Legislatura 16ª - 7ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 447 del 06/02/2013
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IN SEDE CONSULTIVA SU ATTI DEL GOVERNO
Schema di decreto ministeriale recante criteri di qualificazione delle opere cinematografiche di espressione originale italiana e definizione delle quote di riserva nell'ambito delle percentuali previste dall'articolo 44, commi 2 e 3, del decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177 (n. 537)
(Parere al Ministro per lo sviluppo economico e al Ministro per i beni e le attività culturali, ai sensi dell'articolo 44, commi 2 e 3, del decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177. Esame e rinvio)
Riferisce alla Commissione il presidente relatore POSSA (PdL), il quale premette che la fonte primaria di riferimento è l'articolo 44 del decreto legislativo 31 luglio 2005 n. 177, nel testo oggi vigente, cospicuamente modificato successivamente al 2005. Tale norma prevede l'emanazione di un decreto interministeriale che definisca: i criteri di qualificazione delle opere cinematografiche di espressione originale italiana (e.o.i.) ovunque prodotte; le quote percentuali che le emittenti televisive dovranno riservare alle opere cinematografiche di e.o.i., nell'ambito dei tempi riservati alla trasmissione delle opere europee; le quote percentuali degli introiti netti annui da riservare alla produzione, finanziamento, pre-acquisto o acquisto delle opere cinematografiche di e.o.i. ovunque prodotte, all'interno delle percentuali riservate al finanziamento delle opere europee; la quota degli introiti netti che la concessionaria del servizio pubblico generale radiotelevisivo deve destinare al finanziamento di opere di animazione appositamente prodotte per la formazione dell'infanzia.
Formula quindi alcune considerazioni generali, ritenendo che l'imposizione di quote di trasmissione e di finanziamento alla produzione di opere cinematografiche sia un'azione dirigistica, anche se ammessa in quanto le emittenti televisive pubbliche e private operano all'interno di concessioni degli Stati. Ipotizza peraltro che la fissazione di quote di finanziamento della produzione cinematografica europea sia motivata più dalla volontà di tutela e promozione dell'industria cinematografica europea che non dalla volontà di tutela e promozione dell'identità europea. Pur giudicando senz'altro molto opportuno difendere l'identità culturale italiana mediante il sostegno alla produzione cinematografica nazionale, paventa il rischio che quote troppo alte di finanziamento configurino una forma di protezionismo.
Pone in luce inoltre i problemi di attuazione conseguenti, in particolare, all'evoluzione tecnologica, per cui soglie giudicate ad una certa data facilmente raggiungibili diventano per lo meno in parte obsolete in tempi successivi. Sulla questione richiama peraltro il summenzionato articolo 44, in virtù del quale le suddette quote di trasmissione e di produzione devono tener conto dello sviluppo del mercato e della reale disponibilità delle opere cinematografiche. A tale ultimo proposito, cita alcuni dati forniti dall'ANICA, per cui nel quinquennio 2007-2011 sono stati distribuiti 608 film italiani su 703 prodotti, con una produzione media di 120 film distribuibili per anno. Fa notare altresì che la programmazione televisiva può aver luogo solo dopo l'esaurimento delle "finestre" di sfruttamento dell'opera che la precedono: la cosiddetta "finestra free" si apre di norma dopo due anni dalla produzione. Poiché le quote di film da programmare riguardano opere recenti (con non più di cinque anni dalla data di produzione), risulta che le emittenti televisive hanno a disposizione per adempiere all'obbligo riguardante le quote di trasmissione solo 360 titoli (120 titoli con 2 anni di anzianità di produzione, 120 titoli con 3 anni di anzianità di produzione e 120 titoli con 4 anni di anzianità di produzione). Ritiene perciò che si tratti di un numero di film piuttosto limitato, che rende problematico il rispetto della quota di risorse.
Passa poi ad illustrare analiticamente il provvedimento, richiamandone le premesse che attengono fra l'altro al contenuto dell'articolo 44 del decreto legislativo n. 177. Ricorda in particolare che, secondo il comma 2 dell’articolo 44, le emittenti televisive nazionali riservano ogni anno alle opere europee degli ultimi cinque anni almeno il 10 per cento del tempo di trasmissione, escluso il tempo dedicato a notiziari, manifestazioni sportive, giochi televisivi, pubblicità, servizi di teletext e televendite. Per le stesse opere europee degli ultimi cinque anni la concessionaria del servizio pubblico generale radiotelevisivo deve riservare una quota minima del 20 per cento del tempo di trasmissione.
Menziona poi il comma 3 dell’articolo 44, in virtù del quale le emittenti televisive destinano almeno il 10 per cento dei loro introiti netti (così come indicati nel conto economico dell'ultimo bilancio di esercizio) alla produzione, finanziamento, pre-acquisto e acquisto di opere europee realizzate da produttori indipendenti. Tale percentuale deve essere raggiunta assegnando una quota adeguata ad opere recenti, diffuse entro il termine di cinque anni dalla loro produzione. Dal canto suo, la concessionaria del servizio pubblico deve destinare alle opere europee realizzate da produttori indipendenti una quota non inferiore al 15 per cento dei ricavi complessivi annui derivanti dagli abbonamenti e dei ricavi pubblicitari (esclusi i ricavi da convenzioni con la PA e i ricavi da vendite di beni e servizi).
Il Presidente relatore dà indi conto dell'articolo 1 dello schema di decreto, citando la definizione di opere cinematografiche di e.o.i. e la determinazione della procedura di riconoscimento, nonché dell’articolo 2 sulle quote da riservare alla trasmissione di opere cinematografiche di e.o.i. Precisa in particolare che, nell'ambito della percentuale fissata dal decreto legislativo n. 177, le emittenti televisive diverse dalla concessionaria del servizio pubblico, incluse le piattaforme tipo pay per view, devono riservare alla trasmissione di opere cinematografiche di e.o.i., realizzate negli ultimi cinque anni, le seguenti quote: il 10 per cento per i palinsesti che non abbiano carattere tematico, pari all’1 per cento del tempo di diffusione; il 30 per cento per i palinsesti di carattere tematico, pari al 3 per cento del tempo di diffusione. Rileva peraltro sul piano della corretta formulazione dei testi normativi che la definizione di concessionaria del servizio pubblico generale radiotelevisivo andrebbe inserita al comma 1 piuttosto che al successivo comma 2.
Riferisce poi che per la RAI le quote di trasmissione di opere cinematografiche di e.o.i. degli ultimi cinque anni sono pari: al 6,5 per cento per i palinsesti che non abbiano carattere tematico, pari all’1,3 per cento del tempo di trasmissione; al 20 per cento per i palinsesti di carattere tematico, pari al 4 per cento del tempo di trasmissione. Tali quote di trasmissione vanno distribuite secondo le modalità del contratto di servizio in tutte le fasce orarie.
Quanto all'articolo 3, fa presente che le emittenti televisive diverse dalla concessionaria del servizio pubblico devono riservare il 3,5 per cento degli introiti netti annui alla produzione, finanziamento, pre-acquisto, acquisto delle opere cinematografiche di e.o.i. ovunque prodotte da produttori indipendenti. Specifica in particolare che per introiti netti annui si intendono i ricavi derivati da pubblicità, televendite, sponsorizzazioni, contratti e convenzioni con soggetti pubblici e privati, provvidenze pubbliche, nonché da offerte televisive a pagamento di programmi di carattere non sportivo di cui l’emittente televisiva ha la responsabilità editoriale, inclusi i palinsesti diffusi o distribuiti attraverso piattaforme diffusive o distributive di soggetti terzi.
All’interno di tale quota del 3,5 per cento - prosegue il Presidente relatore - una riserva del 70 per cento è destinata alle opere cinematografiche di e.o.i. diffuse entro il termine di cinque anni dalla loro produzione. Di questa riserva del 70 per cento, almeno il 30 per cento è destinato comunque al pre-acquisto.
Per la RAI gli obblighi di investimento sono così ripartiti: una riserva del 24 per cento della quota prevista per le opere europee, pari al 3,6 per cento dei predetti ricavi, da destinare ai produttori indipendenti per produzione, finanziamento, pre-acquisto e acquisto di opere cinematografiche di e.o.i., ovunque prodotte; una ulteriore riserva del 5 per cento della quota prevista per le opere europee, pari allo 0,75 per cento dei predetti ricavi, in favore delle opere di animazione appositamente prodotte per la formazione dell’infanzia (non necessariamente di opere cinematografiche di e.o.i.). Manifesta peraltro perplessità sul fatto che la quota di investimento per le opere cinematografiche di e.o.i. a carico della concessionaria del servizio pubblico, pur in valore assoluto appena superiore a quella delle altre emittenti, risulta tuttavia nettamente inferiore se rapportata alle percentuali di investimento di opere europee previste dall'articolo 44 del decreto legislativo n. 177 del 2005.
Illustra indi l'articolo 4, che fissa al 1° luglio 2013 la data di entrata in vigore del provvedimento, prevedendo fra l'altro una gradualità nella imposizione delle quote di trasmissione, tale per cui i relativi obblighi dettati dall'articolo 2 sono ridotti del 40 per cento per il secondo semestre 2013, del 30 per cento per il 2014 e del 15 per cento per il 2015. Sussiste altresì la possibilità che le quote dei tempi di trasmissione possano essere oggetto di revisione con decreto dei Ministri per lo sviluppo economico e per i beni e le attività culturali, sentite le Commissioni parlamentari competenti, tenuto conto delle condizioni di mercato e della effettiva disponibilità di opere di e.o.i., sulla base di verifiche effettuate dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM).
Nel manifestare piena apertura rispetto alle considerazioni che emergeranno nel dibattito, preannuncia l'intenzione di presentare un parere favorevole con due condizioni, la prima delle quali vertente sull'esigenza di ridurre al 3 per cento (dall'attuale 3,5 per cento) la quota di investimento a carico delle emittenti televisive diverse dalla RAI. Ciò per due motivi: ritiene infatti che il 3,5 per cento sia una percentuale elevata e potrebbe essere giudicata dalla Commissione europea in parte di carattere protezionistico della nostra industria; la diversificazione delle quote di investimento per opere cinematografiche di e.o.i. impatta a suo avviso maggiormente sulle altre emittenti televisive rispetto alla concessionaria del servizio pubblico. In merito, afferma che laddove si ritenesse essenziale mantenere inalterato il finanziamento complessivo per le opere cinematografiche di e.o.i., si potrebbe ricorrere ad un aumento della sola quota RAI.
La seconda condizione attiene alla opportunità di inserire una certa gradualità anche nell'applicazione dell'articolo 3 sugli obblighi di investimento, secondo la stessa disciplina prevista per le quote di trasmissione dall'articolo 4. Ritiene infatti quanto mai necessaria tale gradualità alla luce del fatto che l'anno 2013 è già in corso, e dunque gli investimenti sono stati presumibilmente già decisi, che l'attuale recessione incide cospicuamente sugli introiti delle emittenti televisive (in particolare sugli introiti pubblicitari) e che tutte le emittenti televisive sono fortemente impegnate anche nel settore della produzione della fiction.
Infine, comunica di aver appreso per le vie brevi che l'8ª Commissione, chiamata a rendere osservazioni sull'atto in titolo, non si convocherà nei prossimi giorni e dunque l'esame potrebbe concludersi senza attendere la scadenza del termine per l'espressione delle predette osservazioni.
Nel dibattito interviene il senatore VITA (PD), il quale fa presente anzitutto che l'articolo 44 del decreto legislativo n. 177 riprende sostanzialmente la legge n. 122 del 1998 che inaugurò il tema delle quote, recependo in Italia i contenuti della direttiva Europea "Tv senza frontiere". Si tratta pertanto di una normativa consolidata in molti Paesi europei, rispetto ai quali l'Italia si trova addirittura in ritardo.
Nega dunque che vi sia del dirigismo nel provvedimento in esame, tenuto conto che la questione è stata già dibattuta e risolta in origine a livello europeo. Rammenta infatti la contrapposizione a suo tempo registrata tra i Paesi del Nord Europa, capeggiati dalla Gran Bretagna, poco favorevoli alle quote, e i Paesi latini. All'esito di tale confronto, l'Europa unanimemente qualificò l'argomento come un'opportunità per incentivare la produzione indipendente del cinema e dell'audiovisivo. Invita pertanto ad eliminare dal dibattito il tema del presunto rischio di protezionismo.
Coglie peraltro l'occasione per segnalare l'esigenza di inserire il concetto di audiovisivo nel provvedimento in titolo, che impropriamente si riferisce solo al cinema tout court. Ritiene comunque che il testo vada accolto nella versione presentata in quanto esso è già il frutto di un'attenta limatura. Si dichiara pertanto contrario ad una rimodulazione delle quote di investimento, considerato peraltro che la concessionaria del servizio pubblico deve adempiere ad obblighi ulteriori in virtù del contratto di servizio.
Dopo aver rilevato il calo della produzione e la scarsa vigilanza dell'AGCOM, ribadisce l'inopportunità di stemperare le quote e di dilatare i tempi di attuazione, tenuto conto che il regolamento è già tardivo rispetto alla normativa primaria. Sottolinea del resto che lo schema di decreto era da tempo atteso anche dalle stesse emittenti televisive, le quali dunque non sono colte di sorpresa.
Dichiarando nuovamente la sua contrarietà ad una modifica del testo, che costituisce a suo avviso un delicato punto di equilibrio, suggerisce tutt'al più di compiere un ulteriore approfondimento che necessariamente richiederebbe di audire i soggetti coinvolti.
Prende la parola il senatore ASCIUTTI (PdL), il quale giudica a sua volta il provvedimento tardivo tenuto conto che il decreto legislativo n. 177 risale al 2005. Riconosce tuttavia la complessità dell'argomento, che interessa numerosi attori del sistema; sarebbe perciò a suo giudizio quantomeno necessario comprendere gli effetti delle eventuali modifiche proposte dal Presidente relatore attraverso il confronto con gli interessati.
A fronte di ciò, reputa preferibile che l'Esecutivo non proceda nell'adozione del provvedimento, rimandando l'esame alla prossima legislatura nella quale le Commissioni parlamentari avranno un tempo congruo per svolgere anche delle audizioni. In conclusione, invita pertanto il Presidente relatore a sollecitare il Governo in tal senso.
La senatrice Vittoria FRANCO (PD) dà atto al Presidente relatore di aver compiuto un analitico esame, di cui tuttavia non condivide le conclusione né le premesse. Rifiuta infatti la qualificazione come dirigista del provvedimento che invece a suo avviso si limita a stabilire delle regole in un settore in cui altri Paesi hanno legiferato analogamente con risultati positivi. Pur ritenendo perciò che sussista un errore concettuale nel ritenere dirigista la definizione di regole, sottolinea peraltro che un eventuale abbassamento della quota di investimento ricalcherebbe il solco già tracciato dallo schema di decreto. Afferma comunque che la soglia del 3,5 per cento rappresenta un delicato punto di mediazione.
Reputa tuttavia che il Parlamento non abbia l'autorevolezza per esprimersi in quanto non è nella pienezza dei suoi poteri: in tali condizioni l'espressione di un parere senza ascoltare gli esponenti del settore costituirebbe a suo giudizio uno strappo. Concorda quindi con l'ipotesi di un rinvio della materia alla prossima legislatura, tanto più che un esame affrettato rappresenterebbe un'offesa al comparto. In ultima analisi, rileva criticamente che il mondo del cinema si aspettava in questa legislatura una specifica legge di sistema, che è stato un errore a suo avviso non approvare nonostante il lungo e approfondito iter.
Il senatore RUSCONI (PD) si riallaccia alle considerazioni della senatrice Vittoria Franco ricordando che spesso anche decisioni assunte all'unanimità vengono contestate dagli operatori del settore. Afferma poi che nel contesto attuale, con un Governo dimissionario e a Camere sciolte, dovrebbero essere affrontati solo argomenti per i quali si raggiunge una sintesi, data l'evidente debolezza politica.
Giudica inoltre legittimi e di pari rilievo gli interessi coinvolti dal testo, che impatta infatti sia sui produttori di cinema sia sulle aziende televisive, le quali - riconosce - si collocano in un generale contesto di difficoltà economica.
Considerata la complessità della situazione, sarebbe a suo avviso opportuno svolgere delle audizioni per compiere una riflessione approfondita e consapevole. Concorda pertanto con l'ipotesi di rinviare l'intero esame alla prossima legislatura, sollecitando in tal senso il Governo tramite la Presidenza del Senato. Pone infatti una questione di metodo, che non attiene solo ad una eventuale mancata espressione del parere, bensì ad un pieno esercizio dei poteri da parte delle istituzioni, le quali attualmente non possono compiere le opportune verifiche anche con gli operatori del settore. Pur comprendendo le ragioni del Presidente relatore, si dichiara favorevole alla proposta del senatore Asciutti, che consentirebbe tra l'altro una convergenza tra gli schieramenti.
Il senatore LEONI (LNP) ritiene che l'esposizione del Presidente relatore faccia emergere chiaramente l'impegno dei ministri Passera e Ornaghi per dare una soluzione definitiva al tema. Dissente dunque dalla proposta di demandare l'intero esame alla prossima legislatura, anche perché ciò rappresenterebbe un'impropria limitazione dell'autonomia delle future istituzioni. Bisogna invece avere il coraggio di prendere una decisione, eventualmente anche deliberando di non esprimere un parere. Manifesta infine dispiacere per la mancata conclusione di un lavoro compiuto dai Ministri interessati.
Il senatore PITTONI (LNP) enfatizza la delicatezza della materia, la pari dignità degli interessi coinvolti e l'elevato numero di lavoratori delle imprese toccate dal provvedimento. Aderisce pertanto all'ipotesi che l'argomento sia affrontato dal prossimo Parlamento.
In sede di replica prende la parola il presidente relatore POSSA (PdL), il quale ritiene che il carattere tardivo del provvedimento avrebbe dovuto essere valutato dalla Presidenza del Senato all'atto dell'assegnazione. Nel momento in cui l'atto è stato assegnato alla Commissione, risulta evidente che il Presidente del Senato ha valutato positivamente la sussistenza delle condizioni per l'espressione del parere. Si dichiara dunque indisponibile a sollecitare la Presidenza del Senato affinché chieda al Governo di soprassedere sulla questione, in quanto ritiene che ciò esuli dalle proprie competenze.
Fa notare altresì che l'Esecutivo procederà ugualmente laddove le Commissioni parlamentari non renderanno alcun parere, reputando altamente improbabile che la questione sia lasciata cadere fino alla prossima legislatura. Sottolinea peraltro l'importanza dell'atto soprattutto per l'industria cinematografica italiana, che potrebbe godere di misure concrete di tutela e promozione.
Invita perciò i Gruppi a riconsiderare la posizione espressa, al fine di procedere all'esame di uno schema di parere che potrà essere eventualmente modificato, esercitando così le competenze proprie del Parlamento. Dopo aver ribadito nuovamente il rilievo dell'atto, che giudica ben elaborato, ritiene comunque indispensabile inserire la gradualità nell'applicazione delle quote di investimento, considerata l'attuale fase recessiva. Al fine di stimolare una discussione nel merito del provvedimento, illustra quindi uno schema di parere favorevole con condizioni, pubblicato in allegato, sottolineando l'esigenza di dare un segnale all'industria cinematografica italiana.
Il sottosegretario VARI, rilevando che il dibattito verte sull'opportunità o meno di esprimere un parere, si rimette all'orientamento della Commissione, manifestando il massimo rispetto per l'istituzione parlamentare.
Concorda il sottosegretario CECCHI, dichiarandosi dispiaciuto nel caso di una mancata conclusione dell'esame, dato che l'atto è atteso dagli operatori del settore.
Il senatore ASCIUTTI (PdL), pur ribadendo la propria preferenza per un rinvio dell'intero esame, prende atto della posizione del Presidente relatore. Con particolare riferimento alle condizioni previste dallo schema di parere dichiara di condividere sia quella sull'abbassamento delle quote di investimento sia quella relativa alla gradualità che giudica addirittura fondamentale tenuto conto che i bilanci sono stati già elaborati. Esprime dunque il voto favorevole del suo Gruppo.
Il senatore RUSCONI (PD) rivendica la coerenza del suo Gruppo che ha richiesto una valutazione di metodo prima che di merito. Manifesta quindi amarezza per l'andamento dell'iter, affermando che la proposta iniziale del senatore Asciutti - peraltro in linea con quanto pare si accinga a fare l'altro ramo del Parlamento - avrebbe consentito i giusti approfondimenti sull'argomento nella prossima legislatura. Ritiene quindi che potevano essere legittimamente rappresentate al Presidente del Senato le ragioni di un mancato esame, alla luce di tempi troppo brevi per un giudizio ponderato ed una seria riflessione. Nel dichiararsi dispiaciuto per la posizione espressa dal Presidente relatore, che non favorisce il raggiungimento di un'intesa sul metodo, annuncia che il suo Gruppo non parteciperà al voto. Si riserva infine di valutare la possibilità di un'ulteriore seduta per l'esame del provvedimento.
Il senatore PITTONI (LNP) dichiara il voto contrario del suo Gruppo.
Il PRESIDENTE constata dunque che la Commissione non è in numero legale per deliberare. Tiene peraltro a precisare che l'atto in titolo è frutto del lavoro di un Governo sostenuto dal Gruppo del Partito Democratico.
Il seguito dell'esame è rinviato.
Schema di decreto del Presidente della Repubblica recante regolamento sul sistema nazionale di valutazione in materia di istruzione e formazione (n. 536)
(Parere al Ministro per i rapporti con il Parlamento, ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e dell'articolo 2, comma 4-undevicies, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10. Seguito dell'esame e rinvio)
Riprende l'esame sospeso nella seduta del 29 gennaio, nel corso della quale - ricorda il PRESIDENTE - è stata svolta la relazione introduttiva ed ha avuto inizio il dibattito. Comunica altresì che sono state contattate per le vie brevi le Commissioni 1ª e 5ª, chiamate ad esprimere osservazioni sull'atto in titolo, le quali hanno informato che non si sarebbero riunite a tal fine; pertanto, la 7ª Commissione può procedere senza attendere la scadenza del termine loro assegnato.
Non essendoci nessun altro intervento nel dibattito, replica il relatore ASCIUTTI (PdL), il quale illustra uno schema di parere favorevole con osservazioni, pubblicato in allegato al presente resoconto.
Il senatore RUSCONI (PD), ricordando di aver già preannunciato l'indisponibilità del suo Gruppo a votare il parere sul provvedimento, domanda al Governo di esporre le ragioni dell'urgenza. Ribadisce altresì che in un momento di scioglimento delle Camere dovrebbero essere votati solo provvedimenti su cui si raggiunge una concordanza tra le forze politiche.
Il sottosegretario Elena UGOLINI ricorda che il tema della valutazione è in discussione dal 2001, allorquando fu istituito uno specifico gruppo per l'elaborazione di un sistema nazionale di valutazione delle scuole, in linea con le richieste dell'Europa. Dopo aver riportato i risultati insoddisfacenti degli studenti nelle prove INVALSI, segnala che già dal 2000 le rilevazioni OCSE-PISA avevano mostrato la profonda discrepanza tra il Nord e il Sud e tra scuole dello stesso livello. L'Unione europea aveva perciò chiesto a più riprese all'Italia di dotarsi di un sistema nazionale di valutazione anche per intervenire efficacemente sulle scuole con difficoltà.
Fa presente poi che il provvedimento ha iniziato il suo l'iter nel Consiglio dei ministri nell'agosto 2012; riconosce comunque che sarebbe stato preferibile trattare l'argomento lo scorso autunno. Invita tuttavia a considerare la lunga gestazione del testo, che trae spunto dal lavoro di Governi diversi ed è frutto di numerose mediazioni aventi lo scopo di mettere la scuola al centro del processo di valutazione.
Si sofferma inoltre sulle osservazioni contenute nello schema di parere, in particolare sull'esigenza di consolidare l'INVALSI e di attribuire alla scuola un ruolo da protagonista, sulla necessità di estendere la valutazione a tutto il sistema in modo progressivo, sul tema del rapporto tra valutazione esterna e interna, anche con riferimento alle indagini PIRLS e TIMMS.
Rivendicando l'impegno profuso negli ultimi dodici anni, afferma che l'istituzione di un sistema di valutazione risulta cruciale anche in vista dell'assegnazione dei fondi europei per il prossimo settennio di programmazione. Per tali ragioni, l'Esecutivo ha ritenuto di sottoporre l'atto al parere delle Camere, benché sciolte, proprio per intraprendere un percorso richiesto dall'Unione europea.
La senatrice SOLIANI (PD) fornisce una valutazione conclusiva di tipo politico sul provvedimento in esame. Dà atto al sottosegretario Ugolini di essersi impegnata a livello istituzionale e personale per un obiettivo del tutto condivisibile e indispensabile per la scuola italiana. Pur rispettando pertanto il valore intrinseco della valutazione, anche in campo internazionale, ritiene a nome del Gruppo che l'impianto proposto dall'Esecutivo sia inadeguato al compito da svolgere. Rileva infatti criticamente la presenza di tre soggetti separati e la previsione di un contingente ispettivo in luogo di un corpo ispettivo con una cabina di regia a suo giudizio alquanto aleatoria.
Ravvisa invece nello schema di regolamento la volontà di operare una celata riorganizzazione del Ministero che nulla ha a che fare con la valutazione. Ribadisce comunque la piena adesione del suo schieramento all'introduzione di un sistema di valutazione ma non nei termini previsti dal provvedimento. Dichiara quindi che il suo Gruppo non parteciperà al voto.
Il senatore PITTONI (LNP) dichiara l'astensione del suo Gruppo.
Il PRESIDENTE constata dunque che la Commissione non è in numero legale per deliberare. Rinvia dunque il seguito dell'esame.
La seduta termina alle ore 16.