Legislatura 17ª - Commissioni 3°, 4° e 14° riunite - Resoconto sommario n. 5 del 25/07/2013

         Il senatore CORSINI (PD) sottolinea come la debolezza della difesa comune europea dipenda in gran parte dalla mancanza di una efficace politica estera dell'Unione.

 

            Replica agli intervenuti il professor SILVESTRI, osservando che la politica di difesa è connotata da una forte specificità (non solo militare ma anche e soprattutto industriale), che merita un approccio particolare, ancorché una politica estera maggiormente consolidata possa sicuramente contribuire anche ad un rafforzamento di quella di difesa.

            La costituzione di uno strumento integrato europeo potrà sicuramente consentire, poi, una maggiore efficienza della spesa. Al momento, infatti, nell'Unione risultano 900.000 uomini in armi, laddove le necessità non ne richiedono più di 600.000. Vero è che il livello di spesa complessivo risulta essere ai minimi storici. Tuttavia, anche assumendo uno stanziamento di risorse (in percentuale sul prodotto interno lordo), pari a quello giapponese (circa l'uno per cento), a livello europeo risulterebbe più che sufficiente, sempre se efficacemente organizzato e gestito.

            Il Consiglio europeo di dicembre potrebbe, al riguardo, costituire un'importante occasione per realizzare importanti progressi, quali un rapporto più sinergico tra l'Agenzia europea per la difesa e la Commissione europea, l'istituzione di uno specifico consiglio dei ministri della Difesa dei Paesi membri e, da ultimo, l'istituzione, in seno al Parlamento europeo, di una Commissione specifica sulla difesa, con ruolo e funzioni più pregnanti rispetto all'attuale sottocommissione costituita in seno alla Commissione esteri.

 

            Replica anche il generale CAMPORINI, ribadendo la particolare valenza dei programmi europei relativi alle tecnologie dual use e rimarcando altresì la necessità di definire dei precisi requisiti e criteri comuni per i sistemi d'arma, superando le vetuste logiche precedentemente adottate dall'industria nazionale. Anche la produzione della componentistica dovrebbe essere programmata e distribuita in modo adeguato, come avviene, ad esempio, negli Stati Uniti (dove risulta interessata la gran parte di tutti gli Stati dell'Unione).

            L'oratore prosegue rilevando la possibilità che la difesa europea possa in futuro convergere con l'Eurozona, soffermandosi sul problema rappresentato dalla Gran Bretagna. Tale Paese, infatti, ha operato significative riduzioni al proprio strumento militare, che hanno a loro volta ridotto la rilevanza del contributo dello stesso alla capacità effettiva dell'Unione europea.