Legislatura 17ª - 1ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 64 del 24/10/2013
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Il relatore BRUNO (PdL), anche a nome dell'altra relatrice, senatrice Lo Moro, riferisce sull'ipotesi di lavoro concordata, che prevede, per la Camera dei deputati, l'attribuzione del 20 per cento dei seggi con metodo proporzionale, senza voto di preferenza, su liste circoscrizionali di candidati, con alternanza di genere, nelle 26 circoscrizioni attuali, e dell'80 per cento dei seggi con metodo proporzionale, su base circoscrizionale, su liste di candidati in collegi plurinominali collegate reciprocamente con liste circoscrizionali. I collegi plurinominali sono tendenzialmente di ambito provinciale o sub-provinciale; in ogni lista di candidati lo stesso sesso non può essere presente in misura eccedente il 65 per cento (o i 2/3). Le soglie di sbarramento sono computate a livello nazionale sull'insieme delle liste circoscrizionali aventi il medesimo contrassegno: il 4 o 5 per cento per le liste non coalizzate, il 2 o 3 per cento per quelle coalizzate; oppure il 10 per cento in almeno 3 circoscrizioni o il 20 per cento in quelle di insediamento di minoranze linguistiche riconosciute. Il premio di maggioranza prevede l'attribuzione di 340 seggi alla lista o coalizione di liste circoscrizionali con il medesimo contrassegno che ottiene almeno il 40 per cento dei voti a livello nazionale.
Per quanto riguarda il Senato, ogni regione, salvo la Valle d'Aosta, il Molise e il Trentino-Alto Adige, è suddivisa in collegi plurinominali: nelle liste i candidati dello stesso sesso non possono eccedere il 65 per cento (oppure i 2/3). Accedono al riparto dei seggi le liste che, con il medesimo contrassegno, hanno su base nazionale almeno il 4 o 5 per cento dei voti ovvero il 2 o 3 per cento se in coalizione con altre; inoltre, accedono al riparto dei seggi le liste o coalizioni che raggiungono l'8 per cento in almeno cinque regioni, il 15 per cento anche in una sola regione (ma in tal caso solo nella regione o nelle regioni ove si ottiene quel risultato) o il 20 per cento in una regione d'insediamento di minoranze linguistiche riconosciute. Alle liste o alle coalizioni di liste che, con il medesimo contrassegno, ottengono almeno il 40 per cento di voti validi a livello nazionale, sono attribuiti 170 seggi; i seggi "incrementali" sono poi distribuiti tra le regioni e, in ambito regionale, tra i collegi plurinominali, in base alle cifre elettorali in ordine decrescente.
Il relatore sottolinea che permangono aperte alcune questioni. Anzitutto, il metodo di calcolo per l'attribuzione dei seggi: dei quozienti interi e più alti resti ovvero dei divisori (d'Hondt). Inoltre, nel caso di mancata attribuzione del premio di maggioranza, sono state previste due opzioni: un secondo turno di votazioni in contesa tra le due liste o coalizioni che hanno ottenuto il maggior numero di voti (opzione proposta dalla relatrice Lo Moro) oppure un incremento di seggi alla lista o coalizione che ha ottenuto, con la maggioranza dei voti, almeno il 35 per cento dei suffragi (opzione da lui proposta). Il relatore indica un'altra questione aperta: per risolvere l'eventualità di esiti difformi, quanto al premio, tra Camera e Senato, se il premio è conseguito da liste o coalizioni con diverso contrassegno, potrebbe non essere attribuito né alla Camera né al Senato; se invece è conseguito per una sola Camera e non per l'altra si può considerare l'ipotesi che non sia attribuito in alcuna delle due Camere.
Quanto alla scelta degli eletti nei collegi plurinominali, egli propende per un'assegnazione secondo l'ordine di lista, mentre la relatrice Lo Moro preferisce che l'attribuzione sia effettuata in base ai voti di preferenza, con possibilità di due scelte, per candidati di sesso diverso.
Ribadisce, quindi, l'intendimento dei relatori di procedere in tempi ragionevoli ma certi all'approvazione di una riforma della legge elettorale e ritiene che l'eventuale necessità di una proposta da parte del Governo rappresenterebbe una estrema delegittimazione del Parlamento. I relatori hanno tentato di attenuare le divergenze e di presentare ai Gruppi parlamentari una ipotesi che auspicano possa avere successo, senza condizionamenti provenienti dalle rispettive parti politiche.