Legislatura 16ª - 7ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 349 del 31/01/2012
Azioni disponibili
Il presidente relatore POSSA (PdL) illustra uno schema di documento conclusivo, pubblicato in allegato al presente resoconto, rammentando anzitutto le date in cui è stata avviata la procedura e le modalità con cui è stata svolta. Rammenta in particolare le dieci sessioni di audizione e gli approfondimenti effettuati, riportati in appendice al documento.
Egli dà indi conto dell'articolazione del documento in cinque capitoli.
Il capitolo 1 è introduttivo.
Il capitolo 2 è suddiviso in quattro paragrafi. Il primo presenta gli elementi principali riguardanti il diploma di laurea oggi in Italia, sottolineando la caratteristica ormai di massa della formazione universitaria, non più solo elitaria come qualche decennio fa, segnalando altresì l'enorme estensione delle discipline oggetto d'insegnamento universitario, evidenziando infine la strutturazione dei corsi di laurea in classi di laurea le cui discipline sono obbligatorie almeno per il 50 per cento. Il secondo paragrafo presenta in sintesi lo sviluppo del sistema universitario italiano, evidenziando al riguardo il fondamentale ruolo dello Stato, atteso che le università private hanno avuto in Italia finora un ruolo limitato. Il terzo paragrafo è dedicato all'esame del nodo centrale dell'indagine: il valore legale della laurea. Al riguardo, il Presidente relatore riferisce che nel nostro ordinamento legislativo non si rinviene una specifica norma che conferisca direttamente valore legale alla laurea. Il valore legale della laurea emerge invece indirettamente, perché alcune leggi o atti aventi forza di legge ricollegano al possesso di questo titolo determinati effetti giuridici, tanto che taluni giuristi parlano a proposito di "valore legale indiretto". Il valore legale della laurea è in particolare rintracciabile in quelle leggi che prescrivono il possesso del diploma di laurea come condizione necessaria per accedere a determinate possibilità. Tra queste: il diploma di laurea triennale è necessario per accedere alla laurea magistrale; il diploma di laurea è richiesto per l'iscrizione all'esame di Stato per l'abilitazione all'esercizio delle professioni "regolamentate"; diplomi di laurea sono richiesti per legge per l'iscrizione a determinati albi professionali; specifici diplomi di laurea sono richiesti per legge per l'accesso a numerosi tipi di concorso per l'entrata nella pubblica amministrazione. Nel nostro Paese la laurea rappresenta dunque, prosegue il Presidente relatore, una certezza legale circa il possesso da parte del laureato di una data preparazione culturale e professionale, risultante dalla conformità del corso di studi seguito con profitto dal laureato agli standard fissati dall'ordinamento didattico nazionale. Tale certezza legale opera non solo nell'ordinamento didattico, consentendo il proseguimento degli studi, ma anche in tutto l'ordinamento giuridico nazionale permettendo la partecipazione a pubblici concorsi.
Riprendendo l'illustrazione del documento, egli si sofferma indi sul quarto paragrafo del capitolo 2, che presenta brevemente cinque iniziative predisponenti o proponenti l'abolizione del valore legale della laurea: il documento della Commissione ministeriale guidata dal professor Guido Martinotti nel 1997; una disposizione in senso abolizionista del programma elettorale del Popolo della Libertà per le elezioni politiche dell'aprile 2008; il disegno di legge n. 1252 presentato al Senato il 17 gennaio 2007, primo firmatario il senatore Quagliariello, dal titolo "Ordinamento del sistema universitario nazionale. Delega al Governo per l'abolizione del valore legale del diploma di laurea"; la proposta di legge n. 2250 presentata alla Camera dei Deputati il 27 febbraio 2009, primo firmatario l'onorevole Garagnani (PdL), dal titolo "Delega al Governo per l'abolizione del valore legale del diploma di laurea"; il disegno di legge n. 2480 presentato al Senato il 1° dicembre 2010 a firma del senatore Lauro (PdL), dal titolo "Delega al Governo per l'abolizione del valore legale del titolo di studio".
Passando al capitolo 3, esso contiene sinteticamente le considerazioni svolte dagli auditi sia verbalmente nel corso delle audizioni sia tramite documenti scritti consegnati in Commissione al momento dell'audizione. Nell'impossibilità di sintetizzare in poche parole la varietà e la complessità delle opinioni manifestate dagli auditi, il Presidente relatore rimanda per questo al testo del capitolo. In complesso, tuttavia, riferisce che l'orientamento della maggioranza degli auditi è stato di perplessità se non di contrarietà alla prospettata abolizione del valore legale della laurea almeno nell'attuale situazione in cui non è ancora operativa una efficiente e tempestiva struttura di accreditamento e di valutazione non solo delle università ma anche dei corsi di laurea.
Il capitolo 4 è dedicato, nei primi due paragrafi, alla illustrazione, inevitabilmente sintetica, della struttura dei sistemi universitari in due Paesi in cui la laurea non ha valore legale: Stati Uniti e Regno Unito. Al riguardo, il Presidente relatore evidenzia che in entrambi questi sistemi (pur nelle loro diversità), a fronte della maggiore autonomia universitaria, sono tuttavia attivi nell'ordinamento enti e procedure di valutazione volte ad assicurare qualità all'insegnamento universitario. Il terzo paragrafo di questo capitolo è dedicato allo scenario europeo, in cui emerge con forza la volontà dell'Unione europea di assicurare piena libertà di circolazione dei lavoratori. Tale fondamentale volontà politica si è manifestata in questi decenni con molta chiarezza in varie importanti iniziative tra cui la Convenzione di Lisbona dell'11 aprile del 1997 e il Processo di Bologna iniziato nel 1999. La dinamica è di una progressiva armonizzazione dei sistemi di alta formazione nei Paesi membri e della strutturazione di Agenzie nazionali di valutazione dei processi di alta formazione, coordinati da una apposita Agenzia europea (ENQA). La recente istituzione in Italia dell'ANVUR risponde a questa dinamica di armonizzazione europea dei corsi di alta formazione. L'idea di fondo è che una volta che i corsi di laurea siano effettivamente valutati con serietà dalle Agenzie nazionali, a loro volta valutate e coordinate dall'ENQA, diverrà possibile il riconoscimento automatico della validità in tutti i Paesi dell'Unione europea di un titolo di studio rilasciato dall'università di un Paese.
Il capitolo 5 è dedicato alle considerazioni conclusive. Nel primo paragrafo viene presentato il quadro sommario dell'attività svolta nel corso dell'indagine conoscitiva. Il secondo paragrafo presenta le considerazioni conclusive sotto forma di dodici osservazioni. Innanzitutto, si rileva come il valore legale della laurea in Italia sia strettamente legato al fatto che il sistema universitario nel nostro Paese è stato ed è tuttora prevalentemente un sistema statale. Tutti gli osservatori concordano peraltro nel ritenere che l'attuale qualità media della formazione universitaria italiana è insoddisfacente. Vengono quindi elencate le cause di questo mal funzionamento. Si osserva che tale situazione non è più tollerabile per molte ragioni, in particolare perché nella sempre più accentuata concorrenza internazionale è essenziale che la formazione del capitale umano nel nostro Paese abbia la qualità necessaria. Si passa indi ad analizzare gli aspetti positivi, certamente suggestivi e attraenti, di un eventuale provvedimento di abolizione del valore legale della laurea. Si sottolinea comunque che tale provvedimento dovrebbe avvenire contestualmente ad un forte potenziamento dell'ANVUR, pena una diffusa anarchia. È ragionevole peraltro prevedere che tale abolizione promuoverebbe una concorrenza virtuosa tra le università. Perchè il feed back di mercato possa realizzarsi, dovrebbe tuttavia essere pienamente garantito agli studenti il diritto allo studio (anche nel senso del diritto di accedere alla università ritenuta migliore). Purtroppo la situazione delle residenze per studenti nelle università e in generale del diritto allo studio non configura realizzabile nel breve periodo questo obiettivo. Si segnala poi un altro aspetto positivo della prospettata abolizione del valore legale della laurea: un assai più pronto adeguamento dell'insegnamento universitario alle sempre più mutevoli esigenze del sistema produttivo e della società. Al riguardo, si evidenziano tuttavia i possibili rischi, tra cui ad esempio quello di rendere difficili le valutazioni dell'ANVUR e di generare confusione nelle scelte degli studenti. Si sottolinea indi come l'abolizione del valore legale della laurea sarebbe un'operazione giuridicamente complessa, perché le leggi da modificare sono molte. Le modifiche non sarebbero affatto banali, dovendo delineare con saggezza un nuovo impianto normativo per l'alta formazione. Un'altra osservazione evidenzia l'attuale situazione di stress del sistema universitario italiano, per le complesse dinamiche di implementazione delle innovative disposizioni della legge n. 240 del 2010. L'eventuale abolizione del valore legale della laurea aggiungerebbe certamente nuovo stress. Dopo aver rimarcato le imprescindibili implicazioni del processo di armonizzazione in corso in Europa nei sistemi di alta formazione, una successiva osservazione sottolinea la complessità dei sistemi universitari nei Paesi in cui il diploma di laurea non ha valore legale (Stati Uniti d'America e Regno Unito), in cui sono presenti organismi e procedure di valutazione che in qualche modo limitano e indirizzano l'autonomia universitaria, al fine di promuovere la qualità dei corsi di studio. Secondo le ultime tre osservazioni, allo stato attuale, pesati i pro e i contro, non appare opportuno procedere all'abolizione del valore legale del titolo di studio. Appare invece più urgente potenziare il ruolo dell'ANVUR in modo da far esprimere a questa struttura la sua grande potenzialità in ordine al miglioramento della qualità del sistema universitario. In un futuro anche non troppo lontano, se l'ANVUR avrà raggiunto una capacità di tempestiva e accurata valutazione della formazione universitaria italiana, se quindi sarà stata posta in essere tra le nostre università una virtuosa competizione meritocratica, avendo a disposizione adeguate risorse per il sostegno del diritto allo studio, si potrà effettivamente procedere senza troppi stress all'abolizione del valore legale della laurea.