Legislatura 16ª - 11ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 298 del 17/04/2012
Azioni disponibili
(3233) Deputato MOFFA ed altri. - Norme per promuovere l'equità retributiva nel lavoro giornalistico, approvato dalla Camera dei deputati
(2429) LANNUTTI ed altri. - Norme per promuovere l'equità retributiva e la regolarizzazione contrattuale nel lavoro giornalistico
(Discussione congiunta e rinvio)
Riferisce congiuntamente il presidente relatore GIULIANO (PdL), il quale ricorda preliminarmente che sul tema la Commissione sta svolgendo un'indagine conoscitiva al fine di approfondire l'inquadramento economico e normativo degli operatori del settore. Giudica importante un intervento che garantisca l’attuazione del principio dell'equo compenso, che trova fondamento nell'articolo 36 della Costituzione e nella normativa civilistica generale. L'indagine ha rivelato l'esistenza di una diffusa condizione di disagio, con particolare riguardo ad alcune categorie maggiormente esposte, quale quella dei cosiddetti free lance. Tra i dati di maggior significato emersi, vi è l'ampio ricorso a contratti di collaborazione coordinata e continuativa, a partite IVA spesso monomandatarie o a collaborazioni occasionali, al punto che solo il 19,57 per cento degli iscritti all'albo dei giornalisti risulta inquadrato con contratto di lavoro subordinato.
Altrettanto vistose sono le risultanze delle ricerche compiute dal Consiglio nazionale dell'ordine dei giornalisti (CNOG), che hanno evidenziato l'esiguità dei corrispettivi erogati per tali collaborazioni giornalistiche, con compensi medi di soli 1,03 euro e tempi di pagamento superiori ad un anno. La quota di iscritti all'albo che dichiara redditi inferiori ai 5.000 euro annui, e che si colloca dunque ampiamente al di sotto della soglia di povertà, ammonta addirittura al 55 per cento.
Passando quindi all'illustrazione del disegno di legge 3233, il Presidente relatore si sofferma in particolare sull'articolo 2, che istituisce presso il Dipartimento per l'informazione e l'editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri una Commissione per la valutazione dell'equità retributiva del lavoro giornalistico, composta da quattro membri, due dei quali di designazione ministeriale, uno espressione dell'ordine dei giornalisti ed un quarto della Federazione nazionale stampa italiana. Al riguardo, riterrebbe opportuno integrare la Commissione con un rappresentante della Federazione italiana editori giornali, in quanto principale controparte interessata.
Illustra quindi l'articolo 3, che collega l'erogazione di contributi pubblici in favore dell'editoria al rispetto dei predetti parametri di equità, e l'articolo 4, che pone una clausola di invarianza finanziaria.
Il disegno di legge n. 2429 si differenzia dal precedente poiché non prevede l'istituzione di alcuna Commissione mista, bensì demanda la definizione dei requisiti minimi al Consiglio nazionale dell'ordine, in collaborazione con gli ordini regionali e d'intesa con l'Istituto nazionale di previdenza della categoria. Il disegno di legge individua puntualmente la platea dei beneficiari, chiarendo che le disposizioni sono rivolte a coloro che svolgano attività giornalistica in forma professionale esclusiva o quantomeno prevalente. L’articolato contiene inoltre una disposizione volta a favorire la regolarizzazione contrattuale dei giornalisti.
In conclusione il Presidente relatore propone di adottare come testo base il disegno di legge n. 3233, già approvato dall'altro ramo del Parlamento.
La Commissione conviene.
Il presidente relatore GIULIANO (PdL) dichiara quindi aperta la discussione generale.
Il senatore CASTRO (PdL) esprime perplessità innanzitutto sull'utilizzo dell'espressione "equità retributiva", che sembra già presupporre l'individuazione di rapporti di lavoro subordinati, anche in presenza di diverse forme contrattuali, e sottolinea l'esigenza di sottoporre l'articolato ad un'analisi attenta, anche per garantirne il coordinamento con il disegno di legge di riforma del mercato del lavoro (Atto Senato n. 3294). Esprime, tra l'altro, dubbi sui compiti affidati alla istituenda Commissione, non essendo chiaro il rapporto tra le sue determinazioni ed il livello minimo retributivo fissato dal contratto collettivo applicabile alla categoria. Giudica altresì atecnico lo stesso utilizzo dell'espressione "politiche retributive".
Nel confermare che nel corso della ricordata indagine conoscitiva è emersa la larghissima inadeguatezza dei trattamenti praticati, ritiene che un esame ponderato del testo consentirà di emendarne le imperfezioni tecniche e di prevedere forme di attuazione progressiva delle nuove norme, in un tessuto imprenditoriale caratterizzato non solo da grandi gruppi, ma anche da piccoli editori locali e da imprese strutturalmente più fragili.
A giudizio del senatore BRUNO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI), l'attuale formulazione del disegno di legge n. 3233 rischia di provocare forti difficoltà alle realtà editoriali locali, contraddistinte da rapporti di lavoro spesso effettivamente saltuari e non paragonabili sotto alcun aspetto a quelli delle grandi "firme" giornalistiche nazionali. In questo quadro, suggerisce di integrare l'elenco dei soggetti già ascoltati nel corso della ricordata indagine conoscitiva con l'audizione di rappresentanti dei piccoli editori di giornali.
Giudica eccentrico rispetto alle attuali tendenze normative fissare una tariffa minima vincolante nell'ambito di rapporti di lavoro autonomo, e riterrebbe necessario affidare la funzione di rilevazione dei livelli retributivi ad un'entità terza ed indipendente rispetto alle parti interessate.
Conclude mettendo in guardia rispetto ai rischi insiti nell'ingerenza di soggetti privati nella gestione di risorse pubbliche, quali i contributi all'editoria, specialmente in considerazione della loro funzione di garanzia democratica. Teme, da ultimo, che i margini di incertezza presenti nell’attuale testo del disegno di legge n. 3233 siano tali da generare nuovo e consistente contenzioso e da confliggere con l'esigenza di un adeguato approfondimento della materia.
Anche la senatrice BLAZINA (PD), a nome del suo Gruppo, conviene sulla necessità di approfondire il tema, ricordando l'esigenza di regolazione del settore emersa nel corso della ricorda indagine conoscitiva. Anche l'intervenuta riduzione dei fondi pubblici impone una complessiva riorganizzazione del comparto, al fine di salvaguardare la libertà ed il pluralismo dell'informazione, nonché le condizioni dei giovani e le loro prospettive futura.
Il presidente relatore GIULIANO (PdL) nota che le considerazioni avanzate dagli intervenuti meritano ponderazione e approfondimento.
Il vice ministro MARTONE anticipa l'intenzione del Governo a presentare emendamenti al testo.
Il seguito della discussione congiunta è quindi rinviato.