Legislatura 16ª - 7ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 447 del 06/02/2013
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Il senatore RUSCONI (PD), ricordando di aver già preannunciato l'indisponibilità del suo Gruppo a votare il parere sul provvedimento, domanda al Governo di esporre le ragioni dell'urgenza. Ribadisce altresì che in un momento di scioglimento delle Camere dovrebbero essere votati solo provvedimenti su cui si raggiunge una concordanza tra le forze politiche.
Il sottosegretario Elena UGOLINI ricorda che il tema della valutazione è in discussione dal 2001, allorquando fu istituito uno specifico gruppo per l'elaborazione di un sistema nazionale di valutazione delle scuole, in linea con le richieste dell'Europa. Dopo aver riportato i risultati insoddisfacenti degli studenti nelle prove INVALSI, segnala che già dal 2000 le rilevazioni OCSE-PISA avevano mostrato la profonda discrepanza tra il Nord e il Sud e tra scuole dello stesso livello. L'Unione europea aveva perciò chiesto a più riprese all'Italia di dotarsi di un sistema nazionale di valutazione anche per intervenire efficacemente sulle scuole con difficoltà.
Fa presente poi che il provvedimento ha iniziato il suo l'iter nel Consiglio dei ministri nell'agosto 2012; riconosce comunque che sarebbe stato preferibile trattare l'argomento lo scorso autunno. Invita tuttavia a considerare la lunga gestazione del testo, che trae spunto dal lavoro di Governi diversi ed è frutto di numerose mediazioni aventi lo scopo di mettere la scuola al centro del processo di valutazione.
Si sofferma inoltre sulle osservazioni contenute nello schema di parere, in particolare sull'esigenza di consolidare l'INVALSI e di attribuire alla scuola un ruolo da protagonista, sulla necessità di estendere la valutazione a tutto il sistema in modo progressivo, sul tema del rapporto tra valutazione esterna e interna, anche con riferimento alle indagini PIRLS e TIMMS.
Rivendicando l'impegno profuso negli ultimi dodici anni, afferma che l'istituzione di un sistema di valutazione risulta cruciale anche in vista dell'assegnazione dei fondi europei per il prossimo settennio di programmazione. Per tali ragioni, l'Esecutivo ha ritenuto di sottoporre l'atto al parere delle Camere, benché sciolte, proprio per intraprendere un percorso richiesto dall'Unione europea.