Legislatura 16ª - 1ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 46 del 16/10/2008

            La senatrice ADAMO (PD) rileva in primo luogo che il decreto-legge in titolo trova la sua  ratio giustificativa nel decreto-legge n. 112 del 2008, convertito in legge, in cui è disposta una forte riduzione delle spese e delle strutture a carico di tutti i comparti della pubblica amministrazione, compresa la scuola. Osserva inoltre come, per comprendere le finalità del provvedimento in esame, si debba tenere conto del Piano programmatico di interventi, predisposto dal Ministero dell’Istruzione, finalizzato alla razionalizzazione dell’utilizzo delle risorse umane e strumentali del sistema scolastico. Al riguardo, ritiene che, oltre a ridimensionare l’offerta formativa, le scelte del Piano comportino una drastica riduzione delle risorse umane operanti nella scuola, proprio allo scopo di adeguarsi sia ai tagli anticipati dal decreto n. 112 del 2008, sia a quelli contenuti nella legge finanziaria per il 2009. Critica anche le finalità di riorganizzazione della rete scolastica, presenti nel Piano programmatico, lamentando il rischio che a soffrirne i maggiori costi siano le Regioni più virtuose, come la Lombardia.

Con la proclamata "essenzializzazione" delle strutture scolastiche si vuole realizzare una scuola minima, con grave nocumento per l’offerta didattica, per la formazione degli studenti e per le famiglie, sulle quali graverà un carico economico notevole. Da ciò consegue, a suo avviso, una grave compressione del diritto costituzionale allo studio. Esprime, quindi, le sue riserve sull’articolo 4 del decreto, rilevando come il ritorno al maestro unico rappresenti un evidente arretramento rispetto alla evoluzione del modello scolastico degli ultimi trenta anni che, a prescindere dagli orientamenti politici prevalenti di volta in volta, ha visto una progressiva maturazione circa le esigenze psico-pedagogiche del minore, che hanno condotto alla pluralità dell’offerta formativa e all’incremento dell’orario scolastico. Ritiene pertanto che il Governo non possa, senza perdere credibilità, giustificare la reintroduzione dell’insegnante unico per ragioni pedagogiche, ma possa lealmente motivarla solo per finalità di risparmio di spesa.

In conclusione, non vi sono, a suo avviso, le condizioni per esprimere un parere favorevole.