Legislatura 15ª - 1ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 188 del 19/12/2007
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Il senatore VILLONE (SDSE) contesta l’interpretazione secondo la quale si dovrebbe aderire alla proposta di testo unificato avanzata dal relatore essendovi ampi spazi per l’attività emendativa. A suo avviso, la scelta del testo da assumere quale base per il seguito dell’esame ha un significato critico perché orienta il lavoro parlamentare e definisce l’ambito entro il quale si possono muovere le proposte di modifica.
Rileva la diffusa convinzione di superare il principio maggioritario introdotto con il referendum elettorale del 1993: quel sistema ha finito con il produrre effetti negativi, fra cui un’eccessiva frammentazione e il personalismo esasperato nel confronto politico. Autorevoli esponenti dei due maggiori partiti hanno dichiarato di considerare conclusa tale esperienza e che è inoltre opportuno un meccanismo elettorale che non implichi la necessità di ricercare a tutti i costi una serie di alleanze per conseguire il successo elettorale.
Ricorda, in proposito, la trasformazione del sistema politico, in particolare con la nascita del Partito Democratico e l’annunciata fondazione di un nuovo partito da parte dell’onorevole Berlusconi, che rende a sua volta necessario optare per un meccanismo proporzionale genuino e non ingannevole, come invece è quello prospettato nell’ipotesi di testo unificato del relatore; questo infatti è diretto ad assicurare un vantaggio per i maggiori partiti e, posto al di fuori della logica di coalizione che ha caratterizzato la storia più recente del Paese, tuttavia non assicura il necessario equilibrio nella rappresentanza.
Pur apprezzando il tentativo di sintesi, non condivide perciò la proposta, perché non consente di tradurre in seggi il consenso che le forze politiche ricevono dagli elettori. Né si può richiamare il disegno di legge da lui presentato insieme al senatore Salvi (Atto Senato n. 1391), che si muoveva in un contesto in cui, a differenza di oggi, si manteneva fermo il regime di competizione fra coalizioni. In proposito, osserva che se viene meno il vincolo fra le forze politiche, è necessario assicurare un calcolo dei voti che non produca una distorsione al criterio proporzionale.
Inoltre, nota che è inopportuno evocare impropriamente i modelli in uso presso altri sistemi, visto che il loro funzionamento è strettamente legato alle convenzioni politiche vigenti nel contesto.
Conclude esprimendo la contrarietà della sua parte politica alla bozza proposta dal Presidente, anche qualora si optasse per l’ipotesi di voto disgiunto che non risolverebbe il problema di un calcolo dei voti con effetti non proporzionali.