazione con la Commissione europea, il Governo ha presentato alle Camere, unitamente al DEF, anche una Relazione sullo scostamento del deficit, ai sensi dell’articolo 6 della legge n. 243 del 2012, relativa al principio del pareggio di bilancio.

In tale Relazione, si illustra una richiesta di scostamento di bilancio pari a 11 miliardi di euro per il 2021 e a 9,6 miliardi per il triennio 2023-2025, nonché a 3,8 miliardi in spesa per interessi passivi per gli anni 2026-2032, rispetto al percorso di avvicinamento all’Obiettivo di medio termine (OMT). Tale maggiore indebitamento potrà essere autorizzato dalle Camere con un voto, in Assemblea, a maggioranza assoluta dei componenti.

Lo scostamento richiesto si rende necessario, secondo il Governo, al fine di finanziare, con un provvedimento di prossima adozione: misure per ristorare le amministrazioni centrali dello Stato delle risorse utilizzate a copertura dei precedenti interventi d’urgenza; ulteriori interventi per contenere l’aumento dei prezzi dell’energia e dei carburanti, anche in favore degli enti territoriali; la necessaria liquidità alle imprese; le politiche di accoglienza nei confronti dei profughi ucraini; l’adeguamento dei fondi destinati alla realizzazione di investimenti pubblici, alla dinamica imprevista dei costi dell’energia e delle materie prime; e il sostegno al sistema sanitario e ai settori maggiormente colpiti dalle attuali emergenze.

Per quanto riguarda i principali dati sui saldi di bilancio indicati nel DEF, nel 2021, l’economia italiana ha messo a segno un buon recupero, con una crescita del PIL pari al 6,6 per cento in termini reali e una discesa del deficit e del debito della Pubblica amministrazione in rapporto al PIL più accentuata del previsto, rispettivamente al 7,2 per cento e al 150,8 per cento del PIL (dal 9,6 per cento di deficit e 155,3 per cento di debito del 2020).

Tuttavia, l’inizio del 2022 ha visto il verificarsi di eventi e fattori fortemente negativi, tra cui l’impennata dei contagi da Covid-19, l’eccezionale aumento del prezzo del gas naturale, la conseguente crescita del tasso di inflazione e dei tassi di interesse, e l’ulteriore aggravamento dovuto all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, a cui è conseguita un’ulteriore impennata dei prezzi dell’energia, degli alimentari, dei metalli e di altre materie prime e si è accentuata la flessione della fiducia di imprese e famiglie. In Italia, a marzo 2022 l’inflazione al consumo è salita al 6,7 per cento e l’inflazione di fondo (al netto dei prodotti energetici e alimentari freschi), seppure assai più moderata, ha raggiunto comunque il 2 per cento.

In tale contesto, la previsione tendenziale di crescita del PIL per il 2022 scende, dal 4,7 per cento dello scenario programmatico della NADEF al 2,9 per cento, e quella per il 2023 dal 2,8 per cento al 2,3 per cento. L’andamento tendenziale dell’indebitamento netto, invece, vede un miglioramento nel 2022, rispetto alla NADEF, ascrivibile principalmente a maggiori entrate tributarie, contributive e altre entrate correnti, che più che compensano stime più elevate di spesa corrente e in conto capitale.

Il quadro programmatico contenuto nel DEF 2022, che tiene conto anche delle misure che saranno adottate e finanziate con l’ulteriore indebitamento richiesto nella relazione presentata ai sensi dell’articolo 6 della legge n. 243 del 2012, consente di recuperare qualche punto percentuale di crescita del PIL rispetto al tendenziale, soprattutto nel 2022 e nel 2023, quando il PIL è previsto crescere, rispettivamente, del 3,1 per cento e del 2,4 per cento.

Per quanto riguarda il rapporto tra indebitamento netto (deficit) e PIL, le previsioni programmatiche del DEF si mantengono invariate rispetto alla NADEF, con un deficit al 5,6 per cento del PIL nel 2022, al 3,9 nel 2023 e a un livello inferiore al 3 per cento del PIL nel 2025.

Riguardo invece all’indebitamento netto strutturale delle pubbliche amministrazioni (nel quale sono escluse dal computo le misure una tantum e le variazioni imputabili alla congiuntura economica), che è il valore di riferimento per la valutazione sull’avvicinamento all’Obiettivo di medio termine (OMT), il quadro programmatico prevede un livello pari al 5,9 per cento nel 2022, al 4,5 nel 2023, al 4 per cento nel 2024 e al 3,6 nel 2025.

Il rapporto debito/PIL scenderà dal 150,8 per cento del 2021 fino al 141,4 per cento nel 2025, per raggiungere il livello precedente alla crisi pandemica (134,1 per cento) entro la fine del decennio.

Gli obiettivi programmatici del Documento si fondano, quindi, su uno scenario in cui l’economia rallenta fortemente, ma registra comunque una crescita annua significativa, e in cui i margini di bilancio derivanti dalla conferma degli obiettivi fissati nella NADEF saranno utilizzati per sostenere ulteriormente il sistema produttivo, le famiglie e per realizzare gli investimenti programmati.

Il Relatore presenta, quindi, un conferente schema di parere favorevole.