Legislatura 17ª - 1ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 64 del 24/10/2013

(356) Anna FINOCCHIARO e ZANDA.  -  Modifiche al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, in materia di elezione della Camera dei deputati, e al testo unico di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, in materia di elezione del Senato della Repubblica, nonché delega al Governo per la determinazione dei collegi uninominali  

(396) Loredana DE PETRIS ed altri.  -  Abrogazione della legge 21 dicembre 2005, n. 270, e reintroduzione della disciplina elettorale per la Camera e per il Senato, basata sul sistema maggioritario  

(406) FRAVEZZI ed altri.  -  Modifiche al sistema elettorale per l'elezione del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati  

(432) Stefano ESPOSITO ed altri.  -  Abrogazione della legge 21 dicembre 2005, n. 270, in materia di elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica  

(559) CALDEROLI.  -  Modificazioni della normativa per le elezioni alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica  

(661) Giovanni MAURO e Mario FERRARA.  -  Norme per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica  

(674) Rosa Maria DI GIORGI ed altri.  -  Disposizioni in materia di elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica  

(685) Anna FINOCCHIARO ed altri.  -  Disposizioni transitorie per l'elezione del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati  

(1017) ASTORRE e COLLINA.  -  Modifiche al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, e al testo unico di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533. Introduzione del doppio turno di coalizione per l'elezione dei membri della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica  

(1029) SUSTA ed altri.  -  Modifiche al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, in materia di elezione della Camera dei deputati, e al testo unico di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, in materia  di elezione del Senato della Repubblica, nonché delega al Governo per la determinazione delle circoscrizioni elettorali per la Camera e dei collegi uninominali  

- e petizioni nn. 57, 153, 155 e 456 ad essi attinenti

(Seguito dell'esame congiunto e rinvio) 

 

            Riprende l'esame congiunto, sospeso nella seduta dell'8 ottobre.

           

     Il relatore BRUNO (PdL), anche a nome dell'altra relatrice, senatrice Lo Moro, riferisce sull'ipotesi di lavoro concordata, che prevede, per la Camera dei deputati, l'attribuzione del 20 per cento dei seggi con metodo proporzionale, senza voto di preferenza, su liste circoscrizionali di candidati, con alternanza di genere, nelle 26 circoscrizioni attuali, e dell'80 per cento dei seggi  con metodo proporzionale, su base circoscrizionale, su liste di candidati in collegi plurinominali collegate reciprocamente con liste circoscrizionali. I collegi plurinominali sono tendenzialmente di ambito provinciale o sub-provinciale; in ogni lista di candidati lo stesso sesso non può essere presente in misura eccedente il 65 per cento (o i 2/3). Le soglie di sbarramento sono computate a livello nazionale sull'insieme delle liste circoscrizionali aventi il medesimo contrassegno: il 4 o 5 per cento per le liste non coalizzate, il 2 o 3 per cento per quelle coalizzate; oppure il 10 per cento in almeno 3 circoscrizioni o il 20 per cento in quelle di insediamento di minoranze linguistiche riconosciute. Il premio di maggioranza prevede l'attribuzione di 340 seggi alla lista o coalizione di liste circoscrizionali con il medesimo contrassegno che ottiene almeno il 40 per cento dei voti a livello nazionale.

            Per quanto riguarda il Senato, ogni regione, salvo la Valle d'Aosta, il Molise e il Trentino-Alto Adige, è suddivisa in collegi plurinominali: nelle liste i candidati dello stesso sesso non possono eccedere il 65 per cento (oppure i 2/3). Accedono al riparto dei seggi le liste che, con il medesimo contrassegno,  hanno su base nazionale almeno il 4 o 5 per cento dei voti ovvero il 2 o 3 per cento se in coalizione con altre; inoltre, accedono al riparto dei seggi le liste o coalizioni che raggiungono l'8 per cento in almeno cinque regioni, il 15 per cento anche in una sola regione (ma in tal caso solo nella regione o nelle regioni ove si ottiene quel risultato) o il 20 per cento in una regione d'insediamento di minoranze linguistiche riconosciute. Alle liste o alle coalizioni di liste che, con il medesimo contrassegno, ottengono almeno il 40 per cento di voti validi a livello nazionale, sono attribuiti 170 seggi; i seggi "incrementali" sono poi distribuiti tra le regioni e, in ambito regionale, tra i collegi plurinominali, in base alle cifre elettorali in ordine decrescente.

            Il relatore sottolinea che permangono aperte alcune questioni. Anzitutto, il metodo di calcolo per l'attribuzione dei seggi: dei quozienti interi e più alti resti ovvero dei divisori (d'Hondt). Inoltre, nel caso di mancata attribuzione del premio di maggioranza, sono state previste due opzioni: un secondo turno di votazioni in contesa tra le due liste o coalizioni che hanno ottenuto il maggior numero di voti (opzione proposta dalla relatrice Lo Moro) oppure un incremento di seggi alla lista o coalizione che ha ottenuto, con la maggioranza dei voti, almeno il 35 per cento dei suffragi (opzione da lui proposta). Il relatore indica un'altra questione aperta: per risolvere l'eventualità di esiti difformi, quanto al premio, tra Camera e Senato, se  il premio è conseguito da liste o coalizioni con diverso contrassegno, potrebbe non essere attribuito né alla Camera né al Senato; se invece è conseguito per una sola Camera e non per l'altra si può considerare l'ipotesi che non sia attribuito in alcuna delle due Camere.

            Quanto alla scelta degli eletti nei collegi plurinominali, egli propende per un'assegnazione secondo l'ordine di lista, mentre la relatrice Lo Moro preferisce che l'attribuzione sia effettuata in base ai voti di preferenza, con possibilità di due scelte, per candidati di sesso diverso.

            Ribadisce, quindi, l'intendimento dei relatori di procedere in tempi ragionevoli ma certi all'approvazione di una riforma della legge elettorale e ritiene che l'eventuale necessità di una proposta da parte del Governo rappresenterebbe una estrema delegittimazione del Parlamento. I relatori hanno tentato di attenuare le divergenze e di presentare ai Gruppi parlamentari una ipotesi che auspicano possa avere successo, senza condizionamenti provenienti dalle rispettive parti politiche.

 

         La relatrice LO MORO (PD) condivide l'illustrazione dell'altro relatore e sottolinea che l'ipotesi di lavoro non recepisce le posizioni originarie dei singoli partiti politici, ma si propone di realizzare una mediazione a cui auspica che partecipino anche i Gruppi di minoranza. Essa risolve la questione della soglia per il premio di maggioranza e quella degli esiti differenziati per l'attribuzione con meccanismi diversi del premio di maggioranza alla Camera e al Senato. Inoltre, recepisce l'esigenza di riconoscibilità degli eletti, prospettando il sistema di circoscrizioni piccole. Conferma che, a suo avviso, tale qualità sarebbe resa più coerente con il voto di preferenza. Quanto al doppio turno, ricorda che il Gruppo del Partito Democratico (ma anche i senatori del Gruppo di Scelta civica per l'Italia) sostengono quella opzione per favorire la governabilità del sistema nel caso in cui non si raggiunga la soglia per l'attribuzione del premio di maggioranza. In proposito, intende chiarire che si tratta di un indirizzo politico non equivoco, che non può essere mistificato da alcuno, allo scopo di attribuire false intenzioni, ma con l'effetto, invece, di rivelare propositi non dichiarati.

 

         Il senatore CALDEROLI (LN-Aut) ringrazia i relatori per il lavoro di sintesi compiuto, ma rivolge un appello ai partiti politici affinché abbandonino le proposte massimaliste, che rischiano di ostacolare il successo della riforma. A suo avviso, il rilancio di proposte di parte ha solo l'effetto di voler conservare la legge vigente. Conclude dichiarando la disponibilità del suo Gruppo a favorire il successo dell'iniziativa di riforma elettorale.

 

         La senatrice DE MONTE (PD), dopo aver apprezzato l'iniziativa di sintesi illustrata dai relatori, sottolinea l'importanza di assicurare la governabilità del sistema politico. Sebbene non si possano assegnare alla legge elettorale funzioni che sono proprie della politica, ritiene che il doppio turno di coalizione rende più probabile l'individuazione tempestiva della maggioranza e delle minoranze.

 

         Il senatore GOTOR (PD) condivide l'argomentazione svolta dalla senatrice De Monte, nel senso che non si può rinviare alla legge elettorale il compito di assicurare la governabilità del sistema politico, come dimostra l'esperienza dei diversi sistemi elettorali. Per riformare la vigente legge elettorale è necessario un accordo tra i partiti, che pertanto dovrebbero rinunciare alle rispettive proposte principali. Tale spirito costruttivo, a suo avviso, dovrebbe essere osservato sia in sede parlamentare, sia nel dibattito politico pubblico, dove, invece, spesso si manifestano opinioni strumentali e dissimulatorie.

 

         Il senatore MINEO (PD) apprezza l'orgoglio con il quale i relatori difendono il lavoro che si sta svolgendo nella Commissione. Tuttavia, pur nella necessaria mediazione politica, ritiene che non si debba rinunciare a sanare i maggiori difetti della legge elettorale vigente, cioè la formazione di coalizioni elettorali che poi si rivelano infedeli e la riserva ai partiti politici della scelta dei parlamentari. In proposito, ritiene che dopo venti anni dal referendum che ha ridotto le preferenze, gli elettori possano perfino preferire il rischio di fenomeni di notabilato a quello di capi-partito che nominano gli eletti. Inoltre, si tratta di prevenire il rischio di esiti diversi nei due rami del Parlamento, a causa di un meccanismo difforme nell'attribuzione dei premi di maggioranza.

             A suo avviso, il doppio turno di coalizione rappresenta il metodo migliore per evitare la formazione di coalizioni infedeli, anche in presenza di un sistema politico multipolare; del resto, lo stesso Movimento 5 Stelle, volendo governare da solo, dovrebbe propendere per tale sistema, poiché altrimenti dovrebbe necessariamente individuare degli alleati di governo. Si dovrebbero evitare, invece, meccanismi di blocco che potrebbero determinare una degenerazione del sistema politico. Nel caso in cui non si trovi un accordo sul doppio turno, piuttosto che accettare l'ipotesi del turno unico con premi di maggioranza decrescenti, a suo avviso non si dovrebbe escludere l'eventuale ritorno al sistema proporzionale con voto di preferenza.

 

         Il senatore CAMPANELLA (M5S) ribadisce l'orientamento del Movimento 5 Stelle, che considera prioritaria la riconoscibilità dell'eletto e la scelta degli elettori. A suo avviso, il principio di governabilità non deve trascurare la necessità di una adeguata rappresentanza politica: per questo, il sistema del doppio turno non è condiviso dalla sua parte politica, che invece richiama l'attenzione sulla qualità degli eletti, sulla loro onestà e sull'opportunità di limitare il numero massimo di mandati parlamentari.

            Conclude, dichiarando la disponibilità del suo Gruppo a seguire con attenzione il dibattito e auspicando la massima intesa possibile sulla riforma elettorale.

 

         Il senatore PAGLIARI (PD) sottolinea l'opportunità di affrontare la riforma della legge elettorale con realismo, tenendo conto che ogni legge produce gli effetti che sono possibili nella sua attuazione pratica e non in linea teorica. Inoltre, è bene rammentare che i sistemi politici non possono essere cambiati per atto normativo. La riforma della legge elettorale è opera molto critica: infatti, un fallimento determinerebbe una chiara reazione dei cittadini, in termini di aumento dell'astensionismo e di voto di protesta irrazionale.

            La traccia proposta dai relatori evidenzia l'ipotesi di accordo e indica gli aspetti problematici su cui si potrà discutere; in particolare, la questione del metodo di scelta degli eletti e l'attribuzione del premio di maggioranza nel caso in cui non si raggiunga la soglia minima prevista.

            Conclude, sottolineando che la Commissione ha il dovere di definire una proposta per l'Assemblea, rischiando anche l'impopolarità presso gli stessi parlamentari.

 

         Il senatore URAS (Misto-SEL) ringrazia i relatori per la traccia di lavoro che hanno prodotto. Sottolinea l'importanza della funzione del Parlamento, che si sostanzia nell'attività legislativa attraverso il confronto tra tutti i partiti politici che vi sono rappresentati. In tal senso, ritiene che si debba prescindere dalla prospettiva di una possibile revisione della forma di governo che, se realizzata, comporterà una riconsiderazione della legge elettorale.

            Richiama l'attenzione del principio di rappresentanza: l'appartenenza politica, a differenza del passato, è oggi meno stabile, in conseguenza del venir meno degli impianti ideologici, e dunque privilegia l'individuazione di scelte politiche concrete.

 

         Il relatore BRUNO (PdL) ringrazia i senatori che sono intervenuti: dal dibattito emerge la volontà di procedere con spirito costruttivo e la speranza che il tentativo di riforma elettorale possa avere successo, per dare risposta alle istanze che provengono dal Parlamento e dal Paese.

 

            Il seguito dell'esame congiunto è quindi rinviato.