Legislatura 17ª - 4ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 231 del 10/05/2017
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PROCEDURE INFORMATIVE
Seguito dell'indagine conoscitiva sul contributo dei militari italiani al controllo dei flussi migratori nel Mediterraneo e l'impatto delle attività delle organizzazioni non governative: audizione di magistrati della Procura della Repubblica di Trapani
Prosegue l'indagine conoscitiva sospesa nella seduta del 9 maggio.
Il presidente LATORRE ringrazia i dottori Cartosio e Tarondo per la loro disponibilità. Introduce, quindi, l'audizione.
Il dottor CARTOSIO, procuratore aggiunto della Procura della Repubblica di Trapani, pone brevemente l'accento sulla particolare rilevanza assunta dalla fattispecie criminosa del favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, attestata dal fatto che, mentre fino al settembre del 2016 vi si dedicava un solo magistrato, ad oggi la fattispecie è seguita da un gruppo di lavoro di ben tre sostituti procuratori (su un totale di sette magistrati componenti l'Ufficio).
Sul lavoro, particolarmente delicato, complesso e dai difficili risvolti umani, anche in ragione dell'aumentato numero degli sbarchi, incide una cronica carenza di organico.
Il senatore DIVINA (LN-Aut) domanda innanzitutto se alla Procura di Trapani risultino chiamate dirette alle imbarcazioni delle ONG dalla terraferma libica.
Rilevando quindi che, secondo quanto emerso dall'audizione dell'ammiraglio Marzano, tutte le navi delle organizzazioni non governative sarebbero concentrate in un ristretto spazio di mare a ridosso delle acque territoriali libiche, e che tale posizione è - con buona probabilità - conosciuta sulla terraferma, domanda se ciò possa essere interpretato come elemento che favorisca l'immigrazione clandestina.
Il dottor CARTOSIO precisa innanzitutto che alla Procura di Trapani non risultano ad oggi contatti telefonici tra la terraferma libica e le ONG.
Per quanto riguarda, invece, la localizzazione delle navi delle predette organizzazioni a ridosso delle acque territoriali libiche osserva che si tratta di un elemento che, non presi da solo ma unitamente ad altri dati indiziari, potrebbe contribuire a costruire un quadro idoneo a supporre la partecipazione al reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.
Il senatore COMPAGNONE (ALA-SCCLP) domanda se il prevedere la presenza di operatori di polizia giudiziaria a bordo dei natanti delle ONG possa rappresentare una soluzione efficace.
Il dottor CARTOSIO, rammentando sul punto un'intervista da lui recentemente rilasciata e pur riconoscendo i possibili risvolti positivi, sul piano squisitamente investigativo e giudiziario, della presenza a bordo di tali imbarcazioni di un operatore di polizia giudiziaria, precisa che non può non essere considerata anche la sostanziale diversità di finalità tra le autorità inquirenti e le organizzazioni non governative. Inoltre, le ONG operano spesso in contesti legislativi diversi da quello italiano, dove alcune fattispecie criminose non sono considerate tali e, per altro verso, la loro attività si ispira a principi umanitari del tutto svincolati dalle normative dei singoli Stati. Ciò definisce un quadro particolarmente difficile e complesso.
Il senatore COMPAGNONE (ALA-SCCLP), preso atto di quanto esposto dal dottor Cartosio, osserva che, tuttavia, tutti i migranti sono trasportati sul territorio italiano.
Il senatore FORNARO (Art.1-MDP) osserva che dalle dichiarazioni poc'anzi rilasciate dal dottor Cartosio emergerebbero due elementi apparentemente contraddittori. Stante infatti l'assenza di contatti con la terraferma libica - e quindi di rapporti concreti con i trafficanti di esseri umani- non appare del tutto chiaro come la presenza delle navi delle ONG a ridosso delle acque libiche possa costituire indizio di reato.
Domanda inoltre se sia possibile avere conferma del costante coordinamento effettuato dalla Guardia costiera italiana in ordine alle attività di soccorso in mare che vedono coinvolte le ONG.
Il dottor CARTOSIO precisa che risultano alcuni casi in cui le ONG sarebbero intervenute senza aver intavolato intese con la Guardia costiera italiana.
Con riferimento al secondo quesito del senatore Fornaro, precisa che la presenza delle navi delle ONG in un ristretto spazio marittimo può costituire un forte elemento indiziario ma, presa singolarmente, non risulta decisiva a configurare un'incriminazione per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.
Il senatore FORNARO (Art.1-MDP) domanda quindi delucidazioni sui casi in cui le ONG sarebbero intervenute senza previi accordi con l'IMRCC (Italian Maritime Rescue Coordination Centre) di Roma.
Il dottor CARTOSIO precisa che l'autorità italiana è stata sempre avvisata dopo effettuazione dell'intervento e che, nel caso degli sbarchi che avvengono nel porto di Trapani, le ONG collaborano costruttivamente con la Procura. Risulta, però, che in alcuni casi esse siano intervenute senza aver previamente informato la Guardia costiera.
Il senatore ARRIGONI (LN-Aut), nel sottolineare la particolare gravità della carenza di organico lamentata dal dottor Cartosio, domanda innanzitutto se l'inchiesta avviata presso la Procura di Trapani (più volte citata dagli organi di stampa) abbia ad oggetto delle ONG e se sia correlata ai salvataggi che queste avrebbero condotto senza aver previamente informato la Guardia costiera.
Domanda inoltre se il fatto che le operazioni di salvataggio vedano coinvolto esclusivamente l'IMRCC di Roma, con esclusione a priori delle autorità tunisine e maltesi, possa costituire una violazione del contesto normativo vigente.
Domanda quindi se (escludendo associazioni di provata moralità come Save the Children e Medici senza Frontiere) possa esserci una presenza coordinata a ridosso delle acque libiche tra l'elevato numero di ONG costituite negli ultimi anni (alcune di esse, come Sea Eye e Jugend Rettet, hanno infatti riferito di eseguire circa il 50 per cento dei salvataggi a seguito di propri avvistamenti, mentre MOAS non è stata in grado di specificare la percentuale), considerato anche che, come riferito dal procuratore Zuccaro nella relativa audizione, le predette organizzazioni si starebbero - di fatto - sostituendo allo Stato al fine di favorire la creazione di un corridoio umanitario.
Il dottor CARTOSIO precisa innanzitutto che la Procura ha in corso indagini che ipotizzano il reato di favoreggiamento all'immigrazione clandestina a carico non delle ONG in sé ma - tra le altre - di alcune persone ad esse appartenenti, osservando che i relativi contenuti sono coperti da segreto istruttorio.
Per quanto riguarda eventuali limiti configurabili all'intervento delle ONG, osserva quindi che, sul piano squisitamente tecnico-giuridico e limitandosi a quanto prescritto dalla legge italiana, i fatti in questione vanno valutati alla luce dell'articolo 54 del codice penale, che prevede una specifica causa di giustificazione in capo a colui che operi in stato di necessità per salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona. Tale principio, infatti, sovrasta qualunque altra considerazione.
Il senatore ARRIGONI (LN-Aut) reitera la domanda sul perché sia solo l'IMRCC di Roma l'autorità coinvolta nelle operazioni di soccorso.
Il dottor TARONDO, sostituto procuratore della Procura di Trapani, precisa che l'ambito di intervento della Procura è circoscritto a specifiche fattispecie, come si evince dal quadro complessivo dell'attività svolta, incentrata sul reato di favoreggiamento all'immigrazione clandestina e sull'arresto degli scafisti.
Lamenta quindi gravi carenze di organico anche in capo alla squadra mobile di Trapani, che, ad oggi, fronteggia con 4 addetti circa sbarchi di oltre 500 persone, ponendo l'accento sulla ampia rilevanza investigativa dell'operato degli agenti di pubblica sicurezza, anche con riferimento ad altre fattispecie di reato.
Dopo aver posto l'accento sulle difficoltà insite nella configurazione del reato, rilevando che gli scafisti tendo a creare situazioni di pericolo che impongono ad altri soggetti di intervenire e prestare soccorso, pone l'accento sull'esistenza, sul suolo libico, di vere e proprie organizzazioni criminali che assoggettano i migranti a violenze fisiche, sessuali e morali. La realtà in ogni caso è particolarmente complessa. Ad esempio, come riferito recentemente da due migranti algerini, la partenza dalle coste libiche avviene con l'ausilio di persone che si qualificano come operatori di polizia e che scortano il barcone fino in mare aperto. Nel caso riferito dai testimoni citati, poi, il barcone sarebbe stato a sua volta intercettato da un'unità della guardia costiera libica: ne sarebbe derivato un confronto tra quest'ultima e i sedicenti operatori di polizia avente ad oggetto la corresponsione di una somma di denaro al fine di poter proseguire. Tale attività, in ogni caso, è del tutto scollegata dalle operazioni di soccorso.
Il senatore GASPARRI (FI-PdL XVII) si pone negativamente sul fatto che vi sarebbero interventi delle ONG non preventivamente autorizzati dall'IMRCC di Roma, nonché sul comportamento poco trasparente delle autorità libiche di Guardia costiera (che il Governo italiano, tra l'altro, contribuisce ad addestrare).
Domanda quindi se vi siano conflitti o trasferimenti di competenze con la Procura distrettuale di Palermo e se siano ipotizzabili forme di contatto tra le coste libiche e le navi delle ONG.
Chiede inoltre se la Procura avverta, parimenti a quella di Catania, la necessità di potenziare i propri strumenti investigativi tramite le intercettazioni dei telefoni satellitari.
Domanda infine se - nell'approccio ideologico al problema manifestato dalle ONG - rilevino solo i principi e i convincimenti morali o possano supporsi anche aspetti di rilevanza penale.
Il dottor CARTOSIO precisa innanzitutto che, allo stato attuale dei fatti, non emergono ipotesi di reato di competenza della direzione distrettuale antimafia.
Con riferimento ai limiti di operatività delle ONG, ribadisce che la questione si configura all'interno dei limiti giuridici definiti dall'articolo 54 del codice penale, in base al quale un intervento dettato dallo stato di necessità è pienamente legittimo.
Precisa quindi che eventuali contatti con la terraferma libica possono avvenire per varia natura e in maniera non necessariamente diretta. Ciò su cui, allo stato dei fatti, si registra riguarda l'attività di soggetti a bordo delle navi che sarebbero al corrente del luogo e del momento in cui sia possibile individuare le imbarcazioni con a bordo i migranti. Su ciò inciderà, tuttavia, l'interpretazione che i giudici riterranno di dover dare sullo stato di necessità (e in particolare se questo sia estensibile non solo al rischi di morte in mare ma anche alle violenze subite sul territorio libico).
Il dottor TARONDO pone quindi in evidenza i problemi normativi sottesi alla questione. Ad esempio, infatti, la morte come conseguenza di altro delitto non è perseguibile in Italia, in quanto gli episodi avvengono in acque internazionali. In altri casi, la Procura è riuscita a formulare delle accuse di omicidio volontario ricorrendo alla fattispecie giuridica del dolo eventuale, ma restano rilevanti problemi operativi nel perseguire le condotte criminose.
Il senatore ARRIGONI (LN-Aut) riprende la propria domanda su un ipotetico coordinamento sussistente tra le ONG.
Il senatore GASPARRI (FI-PdL XVII) reitera il proprio quesito sull'intercettazione delle comunicazioni dei telefoni satellitari.
Il dottor TARONDO precisa che sarebbe certamente utile poter disporre delle intercettazioni dei telefoni satellitari.
Per quanto riguarda il supposto coordinamento tra ONG rileva che è plausibile ipotizzarne la sussistenza ma non vi sono comunque, sul punto e ad oggi, elementi di rilevanza penale.
La senatrice AMATI (PD), ringraziando gli auditi per la puntualità della propria esposizione, domanda se vi siano stati, in precedenza, altri processi contro soggetti che hanno provveduto a salvare delle persone in mare (come ad esempio il personale di pescherecci), e - in caso affermativo - con quale esito.
Il dottor TARONDO precisa che non si sono mai verificate ipotesi di arresto del personale di pescherecci o di altro naviglio e che le operazioni di questo tipo hanno sempre riguardato degli scafisti. Il più delle volte si è pervenuti a sentenze di condanna ma, in altri casi, anche, a sentenze di assoluzione (come nel caso di persone momentaneamente trovatesi alla guida del barcone e in capo alle quali non era configurabile alcuna responsabilità).
Il senatore ALICATA (FI-PdL XVII) domanda innanzitutto se la presenza delle navi delle ONG innanzi alla Libia possa essere di ostacolo all'attività investigativa, incentivando gli scafisti a non salire a bordo dei battelli e ad affidarne la conduzione agli stessi migranti, in modo da evitare l'identificazione e l'arresto.
Domanda inoltre se nei telefoni satellitari utilizzati dai migranti siano pre-registrati i recapiti di alcune ONG.
Il dottor TARONDO precisa che in molti casi i telefoni satelluitari sono gettati in mare prima del salvataggio. Dai dati in possesso della Procura non risultano comunque numeri pre-memorizzati al loro interno.
Osserva inoltre che tutto ciò i reati commessi in acque internazionali che non coinvolgono cittadini italiani non sono perseguibili da parte della magistratura italiana.
Il senatore ALICATA (FI-PdL XVII), ritenendo di non aver avuto risposta, riformula il suo primo quesito in termini più espliciti.
Il dottor TARONDO precisa che il fatto che la navigazione sia più breve può comportare un minore coinvolgimento diretto dei criminali, tramite l'affidamento ai migranti della conduzione diretta del mezzo. Dalle testimonianze raccolte, inoltre, risulta che tali natanti (nessuno dei quali è idoneo alla navigazione) sono scortati fuori il limite delle acque territoriali da altri mezzi.
Il senatore SANTANGELO (M5S), dopo aver espresso l'auspicio a che gli organici della pubblica sicurezza e della Procura di Trapani possano beneficiare di adeguate integrazioni, osserva che i finanziamenti di cui beneficiano molte ONG sono assai rilevanti e spesso coprono importanti spese di gestione, domandando se la Procura di Trapani abbia mai approfondito la questione.
Domanda inoltre chiarimenti su eventuali legami con giri d'affari illeciti inerenti all'accoglienza.
Il dottor CARTOSIO, nel precisare che le indagini condotte dalla Procura sono circoscritte alla sola immigrazione clandestina, ancorché dalle indagini possano emergere anche indizi collegabili ad altre fattispecie criminose, osserva che, allo stato attuale dei fatti, non emergono elementi in grado di far supporre la natura illecita dei finanziamenti ricevuti dalle ONG. Esclude inoltre che le ONG possano avere finalità diverse da quelle umanitarie.
Con riferimento all'accoglienza in Italia, invece, le evidenze raccolte mostrano un quadro ben diverso, in quanto è risultato che soggetti contigui ad organizzazioni di stampo mafioso fossero ben inseriti nella gestione di tale circuito.
Il PRESIDENTE, ringraziando gli auditi, dichiara infine conclusa la procedura informativa.
Il seguito dell’indagine conoscitiva è quindi rinviato.
La seduta termina alle ore 9,30.