Legislatura 17ª - 13ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 288 del 16/02/2017

 

TERRITORIO, AMBIENTE, BENI AMBIENTALI    (13ª)

GIOVEDÌ 16 FEBBRAIO 2017

288ª Seduta

 

Presidenza del Presidente

MARINELLO 

 

            Interviene il ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Galletti.          

 

La seduta inizia alle ore 8,30.

 

SULLA PUBBLICITÀ DEI LAVORI   

 

      Il presidente MARINELLO  comunica che, ai sensi dell’articolo 33, comma 4, del Regolamento, è stata richiesta l’attivazione dell’impianto audiovisivo e che la Presidenza ha fatto preventivamente conoscere il proprio assenso.

            Poiché non vi sono osservazioni, tale forma di pubblicità è dunque adottata per il prosieguo dei lavori.

 

PROCEDURE INFORMATIVE 

Audizione del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare sui profili ambientali della Strategia energetica nazionale, sulla Strategia per lo sviluppo sostenibile e sulle priorità nazionali della partecipazione dell'Italia all'Unione europea per il 2017   

 

Il ministro GALLETTI procede a svolgere i temi in titolo, facendo preliminarmente presente che per favorire la crescita del Paese in maniera sostenibile l’obiettivo principale del Governo sarà dare seguito alle decisioni adottate dalla Conferenza di Marrakech (COP22) a valle dell’intesa di Parigi del 2015, promuovere l’economia circolare e l’uso efficiente delle risorse, nonché elaborare e attuare le politiche necessarie per raggiungere gli obiettivi delineati dall’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Con l'approvazione dell’Accordo di Parigi sono state poste le basi per rendere universale e irreversibile la transizione verso un mondo capace di politiche attive per limitare il surriscaldamento globale e, di conseguenza, tendente alla decarbonizzazione del sistema produttivo e dell’energia per usi civili e trasporti. Tra gli obiettivi più importanti regolati dall’Accordo, occorre ricordare la fissazione del target di lungo termine di contenere il riscaldamento entro 2 gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali, con l’impegno ad operare attivamente per un ulteriore abbassamento della soglia a 1,5 gradi centigradi. Al fine di avviare la decarbonizzazione delle economie, l’Accordo di Parigi punta al raggiungimento in tempi brevi del picco delle emissioni e quindi subito dopo all’avvio di rapide riduzioni, in modo da raggiungere un equilibrio tra emissioni e assorbimenti entro la seconda parte del secolo. A tal proposito, l’Accordo prevede che i Paesi industrializzati forniscano supporto finanziario e tecnologico per assistere i Paesi più poveri nelle azioni di mitigazione e adattamento. Nel percorso per rendere operativo l’Accordo di Parigi, la Conferenza di Marrakech ha rappresentato una tappa importante. A Marrakech è stata focalizzata l’attenzione sulle esigenze dei Paesi in via di sviluppo in materia di capacity building al fine di facilitare l’accesso ai finanziamenti internazionali per dare seguito ad azioni e priorità introdotte nei rispettivi piani nazionali sul clima e si è discusso su vari aspetti. In materia di riduzione delle emissioni, il 20 luglio scorso la Commissione europea ha presentato il regolamento per i settori non regolati dal sistema ETS (e cioè agricoltura, trasporti, usi civili) e quello per l’inclusione delle emissioni e degli assorbimenti di gas a effetto serra risultanti dall’uso del suolo, dal cambiamento di uso del suolo e dalla silvicoltura. L’obiettivo di tali regolamenti è quello di approdare ad una decisione che assicuri il raggiungimento del target di riduzione europeo del meno trenta percento di emissioni, attraverso una ripartizione che, nel rispetto dell’integrità ambientale, garantisca la massima equità nello sforzo richiesto ai vari stati membri e le adeguate flessibilità tra i settori coinvolti. La Commissione ha presentato anche la comunicazione sulla strategia europea per una mobilità a basse emissioni. Tra le azioni previste per il 2017 è in programma la presentazione delle proposte di revisione dei regolamenti europei (n. 443/2009 e n. 510/2011) che stabiliscono i livelli di emissioni di CO2 per autovetture e furgoni, e le proposte sulla procedura di certificazione, monitoraggio e rendicontazione delle emissioni di CO2 generate dai veicoli pesanti (autocarri e autobus). Inoltre, la comunicazione annuncia l’intenzione di presentare una proposta per stabilire gli standard di efficienza del carburante per i veicoli pesanti. In questa prospettiva, lo scorso 30 novembre è stato presentato dalla Commissione europea il pacchetto legislativo "Energia pulita per tutti gli europei" (il cosiddetto winter package) che include proposte di direttive che interessano a 360 gradi il comparto energetico ambientale: oltre all’efficienza energetica e alle energie rinnovabili sono affrontati l’assetto del mercato elettrico, la sicurezza degli approvvigionamenti, le regole di governance per l’Unione dell’energia. Le proposte, contribuiscono a tracciare le traiettorie che le future politiche energetiche dovranno seguire per il raggiungimento degli ambiziosi obiettivi del pacchetto clima-energia. In tale quadro è richiesto uno sforzo strategico-programmatico al quale far seguire un rafforzamento delle misure per l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili. Occorre ricordare, inoltre, che nel giugno dello scorso anno, insieme agli altri Ministri dell’Ambiente europei, sono state adottate le conclusioni sul Piano d’Azione per l’economia circolare, per stabilire e attuare misure condivise sull’intero ciclo di vita del prodotto, dalla progettazione alla  gestione circolare dei materiali e dei residui. Tra i principali argomenti affrontati, ricordo fra gli altri le politiche in materia di prodotti ed efficienza delle risorse ed il sostegno all’innovazione e alle imprese.

Per quanto riguarda le principali questioni aperte a livello nazionale, sul piano della programmazione i prossimi passi sono la revisione della Strategia energetica nazionale (SEN) e la predisposizione del Piano nazionale per l’energia e il clima 2021-2030 richiesto nell’ambito dell’Unione dell’energia. Nella SEN varata nel 2013, veniva riconosciuto all’efficienza energetica un ruolo assolutamente centrale (è la prima delle sette priorità individuate nel documento). Su questo fronte si sta avviando una intensa collaborazione tra le Amministrazioni competenti, a partire dal Ministero dell'ambiente e dal Ministero dello sviluppo economico. Di concerto con il Ministero dello sviluppo economico sono stati stabiliti nuovi requisiti minimi da rispettare per la prestazione energetica degli edifici di nuova costruzione. A partire dal 2021, nel settore privato, si potranno costruire solo immobili a "energia quasi zero". Per gli edifici pubblici tale vincolo sarà in vigore già a partire dal 1° gennaio 2019. In ottemperanza a quanto previsto dalla direttiva (UE) 2012/27 sull’efficienza energetica, è stato emanato di concerto con il Ministero dello sviluppo economico il decreto che definisce le modalità attuative del Programma di riqualificazione energetica della Pubblica amministrazione centrale (PREPAC). Da qui al 2020, dovrà essere ristrutturato almeno il 3 per cento, per ogni anno, della superficie coperta utile degli edifici di proprietà della pubblica amministrazione centrale e da essa occupati. La superficie soggetta a obbligo di ristrutturazione è pari a circa 14 milioni di metri quadrati cui corrisponde un obiettivo di circa 2,5 milioni di metri quadrati da riqualificare entro il 2020. Sinora i progetti finanziabili ammontano a circa 70 milioni di euro, di cui 24 stanziati direttamente dal Ministero dell’ambiente. È stato rivisto il Conto termico, meccanismo introdotto alla fine del 2012 che incentiva l’efficienza energetica negli edifici pubblici anche degli enti locali, prevedendo una spesa massima annuale di 200 milioni di euro annui. Nel febbraio del 2016, al fine di rendere lo strumento più efficiente, sono state introdotte alcune semplificazioni delle procedure di accesso ed erogazione dei finanziamenti, un ampliamento degli interventi ammessi, una rimodulazione degli incentivi riconosciuti. È stato riattivato il Fondo rotativo di Kyoto per l’erogazione di finanziamenti a tasso agevolato per la riqualificazione energetica degli edifici scolastici e delle università. Ad oggi sono stati ammessi a finanziamento circa 190 istanze di finanziamento per un importo complessivo di risorse pari a 100 milioni di euro. Il bando è attivo e resterà aperto fino al 30 giugno 2017. A questi strumenti per il comparto pubblico, si è aggiunta l’estensione e il potenziamento delle detrazioni fiscali per chi migliora l’efficienza energetica degli edifici privati (Legge di bilancio per il 2017). Infine, si segnala il meccanismo dei certificati bianchi che in prospettiva avrà un impatto significativo sui risparmi energetici del comparto industriale. Sul fronte delle rinnovabili, fermo restando che si copre una quota di consumi finali superiore al 17 per cento (in linea con l’obbiettivo da centrare al 2020), deve essere gestito un passaggio complesso. Infatti, in tale settore è in atto un cambiamento economico e culturale nel quale le rinnovabili dismettono i panni di beneficiarie al sostegno pubblico ed entrano a pieno titolo nel mercato, in competizione tra loro e con le altre modalità di produzione dell’energia. Il punto è come gestire il cambiamento in atto centrando gli obiettivi ambientali di medio-lungo periodo e difendendo un settore prezioso, con un elevato potenziale produttivo e occupazionale. In tale direzione è stato varato il Decreto del 23 giugno 2016 che, seppure per un periodo di tempo limitato, ha accompagnato il settore delle rinnovabili garantendo una incentivazione diretta alle fonti diverse dal fotovoltaico. In prospettiva, devono essere disegnati strumenti coerenti con i vincoli imposti dalla normativa sugli aiuti di Stato e definire strategie precise in settori-chiave: dalle regole dell’autoconsumo, all’evoluzione verso tecnologie più avanzate e suscettibili di un utilizzo più efficiente (ad esempio, la trasformazione del biogas in biometano, utilizzato anche nei trasporti). Oltre alla leva degli incentivi diretti alla produzione di energia da fonti rinnovabili, il piano 2015-17 per la ricerca di sistema elettrico destina circa 100 milioni alla ricerca e all’innovazione su temi direttamente connessi alle rinnovabili (compresi le esigenze delle reti elettriche), che si aggiungono alle risorse private, a quelle residue dai programmi finanziati o cofinanziati dall’Europa. Non vi è dubbio, comunque, che l’innovazione costituisca uno dei motori per la decarbonizzazione dell’economia. A questo ultimo proposito, bisognerà stimolare l’allineamento della ricerca italiana, pubblica e privata, agli obiettivi in materia di energia e clima, che per la ricerca sono ora delineati dal Programma Horizon 2020. Il Governo ha aggiunto ai citati strumenti il credito d’imposta alla ricerca. Per quanto riguarda l’ammodernamento delle reti dell’eolico e del fotovoltaico, l’attuale legislazione prevede che il Piano di sviluppo della rete di trasmissione nazionale  individui  gli interventi di potenziamento che risultano necessari per assicurare l’immissione e il ritiro integrale dell’energia prodotta dagli impianti a fonte rinnovabile già in esercizio, anche con l’utilizzo di sistemi di accumulo. Analoghi interventi sono sostenuti anche sulla rete di distribuzione, mentre è stata completata la regolazione che consente l’installazione di sistemi di accumulo presso i piccoli produttori da fotovoltaico. Non vi è dubbio che tutti questi interventi debbano essere eseguiti nel pieno rispetto delle regole ambientali e del paesaggio, assicurato dalle procedure di valutazione di impatto ambientale. Inoltre, per il fotovoltaico, considerato il calo sensibile dei costi si sono ritenuti non più necessari gli incentivi in conto energia, ma il settore continua ad essere sostenuto con le detrazioni fiscali (per i piccoli impianti asserviti agli edifici), nonché con agevolazioni sull’energia auto consumata. Peraltro, proprio per il fotovoltaico sono state introdotte significative semplificazioni per la realizzazione, in certe condizioni, di piccoli impianti, che ne consentono la costruzione con una comunicazione telematica al distributore. Il meccanismo si sta rivelando efficace e potrebbe essere esteso ad altre tipologie impiantistiche. Riguardo alle biomasse, occorre in primo luogo evidenziare che la definizione di biomassa è stabilita a livello europeo e che in Italia la sua disciplina è conforme alla definizione europea. Altro tema è invece quali siano le biomasse da incentivare. In proposito l'Italia ha intrapreso un percorso virtuoso, teso a incentivare le sole biomasse che rispettino il principio di cascata (vale a dire la gerarchia d’uso: prima alimentare, poi industriale, poi energetica). Questo percorso, apprezzato e introdotto anche in Europa, fa sì che i nuovi impianti siano incentivati solo se utilizzano sottoprodotti, scarti e rifiuti biodegradabili, nonché prodotti da coltivazioni non alimentari. Resta naturalmente l’uso, talora non ottimale, in impianti esistenti, in passato ammessi agli incentivi anche qualora utilizzino biomassa vergine. Per gli impianti in questione, il diritto agli incentivi è stato oggetto di proroga al 2020. Il decreto di aggiornamento dei valori limite degli impianti industriali a biomassa è stato inserito nell’ambito del recepimento della direttiva 2015/2193 sui medi impianti di combustione. Punto centrale dello schema di decreto sarà la previsione di appositi valori limite di emissione per gli impianti a biomassa, che nelle zone del territorio nazionale dove la qualità dell’aria è più critica, potranno anche essere più severi di quelli stabiliti dalla direttiva. Si deve, peraltro, segnalare che la costituzione di una bio-economia in Europa è stata considerata un’area con un grosso potenziale per la creazione e il mantenimento di crescita economica e occupazione nelle zone rurali, costiere e industriali; per la riduzione della dipendenza dai carburanti fossili; e per il miglioramento della sostenibilità economica e ambientale della produzione primaria e delle industrie della trasformazione. La bio-economia, così come definita nella strategia europea, comprende la produzione di risorse biologiche rinnovabili, ovverosia le biomasse in senso lato, e la conversione di queste risorse e dei flussi di rifiuti in prodotti dal valore aggiunto, quali alimenti, mangimi, bioprodotti e bioenergia. Da uno studio condotto nell’ambito del "Progetto biomasse ENAMA" del 2011, finanziato dal Ministero delle politiche agricole e forestali, emerge che a livello nazionale la sola produzione di biomasse residuali (residui delle coltivazioni erbacee e arboree, utilizzazioni forestali, effluenti zootecnici dei vari allevamenti, residui dell’industria agroalimentare e dell’industria del legno) si attesta annualmente attorno a 30 milioni di tonnellate in sostanza secca. Di tali biomasse il quantitativo che si ritiene effettivamente recuperabile è stato calcolato in poco più di 13 milioni di tonnellate annue. La loro valorizzazione come fonte rinnovabile, oltre ad evitare i notevoli costi e le conseguenze ambientali negative di pratiche non corrette di smaltimento, genererebbe ricadute economiche aggiuntive utili al bilancio di molte aziende oggi in difficoltà. Nell’uso della biomassa per scopo energetico già con il decreto del Ministero dello sviluppo economico, emanato di concerto con questo Ministero il 6 luglio 2012, è stato stabilito di rilanciare lo sviluppo delle  energie rinnovabili con un approccio  alla  crescita  più  virtuoso,  basato sull'efficienza  dei  costi  e  sulla  massimizzazione  del   ritorno economico e ambientale per il Paese. Questo ha portato ad un nuovo e diverso regime incentivante che premia gli impianti che utilizzano sottoprodotti agricoli agro-alimentari e forestali, piuttosto che le produzioni agricole primarie. Inoltre, la realizzazione da parte del Ministero delle politiche agricole di uno specifico documento di riferimento come il Piano di settore per le bioenergie punta a definire obiettivi realistici e raggiungibili verso i quali far convergere le risorse umane ed economiche disponibili, pubbliche e private. Il Piano intende creare un raccordo fra le numerose attività già avviate, ponendosi come uno strumento strategico per coinvolgere ed orientare le amministrazioni e gli agricoltori verso uno sviluppo sostenibile delle bioenergie. Un elemento chiave del Piano di settore è la dimostrazione della coerenza tra produzione di energia da biomasse in un’ottica di filiera e lo sviluppo sostenibile dell’intero comparto agricolo. In merito al supporto tecnico-scientifico a tutte quelle imprese che si impegnano a partecipare a programmi di innovazione tecnologica per uno sviluppo sostenibile nel settore alimentare il Ministero delle politiche agricole attraverso la Rete rurale nazionale, fornisce assistenza e supporto ai programmi di sviluppo rurale delle Regioni nell’ambito della iniziativa "Partenariato europeo dell’innovazione per la produttività e sostenibilità dell’agricoltura- PEI-AGRI" e gli ambiti specificamente dedicati di Horizon 2020. Infine il Piano strategico per l’innovazione e la ricerca nel settore agricolo, alimentare e forestale approvato descrive la strategia per il periodo 2014-2020 condivisa dal Ministero delle politiche agricole e dalle Regioni per le azioni di innovazione e ricerca nel settore agricolo. In entrambe queste programmazioni si trovano strumenti per sostenere azioni di ricerca e di innovazione nei temi della sicurezza alimentare, bioeconomia, agricoltura sostenibile, ed altre tematiche con riflessi rilevanti per il settore agricolo fra cui l’azione del clima, l’uso efficiente delle risorse naturali, energia sicura, pulita ed efficiente. Per quanto riguarda il costo della bolletta energetica ed il problema del differenziale tra l'Italia e altri Paesi, il Ministero dello sviluppo economico ha segnalato come tale questione dipenda da diverse ragioni. Alcune sono strutturali e attengono al mix nazionale di generazione, costituito sostanzialmente da gas e rinnovabili, con una marginale quota delle altre fonti fossili - una peculiarità nel sistema europeo tuttavia suscettibile di trasformarsi in un vantaggio nella prospettiva di decarbonizzazione del settore intrapresa dall’Europa. Per il resto, incidono, come noto, gli oneri generali di sostegno, giunti a circa 16 miliardi di euro l’anno, di cui gran parte devoluti al sostegno delle fonti rinnovabili. Riguardo al primo tema, si tratta di agire sul prezzo della materia prima gas, peraltro già abbastanza allineato (al netto di alcuni maggiori oneri di trasporto) con i valori europei. Riguardo agli oneri, alcuni interventi sono stati effettuati nel 2015 e hanno portato a una riduzione degli oneri per le piccole e medie imprese. Per il futuro, il Governo sta operando affinché, dal 2018, le modalità di raccolta degli oneri e di concessione delle agevolazioni siano conformi alle regole europee e di misura tale da migliorare la capacità concorrenziale delle imprese, soprattutto quelle con elevata incidenza di energia elettrica. Il primo passo è stato compiuto con la riforma delle modalità di allocazione degli oneri di sistema, introdotta dall’ultimo decreto mille proroghe, e nei prossimi mesi sarà completata dalle norme necessarie a definire le agevolazioni. Si deve, peraltro, sottolineare che, per quanto riguarda la fiscalità sui prodotti energetici, il recentissimo rapporto sul "Riesame dell’attuazione delle politiche ambientali dell’Unione europea - Relazione per l’Italia", segnala l’opportunità di spostare la fiscalità dalla manodopera ad imposte meno penalizzanti per la crescita. Al riguardo, la spesa per l’incentivazione delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica è pari a oltre 13 miliardi di euro l’anno. Con riferimento, ancora, al tema delle rinnovabili, ed in particolare al settore della ricerca, si fa presente che con la legge n. 221 del 2015 si è restituita all’ENEA una più chiara missione. L’attenzione e la fiducia che il Governo ripone in questo organismo sono attestati dall’ampio coinvolgimento nelle principali politiche energetiche: efficienza, rinnovabili e anche aggiornamento della strategia energetica nazionale. In questo ambito, oltre al contributo ordinario, vengono assicurate risorse nell’ambito della ricerca del sistema elettrico e per l’attuazione di specifici programmi. Per quanto concerne le questioni relative alla Società TAP - Trans Adriatic Pipeline - AG Italia, ricorda che il 15 marzo 2012 tale società ha presentato al Ministero dell’ambiente una domanda di pronuncia di compatibilità ambientale relativa al progetto del tratto italiano del gasdotto marino e terrestre denominato Trans Adriatic Pipeline. Tale progetto è finalizzato al trasporto di gas naturale dalla regione del Mar Caspio all’Europa Occidentale e Sud-orientale, attraverso il cosiddetto "Corridoio meridionale del gas". Il gasdotto, con origine in Grecia (a Komotini, vicino ai confine con la Turchia), attraversa l’Albania ed il mare Adriatico per approdare in Italia meridionale sulla costa pugliese in prossimità del comune di Melendugno. Il procedimento di VIA relativo a tale opera si è concluso con l’emanazione di un decreto positivo di compatibilità ambientale l’11 settembre 2014 poi modificato con un decreto del 16 aprile 2015 e, successivamente, il progetto è stato autorizzato dal Ministero dello sviluppo economico. Il decreto di VIA pur positivo è condizionato al rispetto di un complesso ed articolato quadro prescrittivo. Alla verifica di ottemperanza delle prescrizioni sono preposti il Ministero dell’ambiente, il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo ma soprattutto enti territoriali e tecnici quali la regione Puglia, l’ARPA, l’ISPRA e l’Autorità di bacino. Tali diverse amministrazioni stanno svolgendo, ciascuna per la parte di competenza, le loro istruttorie tecniche in particolare per quelle prescrizioni la cui ottemperanza è prevista con riferimento alla fase ante operam e cantiere. Per quanto concerne, invece, la Società EDISON S.p.A., segnala che la stessa, il 27 novembre 2006, ha presentato istanza di pronuncia di compatibilità ambientale per il progetto denominato "Metanodotto di interconnessione Grecia-Italia, progetto Poseidon tratta Italia". Tale opera si inseriva nel più ampio progetto di interesse europeo "Interconnessione Turchia-Grecia-Italia" rientrante nell’Asse prioritario NG3 del progetto Trans European Energy Network. Il progetto prevede una sezione sottomarina denominata Poseidon tra la Grecia e l’Italia, con approdo a Otranto della lunghezza di 205 chilometri. Ovviamente il progetto sottoposto a valutazione d’impatto ambientale è la tratta che va dal confine delle acque di competenza italiane al punto di approdo in Puglia e ha ottenuto decreto favorevole di compatibilità ambientale con prescrizioni il 2 agosto 2010. Il progetto ha ottenuto l’autorizzazione alla realizzazione dal Ministero dello sviluppo economico ma non risulta che sia stato dato avvio ai lavori. Con riferimento alle questioni poste sull’ILVA, si fa presente che, ad oggi, nessun progetto o piano industriale concernente la decarbonizzazione dell’ILVA è stato presentato al Ministero dell’ambiente.

L’Italia, al pari di altri Stati membri, ha avviato un processo interistituzionale, partecipato e inclusivo che ha quale obiettivo quello di convergere verso l’Agenda 2030, aggiornando la propria strategia di sviluppo sostenibile. In tale contesto, con il collegato ambientale è stato previsto l’aggiornamento della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile approvata nel 2002. Tale aggiornamento non può non tener conto della risoluzione adottata dall’Assemblea Generale dell’ONU sull’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. L’approccio utilizzato per la definizione del percorso di elaborazione della Strategia si fonda sui principi della condivisione delle visioni e del coinvolgimento dei soggetti che sono parte attiva nello sviluppo sostenibile della società. Il percorso partecipativo si è focalizzato sulla condivisione di tre contenuti principali: il contesto di riferimento, ovvero la messa a fuoco del posizionamento italiano rispetto al quadro di 17 obiettivi e 169 sotto-obiettivi dell’Agenda 2030; l’individuazione, sulla base del contesto di riferimento, di un sistema di punti di forza e di debolezza tali da giustificare gli obiettivi da perseguire; il sistema di obiettivi strategici nazionali definiti anche in relazione a obiettivi e target dell’Agenda 2030, e organizzati intorno alle cosiddette 5P dell’Agenda 2030 - Persone, Pianeta, Prosperità, Pace e Partnership, formulazione che restituisce appieno tutte le dimensioni della sostenibilità dello sviluppo. La Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile è la sintesi del lungo processo di partecipazione che ha portato alla produzione di un sistema di documenti condivisi e correlati tra loro, i quali costituiscono le fondamenta della Strategia in termini di contenuti, istanze e idee. Per facilitare la condivisione delle priorità di intervento della strategia e creare condizioni favorevoli alla sua attuazione, è stata proposta una struttura basata sulla relazione tra obiettivi/valori obiettivo, strumenti di attuazione e indicatori per il monitoraggio, in coerenza con i contenuti e il processo dell’Agenda 2030 a livello internazionale. Questo complesso processo ha visto la partecipazione, oltre che dei Ministeri interessati, anche della società civile. La finalizzazione formale della strategia, con la sua approvazione presso il CIPE, sentita la conferenza Stato - Regioni, avverrà presumibilmente entro il mese di marzo. Il tema della mobilità sostenibile rientra tra gli obiettivi della strategia energetica nazionale che prevede interventi sulle tre variabili che determinano l’inquinamento, ossia quella abitativa, quella industriale e, appunto, quella relativa ai trasporti. In particolare, che il 30 dicembre 2015 è stato sottoscritto un protocollo d’intesa, che prevede la destinazione di circa 12 milioni di euro, tra il Ministero dell’ambiente, la Conferenza delle Regioni e Province autonome e l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, per definire ed attuare misure omogenee su scala di bacino per il miglioramento e la tutela della qualità dell’aria e la riduzione di emissioni di gas climalteranti, con interventi prioritari nelle città metropolitane. Il protocollo punta al finanziamento di misure dirette ad incentivare il trasporto pubblico locale e la mobilità alternativa al trasporto privato. Nel protocollo si prevede inoltre un impegno a precisare le attività da finanziare con strumenti di incentivazione esistenti per un importo totale di circa 350 milioni di euro. In tale ambito, sono già stati attivati 6 milioni di euro per il finanziamento di interventi di mobilità sostenibile ed efficienza energetica nelle città di Bologna, Roma, Milano e Torino, nonché 35 milioni di euro destinati al programma sperimentale nazionale di mobilità sostenibile casa-scuola e casa-lavoro al fine di finanziare progetti predisposti da uno o più enti locali e riferiti a un ambito territoriale con popolazione superiore a 100.000 abitanti, diretti a incentivare iniziative di mobilità urbana alternative all’automobile privata. Con particolare riferimento alle questioni poste sul settore dei trasporti, occorre altresì evidenziare che il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha agito su due principali variabili che il Parlamento ha approvato su proposta del Governo: la prima è quella di fornire un piano di ristrutturazione e di riqualificazione del parco autobus italiano che consta di circa 55.000 veicoli, di cui almeno 10.000 solo Euro 0 e Euro 1 quindi altamente inquinanti ed ha messo a disposizione per i prossimi 18 anni 4 miliardi e 300 milioni di euro a cui si aggiunge un cofinanziamento delle aziende di trasporto pubblico che potrà portare fino a 7 miliardi. Ciò consentirà di cambiare 2.500 autobus all’anno e quindi provvedere al rinnovo quasi totale del parco autobus italiano. Il Ministero delle infrastrutture segnala, inoltre, di aver finanziato un nuovo piano di potenziamento del sistema di mezzi metropolitani con 1 miliardo e 300 milioni e di aver finanziato le misure dell’ecobonus e del marebonus che sono misure che mirano a spostare il traffico merci dalla strada al ferro ed all’acqua con un obiettivo di raggiungere il 50 per cento nei prossimi 5 anni (10 per cento all’anno) di spostamento di traffico merci. Qualche mese fa è stato anche approvato in via definitiva il decreto legislativo sui combustibili alternativi, che rafforza l’impegno principale sul fronte della diversificazione dei combustibili, in particolare sui vettori a basso impatto come l’elettrico e il gas. Il Ministero dello sviluppo economico sta inoltre completando il quadro delle regole per stimolare l’utilizzo del biometano nei trasporti. Sempre in tema di mobilità sostenibile occorre, altresì, segnalare che la nuova normativa europea punta alla realizzazione di un sistema di controlli,  misura, certificazione concernente l’aggiornamento e il rispetto dei requisiti e delle specifiche di conformità tecnica dei mezzi soggetti ad immatricolazione e già circolanti, ai fini della salvaguardia e compatibilità ambientale, della riduzione delle emissioni e dell’inquinamento atmosferico. Tale normativa punta alla costituzione di una Autorità europea di controllo che potrebbe essere opportunamente collocata presso una delle strutture del Centro comune di ricerca che dispone di sette istituti di ricerca dislocati in cinque paesi membri dell’Unione europea, tra cui l’Italia, con il centro di ISPRA, in provincia di Varese. In tale prospettiva, la partecipazione italiana al programma dell’Unione europea per l’anno 2017 potrebbe includere una specifica proposta di impegno alla finalizzazione di tale sensibile cornice normativa e di possibile candidatura del Centro di ricerca sito nella cittadina di ISPRA, in provincia di Varese, dove esiste già una infrastruttura europea in grado di ospitare adeguatamente la sede di tale istituenda Autorità europea di controllo ambientale dei mezzi di trasporto. Oltretutto, esistono in Italia anche prestigiosi enti di ricerca, quali ad esempio l’Istituto nazionale di ricerca metrologica - INRIM (ex Istituto Galileo Ferraris) di Torino, specializzato in sistemi e metodiche di misure meccaniche ed elettroniche, lo stesso ISPRA e probabilmente il Centro euromediterraneo sui cambiamenti climatici (CMCC), che in tale eventualità potrebbero inserirsi in un più ampio sistema di collaborazione, eventualmente anche acquisendo specifiche priorità per la ricerca e la competitività. Per quanto concerne, invece, le questioni poste in materia di rifiuti radioattivi, si fa presente che la direttiva Euratom  impone agli Stati dell’Unione di smaltire in via prioritaria i rifiuti radioattivi prodotti nello Stato membro in cui sono stati generati anche al fine di evitare di imporre oneri indebiti alle future generazioni, in conseguenza di una gestione poco efficiente e sicura dei rifiuti radioattivi e del combustibile nucleare esaurito. L’Italia deve pertanto provvedere allo smaltimento che è inteso come collocazione di rifiuti radioattivi o di combustibile esaurito, secondo modalità idonee, in un impianto autorizzato senza intenzione di recuperarli successivamente. Per giungere allo smaltimento dei rifiuti radioattivi è attualmente in corso la procedura, comprendente anche la relativa tempistica, per la localizzazione del Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, interamente disciplinata dall’articolo 27 del decreto legislativo n. 31 del 2010 (Autorizzazione unica per la costruzione e l’esercizio del parco tecnologico). Sempre in attuazione di quanto previsto dalla direttiva Euratom, il Ministero dell’ambiente e il Ministero dello sviluppo economico hanno in corso anche la procedura finalizzata alla definizione del programma nazionale per la gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi, nell’ambito della quale è stata avviata anche la procedura di VAS. Al momento è ancora in corso la preparazione del rapporto ambientale necessario per avviare la fase di consultazione pubblica sia del rapporto ambientale sia del programma nazionale, in modo che nei prossimi mesi i cittadini possano disporre di tutte le informazioni utili a meglio comprendere e valutare le strategie del Governo. A seguito di tale consultazione pubblica, potrà essere pubblicata la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (CNAPI) alla localizzazione del Deposito nazionale che è stata già predisposta secondo le disposizioni del citato articolo 27. Il successivo processo partecipativo che avrà inizio dalla pubblicazione della Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (CNAPI) culminerà con il seminario nazionale, nel corso del quale verranno approfondite tutte le problematiche e gli aspetti tecnici relativi al Deposito nazionale. Si giungerà poi all’istruttoria finale di approvazione della Carta nazionale delle aree idonee (CNAI), sulla cui base potranno essere formulate le dichiarazioni di interesse da parte delle amministrazioni regionali interessate ad ospitare il deposito e propedeutiche agli approfondimenti tecnici di dettaglio, della durata di quindici mesi, e all’individuazione del sito definitivo, secondo le dettagliate e tassative procedure definite dalla legge. Occorre, inoltre, evidenziare che le politiche di sviluppo sostenibile ricomprendono anche le problematiche inerenti la riconversione industriale disciplinate da una serie di misure fra cui il decreto-legge n. 83 del 2012, recante "Misure urgenti per la crescita del Paese", che ha riordinato la disciplina in materia di riconversione e riqualificazione produttiva di aree di crisi industriale complessa e il decreto legislativo 152 del 2006 che reca disposizioni in materia di siti inquinati nazionali di preminente interesse pubblico per la riconversione industriale. Tali misure prevedono, in particolare, la possibilità di definire una strategia integrata volta a coniugare le iniziative per la bonifica e la riqualificazione ambientale dei siti di interesse nazionale con le azioni per la riconversione industriale e la riqualificazione produttiva delle aree. Sono stati sottoscritti, in particolare, gli accordi di programma concernenti i siti di bonifica di interesse nazionale di Trieste e Piombino, con lo scopo di disciplinare l’attuazione di progetti integrati di messa in sicurezza, riconversione industriale e sviluppo economico produttivo delle rispettive aree, promuovere il riutilizzo di tali aree in condizioni di sicurezza sanitaria e ambientale, e preservare le matrici ambientali non contaminate. Per quanto concerne le questioni poste in materia di difesa del suolo e la messa in sicurezza del territorio dalle catastrofi idrogeologiche, le stesse rappresentano una tematica centrale dell’azione del Governo ed è stata oggetto, nel corso degli anni, di molteplici interventi normativi finalizzati ad affrontare in modo più incisivo il problema della gestione e del superamento di tali criticità ambientali. Ciò ha portato, sul piano legislativo, ad una serie di interventi normativi che hanno fortemente inciso sulla programmazione e sull’attuazione degli interventi in materia di rischio idrogeologico. Il Ministero dell’ambiente è, quindi, fortemente impegnato a gettare e consolidare le basi di una nuova politica di prevenzione in cui diventi sempre più strategico il ruolo della pianificazione, nella consapevolezza che per mitigare il dissesto idrogeologico è comunque indispensabile disporre sia di un quadro conoscitivo puntuale e aggiornato della pericolosità e del rischio alluvionale o di frana, sia di una filiera integrata in cui siano ben definiti i ruoli e le competenze dei diversi attori che fino ad oggi hanno operato nel settore. Si ricorda l’impegno a rafforzare l’integrazione del capitale naturale nei processi decisionali ed economici, a partire dai risultati del "Primo rapporto sullo stato del capitale naturale in Italia", in connessione con la Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile e con il Piano strategico per lo sviluppo del turismo 2017-2022 che promuove la qualificazione del settore in un’ottica di turismo sostenibile. Sul fronte della riduzione delle emissioni, il Governo continua ad essere impegnato a contribuire in maniera costruttiva alla definizione degli atti legislativi per l’applicazione del quadro di riferimento al 2030 per il clima e l’energia. In tal senso, rispetto alla proposta di modifica del sistema di scambio delle quote di emissione di CO2 (EU ETS), obiettivo prioritario per il 2017 rimane la definizione di nuove regole per la messa all’asta e l’assegnazione delle quote nel quarto periodo di trading. A livello nazionale, il Governo sta attuando un insieme di azioni volte a promuovere l’economia circolare e l’uso efficiente delle risorse, tramite l’emanazione di alcuni provvedimenti attuativi delle misure della legge n. 221 del 2015. In particolare, tra le altre, il Ministero dell’ambiente sta finalizzando la revisione della strategia di sviluppo sostenibile e l’adozione di un piano nazionale sul consumo e sulla produzione sostenibili. In questo senso, è importante evidenziare come la transizione verso un modello di economia circolare rappresenti una questione politica prioritaria nonché un’importante occasione per dare un nuovo impulso alla competitività delle imprese e al miglioramento della sostenibilità dell’uso delle risorse. Le misure previste nel Pacchetto europeo economia circolare, unitamente alle azioni che saranno intraprese a livello nazionale, potranno fornire un contributo fondamentale al raggiungimento degli obiettivi più ampi di sviluppo sostenibile. Inoltre nella comunicazione della commissione del 26 gennaio 2017 vi sono chiare indicazioni in merito allo stato di attuazione e alle prospettive future delle azioni proposte nel piano del 2015. A tal proposito il Ministero dell’ambiente fornirà pieno supporto al processo di elaborazione di criteri per l’integrazione delle politiche sui rifiuti, sui prodotti e sui chimici, in modo tale da stimolare l’eco-compatibilità dei materiali e dei prodotti riciclati e la loro maggiore diffusione sul mercato. Condivide inoltre la necessità di focalizzare gli sforzi dei prossimi mesi sul settore alimentare e su quello della plastica ed è pronto a partecipare attivamente alla piattaforma europea per l’economia circolare che verrà istituita, come da noi richiesto nelle conclusioni del Consiglio adottate a giugno 2016. Infine, a livello internazionale, il Ministero dell’ambiente è fortemente impegnato nella preparazione del G7 Ambiente di giugno a Bologna, dove una sessione specifica sarà dedicata all’uso efficiente delle risorse e l’economia circolare come elementi chiave per una crescita sostenibile a livello globale. In tale contesto, tra i temi specifici che verranno discussi figurano il potenziale di riduzione dei gas effetto serra grazie a modelli di produzione e consumo più sostenibile e circolari e la progettazione ecologica per favorire la durabilità, riparabilità dei prodotti e la riciclabilità.

 

Il presidente MARINELLO ringrazia il ministro Galletti per l'ampia ed articolata relazione ed avverte che il testo integrale del suo intervento sarà reso tempestivamente disponibile sul sito web della Commissione. Dichiara infine conclusa la procedura informativa.

 

La Commissione prende atto.

 

AFFARI ASSEGNATI 

 

Affare sui profili ambientali della Strategia energetica nazionale (SEN) (n. 932)

(Seguito e conclusione dell'esame, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, primo periodo, e per gli effetti di cui all'articolo 50, comma 2, del Regolamento. Approvazione della risoluzione Doc. XXIV, n. 69)  

 

            Riprende l'esame, sospeso nella seduta di ieri.

 

Il presidente MARINELLO svolge alcune considerazioni sulle audizioni svolte in merito ai profili ambientali della Strategia energetica nazionale. In considerazione della necessità di approvare oggi una prima risoluzione e delle numerose richieste pervenute da soggetti istituzionali e da aziende operanti nel settore energetico e ambientale, propone di proseguire il ciclo di audizioni nelle prossime settimane, allo scopo di acquisire ulteriori elementi informativi che potranno costituire materiale utile per un successivo atto di indirizzo.

 

La Commissione conviene.

 

Il relatore VACCARI (PD) illustra lo schema di risoluzione favorevole, pubblicato in allegato.

 

La senatrice BIGNAMI (Misto-MovX) suggerisce di integrare l'ultimo impegno dello schema di risoluzione prevedendo forme di incentivazione che ne rendano immediatamente appetibile il ricorso. In tal senso, andrebbe chiaramente esplicitato anche il sostegno alla ricerca applicata.

 

Il senatore PICCOLI (FI-PdL XVII) evidenzia che, anche sulla base degli elementi informativi resi oggi dal Ministro dell'ambiente, occorre verificare se la Strategia energetica nazionale corrisponda realmente alle esigenze del Paese. Tra gli aspetti più problematici vi è l'assenza di una governance unitaria che presieda alla definizione della Strategia. Occorre inoltre essere più incisivi sui temi della mobilità sostenibile - elettrica, a metano, a biometano - nella consapevolezza che da queste scelte derivano conseguenze impegnative in termini di mix energetico anche in merito alle modalità con cui orientare il mercato dei carbon credits e dei titoli di efficienza energetica. Con riguardo infine agli aspetti ambientali, sottolinea che - come è stato riferito in audizione dall'Associazione nazionale energia del vento (ANEV) - il ricorso alle fonti energetiche rinnovabili rappresenta un importante elemento da potenziare e ulteriormente valorizzare.

 

La senatrice DE PIN (GAL (GS, PpI, M, Id, E-E, MPL, RI)) suggerisce di inserire un impegno specifico sul miglioramento della qualità dell'aria per la salute dei cittadini, con particolare riguardo alla situazione della Pianura Padana.

 

Nell'imminenza dell'avvio della seduta dell'Assemblea, il presidente MARINELLO propone di sospendere la seduta della Commissione per proseguire l'esame dell'affare assegnato alla prima sospensione utile dei lavori dell'Assemblea.

 

La Commissione conviene.

 

La seduta, sospesa alle ore 9,30, riprende alle ore 9,50.

 

Il senatore ARRIGONI (LN-Aut) si associa alle osservazioni formulate dal senatore Piccoli. In particolare, rileva che la definizione e l'implementazione della Strategia energetica nazionale sono ripartite tra troppi soggetti istituzionali, a scapito di una regia unica che ne assicuri chiarezza di scelte e tempestività di attuazione. Condivide l'esigenza di intervenire con azioni che riducano il livello delle polveri sottili e, conseguentemente, dell'inquinamento urbano, in particolare nella Pianura Padana. Suggerisce di inserire un impegno a promuovere modalità di trasporto, civile e industriale, compatibili con la qualità dell'aria e la salute dei cittadini.

 

Il senatore ORELLANA (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE) si associa a quanto espresso dal senatore Arrigoni, sottolineando l'esigenza di migliorare la qualità dell'aria nella Pianura Padana, attraverso il rapido recepimento delle direttive dell'Unione europea. Proprio la partecipazione dell'Italia alle strategie dell'Unione può rappresentare un volano in grado di favorire l'adeguamento della legislazione nazionale nel settore ambientale.

 

La senatrice PUPPATO (PD) rileva che i valori limite per le emissioni da biomasse dovrebbero essere più severi in quelle aree del Paese già gravate dall'inquinamento dell'aria. In tal senso, potrebbe prevedersi un impegno specifico che interessi anche il settore della mobilità. Propone infine di inserire, alla stregua di quanto previsto dalla strategia energetica francese, un impegno affinché si prevedano interventi consistenti sul verde urbano e si riduca la deforestazione. La Francia infatti con analoghe previsioni conta di ridurre, tra il 10 e il 15 per cento, le emissioni di gas nocivi.

 

Il senatore ZIZZA (CoR) chiede che l'impegno relativo alla necessità di migliorare la qualità dell'aria contenga anche un riferimento ai territori che subiscono le esternalità negative dell'ILVA di Taranto e della centrale Enel di Cerano in Brindisi.

 

Il relatore VACCARI (PD) replica che lo schema di risoluzione già illustrato si sofferma sugli aspetti ambientali, nel rispetto delle competenze della Commissione. Posta questa premessa, procede ad integrare gli impegni della risoluzione con le indicazioni emerse nel corso del dibattito ed illustra un nuovo schema di risoluzione, pubblicato in allegato.

 

Poiché non vi sono ulteriori interventi, verificata la presenza del numero legale, il presidente MARINELLO pone ai voti il nuovo schema di risoluzione che risulta approvato.

 

La seduta termina alle ore 10,05.

 

 

 

SCHEMA DI RISOLUZIONE PROPOSTO DAL RELATORE

SULL'AFFARE ASSEGNATO N. 932

 

La 13a Commissione permanente del Senato,

 

 

in sede di esame dell'affare assegnato 932 "Profili ambientali della Strategia energetica nazionale (SEN)" e a seguito del ciclo di audizioni tra cui quella del Ministro dell'Ambiente Gianluca Galletti,

premesso che:

 

i profili ambientali della Strategia Energetica Nazionale (SEN) si inquadrano in tre principali aree: quella delle emissioni di gas serra (GHG), il ruolo degli usi finali di energia nelle emissioni di polveri sottili e nell'inquinamento urbano, le ricadute indotte da un'economia di tipo circolare;

 

per quanto riguarda le emissioni di gas serra, con la ratifica dell'Accordo sul Clima raggiunto alla COP21 di Parigi il 12 dicembre 2015 e già entrato in vigore il 4 novembre 2016, l'Italia si è impegnata a contenere il riscaldamento globale ben al di sotto di due gradi rispetto ai livelli pre-industriali con l'impegno a puntare a un contenimento del riscaldamento globale entro un grado e mezzo;

 

l’Unione Europea ha definito nell’ottobre del 2014 una Strategia su Clima ed Energia che prevede l'obiettivo vincolante per gli Stati membri di ridurre entro il 2030 le emissioni di gas serra nel territo-rio dell'Unione di almeno il 40 per cento rispetto ai livelli del 1990, e di contribuire con una quota di almeno 27 per cento di energia rinnovabile ed un miglioramento del 27 per cento dell'efficienza energetica;

 

il raggiungimento di tali obiettivi di riduzione dei gas serra, cui l’Italia è vincolata, è parte anche dell’accordo sottoscritto a Parigi nel dicembre 2015;

 

l'Italia in quanto Paese membro dell'Unione europea ha assunto come base del proprio contributo nazionale il pacchetto clima energia al 2030 approvato dal consiglio europeo nell'ottobre 2014 durante il semestre di presidenza italiana che prevede una riduzione del 40 per cento delle emissioni di gas serra rispetto al 1990 e un aumento almeno del 27 per cento delle rinnovabili e dell'efficienza energetica;

 

il "Clean Energy package", un pacchetto di proposte pubblicato dalla Commissione europea a novembre 2106 prevede un obiettivo legalmente vincolante di risparmio energetico del 30 per cento al 2030;

 

nello stesso pacchetto, noto anche come "Winter package", la Commissione ha proposto un Regolamento sulla Governance dell’Unione dell’energia in cui si stabilisce l’obbligo per gli Stati membri di produrre entro il 1° gennaio 2019 un piano nazionale integrato in materia di energia e clima per il periodo dal 2021 al 2030;

 

la proposta di Regolamento stabilisce altresì un processo di consultazione iterativo tra la Commissione e gli Stati membri che precede la finalizzazione del piano, sulla base di un progetto di piano nazionale da trasmettere alla Commissione entro il 1° gennaio 2018;

 

se tali scadenze venissero confermate, occorrerebbe procedere entro il 2017 alla definizione del progetto di Piano Nazionale integrato in materia di energia e clima, nel quale inserire una descrizione degli obiettivi, traguardi e contributi nazionali, nonché delle politiche e misure previste, per ciascuna delle cinque dimensioni dell’Unione dell’energia, ovvero:

• decarbonizzazione (inclusa l’energia rinnovabile);

• efficienza energetica;

• sicurezza energetica;

• mercato dell’energia;

• ricerca, innovazione e competitività;

 

questo impegno necessario comporta una accelerazione della transizione verso una economia a bassissime emissioni di carbonio e richiede il raggiungimento di zero emissioni nette alla metà del secolo;

 

ritenuto che:

 

la produzione di energia da fonti rinnovabili (FER) costituisce un obiettivo a sé della Strategia su clima ed energia dell’UE, ma allo stesso tempo anche uno dei principali strumenti per il perseguimento degli obiettivi di riduzione dei gas serra;

 

la produzione di energia elettrica da FER in Italia ha visto negli ultimi anni un forte incremento grazie al rilevante impegno di risorse economiche connesso al sistema di incentivazione attivo fino al 2013 che ha favorito lo sviluppo soprattutto di solare ed eolico;

 

per le FER del settore termico e trasporti si registra invece una flessione dei relativi consumi energetici finali;

 

per le FER l’obiettivo al 2020 derivante dagli impegni europei, pari al 17 per cento dei consumi finali lordi, risulta già raggiunto dall’Italia;

 

si deve osservare tuttavia che l’incremento della potenza elettrica installata di FER non programmabili è fortemente legata ad un parallelo ed importante sviluppo di sistemi di accumulo elettrico e di potenziamento della rete elettrica;

 

per le FER termiche e nel settore dei trasporti hanno rilievo, ai fini di un eventuale incremento del loro apporto ai consumi finali di energia, diverse tecnologie come le pompe di calore, il solare termico, biocarburanti e biometano, sui quali  è in corso di consultazione un decreto per modificare il sistema di incentivazione attuale favorendo l'utilizzo di biometano e biocarburanti avanzati;

 

ritenuto inoltre che

 

il settore domestico con il 28,8 per cento dei consumi finali di energia in Italia è di primaria importanza per il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità ambientale e riduzione dei consumi di energia e gas serra;

 

gli edifici a destinazione d’uso residenziale risultano pari a circa 12,2 milioni, con oltre 29 milioni di abitazioni, ed oltre il 60 per cento di tale parco edilizio residenziale ha più di 45 anni, ovvero è precedente alla legge 376 del 1976, prima legge sul risparmio energetico;

 

si stima che il parco abitativo italiano necessiti inoltre di interventi antisismici di messa in sicurezza per oltre 12 milioni di abitazioni;

 

l’attuale normativa nazionale, che ha recepito direttive europee, prevede standard minimi obbligatori per nuovi edifici o per ristrutturazione pesanti, ma il basso tasso di ristrutturazioni rende però molto lento il processo di riqualificazione del parco abitativo;

 

per ottenere risultati rapidi e significativi in questo settore è necessario quindi incrementare il tasso di riqualificazione e spingere verso interventi a pieno edificio che accolgano o superino gli standard minimi obbligatori;

 

tali interventi di deep renovation, ossia la riqualificazione spinta di interi edifici, possono raggiungere riduzioni dei consumi energetici tra il 60 per cento e 80 per cento, grazie all’impiego di tecnologie e materiali a elevate prestazioni;

 

tali interventi richiedono da una parte investimenti di importo rilevante e tecnologicamente qualificati, ma dall’altra consentirebbero di raggiungere importanti risultati non solo in termini energetici ed ambientali, ma anche sul piano economico;

 

dal punto di vista ambientale l’efficienza energetica contribuisce a ridurre tutti gli impatti connessi agli usi finali dell’energia, incluse le emissioni di gas serra;

 

nel settore industriale, il principale impulso all’efficienza energetica è derivato come noto dall’implementazione del sistema di incentivazione dei Certificati Bianchi, recentemente individuato come meccanismo d’obbligo che risponde ai requisiti dell’articolo 7 della Direttiva efficienza energetica;

 

la direttiva Europea 2014/94/UE individua quali tecnologie "alternative" :

• elettricità;

• idrogeno;

• biocarburanti, quali definiti all'articolo 2, punto i), della direttiva 2009/28/CE;

• combustibili sintetici e paraffinici;

• gas naturale, compreso il biometano, in forma gassosa (gas naturale compresso - GNC) e liquefatta (gas naturale liquefatto - GNL);

• gas di petrolio liquefatto (GPL);

 

la soluzione "elettrificazione" apporta benefici per il contenimento delle emissioni di gas serra solo nel caso in cui i consumi incrementali di energia elettrica determinino emissioni inferiori a quelli del traffico veicolare sostituito; ciò è di norma positivamente verificato, ma il beneficio varia sensibilmente in funzione dei rendimenti e dei combustibili utilizzati nella produzione elettrica incrementale, ma determinante rimane il contributo alla riduzione degli inquinanti atmosferici;

 

per il potenziamento della mobilità cittadina pubblica a trazione elettrica sono disponibili diverse tecnologie la cui economicità dipende fortemente sia dai costi unitari (ancora elevati) che dalle differenti concentrazioni di domanda di spostamento: filobus-vie; tranvie; metro tranvie;

 

per quanto attiene al trasporto privato, lo sviluppo dei sistemi di accumulo basati sulle tecnologie al Li-Ioni, in caso di conferma di una prossima forte riduzione dei costi, può costituire una svolta tecnologica di primaria importanza;

 

per quanto riguarda infine il metano, tale fonte rappresenta una consolidata alternativa all’uso dei carburanti derivati dal petrolio nei trasporti su gomma, specie per le autovetture e per i bus urbani, dove viene impiegato in forma di gas compresso;

 

il metano è un combustibile più "pulito" dei derivati del petrolio per quanto attiene a emissione di SOx PM e NOx, anche se i limiti stringenti imposti dalla normativa europea sulle emissioni inquinanti dei veicoli stradali alimentati a benzina e gasolio, e le imposizioni sulla composizione dei combustibili marini, hanno ridotto questo vantaggio rispetto al passato;

 

per quanto attiene alla riduzione di emissioni ad effetto serra, se si considera l’intero ciclo well to wheel, la riduzione tuttavia può non essere particolarmente rilevante in considerazione dell’elevato potere climalterante del metano;

 

preso atto che:

 

i dati forniti da ISPRA (Annuario 2016) riguardanti il trend emissivo del PM10 in Italia dal 1990 al 2014 mostrano una riduzione complessiva del 34,5 per cento, tuttavia, le emissioni di PM10 provenienti specificatamente dalla combustione al di fuori degli impianti industriali, riconducibili principalmente al riscaldamento domestico e residenziale, hanno fatto registrare nel 2014 un aumento del 45,9 per cento rispetto all’anno di riferimento, rendendo il settore specifico quello maggiormente impattante con il 56,7 per cento delle emissioni totali di PM10;

 

le tecnologie per intervenire sul problema dell’inquinamento atmosferico coincidono in larga parte con quelle già citate con riferimento alla riduzione delle emissioni di gas serra, tra cui quella con il miglior impatto specifico è l’elettrificazione, che ha impatto emissivo locale nullo;

 

tutti i combustibili utilizzati nei motori a combustione interna (è quindi escluso l’idrogeno utilizzato nelle celle a combustibile) presentano invece emissioni ridottissime di particolato fine (PM 2.5), dovute alla presenza di tracce di lubrificanti nel processo di combustione;

 

migliore è il rendimento di combustione, minore è la presenza di incombusti, ed in questo le miscele di metano e idrogeno, anche in percentuali minime, offrono prestazioni decisamente superiori al metano da solo, in particolar modo ai regimi parziali;

 

considerato che:

 

la transizione verso l’economia circolare si realizza attraverso lo sviluppo e l’implementazione di eco-innovazione di prodotto, processo e di sistema, di nuovi modelli di gestione delle risorse, di consumo e di business aziendali che tengano in conto orizzonti temporali più estesi del breve termine e coinvolgano molteplici attori con approccio partecipativo per innescare processi cooperativi;

 

la Commissione europea ha individuato nell’Economia circolare una delle principali strategie di sviluppo con un "pacchetto" specifico che il Parlamento ha appena approvato, ampliando lo spettro delle iniziative previste,affiancando alla tematica della gestione dei rifiuti altri aspetti importanti: i modelli di produzione e di consumo sostenibile, la valorizzazione delle materie prime seconde e la promozione dei processi di eco-innovazione;

 

la Commissione europea ha presentato azioni istituzionali nell’ambito del "pacchetto", sostenute dal contributo finanziario da parte dei Fondi di Investimento Strutturali (ESIF) dei programmi Horizon 2020 che includono: finanziamenti per oltre 650 milioni di euro provenienti da Horizon 2020 e per 5,5 miliardi di euro dai fondi strutturali, cui si affianca (in seguito ad un emendamento del 2016) il programma InnovFin - EU Finance for Innovators per il supporto degli investimenti in innovazione promossa dalla banca Europea degli investimenti;

 

la stessa Commissione stima che i miglioramenti connessi all’approccio di economia circolare, nei soli processi di riciclo dei rifiuti urbani e degli imballaggi, possano ridurre le emissioni di gas serra di circa 424-617 milioni di tonnellate di CO2 equivalente nel periodo 2015-2035; tali risultati sono incrementali rispetto a quelli ottenibili dalla piena applicazione della normativa esistente sulla gestione dei rifiuti;

 

l’uso efficiente delle risorse, attraverso la riduzione degli sprechi in fase di estrazione, lavorazione, uso e fine vita può quindi significativamente contribuire al contenimento delle emissioni di gas ad effetto serra;

 

per quanto riguarda l’Italia, le differenze di impronta carbonica (CO2 eq.) tra il materiale primario e quello secondario, danno una misura tangibile del motivo per il quale agire sulla leva dell’efficienza delle risorse e come questa possa significativamente contribuire al contenimento delle emissioni di gas serra a livello mondiale (sia attraverso un minore consumo in termini assoluti, sia scegliendo di preferire il materiale secondario);

 

appare quindi evidente come sia rilevante uno sviluppo sistematico e moderno dell’industria del riciclo che sia in grado di garantire l’alto potenziale di produttività italiano, in grado cioè di trasformare in risorse gli ingenti quantitativi di scarti industriali ed urbani che costituiscono la miniera di risorse del nostro Paese;

 

la valorizzazione di queste risorse e la loro reimmissione nei cicli produttivi, oltre a contribuire alla competitività del nostro sistema produttivo, può significativamente contribuire al contenimento dei consumi di energia e delle emissioni di gas serra del sistema Italia;

 

il pacchetto clima energia al 2030, pur ancora non sufficiente a garantire il raggiungimento degli obiettivi di contenimento del riscaldamento globale sottoscritti con l'accordo di Parigi, vada nella direzione giusta, indicata anche dalla roadmap al 2050 adottata dalla commissione europea nel dicembre del 2011 che prevede riduzioni delle emissioni tra l'80 e il 95 per cento rispetto ai livelli del 1990;

 

considerato infine che:

 

la programmazione energetica nazionale è chiamata a delineare le misure nazionali necessarie a rispettare gli impegni presi a livello internazionale mettendo al centro efficienza energetica e sviluppo delle rinnovabili, adeguamento delle reti di distribuzione e innovazione, con l'efficacia e l'orizzonte temporale adeguato;

 

la SEN dovrà promuovere altresì innovazioni tecnologiche, organizzative e territoriali, con un approccio integrato e sinergico, all'interno dei principali assi del sistema italiano quali l'agricoltura, l'industria, infrastrutture, centri urbani, la gestione del patrimonio forestale ed il territorio;

 

a tali obiettivi deve rispondere una revisione della strategia energetica nazionale da configurare all'interno di una strategia climatica complessiva del Paese e con una ampia partecipazione e condivisione;

 

le modalità per l'elaborazione della nuova SEN adottate nei diversi Paesi della UE offrono diverse alternative per la scelta del percorso da seguire, consentendo una scelta che contenga i tempi ma allarghi il processo partecipativo, raccogliendo indicazioni e proposte da diversi soggetti e portatori di interesse privati e pubblici;

 

è necessario avviare quanto prima un processo partecipativo e consultivo che coinvolga associazioni, rappresentanti del mondo delle imprese, del lavoro e della società civile che si articoli in due fasi: una prima fase di informazione diffusa sulle problematiche e gli obiettivi della Strategia energetica nazionale e una seconda fase di proposte operative;

 

il processo partecipativo dovrà fornire al Governo chiare indicazioni sui percorsi di decarbonizzazione per raggiungere gli obiettivi di lungo termine al 2050 che potranno trovare compimento solo se gli obiettivi a medio termine saranno rigorosi e audaci: è necessario andare oltre agli attuali target fissati al 2030 con il mero obiettivo del 27 per cento di energia rinnovabile, ma bisogna raggiungere il 40 per cento da fonti di energia rinnovabile,

 

impegna il governo:

 

a promuovere la più ampia partecipazione nel processo di revisione della strategia energetica nazionale, in grado di raccogliere proposte ed indirizzi anche da quei soggetti e portatori di interesse privati e pubblici che più di altri sono già impegnati in percorsi di transizione energetica e di decarbonizzazione;

 

a orientare la revisione della strategia energetica nazionale al rispetto degli obiettivi sottoscritti con l'accordo di Parigi nel 2015 e definiti nel piano operativo alla conferenza di Marrakech, avendo come orizzonte temporale il 2050 e le indicazioni operative il 2030;

 

a rendere la strategia energetica nazionale coerente con la strategia di sviluppo a basse emissioni di carbonio e con la strategia nazionale di sviluppo sostenibile, nel quadro di un impegno alla definizione di una strategia climatica nazionale;

 

a definire gli obiettivi e le azioni settoriali coerenti con il quadro strategico complessivo, massimizzando le reciproche sinergie;

 

a promuovere la ricerca, le innovazioni tecnologiche nei diversi ambiti indicati,  e sostenere l'applicazione e lo sviluppo di nuove tecnologie nel settore delle fonti energetiche rinnovabili, dei sistemi di accumulo e di distribuzione, nel settore dell'efficientamento energetico;

 

a definire politiche di decarbonizzazione rafforzate, supportate anche da un'adeguata e coerente fiscalità ambientale, con incentivi impliciti alle fonti rinnovabili, ai combustibili alternativi e all'efficienza, in grado di sostenere il raggiungimento degli obiettivi europei sull'economia circolare, di rilanciare il sistema degli ETS, rivedendo il sistema delle accise sulla base delle emissioni di CO2.

 

 

 

RISOLUZIONE APPROVATA DALLA COMMISSIONE

SULL'AFFARE ASSEGNATO N. 932

(Doc. XXIV, N. 69)

 

La 13a Commissione permanente del Senato,

 

 

esaminato l'affare assegnato sui profili ambientali della Strategia energetica nazionale (SEN) e a seguito del ciclo di audizioni tra cui quella del Ministro dell'Ambiente Gianluca Galletti,

 

       premesso che:

 

i profili ambientali della Strategia energetica nazionale (SEN) si inquadrano in tre principali aree: quella delle emissioni di gas serra (GHG), il ruolo degli usi finali di energia nelle emissioni di polveri sottili e nell'inquinamento urbano, le ricadute indotte da un'economia di tipo circolare;

 

per quanto riguarda le emissioni di gas serra, con la ratifica dell'Accordo sul clima raggiunto alla COP21 di Parigi il 12 dicembre 2015 e già entrato in vigore il 4 novembre 2016, l'Italia si è impegnata a contenere il riscaldamento globale ben al di sotto di due gradi rispetto ai livelli preindustriali con l'impegno a puntare a un contenimento del riscaldamento globale entro un grado e mezzo;

 

l’Unione Europea ha definito nell’ottobre del 2014 una Strategia su clima ed energia che prevede l'obiettivo vincolante per gli Stati membri di ridurre entro il 2030 le emissioni di gas serra nel territorio dell'Unione di almeno il 40 per cento rispetto ai livelli del 1990, e di contribuire con una quota di almeno 27 per cento di energia rinnovabile ed un miglioramento del 27 per cento dell'efficienza energetica;

 

il raggiungimento di tali obiettivi di riduzione dei gas serra, cui l’Italia è vincolata, è parte anche dell’accordo sottoscritto a Parigi nel dicembre 2015;

 

l'Italia in quanto Paese membro dell'Unione europea ha assunto come base del proprio contributo nazionale il pacchetto clima energia al 2030 approvato dal Consiglio europeo nell'ottobre 2014 durante il semestre di presidenza italiana che prevede una riduzione del 40 per cento delle emissioni di gas serra rispetto al 1990 e un aumento almeno del 27 per cento delle rinnovabili e dell'efficienza energetica;

 

il "Clean energy package", un pacchetto di proposte pubblicato dalla Commissione europea a novembre 2106 prevede un obiettivo legalmente vincolante di risparmio energetico del 30 per cento al 2030;

 

nello stesso pacchetto, noto anche come "Winter package", la Commissione ha proposto un Regolamento sulla governance dell’Unione dell’energia in cui si stabilisce l’obbligo per gli Stati membri di produrre entro il 1° gennaio 2019 un piano nazionale integrato in materia di energia e clima per il periodo dal 2021 al 2030;

 

la proposta di Regolamento stabilisce altresì un processo di consultazione iterativo tra la Commissione e gli Stati membri che precede la finalizzazione del piano, sulla base di un progetto di piano nazionale da trasmettere alla Commissione entro il 1° gennaio 2018;

 

se tali scadenze venissero confermate, occorrerebbe procedere entro il 2017 alla definizione del progetto di Piano nazionale integrato in materia di energia e clima, nel quale inserire una descrizione degli obiettivi, traguardi e contributi nazionali, nonché delle politiche e misure previste, per ciascuna delle cinque dimensioni dell’Unione dell’energia, ovvero:

• decarbonizzazione (inclusa l’energia rinnovabile);

• efficienza energetica;

• sicurezza energetica;

• mercato dell’energia;

• ricerca, innovazione e competitività.

 

Questo impegno necessario comporta una accelerazione della transizione verso una economia a bassissime emissioni di carbonio e richiede il raggiungimento di zero emissioni nette alla metà del secolo;

 

       ritenuto che:

 

la produzione di energia da fonti rinnovabili (FER) costituisce un obiettivo a sé della Strategia su Clima ed Energia dell’UE, ma allo stesso tempo anche uno dei principali strumenti per il perseguimento degli obiettivi di riduzione dei gas serra;

 

la produzione di energia elettrica da FER in Italia ha visto negli ultimi anni un forte incremento grazie al rilevante impegno di risorse economiche connesso al sistema di incentivazione attivo fino al 2013 che ha favorito lo sviluppo soprattutto di solare ed eolico;

 

per le FER del settore termico e trasporti si registra invece una flessione dei relativi consumi energetici finali;

 

per le FER l’obiettivo al 2020 derivante dagli impegni europei, pari al 17 per cento dei consumi finali lordi, risulta già raggiunto dall’Italia;

 

si deve osservare tuttavia che l’incremento della potenza elettrica installata di FER non programmabili è fortemente legata ad un parallelo ed importante sviluppo di sistemi di accumulo elettrico e di potenziamento della rete elettrica;

 

per le FER termiche e nel settore dei trasporti hanno rilievo, ai fini di un eventuale incremento del loro apporto ai consumi finali di energia, diverse tecnologie come le pompe di calore, il solare termico, biocarburanti e biometano, sui quali  è in corso di consultazione un decreto per modificare il sistema di incentivazione attuale favorendo l'utilizzo di biometano e biocarburanti avanzati;

 

       ritenuto inoltre che:

 

il settore domestico con il 28,8 per cento dei consumi finali di energia in Italia è di primaria importanza per il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità ambientale e riduzione dei consumi di energia e gas serra;

 

gli edifici a destinazione d’uso residenziale risultano pari a circa 12,2 milioni, con oltre 29 milioni di abitazioni, ed oltre il 60 per cento di tale parco edilizio residenziale ha più di 45 anni, ovvero è precedente alla legge 376 del 1976, prima legge sul risparmio energetico;

 

si stima che il parco abitativo italiano necessiti inoltre di interventi antisismici di messa in sicurezza per oltre 12 milioni di abitazioni;

 

l’attuale normativa nazionale, che ha recepito direttive europee, prevede standard minimi obbligatori per nuovi edifici o per ristrutturazione pesanti, ma il basso tasso di ristrutturazioni rende però molto lento il processo di riqualificazione del parco abitativo;

 

per ottenere risultati rapidi e significativi in questo settore è necessario quindi incrementare il tasso di riqualificazione e spingere verso interventi a pieno edificio che accolgano o superino gli standard minimi obbligatori;

 

tali interventi di deep renovation, ossia la riqualificazione spinta di interi edifici, possono raggiungere riduzioni dei consumi energetici tra il 60 per cento e 80 per cento grazie all’impiego di tecnologie e materiali a elevate prestazioni;

 

tali interventi richiedono da una parte investimenti di importo rilevante e tecnologicamente qualificati, ma dall’altra consentirebbero di raggiungere importanti risultati non solo in termini energetici ed ambientali, ma anche sul piano economico;

 

dal punto di vista ambientale l’efficienza energetica contribuisce a ridurre tutti gli impatti connessi agli usi finali dell’energia, incluse le emissioni di gas serra;

 

nel settore industriale, il principale impulso all’efficienza energetica è derivato come noto dall’implementazione del sistema di incentivazione dei Certificati bianchi, recentemente individuato come meccanismo d’obbligo che risponde ai requisiti dell’articolo 7 della Direttiva 2012/27/UE sull'efficienza energetica;

 

la direttiva Europea 2014/94/UE individua quali tecnologie "alternative":

• elettricità;

• idrogeno;

• biocarburanti, quali definiti all'articolo 2, punto i), della direttiva 2009/28/CE;

• combustibili sintetici e paraffinici;

• gas naturale, compreso il biometano, in forma gassosa (gas naturale compresso - GNC) e liquefatta (gas naturale liquefatto - GNL);

• gas di petrolio liquefatto (GPL);

 

la soluzione "elettrificazione" apporta benefici per il contenimento delle emissioni di gas serra solo nel caso in cui i consumi incrementali di energia elettrica determinino emissioni inferiori a quelli del traffico veicolare sostituito; ciò è di norma positivamente verificato, ma il beneficio varia sensibilmente in funzione dei rendimenti e dei combustibili utilizzati nella produzione elettrica incrementale, ma determinante rimane il contributo alla riduzione degli inquinanti atmosferici;

 

per il potenziamento della mobilità cittadina pubblica a trazione elettrica sono disponibili diverse tecnologie la cui economicità dipende fortemente sia dai costi unitari (ancora elevati) che dalle differenti concentrazioni di domanda di spostamento: filobus-vie; tranvie; metro tranvie;

 

per quanto attiene al trasporto privato, lo sviluppo dei sistemi di accumulo basati sulle tecnologie al Li-Ioni, in caso di conferma di una prossima forte riduzione dei costi, può costituire una svolta tecnologica di primaria importanza;

 

per quanto riguarda infine il metano, tale fonte rappresenta una consolidata alternativa all’uso dei carburanti derivati dal petrolio nei trasporti su gomma, specie per le autovetture e per i bus urbani, dove viene impiegato in forma di gas compresso;

 

il metano è un combustibile più "pulito" dei derivati del petrolio per quanto attiene a emissione di SOx PM e NOx, anche se i limiti stringenti imposti dalla normativa Europea sulle emissioni inquinanti dei veicoli stradali alimentati a benzina e gasolio, e le imposizioni sulla composizione dei combustibili marini, hanno ridotto questo vantaggio rispetto al passato;

 

per quanto attiene alla riduzione di emissioni ad effetto serra, se si considera l’intero ciclo well to wheel, la riduzione tuttavia può non essere particolarmente rilevante in considerazione dell’elevato potere climalterante del metano;

 

       preso atto che:

 

i dati forniti da ISPRA (Annuario 2016) riguardanti il trend emissivo del PM10 in Italia dal 1990 al 2014 mostrano una riduzione complessiva del 34,5 per cento, tuttavia, le emissioni di PM10 provenienti specificatamente dalla combustione al di fuori degli impianti industriali, riconducibili principalmente al riscaldamento domestico e residenziale, hanno fatto registrare nel 2014 un aumento del 45,9 per cento rispetto all’anno di riferimento, rendendo il settore specifico quello maggiormente impattante con il 56,7 per cento delle emissioni totali di PM10;

 

le tecnologie per intervenire sul problema dell’inquinamento atmosferico coincidono in larga parte con quelle già citate con riferimento alla riduzione delle emissioni di gas serra, tra cui quella con il miglior impatto specifico è l’elettrificazione, che ha impatto emissivo locale nullo;

 

tutti i combustibili utilizzati nei motori a combustione interna (è quindi escluso l’idrogeno utilizzato nelle celle a combustibile) presentano invece emissioni ridottissime di particolato fine (PM 2.5), dovute alla presenza di tracce di lubrificanti nel processo di combustione;

 

migliore è il rendimento di combustione, minore è la presenza di incombusti, ed in questo le miscele di metano e idrogeno, anche in percentuali minime, offrono prestazioni decisamente superiori al metano da solo, in particolar modo ai regimi parziali;

 

       considerato che:

 

la transizione verso l’economia circolare si realizza attraverso lo sviluppo e l’implementazione di eco-innovazione di prodotto, processo e di sistema, di nuovi modelli di gestione delle risorse, di consumo e di business aziendali che tengano in conto orizzonti temporali più estesi del breve termine e coinvolgano molteplici attori con approccio partecipativo per innescare processi cooperativi;

la Commissione Europea ha individuato nell’economia circolare una delle principali strategie di sviluppo con un "pacchetto" specifico che il Parlamento ha appena approvato, ampliando lo spettro delle iniziative previste,affiancando alla tematica della gestione dei rifiuti altri aspetti importanti: i modelli di produzione e di consumo sostenibile, la valorizzazione delle materie prime seconde e la promozione dei processi di eco-innovazione;

 

la Commissione Europea ha presentato azioni istituzionali nell’ambito del "pacchetto", sostenute dal contributo finanziario da parte dei Fondi di Investimento Strutturali (ESIF) dei programmi Horizon 2020 che includono: finanziamenti per oltre 650 milioni di euro provenienti da Horizon 2020 e per 5,5 miliardi di euro dai fondi strutturali, cui si affianca (in seguito ad un emendamento del 2016) il programma InnovFin - EU Finance for Innovators per il supporto degli investimenti in innovazione promossa dalla banca Europea degli Investimenti;

 

la stessa Commissione stima che i miglioramenti connessi all’approccio di economia circolare, nei soli processi di riciclo dei rifiuti urbani e degli imballaggi, possano ridurre le emissioni di gas serra di circa 424-617 milioni di tonnellate di CO2 equivalente nel periodo 2015-2035; tali risultati sono incrementali rispetto a quelli ottenibili dalla piena applicazione della normativa esistente sulla gestione dei rifiuti;

 

l’uso efficiente delle risorse, attraverso la riduzione degli sprechi in fase di estrazione, lavorazione, uso e fine vita può quindi significativamente contribuire al contenimento delle emissioni di gas ad effetto serra;

 

per quanto riguarda l’Italia, le differenze di impronta carbonica (CO2 eq.) tra il materiale primario e quello secondario, danno una misura tangibile del motivo per il quale agire sulla leva dell’efficienza delle risorse e come questa possa significativamente contribuire al contenimento delle emissioni di gas serra a livello mondiale (sia attraverso un minore consumo in termini assoluti, sia scegliendo di preferire il materiale secondario);

 

appare quindi evidente come sia rilevante uno sviluppo sistematico e moderno dell’industria del riciclo che sia in grado di garantire l’alto potenziale di produttività italiano, in grado cioè di trasformare in risorse gli ingenti quantitativi di scarti industriali ed urbani che costituiscono la miniera di risorse del nostro Paese;

 

la valorizzazione di queste risorse e la loro reimmissione nei cicli produttivi, oltre a contribuire alla competitività del nostro sistema produttivo, può significativamente contribuire al contenimento dei consumi di energia e delle emissioni di gas serra del sistema Italia;

 

il pacchetto clima energia al 2030, pur ancora non sufficiente a garantire il raggiungimento degli obiettivi di contenimento del riscaldamento globale sottoscritti con l'accordo di Parigi, vada nella direzione giusta, indicata anche dalla Roadmap al 2050 adottata dalla Commissione europea nel dicembre del 2011 che prevede riduzioni delle emissioni tra l'80 e il 95 per cento rispetto ai livelli del 1990;

 

       considerato infine che:

 

la programmazione energetica nazionale è chiamata a delineare le misure nazionali necessarie a rispettare gli impegni presi a livello internazionale mettendo al centro efficienza energetica e sviluppo delle rinnovabili, adeguamento delle reti di distribuzione e innovazione, con l'efficacia e l'orizzonte temporale adeguato;

 

la SEN dovrà promuovere altresì innovazioni tecnologiche, organizzative e territoriali, con un approccio integrato e sinergico, all'interno dei principali assi del sistema italiano quali l'agricoltura, l'industria, infrastrutture, centri urbani, la gestione del patrimonio forestale ed il territorio;

 

a tali obiettivi deve rispondere una revisione della Strategia energetica nazionale da configurare all'interno di una strategia climatica complessiva del Paese e con una ampia partecipazione e condivisione;

 

le modalità per l'elaborazione della nuova SEN adottate nei diversi Paesi della UE offrono diverse alternative per la scelta del percorso da seguire, consentendo una scelta che contenga i tempi ma allarghi il processo partecipativo, raccogliendo indicazioni e proposte da diversi soggetti e portatori di interesse privati e pubblici;

 

è necessario avviare quanto prima un processo partecipativo e consultivo che coinvolga associazioni, rappresentanti del mondo delle imprese, del lavoro e della società civile che si articoli in due fasi: una prima fase di informazione diffusa sulle problematiche e gli obiettivi della Strategia energetica nazionale e una seconda fase di proposte operative;

 

il processo partecipativo dovrà fornire al Governo chiare indicazioni sui percorsi di decarbonizzazione per raggiungere gli obiettivi di lungo termine al 2050 che potranno trovare compimento solo se gli obiettivi a medio termine saranno rigorosi e audaci: è necessario andare oltre agli attuali target fissati al 2030 con il mero obiettivo del 27 per cento di energia rinnovabile, ma bisogna raggiungere il 40 per cento da fonti di energia rinnovabile,

 

impegna il governo:

 

-        a promuovere la più ampia partecipazione nel processo di revisione della Strategia energetica nazionale, in grado di raccogliere proposte ed indirizzi anche da quei soggetti e portatori di interesse privati e pubblici che più di altri sono già impegnati in percorsi di transizione energetica e di decarbonizzazione;

 

-        a orientare la revisione della Strategia energetica nazionale al rispetto degli obiettivi sottoscritti con l'accordo di Parigi nel 2015 e definiti nel piano operativo alla conferenza di Marrakech, avendo come orizzonte temporale il 2050 e le indicazioni operative il 2030;

 

-        a rendere la Strategia energetica nazionale coerente con la strategia di sviluppo a basse emissioni di carbonio e con la strategia nazionale di sviluppo sostenibile, nel quadro di un impegno alla definizione di una strategia climatica nazionale;

 

-        a definire gli obiettivi e le azioni settoriali coerenti con il quadro strategico complessivo, massimizzando le reciproche sinergie;

 

-          a prevedere la revisione del sistema di governance nel settore energetico, individuando un soggetto unico in grado di coordinare e semplificare l'insieme delle azioni e delle misure già previste nell'ambito dell'attività dei vari Ministeri coinvolti nonché di altri enti pubblici,per rendere più efficace e produttiva la realizzazione delle diverse azioni;

 

-        a promuovere la ricerca, le innovazioni tecnologiche nei diversi ambiti indicati,  e sostenere l'applicazione e lo sviluppo di nuove tecnologie nel settore delle fonti energetiche rinnovabili, dei sistemi di accumulo e di distribuzione, nel settore dell'efficientamento energetico;

 

-          a definire politiche di decarbonizzazione rafforzate, supportate anche da un'adeguata e coerente fiscalità ambientale, per rendere più convenienti le fonti rinnovabili con incentivi impliciti ai combustibili alternativi e all'efficienza, in grado di sostenere il raggiungimento degli obiettivi europei sull'economia circolare, di rilanciare il sistema degli ETS, rivedendo il sistema delle accise sulla base delle emissioni di CO2;

 

-          a sostenere nella pianificazione delle infrastrutture strategiche del Paese misure di mitigazione ambientale e di riforestazione per contribuire, come già accade nelle strategie energetiche di altri Stati membri della Unione europea, alla riduzione e alla cattura della CO2;

 

-          a promuovere e sostenere l'adozione di misure, sostegni e incentivi che contengano e riducano fortemente le emissioni di inquinanti - industriali, dei veicoli stradali e degli impianti di riscaldamento civili - ai fini del miglioramento della qualità dell'aria, soprattutto nel bacino padano nonché in tutte le altre aree del Paese gravate da situazioni di criticità - ad esempio, le aree di Brindisi e Taranto.