Legislatura 16ª - 7ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 298 del 05/05/2011
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Il PRESIDENTE introduce l'ingegner Giovanni Bosi, consigliere del Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI), riepilogando brevemente le finalità dell'indagine conoscitiva che ha avuto inizio ieri. Esprime poi a nome della Commissione le più sentite condoglianze al Presidente del CNI, ingegner Rolando, impossibilitato a partecipare alla seduta odierna per un lutto familiare.
L'ingegner Giovanni BOSI comunica in premessa di aver trasmesso una memoria scritta redatta dal CNI sulla base dei quesiti posti preventivamente dalla Commissione in ordine all'audizione di oggi. Fa presente quindi che il Consiglio nutre una certa preoccupazione per l'eventuale abolizione del valore legale qualora essa non sia accompagnata da misure che in sostanza offrano garanzie di contenuto dei rispettivi titoli.
Rileva altresì che attualmente la preparazione universitaria in ingegneria risulta tendenzialmente calante, anche a seguito dell'introduzione del cosiddetto "3+2" nonché dell'eccessiva proliferazione delle facoltà. Ciò ha indubbiamente facilitato l'accesso agli studi ma ha ridotto a suo giudizio l'eccellenza delle sedi storiche di ingegneria. In questo quadro, prosegue, il valore legale del diploma di laurea è l'unico meccanismo volto ad assicurare che i corsi abbiano contenuti adeguati e pertanto la sua eliminazione richiederebbe comunque strumenti analoghi di garanzia. Coglie indi l'occasione per soffermarsi sulle proposte recentemente avanzate - ad esempio dalla Conferenza dei presidi delle facoltà di ingegneria - circa l'accreditamento dei corsi di laurea, che reputa un'azione utile al fine di migliorare il livello di preparazione. Fa presente inoltre che il sistema degli ordini professionali svolge un ruolo pubblico di attestazione della capacità professionale dei propri iscritti e come tale dovrebbe avere una funzione privilegiata tra i soggetti accreditatori.
Richiama poi le caratteristiche peculiari della formazione in ingegneria, basata anzitutto su una parte propedeutica, che consente allo studente di acquisire una precisa forma mentis, cui segue una parte professionalizzante. Rammenta altresì che l'ordine degli ingegneri ha una composizione alquanto variegata atteso che accoglie tanto coloro i quali esercitano la professione in forma autonoma, quanto i dipendenti sia privati sia pubblici, tenuto conto che esistono delle attività cosiddette "riservate".
Nel rimarcare la necessità che non sia intaccato il profilo contenutistico della preparazione accademica, reputa essenziale un ripensamento sulla struttura dei corsi di laurea in ingegneria che dovrebbero essere portati nuovamente ad un unico ciclo quinquennale o addirittura di sei anni, in quanto il "3+2" ha compresso eccessivamente la parte propedeutica degli insegnamenti. Esprime peraltro un giudizio negativo circa l'ipotesi di modellare la laurea di primo livello in modo da svolgere un biennio iniziale e un solo anno professionalizzante, poiché si registra una eccessiva sproporzione tra i due ambiti. Suggerisce tutt al più la previsione di corsi più brevi solo per coloro i quali intendono avere una conoscenza più specifica orientata ad una determinata professione.
Seguono quesiti da parte dei senatori.