Legislatura 17ª - Commissioni 3°, 4° e 14° riunite - Resoconto sommario n. 5 del 25/07/2013
Azioni disponibili
COMMISSIONI 3ª, 4ª e 14ª RIUNITE
3ª (Affari esteri, emigrazione)
4ª (Difesa)
14ª (Politiche dell'Unione europea)
GIOVEDÌ 25 LUGLIO 2013
5ª Seduta
Presidenza del Presidente della 14ª Commissione
Intervengono, ai sensi dell'articolo 48 del Regolamento, il professor Stefano Silvestri, il generale Vincenzo Camporini e il professor Michele Nones, dell'Istituto affari internazionali (IAI).
La seduta inizia alle ore 8,35.
SULLA PUBBLICITÀ DEI LAVORI
Il presidente CHITI comunica che, ai sensi dell’articolo 33, comma 4, del Regolamento, è stata richiesta l'attivazione della prescritta pubblicità audiovisiva e che la Presidenza ha fatto preventivamente conoscere il proprio assenso. Propone quindi che, ove le Commissioni riunite convengano, tale forma di pubblicità sia adottata per il seguito della seduta.
Convengono le Commissioni riunite.
PROCEDURE INFORMATIVE
Seguito dell'indagine conoscitiva sulle linee programmatiche e di indirizzo italiane in relazione al prossimo Consiglio europeo sulla Difesa, che avrà luogo nel mese di dicembre 2013: audizione di esponenti apicali dell'Istituto affari internazionali (IAI)
Riprende l’indagine conoscitiva, sospesa nella seduta del 23 luglio scorso.
Prima di introdurre l'audizione, il presidente CHITI informa i commissari che, prima della pausa estiva, sono previste le audizioni dell’amministratore delegato di Finmeccanica (martedì 30 luglio), del Ministro della difesa (mercoledì 31 luglio) e del Segretario generale dell’OSCE (mercoledì 7 agosto).
Per la ripresa dei lavori di settembre sono infine in corso di organizzazione le audizioni del Capo di Stato maggiore della Difesa, del direttore dell’Istituto dell'Unione europea per gli studi sulla sicurezza, Antonio Missiroli, del vice presidente della Commissione europea, Antonio Tajani, del commissario europeo per il mercato interno e i servizi Michel Barnier e di esponenti apicali della Fondazione Adenauer e del Notre Europe Institut Jacques Delors.
Le Commissioni riunite prendono atto.
Il presidente CHITI rivolge quindi un indirizzo di saluto agli ospiti presenti, introducendo contestualmente l'audizione.
Il professor Stefano SILVESTRI, direttore del comitato scientifico dell'Istituto affari internazionali (IAI), esordisce rilevando che l'attuale situazione internazionale presenta numerosi aspetti problematici, derivanti dalla progressiva riduzione della presenza americana nell'area mediterranea (che vede la presenza di due rilevanti crisi internazionali in Siria ed in Egitto). Ciò comporta, infatti, una maggiore esposizione dell'Unione europea in un contesto caratterizzato, però, da una forte crisi economica e politica.
L'Istituto, sotto questo aspetto, ha compiuto una serie di studi molto articolati, rilevando come l'attuale frammentazione dei bilanci e le attuali duplicazioni comporterebbero inefficienze ed aumenti di spese, mentre un sistema di difesa integrato a livello europeo potrebbe consentire risparmi oscillanti, a livello di singoli Paesi, tra un terzo ed il 50 per cento. Si tratta, tuttavia, di un processo non facile, considerato il fatto che la difesa è uno di quegli aspetti dove le sovranità nazionali sono più restie a fare concessioni. Basti pensare, al riguardo, alla forte tradizione nazionalistica di Paesi come la Francia e la Gran Bretagna e alla difficoltà tedesca ad agire in questo senso, stanti le tradizioni politiche consolidate e i problemi riscontrabili a livello costituzionale.
Prende quindi la parola il vice presidente del predetto Istituto, generale Vincenzo CAMPORINI, osservando che tutti gli strumenti militari dei principali Paesi europei sono alle prese con rilevanti problemi di bilancio che comportano tagli e riduzioni. Il problema è rappresentato dal fatto che queste riduzioni avvengono in maniera non coordinata e ciò può far sì che l'Unione europea si trovi a disposizione risorse da un lato incomplete e dall'altro squilibrate.
Il dato di fatto, tuttavia, è che ad oggi nessun Paese dell'Unione può più agire singolarmente (nemmeno la Gran Bretagna, che ha tagliato in maniera assai incisiva e rilevante le spese per la difesa). Pertanto occorre superare, a suo avviso, le resistenze delle sovranità nazionali. Tuttavia, al momento, le iniziative prese in ambito europeo non appaiono del tutto adeguate. Alcune, infatti, incidono su aspetti secondari (come quella relativa all'ospedale da campo europeo) oppure operano solo a livello regionale (come l'armonizzazione della logistica delle Forze armate dei Paesi scandinavi), e l'Agenzia europea per la difesa (EDA), dispone, d'altro canto, di inadeguati stanziamenti di bilancio.
L'Istituto ha quindi elaborato un'interessante proposta per superare queste problematiche. In particolare, i ministri della difesa europei dovrebbero coordinare le riduzioni apportate agli strumenti militari nazionali al fine di conservare delle singole capacità che, unite insieme, siano in grado di configurare uno strumento integrato a livello europeo. Peraltro, il trattato di Lisbona potrebbe favorire questo processo, prevedendo l'istituto della cooperazione strutturata permanente, anche se fino ad ora non risulta concretamente implementato.
Un'altra difficoltà è poi rappresentata dal fatto che i trattati non prevedono espressamente, anche se non lo escludono, un formato specifico del Consiglio europeo calibrato sulla Difesa. Infine, vi sono anche problematiche di tipo politico: l'attuale Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune sembra infatti aver condotto un'azione non particolarmente incisiva.
L'oratore conclude il proprio intervento sottolineando, per quanto attiene gli aspetti industriali, l'importanza delle economie di scala, la cui valorizzazione dipende anche dal numero di esemplari prodotti. A titolo di esempio, laddove il caccia Eurofighter verrà prodotto, in totale, in circa 700 esemplari, lo statunitense F-35 dovrebbe avere una produzione che si attesterà intorno ai 4.000, con impatti oggettivamente più significativi.
Interviene da ultimo il professor Michele NONES, direttore dell'area sicurezza e difesa dell'Istituto, ponendo innanzitutto l'accento sulle conseguenze della crisi economica sul settore della difesa in Europa. I progressivi tagli di bilancio imporranno infatti una maggiore integrazione del mercato europeo della difesa e la stessa industria di settore sarà soggetta (come lo è già), ad una marcata internazionalizzazione. Tale processo di internazionalizzazione interesserà anche le sub-forniture (ad oggi esclusivamente nazionali). Infine, ciò darà luogo ad una spinta dell'industria europea verso l'esportazione a Paesi terzi.
Questa evoluzione rischia tuttavia di avvenire in un contesto connotato dalla mancanza di efficaci strumenti di governance a livello europeo. Le regolamentazioni europee sul mercato della difesa, infatti, sono ancora in una fase iniziale (le prime direttive risalgono al 2009, ed ancora non risultano pienamente implementate dagli Stati membri). Inoltre, la domanda (rappresentata dai singoli Paesi), appare frammentata mentre, al contrario, l'offerta (rappresentata dalle grandi imprese, ormai a carattere transazionale), risulta maggiormente integrata e tale assetto potrebbe dar luogo a tendenziali squilibri sul mercato.
L'interdipendenza europea, ovviamente, imporrebbe una selezione delle capacità da conservare, confidando nell'apporto fornito da altri Stati membri in relazione a quelle che vengono perdute. Tale sistema, del pari, richiede a sua volta la definizione di precise strategie di governance al fine di evitare crisi nella sicurezza degli approvvigionamenti.
Un'altra problematica che richiederebbe un approccio integrato è poi rappresentata dai trasferimenti tecnologici legati all'esportazione dei sistemi d'arma. L'attuale momento storico, infatti, vede la politica dei Paesi terzi connotata da forte dinamismo: i destinatari non si accontentano solo di acquistare i prodotti ma domandano, spesso, di condividere anche le tecnologie dei Paesi fornitori. L'attuale frammentazione tra i Paesi dell'Unione, tuttavia, impedisce proprio quell'efficace controllo dei trasferimenti tecnologici di cui si avrebbe invece bisogno.
Conclude osservando che, al di là delle resistenze nazionali, l'integrazione europea nella difesa rimane l'unica strada concretamente percorribile. Ciò anche alla luce del grande potenziale rivestito dagli investimenti europei nel settore, soprattutto in relazione alle cosiddette tecnologie duali (utilizzabili sia in ambito militare che di ordine pubblico o civile), che spaziano dai mezzi leggeri ai pattugliatori costieri e all'elicotteristica e che comporterebbero, altresì, importanti razionalizzazioni dei costi.
Il senatore TONINI (PD) chiede cosa ci si possa aspettare, a parere degli auditi, dal prossimo Consiglio europeo di dicembre, soprattutto sul versante istituzionale.
Il senatore ALICATA (PdL) domanda quali potrebbero essere, ad avviso degli intervenuti, le ragioni per cui l'Italia abbia optato per l'acquisizione dei veivoli F-35 in luogo, ad esempio, di una versione da attacco al suolo del caccia Eurofigter e, come mai, al contrario, la Germania non abbia invece aderito al progetto statunitense.
Il senatore COTTI (M5S) osserva che gli obiettivi alla base del processo di integrazione europea (risparmio economico e rilancio dell'industria della difesa) possono apparire in contrasto tra loro.
Il senatore ORELLANA (M5S) domanda quale potrebbe essere l'atteggiamento russo rispetto al rafforzamento della difesa comune europea.
Il senatore CORSINI (PD) sottolinea come la debolezza della difesa comune europea dipenda in gran parte dalla mancanza di una efficace politica estera dell'Unione.
Replica agli intervenuti il professor SILVESTRI, osservando che la politica di difesa è connotata da una forte specificità (non solo militare ma anche e soprattutto industriale), che merita un approccio particolare, ancorché una politica estera maggiormente consolidata possa sicuramente contribuire anche ad un rafforzamento di quella di difesa.
La costituzione di uno strumento integrato europeo potrà sicuramente consentire, poi, una maggiore efficienza della spesa. Al momento, infatti, nell'Unione risultano 900.000 uomini in armi, laddove le necessità non ne richiedono più di 600.000. Vero è che il livello di spesa complessivo risulta essere ai minimi storici. Tuttavia, anche assumendo uno stanziamento di risorse (in percentuale sul prodotto interno lordo), pari a quello giapponese (circa l'uno per cento), a livello europeo risulterebbe più che sufficiente, sempre se efficacemente organizzato e gestito.
Il Consiglio europeo di dicembre potrebbe, al riguardo, costituire un'importante occasione per realizzare importanti progressi, quali un rapporto più sinergico tra l'Agenzia europea per la difesa e la Commissione europea, l'istituzione di uno specifico consiglio dei ministri della Difesa dei Paesi membri e, da ultimo, l'istituzione, in seno al Parlamento europeo, di una Commissione specifica sulla difesa, con ruolo e funzioni più pregnanti rispetto all'attuale sottocommissione costituita in seno alla Commissione esteri.
Replica anche il generale CAMPORINI, ribadendo la particolare valenza dei programmi europei relativi alle tecnologie dual use e rimarcando altresì la necessità di definire dei precisi requisiti e criteri comuni per i sistemi d'arma, superando le vetuste logiche precedentemente adottate dall'industria nazionale. Anche la produzione della componentistica dovrebbe essere programmata e distribuita in modo adeguato, come avviene, ad esempio, negli Stati Uniti (dove risulta interessata la gran parte di tutti gli Stati dell'Unione).
L'oratore prosegue rilevando la possibilità che la difesa europea possa in futuro convergere con l'Eurozona, soffermandosi sul problema rappresentato dalla Gran Bretagna. Tale Paese, infatti, ha operato significative riduzioni al proprio strumento militare, che hanno a loro volta ridotto la rilevanza del contributo dello stesso alla capacità effettiva dell'Unione europea.
Il presidente della Commissione affari esteri CASINI, domanda se sia possibile quantificare la riduzione del contributo britannico alle capacità militari dell'Unione europea.
Il generale CAMPORINI precisa che agli inizi del XXI secolo la Gran Bretagna poteva disporre di circa 20.000 uomini proiettabili all'estero, laddove oggi questa stessa capacità risulta ridotta a sole 5.000 unità.
Procede quindi alla disamina delle differenze tra i velivoli Eurofighter ed F-35, osservando che si tratta di due apparati sensibilmente differenti. Il primo, infatti, nasce come intercettore puro successivamente adattato al ruolo di caccia bombardiere, mentre il secondo è specificatamente progettato per quel ruolo, risultando migliore e con costi inferiori. Inoltre, non sarebbe intenzione della Germania procedere all'acquisto di questa particolare versione dell'Eurofighter, sino ad ora richiesta dalla sola Gran Bretagna.
Conclude sottolineando l'importanza delle tecnologie duali nel rilancio dell'industria europea della difesa, rilevando altresì che la realizzazione di uno strumento di difesa integrato potrebbe favorire la definizione di un'efficace politica estera comune.
Interviene nuovamente il professor SILVESTRI, precisando che la Russia sta attraversando un momento politico connotato da forti pulsioni nazionalistiche, e che, in linea di principio, potrebbe valutare non del tutto favorevolmente un'evoluzione delle capacità militari dell'Unione europea. Precisa infine che gli Stati Uniti vedono con favore un ruolo più attivo dell'Unione europea in ambito internazionale.
Prende da ultimo la parola il professor NONES, ponendo l'accento sulla comunicazione della Commissione europea di ieri in materia di difesa e sicurezza. In particolare, sono state annunciate una serie di misure atte a migliorare l’efficienza in questo settore andando ad incidere su aree quali la politica industriale, il mercato unico e la ricerca, con finanziamenti per i progetti a carattere duale. Sotto questo aspetto, il Consiglio europeo di dicembre dovrebbe muoversi verso la costruzione di un quadro politico-istituzionale adeguato ed in linea con l'integrazione del mercato, pena il prodursi di indesiderabili squilibri.
Il presidente CHITI ringrazia nuovamente gli intervenuti per la loro disponibilità, dichiarando infine conclusa l'audizione.
Il seguito dell’indagine conoscitiva è quindi rinviato.
La seduta termina alle ore 9,45.