Legislatura 18ª - 12ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 106 del 12/11/2019

ORDINI DEL GIORNO AL DISEGNO DI LEGGE

N. 1586

 

G/1586 sez I/1/12

Boldrini, Castellone, Bini, Collina, Pirro, Giuseppe Pisani

La Commissione,

            in sede di discussione del disegno di legge recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022»;

        premesso che:

            l'articolo 79 del disegno di legge di bilancio prevede una imposta sul consumo dei manufatti in plastica con singolo impiego;

            tale articolo, al comma 1, esclude le siringhe dall'ambito di applicazione dell'imposta. Sebbene la relazione tecnica non espliciti il razionale che sottende questa esclusione, è ragionevole ritenere che alla base vi sia la consapevolezza di dover introdurre alcune eccezioni per prodotti che sono utilizzati per motivi di salute, al fine di garantire la sterilità e l'assenza di rischi di contaminazione e infezione;

            la ratio della disposizione è incentivare le aziende ad utilizzare manufatti in plastica biodegradabile e compostabile;

            occorre però evidenziare come questa finalità sia difficilmente perseguibile nel settore dei medicinali ad uso umano e veterinario poiché un materiale compostabile non possiede i dovuti requisiti di sterilità di cui necessita un prodotto farmaceutico;

            il farmaco nel momento in cui viene espulso dal suo ciclo produttivo già segue un percorso di smaltimento molto severo, trattandosi di un rifiuto speciale;

            a titolo esemplificativo e non esaustivo, al fine di consentire una valutazione dell'impatto delle disposizioni recate dall'articolo 79, si indicano di seguito alcune forme farmaceutiche in cui si usano materiali plastici:

                a) solidi orali: blister, barattoli e flaconi (pilloriere);

                b) liquidi orali: molti flaconi multidose o flaconcini monodose (per bevibili). Con gli stessi materiali e altri plastici possono poi essere costituiti i tappi di chiusura (child proff o non child proff) e anche contagocce, o anche misurini - cucchiaini (esempio usati per sciroppi anti-tosse etc);

                c) iniettabili: le sacche usate per soluzioni perfusionali e i colliri, in genere monodose;

        impegna il Governo:

            a valutare l'opportunità di escludere dall'imposta prevista dall'articolo 79 i materiali di confezionamento primario e secondario dei medicinali ad uso umano e veterinario e di istituire un Tavolo tecnico interistituzionale composto da rappresentati del Ministero della salute, del Ministero dell'economia e delle finanze, dell'Agenzia Italiana del Farmaco e delle Associazioni di categoria maggiormente rappresentative, con il compito di individuare un piano di lavoro e di incentivo alla ricerca, in partnership pubblico-privata, teso allo studio e all'individuazione di eventuali nuovi materiali alternativi alla plastica rispetto a quelli attualmente utilizzati nel confezionamento primario e secondario dei medicinali ad uso umano e veterinario.

G/1586 sez I/2/12

Boldrini, Castellone, Bini, Collina, Pirro, Giuseppe Pisani

La Commissione,

            in sede di discussione del disegno di legge recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022»;

        premesso che:

            i registri dei tumori sono finalizzati alla raccolta e alla registrazione delle patologie tumorali che incidono su un determinato territorio;

            la maggior parte dei registri sono di popolazione, ovvero raccolgono i dati delle malattie tumorali di tutti i residenti di un dato territorio;

            la legge 22 marzo 2019, n. 29, ha istituito la Rete nazionale dei registri dei tumori e dei sistemi di sorveglianza con l'intento di convogliare verso un unico centro tutte le informazioni presenti all'interno dei singoli registri attualmente attivi sul territorio nazionale;

            per la compilazione dei registri dei tumori è utilizzato personale altamente specializzato in grado di utilizzare tecnologie informatiche avanzate;

            sono numerosi i casi in cui il personale che si occupa della raccolta dei dati sulle patologie tumorali risulta numericamente insufficiente e ciò incide sul funzionamento dei suddetti registri;

        impegna il Governo:

            a valutare l'opportunità di investire risorse sulla Rete nazionale dei registri dei tumori al fine di favorire l'implementazione del suddetto personale e di migliorare la costanza e la rapidità di inserimento dei dati delle patologie tumorali all'interno dei registri dei tumori.

G/1586 sez I/3/12 (testo 2)

Rizzotti, Stabile, Binetti, Siclari

            La Commissione,

            in sede di discussione del disegno di legge recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022»,

        premesso che:

            20 anni di ricerche nella genetica hanno reso possibile applicare la Consulenza Genetica Oncologica (CGO) per un numero crescente di soggetti e nuclei familiari attraverso l'individuazione di geni responsabili di numerose forme di ereditarietà che interessano vari tipi di tumore, comuni e rari;

            la consulenza genetica oncologica viene offerta a una persona o a persone di una stessa famiglia che sono a rischio di sviluppare un tumore per la presenza di una predisposizione di tipo ereditario;

            sono dunque numerosi i processi assistenziali e sanitari che devono tener conto di questa tematica. Sappiamo che Paesi quali Francia, Germania e Regno Unito hanno promosso degli specifici piani di genetica oncologica, affrontando il problema in modo strategico;

            la gestione dei tumori ereditari potrebbe avere una seria svolta se il tema venisse affrontato in modo sistematico;

            la problematica potrebbe essere affrontata sia attraverso specifiche linee guida per la Consulenza Genetica Oncologia sia grazie alla creazione di un Osservatorio dedicato a questo tipo di neoplasie;

        considerato che:

            la gestione clinica dei soggetti ad alto rischio oncologico dovrebbe essere affrontata in modo organico ed integrato, all'interno di un percorso diagnostico-assistenziale Aziendale e/o Regionale completo e sottoposto a verifiche;

            ad oggi non è previsto alcun specifico codice di esenzione dal pagamento delle prestazioni per i pazienti a rischio di tumore ereditario;

        preso atto che:

            le informazioni genetiche sono impiegate anche per meglio definire il percorso terapeutico dei pazienti;

            si prevede un aumento esponenziale di disponibilità sul mercato di test genetici e genomici di comprovata utilità;

            per la migliore gestione della CGO occorrerebbe avvalersi di un team multidisciplinare di professionisti fra cui specialisti in medicina preventiva, diagnosi e cura dei tumori, psicologi, genetisti;

            è necessario che il paziente riceva informazioni esaurienti su tutte le opzioni disponibili al fine di consentirgli di poter assumere una decisione consapevole;

            è necessario che al paziente ad alto rischio sia assicurato il miglior livello di organizzazione e di offerta sanitaria,

        impegna il Governo, compatibilmente con le risorse finanziarie a legislazione vigente:

            a promuovere la creazione un Osservatorio Nazionale che sia il punto di riferimento e di raccolta delle informazioni sulla CGO al fine di disegnare una strategia ed una pianificazione valide a livello nazionale;

            ad attivarsi per definire Linee Guida Nazionali in grado di identificare i criteri di appropriatezza dei test genetici e dei programmi di gestione dei soggetti ad alto rischio di tumori ereditari;

            a promuovere lo sviluppo di modelli assistenziali che includano indirizzi organizzativi dei team multidisciplinari, un piano di formazione e di comunicazione ad ampio spettro sui tumori ereditari, la gestione integrata dei soggetti ad alto rischio di sviluppare un tumore ereditario e la realizzazione di una rete di centri che assicurino lo stato dell'arte della CGO;

            a promuovere la valorizzazione del ruolo delle associazioni dei pazienti sia nella fase di raccolta che nella fase di valutazione dei dati di familiarità oncologica;

            a stimolare l'avvio di ricerche cliniche di livello internazionale sui tumori ereditari.

G/1586 sez I/3/12

Rizzotti, Stabile, Binetti, Siclari

La Commissione,

            in sede di discussione del disegno di legge recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022»,

        premesso che:

            20 anni di ricerche nella genetica hanno reso possibile applicare la Consulenza Genetica Oncologica (CGO) per un numero crescente di soggetti e nuclei familiari attraverso l'individuazione di geni responsabili di numerose forme di ereditarietà che interessano vari tipi di tumore, comuni e rari;

            la consulenza genetica oncologica viene offerta a una persona o a persone di una stessa famiglia che sono a rischio di sviluppare un tumore per la presenza di una predisposizione di tipo ereditario;

            sono dunque numerosi i processi assistenziali e sanitari che devono tener conto di questa tematica. Sappiamo che Paesi quali Francia, Germania e Regno Unito hanno promosso degli specifici piani di genetica oncologica, affrontando il problema in modo strategico;

            la gestione dei tumori ereditari potrebbe avere una seria svolta se il tema venisse affrontato in modo sistematico;

            la problematica potrebbe essere affrontata sia attraverso specifiche linee guida per la Consulenza Genetica Oncologia sia grazie alla creazione di un Osservatorio dedicato a questo tipo di neoplasie;

        considerato che:

            la gestione clinica dei soggetti ad alto rischio oncologico dovrebbe essere affrontata in modo organico ed integrato, all'interno di un percorso diagnostico-assistenziale Aziendale e/o Regionale completo e sottoposto a verifiche;

            ad oggi non è previsto alcun specifico codice di esenzione dal pagamento delle prestazioni per i pazienti a rischio di tumore ereditario;

        preso atto che:

            le informazioni genetiche sono impiegate anche per meglio definire il percorso terapeutico dei pazienti;

            si prevede un aumento esponenziale di disponibilità sul mercato di test genetici e genomici di comprovata utilità;

            per la migliore gestione della CGO occorrerebbe avvalersi di un team multidisciplinare di professionisti fra cui specialisti in medicina preventiva, diagnosi e cura dei tumori, psicologi, genetisti;

            è necessario che il paziente riceva informazioni esaurienti su tutte le opzioni disponibili al fine di consentirgli di poter assumere una decisione consapevole;

            è necessario che al paziente ad alto rischio sia assicurato il miglior livello di organizzazione e di offerta sanitaria,

        impegna il Governo:

            a promuovere la creazione un Osservatorio Nazionale che sia il punto di riferimento e di raccolta delle informazioni sulla CGO al fine di disegnare una strategia ed una pianificazione valide a livello nazionale;

            ad attivarsi per definire Linee Guida Nazionali in grado di identificare i criteri di appropriatezza dei test genetici e dei programmi di gestione dei soggetti ad alto rischio di tumori ereditari;

            a promuovere lo sviluppo di modelli assistenziali che includano indirizzi organizzativi dei team multidisciplinari, un piano di formazione e di comunicazione ad ampio spettro sui tumori ereditari, la gestione integrata dei soggetti ad alto rischio di sviluppare un tumore ereditario e la realizzazione di una rete di centri che assicurino lo stato dell'arte della CGO;

            a promuovere la valorizzazione del ruolo delle associazioni dei pazienti sia nella fase di raccolta che nella fase di valutazione dei dati di familiarità oncologica;

            a stimolare l'avvio di ricerche cliniche di livello internazionale sui tumori ereditari.

G/1586 sez I/4/12

Rizzotti, Stabile, Binetti, Siclari, Fregolent, Cantù, Lunesu, Marin

La Commissione,

            in sede di discussione del disegno di legge recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022»,

        premesso che:

            le malattie neurodegenerative, come il morbo di Alzheimer, sono molto diffuse nell'età senile e sono destinate a coinvolgere un numero sempre maggiore di soggetti a causa del progressivo invecchiamento della popolazione;

            il morbo di Alzheimer è un processo degenerativo irreversibile che distrugge lentamente e progressivamente le funzioni cognitive superiori, quali la memoria, il ragionamento e il linguaggio, fino a compromettere l'autonomia funzionale e la capacità di compiere le normali attività quotidiane;

            le persone portatrici di questa malattia hanno problemi complessi per la cui soluzione, seppure parziale, è necessaria l'attività coordinata di specialisti medici e paramedici, oltre che di operatori socio-assistenziali;

            sotto il profilo sanitario il problema fondamentale è che, attualmente, non se ne conoscono i fattori eziologici e le patogenesi, mentre dal punto di vista socioeconomico il problema peggiore risiede nel fatto che tale patologia colpisce soggetti in età presenile rendendoli parzialmente o totalmente non auto sufficienti, causando un peggioramento della qualità della loro vita e della vita dei loro familiari,

        impegna il Governo:

            a garantire l'attuazione del Piano demenze per la prevenzione, la diagnosi precoce e il trattamento terapeutico e assistenziale delle persone affette da morbo di Alzheimer;

            a promuovere idonee iniziative atte a sostenere lo sviluppo della ricerca scientifica nel campo delle malattie neurodegenerative e della demenza;

            a promuovere campagne di sensibilizzazione e di educazione sanitaria della popolazione al fine di migliorarne la consapevolezza e le modalità per rapportarsi alle strutture e agli operatori del Servizio Sanitario Nazionale.

G/1586 sez I/5/12

Rizzotti, Stabile, Binetti, Siclari, Fregolent, Cantù, Lunesu, Marin

La Commissione,

            in sede di discussione del disegno di legge recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022»,

        premesso che:

            le malattie cardiovascolari rappresentano la più importante causa di morte al mondo e l'elevata incidenza di queste patologie rappresenta una minaccia globale alla sostenibilità dei servizi sanitari, sia in termini di prestazioni che di costi;

            in particolare, l'ictus celebrale è la terza causa più comune di morte e la principale causa di incapacità funzionale: colpisce per il 50 per cento soggetti di età inferiore ai 65 anni, per i 12 per cento soggetti al di sotto dei 45 anni e, inoltre, comporta per il paziente perdita di funzionalità, nonché un significativo peggioramento della qualità della vita;

            nell'80 per cento dei casi si verifica un ictus ischemico, che può essere legato a carotidopatie extracraniche o ad emboli a partenza dal cuore, questi ultimi quasi sempre in presenza di fibrillazione atriale;

            la fibrillazione atriale è un'anomalia del ritmo cardiaco che provoca l'accelerazione o rallentamento eccessivo della frequenza cardiaca ha natura asintornatica, circostanza che contribuisce a ritardare una diagnosi tempestiva e, conseguentemente, l'avvio di un adeguato trattamento farmacologico;

            la carotidopatia extracranica è un'affezione delle arterie carotidi al collo, dovuta alla presenza di placche che possono embolizzare e determinare, corna sopra rilevato, un ictus cerebrale;

        considerato che:

            l'adozione di corretti stili di vita contribuisce a ridurre il rischio di malattie cardiovascolari ed è, pertanto, prioritario promuovere campagne di prevenzione, sensibilizzazione e informazione di una corretta terapia delle patologie cardiovascolari indicate in premessa necessita dell'adozione di percorsi diagnostici, terapeutici ed assistenziali che siano mirati e di carattere multidisciplinare. Risulta, altresì, necessario, incentivare la ricerca scientifica e l'accesso ai farmaci e ai dispositivi diagnostico-terapeutici utili per il trattamento delle suddette malattie, nonché promuovere un modello di gestione del percorso terapeutico di tipo coordinato che consenta al paziente, dopo un iniziale screening periferico, di accedere a terapie non farmaco logiche presso apposite strutture a ciò dedicate,

        impegna il Governo:

            ad adottare misure atte a:

                1) incoraggiare la prevenzione e la diagnosi dell'ictus celebrale, della fibrillazione atriale, dell'ictus cardioembolico e della carotidopatia extracranica e a favorire la ricerca scientifica;

                2) favorire percorsi terapeutici e pratiche sanitarie ottimali nella gestione del paziente colpito da una delle suddette affezioni cardiovascolari;

                3) facilitare l'accesso ai farmaci e ai dispositivi diagnostico-terapeutici utili per la prevenzione e il trattamento dell'ictus celebrale, della fibrillazione atriale, dell'ictus cardioembolico e della carotidopatia extracranica;

                4) sensibilizzare, anche mediante apposite campagne informative, sia l'opinione pubblica che gli operatori sanitari sull'importanza dell'adozione di corretti stili di vita in termini di prevenzione delle malattie cardiovascolari;

                5) promuovere l'adozione di percorsi diagnostici, terapeutici ed assistenziali mirati e multidisciplinari, nonché un modello di gestione del percorso terapeutico di tipo coordinato che consenta al paziente, dopo un'iniziale screening periferico, di accedere a terapie non farmacologiche presso strutture specificamente idonee ad erogare tali prestazioni.

G/1586 sez I/6/12 (testo 2)

Rizzotti, Stabile, Binetti, Siclari

 

            La Commissione,

            in sede di discussione del disegno di legge recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022»,

        premesso che:

            il nostro Paese destina una quota di finanziamenti al sostegno delle persone con disabilità grave, n particolare stato di indigenza e prive di legami familiari ancora troppo esigui rispetto alle necessità;

            non vi è riscontro di impegni rivolti a delineare una politica farmaceutica capace di tener conto dell'ingresso di farmaci innovativi che a fronte di un grande impatto in termini finanziari potrebbero consentire un miglioramento delle condizioni di salute e delle aspettative di vita dei cittadini affetti da gravi patologie come l'epatite C e l'HIV;

        impegna il Governo a valutare la possibilità, compatibilmente con le risorse finanziarie a legislazione vigente:

          di inserire un apposito fondo da destinare anche alle malattie croniche come il diabete, le malattie cardiovascolari e le patologie cronico degenerative connesse al progressivo invecchiamento della popolazione;

           di incrementare il Fondo per le non autosufficienze introducendo, previo coordinamento con la Conferenza Stato Regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, misure specifiche atte a rafforzare il sistema di individuazione, di prevenzione e contrasto alle aree di inefficienza e sprechi, nonché i fenomeni corruttivi presenti nel Servizio sanitario nazionale;

           di prevedere specifiche disposizioni idonee a rendere più concreta la possibilità di accesso ai farmaci innovativi unitamente alla sostenibilità del sistema sanitario.

G/1586 sez I/6/12

Rizzotti, Stabile, Binetti, Siclari

La Commissione,

            in sede di discussione del disegno di legge recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022»,

        premesso che:

            il nostro Paese destina una quota di finanziamenti al sostegno delle persone con disabilità grave, n particolare stato di indigenza e prive di legami familiari ancora troppo esigui rispetto alle necessità;

            non vi è riscontro di impegni rivolti a delineare una politica farmaceutica capace di tener conto dell'ingresso di farmaci innovativi che a fronte di un grande impatto in termini finanziari potrebbero consentire un miglioramento delle condizioni di salute e delle aspettative di vita dei cittadini affetti da gravi patologie come l'epatite C e l'HIV;

        impegna il Governo:

            a inserire un apposito fondo da destinare anche alle malattie croniche come il diabete, le malattie cardiovascolari e le patologie cronico degenerative connesse al progressivo invecchiamento della popolazione;

            ad incrementare il Fondo per le non autosufficienze introducendo, previo coordinamento con la Conferenza Stato Regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, misure specifiche atte a rafforzare il sistema di individuazione, di prevenzione e contrasto alle aree di inefficienza e sprechi, nonché i fenomeni corruttivi presenti nel Servizio sanitario nazionale;

            a prevedere specifiche disposizioni idonee a rendere più concreta la possibilità di accesso ai farmaci innovativi unitamente alla sostenibilità del sistema sanitario.

G/1586 sez I/7/12

Rizzotti, Stabile, Binetti, Siclari, Fregolent, Cantù, Lunesu, Marin

La Commissione,

            in sede di discussione del disegno di legge recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022»,

        premesso che:

            gli animali domestici vivono con le famiglie italiane, che li ospitano e li accudiscono con affetto, quali componenti, a tutti gli effetti, dei nuclei familiari;

            secondo le associazioni dei consumatori la maggioranza dei proprietari degli animali, per nutrirli e curarli nel modo più adeguato, sono disposti a spendere in totale, fino a 1.800 euro all'anno per un cane, fino a 800 per un gatto;

            queste cifre sono assai più alte di quelle registrate anche solo dieci anni fa Il mercato «pet» infatti, anche in tempi di crisi, ha continuato a registrare un incremento costante e, anzi, ha sviluppato una costante propensione verso prodotti sempre più di qualità, segno evidente dell'attaccamento che i padroni hanno nei confronti degli animali;

        considerato che:

            ad oggi i proprietari che detengono legalmente un animale possono usufruire, per le spese mediche veterinarie e per quelle relative all'acquisto di medicinali, di una detrazione IRPEF fino al 19 per cento all'interno della dichiarazione dei redditi. Detta detrazione, tuttavia, in accordo con le indicazioni dell'ultima circolare dell'Agenzia delle entrate, può essere effettuata entro un limite massimo complessivo di 387,34 euro per tutti gli animali posseduti. Le spese eccedenti tale importo sono totalmente a carico dei proprietari;

            i limiti quantitativi imposti dalla normativa vigente sono, però, assai contenuti rispetto all'effettivo onere economico sostenuto dalle famiglie, anche in ragione del fatto che tra le spese veterinarie che danno diritto alla detrazione d'imposta non sono presenti, per esempio, le spese, eventualmente sostenute, per l'acquisto di farmaci senza prescrizione medica veterinaria o di mangimi e antiparassitari;

            è evidente che i benefici fiscali a favore dei detentori di animali è del tutto inadeguato sia all'importanza che gli animali stessi hanno per le persone sia all'esosità delle spese che la cura, in senso lato, di un animale comporta,

        impegna il Governo:

            ad aumentare i limiti di legge per le detrazioni attualmente vigenti portandole fino a 1000 euro.

G/1586 sez I/8/12 (testo 2)

Rizzotti, Stabile, Binetti, Siclari

 

            La Commissione,

            in sede di discussione del disegno di legge recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022»,

        premesso che:

            la spesa sanitaria si compone di due macrocategorie: pesa pubblica e spesa privata che include quella intermediata, da fondi sanitari integrativi (Fsi) o da polizze assicurative, e la spesa out-of-pocket, direttamente sostenuta dai cittadini;

            in linea con queste categorie di spesa il decreto-legge n. 502 del 1992 aveva individuato tre pilastri per sostenere la sanità: il Ssn, basato sui princìpi di universalità, equità e solidarietà; la sanità collettiva integrativa e la sanità individuale, attraverso polizze assicurative. Questo modello era basato su tre assunzioni fondamentali: il finanziamento pubblico garantisce i livelli essenziali di assistenza, la sanità collettiva integrativa copre solo prestazioni non essenziali e ogni cittadino è libero di stipulare polizze assicurative individuali;

            nell'ultimo decennio, tuttavia, la combinazione di fenomeni concomitanti ha sancito il fallimento di questo modello: infatti, il primo pilastro è stato fortemente indebolito dalla progressiva e imponente riduzione del finanziamento pubblico, con erogazione dei Lea insufficiente e non uniforme a livello nazionale; il secondo pilastro non è stato adeguatamente rinforzato; infine, complice una governance inadeguata del terzo pilastro, l'espansione delle assicurazioni private aumenta le diseguaglianze sociali, minando le basi di un SSN pubblico, equo e universalistico;

        considerato che:

            se oggi il modello universalistico del SSN vive una profonda crisi di sostenibilità e il Documento di economica e finanza 2018 non ha lasciato alcuna speranza sul possibile incremento del finanziamento pubblico, è indifferibile reperire risorse dal secondo e terzo pilastro senza compromettere il modello di un Ssn pubblico per evitare di scaricare interamente sui cittadini le minori tutele pubbliche;

            occorrerebbe attraverso una riforma strutturale, intervenire per rallentare l'aumento inesorabile della spesa out-of pocket e la rinuncia alle cure da parte delle fasce più deboli, riducendo altresì le prestazioni incluse nei Lea secondo una logica evidence - value-based e reperendo al tempo stesso risorse dalla sanità integrativa;

        preso atto che:

            quanto esposto richiede inevitabilmente la definizione di un Testo Unico per tutte le forme di sanità integrativa, volto a superare una legislazione frammentata e obsoleta e a creare un impianto regolatorio capace di garantire a tutti gli operatori del settore le condizioni per una sana competizione, ma soprattutto di assicurare una governance e nazionale e tutelare il consumatore evitando derive consumistiche e di privatizzazione,

        impegna il Governo a valutare la possibilità:

          di definire un Testo Unico per tutte le forme di sanità al fine di creare un impianto regolatorio capace di garantire a tutti gli operatori del settore le condizioni per una sana competizione, ma soprattutto di assicurare una governance nazionale a tutela del consumatore;

         di  ridefinire le tipologie di prestazioni, essenziali e non essenziali, che possono essere coperte dalle varie forme di sanità integrativa, evitando duplicazioni e consumismo sanitario;

           di realizzare un pilastro unico di sanità integrativa, la cui attuale distinzione è diventata anacronistica per varie ragioni: innanzitutto, il rischio di impresa dei Fsi è gestito in oltre il 40 per cento dei casi da assicurazioni private; in secondo luogo, il campo d'azione dei Fsi è limitato solo a prestazioni non essenziali (extra-Lea), mentre di fatto le polizze assicurative possono coprire tutte le prestazioni;

           di definire un'anagrafe nazionale unica di Fsi e assicurazioni private, identificando requisiti di accreditamento validi su tutto il territorio nazionale e rendendone pubblica la consultazione, sia ai fini di analisi dei dati, sia per offrire ai cittadini in maniera trasparente le opportunità offerte dalla sanità integrativa;

          di regolamentare sia il rapporto tra finanziatori privati ed erogatori privati accreditati, sia le campagne pubblicitarie delle assicurazioni, al fine di evitare pericolose alleanze e a derive consumistiche nell'offerta delle prestazioni sanitarie;

          di affidare anche gli enti pubblici la gestione della sanità integrativa per offrire a tariffe calmierate e competitive un range di servizi socio-sanitari garantiti ed erogati sotto la vigilanza e la responsabilità pubblica.

G/1586 sez I/8/12

Rizzotti, Stabile, Binetti, Siclari

La Commissione,

            in sede di discussione del disegno di legge recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022»,

        premesso che:

            la spesa sanitaria si compone di due macrocategorie: pesa pubblica e spesa privata che include quella intermediata, da fondi sanitari integrativi (Fsi) o da polizze assicurative, e la spesa out-of-pocket, direttamente sostenuta dai cittadini;

            in linea con queste categorie di spesa il decreto-legge n. 502 del 1992 aveva individuato tre pilastri per sostenere la sanità: il Ssn, basato sui princìpi di universalità, equità e solidarietà; la sanità collettiva integrativa e la sanità individuale, attraverso polizze assicurative. Questo modello era basato su tre assunzioni fondamentali: il finanziamento pubblico garantisce i livelli essenziali di assistenza, la sanità collettiva integrativa copre solo prestazioni non essenziali e ogni cittadino è libero di stipulare polizze assicurative individuali;

            nell'ultimo decennio, tuttavia, la combinazione di fenomeni concomitanti ha sancito il fallimento di questo modello: infatti, il primo pilastro è stato fortemente indebolito dalla progressiva e imponente riduzione del finanziamento pubblico, con erogazione dei Lea insufficiente e non uniforme a livello nazionale; il secondo pilastro non è stato adeguatamente rinforzato; infine, complice una governance inadeguata del terzo pilastro, l'espansione delle assicurazioni private aumenta le diseguaglianze sociali, minando le basi di un SSN pubblico, equo e universalistico;

        considerato che:

            se oggi il modello universalistico del SSN vive una profonda crisi di sostenibilità e il Documento di economica e finanza 2018 non ha lasciato alcuna speranza sul possibile incremento del finanziamento pubblico, è indifferibile reperire risorse dal secondo e terzo pilastro senza compromettere il modello di un Ssn pubblico per evitare di scaricare interamente sui cittadini le minori tutele pubbliche;

            occorrerebbe attraverso una riforma strutturale, intervenire per rallentare l'aumento inesorabile della spesa out-of pocket e la rinuncia alle cure da parte delle fasce più deboli, riducendo altresì le prestazioni incluse nei Lea secondo una logica evidence - value-based e reperendo al tempo stesso risorse dalla sanità integrativa;

        preso atto che:

            quanto esposto richiede inevitabilmente la definizione di un Testo Unico per tutte le forme di sanità integrativa, volto a superare una legislazione frammentata e obsoleta e a creare un impianto regolatorio capace di garantire a tutti gli operatori del settore le condizioni per una sana competizione, ma soprattutto di assicurare una governance e nazionale e tutelare il consumatore evitando derive consumistiche e di privatizzazione,

        impegna il Governo:

            a definire un Testo Unico per tutte le forme di sanità al fine di creare un impianto regolatorio capace di garantire a tutti gli operatori del settore le condizioni per una sana competizione, ma soprattutto di assicurare una governance nazionale a tutela del consumatore;

            a ridefinire le tipologie di prestazioni, essenziali e non essenziali, che possono essere coperte dalle varie forme di sanità integrativa, evitando duplicazioni e consumismo sanitario;

            a realizzare un pilastro unico di sanità integrativa, la cui attuale distinzione è diventata anacronistica per varie ragioni: innanzitutto, il rischio di impresa dei Fsi è gestito in oltre il 40 per cento dei casi da assicurazioni private; in secondo luogo, il campo d'azione dei Fsi è limitato solo a prestazioni non essenziali (extra-Lea), mentre di fatto le polizze assicurative possono coprire tutte le prestazioni;

            a definire un'anagrafe nazionale unica di Fsi e assicurazioni private, identificando requisiti di accreditamento validi su tutto il territorio nazionale e rendendone pubblica la consultazione, sia ai fini di analisi dei dati, sia per offrire ai cittadini in maniera trasparente le opportunità offerte dalla sanità integrativa;

            a regolamentare sia il rapporto tra finanziatori privati ed erogatori privati accreditati, sia le campagne pubblicitarie delle assicurazioni, al fine di evitare pericolose alleanze e a derive consumistiche nell'offerta delle prestazioni sanitarie;

            ad affidare anche gli enti pubblici la gestione della sanità integrativa per offrire a tariffe calmierate e competitive un range di servizi socio-sanitari garantiti ed erogati sotto la vigilanza e la responsabilità pubblica.

G/1586 sez I/9/12 (testo 2)

Rizzotti, Stabile, Binetti, Fregolent, Siclari, Cantù, Lunesu, Marin

 

            La Commissione,

            in sede di discussione del disegno di legge recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022»,

        premesso che:

            la sclerosi multipla è una malattia neurodegenerativa demielinizzante, cioè con lesioni a carico del sistema nervoso centrale. Per molti anni è stata considerata una malattia della sostanza bianca del sistema nervoso centrale; tuttavia un numero crescente di studi ha dimostrato anche un coinvolgimento della sostanza grigia;

            più di 3.400 sono i nuovi casi che si registrano in un anno, e, la maggior parte delle volte, la diagnosi arriva tra i 20 e i 40 anni. In Italia si contano circa 114.000 uomini e donne con sclerosi multipla (SM), con un rapporto di uno a 2, che devono convivere ogni giorno con i sintomi di una malattia che induce disabilità progressiva, ma anche con le difficoltà legate ai servizi sanitari e assistenziali;

            i costi di malattia si stimano in 5 miliardi di euro all'anno per una media stimata di circa 45.000 euro per persona con SM, di cui il 37 per cento per costi non sanitari, 34 per cento di costi sanitari, 29 per cento derivante dalla perdita di produttività: una realtà quindi dal forte impatto economico e sociale;

            in assenza di un sistema strutturato di presa in carico della persona con SM, è la famiglia a dover far fronte all'assistenza informale dei pazienti nello svolgimento delle attività quotidiane con pesanti ripercussioni anche dal punto di vista economico sul bilancio familiare,

        impegna il Governo a valutare la possibilità di:

            1) valutare la possibilità di inserire la sclerosi multipla all'interno della seconda sezione del piano nazionale della cronicità, di cui all'accordo tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano del 15 settembre 2016;

            2) monitorare l'effettiva applicazione ed il costante aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza (LEA) e del nuovo nomenclatore degli ausili e delle protesi (e il relativo monitoraggio) anche con riferimento ai bisogni di salute delle persone con sclerosi multipla;

            3) adottare una nuova procedura tempestiva e semplificata per l'accertamento degli stati invalidanti correlati alla sclerosi multipla e garantirne l'applicazione, valorizzando e sostenendo l'applicazione della specifica comunicazione tecnico-scientifica prodotta da AISM e INPS in materia di accertamento medico-legale degli stati invalidanti legati alla sclerosi multipla;

            4) sostenere la ricerca sulla sclerosi multipla riconoscendo specifica attenzione all'interno degli atti e programmi nazionali, assicurando adeguate fonti di finanziamento, sinergie tra ricerca pubblica, privata, nazionale, europea ed extraeuropea;

            5) sostenere progettualità che favoriscano modelli e interventi per l'accesso e il mantenimento al lavoro di persone con disabilità e con sclerosi multipla, anche con il coinvolgimento delle parti datoriali e sindacali e l'opportuna valorizzazione del ruolo del management aziendale e delle rispettive organizzazioni.

G/1586 sez I/9/12

Rizzotti, Stabile, Binetti, Siclari, Fregolent, Cantù, Lunesu, Marin

La Commissione,

            in sede di discussione del disegno di legge recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022»,

        premesso che:

            la sclerosi multipla è una malattia neurodegenerativa demielinizzante, cioè con lesioni a carico del sistema nervoso centrale. Per molti anni è stata considerata una malattia della sostanza bianca del sistema nervoso centrale; tuttavia un numero crescente di studi ha dimostrato anche un coinvolgimento della sostanza grigia;

            più di 3.400 sono i nuovi casi che si registrano in un anno, e, la maggior parte delle volte, la diagnosi arriva tra i 20 e i 40 anni. In Italia si contano circa 114.000 uomini e donne con sclerosi multipla (SM), con un rapporto di uno a 2, che devono convivere ogni giorno con i sintomi di una malattia che induce disabilità progressiva, ma anche con le difficoltà legate ai servizi sanitari e assistenziali;

            i costi di malattia si stimano in 5 miliardi di euro all'anno per una media stimata di circa 45.000 euro per persona con SM, di cui il 37 per cento per costi non sanitari, 34 per cento di costi sanitari, 29 per cento derivante dalla perdita di produttività: una realtà quindi dal forte impatto economico e sociale;

            in assenza di un sistema strutturato di presa in carico della persona con SM, è la famiglia a dover far fronte all'assistenza informale dei pazienti nello svolgimento delle attività quotidiane con pesanti ripercussioni anche dal punto di vista economico sul bilancio familiare,

        impegna il Governo:

            1) ad inserire la sclerosi multipla all'interno della seconda sezione del piano nazionale della cronicità, di cui all'accordo tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano del 15 settembre 2016;

            2) a monitorare l'effettiva applicazione ed il costante aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza (LEA) e del nuovo nomenclatore degli ausili e delle protesi (e il relativo monitoraggio) anche con riferimento ai bisogni di salute delle persone con sclerosi multipla;

            3) ad adottare una nuova procedura tempestiva e semplificata per l'accertamento degli stati invalidanti correlati alla sclerosi multipla e garantirne l'applicazione, valorizzando e sostenendo l'applicazione della specifica comunicazione tecnico-scientifica prodotta da AISM e INPS in materia di accertamento medico-legale degli stati invalidanti legati alla sclerosi multipla;

            4) a sostenere la ricerca sulla sclerosi multipla riconoscendo specifica attenzione all'interno degli atti e programmi nazionali, assicurando adeguate fonti di finanziamento, sinergie tra ricerca pubblica, privata, nazionale, europea ed extraeuropea;

            5) a sostenere progettualità che favoriscano modelli e interventi per l'accesso e il mantenimento al lavoro di persone con disabilità e con sclerosi multipla, anche con il coinvolgimento delle parti datoriali e sindacali e l'opportuna valorizzazione del ruolo del management aziendale e delle rispettive organizzazioni.

G/1586 sez I/10/12 (testo 2)

Rizzotti, Stabile, Binetti, Fregolent, Siclari, Cantù, Lunesu, Marin

 

            La Commissione,

            in sede di discussione del disegno di legge recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022»,

        premesso che:

            la malattia di Crohn e la colite ulcerosa appartengono ad un gruppo di patologie definite malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI);

            il loro impatto sulla vita dei pazienti è molto spesso negativo. Secondo una ricerca realizzata recentemente a livello europeo, che ha coinvolto oltre 4.500 pazienti, il 91 per cento riferisce episodi di diarrea almeno una volta al giorno e il 20 per cento di questi più di 10 volte al giorno, il 62 per cento riporta di avere avuto sanguinamenti gastrointestinali, l'87 per cento dolori addominali, il 50 per cento astenia, l'89 per cento movimenti intestinali accentuati;

            alla luce di ciò è facile immaginare come chi soffre di una malattia cronica intestinale abbia una qualità di vita compromessa, dai rapporti interpersonali a quelli professionali, o semplicemente alla gestione del proprio tempo libero;

            preso atto che, ad oggi, in Italia, mancano un registro e studi epidemiologici nazionali sulla reale incidenza e sulla prevalenza delle malattie infiammatorie croniche intestinali. Negli ultimi 20 anni si è assistito ad un aumento dell'incidenza di queste malattie, soprattutto nel giovane adulto e in soggetti sotto i 18 anni. Ad oggi, infatti, si stima che fino al 30 per cento delle malattie esordisca nel bambino, anche nei primi anni di vita,

        impegna il Governo a valutare la possibilità:

            1) di istituire un registro nazionale sulle malattie infiammatorie croniche dell'intestino per raccogliere e ordinare informazioni sicure, al fine di ottenere dati significativi e utili, in particolare, sulle problematiche ancora aperte, per contribuire a migliorare la cura di queste patologie, per motivazioni amministrative (il controllo delle procedure di esenzione specifiche per questi malati), per esigenze di informazione, per la programmazione sanitaria regionale e locale (definizione delle stime di occorrenza e la valutazione dei flussi dei pazienti) e per il supporto alla ricerca clinica (creazione di liste di pazienti, descrizione delle storie naturali, valutazione dei bisogni soggettivamente espressi e delle storie assistenziali);

            2) di istituire un tavolo tecnico con le associazioni dei pazienti e le società scientifiche per la valutazione delle strategie e per affermare il principio e la necessità di includere i cittadini nel processo di HTA (health technology assessment);

            3) di promuovere, anche con specifici finanziamenti, previsti dalla legislazione vigente, la ricerca scientifica per la diagnosi e la cura delle malattie infiammatorie croniche intestinali.

G/1586 sez I/10/12

Rizzotti, Stabile, Binetti, Siclari, Fregolent, Cantù, Lunesu, Marin

La Commissione,

            in sede di discussione del disegno di legge recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022»,

        premesso che:

            la malattia di Crohn e la colite ulcerosa appartengono ad un gruppo di patologie definite malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI);

            il loro impatto sulla vita dei pazienti è molto spesso negativo. Secondo una ricerca realizzata recentemente a livello europeo, che ha coinvolto oltre 4.500 pazienti, il 91 per cento riferisce episodi di diarrea almeno una volta al giorno e il 20 per cento di questi più di 10 volte al giorno, il 62 per cento riporta di avere avuto sanguinamenti gastrointestinali, l'87 per cento dolori addominali, il 50 per cento astenia, l'89 per cento movimenti intestinali accentuati;

            alla luce di ciò è facile immaginare come chi soffre di una malattia cronica intestinale abbia una qualità di vita compromessa, dai rapporti interpersonali a quelli professionali, o semplicemente alla gestione del proprio tempo libero;

            preso atto che, ad oggi, in Italia, mancano un registro e studi epidemiologici nazionali sulla reale incidenza e sulla prevalenza delle malattie infiammatorie croniche intestinali. Negli ultimi 20 anni si è assistito ad un aumento dell'incidenza di queste malattie, soprattutto nel giovane adulto e in soggetti sotto i 18 anni. Ad oggi, infatti, si stima che fino al 30 per cento delle malattie esordisca nel bambino, anche nei primi anni di vita,

        impegna il Governo:

            1) ad istituire un registro nazionale sulle malattie infiammatorie croniche dell'intestino per raccogliere e ordinare informazioni sicure, al fine di ottenere dati significativi e utili, in particolare, sulle problematiche ancora aperte, per contribuire a migliorare la cura di queste patologie, per motivazioni amministrative (il controllo delle procedure di esenzione specifiche per questi malati), per esigenze di informazione, per la programmazione sanitaria regionale e locale (definizione delle stime di occorrenza e la valutazione dei flussi dei pazienti) e per il supporto alla ricerca clinica (creazione di liste di pazienti, descrizione delle storie naturali, valutazione dei bisogni soggettivamente espressi e delle storie assistenziali);

            2) ad istituire un tavolo tecnico con le associazioni dei pazienti e le società scientifiche per la valutazione delle strategie e per affermare il principio e la necessità di includere i cittadini nel processo di HTA (health technology assessment);

            3) a promuovere, anche con specifici finanziamenti, previsti dalla legislazione vigente, la ricerca scientifica per la diagnosi e la cura delle malattie infiammatorie croniche intestinali.

G/1586 sez I/11/12 (testo 2)

Rizzotti, Stabile, Binetti, Siclari

 

            La Commissione,

            in sede di discussione del disegno di legge recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022»,

        premesso che:

            la sindrome di Sjogren è una malattia autoimmune, sistemica, degenerativa ed inguaribile, che coinvolge le ghiandole esocrine, caratterizzata da un infiltrato linfoplasmocellulare, che conduce alla perdita progressiva della funzionalità ghiandolare e colpisce, pur nella sua rarità, centinaia di migliaia di persone nel mondo;

            si tratta di una patologia molto invalidante, che colpisce per lo più le donne (in un rapporto di 9 a uno rispetto agli uomini);

            il tutto è aggravato dal fatto che si tratta di una malattia ancora non riconosciuta come rara, grave e degenerativa;

            gli ammalati spendono cifre ingenti per l'acquisto dei farmaci e per le cure fisiche riabilitative, podologiche ed odontoiatriche e spesso devono inoltre affrontare un complesso percorso per giungere alla diagnosi della patologia, talvolta spostandosi anche dalla propria regione di residenza, considerato che la patologia si presenta inizialmente con sintomatologie comuni ad altre patologie, rendendo difficoltoso l'iter diagnostico, con gravi difformità sul territorio nazionale;

            affinché i livelli essenziali di assistenza possano essere aggiornati in modo continuo, sistematico, basandosi su regole chiare e criteri scientificamente validi, la legge di stabilità per il 2016 (legge 28 dicembre 2015, n. 208, art. 1, comma 556) ha previsto l'istituzione della commissione nazionale per l'aggiornamento dei LEA e la promozione dell'appropriatezza nel Servizio sanitario nazionale, presieduta dal Ministero della salute, con la partecipazione delle Regioni e il coinvolgimento dei soggetti con competenze tecnico-scientifiche disponibili a livello centrale e regionale (Istituto superiore di sanità, CSS, società scientifiche, Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, Società italiana di medicina generale e delle cure primarie, eccetera);

            i pazienti affetti da sindrome di Sjogren risultano vittime di una disparità di trattamento che li esclude dal diritto alla salute sancito e tutelato dall'articolo 32 della Costituzione;

            il riconoscimento della sindrome di Sjogren come malattia rara potrebbe generare un risparmio in termini di costi legati alla spesa sociosanitaria,

        impegna il Governo a valutare la possibilità:

            1) di riconoscere alla sindrome di Sjogren lo status di malattia rara, secondo la definizione ai sensi del regolamento (CE) n. 141/2000;

            2) di inserire, in sede di aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, la sindrome di Sjogren nell'elenco delle malattie rare, garantendo a tutte le persone affette da tale patologia i farmaci necessari alla cura, con diritto all'esenzione dalla partecipazione alla spesa per le prestazioni sanitarie.

G/1586 sez I/11/12

Rizzotti, Stabile, Binetti, Siclari

La Commissione,

            in sede di discussione del disegno di legge recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022»,

        premesso che:

            la sindrome di Sjogren è una malattia autoimmune, sistemica, degenerativa ed inguaribile, che coinvolge le ghiandole esocrine, caratterizzata da un infiltrato linfoplasmocellulare, che conduce alla perdita progressiva della funzionalità ghiandolare e colpisce, pur nella sua rarità, centinaia di migliaia di persone nel mondo;

            si tratta di una patologia molto invalidante, che colpisce per lo più le donne (in un rapporto di 9 a uno rispetto agli uomini);

            il tutto è aggravato dal fatto che si tratta di una malattia ancora non riconosciuta come rara, grave e degenerativa;

            gli ammalati spendono cifre ingenti per l'acquisto dei farmaci e per le cure fisiche riabilitative, podologiche ed odontoiatriche e spesso devono inoltre affrontare un complesso percorso per giungere alla diagnosi della patologia, talvolta spostandosi anche dalla propria regione di residenza, considerato che la patologia si presenta inizialmente con sintomatologie comuni ad altre patologie, rendendo difficoltoso l'iter diagnostico, con gravi difformità sul territorio nazionale;

            affinché i livelli essenziali di assistenza possano essere aggiornati in modo continuo, sistematico, basandosi su regole chiare e criteri scientificamente validi, la legge di stabilità per il 2016 (legge 28 dicembre 2015, n. 208, art. 1, comma 556) ha previsto l'istituzione della commissione nazionale per l'aggiornamento dei LEA e la promozione dell'appropriatezza nel Servizio sanitario nazionale, presieduta dal Ministero della salute, con la partecipazione delle Regioni e il coinvolgimento dei soggetti con competenze tecnico-scientifiche disponibili a livello centrale e regionale (Istituto superiore di sanità, CSS, società scientifiche, Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, Società italiana di medicina generale e delle cure primarie, eccetera);

            i pazienti affetti da sindrome di Sjogren risultano vittime di una disparità di trattamento che li esclude dal diritto alla salute sancito e tutelato dall'articolo 32 della Costituzione;

            il riconoscimento della sindrome di Sjogren come malattia rara potrebbe generare un risparmio in termini di costi legati alla spesa sociosanitaria,

        impegna il Governo:

            1) a riconoscere alla sindrome di Sjogren lo status di malattia rara, secondo la definizione ai sensi del regolamento (CE) n. 141/2000;

            2) ad inserire, in sede di aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, la sindrome di Sjogren nell'elenco delle malattie rare, garantendo a tutte le persone affette da tale patologia i farmaci necessari alla cura, con diritto all'esenzione dalla partecipazione alla spesa per le prestazioni sanitarie.

G/1586 sez I/12/12

Rizzotti, Stabile, Binetti, Siclari, Fregolent, Cantù, Lunesu, Marin

La Commissione,

            in sede di discussione del disegno di legge recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022»,

        premesso che:

            per tumori testa-collo si intende l'insieme di neoplasie che hanno origine nelle cavità nasali e seni paranasali, nella faringe e orofaringe (base della lingua, tonsille palatine e palato molle), nella cavità orale (corpo della lingua, pavimento della bocca, palato duro, mucosa buccale e creste alveolari), nella laringe (regione sovraglottica, glottica, e sottoglottica) e nelle ghiandole salivari;

            in Europa, i tumori testa-collo sono ancora una patologia molto sottovalutata: il 60 per cento dei pazienti si presenta, infatti, alla diagnosi con una neoplasia ad uno stadio localmente avanzato. Proprio per aumentare l'attenzione dell'opinione pubblica e migliorare la conoscenza su questi tumori, l'European head and neck society (EHNS) organizza ogni anno campagne di sensibilizzazione denominata «Make Sense Campaign»;

            tra gli obiettivi della campagna di sensibilizzazione e informazione, che da anni vede protagonista anche l'Italia, vi è quello di informare i pazienti e sensibilizzare l'opinione pubblica. Rivolgersi, infatti, tempestivamente ad un medico specialista permette ai pazienti con un tumore diagnosticato ad uno stadio precoce di raggiungere un tasso di sopravvivenza dell'80-90 per cento;

            l'approccio alla diagnosi e al trattamento di questa malattia nei prossimi anni richiederà sempre di più una valutazione medica multidisciplinare, con una stretta collaborazione tra medici di medicina generale, oncologi, radioterapisti e chirurghi, in modo da decidere la terapia in base ai trattamenti disponibili, allo stadio di malattia, alle condizioni cliniche del singolo paziente;

            si ritiene, inoltre, che la presenza chiave della figura del geriatra, in supporto, permetterà di disegnare e personalizzare le terapie per i pazienti anziani e di gestire meglio il recupero dopo il trattamento;

            le terapie attualmente a disposizione contro i tumori testa-collo sono chirurgia, radioterapia, chemioterapici, farmaci biologici, e farmaci immunoterapici,

        impegna il Governo:

            1) a porre in essere ogni iniziativa idonea a far sì che siano rafforzati, e, laddove non presenti, attivati, centri specializzati multidisciplinari che possano permettere fin dalla prima visita la scelta del trattamento migliore a seguito della diagnosi di tumore testa-collo;

            2) a promuovere le più opportune iniziative al fine di includere nel programma di screening previsto dal Sistema sanitario nazionale, le donne e gli uomini con un'età a partire dai 50;

            3) a promuovere e a facilitare l'implementazione di specifici percorsi diagnostico terapeutici e assistenziali (PDTA) sull'intero territorio nazionale;

            4) a porre in essere ogni altra iniziativa utile, prevedendo anche adeguate campagne di informazione nazionali per potenziare le attività di prevenzione, educazione e informazione sul riconoscimento di segni e sintomi del tumore testa-collo;

            5) a prevedere specifici finanziamenti alla ricerca clinica attraverso anche la valorizzazione delle eccellenze italiane, per realizzare un monitoraggio efficace degli standard di eccellenza, a livello scientifico, clinico-assistenziale ed organizzativo.

G/1586 sez I/13/12

Rizzotti, Toffanin, Stabile, Binetti, Fregolent, Siclari, Cantù, Lunesu, Marin

La Commissione,

            in sede di discussione del disegno di legge recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022»,

        premesso che

            in Italia il tumore al seno metastatico colpisce attualmente circa trentamila pazienti. Il 5-10% dei cinquantamila nuovi casi annui di tumore al seno è in fase metastatica al momento della diagnosi, e circa il 30% delle pazienti cui è stato diagnosticato un tumore al seno in fase precoce dovrà poi affrontare questa evoluzione;

            gli stili di vita, i farmaci innovativi con un potere selettivo di azione sempre maggiore, la prevenzione, con gli screening sempre più puntuali ed efficaci, l'attività di diagnosi precoce hanno complessivamente creato le condizioni per invertire il quadro epidemiologico delle patologie oncologiche, determinando così un destino meno infausto, un destino più rassicurante, al punto tale che oggi si dice che si muore non più con il tumore, ma di tumore, a voler proprio significare che la patologia neoplastica, ancorché diagnosticata, non rappresenta più la causa della morte;

            il numero delle breast unit, attualmente operative su tutto il territorio nazionale italiano, è sensibilmente inferiore rispetto al numero dei centri attivabili secondo i requisiti previsti dalle vigenti direttive europee;

            inoltre, al termine delle cure oncologiche, le donne operate al seno, considerate guarite dal punto di vista medico e chirurgico, si ritrovano a dover affrontare da sole le conseguenze fisiche e psicologiche delle mutilazioni e delle cure subite;

            in questa fase delicata è forte la necessità di ricevere cure riabilitative specifiche e supporto psicologico e invece, gran parte delle strutture sanitarie, che garantiscono interventi e cure anche d'eccellenza, generalmente non offrono servizi rivolti alle donne per ristabilire l'equilibrio psico-fisico e la qualità di vita, che la malattia e le terapie hanno fortemente condizionato,

        impegna il Governo:

            ad attivare le breast unit che dovrebbero avere il valore di un riferimento certo e sicuro dove fare approdare le donne per effettuare i percorsi di diagnosi e di cura, in tutto il territorio nazionale;

            a porre in essere iniziative che consentano di ridurre l'età in cui si può svolgere l'attività di screening;

            a potenziare le iniziative di prevenzione e diagnosi con campagne di informazione e incentivare la tecnica dell'autopalpazione fin dalle scuole secondarie di secondo grado, al fine di promuovere la consapevolezza dell'autodiagnosi come elemento introduttivo di un percorso che può consentire la diagnosi precoce;

            a garantire un sostegno psicologico alle donne colpite da tumore al seno valorizzando l'attività delle associazioni di pazienti nella loro attività istituzionale.

G/1586 sez I/14/12

Rizzotti, Stabile, Binetti, Siclari

La Commissione,

            in sede di discussione del disegno di legge recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022»,

        premesso che:

            la Medicina Estetica è un'area formativa in forte ascesa ed espansione, che si pone ormai come prima scelta di giovani medici neo laureati. Diventare medico estetico, offre l'opportunità di inserirsi in un contesto professionale molto denso e ricco di offerte, distinguendosi come professionista seriamente preparato ed eticamente responsabile;

            attualmente in Italia esistono due grandi scuole quadriennali, la Scuola internazionale di medicina estetica della Fondazione Fatebenefratelli di Roma e la Scuola superiore post universitaria Agorà-Società italiana di medicina ad indirizzo estetico, a Milano;

            entrambi questi percorsi di formazione consentono l'iscrizione ai Registri della medicina estetica, iniziativa solo di alcuni Ordini dei medici provinciali,

        impegna il Governo:

            a valutare l'opportunità di riconoscere la medicina estetica tra le specializzazioni delle scuole post-laurea dell'area sanitaria ai sensi del decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca 1º agosto 2005, recante «Riassetto delle Scuole di specializzazione di area sanitaria», pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 258 del 5 novembre 2005, e successive modificazioni.

G/1586 sez I/15/12

Rizzotti, Stabile, Binetti, Siclari

La Commissione,

            in sede di discussione del disegno di legge recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022»,

        premesso che:

            lo stato dei penitenziari nel nostro Paese permane gravissimo per i livelli di preoccupante e perdurante alta criticità riferiti soprattutto al sovraffollamento, alla cronica carenza di organici e all'inadeguatezza dell'assistenza sanitaria;

            molti dei detenuti sono affetti da patologie di vario tipo e tali patologie, talvolta contratte o riacutizzate dopo l'ingresso nel penitenziario, richiedono un'assistenza continuativa e una costante interazione con i servizi sanitari territoriali, una presenza particolare degli operatori sanitari che devono vigilare, tra l'altro, sulla corretta assunzione dei farmaci;

            l'inadeguatezza logistica, strutturale e organizzativa delle strutture e la carenza di personale sanitario, con particolare riferimento alla figura professionale dell'infermiere, indispensabile per l'attività di cura e per la somministrazione dei medicinali, non consentono, tuttavia, nonostante la professionalità e l'abnegazione degli operatori, di fornire un'adeguata assistenza;

            quotidianamente si registra un aumento di eventi violenti e di aggressioni nei confronti del personale di Polizia penitenziaria e del personale sanitario operante negli istituti penitenziari;

            sempre più spesso gli organi di stampa ripropongono le tematiche riguardanti l'eccessivo sovraffollamento della popolazione detenuta negli istituti penitenziari, ormai tristemente ritenuti vere e proprie «discariche umane»;

            vi è la necessità di un'indifferibile attività di monitoraggio relativa agli adempimenti delle Regioni per rendere esecutivo il provvedimento di chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari,

        impegna il Governo:

            a porre in essere ogni iniziativa per garantire, all'interno delle strutture carcerarie, adeguati livelli di sicurezza sia per i detenuti, in particolare quelli affetti da patologie psichiatriche, sia per il personale addetto alla loro vigilanza e cura;

            a porre in essere ogni iniziativa affinché sia assicurata un'adeguata assistenza sanitaria ai detenuti nell'assoluto rispetto dei livelli essenziali di assistenza e se i medesimi risultino garantiti anche con riferimento alle disposizioni di cui al decreto legislativo 22 giugno 1999, n. 230, e al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1º aprile 2008 recante «Modalità e criteri per il trasferimento al Servizio sanitario nazionale delle funzioni sanitarie, dei rapporti di lavoro, delle risorse finanziarie e delle attrezzature e beni strumentali in materia di sanità penitenziaria».

G/1586 sez I/16/12

Rizzotti, Stabile, Binetti, Siclari, Fregolent, Cantù, Lunesu, Marin

La Commissione,

            in sede di discussione del disegno di legge recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022»,

        premesso che:

            l'AMR, ovvero la resistenza antimicrobica, è un fenomeno naturale biologico di adattamento di alcuni microrganismi che acquisiscono la capacità di sopravvivere o di crescere in presenza di una concentrazione di un agente antimicrobico che è generalmente sufficiente ad inibire o uccidere microrganismi della stessa specie;

            nel mese di gennaio 2018 è stato pubblicato il primo rapporto del «Global Antimicrobical Surveillance system (GLASS)», la sorveglianza dell'antibiotico-resistenza coordinata dall'organizzazione mondiale della sanità (Oms), che si propone di contribuire alla lotta all'antibiotico-resistenza sostenendo la sorveglianza a livello globale con un approccio standardizzato alla raccolta e all'analisi dei dati;

            il documento, in linea con le indicazioni fornite dall'Oms, ha l'obiettivo di fornire un indirizzo coordinato e sostenibile per contrastare il fenomeno dell'antibiotico-resistenza (Amr) a livello nazionale, regionale e locale, attraverso l'integrazione di tutti i settori interessati: umano, veterinario, sicurezza degli alimenti, agricolo e ambientale;

            il Governo italiano, sulla base dell'«WHO Global Action Plan on Antimicrobial resistance», nel 2017 ha adottato il «Piano Nazionale di Contrasto all'Antimicrobico Resistenza (PNCAR) 2017-2020», che impegna tutte le Regioni e Provincie Autonome italiane alla sua attuazione;

            il Decreto del Direttore Generale della Prevenzione Sanitaria del 3 novembre 2017, ha istituito un tavolo multisettoriale - al quale si incontrano competenze ed expertise dei diversi ambiti a livello nazionale e regionale - di coordinamento per l'implementazione e il monitoraggio del PNCAR. Al tavolo è conferito il mandato di favorire il raggiungimento degli obiettivi previsti dal Piano;

            i suddetti documenti non sono stati pienamente implementati ed il PNCAR non è ancora pienamente compiuto,

        impegna il Governo:

            1) a promuovere presso la popolazione la conoscenza delle problematiche relative alla resistenza antimicrobica, al fine di sensibilizzare la cittadinanza;

            2) a prevedere le opportune iniziative, di concerto con le Regioni, per contrastare il fenomeno della resistenza antimicrobica, anche dando piena attuazione a quanto previsto dal PNCAR;

            3) a coinvolgere, nei limiti delle sue competenze e capacità, la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT) o le altre associazioni di categoria rappresentanti la comunità di infettivologi italiani.

            4) ad avviare efficaci campagne di sensibilizzazione dei cittadini, e dei professionisti coinvolti, volte a promuovere un uso corretto e responsabile dei farmaci antibiotici;

            5) a implementare i programmi di formazione dei veterinari e dei medici, con particolare riguardo ai medici di medicina generale, al fine di migliorare l'appropriatezza prescrittiva di farmaci antibiotici e consentire l'individuazione delle terapie più idonee e corrette.

G/1586 sez I/17/12 (testo 2)

Rizzotti, Stabile, Binetti, Siclari

 

            La Commissione,

            in sede di discussione del disegno di legge recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022»,

        premesso che:

            la legge di Bilancio del 2017, con l'art. 1 commi 400, 401 e 405, ha stanziato per gli anni 2017, 2018 e 2019, 500 milioni di Euro annui per i farmaci innovativi e 500 milioni di Euro annui per i farmaci innovativi oncologici così come qualificati in base ai criteri predisposti da AIFA;

            la legge di bilancio per il 2020 non prevede alcuna conferma dei fondi citati;

            inoltre, sono prossimi ad entrare nel mercato italiano nuove terapie fortemente innovative cosiddette «trasformative» - ossia capaci di trasformare la naturale storia patologica di un paziente - che offrono soluzioni «one-shot» paziente-specifiche o per nicchie di pazienti, ad alto costo. Il riferimento è, in particolare, alle nuove «terapie geniche» appartenenti al novero delle terapie avanzate, che per loro intrinseche caratteristiche possono essere somministrate solo in centri di riferimento altamente specializzati;

            è diventato dunque emergenziale garantire ai pazienti immediato accesso alle suddette terapie trasformative;

            sarebbe opportuno creare in via sperimentale un fondo dedicato per le terapie geniche nel quale vengano definiti anche gli standard che i centri di riferimento dovrebbero avere per poter accedere direttamente a tale fondo che, infatti, non dovrebbe rispondere alla logica dell'allocazione delle risorse regionali su base «pro-capite», piuttosto dell'attribuzione delle risorse a chi effettivamente compra il farmaco e somministra la terapia,

        impegna il Governo a valutare la possibilità:

          di garantire una copertura finanziaria alle terapie geniche, attraverso modelli di finanziamento a medio-lungo periodo, con vincolo di destinazione, attraverso il rifinanziamento nel 2020 dell'attuale Fondo per i farmaci innovativi non oncologici e per i farmaci innovativi oncologici;

          di creare dei raggruppamenti omogenei di diagnosi (DRG) dedicati alle terapie geniche.

G/1586 sez I/17/12

Rizzotti, Stabile, Binetti, Siclari

La Commissione,

            in sede di discussione del disegno di legge recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022»,

        premesso che:

            la legge di Bilancio del 2017, con l'art. 1 commi 400, 401 e 405, ha stanziato per gli anni 2017, 2018 e 2019, 500 milioni di Euro annui per i farmaci innovativi e 500 milioni di Euro annui per i farmaci innovativi oncologici così come qualificati in base ai criteri predisposti da AIFA;

            la legge di bilancio per il 2020 non prevede alcuna conferma dei fondi citati;

            inoltre, sono prossimi ad entrare nel mercato italiano nuove terapie fortemente innovative cosiddette «trasformative» - ossia capaci di trasformare la naturale storia patologica di un paziente - che offrono soluzioni «one-shot» paziente-specifiche o per nicchie di pazienti, ad alto costo. Il riferimento è, in particolare, alle nuove «terapie geniche» appartenenti al novero delle terapie avanzate, che per loro intrinseche caratteristiche possono essere somministrate solo in centri di riferimento altamente specializzati;

            è diventato dunque emergenziale garantire ai pazienti immediato accesso alle suddette terapie trasformative;

            sarebbe opportuno creare in via sperimentale un fondo dedicato per le terapie geniche nel quale vengano definiti anche gli standard che i centri di riferimento dovrebbero avere per poter accedere direttamente a tale fondo che, infatti, non dovrebbe rispondere alla logica dell'allocazione delle risorse regionali su base «pro-capite», piuttosto dell'attribuzione delle risorse a chi effettivamente compra il farmaco e somministra la terapia,

        impegna il Governo:

            a garantire una copertura finanziaria alle terapie geniche, attraverso modelli di finanziamento a medio-lungo periodo, con vincolo di destinazione, attraverso il rifinanziamento nel 2020 dell'attuale Fondo per i farmaci innovativi non oncologici e per i farmaci innovativi oncologici;

            a creare dei raggruppamenti omogenei di diagnosi (DRG) dedicati alle terapie geniche.

G/1586 sez I/18/12 (testo 2)

Rizzotti, Stabile, Binetti, Fregolent, Siclari, Cantù, Lunesu, Marin

 

            La Commissione,

            in sede di discussione del disegno di legge recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022»,

        premesso che:

            la tutela della salute della donna e l'importanza della prevenzione primaria sono importanti per la donna, in particolare in un momento importante della vita quale la gravidanza e necessitano di un accesso omogeno a screening e test diagnostici, il più possibili precoci, sicuri e di elevata qualità;

            strumenti come gli screening prenatali non invasivi (NIPT), che ad oggi non rientrano nei LEA, garantiscono una gravidanza più serena e sicura per la salute della donna e del feto;

            in particolare, i NIPT riconoscono la presenza di aneuploidie autosomiche fetali attraverso l'analisi di frammenti di DNA libero presenti nel sangue materno e si basano su un algoritmo in grado rilevare, alla luce anche dell'età della donna, il rischio di sviluppare le più comuni alterazioni cromosomiche, quali la trisomia 21, la trisomia 13 e la trisomia 18, riducendo il ricorso ad indagini diagnostiche invasive (come l'amniocentesi e la villocentesi) e abbattendo il numero degli aborti collegati alle tecniche di prelievo dei tessuti fetali, con un alto tasso di sicurezza e precocità;

            ad oggi, in Italia, i NIPT vengono proposti in regime privatistico, in un contesto deregolamento dal punto di vista dei requisiti di qualità, di performance e di numero di anomalie ricercate,

            si stima che l'utenza di questo servizio interessi potenzialmente al momento nel nostro Paese circa 50.000 madri all'anno, con costi variabili tra i 350 e i 900 euro;

            la possibilità dell'adozione dei NIPT come principale metodo di screening prenatale è stata oggetto di uno studio svolto dal Consiglio Superiore di Sanità (CSS), e successivamente da un altro, condotto da parte di un gruppo di lavoro regionale istituito dalla Regione Emilia Romagna;

            in particolare le linee guida prodotte dal CSS giungono alla conclusione che «Nella prospettiva di offrire anche nel nostro Paese lo screening delle principali aneuploidie autosomiche mediante il NIPT, è indispensabile programmare la centralizzazione dei laboratori di screening in un numero limitato di strutture, con un'utenza sovraregionale. In questo modo sarebbe possibile contenere i costi dell'analisi che diventerebbero competitivi rispetto a quelli attualmente coperti dai programmi di diagnosi prenatale invasiva»;

            il Consiglio Superiore di Sanità nello stesso documento e per la parte di analisi dei costi ha affermato: «una volta completata tale fase, l'analisi di un numero elevato di campioni non crea complessità particolari. La sua precocità e la sua esecuzione programmata, inoltre, non comportano situazioni critiche ed emergenziali, peraltro frequenti nella diagnosi invasiva classica»,

        impegna il Governo a valutare la possibilità:

            di assumere iniziative per inserire i Test Prenatali Non Invasivi nell'ambito dei Livelli Essenziali di Assistenza, garantendo così alle donne in gravidanza un accesso equo ed omogeneo su tutto il territorio nazionale alla prevenzione primaria in gravidanza;

            di predisporre le opportune raccomandazioni per garantire il rispetto degli standard qualitativi per l'utilizzo dei NIPT;

            di adottare le iniziative idonee, di concerto con le Regioni, per programmare la centralizzazione dei laboratori dei NIPT, così come dallo studio del CSS.

G/1586 sez I/18/12

Rizzotti, Stabile, Binetti, Siclari, Fregolent, Cantù, Lunesu, Marin

La Commissione,

            in sede di discussione del disegno di legge recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022»,

        premesso che:

            la tutela della salute della donna e l'importanza della prevenzione primaria sono importanti per la donna, in particolare in un momento importante della vita quale la gravidanza e necessitano di un accesso omogeno a screening e test diagnostici, il più possibili precoci, sicuri e di elevata qualità;

            strumenti come gli screening prenatali non invasivi (NIPT), che ad oggi non rientrano nei LEA, garantiscono una gravidanza più serena e sicura per la salute della donna e del feto;

            in particolare, i NIPT riconoscono la presenza di aneuploidie autosomiche fetali attraverso l'analisi di frammenti di DNA libero presenti nel sangue materno e si basano su un algoritmo in grado rilevare, alla luce anche dell'età della donna, il rischio di sviluppare le più comuni alterazioni cromosomiche, quali la trisomia 21, la trisomia 13 e la trisomia 18, riducendo il ricorso ad indagini diagnostiche invasive (come l'amniocentesi e la villocentesi) e abbattendo il numero degli aborti collegati alle tecniche di prelievo dei tessuti fetali, con un alto tasso di sicurezza e precocità;

            ad oggi, in Italia, i NIPT vengono proposti in regime privatistico, in un contesto deregolamento dal punto di vista dei requisiti di qualità, di performance e di numero di anomalie ricercate,

            si stima che l'utenza di questo servizio interessi potenzialmente al momento nel nostro Paese circa 50.000 madri all'anno, con costi variabili tra i 350 e i 900 euro;

            la possibilità dell'adozione dei NIPT come principale metodo di screening prenatale è stata oggetto di uno studio svolto dal Consiglio Superiore di Sanità (CSS), e successivamente da un altro, condotto da parte di un gruppo di lavoro regionale istituito dalla Regione Emilia Romagna;

            in particolare le linee guida prodotte dal CSS giungono alla conclusione che «Nella prospettiva di offrire anche nel nostro Paese lo screening delle principali aneuploidie autosomiche mediante il NIPT, è indispensabile programmare la centralizzazione dei laboratori di screening in un numero limitato di strutture, con un'utenza sovraregionale. In questo modo sarebbe possibile contenere i costi dell'analisi che diventerebbero competitivi rispetto a quelli attualmente coperti dai programmi di diagnosi prenatale invasiva»;

            il Consiglio Superiore di Sanità nello stesso documento e per la parte di analisi dei costi ha affermato: «una volta completata tale fase, l'analisi di un numero elevato di campioni non crea complessità particolari. La sua precocità e la sua esecuzione programmata, inoltre, non comportano situazioni critiche ed emergenziali, peraltro frequenti nella diagnosi invasiva classica»,

        impegna il Governo:

            ad assumere iniziative per inserire i Test Prenatali Non Invasivi nell'ambito dei Livelli Essenziali di Assistenza, garantendo così alle donne in gravidanza un accesso equo ed omogeneo su tutto il territorio nazionale alla prevenzione primaria in gravidanza;

            a predisporre le opportune raccomandazioni per garantire il rispetto degli standard qualitativi per l'utilizzo dei NIPT;

            ad adottare le iniziative idonee, di concerto con le Regioni, per programmare la centralizzazione dei laboratori dei NIPT, così come dallo studio del CSS.

G/1586 sez I/19/12 (testo 2)

Rizzotti, Stabile, Binetti, Siclari

 

            La Commissione,

            in sede di discussione del disegno di legge recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022»,

        premesso che:

            il tumore al seno rappresenta circa un terzo dei tumori femminili. Le donne viventi in Italia nel 2018 che hanno avuto in passato una diagnosi di tumore della mammella sono poco meno di 800.000;

            il miglioramento delle prospettive di vita per diverse tipologie di tumore, è anche conseguente alle novità in termini di tecnologie diagnostiche, e alle campagne di prevenzione messe in atto dal servizio sanitario nazionale;

            l'utilizzo delle apparecchiature più vecchie, oltre a comportare un'indebita esposizione di radiazioni ionizzanti, rischia di aumentare notevolmente, per la ridotta capacità diagnostica, il numero di false negatività e quindi di ritardare il momento diagnostico;

            secondo i dati del Ministero della Salute al 3 ottobre 2019 risultano registrati complessivamente 1.687 mammografi nelle strutture pubbliche e private con la seguente distribuzione in termini di età:

            minori di 5 anni - » 36,8 per cento;

            tra 5 e 10 anni - » 31,3 per cento;

            oltre 10 anni   - » 31,9 per cento;

            si rileva pertanto che verosimilmente il fabbisogno di mammografi per la sostituzione di quelli aventi più di 10 anni potrebbe risultare pari a 538,

        impegna il Governo, compatibilmente con le risorse finanziarie a legislazione vigente:

            a destinare risorse finanziarie specifiche per l'acquisto di nuovi strumenti diagnostici utili alla diagnosi di tumore alla mammella.

G/1586 sez I/19/12

Rizzotti, Stabile, Binetti, Siclari

La Commissione,

            in sede di discussione del disegno di legge recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022»,

        premesso che:

            il tumore al seno rappresenta circa un terzo dei tumori femminili. Le donne viventi in Italia nel 2018 che hanno avuto in passato una diagnosi di tumore della mammella sono poco meno di 800.000;

            il miglioramento delle prospettive di vita per diverse tipologie di tumore, è anche conseguente alle novità in termini di tecnologie diagnostiche, e alle campagne di prevenzione messe in atto dal servizio sanitario nazionale;

            l'utilizzo delle apparecchiature più vecchie, oltre a comportare un'indebita esposizione di radiazioni ionizzanti, rischia di aumentare notevolmente, per la ridotta capacità diagnostica, il numero di false negatività e quindi di ritardare il momento diagnostico;

            secondo i dati del Ministero della Salute al 3 ottobre 2019 risultano registrati complessivamente 1.687 mammografi nelle strutture pubbliche e private con la seguente distribuzione in termini di età:

            minori di 5 anni - » 36,8 per cento;

            tra 5 e 10 anni - » 31,3 per cento;

            oltre 10 anni   - » 31,9 per cento;

            si rileva pertanto che verosimilmente il fabbisogno di mammografi per la sostituzione di quelli aventi più di 10 anni potrebbe risultare pari a 538,

        impegna il governo:

            a destinare risorse finanziarie specifiche per l'acquisto di nuovi strumenti diagnostici utili alla diagnosi di tumore alla mammella.

G/1586 sez I/20/12

Rizzotti, Stabile, Binetti, Siclari, Fregolent, Cantù, Lunesu, Marin

La Commissione,

            in sede di discussione del disegno di legge recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022»,

        premesso che:

            la depressione maggiore è un disturbo psichiatrico ampiamente diffuso nella popolazione italiana e in continua crescita, risultando tra una delle principali cause di invalidità temporanea e permanente in tutte le popolazioni mondiali. La depressione secondo l'O.M.S. è classificata oggi come la prima causa di disabilità: in Europa si stima che più di 35 milioni di cittadini in tutte le fasce di età vivano con questa problematica di salute mentale, in Italia questa patologia ha una prevalenza di circa il 5,5% della popolazione ovvero circa 3,5 milioni di pazienti, cifra destinata ad aumentare;

            le donne sono particolarmente esposte alla depressione direttamente e come caregiver. Il rapporto donna-uomo è pari a 2:1;

            l'impatto sulla qualità di vita è drammatico per il paziente, ma anche per la famiglia poiché corrode il funzionamento individuale e sociale della persona;

            la depressione ha un impatto socioeconomico pesantissimo: l'assenza dal lavoro e la scarsa produttività sono correlate alla gravità della malattia e i costi diretti (per farmaci, interventi psico terapici, visite specialistiche, ecc,) incidono in minima parte;

            sulla depressione, così come sulla malattia mentale in generale, grava ancora oggi una pesantissima stigmatizzazione fondata su stereotipi e luoghi comuni,

        impegna il Governo:

            a potenziare la ricerca al fine di individuare le cure o le combinazioni di trattamento più efficaci e innovative;

            ad attivare campagne di prevenzione e screening di comprovata validità scientifica che riducano i tempi di attesa per arrivare alla diagnosi di depressione;

            a potenziare la rete dei servizi sanitari dedicati alla salute mentale, territoriali e della medicina generale e specialistica;

            a promuovere le azioni necessarie per attivare un Piano nazionale di lotta alla depressione che evidenzi i bisogni e gli strumenti con il coinvolgimento tutti gli interlocutori: specialisti, psichiatri, neuropsichiatri, psicologi, medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, e anche insegnanti e famiglie nonché' associazioni di pazienti.

G/1586 sez I/21/12

Stabile, Rizzotti

La Commissione,

            in sede di discussione del disegno di legge recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022»,

        premesso che:

            il comma 1 dell'articolo 23 del d.lgs. 75/2017 dispone che «Al fine di perseguire la progressiva armonizzazione dei trattamenti economici accessori del personale delle amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, la contrattazione collettiva nazionale, per ogni comparto o area di contrattazione opera, tenuto conto delle risorse di cui al comma 2, la graduale convergenza dei medesimi trattamenti anche mediante la differenziata distribuzione, distintamente per il personale dirigenziale e non dirigenziale, delle risorse finanziarie destinate all'incremento dei fondi per la contrattazione integrativa di ciascuna amministrazione»;

            nelle more di attuazione di tale processo il comma 2 dello stesso articolo congela al 2016 l'«ammontare complessivo delle risorse destinate annualmente al trattamento accessorio del personale, anche di livello dirigenziale» con conseguente mancato utilizzo della Retribuzione Individuale di Anzianità (R.I.A.) dei medici e dirigenti sanitari dipendenti cessati dal servizio;

            sulla fattispecie sono intervenute numerose deliberazioni della Corte dei Conti (una per tutte Corte dei Conti, Sezione autonomie, deliberazione n. 19/SEZAUT/2018/QMIG che ha espresso un principio di diritto «Gli incrementi del Fondo risorse decentrate definite a livello nazionale e previste nei quadri di finanza pubblica, non sono assoggettati ai limiti di crescita dei Fondi previsti dalle norme vigenti e, in particolare al limite stabilito dall'art. 23, comma 2, del decreto legislativo n. 75/2017»);

            con la sottoscrizione dell'ipotesi contrattuale Area della sanità avvenuta il 24 luglio 2019, le O.O.S.S. della Dirigenza Sanitaria hanno ottemperato al dettato del comma 1 articolo 23 del d.lgs. 75/2017 procedendo alla armonizzazione dei trattamenti economici accessori del personale afferente alla stessa area contrattuale, attraverso l'unificazione dei fondi per la posizione ed il disagio e la armonizzazione dei fondi di risultato - Capo IV Titolo V dell'Ipotesi «I Fondi»;

            il rinnovo dei contratti di lavoro del pubblico impiego non può prescindere dal ripristino delle risorse previste dai vigenti contratti di lavoro per la remunerazione dell'incremento della produttività e dell'efficienza nonché per la valorizzazione del merito e del disagio lavorativo; diversamente non potrebbe avere luogo di fatto un'efficace contrattazione decentrata sui luoghi di lavoro;

            occorre superare il tetto fissato dall'art. 23 del D. Lgs. 75/2017, altrimenti tali risorse andranno disperse, allo scopo di ricollocare, senza incremento di spesa pubblica, nei fondi contrattuali le risorse liberate dai dirigenti sanitari che vanno in pensione (la cui entità è attualmente già finanziata dal FSN),

        impegna il Governo a:

            valutare l'opportunità di porre in essere tutti gli atti idonei, anche attraverso provvedimenti normativi, volti a garantire l'incremento del fondo legato alla Ria dei cessati, in quanto onere già coperto dalla finanza pubblica.

G/1586 sez I/22/12

Stabile, Rizzotti

La Commissione,

            in sede di discussione del disegno di legge recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022»,

        premesso che:

            le liste di attesa per le prestazioni specialistiche costituiscono il problema più sentito dai cittadini;

            quelle che pesano sui pazienti sono per le visite specialistiche, per la diagnostica di secondo livello (tac e risonanze magnetiche, ad esempio), per la chirurgia in elezione (come ernie, colecisti non complicate, protesi d'anca o di ginocchio eccetera). La loro riduzione dipende dall'incremento dell'offerta attraverso un aumento di numero del personale medico veterinario e sanitario specialistico o delle ore lavorate;

            lo stanziamento di 235 milioni deciso dal Governo secondo quanto stabilito dall'articolo 55 del disegno di legge in esame, per l'acquisto di attrezzature diagnostiche di primo livello per i MMG, dimostra la attenzione al problema;

            il CCNL 2016-2018 della Dirigenza sanitaria prevede la possibilità per i professionisti di effettuare prestazioni aggiuntive fissando la retribuzione a 60 euro l'ora. Per ogni milione di ore/anno effettuate si rendono disponibili tre milioni di prestazioni;

            un procedimento di defiscalizzazione o di investimento specifico per la produttività aggiuntiva permetterebbe di mettere a disposizione milioni di ore per abbattere queste attese,

        impegna il governo:

            a valutare l'opportunità di applicare l'aliquota fiscale del 15% alle retribuzioni della dirigenza medica, veterinaria e sanitaria, derivanti dalla effettuazione di prestazioni aggiuntive richieste dalle aziende sanitarie per l'abbattimento delle liste di attesa.

G/1586 sez I/23/12

Binetti, Rizzotti, Siclari

La Commissione,

            in sede di discussione del disegno di legge recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022»,

        premesso che:

            la salute mentale costituisce una emergenza troppo spesso sottovalutata, nonostante ci siano molteplici segnali della condizione di criticità presente nel nostro Paese. In Italia sono assistite dai servizi specialistici 851.189 persone e la legge 180/78, conosciuta come legge Basaglia, che aveva portato il l'Italia ad essere un punto di riferimento a livello europeo, ha urgente bisogno di un aggiornamento, che tenga conto del mutato quadro socio-economico in cui si vive oggi;

            supportare le famiglie in cui vivono persone affette da disturbi che investono la salute mentale, facilitare le persone affette da problemi di salute mentale nella ricerca di un lavoro, nell'inclusione sociale e abitativa, aggiornare i Lea, verificare il rispetto della normativa del TSO in tutto il territorio nazionale, incrementare i fondi per consultori e distretti sanitari, assumere nuovo personale specializzato, e aggiornare la formazione del personale sanitario sociosanitario ed educativo oggi in servizio, costituiscono concrete forme di intervento se si vuole realmente venire incontro ai bisogni di salute delle persone;

            ma è soprattutto sul piano della integrazione dei servizi socio-sanitari presenti sul territorio che occorre elaborare risposte nuove e più e meglio rispondenti alle esigenze di queste persone, tanto più quando si tratta di minori e di adolescenti. Perché solo un intervento precoce nei loro confronti permette di controllare l'insorgere della patologia ed evitare che cronicizzi o degeneri in forme più gravi;

            il primo passo su cui è necessario intervenire riguarda in ogni modo la rimozione dello stigma per rimuovere qualsiasi forma di discriminazione, stigmatizzazione ed esclusione nei loro confronti, e promuovere l'esercizio attivo dei loro diritti costituzionali e delle loro libertà fondamentali, anche mediante campagne nazionali di comunicazione coordinate dal Ministero della salute, includendo interventi, azioni e strategie finalizzati alla promozione della salute mentale, alla prevenzione e alla diagnosi precoce del disagio e dei disturbi mentali;

            si tratta inoltre di aggiornare i livelli essenziali di assistenza privilegiando percorsi di cura individuali in una prospettiva di presa in carico della persona nel complesso dei suoi bisogni, per una piena inclusione sociale secondo i princìpi della «recovery» e sulla base di un processo partecipato, attraverso un approccio multisettoriale e intersettoriale, per favorire l'inclusione nelle attività territoriali;

        impegna il governo a valutare la possibilità di:

            assumere iniziative, per quanto di competenza, volte a incrementare, sul territorio nazionale, l'attività dei consultori familiari e dei distretti sanitari, potenziandone gli interventi sociali e di sostegno psicologico a favore delle famiglie;

            rafforzare l'azione di coordinamento, monitoraggio e documentazione svolta dal Ministero della salute al fine di superare le drammatiche disuguaglianze nell'accesso ai servizi del Dsm e nei processi di cura, evidenziando le linee di tendenza del sistema di cura e le criticità da superare,

            porre in essere, in coerenza con l'attuale quadro di finanza pubblica, maggiori risorse economiche volte all'incremento di personale sanitario specializzato, con particolare riguardo a un'adeguata dotazione di psichiatri, psicologi clinici e psicoterapeuti, oltre a operatori sociali con funzioni educative e riabilitative e a tecnici della riabilitazione psichiatrica, al fine di fare fronte a una situazione di disagio in crescente ascesa e di garantire un effettivo accesso ai servizi sanitari e sociosanitari da parte di chi soffre di disturbi mentali.

G/1586 sez I/24/12

Binetti, Rizzotti, Siclari, Stabile

La Commissione,

            in sede di discussione del disegno di legge recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022»,

        premesso che:

            l'attuale manovra di bilancio prevede di passare dai cinque giorni di congedo di paternità, previsti nella passata legge di Bilancio, a sette giorni e quindi rappresenta sicuramente un passo avanti concreto per venire incontro alle esigenze della famiglia. In realtà l'Europa ci chiede che i giorni per il congedo parentale siano almeno 10 e pur avendo elevato la soglia da 5 a 7 siamo ancora al di sotto delle richieste dell'UE e quindi a rischio infrazione. L'ovvia conseguenza è che si debba pagare come multa l'infrazione europea per aver disatteso le indicazioni pervenute. Allora i fondi non destinati al congedo parentale dei padri andrebbero all'Europa per saldo sanzione ricevuta;

            oltretutto, paradossalmente da questa opportunità del congedo parentale per i padri, sia che si tratti di 5 o di 7 o di 10 giorni sono esclusi i lavoratori del pubblico impiego, per un mancato adeguamento di una precedente legge del 2013 sul Pubblico impiego;

            non si tratta quindi di sanare solo una disparità di trattamento, dal momento che per il pubblico impiego tale strumento non esiste, ma di colmare una lacuna. Il diritto al congedo per i padri, contemplato nella riforma del lavoro necessita di un recepimento da parte del ministro, per potersi applicare ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni. Da quando fu istituito nel 2013 sono trascorsi ben sei anni e nessun ministro della PA ha affrontato il problema;

            si tratta di una evidente disparità di trattamento ai limiti con una forma di vera e propria discriminazione, non solo famiglie e figli di lavoratori pubblici e privati sono uguali, ma anche i datori di lavoro pubblico e privato devono avere norme e criteri uguali, tanto più se si tratta di tutelare le famiglie. Occorre infatti ricordare che la norma a favore dei congedi di paternità viene fatta dal Governo, che però non si assume nessuna responsabilità economica concreta, mentre la carica sui datori di lavoro privato;

        impegna il Governo:

            a valutare la possibilità di sanare questa ingiustizia e di raccogliere questa istanza, dimostrando una sensibilità mancata fino a ora: le famiglie e i figli di lavoratori pubblici e privati sono uguali.

G/1586 sez I/25/12

Binetti, Rizzotti, Siclari, Stabile, Fregolent, Cantù, Lunesu, Marin

La Commissione,

            in sede di discussione del disegno di legge recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022»,

        premesso che:

            da tempo il SSN cerca di spostare l'asse della sua attenzione dall'ospedale ai territori, anche per fronteggiare tre emergenze indiscusse: anzianità, disabilità, cronicità, che richiedono una intensificazione dei servizi sanitari e socio-sanitari territoriali; la figura dell'infermiere di famiglia e di comunità, così come è stata disegnato a livello internazionale, Oms in testa, può rappresentare un elemento di garanzia per l'intero SSN;

            in questa logica l'infermiere di famiglia può rappresentare una sorta di «pivot» per le aree interne del Paese e per quelle periferie delle grandi Città e comunque ai centri urbani, in cui si annidano problematiche come quelle descritte. Si tratta delle zone meno accessibili del paese, in cui l'infermiere di famiglia potrebbe contribuire a garantire coesione sociale e contrasto alle disuguaglianze di salute;

            le zone montane e le isole, le cosiddette «aree interne», costituiscono oltre un terzo del territorio italiano (le zone montane coprono il 35,2% e le isole l'1% della Penisola). In queste zone è fondamentale la collaborazione degli infermieri di famiglia e di comunità, come mediatori tra le esigenze del territorio e il Dipartimento degli Affari regionali, per ottenere una maggiore attenzione - sociale e di cura - in zone che oggi si stanno spopolando, proprio perché prive di supporti sociali e più in generale di servizi pubblici;

            la collaborazione attiva degli infermieri di famiglia può fare da bussola per monitorare i bisogni della popolazione in tempo reale e soddisfarne le esigenze più urgenti in modo soddisfacente; si tratta spesso di popolazione anziana, che necessita di aiuto per gestire disabilità e cronicità;

            il disegno di legge di bilancio 2020 ha previsto un finanziamento extra di 60 milioni per il 2020 e di 70 milioni per ciascuno degli anni successivi che si aggiungono al Fondo attuale; ma queste risorse economiche, pur nella loro esiguità, possono essere sfruttate pienamente solo se si attua contestualmente un nuovo modello di assistenza che coinvolge l'infermiere domiciliare;

            creare delle antenne sensibili per captare bisogni emergenti, predisporre figure competenti per intervenire tempestivamente ed efficacemente, costituisce uno snodo essenziale per una innovazione autentica del SSN; ma il cambiamento per essere efficace va introdotto in modo omogeneo anche nel Patto per la salute che le Regioni stanno disegnando con il ministero della Salute.

        impegna il Governo:

            di valutare l'opportunità di introdurre la figura dell'infermiere domiciliare prima in modo sperimentale in alcune aree da monitorare attentamente e poi in tutte le regioni per garantire universalità, solidarietà ed equità nell'assistenza.

G/1586 sez I/26/12

Binetti, Rizzotti, Siclari

La Commissione,

            in sede di discussione del disegno di legge recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022»,

        premesso che:

            c'è la diffusa convinzione che in Italia siamo in carenza di medici, per cui occorre aumentare il numero degli iscritti a medicina, incrementare i contratti di lavoro per gli specializzandi e soprattutto - questa è la grande novità - assumerli nell'ambito delle strutture del SSN anche prima che il loro iter di specializzazione sia stato completato;

            una recentissima sentenza della cassazione, nel suo giudizio di condanna, ha affermato che lo Specializzando non è solo un esecutore di ordini, ma pur non avendo piena autonomia, risponde comunque delle sue attività;

            il caso è relativo a una donna ricoverata presso una casa di cura che, dopo un'amniocentesi, è stata affidata alle cure di una specializzanda che non è stata in grado di assisterla in modo appropriato. A seguito di complicazioni la donna aveva subito un aborto, cui aveva fatto seguito un gravissimo shock settico, con conseguente perdita della capacità di procreare e insufficienza renale cronica;

            la Cassazione, terza sezione civile, con la sentenza 26311/2019, ha definitivamente condannato il medico, la specializzanda e la casa di cura, affermando che il medico specializzando non esegue solo «ordini», ma risponde delle sue attività anche se non è in grado di compierle. Ha la laurea in medicina, ha sostenuto un esame di abilitazione e anche, se con un'autonomia limitata, se svolge attività mediche, ne risponde penalmente.;

            dopo la condanna da parte del tribunale e il relativo ricorso, la Corte d'Appello aveva condannato comunque la casa di cura, il medico esecutore dell'amniocentesi (in quanto non avrebbe dovuto lasciare in altre mani, se non del suo stesso livello professionale, una sua paziente che aveva cominciato a seguire) e la specializzanda, in solido tra di loro, al pagamento di 3.543.190 euro oltre agli interessi legali e la compagnia assicuratrice della specializzanda a coprirla fino al massimale di 516.456 euro e quella del medico a tenerlo indenne nei limiti indicati;

            secondo la Corte l'esecuzione dell'amniocentesi era stata corretta, e il ginecologo partendo il giorno dopo per gli Stati Uniti aveva affidato la paziente alla specializzanda, che avrebbe dovuto sostituirlo in sua assenza. Lei però, a fronte della gravità della situazione, anziché prescrivere l'immediato controllo ecografico e una terapia antibiotica a largo spettro, si era limitata ad una assistenza superficiale, che risultava del tutto inadeguata;

            secondo la Cassazione, lo specializzando chiamato a svolgere attività che non è in grado di compiere (o che non si ritiene in grado di compiere) deve rifiutarne lo svolgimento. In caso contrario, se ne assume la responsabilità sotto tutti i punti di vista e la colpa è «per assunzione» che, come ricordato dalla stessa Cassazione, è riscontrabile in chi che «cagiona un evento dannoso essendosi assunto un compito che non è in grado di svolgere secondo il livello di diligenza richiesto all'agente modello di riferimento»;

        impegna il governo:

            nell'attuale emergenza medici di valutare l'inopportunità di assumere specializzandi che non abbiano ancora completato il loro iter formativo e di rivolgersi piuttosto ad una azione di chiaro e forte richiamo per brillanti colleghi medici che sono migrati all'estero ritenendo che in Italia non ci fossero sufficienti opportunità professionali. Molti giovani specialisti sono attualmente sotto-occupati semplicemente perché una serie di vincoli di bilancio non consente di assumerli nei modi opportuni.

G/1586 sez I/27/12

Binetti, Rizzotti, Siclari

La Commissione,

            in sede di discussione del disegno di legge recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022»,

        premesso che:

            da anni l'Unione Europea ha fissato al 3% del Prodotto Interno Lordo nazionale, l'obiettivo di investimenti pubblici sulla ricerca da raggiungere entro il 2020; Secondo l'ultimo rapporto del Consiglio Nazionale delle Ricerche, l'Italia investe solo l'1,3% del proprio PIL, posizionandosi al di sotto della media dei paesi dell'OCSE e dell'UE. Anche se il rapporto tra spesa in ricerca e sviluppo e PIL è passato dall'1,0% del 2000 all'1,3%, la spesa per ricerca e sviluppo finanziata dal Governo è rimasta stazionaria - di poco superiore allo 0,5% del PIL - mentre gli stanziamenti del MIUR verso gli enti pubblici di ricerca sono scesi dai 1.857 milioni del 2002 ai 1.483 milioni del 2015;

            se si guarda al di fuori dei confini nazionali, in tema di studi scientifici lo scenario globale vede Stati Uniti e Cina ai primi posti (rispettivamente rappresentano il 26% e il 21% delle pubblicazioni globali secondo i dati forniti dalla National Science Foundation degli Stati Uniti all'inizio del 2018). Gli USA e i paesi europei producono più studi nelle scienze biomediche e sono i più ripresi dalla comunità scientifica globale, mentre la Cina con le sue scoperte oggi originali e innovative è leader nella ricerca ingegneristica;

            per molti ricercatori i 4 presupposti per il rilancio della ricerca in Italia dovrebbero essere: la stabilizzazione e il reclutamento (anche universitario), nuovi tipi di contrattazione, nuovi modelli di governance e un aumento sensibile dei finanziamenti. Attualmente negli EPR, secondo la legge Madia, avrebbero dovuto essere stabilizzati almeno altri 1.200 precari, su di un precariato totale di circa 4.000 unità, che avevano tutti i requisiti richiesti. Le loro speranze sono state disattese non solo a causa dell'insufficienza di fondi ma anche del comportamento difforme adottato da molti Enti di ricerca;

            il Governo riducendo la capacità assunzionale degli Enti di ricerca con l'art. 29 dell'attuale legge di bilancio limita ulteriormente i margini d'azione degli Enti; servono invece nuove Basi normative per il rilancio della ricerca in termini di valorizzazione del personale, delle risorse, dei prodotti della ricerca e delle loro ricadute sul sistema Paese attraverso il ripristino di un comparto specifico per la Ricerca e la maggiore protezione della proprietà intellettuale, proprio attraverso una ridefinizione dell'ordinamento degli EPR;

        impegna il Governo:

            di valutare l'opportunità di istituire una 'cabina di regia'dedicata agli EPR, per dettagliarne struttura e funzioni, prima di dare vita all'Agenzia nazionale della ricerca prevista dall'art. 28, che diventerebbe, almeno inizialmente, una delega al Miur e alla funzione pubblica, per una durata di non più di 6 mesi, nei quali predisporre una definizione della governance degli enti di ricerca e dell'attività di ricerca delle università.

G/1586 sez I/28/12

Binetti, Rizzotti, Siclari, Stabile

La Commissione,

            in sede di discussione del disegno di legge recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022»,

        premesso che:

            ad oggi, circa il 6-8% della popolazione europea è colpito da una malattia rara; in Italia, le persone che soffrono di malattie rare sono più di 770.000. Per molti di loro, per la maggioranza di loro non ci sono terapie specifiche, perchè la ricerca che ha per oggetto farmaci definiti come «farmaci orfani» riceve scarsi finanziamenti pubblici ed è spesso affidata alla inesauribile creatività dei privati, che spesso coincidono con le stesse associazioni di pazienti;

            di fronte a terapie innovative che stanno emergendo comunque grazie alla ricerca è innegabile che ci si debba porre l'interrogativo di come renderle accessibili a tutti dato l'enorme costo che in molti casi hanno e la vera sfida oggi non è solo sul piano economico, ma su quello etico. La Farmaco-etica, nuova branca del sapere scientifico, si pone il problema di come rendere economicamente sostenibili le nuove terapie sempre più personalizzate;

            è innegabile però che questo tema vada affrontato insieme, senza pregiudizi: pubblico e privato; piccole e medie aziende; scienziati e clinici; genitori e amministratori pubblici, politici ed economisti, tutti impegnati in modo costruttivo, per trovare risposte a terapie che, per quanto costose e complesse, non dobbiamo dimenticare che sono in grado di dare una prospettiva di vita fino a pochi anni fa impensabile;

            ad esempio, con i finanziamenti della Fondazione Telethon, negli ultimi anni è stato possibile mettere a disposizione dei pazienti la terapia genica per l'immunodeficienza congenita ADA-SCID, ma sono state avviate anche strategie di terapia genica per migliorare le condizioni di pazienti affetti da altre malattie genetiche rare come la leucodistrofia metacromatica o la sindrome di Wiskott-Aldrich, insieme a studi clinici che valutano l'applicazione della terapia a persone affette da beta talassemia e mucopolisaccaridosi di tipo I e di tipo VI. Senza contare le numerose strategie terapeutiche al momento in fase di ricerca preclinica, che auspicabilmente, nei prossimi anni, potranno trasformarsi in nuove opportunità di cura;

            ma va sottolineato che, se sono stati realizzati avanzamenti così importanti verso la cura, questo è anche grazie a iniziative come quelle promosse dalle Associazioni di pazienti che presentano Malattie Rare, perché l'attività di sensibilizzazione così promossa contribuisce non solo ad alimentare un fermento continuo di ricerca e assistenza che solo vent'anni fa era impensabile, ma crea le premesse per un sostegno reciproco tra le associazioni, promuove corsi di formazione per pazienti esperti e soprattutto sostiene la speranza di tutti sui risultati che potrebbero esserci;

            ma troppo spesso i malati rari si sentono così rari da avere la sensazione di essere soli, di essere stati abbandonati dalle istituzioni, come quando si chiedono perché a distanza di 4 anni non ci sia ancora il piano nazionale delle malattie rare... e perché in carenza di farmaci specifici per loro non ci sia un piano socio-assistenziale che garantisca qualità e intensità alle cure non farmacologiche;

        impegna il Governo:

            a valutare l'opportunità di destinare più fondi alla ricerca delle malattie rare anche con opportune misure di defiscalizzazione e di investire in misura adeguata risorse per garantire una assistenza sociosanitaria qualificata e costante, a misura delle loro esigenze specifiche.

G/1586 sez I/29/12 (testo 2)

Siclari, Rizzotti, Stabile

 

            La Commissione,

            in sede di discussione del disegno di legge recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022»,

        premesso che:

            la legge di bilancio 2018, a fronte di una prevista crescita annua del PIL nominale del 3% nel triennio 2018-2020, ha ridotto progressivamente il rapporto spesa sanitaria/PIL dal 6,6% del 2018 al 6,4% del 2019, al 6,3% nel 2020 e 2021;

            a seguito del costante definanziamento, le analisi effettuate sul database OECD Health Statistics dimostrano che la spesa sanitaria in Italia continua inesorabilmente a perdere terreno con progressivo avvicinamento ai livelli di spesa dei paesi dell'Europa Orientale. La regressione riguarda anzitutto la percentuale del PIL destinato alla spesa sanitaria totale, che nel 2016 è di poco inferiore alla media OCSE (8,9% vs 9%) e in Europa vede l'Italia fanalino di coda insieme al Portogallo tra i paesi dell'Europa occidentale. L'arretramento è attestato tuttavia soprattutto per la spesa pro-capite totale, inferiore alla media OCSE ($3.391 vs $3.978), che colloca l'Italia in prima posizione tra i paesi più poveri dell'Europa: Spagna, Slovenia, Portogallo, Repubblica Ceca, Grecia, Slovacchia, Ungheria, Estonia, Polonia e Lettonia;

            si pone pertanto un duplice problema di contrazione della spesa sanitaria: per un verso quantitativa legata alle politiche di rientro dal debito e di spending review; per altro verso proporzionale alla decrescita del PIL. Sono milioni i cittadini italiani che non riescono a curarsi a causa delle lunghe liste di attesa e per l'impossibilità economica di accedere alle cure private,

        impegna il Governo, compatibilmente con le risorse finanziarie a legislazione vigente:

            a valutare la possibilità di aumentare il finanziamento al Fondo Sanitario di almeno 10 mld di euro per coprire l'aumento del costo dei medicinali, della strumentazione sanitaria, della nuova tecnologia, per prevedere l'aumento degli stipendi dei medici e degli operatori sanitari, per mettere a norma le strutture ospedaliere e gli ambienti sanitari pubblici dove si registrano emergenze legate a problemi strutturali e logistici ed addirittura, in taluni casi, vere e proprie mancanze e/o carenze di strutture ospedaliere, per dare attuazione a molte leggi in materia sanitaria che sono bloccate per carenza di risorse, per legiferare per colmare le carenze assistenziali, per sbloccare il turn over ed avviare nuove assunzioni per medici, infermieri, amministrativi e personale tecnico-sanitario, reperendo le risorse dalle economie ricavate dal reddito di cittadinanza, dalla razionalizzazione dello stesso reddito di cittadinanza ovvero dalla sua eliminazione, nonché dagli sprechi in sanità che sono quantificati, secondo la relazione della Corte dei Conti, in oltre 20 miliardi di euro l'anno;

            a valutare la possibilità di inserire un vincolo che riguarda la destinazione delle risorse al Fondo Sanitario calcolato sul PIL. Il vincolo da introdurre obbliga lo Stato a destinare «risorse economiche» non inferiori al vincolo di spesa prestabilito rispetto al PIL. Per esempio il Fondo Sanitario non deve essere inferiore all'attuale 6,8% sul PIL, che invece rappresenta, oggi, il limite massimo di finanziamento alla spesa sanitaria.

G/1586 sez I/29/12

Siclari, Rizzotti, Stabile

La Commissione,

            in sede di discussione del disegno di legge recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022»,

        premesso che:

            la legge di bilancio 2018, a fronte di una prevista crescita annua del PIL nominale del 3% nel triennio 2018-2020, ha ridotto progressivamente il rapporto spesa sanitaria/PIL dal 6,6% del 2018 al 6,4% del 2019, al 6,3% nel 2020 e 2021;

            a seguito del costante definanziamento, le analisi effettuate sul database OECD Health Statistics dimostrano che la spesa sanitaria in Italia continua inesorabilmente a perdere terreno con progressivo avvicinamento ai livelli di spesa dei paesi dell'Europa Orientale. La regressione riguarda anzitutto la percentuale del PIL destinato alla spesa sanitaria totale, che nel 2016 è di poco inferiore alla media OCSE (8,9% vs 9%) e in Europa vede l'Italia fanalino di coda insieme al Portogallo tra i paesi dell'Europa occidentale. L'arretramento è attestato tuttavia soprattutto per la spesa pro-capite totale, inferiore alla media OCSE ($3.391 vs $3.978), che colloca l'Italia in prima posizione tra i paesi più poveri dell'Europa: Spagna, Slovenia, Portogallo, Repubblica Ceca, Grecia, Slovacchia, Ungheria, Estonia, Polonia e Lettonia;

            si pone pertanto un duplice problema di contrazione della spesa sanitaria: per un verso quantitativa legata alle politiche di rientro dal debito e di spending review; per altro verso proporzionale alla decrescita del PIL. Sono milioni i cittadini italiani che non riescono a curarsi a causa delle lunghe liste di attesa e per l'impossibilità economica di accedere alle cure private,

        impegna il Governo:

            a valutare la possibilità di aumentare il finanziamento al Fondo Sanitario di almeno 10 mld di euro per coprire l'aumento del costo dei medicinali, della strumentazione sanitaria, della nuova tecnologia, per prevedere l'aumento degli stipendi dei medici e degli operatori sanitari, per mettere a norma le strutture ospedaliere e gli ambienti sanitari pubblici dove si registrano emergenze legate a problemi strutturali e logistici ed addirittura, in taluni casi, vere e proprie mancanze e/o carenze di strutture ospedaliere, per dare attuazione a molte leggi in materia sanitaria che sono bloccate per carenza di risorse, per legiferare per colmare le carenze assistenziali, per sbloccare il turn over ed avviare nuove assunzioni per medici, infermieri, amministrativi e personale tecnico-sanitario, reperendo le risorse dalle economie ricavate dal reddito di cittadinanza, dalla razionalizzazione dello stesso reddito di cittadinanza ovvero dalla sua eliminazione, nonché dagli sprechi in sanità che sono quantificati, secondo la relazione della Corte dei Conti, in oltre 20 miliardi di euro l'anno;

            a valutare la possibilità di inserire un vincolo che riguarda la destinazione delle risorse al Fondo Sanitario calcolato sul PIL. Il vincolo da introdurre obbliga lo Stato a destinare «risorse economiche» non inferiori al vincolo di spesa prestabilito rispetto al PIL. Per esempio il Fondo Sanitario non deve essere inferiore all'attuale 6,8% sul PIL, che invece rappresenta, oggi, il limite massimo di finanziamento alla spesa sanitaria.

G/1586 sez I/30/12

Siclari, Rizzotti, Stabile

La Commissione,

            in sede di discussione del disegno di legge recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022»,

        premesso che:

            in Italia, oggi, mancano oltre 20.000 medici secondo il fabbisogno salute del Paese e, stando ai dati divulgati dalla Federazione medici di medicina generale (Fimmg) e dal sindacato dei medici dirigenti Anaao, nei prossimi 5 anni verranno a mancare fino a 45.000 medici per via dei pensionamenti;

            questo comporta lunghe liste di attesa che impediscono l'accesso alle cure ai cittadini bisognosi che spesso sono costretti a doverne rinunciare per impossibilità economica di ricorrere alle cure private,

        impegna il Governo:

            a valutare la possibilità di adottare disposizioni volte a sbloccare il turn over per assumere i medici, gli infermieri e gli operatori tecnici e sanitari che mancano secondo il fabbisogno salute del Paese e a regolamentare l'ingresso nelle scuole di specializzazione prevedendo un maggiore numero di specializzandi e aumentando il numero degli iscritti nelle facoltà di Medicina e Chirurgia.

G/1586 sez I/31/12 (testo 2)

Siclari, Rizzotti, Stabile

 

            La Commissione,

            in sede di discussione del disegno di legge recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022»,

        premesso che:

            in Calabria l'assistenza sanitaria non è adeguatamente garantita anche e soprattutto per la carenza di personale medico e paramedico,

        impegna il Governo:

            a valutare la possibilità di prevedere nuove e maggiori risorse per innalzare la remunerazione dei medici e di tutto il personale sanitario che opera in Calabria, nel quadro di una complessiva revisione a livello nazionale.

G/1586 sez I/31/12

Siclari, Rizzotti, Stabile

La Commissione,

            in sede di discussione del disegno di legge recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022»,

        premesso che:

            in Calabria l'assistenza sanitaria non è adeguatamente garantita anche e soprattutto per la carenza di personale medico e paramedico,

        impegna il Governo:

            a valutare la possibilità di prevedere nuove e maggiori risorse per innalzare la remunerazione dei medici e di tutto il personale sanitario che opera in Calabria, per incentivarne e gratificarne la funzione prestata in piena emergenza e per motivarlo a profondere il massimo impegno nello svolgimento dei compiti loro affidati in un territorio difficile, senza fondi e senza strutture.

G/1586 sez I/32/12

Siclari, Rizzotti, Stabile

La Commissione,

        in sede di discussione del disegno di legge recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022»,

        premesso che:

            il commissariamento, così come disciplinato, mira più a raggiungere gli obiettivi economici previsti dal piano di rientro delle Regioni commissariate piuttosto che un'assistenza sanitaria territoriale regionale efficace, efficiente ed adeguata. Il tutto è certificato dal tasso di migrazione sanitaria che indica il numero di pazienti delle regioni commissariate costretti a recarsi in altre regioni del Paese per poter accedere alle cure;

            i motivi della migrazione sanitaria si rinvengono nella carenza di personale delle strutture ospedaliere con lunghe liste di attesa e/o nella mancanza di strumenti innovativi, di tecnologia e di nuovi farmaci che mancano a causa del blocco della spesa;

            in Calabria è stato messo a rischio l'intero sistema sanitario territoriale (320 mln spesi per curare i calabresi fuori regione, il 21% di migrazione) con l'approvazione del Decreto Calabria sul quale, l'attuale Ministro della salute, allora all'opposizione, ha espresso voto contrario;

            occorre pertanto apportare le opportune modifiche, prevedendo un fondo per finanziare le emergenze organizzative e strutturali che interessano gli ospedali e lo sblocco dei concorsi per assumere l'organico necessario per risolvere l'emergenza assistenziale,

        impegna il Governo:

            a valutare la possibilità di rivedere il regolamento che disciplina il commissariamento della sanità nelle regioni, eliminando il blocco del turn over fino a coprire le carenze organiche delle strutture ospedaliere e prevedendo un fondo da utilizzare per la straordinaria manutenzione e l'acquisto di nuova strumentazione, di nuova tecnologia e di nuovi farmaci.

G/1586 sez I/33/12

Siclari, Rizzotti, Stabile

La Commissione,

            in sede di discussione del disegno di legge recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022»,

        premesso che:

            il decreto-legge 30 aprile 2019, n. 35, recante « Misure emergenziali per il servizio sanitario della Regione Calabria e altre misure urgenti in materia sanitaria», convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 2019, n. 60, ha peggiorato la situazione sanitaria in Calabria, in quanto non ha operato lo sblocco del turn over e non ha destinato risorse aggiuntive per la salute dei cittadini calabresi,

        impegna il Governo:

            a valutare la possibilità di istituire un nuovo fondo per affrontare l'emergenza sanitaria attraverso un piano straordinario che consenta di fornire l'assistenza sanitaria ai cittadini calabresi.

G/1586 sez I/34/12 (testo 2)

Siclari, Rizzotti, Stabile

 

            La Commissione,

            in sede di discussione del disegno di legge recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022»,

        premesso che:

            il ticket sanitario, come disciplinato, per alcune fasce di popolazione, condiziona ancora negativamente la scelta delle cure alle quali sottoporsi, impedendo la prevenzione, e questo è indegno di un Paese civile,

        impegna il Governo, nel rispetto dei limiti posti dai vincoli di bilancio e tenute in considerazione le condizione sociali ed economiche delle persone interessate:

            a prevedere l'esenzione dal ticket sanitario per i minori fino al quattordicesimo anno di età e per tutti i pensionati, ciò al fine di incentivare e migliorare l'accesso alle cure sanitarie ed accurate campagne di prevenzione per le fasce deboli della cittadinanza, minori ed anziani e ad introdurre, quali prestazione a carico del S.S.N., le protesi dentarie per i pensionati con bassi livelli reddituali, nonché degli ausili e delle protesi per i soggetti disabili che vogliamo svolgere attività fisica e sportiva.

G/1586 sez I/34/12

Siclari, Rizzotti, Stabile

La Commissione,

            in sede di discussione del disegno di legge recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022»,

        premesso che:

            il ticket sanitario, come disciplinato, per alcune fasce di popolazione, condiziona ancora negativamente la scelta delle cure alle quali sottoporsi, impedendo la prevenzione, e questo è indegno di un Paese civile,

        impegna il Governo:

            a prevedere l'esenzione dal ticket sanitario per i minori fino al quattordicesimo anno di età e per tutti i pensionati, ciò al fine di incentivare e migliorare l'accesso alle cure sanitarie ed accurate campagne di prevenzione per le fasce deboli della cittadinanza, minori ed anziani e ad introdurre, quali prestazione a carico del S.S.N., le protesi dentarie per i pensionati con bassi livelli reddituali, nonché degli ausili e delle protesi per i soggetti disabili che vogliamo svolgere attività fisica e sportiva.

G/1586 sez I/35/12

Siclari, Rizzotti, Stabile

La Commissione,

            in sede di discussione del disegno di legge recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022»,

        premesso che:

            per molte patologie gravi ed invalidanti manca un percorso curativo che preveda l'assistenza domiciliare come momento essenziale e ciò grava sulle famiglie che devono gestire il familiare ammalato,

        impegna il Governo:

            per le patologie più gravi ed invalidanti, specialmente quelle motorie, neurologiche, cardiache ed oncologiche di introdurre, nel nuovo Patto per la Salute, l'obbligo a carico delle Regioni di prevedere idonee procedure che garantiscano la continuità assistenziale del malato in relazione alla patologia, associando al regime di ricovero ordinario, l'assistenza domiciliare, il supporto ed il sostegno psicologico per i malati terminali e tutte quelle prestazioni che migliorino le condizioni generali di cura e che diano dignità al fine vita.