Legislatura 16ª - 12ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 367 del 02/10/2012
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La senatrice BASSOLI (PD) ribadisce che la ripresa dell'iter del disegno di legge intitolo è strumentale, dopo che la trattazione è stata sospesa per diversi mesi, soprattutto in ragione della nascita del Governo tecnico presieduto dal senatore a vita Monti, governo che si è posto l'obiettivo di evitare che il Paese precipitasse in una crisi economica ancor più grave. Forze politiche di diverso colore hanno deciso di sostenere l'azione di tale Esecutivo, nella direzione del rigore, dell'equità e dello sviluppo. Tuttavia, questo sforzo rischia di essere vanificato nel momento in cui quelle stesse forze politiche sono costrette a riprendere la trattazione di un argomento che in passato le ha seriamente contrapposte; è pertanto prevedibile che lo stesso governo si troverà in un grave stato di imbarazzo, peraltro in una fase in cui la politica e le istituzioni si trovano al livello più basso di popolarità. Inoltre, accendere nuovamente i riflettori sulla controversa questione del fine vita allontana la politica dal compito di affrontare i veri problemi che attanagliano i cittadini, alle prese con la riduzione dei posti letto ospedalieri, con la carenza di medici e con un livello sempre più costoso delle cure.
Il disegno di legge, inoltre, non sembra risolvere le questioni legate al cosiddetto fine vita, anche perché non prevede alcun quadro di risorse finanziarie, nonostante alcuni organi di stampa dipingano il Partito democratico come la forza politica che ostacola l'approvazione di una legge che invece assicurerebbe un sostegno concreto alle famiglie ed ai pazienti che si trovano in stato vegetativo permanente. Purtroppo, il disegno di legge stabilisce che tutti gli interventi di carattere sanitario rientrano in quelli già previsti nelle leggi vigenti, senza pertanto assicurare risorse finanziarie adeguate.
D'altro canto, il divieto di qualunque forma di eutanasia, contenuto nell'articolo 1, comma 1, lettera d), risulta del tutto stridente rispetto alla condizione nella quale versano molte famiglie italiane sulle quali grava il peso delle cure delle persone non autosufficienti, famiglie che sopperiscono alle carenze del welfare italiano ed alla persistente politica di riduzione delle risorse che sta colpendo ausili essenziali per i pazienti. Non è un caso che da una recente ricerca della Fondazione Don Carlo Gnocchi emerge che le famiglie sono fortemente preoccupate per le spese mediche da sostenere e per i necessari adattamenti cui le abitazioni devono essere sottoposte nel momento in cui si cerca di curare a domicilio la persona non autosufficiente. Le famiglie, pertanto, si sacrificano e sacrificano i pochi soldi che hanno a disposizione per curare in casa i loro cari. Di fronte a tutto ciò, non c'è quindi nessuno che è assetato di eutanasia, ma soltanto persone che vorrebbero assistere i loro familiari in difficoltà come soggetti e non come oggetti di cura.
Un ulteriore aspetto negativo del disegno di legge è costituito dalla lesione al principio del consenso informato e dell'alleanza terapeutica, entrambi minati poiché il medico è chiamato ad intervenire in tutti i passaggi, decidendo anche se il consenso informato possa essere inserito o meno nella cartella clinica del paziente. L'inutilità del testo in esame è dimostrata anche dal fatto che non cambia la situazione esistente, ma semmai la peggiora in quanto, la dichiarazione anticipata di trattamento, secondo quanto previsto dal comma 5 dell'articolo 3, assume rilievo solo quando il soggetto si trova in uno stadio praticamente di morte o quando è difficile accettare la sua condizione di incapacità permanente. Peraltro, con la soppressione del comma 2 del medesimo comma 3, si è inteso eliminare l'ipotesi in cui nella dichiarazione anticipata di trattamento il soggetto dichiara il proprio orientamento circa la non attivazione di trattamenti sanitari, mentre con la soppressione del comma 3 dell'articolo 7 viene meno la valutazione del collegio medico nel caso di controversia tra il fiduciario ed il medico curante.
Nel confermare il proprio giudizio assolutamente contrario alla iniziative legislativa in argomento, richiama le forze politiche che hanno spinto per riprendere l'iter ad una sana autocritica, in modo che le stesse riflettano sugli effetti politici negativi che sono stati richiamati e sulla inutilità di una proposta di legge che non cambia la condizione delle persone non autosufficienti, rompendo l'alleanza terapeutica tra il medico ed i familiari.