Legislatura 15ª - Commissioni 6° e 11° riunite - Resoconto sommario n. 3 del 16/01/2008

      Il presidente BENVENUTO rivolge, anche a nome del presidente TREU (PD-Ulivo), un cordiale saluto agli intervenuti, e introduce i temi della procedura informativa in titolo.

 

Prende quindi la parola, per la CISAL, il dottor ROTONDI, il quale, dopo avere espresso apprezzamento per l'interesse mostrato dalle Commissioni riunite 6a e 11a su un tema di grande attualità, quale è indubbiamente quello dell'imposizione fiscale e contributiva sui redditi di lavoro, sottolinea che l’attuale misura e struttura dell'imposizione stessa colpisce pesantemente la capacità economica delle famiglie, innescando la continua rincorsa ad incrementi salariali al fine di recuperare il potere di acquisto.

Per quanto attiene all'imposizione fiscale sui redditi di lavoro, l'Italia si colloca poi su percentuali superiori agli altri paesi europei, nei più avanzati dei quali, inoltre, vengono corrisposte retribuzioni alquanto più elevate.

Per una analisi più completa del fenomeno oggetto dell'indagine promossa dalle Commissioni riunite 6a e 11a, occorre peraltro individuare gli oneri diretti ed indiretti ai quali sono assoggettati lavoratori e pensionati: è frequente infatti il caso di provvedimenti favorevoli poi vanificati dall'aumento di oneri indiretti o di tributi locali, i quali, di regola non presentano caratteri di progressività, così come non obbediscono a tale criterio le addizionali IRPEF comunali e regionali, rispetto alla quali risulta ininfluente anche il sistema delle detrazioni, che abbatte l'imposta ma non il reddito imponibile.

A tale proposito, l'oratore fa presente che la CISAL ritiene invece indispensabile, ai fini dell'equità generale dell'imposizione, l'estensione del principio della progressività almeno ai tributi locali, e sottolinea altresì l'esigenza di rivedere l'ingente numero di balzelli non legati al reddito, come ad esempio il bollo per il possesso dell'autoveicolo.

Dopo essersi soffermato sul tema degli incapienti, per i quali ritiene inadeguato l'istituto delle detrazioni, mentre sarebbe necessario un intervento volto a consentire, anche in anni successivi, il recupero delle detrazioni non fruite, il dottor Rotondi osserva che il gettito fiscale aggiuntivo previsto nel corrente esercizio finanziario, per la sua aleatorietà, non può essere considerato una risposta esaustiva alle problematiche connesse alla tassazione dei redditi di lavoro,  mentre occorrerebbe ripensare gli strumenti approntati per conseguire determinate agevolazioni  o prestazioni collegate al reddito, rivedendo, in primo luogo la scala di equivalenza adottata per l'ISEE,  che, nell'attuale sistema, risulta penalizzante per le famiglie numerose.

In conclusione, l'oratore ricorda che recenti studi della Banca d'Italia hanno  sottolineato la maggiore efficacia, ai fini della crescita, della riduzione della pressione fiscale rispetto all'aumento delle spese: in particolare, gli studi hanno evidenziato gli effetti espansivi che potrebbero risultare da una moderata riduzione delle imposte sul lavoro e sul consumo, sia sul versante dell'investimento che su quello del consumo stesso.

 

Il dottor CALLIPO, intervenendo in rappresentanza della CONFSAL, si sofferma sugli obiettivi da perseguire in materia tributaria e contributiva, evidenziando in primo luogo che attualmente le retribuzioni non risultano rispondenti ai principi stabiliti all’articolo 36 della Costituzione, poiché non sono sufficienti ad assicurare al lavoratore e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa. Tale condizione è poi aggravata dal mancato rinnovo dei contratti collettivi: per effetto di un ritardo che si configura nei termini di una vera e propria violazione di diritti, si è altresì verificata una ulteriore e consistente perdita del potere d’acquisto dei lavoratori, con i conseguenti risvolti negativi sull’economia del Paese.

Nell'odierna politica retributiva convergono, pertanto, elementi di illegittimità  e di iniquità, che determinando riflessi pregiudizievoli anche nel settore pubblico, per il quale le istanze di produttività, nonché di fedeltà e di trasparenza, più volte avanzate dalla parte datoriale,  avrebbero dovuto comportare un adeguamento degli stipendi, in modo tale da salvaguardare il nesso sinallagmatico tra il livello delle  retribuzioni e la qualità delle prestazioni lavorative richieste.

Va sottolineata infine l’esigenza di imperniare le politiche retributive su un sistema premiale che valorizzi la produttività e la qualità del lavoro, come pure va evidenziata l’urgenza di idonei interventi in materia salariale, per i quali peraltro sussistono sufficienti risorse finanziarie, che vanno quindi adeguatamente utilizzate.