Legislatura 16ª - 7ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 305 del 08/06/2011

PROCEDURE INFORMATIVE 

Seguito dell'indagine conoscitiva sugli effetti connessi all'eventuale abolizione del valore legale del diploma di laurea: audizione di CIPUR, USPUR e SAUR   

 

            Riprende l'indagine conoscitiva, sospesa nella seduta di ieri.

 

Il professor Vittorio MANGIONE, presidente nazionale del CIPUR, comunica preliminarmente che è in corso un progetto di accorpamento tra più sigle per dar vita al Coordinamento organizzazioni e sindacati autonomi dell'università (COSAU), a nome del quale ieri è stato consegnato un documento, nel quale dunque si riconosce anche il CIPUR. Fa presente altresì di aver predisposto una ulteriore memoria integrativa che consegna agli atti.

Osserva poi che non esiste nell'ordinamento giuridico una definizione di valore legale del titolo di studio, che dunque si è strutturato a seguito della sovrapposizione normativa. Questa direzione è stata rafforzata dai decreti ministeriali nn. 509 del 1999 e 270 del 2004, che hanno introdotto una estrema rigidità nella architettura del sistema, mediante la fissazione di precise modalità per attivare nuovi corsi e sedi. Conseguentemente, si è ristretto lo spettro dei titoli riconoscibili in Italia.

In risposta al questionario preventivamente inviato dalla Commissione, ritiene che la laurea non sia lo strumento più efficace per selezionare i soggetti più preparati e non rappresenta dunque un livello di garanzia. Tuttavia invita alla cautela nel momento in cui si dovesse scegliere di intervenire in maniera drastica sui titoli di studio per la formazione di base soprattutto ai fini dei pubblici concorsi. Sostiene del resto che per il mondo del lavoro sia già stata superata la summenzionata rigidità e dunque si prendono in considerazione elementi diversi dal mero valore legale del titolo. Coglie quindi l'occasione per invocare una maggiore discrezionalità delle università nella scelta dei percorsi triennali o a ciclo unico da attivare a seconda delle richieste del mercato del lavoro, il quale non ha dimostrato interesse per le lauree di primo livello.

Lamenta peraltro che per il personale docente delle università, attualmente non contrattualizzato, manca un riconoscimento formale ed un obbligo di consultazione in occasione delle scelte fondamentali per il sistema; si augura quindi che l'elaborazione dei nuovi statuti costituisca un'occasione per assegnare un ruolo più incisivo alle organizzazioni della docenza.

 

Il professor Alberto INCORONATO, responsabile dell'ufficio studi del CIPUR, si sofferma anzitutto sull'esigenza di stabilire precise incompatibilità per lo svolgimento di funzioni differenti, onde evitare improprie sovrapposizioni. Al riguardo, manifesta apprezzamento per i tentativi in questo senso contenuti nella legge n. 240 del 2010. Rileva altresì che le operazioni di riforma hanno sempre un costo, che si augura non venga a gravare sul Fondo di finanziamento ordinario (FFO), già in sofferenza.

Invita poi a considerare adeguatamente il contesto europeo, sottolineando inoltre che l'università, seppur in un quadro di maggiore raccordo con il mondo del lavoro, deve mirare preliminarmente alla formazione di persone capaci di pensare, non soltanto capaci di fare; solo le prime infatti sono in grado di far fronte alle mutevoli esigenze del mercato. In conclusione, fa notare come non esista un modello unico per ciò che concerne le modalità di accreditamento, le quali possono essere gestite anche a livello completamente pubblico o totalmente privato.

 

Il professor Dario SACCHI, segretario generale del SAUR, esprime un orientamento non favorevole all'abolizione del valore legale dei titoli, ritenendo che ciò costituisca uno strumento improprio per risolvere alcuni errori compiuti a livello di politica universitaria. Nel giudicare non urgente tale innovazione, pone l'accento piuttosto su talune criticità del sistema, come ad esempio la moltiplicazione di piccole sedi e la subordinazione delle università a logiche commerciali, che hanno prodotto una concorrenza al ribasso.

Rimarca peraltro che il problema è il valore legale indifferenziato, nel senso che l'uguaglianza dei titoli acquisiti nelle varie sedi risulta soltanto nominale, proprio a causa della pericolosa deriva citata in precedenza. Sarebbe perciò preferibile, a suo avviso, valutare proposte concrete in ordine alle modalità di accreditamento dei titoli, tenuto conto che il valore legale non può essere eliminato indiscriminatamente. Più correttamente, prosegue, dovrebbe dunque essere modulato il valore di ciascun diploma, creando forme di accreditamento e certificazione differenti. In assenza di ipotesi allo studio, il SAUR è alquanto cauto nell'esprimere un giudizio positivo.

Rileva a sua volta come nel settore privato l'abolizione del valore legale si sia di fatto già verificata, anche se non ha prodotto una dinamica concorrenziale positiva tra le università italiane. Ciò dimostra a suo giudizio che la formale abolizione del valore legale non darebbe luogo di per sé ad un circolo virtuoso, ma creerebbe tutt'al più una differenziazione netta tra atenei.

Nel consegnare una memoria scritta che risponde anche ai quesiti posti preliminarmente dalla Commissione, giudica prioritario ripensare il meccanismo del "3+2", ridurre il numero delle sedi, introdurre forme di integrazione tra atenei e mercato del lavoro e controllare la preparazione dei diplomati che accedono all'università. Coglie peraltro l'occasione per lamentare la continua penalizzazione dei docenti sul piano economico, tanto che la carriera diventa sempre meno appetibile agli occhi dei giovani più preparati. Conclusivamente sollecita una inversione di tendenza e la predisposizione di un programma accurato di accreditamento rispetto al quale la questione del valore legale potrebbe addirittura essere considerata un falso problema.

 

Il professor Rosario NICOLETTI, membro della giunta nazionale dell'USPUR, ritiene che il valore legale del titolo abbia subito una progressiva erosione a causa di una disomogeneità conseguente all'autonomia universitaria. Si è infatti registrata una deriva negativa, in esito alla quale molti titoli non corrispondono ai relativi contenuti. A ciò si è aggiunta a suo giudizio la proliferazione di sedi e di corsi. In questo quadro, afferma che l'abolizione del valore legale in assenza di idonee misure di contorno potrebbe produrre danni senza vantaggi.

Concorda comunque con la necessità di rivedere i controlli per l'accesso agli ordini professionali, uniformandone innanzitutto i criteri di selezione; rileva infatti come gli ordini si preoccupino molto più di prevenire la concorrenza anziché testare il livello di conoscenza dei propri iscritti.

Si pronuncia inoltre favorevolmente sull'accreditamento dei corsi sul piano della qualità dell'insegnamento, purchè ciò non induca a un livellamento verso il basso dei titoli. Occorre piuttosto preservare la diversità e puntare sulla qualità, rispetto alla quale le associazioni di categoria possono offrire un contributo all'atto di individuazione delle procedure adatte. Il Legislatore dovrebbe d'altro canto farsi carico di intervenire sull'accesso al pubblico impiego e alle professioni.

Reputa poi positiva l'eventuale differenziazione delle sedi universitarie quale conseguenza dell'abolizione del valore legale, nella misura in cui siano comunque assicurati controlli a valle per valutare le conoscenze acquisite, unitamente alla previsione di meccanismi di accreditamento dei corsi.

 

Seguono quesiti posti dai senatori.

 

La senatrice SOLIANI (PD), nel ritenere che l'indagine conoscitiva in corso rivesta sostanzialmente i caratteri di una provocazione, condivide la cautela manifestata dagli auditi. Nonostante la stagione di riforme in corso, reputa infatti che il tema centrale sia quello dell'efficacia dei corsi di studio, che resta al di sotto delle aspettative. Si chiede quindi se le università abbiano sviluppato un dibattito sull'argomento.

Quanto al valore legale del titolo di studio, rileva che esso rischia di essere abolito, prima ancora che legislativamente, dalla mancata corrispondenza con un effettivo valore reale. Auspica quindi l'avvio di un processo più dinamico, volto a conferire contenuti sostanziali ai titoli di studio, onde far corrispondere valore legale e valore reale. In quest'ottica, occorrerebbe coinvolgere non solo le università ma anche gli ordini professionali, in un circuito di qualità e concorrenza.

 

Il senatore ASCIUTTI (PdL) osserva che il valore del titolo di studio dipende dalla sua qualità che tuttavia, in questi ultimi anni, è andata scemando. Ciò, per una serie di concause, tra cui in primo luogo l'imperfetta applicazione delle leggi nel mondo accademico. A titolo di esempio, cita la proliferazione delle sedi e il rafforzamento delle baronie. I tagli lineari imposti dal ministro Tremonti hanno quindi avuto l'effetto positivo di determinare la chiusura di molte sedi oggettivamente insostenibili per il basso numero di studenti e di qualità dell'offerta formativa. Invita dunque l'università a svolgere una profonda autocritica, prima di rivendicare migliori condizioni giuridiche ed economiche.

Quanto all'abolizione del valore legale, rileva poi che in pratica essa non avrebbe conseguenze dirompenti, atteso che nei prossimi anni le assunzioni nel pubblico impiego non saranno comunque molto numerose e gli attuali ordini professionali non sono di per sé una garanzia di qualità.

Nel prendere indi atto delle preoccupazioni espresse con riguardo all'applicazione della riforma universitaria, si chiede se l'imminente approvazione degli statuti rappresenterà una leale messa in pratica degli indirizzi stabiliti per legge, ovvero l'ennesima occasione per aggirarli, in un'ottica di affermazione del privilegio piuttosto che della qualità.

Invita dunque i sindacati e le associazioni professionali ad offrire i propri suggerimenti per restituire qualità all'offerta formativa e precisa che l'indagine conoscitiva in corso ha il solo scopo di approfondire l'effettiva utilità del valore legale al fine di rendere appetibili sul piano reale i titoli di studio universitario.

 

Il senatore MUSSO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI) condivide l'attenzione riservata al valore reale della laurea, sollecitando una discussione sulle distorsioni del valore legale rispetto all'obiettivo di garantire efficienza ad un sistema concorrenziale. Nei fatti, egli rileva del resto un certo arroccamento su rendite di posizione dovute a un regime sostanzialmente monopolistico, che ha determinato degenerazioni nefaste in termini di aumento delle tasse universitarie e di riconoscimento dei crediti. Se il valore legale del titolo di studio rischia di ridurne la qualità, la sua abolizione deve essere quindi vista nell'ottica di promuovere il valore reale, in un circuito virtuoso che premi l'eccellenza.

Nel riferire che, a quanto gli consta, il mondo accademico non è affatto impegnato in una riflessione siffatta, invita gli auditi ad individuare i problemi tecnici - fra cui ad esempio l'assenza di un'efficace valutazione - che potrebbero porsi qualora il Legislatore si indirizzasse effettivamente verso l'abolizione.

 

Ai quesiti posti risponde anzitutto il professor MANGIONE, il quale conferma alla senatrice Soliani la piena disponibilità dei sindacati autonomi al confronto, auspicando anzi che esso sia istituzionalizzato.

Conviene poi con l'esigenza di autocritica segnalata dal senatore Asciutti, pur sollecitando la politica a seguire le riforme adottate con costanza, onde poter correggere eventuali distorsioni con più tempestività.

Quanto alla legge n. 240, concorda che essa abbia introdotto elementi di qualità, quali la riduzione dei crediti che possono essere riconosciuti. Dissente invece dall'attribuzione delle competenze disciplinari agli atenei e dal mantenimento di alcune classi di laurea prive di reali contenuti scientifici.

 

Anche il professor INCORONATO si dichiara disponibile all'autocritica. Rivendica tuttavia alla sua associazione la denuncia, in tempi non sospetti, della proliferazione delle sedi, di cui il maggior responsabile è stato a suo giudizio proprio il ceto politico, troppo sensibile ai richiami localistici.

Critica poi la natura "ragionieristica" della valutazione introdotta, eccessivamente basata sulla quantificazione della produzione scientifica, senza tenere conto degli ambiti nei quali si svolge la ricerca.

Concorda infine con le preoccupazioni espresse dal senatore Asciutti  sull'elaborazione degli statuti, riscontrando a sua volta tentativi di stravolgimento della legge e auspicando quindi un'attenta vigilanza da parte del Ministero.

 

Il professor SACCHI risponde anzitutto alla senatrice Soliani sottolineando come il valore legale possa rimanere in vigore solo se corrisponde a contenuti concreti. Altrimenti, è destinato a scomparire, indipendentemente dalla formale abrogazione legislativa. Manifesta quindi il pieno impegno della sua associazione ad operare affinché ai titoli di studio corrisponda un valore reale sul piano sostanziale.

Pone poi in evidenza come negli ambiti disciplinari corrispondenti a settori in cui da tempo il valore legale della laurea ha perso attrattiva, come ad esempio quello privato, le università non abbiano comunque innescato un processo virtuoso di concorrenza fra sedi. L'abolizione del valore legale rappresenta quindi, a suo avviso, un falso problema, che non determinerebbe di per sé quelle conseguenze positive che potrebbero essere conseguite diversamente, anche in costanza di valore legale.

Nel confermare quindi che a giudizio della sua associazione il tema non riveste carattere di particolare urgenza, chiede che i sindacati siano comunque chiamati a discutere nel merito delle possibili alternative, qualora la tendenza legislativa sia inequivocabilmente in questo senso.

 

Il professor NICOLETTI si dichiara a sua volta pronto a fare autocritica, pur lamentando che la legge n. 240 abbia avuto intenti punitivi nei confronti dei docenti universitari. Contrariamente alle intenzioni, le baronie ne sono uscite peraltro rafforzate, lasciando la maggior parte della docenza in uno stato di frustrazione.

Quanto agli interventi utili per restituire qualità all'offerta formativa, indica infine l'accreditamento, i controlli in uscita sugli studenti, la selezione e riduzione delle sedi, la trasformazione di alcuni atenei in scuole superiori, la concentrazione della ricerca in alcune università specifiche.   

 

Il PRESIDENTE ringrazia i rappresentanti delle associazioni audite per le considerazioni svolte e comunica che le documentazioni consegnate saranno rese disponibili per la pubblica consultazione sulla pagina web della Commissione.

 

Prende atto la Commissione.

 

            Il PRESIDENTE dichiara così conclusa l'audizione e rinvia il seguito della procedura informativa.