Legislatura 16ª - 7ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 447 del 06/02/2013
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Nel dibattito interviene il senatore VITA (PD), il quale fa presente anzitutto che l'articolo 44 del decreto legislativo n. 177 riprende sostanzialmente la legge n. 122 del 1998 che inaugurò il tema delle quote, recependo in Italia i contenuti della direttiva Europea "Tv senza frontiere". Si tratta pertanto di una normativa consolidata in molti Paesi europei, rispetto ai quali l'Italia si trova addirittura in ritardo.
Nega dunque che vi sia del dirigismo nel provvedimento in esame, tenuto conto che la questione è stata già dibattuta e risolta in origine a livello europeo. Rammenta infatti la contrapposizione a suo tempo registrata tra i Paesi del Nord Europa, capeggiati dalla Gran Bretagna, poco favorevoli alle quote, e i Paesi latini. All'esito di tale confronto, l'Europa unanimemente qualificò l'argomento come un'opportunità per incentivare la produzione indipendente del cinema e dell'audiovisivo. Invita pertanto ad eliminare dal dibattito il tema del presunto rischio di protezionismo.
Coglie peraltro l'occasione per segnalare l'esigenza di inserire il concetto di audiovisivo nel provvedimento in titolo, che impropriamente si riferisce solo al cinema tout court. Ritiene comunque che il testo vada accolto nella versione presentata in quanto esso è già il frutto di un'attenta limatura. Si dichiara pertanto contrario ad una rimodulazione delle quote di investimento, considerato peraltro che la concessionaria del servizio pubblico deve adempiere ad obblighi ulteriori in virtù del contratto di servizio.
Dopo aver rilevato il calo della produzione e la scarsa vigilanza dell'AGCOM, ribadisce l'inopportunità di stemperare le quote e di dilatare i tempi di attuazione, tenuto conto che il regolamento è già tardivo rispetto alla normativa primaria. Sottolinea del resto che lo schema di decreto era da tempo atteso anche dalle stesse emittenti televisive, le quali dunque non sono colte di sorpresa.
Dichiarando nuovamente la sua contrarietà ad una modifica del testo, che costituisce a suo avviso un delicato punto di equilibrio, suggerisce tutt'al più di compiere un ulteriore approfondimento che necessariamente richiederebbe di audire i soggetti coinvolti.