Legislatura 18ª - 13ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 165 del 06/10/2020

 

SCHEMA DI PARERE PROPOSTO DALLA RELATRICE

SULL'ATTO N. 572

 

 

La 13ª Commissione del Senato, esaminato l'atto in titolo per le parti di competenza,

premesso che:

in risposta alla crisi generata dalla pandemia da COVID-19, il Consiglio europeo del 17-21 luglio 2020 ha concordato un rilevante aumento degli impegni del Quadro finanziario pluriennale (QFP) dell'Unione europea 2021-2027 attraverso il programma Next Generation EU (NGEU), il nuovo strumento dell'UE che raccoglierà fondi sui mercati e li canalizzerà verso i programmi destinati a favorire la ripresa economica e sociale; delle risorse del Next Generation EU, circa 208 miliardi di euro (il 28% del totale) dovrebbero confluire nel nostro Paese;

a livello europeo si è convenuto di utilizzare i prestiti contratti per finanziare Next Generation EU allo scopo di far fronte alle conseguenze della crisi COVID-19 e di destinare almeno il 30% della spesa complessiva all'azione per il clima, a fronte del 20% dell'attuale bilancio, nonché di aumentare gli investimenti nella transizione digitale; gli importi relativi al programma Next Generation EU saranno erogati tramite sette programmi: Dispositivo per la ripresa e la resilienza: 672,5 miliardi di euro; React-EU: 47,5 miliardi di euro; Orizzonte Europa: 5 miliardi di euro; InvestEU: 5,6 miliardi di euro; Sviluppo rurale: 7,5 miliardi di euro; Fondo per una transizione giusta: 10 miliardi di euro; RescEU: 1,9 miliardi di euro;

il più importante programma previsto risulta dunque il Dispositivo per la ripresa e la resilienza (Recovery and Resilience Facility) che, con una dotazione di 672,5 miliardi di euro (360 miliardi di prestiti e 312,5 miliardi di sovvenzioni), ha l'obiettivo di sostenere gli investimenti e le riforme degli Stati membri, al fine di agevolare una ripresa duratura, migliorare la resilienza dei Paesi dell'UE e ridurre le divergenze economiche fra gli Stati membri, sostenendo in particolare le transizioni verde e digitale, e contribuendo in tal modo a ripristinare il potenziale di crescita delle economie dell'Unione, promuovendo con la ripresa una crescita sostenibile;

per definire il programma nazionale di riforme e investimenti per gli anni 2021-2023, gli Stati membri dovranno predisporre dei Piani nazionali per la ripresa e la resilienza (c.d. PNRR - Recovery and Resilience Plan) il cui termine per la presentazione formale è fissato al 30 aprile 2021; a partire dal 15 ottobre 2020, potranno essere presentati i progetti preliminari, al fine di interagire con la task force per la ripresa, esaminare e discutere tali progetti, insieme ai progetti di documenti di programmazione per la politica di coesione, compresi React-EU e il Fondo per una transizione giusta;

nella Comunicazione "Strategia annuale per una crescita sostenibile 2021" (COM(2020)575) del 17 settembre 2020, la Commissione europea ha fornito indicazioni sulla redazione dei Piani nazionali di ripresa e resilienza e sui progetti da presentare ai fini del finanziamento, che dovranno fornire risposta alle sfide individuate nelle Raccomandazioni specifiche per Paese ed essere allineati con le priorità europee; sarà rilevante la indicazione di tappe ed obiettivi specifici, misurabili, raggiungili, realistici, con scadenze precise e indicatori specifici;

tra i principi chiave dei Piani nazionali indicati vi è la transizione verde, nell'ottica del raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050 e della riduzione significativa delle emissioni di gas entro il 2030. In ogni piano nazionale la spesa relativa al clima dovrà ammontare almeno al 37%, con riforme ed investimenti nel campo dell'energia, dei trasporti, della decarbonizzazione dell'industria, dell'economia circolare, della gestione delle acque e della biodiversità; viene focalizzato il tema della riduzione di emissioni tramite la rapida distribuzione di energie rinnovabili e di idrogeno, un'azione più decisa sull'efficienza energetica degli edifici, investimenti nella mobilità sostenibile nonché la promozione di infrastrutture ambientali e la protezione della biodiversità; gli Stati membri dovranno definire come i Piani contribuiranno alla transizione verde e al raggiungimento della neutralità climatica e agli obiettivi 2030 per l'energia e il clima previsti nei Piani nazionali per l'energia e il clima e relativi aggiornamenti e la coerenza tra PNRR, Piano energia e clima (PNIEC), nonché nei Piani presentati nell'ambito del Just Transition Fund per una transizione giusta e sostenibile;

 

la citata proposta del Governo di Linee guida per la definizione del PNRR:

 

1)      indica sei missioni tra le quali, per i profili di competenza, assumono rilievo la n. 2, Rivoluzione verde e transizione ecologica, che punta a favorire la realizzazione di un ampio programma di investimenti al fine di conseguire gli obiettivi dello European Green Deal e la n. 3, Infrastrutture per la mobilità, per indirizzare investimenti verso le principali priorità infrastrutturali, ivi inclusi gli interventi sulla rete stradale e autostradale, compresi ponti e viadotti, e sulla promozione dell'intermodalità logistica integrata per le merci;

2)       specifica criteri aggiuntivi di valutazione dei progetti rispetto a quelli previsti dalla proposta di regolamento della Commissione, in particolare valutando positivamente progetti connotati da creazione di beni pubblici, rapidità di attuazione, monitorabilità dei traguardi intermedi e finali, e che siano a basso consumo di suolo e favoriscano l'utilizzo efficiente e sostenibile delle risorse naturali; conseguentemente sono invece valutati negativamente progetti infrastrutturali privi di un livello di preparazione progettuale sufficiente, progetti «storici» che hanno noti problemi di attuazione di difficile soluzione nel medio termine, pur avendo già avuto disponibilità di fondi, e progetti che non rispettino i criteri di sostenibilità;

 

rilevato che:

 

1)      le strategie di adattamento del territorio, soprattutto se fortemente antropizzato, rispetto ai cambiamenti climatici, alla graduale riduzione delle risorse naturali e alle crisi energetiche devono essere orientate al conseguimento di obiettivi connessi non solo al mantenimento della funzionalità dei contesti territoriali ma al miglioramento della qualità complessiva del sistema sotto il profilo ambientale e sociale;

2)      tutte le attività beneficiarie di sostegno dovrebbero essere realizzate nel pieno rispetto delle priorità dell'Unione in materia di clima e ambiente;

3)      gli effetti della pandemia in corso impongono una attenta riflessione sulla prevenzione dell'inquinamento atmosferico, in costante aumento in molte aree urbane italiane, dove si registrano superamenti rilevanti del particolato o dell'ozono;

4)      la tutela della biodiversità rappresenta uno dei fattori primari per garantire il raggiungimento degli obiettivi di resilienza e sviluppo qualitativo del territorio, di qui l'utilità di creare nuove aree protette – in mare e in terra – di competenza statale ed estendere ai parchi regionali le incentivazioni previste per le ZEA;

5)      la tutela del capitale naturale con il riequilibrio dei cicli dell'azoto e del fosforo, e la lotta al cambiamento climatico, insieme al consumo del suolo, sono ulteriori fattori fondamentali per raggiungere gli obiettivi dell'agenda 2030;

 

considerato che:

 

le "Linee Guida per la definizione del Piano di Ripresa e Resilienza", al paragrafo IV. Politiche e riforme di supporto al Piano, pongono come obiettivo "Un fisco equo, semplice e trasparente", evidenziando tra l'altro che "il prossimo passo consisterà in una riforma complessiva della tassazione diretta e indiretta, finalizzata a disegnare un fisco equo, semplice e trasparente per i cittadini, che riduca in particolare la pressione fiscale sui ceti medi e le famiglie con figli e acceleri la transizione del sistema economico verso una maggiore sostenibilità ambientale e sociale. Nell’ambito della riforma saranno anche razionalizzate le spese fiscali e, in particolare, saranno rivisti i sussidi ambientalmente dannosi (SAD), in base agli esiti dei lavori della Commissione Interministeriale istituita con la Legge di Bilancio per il 2020";

 

le Linee Guida europee del 17.9.2020 SWD(2020) 205 final PART 1/2 "COMMISSION STAFF WORKING DOCUMENT GUIDANCE TO MEMBER STATES RECOVERY AND RESILIENCE PLANS" evidenziano che "le riforme possono avere un impatto maggiore quando rafforzano gli effetti di altre riforme o investimenti nel Piano attraverso un'appropriata combinazione e sequenza di implementazione. Le riforme potrebbero anche portare risparmi di bilancio (come alcune riforme pensionistiche o l'eliminazione delle sovvenzioni nazionali dannose per l'ambiente) o aumentare le entrate potenziale nel medio-lungo periodo (come effetto di secondo ciclo dalla promozione di una più efficiente economia digitale e sostenibile con un output potenziale più elevato, inferiore disoccupazione, maggiore partecipazione alla forza lavoro o maggiore capacità di innovazione) o da a combinazione di tutti questi effetti. Ad esempio, il passaggio dalla tassazione del lavoro a una tassazione ambientale ben concepita, tenendo in debita considerazione i possibili effetti distributivi, ha il potenziale per stimolare l'occupazione, cambiare il comportamento verso una maggiore sostenibilità consumo e produzione e per aiutare l'UE e gli Stati membri a raggiungere i propri obiettivi ambientali e climatici";

 

inoltre, ai sensi dell’articolo 1, comma 99 della legge 27 dicembre 2019, n. 160 "Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022" che ha attribuito al Ministero dell'ambiente il compito di studiare proposte per la programmazione della riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi, la Commissione interministeriale (istituita con Decreto del Ministero dell’Ambiente n. 29 del 5 febbraio 2020 e composta da rappresentanti del Ministero dell’economia e delle finanze, del Ministero dello sviluppo economico, del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti e del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali) è tenuta a sviluppare "un ampio percorso di partecipazione democratica con il pieno coinvolgimento delle parti sociali, degli enti locali, delle comunità coinvolte, delle associazioni e dei movimenti impegnati nell’azione per il clima, delle università e dei ricercatori". La volontà è quella di realizzare uno dei primi e numerosi passi in direzione della transizione ecologica delle aziende, dei metodi di lavoro e del mercato in generale avviando la progressiva riconversione dei vigenti sussidi dannosi all’ambiente (c.d. SAD) in sussidi favorevoli all’ambiente (c.d. SAF);

 

le "Linee Guida per la definizione del Piano di Ripresa e Resilienza" richiamano tra gli obiettivi la promozione dell’economia circolare e l’adozione di interventi a favore della ricerca come ad esempio l’istituzione di crediti di imposta per gli investimenti innovativi e verdi, anche attraverso la promozione delle certificazioni ambientali, con un’attenzione particolare alle imprese che mettono in atto investimenti rivolti alla transizione da un modello di produzione lineare a uno circolare. La sfida per i prossimi anni sarà di rendere gli incentivi strutturali in modalità che siano al contempo sostenibili per la finanza pubblica;

 

considerato che:

 

il D.lgs. 3 settembre n. 116 "Attuazione della direttiva (UE) 2018/851 che modifica la direttiva 2008/98/CE relativa ai rifiuti e attuazione della direttiva (UE) 2018/852 che modifica la direttiva 1994/62/CE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio. (20G00135)" prevede, all’art. 2 comma 1, l’inserimento, dopo l'articolo 198 del D.lgs. 3 aprile 2006, n.152, dell’articolo 198-bis che istituisce il Programma nazionale per la gestione dei rifiuti. Il Programma nazionale per la gestione dei rifiuti è elemento di grande novità nel panorama di pianificazione e gestione rifiuti poiché, pur mantenendo le responsabilità in capo alle Regioni e alle Provincie Autonome, rappresenta un documento di indirizzo "nazionale" essenziale per coordinare ed orientare le future politiche ambientali al fine di soddisfare gli obiettivi europei stabiliti e recepiti nell’ordinamento italiano con il D.lgs. 3 settembre n. 116. La lettera e) - comma 3 del sopra citato articolo 198-bis prevede infatti che il Programma Nazionale monitori lo stato di attuazione in relazione al raggiungimento degli obiettivi derivanti dal diritto dell'Unione europea in relazione alla gestione dei rifiuti e l'individuazione delle politiche e degli obiettivi intermedi cui le Regioni devono tendere ai fini del pieno raggiungimento dei medesimi. La ricognizione impiantistica nazionale, l'individuazione di flussi omogenei di rifiuti funzionali e strategici per l'economia circolare e l'adozione di criteri generali per la redazione di piani di settore concernenti specifiche tipologie di rifiuti finalizzati alla riduzione, il riciclaggio, il recupero e l'ottimizzazione dei flussi stessi sono ulteriori ambiziosi obiettivi del Programma nazionale per la gestione dei rifiuti, che dovrà mettere in atto in un’ottica olistica che non si soffermi meramente sul "problema rifiuti" ma che ripensi a tutto il sistema produttivo in maniera circolare con specifica attenzione all’uso efficiente delle risorse, alla simbiosi industriale e alla progettazione di materiali e prodotti ecocompatibili. Sarà inoltre fondamentale riequilibrare gli squilibri tra nord e sud Italia nella dotazione impiantistica al fine di rendere autosufficienti le regioni attualmente non in grado di provvedere al ciclo integrato dei rifiuti e alla valorizzazione delle frazioni riciclabili.

La conservazione del valore del trattamento dei rifiuti vicino al luogo di produzione degli stessi non solo soddisfa il principio di prossimità stabilito nelle direttive europee, ma evita l'emissione in atmosfera di gas climalteranti dovuta al trasporto dei rifiuti da sud a nord del Paese. Inoltre, lo sviluppo di infrastrutture dedicate al riciclo dei rifiuti sarà un volano per l'economia locale e la creazione di "lavori verdi";

 

il Piano di Rilancio del Governo, richiamato nelle "Linee Guida per la definizione del Piano di Ripresa e Resilienza" è costruito intorno a tre linee strategiche: Modernizzazione del Paese; Transizione ecologica; Inclusione sociale e territoriale, parità di genere. In particolare, la transizione ecologica dovrà essere la base del nuovo modello di sviluppo su scala globale. Per avviarla sarà necessario intervenire sia sul lato della domanda sia sul lato dell’offerta. L’Italia deve diventare produttrice di beni e servizi coerenti con la transizione ecologica, quali – ad esempio – la produzione di materiali ecocompatibili, la fornitura di tecnologie per la gestione dei rifiuti urbani e industriali;

 

considerato che:

 

le "Linee Guida per la definizione del Piano di Ripresa e Resilienza", pongono, tra gli interventi che promuoveranno la rivoluzione verde e la transizione ecologica, la gestione integrata del ciclo delle acque e dei rifiuti al miglioramento dello stato delle acque interne e marine; da una maggiore efficienza nell'uso delle risorse idriche a interventi per migliorare la capacità di adattamento del sistema produttivo ed agricolo ai cambiamenti climatici. La gestione integrata del ciclo delle acque e in particolare la normativa in materia di trattamento dei reflui è disciplinata dalla Direttiva 91/271/CEE recepita nell’ordinamento italiano con il D. Lgs. 152/2006. La Direttiva prevede che tutti gli agglomerati con carico generato maggiore di 2.000 abitanti equivalenti (a.e.) siano forniti di adeguati sistemi di reti fognarie e trattamento delle acque reflue, secondo precise scadenze temporali, ormai già passate, in funzione del numero degli abitanti equivalenti e dell’area di scarico delle acque (area normale o area sensibile);

per le inadempienze nell’attuazione della Direttiva l’Italia ha già subito due condanne da parte della Corte di Giustizia Europea, la C-565/10 (Procedura 2004-2034) e la C-85/13 (Procedura 2009-2034) e l’avvio di due nuove procedure di infrazione (Procedura 2014/2059 e 2017/2181);

 

Il decreto legge 14 ottobre 2019 n.111 (cd. Decreto Clima) ha introdotto nuove disposizioni per fronteggiare le procedure d'infrazione in materia ambientale. Tra queste, per accelerare la progettazione e la realizzazione dei lavori di collettamento, fognatura e depurazione interessati dalle procedure comunitarie aperte nei confronti dell’Italia per la violazione della Direttiva Ue sulle acque reflue, è stata prevista l’istituzione di un nuovo Commissario Unico che si occupi di tutti gli interventi necessari all’uscita degli agglomerati dall’infrazione. Nominato con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’11 maggio 2020, il Commissario unico effettua gli interventi necessari in relazione agli agglomerati oggetto delle condanne della Corte di Giustizia dell’Unione europea nelle cause C-565/10 e C-85/13, nonché agli agglomerati oggetto delle procedure d’infrazione 2014/2059 e 2017/2181 ancora in discussione con la UE, come anche di altri eventuali agglomerati oggetto di ulteriori infrazioni;

 

considerato che:

 

nella comunicazione "Strategia annuale per la crescita sostenibile 2021" (COM (2020) 575) del 17 settembre 2020 la Commissione europea, nel fornire indicazioni per la redazione dei Piani nazionali di ripresa e resilienza, ha precisato che gli Stati membri dovrebbero adottare misure per ripristinare la biodiversità e che "Proteggere e ripristinare la biodiversità e gli ecosistemi naturali e garantire sistemi alimentari sostenibili è fondamentale per accrescere la capacità di assorbimento del carbonio;

nell’atto 572 – Proposta di "Linee guida per la definizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza", nell’ambito della missione "Rivoluzione verde e transizione ecologica" si prevedono interventi per la resilienza ai cambiamenti climatici: dalla gestione integrata del ciclo delle acque e dei rifiuti, al miglioramento dello stato delle acque interne e marine; da una maggiore efficienza nell'uso delle risorse idriche a interventi per migliorare la capacità di adattamento del sistema produttivo ed agricolo ai cambiamenti climatici. Inoltre, si prevede che il Governo punterà alla riqualificazione del territorio nell’ambito del contenimento del consumo di suolo e della mitigazione dei rischi idrogeologici e sismici;

nell’ambito della citata missione si prevedono, altresì, investimenti volti alla decarbonizzazione del settore energetico attraverso il potenziamento delle fonti rinnovabili;

la recente pandemia da COVID-19 ha messo in evidenza lo stretto legame esistente tra la salute umana e la salute degli ecosistemi, facendo emergere chiaramente l’urgenza di intervenire per proteggere e ripristinare la biodiversità al fine di rafforzare la nostra resilienza e prevenire la comparsa e la diffusione di malattie future;

la tutela della biodiversità risponde, inoltre, a esigenze di carattere economico. Infatti, come si legge nella comunicazione "Strategia dell’UE sulla biodiversità per il 2030" (COM (2020) 380) del 20 maggio 2020, ad esempio, la conservazione degli stock marini potrebbe incrementare gli utili dell’industria dei prodotti ittici, così come la protezione delle zone umide costiere, con la riduzione dei danni causati dalle inondazioni, potrebbe evitare perdite per l’industria delle assicurazioni;

la natura versa in uno stato critico a causa dei cambiamenti dell’uso del suolo e del mare, dello sfruttamento eccessivo delle risorse, dei cambiamenti climatici, dell’inquinamento e delle specie esotiche invasive, e, tuttavia, rappresenta un alleato indispensabile nella lotta ai cambiamenti climatici;

oltre alla tutela della biodiversità, e per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità dell'agenda 2030, è necessario utilizzare degli indicatori alternativi al PIL di tipo ambientale, sociale, in quanto il criterio del PIL non appare adeguato ai fini della selezione delle riforme e degli investimenti;

la tutela e il ripristino della biodiversità potrebbero non avere una immediata quantificazione in termini di PIL e occupazione, sicchè il criterio di impatto sul PIL e occupazione appare inadeguato ai fini della selezione delle riforme e degli investimenti;

il nostro Paese è una penisola, ovvero un territorio circondato prevalentemente dal mare e la cui economia si fonda anche su una serie di attività ad esso connesse, quali, ad esempio, la pesca e le attività turistico-balneari;

l’ambiente costiero italiano (spiaggia emersa e sommersa) è da tempo soggetto ad una forte pressione antropica che, abbinata all’azione dei cambiamenti climatici, altera gli equilibri naturali del mare e determina una sempre più generalizzata frammentazione di questo habitat. Si è stimato che su circa 8000 chilometri di costa soltanto poco più di 300 aree sono risultate libere, cioè non interessate da insediamenti umani, per un totale di circa 2000 ettari. Inoltre, circa il 40% delle spiagge italiane risulta in erosione (dati non aggiornati). La presenza di strade litoranee, ruscellamenti di acqua piovana con la conseguente formazione di solchi di erosione tra la duna e la spiaggia, pulizia meccanizzata della sabbia e rimozione degli accumuli di posidonia, hanno provocato la quasi scomparsa delle dune embrionali;

 

considerato che:

 

fornire servizi di accesso ad internet in banda ultra-larga anche in aree a bassa o bassissima densità abitativa potrebbe essere uno stimolo ed incentivo a nuovi insediamenti residenziali nonché nuove iniziative imprenditoriali, favorendo così un’inversione del progressivo processo di abbandono delle zone rurali e montane. Nuovi insediamenti abitativi sarebbero poi un aiuto concreto ad evitare che i territori abbandonati siano privati di qualsiasi forma di manutenzione e conservazione con evidenti ricadute verso fenomeni di incremento del dissesto idrogeologico, nonché aumento dei rischi potenziali di incendio nelle aree boschive lasciate in abbandono senza alcun intervento di controllo e di utilizzo;

inoltre con la presenza di tali servizi internet in banda ultra larga in questi borghi e zone isolate o abbandonate sarebbero resi più attraenti e facilitati progetti di investimento nel settore del turismo (magari favorendo iniziative rivolte al turismo ad impatto ambientale basso o zero e con utilizzo delle risorse produttive e alimentari locali), con tutte le ricadute positive in termini di sviluppo economico a livello individuale e collettivo;

predisporre finanziamenti ed incentivi per i Comuni spingendoli ad investire nei sistemi di trasporto pubblico per la progressiva sostituzione degli automezzi aventi motori a combustione con quelli dotati di motori elettrici o ad idrogeno permetterebbe anche di aumentare la pedonalizzazione dei quartieri e di promuovere commerci di prossimità, accrescendo la rigenerazione urbana e diminuendo le emissioni di CO2;

 predisporre finanziamenti ed incentivi per il trasporto pubblico locale per favorire collegamenti tra centri abitati attraverso sistemi di tipo "tram-treno", renderebbe possibile spostarsi, ad esempio, dal centro di una città al centro di un’altra con lo stesso mezzo pubblico, con evidenti vantaggi in termini di tempo, produttività e minor traffico veicolare intercity;

predisporre finanziamenti ed incentivi per la realizzazione su tutto il territorio nazionale di una rete diffusa ed interconnessa di ciclovie e cammini renderebbe possibile, anche per lunghe percorrenze, viaggiare in bicicletta o a piedi, soprattutto per attirare e favorire attività e presenze di tipo agrituristico, di turismo cosiddetto slow, di pellegrinaggio, di trekking in pianura ed in montagna, la cui domanda è stata in costante crescita negli ultimi anni;

 

considerato che:

 

l’elevato rischio sismico ed idrogeologico nazionale, dovuto alla eccezionale fragilità e pericolosità fisica del nostro territorio, alla grande vulnerabilità del costruito e alla notevole presenza umana, nonché la necessità di rafforzare la sicurezza e la resilienza del Paese a fronte di calamità naturali, anche per garantire la sostenibilità della finanza pubblica che ad ogni grave evento naturale deve impegnare impreviste ingenti risorse economiche (ogni grande terremoto, che statisticamente si verifica circa ogni cinque anni, costa 10-20 miliardi di euro);

la riconversione ecologica può e deve rappresentare anche un terreno di nuova competitività per molta parte del nostro sistema produttivo, anche attraverso investimenti nell’agricoltura sostenibile e di precisione, (quindi un’agricoltura che deve dissociarsi dall’utilizzo di fonti fossili come il petrolio) a partire dal Mezzogiorno, permettendo di conseguire una maggiore armonia con la natura, pur nel contesto di una società a forte vocazione industriale, rivestendo a tale riguardo un ruolo strategico anche il sistema agricolo e forestale che, tramite il presidio e la gestione sostenibile della maggiore parte del territorio nazionale, è in grado di assorbire una significativa quota delle emissioni di gas climalteranti del sistema Paese, come evidenziato dallo European Green Deal;

l’Italia deve diventare produttrice di beni e servizi coerenti con la transizione ecologica, quali – ad esempio – la produzione di materiali ecocompatibili, la fornitura di tecnologie per la gestione dei rifiuti urbani e industriali, la conversione all’elettrico del settore automobilistico. Inoltre deve essere incentivato e quindi creato un "mercato" di prodotti e servizi ecosostenibili, considerando la sharing economy come settore trainante della transizione;

è necessario rafforzare la tutela dell’immenso patrimonio artistico, culturale e naturale e, nello stesso tempo, promuoverne la fruizione, consolidandone le potenzialità e la capacità di attrazione di flussi turistici. Promuovere, ancora, le sinergie e le collaborazioni fra piccoli borghi e comuni dello stesso territorio per la creazione di valore materiale ed immateriale, fruibile da una tipologia di turismo che è cambiato, sono richiesti luoghi tranquilli, a bassa densità di popolazione, luoghi all’aria aperta;

la rivoluzione verde e la transizione ecologica richiedono che l’Italia, che pure ha registrato progressi nella riduzione delle emissioni di gas serra, nell’aumento della quota di energia soddisfatta con fonti rinnovabili e nel miglioramento dell’efficienza energetica, intensifichi il proprio impegno per far fronte ai nuovi più ambiziosi obiettivi europei di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, fissati dallo European Green Deal. Questa modifica strutturale del nostro sistema energetico aiuterà anche la riduzione dell’inquinamento locale: il 3,3 per cento della popolazione vive in aree dove sono superati i limiti delle sostanze inquinanti presenti nell’aria fissati dalle direttive europee. Anche l’inquinamento del suolo e delle acque è elevato, soprattutto nella pianura padana. Andranno anche mitigate le conseguenze dei cambiamenti climatici che mettono a rischio la disponibilità idrica per tutti gli usi, accrescono la frequenza e l’intensità degli eventi idrogeologici con ricadute sul sistema produttivo e sulle famiglie;

 

considerato che:

 

la caratteristica di "montanità" è stata attribuita ai comuni italiani da una specifica normativa (leggi n. 991 del 25 luglio 1952 e n. 657 del 30 luglio 1957) che individua comuni totalmente montani, comuni parzialmente montani e comuni non montani. Dall’Atlante statistico della montagna italiana si evince che in termini numerici il territorio montano è composto da: 3.546 comuni totalmente montani (84,4 per cento) 655 comuni parzialmente montani (15,6 per cento) per un totale complessivo di 4.201 comuni; l’insieme dei comuni montani rappresenta quasi il 52% dei 7903 comuni italiani;

un fenomeno preoccupante resta lo spopolamento delle zone montane e il conseguente abbandono delle superfici agricole che contribuiscono ad accrescere e accelera il rischio del dissesto idrogeologico dei territori. La mancanza di manutenzione ordinaria, di monitoraggio, cura e conservazione del territorio accentua di molto il rischio di frane e smottamenti tutti fenomeni a cui purtroppo ogni anno assistiamo soprattutto nei periodi di abbondanti precipitazioni;

un ruolo di primo piano nella valorizzazione delle aree montane è detenuto dall’agricoltura, pascolo e alpeggio, avendo il comparto importanti ricadute sui territori di montagna in termini sociali, economici e ambientali;

negli ultimi anni i territori montani, nonostante gli intenti positivi per una loro valorizzazione, hanno conosciuto un disagio economico e sociale sempre più profondo, a causa della crisi che ha colpito le aziende, del progressivo taglio di servizi strategici, della carenza di infrastrutture della trasformazione del mondo agricolo e del conseguente spopolamento. I territori della montagna, infatti, appaiono inseriti, per la gran parte, in un contesto di seria marginalità e di profondo svantaggio e pagano lo scotto di una difficoltà intrinseca che non appare superabile senza un decisivo intervento pubblico; solo politiche mirate possono arrestare una tendenza che, purtroppo, sta diventando sempre più preoccupante. Negli ultimi anni decine di attività in montagna, piccoli e fondamentali presìdi per le comunità locali, portatrici di tradizione, storia e cultura, sono state chiuse a causa del caro affitti e dell'alta tassazione bisogna aumentare i servizi e diminuire la burocrazia dare spazio alla valorizzazione dei territori montani e delle aree interne. Diverse le aree economiche e sociali su cui bisogna intervenire: definizione di montanità tramite l’identificazione dei punti in comune tra i territori; fiscalità di vantaggio; semplificazione; valorizzazione dell’autogoverno; promozione delle risorse naturali e dei servizi eco-sistemici; focus sulla montagna nell’ambito della Strategia nazionale per le Aree interne; valorizzazione delle PMI;

 

esprime parere favorevole

 

A)    con le seguenti osservazioni di carattere generale:

 

1)      si rappresenta la necessità che gli interventi fatti a valere sulle risorse del Next Generation EU, in particolare quelli relativi a transizione verde e crescita sostenibile, non dovranno limitarsi all'impiego ordinario di risorse "raddoppiate" rispetto al bilancio europeo; la costruzione di un Piano nazionale coerente, a lungo termine, realmente impattante sulla realtà italiana, assieme all'entità delle risorse destinate al nostro Paese, dovrà concretizzarsi in un "acceleratore" che permetta una vera trasformazione in chiave green, che permei di sé la quotidianità della vita dei cittadini italiani, il mondo della produzione, della creazione dell'energia, la mobilità, l'utilizzo sano e senza sprechi delle risorse naturali, a partire dall'acqua e dal suolo, la gestione dei rifiuti, ecc.;

2)      si rappresenta la necessità che una rilevanza commisurata alla gravità del problema dovranno avere le misure finalizzate precipuamente alla riduzione dell'inquinamento dell'aria e del particolato atmosferico, in un Paese in cui, come evidenziato anche nel documento in esame, ancora il 3,3 per cento della popolazione vive in aree dove sono superati i limiti delle sostanze inquinanti presenti nell’aria, in particolare nell'area della pianura padana. Essenziali risulteranno inoltre gli investimenti nella mobilità sostenibile, elettrica, condivisa, un aumento dei controlli sul parco macchine esistente, investimenti nella riduzione dell'inquinamento provocato dal sistema produttivo, una attenzione alle città. Ciò anche in considerazione del fatto che studi recenti hanno riaffermato la stretta correlazione tra la diffusione del nuovo Coronavirus e la quantità di polveri sottili presenti nell'aria, la cui concentrazione, con l'avvicinarsi della stagione invernale, aumenta tanto trasformare intere aree in una sorta di "ambienti indoor", a scarsa ventilazione e alto tasso di umidità, con il conseguente rischio di provocare nuove ondate di diffusione pandemica soprattutto nel Nord Italia già duramente colpito; un consistente impegno a favore della riduzione dell'inquinamento dell'aria dunque, oltre a rispondere a già esistenti impegni a livello europeo, risulterebbe avere importanti ricadute positive anche a livello sanitario e per la salute dei cittadini, anche in questo caso evidenziando la trasversalità delle politiche ambientali e green;

3)      si rappresenta la necessità che gli interventi e gli investimenti dei prossimi anni, a valere sulle risorse a disposizione del nostro Paese, si concentrino sulla questione delle città, luogo di vita per la maggioranza della popolazione italiana, luogo di aggregazione, di creazione di valore, e assieme fonte di gravi squilibri sociali, di inquinamento, che a causa della pandemia hanno già subito, e subiranno ancor più nel tempo a venire, profonde trasformazioni che hanno investito la struttura produttiva e commerciale, i servizi pubblici, a partire dal trasporto, la mobilità, l'offerta culturale. Si tratta di fenomeni di lunga durata che dovrebbe essere governati adeguatamente e non, appunto, subiti, e per i quali sarebbe necessario passare attraverso la creazione di un "luogo di governo della città" che metta in relazione, nella elaborazione di politiche di sviluppo sostenibile e di trasformazione verde, le esigenze di carattere unitario sottese a tale impostazione di lungo periodo e quelle provenienti dalle autonomie locali e dalle loro istituzioni di governo; si tratta di un elemento centrale già nelle politiche europee, dal momento che molti progetti green passano da questo livello, che ha assunto proprio in conseguenza della pandemia una rilevanza ed un’urgenza assoluta, della quale il Governo dovrà tenere adeguatamente conto; dalla rigenerazione urbana, alla riqualificazione delle periferie, dalla mobilità sostenibile al trasporto pubblico, da efficienza energetica, economia circolare, riduzione dei rifiuti, riduzione dell'inquinamento, e così via, deve trattarsi non di una semplice revisione o potenziamento delle politiche esistenti, ma di una loro profonda trasformazione in chiave unitaria;

4)      si rappresenta la necessità che, anche alla luce della elaborazione e delle innovazioni introdotte negli ultimi anni a livello europeo a favore dell'economia circolare e la gestione dei rifiuti, sia data attuazione alla previsione di un piano industriale nazionale di gestione dei rifiuti e connessa gestione del ciclo delle acque, che in una visione complessiva e adeguati investimenti e interventi, assicuri la realizzazione di un sistema di impiantistica adeguata, di misure per il trattamento dei rifiuti e delle acque, comprensivo di un sistema efficiente e rinnovato di depuratori, risistemazione del sistema fognario, dell'adeguamento del sistema di raccolta e trattamento delle acque reflue urbane ed industriali; un simile piano avrebbe importarti ricadute su occupazione e crescita, nonché nuove opportunità commerciali, assieme a nuovi modelli di impresa;

5)      si rappresenta la necessità che la Rigenerazione delle aree urbane sia considerato uno strumento indispensabile attraverso cui affrontare e risolvere il degrado socioeconomico e la carenza qualitativa dei servizi, delle infrastrutture e della edilizia delle nostre periferie, con politiche atte a riqualificare gli spazi pubblici e la mobilità, a ridurre i problemi di accesso alla casa e il degrado del patrimonio edilizio esistente;

6)      si rappresenta la necessità che la rigenerazione urbana sia inoltre considerata strumento prioritario e indispensabile del governo del territorio con l’obbiettivo dell’arresto del consumo del suolo e della salvaguardia dei servizi ecostemici e della biodiversità, tramite il concetto della priorità del riuso sul consumo di suolo per il soddisfacimento della capacità insediativa, che ci permette di recuperare un immenso patrimonio immobiliare esistente e tante aree dismesse ed abbandonate e della compensazione dei servizi ecosistemici persi tramite il pareggio di bilancio dei servizi ecosistemici di altro suolo;

7)      si rappresenta la necessità che la rigenerazione urbana sia altresì considerato strumento indispensabile per migliorare la resilienza delle nostre aree urbane ai cambiamenti climatici già in atto, con l’adattamento tramite operazioni innovative per esempio per il miglioramento della qualità dell’aria, tramite la realizzazione di un sistema di trasporto più sostenibile integrato e leggero, opere di efficientamento energetico, la neutralizzazione delle bombe di calore tramite opere come la creazione di corridoi del vento, la decompressione da cemento, la creazione di aree a verde, tetti a verde, piani di nuova piantumazione anche con la creazione di orti urbani e il rimboschimento della cinta urbana; la canalizzazione e il recupero entro appositi bacini anche di arredo urbano e per altri usi successivi delle acque grigie piovane dovute ai fenomeni delle violenti piogge improvvise impossibili da affidare alle infrastrutture pluviali e fognarie esistenti;

8)      si rappresenta la necessità di un'interlocuzione in sede di Unione europea al fine di assicurare che la valutazione dei progetti non abbia come unici criteri di riferimento l’aumento del PIL, dell'occupazione e l'impatto sociale e ambientale, ma che vengano inseriti indicatori come il Benessere Equo e Sostenibile, che misura l’impatto sul benessere dei cittadini in termini di sostenibilità economica, ambientale e sociale. Occorre inoltre esporre i metodi utilizzati per misurare l'impatto delle politiche pubbliche, ad esempio il metodo: analisi input – output + LCA (Life Cycle Assessment), il calcolo del material footprint, o il social-LCA;

9)      si rappresenta, sotto il profilo delle modalità di definizione del Piano nazionale per la ripresa e la resilienza e della successiva valutazione dei risultati conseguiti mediante la sua attuazione, la necessità di assicurare:

1)      che i progetti vengano resi pubblici, anche ove non accolti, evidenziando quelli di provenienza dei privati o quelli che, pur di provenienza dalla pubblica amministrazione, prevedono incentivi, concessioni o altri vantaggi a soggetti privati;

2)      che la bozza di piano, prima di essere trasmessa alla Commissione, venga trasmessa al Parlamento;

3)       che il Parlamento possa incidere sull'ammissione o meno dei singoli progetti;

4)      che vengano resi pubblici in via preventiva i criteri di valutazione dei progetti;

5)      che venga resa pubblica la graduatoria dei progetti e le motivazioni delle correlate valutazioni;

6)      che sia prevista la Valutazione d’impatto delle politiche in relazione ai progetti finanziati mediante le risorse dei programmi inseriti nel Next Generation EU, al fine divalutare ex post l’efficacia delle decisioni e dei relativi investimenti;

 

B)    e con le seguenti osservazioni di carattere specifico:

 

1)             si propone di inserire nelle "Linee Guida per la definizione del Piano di Ripresa e Resilienza" l’impegno a formulare un "Programma pluriennale vincolante per la graduale eliminazione dei SAD" con specifiche proposte che favoriscano la transizione ecologica delle imprese e che stimolino il passaggio dalla tassazione del lavoro ad una tassazione ambientale che premi i comportamenti più virtuosi, sostenibili e climaticamente "neutri";

2)             si propone di aumentare i finanziamenti pubblici del Piano "Transizione 4.0", al fine di prorogare ad un quinquennio le misure di sostegno agli investimenti delle imprese e raddoppiare sia la misura del credito di imposta portandolo al 20%, sia il limite degli investimenti agevolabili fino a 3 milioni di euro annui, con l'obiettivo di rafforzare le misure di incentivazione e sostegno agli investimenti delle imprese per l’economia circolare, in particolare per:

-          la progettazione di prodotti che durino più a lungo e siano concepiti per essere riutilizzati, riparati o aggiornati per il recupero delle proprie funzioni o sottoposti a procedimenti di riciclo ad elevata qualità, per il recupero dei materiali, in modo da ridurre l’impatto ambientale dei prodotti lungo il loro ciclo di vita;

-          migliorare gli strumenti per la diagnosi e le soluzioni tecnologiche per l’utilizzo efficiente dei materiali nei processi produttivi e nei prodotti;

-          la realizzazione di catene del valore a ciclo chiuso nella produzione ed utilizzo di componenti e materiali, anche sfruttando opportunità di riuso e riciclo cross-settoriali;

-          l’introduzione di modelli di sinergia tra sistemi industriali presenti all’interno di uno specifico ambito economico territoriale (simbiosi industriale), caratterizzati da rapporti di interdipendenza funzionale in relazione alle risorse materiali ed energetiche (ad es. sottoprodotti, rifiuti, energia termica di scarto, ciclo integrato delle acque);

-          l’introduzione di soluzioni tecnologiche per il recupero atte ad ottenere materie prime seconde di alta qualità da prodotti post-uso, in conformità con le specifiche di impiego nella stessa applicazione o in differenti settori;

3)             si propone di finanziare per ciascuno degli anni 2021 e 2022 contributi a fondo perduto per il 50% degli investimenti necessari per la progettazione, i cambiamenti di processo produttivo e di impianti per la conversione di un prodotto che a fine vita sia tecnicamente difficoltoso ed economicamente costoso da riciclare in un prodotto, di uso equivalente, ma che sia tecnicamente semplice e a basso costo da riciclare a fine vita, con le diverse modalità di riciclo: meccanico, chimico o organico;

4)             si propone di finanziare per ciascuno degli anni 2021 e 2022 contributi a fondo perduto per il 50% degli investimenti necessari – per la sperimentazione, la progettazione, i processi produttivi e gli impianti – per processi innovativi di riciclo di rifiuti al fine di ottenere dei materiali di qualità, reimpiegati nella sostituzione di materie prime vergini;

5)             si propone di incentivare la ricerca e lo sviluppo per l’economia circolare con un fondo a ciò destinato nel 2021 e 2022. Il fondo potrà essere impiegato anche per progetti di sperimentazione volti a favorire processi "end of waste". Le attività di ricerca e sperimentazione saranno coordinate da un tavolo interministeriale istituito tra il MATTM, il MISE, Enti di Ricerca e Università e avrà il compito di individuare le filiere più strategiche e più tecnologicamente avanzate per ottenere la cessazione della qualifica di rifiuto;

6)             si propone di incentivare con contributi le imprese che offrano un prodotto come servizio e/o sviluppino modelli di business basati sulla condivisione (ad es. sharing economy);

7)             si propone di finanziare la transizione secondo la Strategia europea "Farm to fork", dal produttore al consumatore, per un’agricoltura circolare, rigenerativa, per ridurre le emissioni di gas serra e incentivare il sequestro di carbonio nei suoli, per promuovere la fertilizzazione organica, per incentivare gli interventi per la sostenibilità della produzione alimentare, per la sicurezza dell'approvvigionamento alimentare, per stimolare pratiche sostenibili nei settori della trasformazione alimentare, del commercio all'ingrosso e al dettaglio, alberghiero e dei servizi di ristorazione, per promuovere un consumo alimentare sostenibile e agevolare il passaggio a regimi alimentari sani e sostenibili e ridurre le perdite e gli sprechi alimentari, nonché di sostenere l'attuazione di progetti di Smart Precision Farming, ovvero una agricoltura informata-basata sulla conoscenza digitalizzata e quindi razionale, sviluppando e sperimentando un insieme di tecnologie abilitanti dell'Industria 4.0, con lo scopo di ridurre ed ottimizzare gli input agronomici, al fine di aumentare la sostenibilità ambientale e redditività nel settore agricolo. La realizzazione di un tale progetto deve contemplare la digitalizzazione delle nostre campagne con la realizzazione della rete nazionale a larga banda 5G;

8)             si propone di istituire un fondo per la riqualificazione e formazione del personale delle pubbliche amministrazioni in materia di economia circolare, in particolare sui temi della prevenzione dei rifiuti e degli appalti verdi e attivare un monitoraggio e un supporto allo sviluppo degli appalti verdi (Green Public Procurement);

9)             si propone di aumentare il tasso di circolarità della manifattura introducendo l’obbligo di un contenuto minimo di materiali riciclati in determinati prodotti, previlegiando le materie riciclate di provenienza nazionale ed europea e valorizzando anche l’utilizzo di materiali di origine organica, rinnovabili e compostabili;

10)         si propone di estendere l’introduzione del regime di responsabilità estesa del produttore, definendo obiettivi minimi di riciclaggio, nei settori del tessile, dei mobili, dell’edilizia, dell’attrezzatura per la pesca e degli altri prodotti elencati nella parte E della direttiva sulle plastiche monouso (2019/904/UE);

11)         si propone di far rientrare a pieno titolo il Programma nazionale per la gestione dei rifiuti nelle Linee Guida come strumento fondamentale per la transizione ecologica del Paese;

12)         si propone di agevolare gli investimenti per la realizzazione degli impianti necessari per la gestione dei rifiuti (in particolar modo della frazione organica), l’ammodernamento degli esistenti secondo le migliori tecnologie disponibili e lo sviluppo dell’economia circolare anche al fine di superare gli squilibri territoriali nella dotazione impiantistica e consentire il raggiungimento sull’intero territorio nazionale degli obiettivi indicati dalle direttive europee, nonché di attuare gli strumenti economici per incentivare l’applicazione della gerarchia dei rifiuti previsti dall’Allegato 2-ter del D.lgs. n.152/2006 quali, ad esempio, tasse e restrizioni per il collocamento in discarica e l'incenerimento dei rifiuti, spostando le risorse economiche e finanziarie disponibili verso iniziative imprenditoriali dirette al riciclo e riuso dei rifiuti in realizzazione del cosiddetto "ciclo a rifiuti zero", nell’obbiettivo di arrivare ad un completo sistema di economia circolare. Le Regioni e le Provincie autonome, attraverso lo strumento della pianificazione della gestione dei rifiuti, dovranno impegnarsi in un processo di individuazione dell’impiantistica necessaria a chiudere il ciclo al fine rendere i progetti "cantierabili" in tempi ragionevoli. A tal fine occorre anche riformare e semplificare il sistema delle autorizzazioni ed accelerare le procedure amministrative nonché attivare progetti per la formazione, l’informazione e il coinvolgimento dei cittadini nei percorsi di transizione all’economia circolare anche al fine di favorire l’accettabilità sociale delle scelte, anche impiantistiche, necessarie;

13)         si propone di assicurare alla struttura del Commissario Straordinario Unico per la Depurazione delle acque le risorse necessarie per il completamento delle opere oggetto delle procedure di infrazione comunitarie C-565/10 e C-85/13, soprattutto relativamente agli interventi ancora da realizzarsi o da completarsi nelle Regioni Sicilia, Calabria e Campania già previsti da cronoprogramma e quindi cantierabili e monitorabili, che si stimano in un importo complessivo di 500.000.000 €;

14)         si propone di prevedere un piano sperimentale di tutela, restauro e manutenzione dei sistemi dunali costieri, delle banquette e della prateria di posidonia, da attuarsi nel triennio 2021-2023, con un impegno di spesa complessivo pari a 500.000 euro, con gli obiettivi di gestione e protezione della spiaggia emersa e sommersa dall’erosione costiera, conservazione della biodiversità e dei processi di dinamica costiera, incremento della produzione primaria e delle funzioni di nursery, incremento del "blue carbon sink", promozione del turismo sostenibile, che includa, tra le metodiche utilizzabili, la piantumazione delle specie vegetali psammofile tipiche della duna embrionale, duna e retroduna localmente più adatte, e l’utilizzo, tra i materiali naturali, delle foglie di fanerogame (posidonia ed altre) e le alghe spiaggiate per il ripristino della duna, nonchè il mantenimento della banquette in loco, o della sua parziale reimmissione in mare mediante tecniche volte alla protezione del limite inferiore della prateria, nonché della immersione sui fondali per la chiusura del suo ciclo biologico;

15)         si propone di prevedere, in linea generale, un quadro di misure specifiche per l’ambiente marino e la fascia costiera che al contempo tutelino la biodiversità e gli habitat e consolidino l’economia del mare in chiave di sostenibilità si fa, in particolare, riferimento a misure relative al monitoraggio ambientale e alla sicurezza, al marine hazard, alla protezione delle coste e ai servizi di intervento ambientale, alla sicurezza in mare e portuale, alla protezione e greening delle coste e dei porti, alla valorizzazione e promozione delle aree marine protette, nonché all’integrazione di dati, a servizi di previsione, al contrasto all’inquinamento e agli scarichi in mare (inclusi residuati bellici), alla diffusione di sensori per la misura dei servizi ecosistemici del mare;

16)         si propone di prevedere:

-          un piano nazionale di rinaturazione e manutenzione di fiumi, laghi, lagune e zone umide, da attuarsi nel triennio 2021-2023, con un impegno di spesa complessivo pari a 1.000.000.000 di euro, avente come finalità la corretta applicazione della Direttiva "Quadro sulle Acque", della direttiva "Alluvioni", della direttiva "Habitat", e della direttiva "Uccelli", per il raggiungimento dell’obiettivo di qualità ecologica e superamento delle procedure Eu Pilot e d’infrazione dalla Commissione Europea, attraverso la promozione del ricorso alle infrastrutture verdi e il ripristino, la tutela e il mantenimento di boschi ripariali;

-          specifici fondi per l’attuazione delle misure necessarie al raggiungimento dello stato buono in tutti i corpi idrici, come richiesto dalla Direttiva 2000/60/CE e coerentemente con la pianificazione di bacino, con particolare riferimento alle misure di rinaturazione e di riduzione dell’alterazione idromorfologica, fondamentali per il raggiungimento di tali obiettivi, ma che ad oggi non risultano supportate da alcuna linea di finanziamento;

-          specifici investimenti e misure volte a favorire la realizzazione di "interventi integrati" che garantiscano contestualmente la riduzione del rischio idrogeologico e il miglioramento dello stato ecologico dei corsi d'acqua e la tutela degli ecosistemi e della biodiversità, e che agli stessi sia destinato fino al 40% dei fondi per il dissesto idrogeologico;

17)         si propone:

-          di prevedere l’istituzione di una banca dati pedologica nazionale, in scala 1:50.000, per la stima dei servizi ambientali svolti dai suoli e dagli ecosistemi agroforestali, al fine di garantire la protezione e la gestione sostenibile dei suoli e l'adattamento ai cambiamenti climatici, da attuarsi nel triennio 2021-2023, con un impegno di spesa complessivo pari a 100.000 euro;

-          di rivedere i criteri di valutazione dei progetti in modo da evitare che l'unico criterio di riferimento sia il PIL e occupazione determini l'esclusione di riforme e investimenti per la tutela e il ripristino della biodiversità;

-          di precisare che il potenziamento delle fonti energetiche rinnovabili abbia luogo garantendo la tutela degli ecosistemi terrestri e acquatici e della biodiversità;

18)         si propone di prevedere interventi per la realizzazione e fornitura di servizi di accesso ad internet in banda ultra larga anche nei borghi e negli insediamenti abitativi o produttivi situati in zone decentrate o remote, attualmente non raggiunte da questi servizi;

19)         si propone di prevedere interventi volti alla riduzione dell’inquinamento ambientale prodotto dal traffico veicolare attraverso un piano organico pluriennale di misure volte a favorire e promuovere la mobilità pubblica e privata con emissioni inquinanti bassissime o nulle;

20)         si propone di prevedere interventi volti ad incentivare la depurazione delle acque reflue e di scarico utilizzando le cosiddette Best Available Techniques (BAT) in materia di filtraggio e depurazione - al fine di evitare il versamento di acque nere, di liquami, di acque di scarico provenienti dagli impianti industriali o dai terreni agricoli, nei corsi d’acqua interni ed infine nei mari, contenenti agenti chimici e rifiuti di qualsiasi tipo, nonché parti o particelle di plastiche e microplastiche, rappresentando soprattutto queste ultime una delle più aggressive fonti di inquinamento ambientale per l’integrità degli ecosistemi marini - e ciò con particolare riguardo all'esigenza di assicurare gli investimenti necessari per il riassetto delle reti fognarie comunali per la raccolta e lo smaltimento delle acque di dilavamento, con particolare riferimento alle infrastrutture vetuste dei centri storici;

21)         si propone di prevedere interventi volti ad incentivare l’adozione su tutto il territorio nazionale della tariffazione puntuale in materia di raccolta dei rifiuti urbani, nonché interventi destinati ad incentivare la riduzione dei rifiuti e la riqualificazione delle materie prime seconde;

22)         si propone che per il PNRR sia contemplata la necessità di un piano straordinario pluriennale per la sicurezza del territorio per ciò che concerne i rischi naturali, implementando e ricalibrando gli interventi in atto e in particolare assicurando:

-         una dettagliata conoscenza digitalizzata del territorio, utile per ogni intervento razionale su di esso, con particolare riguardo alle caratteristiche geologico-strutturali, idrogeologiche, geofisiche e sismogenetiche del sottosuolo, anche in ambito marino, date le caratteristiche fisiografiche dell’Italia;

-         la messa in sicurezza del patrimonio edilizio italiano, pubblico e privato, e di tutte le infrastrutture civili, in prospettiva sismica;

-         la realizzazione delle opere di difesa dal dissesto idrogeologico, sempre più incipiente, a causa della trascuratezza e cattivo uso/abuso del territorio, dell’abbandono delle aree montane e dei sempre più frequenti e intensi fenomeni meteo-climatici causati dal cambiamento climatico in atto;

23)         si propone, ai fini della transizione energetica e in coerenza con l'obiettivo del PNIEC, in materia di efficientamento energetico, di prevedere per la riqualificazione del patrimonio immobiliare privato una stabilizzazione dell'Ecobonus e la proroga del Superbonus, previa revisione dei criteri di quest'ultimo necessariamente da affinare, nonchè per il rilancio del sistema economico e per una più efficace azione di riqualificazione del patrimonio immobiliare, un'estensione della platea dei beneficiari a partire da particolari comparti in difficoltà, quali il settore alberghiero e le scuole paritarie, predisponendo altresì misure volte ad assicurare un potenziamento degli strumenti a favore degli Enti pubblici per la riqualificazione energetica del patrimonio pubblico;

24)         si propone di assicurare gli investimenti necessari per adeguare la rete idrica nazionale anche per contrastare il fenomeno di spreco e dispersione della risorsa idrica, considerando che in alcune aree del paese viene sprecato oltre il 50 % dell'acqua totale, intervenire sulle esistenti carenze infrastrutturali dovute alla mancanza parziale o totale delle reti di raccolta e collettamento dei reflui e sul sistema fognario nel suo complesso e assicurare interventi intesi a bonificare le aree del territorio maggiormente inquinate, nonché per potenziare il "Piano Acqua per l'Agricoltura" prevedendo manutenzioni straordinarie del reticolo idraulico e sui bacini di raccolta;

25)         si propone di assicurare gli investimenti necessari per contrastare lo spopolamento delle zone montane e l'abbandono dell'agricoltura anche nell'ottica di migliorare il rischio di dissesto idrogeologico;

26)         si propone di inserire un paragrafo specificamente riguardante l'importanza degli investimenti per la mitigazione del rischio sismico e idrogeologico; nello specifico, si sottolinea che la Commissione europea non riconosce l'importanza degli investimenti per la mitigazione del rischio sismico e idrogeologico negli edifici nell'elaborazione dell'Annual Sustainable Growth Strategy, mentre sancisce l'importanza degli investimenti per migliorare l'efficienza energetica degli edifici. Dovrebbe quindi essere richiamata l'attenzione del Governo, in conformità con la missione 2 "Rivoluzione verde e transizione ecologica", sugli investimenti per mitigare rischio sismico e idrogeologico, dimostrando nelle sedi preposte alla Commissione europea che si tratta di investimenti di cruciale importanza per l'Italia, che hanno ricadute positive per la competitività e la produttività italiana con vantaggio per l'intera Unione europea;

27)         si propone di prevedere una riforma dei programmi e degli indirizzi scolastici, di formazione e universitari mirati all'affiancamento delle scienze e delle tecnologie applicate ai tradizionali modelli teorici (sul modello delle bauhaus tedesche);

28)         si propone di prevedere, oltre agli incentivi a favore dell'elettrico da fonti di energia pulita e rinnovabile, anche incentivi a favore della ricerca e dello sviluppo delle tecnologie legate all’idrogeno green, implementando l'uso delle attuali risultanze del settore, al fine di allineare l'Italia ad altri paesi europei, come Francia e Germania, che nel campo hanno investito ingenti risorse economiche, con l'obbiettivo di affrancarsi per quanto possibile dal gas, idrocarburo altamente climalterante e corresponsabile dei gas serra, nella fase delicata della transizione energetica.