Legislatura 18ª - 7ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 276 del 23/11/2021
Azioni disponibili
ORDINI DEL GIORNO AL DISEGNO DI LEGGE
N. 2448
G/2448 sez. I/1/7
Alessandrini, Saponara, Pittoni
La 7a Commissione,
in sede di esame del disegno di legge A.S.2448 recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2022 e bilancio pluriennale per il triennio 2022-2024» e considerato in particolare l'articolo 167,
premesso che:
dal terzo Rapporto sullo stato della ricostruzione nelle quattro Regioni colpite dai sismi 2016-2017, risulta che ancora 184 scuole devono essere ripristinate, messe in sicurezza e finanziate. Infatti, nel corso dell'estate 2021 è stato lanciato un piano straordinario da oltre 500 milioni di euro, insieme al Dipartimento Casa Italia della Presidenza del Consiglio dei ministri, per le verifiche di vulnerabilità, il ripristino dei danni e l'adeguamento antisismico di tutte le scuole danneggiate dai terremoti del 2016 nelle regioni Marche, Lazio, Umbria e Abruzzo, precisamente per 55 edifici scolastici nelle Marche, 54 in Umbria, 50 in Abruzzo e 25 nel Lazio, che hanno subito danni diretti dal sisma e che sono stati identificati attraverso un censimento affidato alla società pubblica SOSE;
inoltre, nelle zone terremotate si registra una grave carenza di docenti, vista la scarsa disponibilità degli stessi ad accettare cattedre in quelle zone e in quelle condizioni e questo costituisce ulteriore motivo di abbandono di quei territori, con comunità che rischiano di scomparire definitivamente;
da notizie di stampa si apprende inoltre che a Venafro (IS), dopo il sisma del 31 ottobre 2002 che causò il crollo della scuola Jovine di San Giuliano di Puglia, dove persero la vita 27 bambini e la maestra, ci sarebbero ancora 65 alunni dell'infanzia che da 20 anni vanno a scuola in tre prefabbricati (container) dell'istituto comprensivo Giulio Testa, in un territorio, il Molise, che sta scendendo ormai sotto i 300 mila abitanti, malgrado che, nel 2020, siano stati stanziati 2,4 milioni per la ristrutturazione e la messa in sicurezza delle scuole della provincia di Isernia,
impegna il Governo:
nel quadro degli interventi di edilizia scolastica e messa in sicurezza delle scuole, da attuare anche grazie alle risorse messe a disposizione dal PNRR, a dare priorità assoluta agli interventi sugli edifici scolastici posti nei territori interessati dai sismi del 2016-2017, nonché sulle scuole che hanno subito danni in anni precedenti e che non risultano ancora ricostruite e/o messe in sicurezza, al fine di scongiurare che gli alunni di questi sfortunati territori continuino ancora a dover svolgere le loro lezioni in situazioni di estremo disagio;
a prevedere meccanismi di natura incentivante e premiale, quali ad esempio l'attribuzione di punteggi ulteriori a favore di quegli insegnanti che accettino incarichi di docenza in tali territori.
G/2448 sez. I/1/7 (testo 2)
Alessandrini, Saponara, Pittoni
La 7a Commissione,
in sede di esame del disegno di legge A.S.2448 recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2022 e bilancio pluriennale per il triennio 2022-2024» e considerato in particolare l'articolo 167,
premesso che:
dal terzo Rapporto sullo stato della ricostruzione nelle quattro Regioni colpite dai sismi 2016-2017, risulta che ancora 184 scuole devono essere ripristinate, messe in sicurezza e finanziate. Infatti, nel corso dell'estate 2021 è stato lanciato un piano straordinario da oltre 500 milioni di euro, insieme al Dipartimento Casa Italia della Presidenza del Consiglio dei ministri, per le verifiche di vulnerabilità, il ripristino dei danni e l'adeguamento antisismico di tutte le scuole danneggiate dai terremoti del 2016 nelle regioni Marche, Lazio, Umbria e Abruzzo, precisamente per 55 edifici scolastici nelle Marche, 54 in Umbria, 50 in Abruzzo e 25 nel Lazio, che hanno subito danni diretti dal sisma e che sono stati identificati attraverso un censimento affidato alla società pubblica SOSE;
inoltre, nelle zone terremotate si registra una grave carenza di docenti, vista la scarsa disponibilità degli stessi ad accettare cattedre in quelle zone e in quelle condizioni e questo costituisce ulteriore motivo di abbandono di quei territori, con comunità che rischiano di scomparire definitivamente;
da notizie di stampa si apprende inoltre che a Venafro (IS), dopo il sisma del 31 ottobre 2002 che causò il crollo della scuola Jovine di San Giuliano di Puglia, dove persero la vita 27 bambini e la maestra, ci sarebbero ancora 65 alunni dell'infanzia che da 20 anni vanno a scuola in tre prefabbricati (container) dell'istituto comprensivo Giulio Testa, in un territorio, il Molise, che sta scendendo ormai sotto i 300 mila abitanti, malgrado che, nel 2020, siano stati stanziati 2,4 milioni per la ristrutturazione e la messa in sicurezza delle scuole della provincia di Isernia,
impegna il Governo:
nel quadro degli interventi di edilizia scolastica e messa in sicurezza delle scuole, a valutare l'opportunità di dare priorità assoluta agli interventi sugli edifici scolastici posti nei territori interessati dai sismi del 2016-2017, nonché sulle scuole che hanno subito danni in anni precedenti e che non risultano ancora ricostruite e/o messe in sicurezza, al fine di scongiurare che gli alunni di questi sfortunati territori continuino ancora a dover svolgere le loro lezioni in situazioni di estremo disagio;
a prevedere meccanismi di natura incentivante e premiale, quali ad esempio l'attribuzione di punteggi ulteriori a favore di quegli insegnanti che accettino incarichi di docenza in tali territori.
G/2448 sez. I/2/7
La 7a Commissione permanente del Senato,
in sede di esame dell'A.S. 2448, recante "Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2022 e bilancio pluriennale per il triennio 2022-2024" e considerato in particolare l'articolo 103;
premesso che:
l'emergenza sanitaria ha rilevato la necessità di avviare una programmazione di interventi che garantiscano la sicurezza sanitaria e, al tempo stesso, tengano in particolare considerazione alcuni obiettivi che questi mesi di emergenza hanno reso ulteriormente prioritari: il potenziamento del personale scolastico, la continuità didattica, il contrasto alla diseguaglianza attraverso una scuola inclusiva che permetta lo sviluppo pieno delle potenzialità di ciascuno, l'edilizia scolastica attraverso la ricostruzione di ambienti di apprendimento;
le disposizioni in esame sono coerenti con l'azione di governo volta, negli ultimi mesi legati all'emergenza, a sostenere il settore dell'istruzione;
tra gli interventi presenti nella legge di bilancio in esame, si ritiene particolarmente significative le norme che dispongono la proroga degli incarichi temporanei di personale docente, l'intervento sulla disciplina in materia di valorizzazione della professionalità del personale docente, l'incremento della dotazione del Fondo unico nazionale per il finanziamento delle retribuzioni di posizione e di risultato dei dirigenti scolastici e gli interventi relativi al numero minimo di alunni necessario per l'attribuzione alle istituzioni scolastiche di un dirigente scolastico con incarico a tempo indeterminato e di un direttore dei servizi generali e amministrativi in via esclusiva;
nell'ambito dell'azione di sostegno al settore, si ritiene urgenti ulteriori interventi finalizzati a rivedere le forme contrattuali, a potenziare il personale scolastico, ormai cosiddetto "COVID", e un intervento volto a garantire negli istituti scolastici la figura del direttore dei servizi generali ed amministrativi (DSGA),
impegna il Governo:
a valutare l'opportunità di prevedere interventi volti a:
a) reperire risorse necessarie a prorogare i contratti del contingente di personale docente e ATA, assunto per le finalità connesse all'emergenza epidemiologica;
b) garantire la figura del direttore dei servizi generali ed amministrativi (DSGA), prevedendo un concorso riservato a coloro che hanno maturato una significativa esperienza, anche se sprovvisti di titolo di studio specifico;
c) prevedere risorse aggiuntive finalizzate ad incentivare e sostenere l'impegno e la professionalità del personale scolastico, oggi impegnato a far fronte alle gravi conseguenze che l'emergenza sanitaria ha determinato sulla formazione degli alunni e, in particolare, quelli più bisognosi;
d) a prorogare, fino al 31 dicembre 2022, gli incarichi temporanei di livello dirigenziale, considerato che, allo stato attuale, il concorso previsto per il reclutamento dei dirigenti tecnici non risulta ancora bandito e, dove bandito nel 2022, non consentirà l'immissione dei nuovi dirigenti prima del 1° gennaio 2023;
e) a prevedere una procedura riservata al personale che, in possesso del riconoscimento dell'idoneità, abbia una esperienza di almeno 36 mesi nell'insegnamento della religione cattolica, al fine di superare il precariato di questa categoria di insegnanti e ridurre il ricorso ai contratti a tempo determinato;
f) trattandosi di materia contrattuale e al fine di tutelare la continuità didattica, ad abrogare il vincolo di permanenza triennale per i docenti che ottengono la mobilità provinciale, trattandosi di materia contrattuale e a prevedere dall'anno scolastico 2022/23 per i neoassunti la possibilità di derogare dal vincolo di permanenza triennale per la richiesta di assegnazioni provvisorie e utilizzazioni.
G/2448 sez. I/2/7 (testo 2)
La 7a Commissione permanente del Senato,
in sede di esame dell'A.S. 2448, recante "Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2022 e bilancio pluriennale per il triennio 2022-2024" e considerato in particolare l'articolo 103;
premesso che:
l'emergenza sanitaria ha rilevato la necessità di avviare una programmazione di interventi che garantiscano la sicurezza sanitaria e, al tempo stesso, tengano in particolare considerazione alcuni obiettivi che questi mesi di emergenza hanno reso ulteriormente prioritari: il potenziamento del personale scolastico, la continuità didattica, il contrasto alla diseguaglianza attraverso una scuola inclusiva che permetta lo sviluppo pieno delle potenzialità di ciascuno, l'edilizia scolastica attraverso la ricostruzione di ambienti di apprendimento;
le disposizioni in esame sono coerenti con l'azione di governo volta, negli ultimi mesi legati all'emergenza, a sostenere il settore dell'istruzione;
tra gli interventi presenti nella legge di bilancio in esame, si ritiene particolarmente significative le norme che dispongono la proroga degli incarichi temporanei di personale docente, l'intervento sulla disciplina in materia di valorizzazione della professionalità del personale docente, l'incremento della dotazione del Fondo unico nazionale per il finanziamento delle retribuzioni di posizione e di risultato dei dirigenti scolastici e gli interventi relativi al numero minimo di alunni necessario per l'attribuzione alle istituzioni scolastiche di un dirigente scolastico con incarico a tempo indeterminato e di un direttore dei servizi generali e amministrativi in via esclusiva;
nell'ambito dell'azione di sostegno al settore, si ritiene urgenti ulteriori interventi finalizzati a rivedere le forme contrattuali, a potenziare il personale scolastico, ormai cosiddetto "COVID", e un intervento volto a garantire negli istituti scolastici la figura del direttore dei servizi generali ed amministrativi (DSGA),
impegna il Governo:
a valutare l'opportunità di prevedere interventi volti a:
a) reperire risorse necessarie a prorogare i contratti del contingente di personale docente e ATA, assunto per le finalità connesse all'emergenza epidemiologica;
b) garantire la figura del direttore dei servizi generali ed amministrativi (DSGA), prevedendo un concorso riservato a coloro che hanno maturato una significativa esperienza, pari a almeno tre anni dal 2018, anche se sprovvisti di titolo di studio specifico;
c) prevedere risorse aggiuntive finalizzate ad incentivare e sostenere l'impegno e la professionalità del personale scolastico, oggi impegnato a far fronte alle gravi conseguenze che l'emergenza sanitaria ha determinato sulla formazione degli alunni e, in particolare, quelli più bisognosi;
d) a prorogare, fino al 31 dicembre 2022, gli incarichi temporanei di livello dirigenziale, considerato che, allo stato attuale, il concorso previsto per il reclutamento dei dirigenti tecnici non risulta ancora bandito e, dove bandito nel 2022, non consentirà l'immissione dei nuovi dirigenti prima del 1° gennaio 2023;
e) a prevedere una procedura riservata al personale che, in possesso del riconoscimento dell'idoneità, abbia una esperienza di almeno 36 mesi nell'insegnamento della religione cattolica, al fine di superare il precariato di questa categoria di insegnanti e ridurre il ricorso ai contratti a tempo determinato;
f) trattandosi di materia contrattuale e al fine di tutelare la continuità didattica, ad abrogare il vincolo di permanenza triennale per i docenti che ottengono la mobilità provinciale, trattandosi di materia contrattuale e a prevedere dall'anno scolastico 2022/23 per i neoassunti in sede di prima assegnazione la possibilità di derogare dal vincolo di permanenza triennale per la richiesta di assegnazioni provvisorie e utilizzazioni.
G/2448 sez. I/3/7
Saponara, Alessandrini, Pittoni
La 7a Commissione,
in sede di esame del disegno di legge A.S.2448 recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2022 e bilancio pluriennale per il triennio 2022-2024»,
premesso che:
il PNRR prevede riforme per la scuola da attuare entro il 2022 per 17 miliardi di investimenti, tra gli altri, 400 milioni per la riqualificazione delle mense, 300 per le palestre, 800 per le scuole nuove e 500 per la messa in sicurezza degli istituti scolastici;
sono passati 21 anni dall'emanazione della legge n. 62 del 2000 che ha introdotto la parità nel nostro sistema scolastico, ma non si è ancora radicato il principio espresso nell'articolo 1 comma 1, ossia che scuole statali, scuole paritarie sia gestite da privati sia gestite da enti locali, fanno parte, con pari dignità, di un unico sistema scolastico. In pratica le norme sono sempre predisposte sulla base organizzativa della scuola statale, creando problemi di interpretazione e di applicazione,
impegna il Governo
per il futuro, nella attuazione delle riforme, nell'emanazione di norme e bandi, nell'accesso ai benefici economici e ai finanziamenti, a tenere sempre in debita considerazione che il sistema scolastico si compone delle scuole statali e dalle scuole paritarie.
G/2448 sez. I/4/7
Barbaro, Vanin, Montevecchi, Angrisani, Iannone
La 7a Commissione,
in sede di esame del disegno di legge A.S.2448 recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2022 e bilancio pluriennale per il triennio 2022-2024»,
premesso che
l'articolo 109 ingloba, nella sostanza, quanto previsto dall'A.S. 992 in materia di introduzione della educazione motoria nelle scuole primarie, con almeno due ore settimanali di attività fisica curriculare, da programmarsi tenendo conto dell'autonomia scolastica;
emerge tuttavia, la necessita di affrontare il tema degli studenti con disabilità, con cui l'A.S. 992 conta di offrire un piano educativo individualizzato, laddove l'A.S. 2448, all'articolo 109 non si esprime in merito;
ritenendo necessario, anche in questa sede, una previsione peculiare sul tema delle attività motorie per gli studenti disabili della scuola primaria,
impegna il Governo
a definire un piano educativo per le attività motorie degli studenti con disabilità, al fine di promuoverne l'integrazione e di offrire ai medesimi, compatibilmente con il grado della patologia di cui soffrono, i benefici formativi e curriculari delle discipline motorie.
G/2448 sez. I/5/7
La 7a Commissione permanente del Senato,
in sede di esame del disegno di legge n. 2448, recante "Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2022 e bilancio pluriennale per il triennio 2022-2024";
premesso che:
- l'articolo 119 (potenziamento e adeguamento degli immobili degli Archivi di Stato) autorizza la spesa di 25 milioni di euro per il 2022, 45 milioni di euro per il 2023, 20 milioni di euro per il 2024 e 10 milioni di euro per il 2025, per la realizzazione di interventi di adeguamento antincendio e sismico degli istituti archivistici, nonché per l'acquisto di immobili destinati agli Archivi di Stato. Si tratta di una previsione in linea con il piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), che ha previsto risorse per la digitalizzazione degli archivi delle pubbliche amministrazioni, all'interno di uno stanziamento totale di circa 1,1 miliardo, che include i vari interventi delle amministrazioni centrali che hanno avviato processi di digitalizzazione degli archivi e del patrimonio di dati, nonché percorsi di digitalizzazione dei processi operativi;
- queste operazioni non devono essere gestite soltanto come fonte di risparmio di spese per fitti di capannoni, ma al contrario come opportunità per mobilitare risorse del mercato del lavoro intorno alla fornitura dei seguenti servizi: dematerializzazione di documentazione cartacea; raccolta, immagazzinamento, digitalizzazione, archiviazione e conservazione digitale della documentazione degli archivi; gestione informatizzata delle procedure di accesso ai documenti degli archivi digitali e per il trattamento dei relativi dati;
- va capovolto lo scenario di una visione meramente contabile della gestione del patrimonio immateriale del Paese, cioè i supporti (cartacei, magnetici, audiovisivi, digitali, ecc.) su cui è registrata la memoria storica. Anche stavolta, infatti, la relazione illustrativa allegata alla legge di bilancio ricorda come gli Archivi di Stato conservino attualmente oltre 1500 km di documentazione, destinata ad essere ulteriormente incrementata; la medesima relazione rileva che "negli ultimi trent'anni, per ragioni legate alla mancanza di spazi nelle attuali sedi, non è stato possibile soddisfare l'obbligo di accogliere i versamenti da parte degli Uffici statali periferici, come Tribunali, Prefetture, Questure, Archivi notarili" come previsto dall'articolo 41 del Codice dei beni culturali e del paesaggio (decreto legislativo n. 42 del 2004, detto "codice Urbani");
- il problema formale dell'obbligo di versamento, disatteso per mancanza di spazi, può agevolmente risolversi istituendo una struttura decentrata degli Archivi di Stato presso gli organi versanti (ad esempio obbligando i Ministeri a mettere a disposizione degli utenti storici una sala studio, cui consentire di accedere in sede ai documenti a condizioni di parità con l'accesso civico di cui al decreto legislativo n. 33 del 2013). Semmai, va risolta in modo sostanziale l'elusione, non solo dell'obbligo formale di versamento, ma soprattutto dei limiti temporali previsti dall'articolo 122 del "codice Urbani", da parte delle amministrazioni che non versano all'archivio centrale dello Stato e agli archivi di Stato i documenti relativi agli affari esauriti da oltre trent'anni: ciò avviene, in base all'articolo 41 comma 6 del "codice Urbani", da parte del Ministero per gli affari esteri e da parte degli Stati maggiori dell'esercito, della marina e dell'aeronautica (per quanto attiene la documentazione di carattere militare e operativo); in base allo speciale regolamento di attuazione adottato ai sensi dell'articolo 10 della legge 3 agosto 2007, n. 124, da parte dei servizi di informazione e sicurezza, con un regime speciale da cui consegue, di fatto, l'inibizione all'accesso e alla consultazione di atti e documenti fondamentali per la ricostruzione delle vicende storiche italiane;
considerato che:
- proprio il "codice Urbani" dispone che, nella nozione di bene culturale, rientrino tutte le testimonianze archivistiche della storia nazionale, indipendentemente dagli istituti di conservazione pubblici e privati, che ne hanno la detenzione o il possesso. Gli archivi giocano un ruolo fondamentale in questo scenario poiché racchiudono e rappresentano i valori di una società - in una parola, la sua identità - in modo dinamico. Non sono contenitori passivi della nostra memoria, né tantomeno luoghi fisici in cui custodire oggetti, anche perché la mentalità custodiale riflette l'arretratezza con cui nel nostro Paese si tende a vedere tali beni solo come fonte di costo. Sono agenti piuttosto proattivi che modellano la nostra memoria. Sono quindi un fattore strategico per colmare le lacune. D'altra parte, gli archivi devono affrontare le lacune interne che incidono sulla loro missione e ne ostacolano l'uso: in un mondo di tecnologie in continua evoluzione, gli archivi si sforzano di gestire nuovi oggetti, formati e tecniche;
- una metodologia che prevede la determinazione del "valore d'uso" dei beni culturali, attraverso l'applicazione di formule finanziarie, è allo studio di un gruppo di lavoro che, già dal 2017, opera presso il Servizio studi dipartimentale (SESD) della Ragioneria generale dello Stato con l'obiettivo di applicare al patrimonio culturale italiano gli standard internazionali sulla contabilità pubblica (International Public Sector Accounting Standards - IPSAS). Fanno parte del gruppo di lavoro la Ragioneria generale dello Stato, il Dipartimento di Economia aziendale dell'Università di Roma Tre, il Ministero della cultura, il Ministero della transizione ecologica, la Corte dei conti, l'Agenzia del demanio, l'Istat. Il gruppo di lavoro del SESD ha già elaborato una metodologia che ha permesso di contabilizzare - a scopo di sperimentazione - i patrimoni della Galleria Borghese e di Villa d'Este a Tivoli. Il progetto di sperimentazione della Ragioneria generale dello Stato Heritage in financial reporting potrebbe utilmente proiettarsi a misurare anche il valore economico degli archivi: si tratta di un tema di fondamentale importanza - colto in ambito accademico grazie alla convenzione tra il Dipartimento di lettere e culture moderne dell'Università di Roma "La Sapienza" e il Dipartimento di Economia aziendale dell'Università di Roma Tre - per comprendere il ruolo degli archivi non solo come asset patrimoniale, ma anche come componente strategica per la produzione di valore culturale, sociale e gestionale. In ultima analisi, il patrimonio archivistico va ricondotto ad un valore economico statisticamente rilevabile, facendo entrare nel piano statistico nazionale uno studio progettuale sugli archivi pubblici e compiendo passo decisivo per avere piena contezza della presenza di archivi nel nostro Paese;
- la connessione di tali questioni tecnico-gestionali con l'essenza stessa della democrazia è dimostrata dall'imminente iniziativa "Bridging the democracy gap", proiettata sulla nona conferenza dell'International council of Archives, che si terrà a Roma tra il 19 e il 23 settembre del prossimo anno, in collaborazione con SOS Archivi e Symposia srl, sul tema dell'Archivio come mezzo per colmare un divario trasversale e multilivello, evento organizzato con la partnership di ANAI e DGA del Ministero della cultura,
impegna il Governo:
- in occasione dell'utilizzazione dei fondi di cui all'articolo 119, a condurre un esaustivo censimento degli archivi italiani, sviluppando utili sinergie con l'ISTAT, finalizzate a dare una misura quali-quantitativa di questo importante asset che ha un impatto sul benessere collettivo, al pari delle biblioteche che già costituiscono un indicatore nel BES;
- ad utilizzare i fondi di cui all'articolo 119, e tutti gli altri reperibili nella manovra di bilancio, per la ripresa del "programma straordinario finalizzato alla prosecuzione e allo sviluppo delle attività di inventariazione, catalogazione e digitalizzazione del patrimonio culturale, anche al fine di incrementare e facilitare l'accesso e la fruizione da parte del pubblico" (di cui all'articolo 2 del decreto-legge 8 agosto 2013, n. 91, convertito con modificazioni dalla legge 7 ottobre 2013, n. 112) in funzione del rilancio di tutte le iniziative di digitalizzazione enunciate in premessa;
- a bandire nuovi concorsi per gli archivi di Stato e per l'amministrazione dei beni archivistici presso il Ministero della cultura, ponendo rimedio al grave deficit di risorse umane e finanziarie, di cui soffre il sistema archivistico nazionale e lo rende inidoneo a fronteggiare anche solo le basilari funzioni di conservazione del patrimonio documentale prodotto dalla plurisecolare storia d'Italia;
- ad una verifica esaustiva delle inadempienze all'obbligo di mettere a disposizione tutti i documenti che superano i limiti temporali massimi di cui all'articolo 122 del "Codice Urbani", esigendo da tutte le pubbliche amministrazioni la redazione di un inventario analitico dei documenti attinenti agli affari esauriti, per compiutamente metterli a disposizione dell'utenza; nel caso delle previsioni derogatorie circa l'obbligo di versamento all'Archivio centrale dello Stato, imporre parità di trattamento per la ricerca storiografica decentrata, in modo che possano essere accessibili e consultabili - alle condizioni predette, poste dall'articolo 122 citato e salva soltanto l'apposizione del segreto di Stato nei limiti di cui alla legge n. 124 del 2007 - anche i documenti degli archivi dello Stato Maggiore della Difesa, dei servizi segreti e degli organi, enti o uffici per i quali non è contemplato l'obbligo di versamento all'Archivio centrale dello Stato.
G/2448 sez. I/5/7 (testo 2)
Marilotti, Vanin, Montevecchi, Corrado, Laniece, Saponara, Alessandrini, Pittoni, Granato, Angrisani
La 7a Commissione permanente del Senato,
in sede di esame del disegno di legge n. 2448, recante "Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2022 e bilancio pluriennale per il triennio 2022-2024";
premesso che:
- l'articolo 119 (potenziamento e adeguamento degli immobili degli Archivi di Stato) autorizza la spesa di 25 milioni di euro per il 2022, 45 milioni di euro per il 2023, 20 milioni di euro per il 2024 e 10 milioni di euro per il 2025, per la realizzazione di interventi di adeguamento antincendio e sismico degli istituti archivistici, nonché per l'acquisto di immobili destinati agli Archivi di Stato. Si tratta di una previsione in linea con il piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), che ha previsto risorse per la digitalizzazione degli archivi delle pubbliche amministrazioni, all'interno di uno stanziamento totale di circa 1,1 miliardo, che include i vari interventi delle amministrazioni centrali che hanno avviato processi di digitalizzazione degli archivi e del patrimonio di dati, nonché percorsi di digitalizzazione dei processi operativi;
- queste operazioni non devono essere gestite soltanto come fonte di risparmio di spese per fitti di capannoni, ma al contrario come opportunità per mobilitare risorse del mercato del lavoro intorno alla fornitura dei seguenti servizi: dematerializzazione di documentazione cartacea; raccolta, immagazzinamento, digitalizzazione, archiviazione e conservazione digitale della documentazione degli archivi; gestione informatizzata delle procedure di accesso ai documenti degli archivi digitali e per il trattamento dei relativi dati;
- va capovolto lo scenario di una visione meramente contabile della gestione del patrimonio immateriale del Paese, cioè i supporti (cartacei, magnetici, audiovisivi, digitali, ecc.) su cui è registrata la memoria storica. Anche stavolta, infatti, la relazione illustrativa allegata alla legge di bilancio ricorda come gli Archivi di Stato conservino attualmente oltre 1500 km di documentazione, destinata ad essere ulteriormente incrementata; la medesima relazione rileva che "negli ultimi trent'anni, per ragioni legate alla mancanza di spazi nelle attuali sedi, non è stato possibile soddisfare l'obbligo di accogliere i versamenti da parte degli Uffici statali periferici, come Tribunali, Prefetture, Questure, Archivi notarili" come previsto dall'articolo 41 del Codice dei beni culturali e del paesaggio (decreto legislativo n. 42 del 2004, detto "codice Urbani");
- il problema formale dell'obbligo di versamento, disatteso per mancanza di spazi, può agevolmente risolversi istituendo una struttura decentrata degli Archivi di Stato presso gli organi versanti (ad esempio obbligando i Ministeri a mettere a disposizione degli utenti storici una sala studio, cui consentire di accedere in sede ai documenti a condizioni di parità con l'accesso civico di cui al decreto legislativo n. 33 del 2013). Semmai, va risolta in modo sostanziale l'elusione, non solo dell'obbligo formale di versamento, ma soprattutto dei limiti temporali previsti dall'articolo 122 del "codice Urbani", da parte delle amministrazioni che non versano all'archivio centrale dello Stato e agli archivi di Stato i documenti relativi agli affari esauriti da oltre trent'anni: ciò avviene, in base all'articolo 41 comma 6 del "codice Urbani", da parte del Ministero per gli affari esteri e da parte degli Stati maggiori dell'esercito, della marina e dell'aeronautica (per quanto attiene la documentazione di carattere militare e operativo); in base allo speciale regolamento di attuazione adottato ai sensi dell'articolo 10 della legge 3 agosto 2007, n. 124, da parte dei servizi di informazione e sicurezza, con un regime speciale da cui consegue, di fatto, l'inibizione all'accesso e alla consultazione di atti e documenti fondamentali per la ricostruzione delle vicende storiche italiane;
considerato che:
- proprio il "codice Urbani" dispone che, nella nozione di bene culturale, rientrino tutte le testimonianze archivistiche della storia nazionale, indipendentemente dagli istituti di conservazione pubblici e privati, che ne hanno la detenzione o il possesso. Gli archivi giocano un ruolo fondamentale in questo scenario poiché racchiudono e rappresentano i valori di una società - in una parola, la sua identità - in modo dinamico. Non sono contenitori passivi della nostra memoria, né tantomeno luoghi fisici in cui custodire oggetti, anche perché la mentalità custodiale riflette l'arretratezza con cui nel nostro Paese si tende a vedere tali beni solo come fonte di costo. Sono agenti piuttosto proattivi che modellano la nostra memoria. Sono quindi un fattore strategico per colmare le lacune. D'altra parte, gli archivi devono affrontare le lacune interne che incidono sulla loro missione e ne ostacolano l'uso: in un mondo di tecnologie in continua evoluzione, gli archivi si sforzano di gestire nuovi oggetti, formati e tecniche;
- una metodologia che prevede la determinazione del "valore d'uso" dei beni culturali, attraverso l'applicazione di formule finanziarie, è allo studio di un gruppo di lavoro che, già dal 2017, opera presso il Servizio studi dipartimentale (SESD) della Ragioneria generale dello Stato con l'obiettivo di applicare al patrimonio culturale italiano gli standard internazionali sulla contabilità pubblica (International Public Sector Accounting Standards - IPSAS). Fanno parte del gruppo di lavoro la Ragioneria generale dello Stato, il Dipartimento di Economia aziendale dell'Università di Roma Tre, il Ministero della cultura, il Ministero della transizione ecologica, la Corte dei conti, l'Agenzia del demanio, l'Istat. Il gruppo di lavoro del SESD ha già elaborato una metodologia che ha permesso di contabilizzare - a scopo di sperimentazione - i patrimoni della Galleria Borghese e di Villa d'Este a Tivoli. Il progetto di sperimentazione della Ragioneria generale dello Stato Heritage in financial reporting potrebbe utilmente proiettarsi a misurare anche il valore economico degli archivi: si tratta di un tema di fondamentale importanza - colto in ambito accademico grazie alla convenzione tra il Dipartimento di lettere e culture moderne dell'Università di Roma "La Sapienza" e il Dipartimento di Economia aziendale dell'Università di Roma Tre - per comprendere il ruolo degli archivi non solo come asset patrimoniale, ma anche come componente strategica per la produzione di valore culturale, sociale e gestionale. In ultima analisi, il patrimonio archivistico va ricondotto ad un valore economico statisticamente rilevabile, facendo entrare nel piano statistico nazionale uno studio progettuale sugli archivi pubblici e compiendo passo decisivo per avere piena contezza della presenza di archivi nel nostro Paese;
- la connessione di tali questioni tecnico-gestionali con l'essenza stessa della democrazia è dimostrata dall'imminente iniziativa "Bridging the democracy gap", proiettata sulla nona conferenza dell'International council of Archives, che si terrà a Roma tra il 19 e il 23 settembre del prossimo anno, in collaborazione con SOS Archivi e Symposia srl, sul tema dell'Archivio come mezzo per colmare un divario trasversale e multilivello, evento organizzato con la partnership di ANAI e DGA del Ministero della cultura,
impegna il Governo:
- in occasione dell'utilizzazione dei fondi di cui all'articolo 119, a condurre un esaustivo censimento degli archivi italiani, sviluppando utili sinergie con l'ISTAT, finalizzate a dare una misura quali-quantitativa di questo importante asset che ha un impatto sul benessere collettivo, al pari delle biblioteche che già costituiscono un indicatore nel BES;
- ad utilizzare i fondi del PNRR destinati alla digitalizzazione, per la ripresa del "programma straordinario finalizzato alla prosecuzione e allo sviluppo delle attività di inventariazione, catalogazione e digitalizzazione del patrimonio culturale, anche al fine di incrementare e facilitare l'accesso e la fruizione da parte del pubblico" (di cui all'articolo 2 del decreto-legge 8 agosto 2013, n. 91, convertito con modificazioni dalla legge 7 ottobre 2013, n. 112) in funzione del rilancio di tutte le iniziative di digitalizzazione enunciate in premessa;
- a valutare l'opportunità all'esito dello svolgimento delle procedure in corso a bandire nuovi concorsi per gli archivi di Stato e per l'amministrazione dei beni archivistici presso il Ministero della cultura, ponendo rimedio al grave deficit di risorse umane e finanziarie, di cui soffre il sistema archivistico nazionale e lo rende inidoneo a fronteggiare anche solo le basilari funzioni di conservazione del patrimonio documentale prodotto dalla plurisecolare storia d'Italia;
- ad una verifica esaustiva delle inadempienze all'obbligo di mettere a disposizione tutti i documenti che superano i limiti temporali massimi di cui all'articolo 122 del "Codice Urbani", esigendo da tutte le pubbliche amministrazioni la redazione di un inventario analitico dei documenti attinenti agli affari esauriti, per compiutamente metterli a disposizione dell'utenza; nel caso delle previsioni derogatorie circa l'obbligo di versamento all'Archivio centrale dello Stato, imporre parità di trattamento per la ricerca storiografica decentrata, in modo che possano essere accessibili e consultabili - alle condizioni predette, poste dall'articolo 122 citato e salva soltanto l'apposizione del segreto di Stato nei limiti di cui alla legge n. 124 del 2007 - anche i documenti degli archivi dello Stato Maggiore della Difesa, dei servizi segreti e degli organi, enti o uffici per i quali non è contemplato l'obbligo di versamento all'Archivio centrale dello Stato.
G/2448 sez. I/6/7
Alessandrini, Saponara, Pittoni, Montevecchi, Vanin, Angrisani, Granato, Marilotti, Barbaro, Iannone, Corrado
La 7a Commissione,
in sede di esame del disegno di legge A.S.2448 recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2022 e bilancio pluriennale per il triennio 2022-2024»,
premesso che:
l'articolo 117 attribuisce carattere di stabilità alle misure contenute nella "card cultura";
il settore della cultura è uno tra quelli maggiormente colpiti dalla crisi e la musica, in particolare, produce valore sociale, culturale, economico;
è necessario sviluppare una progettualità politico-culturale riguardante il sistema formativo musicale anche nella fascia d'età 0-16;
l'articolo 1, comma 984, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, istituiva il Bonus strumenti musicali (il cosiddetto «Bonus Stradivari»), concernente l'agevolazione sull'acquisto di strumenti musicali, poi confermato con l'articolo 1, comma 626 della legge 11 dicembre 2016, n. 232 e prorogato fino al 2018 con l'articolo 1, comma 643 della legge 27 dicembre 2017. n. 205. In pratica, l'agevolazione dava diritto ad uno sconto di importo massimo pari al 65 per cento del prezzo finale dello strumento e fino al limite di 2.500 euro, era applicata direttamente dal rivenditore al momento dell'acquisto, che successivamente recuperava l'importo in compensazione con il modello F24;
il principale problema dello stanziamento iniziale era dato dai pochi fondi per coprire tutte le richieste arrivate nel 2018,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di reintrodurre il «Bonus strumenti musicali», aumentandone possibilmente la capienza rispetto a quello del 2018, per sostenere non solo gli studenti di musica, ma anche i rivenditori e i produttori di strumenti musicali, particolarmente colpiti dalla crisi economica del settore e dalla concorrenza del mercato online ed estero.